|
Emanuela
Perozzi, 7 Giugno 2007: Ostinato |
Lucky
Red, 8 Giugno 2007
|
Il
matrimonio di Tuya
di Quan An Wang
Il
cinema, al pari delle altre forme d'arte, dovrebbe sempre porsi come
principale obiettivo quello di creare una testimonianza, di tracciare
un'impronta nel terreno sociale che costituisce il mondo in cui viviamo,
per far sì che il tempo non cancelli e non dimentichi ciò
che di culturalmente importante esso ci vuole comunicare. Quan An Wang,
con il suggello del Festival di Berlino che gli ha riconosciuto l'Orso
d'Oro, riesce a consegnare al mondo un luogo, una storia, dei volti
e delle umanità che altrimenti avrebbero rischiato di restare
ignoti, giacendo ai margini di una società che corre e si espande
con un'indifferenza sempre più inarrestabile.
La
Mongolia Interna, quella dei terreni da pascolo e dei pastori fieri
delle proprie terre, sta per scomparire sotto la spinta dell'espansione
industriale, e quei volti caratteristici di tanta gioia di vivere e
di una semplicità feroce, stanno per essere inglobati per sempre
nell'anonimato della vita in città. Con "Il matrimonio di
Tuya", bellissimo affresco di quella marginalità che andiamo
rivendicando come reazione al processo di 'anonimizzazione' che ci ha
travolti, il cinema ha accolto un messaggio e fornito un pretesto per
apprezzare le culture radicate, solide e dure a morire che plasmano
poi le personalità e i caratteri più commoventi e riusciti.
L'impegno
di Quan An Wang si concretizza attraverso una storia raccontata con
gli occhi di una donna, Tuya (Nan Yu), che da sola protegge e sostiene
la sua famiglia, come solo le donne forti e intelligenti sanno fare.
Suo marito Bater è rimasto invalido in seguito ad un incidente
durante la costruzione di un pozzo per la loro casa, ed è lei
ad accudirlo, a crescere i loro due bambini, a sorreggere tutto il carico
del pesante lavoro di pascolo, fino a quando non inizia ad avere anche
lei seri problemi si sua salute. Se non smetterà di fare lavori
pesanti, Tuya potrebbe rischiare di rimanere parallizzata. Per scongiurare
tale ipotesi, Bater le propone una soluzione che appare come l'unica
possibile: a malincuore Tuya dovrà divorziare e cercare un nuovo
marito che sia disposto a prendersi cura di lei, dei bambini e soprattutto,
unica condizione imposta da Tuya, anche di Bater.
L'occhio
della regia riesce a posarsi sugli eventi di questa famiglia in maniera
riservata e penetrante allo stesso modo, utilizzando la forza e la testardaggine
della donna come veicolo per trasmettere i sentimenti autentici ed estremi
che sono alla base della loro vita. Tuya difende il suo matrimonio a
dispetto dell'evidenza, pur sapendo che le sarà difficile trovare
un uomo disposto ad accettare il suo ostinato attaccamento ai valori
che la sorreggono nell'enorme difficoltà che incontra quotidianamente
e che la rendono così commovente.
Gli
splendidi paesaggi, ai limiti della desertificazione spaziale e metaforica,
ripresi in una profondità di campo che viene ora accentuata dall'abbandono
in fuoricampo della presenza umana, ora interrotta da piani più
vicini che ne sottolineano la delimitazione, creano suggestione e insieme
forniscono lo spunto per immedesimarsi nella crescente frustrazione
sperimentata da Tuya e dagli altri splendidi ritratti umani che ruotano
intorno a lei. A partire dal piccolo Zhaya, ostinato e orgoglioso come
sua madre; Bater, fragile più di quanto voglia e possa ammettere;
l'imbranato Sen Ge che ci fa ridere e pensare in chiave ironica alla
sorprendente fantasia del destino; tutti sono maschere di un mondo in
via d'estinzione, tutti riflettono la malinconia per una rigogliosità
che si è fatta deserto soprattutto nei cuori, ma che può
ancora sopravvivere nelle musiche, nei balli, nella tradizione, nel
diritto alla rivendicazione di un'identità sociale e storica,
soprattutto nelle lacrime che si concede nel finale Tuya, colei che
vede oltre le debolezze che non può permettersi, e che diventano
l'estremo atto di coraggio da cui partire e ripartire per affermare
l'ostinazione alla vita.
Titolo:
Il matrimonio di Tuya (Tuya de hun shi)
Regia:
Quan An Wang
Sceneggiatura:
Wie Lu, Quan An Wang
Fotografia:
Lutz Reitmerier
Interpreti:
Nan Yu, Bater, Sen Ge, Zhaya, Baolier
Nazionalità:
Cina, 2006
Durata:
1h. 36'
|