| Alberto Cassani, 31 Ottobre 2009 |
I materiali
Per scrivere una buona sceneggiatura non basta avere una buona idea, né basta aver letto questa breve serie di articoli. Ci sono ancora da leggere molti libri, manuali, articoli… Ma ci sono anche alcuni programmi che facilitano a livello pratico la scrittura di una sceneggiatura.
La lista che segue non vuole essere in alcun modo esaustiva, perché un metodo di lavoro utile per qualcuno può risultare totalmente inutile per qualcun altro, e un consiglio utile per qualcuno può essere ridondante per qualcun altro. Però può essere una buona base di partenza per ampliare la propria conoscenza dell’argomento. Anzi: se conoscete altre risorse che possono essere utili anche agli altri segnalatele pure.
Libri
- Luca Bandirali & Enrico Terrone, Il sistema sceneggiatura. Scrivere e descrivere il film (Lindau, 2009) – Partendo dalla classica Poetica di Aristotele comune a tutte le sceneggiature made in USA (e non solo), Bandirali e Terrone provano a spiegare come funzionano i film dal punto di vista narrativo, aiutando così non solo a scriverli ma anche “solo” a capirli.
- Syd Field, La sceneggiatura. I film sulla carta (Lupetti, 1999) – Field è probabilmente il più importante teorico della sceneggiatura degli Stati Uniti. E’ considerato l’inventore della struttura in tre atti e dell’arco evolutivo del personaggio, e questo suo manuale spiega perfettamente i due concetti.
- Syd Field, Come risolvere i problemi di sceneggiatura (Dino Audino, 2001) – Ulteriore manuale pratico scritto da Field, ottimo come lettura seguente al suo altro libro.
- David Mamet, I tre usi del coltello. Saggi e lezioni sul cinema (Minimum Fax, 2002) – Mamet ha vinto il Premio Pulitzer per la commedia teatrale da cui è stato tratto il film Americani e ha ottenuto la nomination all’Oscar per le sceneggiature di Il verdetto e Sesso & Potere. Questo libro raccoglie in realtà tre suoi testi – La natura e lo scopo del dramma, Dirigere un film e Eresie e consigli sensati per l’attore – che affrontano tre dei momenti più importanti della creazione filmica.
- Robert McKee, Story (International Forum Edizioni, 2000) – Robert McKee è uno dei guru della sceneggiatura di Hollywood, docente di uno dei corsi sull’argomento più seguiti degli Stati Uniti. Questo libro ne riassume le idee e le linee guida, ma è tutt’altro che di facile lettura a causa dell’abitudine dell’autore di aprire più di una parentesi all’interno di uno stesso discorso. Imprescindibile, ma solo per esperti.
E’ comunque altamente consigliato leggere molte sceneggiature, non solo quelle presentate su CineFile e non solo quelle statunitensi, e paragonarle poi al risultato finale sul grande (o piccolo) schermo.
Siti internet
- 13 trucchi per riuscire a scrivere – Traduzione italiana di un articolo in cui Chuck Palahniuk regala alcuni consigli per superare il blocco dello scrittore, o semplicemente la non voglia di mettersi a scrivere.
- Sceneggiatori.com – Ideale punto di contatto tra gli esordienti e i professionisti già affermati, il sito pubblica anche diverse sceneggiature inedite vincitrici di alcuni Festival di categoria.
- Scrittori Associati di Cinema e Televisione – Il sito ufficiale dell’associazione degli scrittori di cinema, Tv e comunicazione multimediale in genere. Oltre a pubblicizzare le attività dell’associazione segnala anche eventi in territorio italiano che possono interessare scrittori e aspiranti scrittori.
Software
- CeltX – Il miglior programma gratuito per scrivere sceneggiature. Completissimo, permette di gestire automaticamente anche l’intero piano di lavorazione e rende più veloce la scrittura grazie ad una serie di ben congegnate hotkeys. Consigliatissimo.
- Final Draft – Il programma più famoso per creare sceneggiature, l’unico che permette di registrare direttamente le proprie sceneggiature alla Writers Guild of America. Ma ovviamente questa non è una funzione che interessi gli utenti italiani… Quasi perfetto, ma è solo in inglese e costa 250 dollari.
- Montage – Programma commerciale solo per MacOS. Compatibile con Final Draft, offre un controllo completo sul testo che si sta scrivendo. Esiste una versione di un paio d’anni fa tradotta e adattata in italiano, che conteneva come manuale di sceneggiatura il testo che avete appena letto. La versione più recente costa 100 dollari e non offre niente di più di quello che si può fare con CeltX.
- Roughdraft – Il programma di più semplice utilizzo, in pratica è un word processor che serve per formattare automaticamente lo scritto secondo le necessità di una sceneggiatura. Va benissimo per chi vuole iniziare a scrivere e non vuole curarsi di nient’altro che la scrittura.


25 febbraio 2010 alle 12:47
Ciao Alberto,
sono meravigliato dalla potenza di CeltX, siamo sicuri che sia completamente gratuito? Non c’è il trucco??
Andrea
25 febbraio 2010 alle 14:30
Non l’ho mai usato molto a lungo, solo qualche giorno per testarlo, ma mi pare proprio non ci sia alcun trucco.
17 maggio 2010 alle 18:45
ciao alberto,
complimenti e grazie per tutto quello che pubblichi su questo sito!
mi chiamo daniele e sto per concludere i miei studi in architettura. credo che l’architettura non sia così distante dal cinema, considerando che quest’ultimo tratta una serie di “spazi reali” -quelli sul set, in cui gli attori agiscono- che in una somma temporale vanno a creare uno “spazio irreale”, quello in cui lo spettatore è proiettato durante la visione dello sceneggiato.
progettazione di spazi dunque.ma non solo. si deve pensare alla funzione e all’utenza che il progetto andrà ad accogliere, alla sua “vita” e gestione, ai tempi e alle modalità di realizzazione, ai costi di produzione e di pubblicizzazione, alle modifiche in itinere e ai possibili futuri ampliamenti. tutto ciò è un presupposto tanto di un progetto architettonico quanto di un progetto cinematografico, credo.
per quanto concerne la sceneggiatura e la scrittura in generale non ho mai dato molto sfogo alla penna. scrivo molto con la mente. conosco bene le differenze che si palesano tra le idee e le loro stesure inizali, tra la compiutezza con cui appaiono nell’ immaginario e l’imprecisazione delle prime rese nero su bianco. nonostante ciò non ho mai deciso di concretizzare i miei progetti di scrittura.
poi un giorno aspettando la mia ragazza.davanti alla stazione centrale. ad una bancarella di libri usati. per un euro.acquistai un romanzo dal titolo attuale e la copertina logora. lo ritengo sconosciuto ai più. lo divorai.
nell’immediato tra i libri della mia ragazza trovai un manuale di sceneggiatura. dopo averlo letto non avevo dubbi sul fatto che come disciplina mi affascinasse.era deciso dunque. avrei reso un film quel romanzo che nella mia testa gustavo già sulla cellulosa.
questo è successo circa tre anni fa…
come molte mie determinate intenzioni non ha preso corpo. ha continuato a svilupparsi nella testa, non ha ancora trovato una stesura fisica. ma sempre giunge un livello di saturazione e semplici pretesti riescono a sbloccare la valvola di sfogo.
eccomi dunque costretto a casa dall’influenza. il romanzo è riapparso sulla scrivania, tra fogli scarabocchiati, dispense accademiche e libri vari che si danno il cambio. mi fissa. mi ammonisce. gli do retta. dedicherò questo tempo a provare a scriverne la sceneggiatura.
al giorno d’oggi è stato elaborato un software che supporti nella maggioranza delle operazioni che si debbano compiere. googlelo screenplaysoftware. celtx. scarico e installo.
sono un pò perplesso. il mago di oz aiuta, okai. però non mi è tutto chiarissimo.
col programma aperto, il mio foglio bianco e il momento di cominciare a riempirlo, si materializzano i dubbi.
castelli in aria. visioni distorte. bolle di fumo. no. non demordo.continuo ricerche su internet.mi imbatto in cinefile e in te, alberto, e questo tua miniguida.
devo qua aprire una parentesi. è la priva volta che lascio un commento in un blog o quel che sia questo spazio virtuale- se escludiamo due o tre domande lanciate in yahooanswer-.
nella rete molte richieste di informazione son già state inviate. e molti hanno risposto. più o meno bene. più o meno oggettivamente. quindi ho sempre cercato risposte date ad individui che si erano posti i miei stessi interrogativi, al parlare preferisco l’ascoltare, o il leggere come in questo caso.
adesso però non ho bisogno di una risposta, ma di un punto di vista su un caso specifico. sul mio caso specifico e il tuo punto di vista, alberto.
mi scuso quindi per come mi stia dilungando. sono certo di ricevere la tua opinione in merito a quanto sto per esporti, pertanto grazie anticipatamente. chiudo parentesi.
la volontà che la mia prima sceneggiatura sia di un lungometraggio tratto dall’ incriminato romanzo mi è palese. conoscendomi, mi frenerebbe e mi ostacolerebbe nella stesura di progetti di minore entità, più adatti a chi si approccia alla scrittura cinamatografica.sarà presunzione, ma ritengo di non poter iniziare con un cortometraggio avendo questa chimera che mi ruggisce, mi bela e mi sibila che dovrà essere lei la primogenita.
su un testo inglese “How to Adapt Anything into a Screenplay” di Richard Krevolin ho trovato un sample di come chiedere i diritti e l’esclusiva di adattamento per una cifra simbolica, almeno per un anno,o per il tempo richiesto dalla stesura e dalla possibile proposta. nel caso trovasse un riscontro positivo comporterebbe una modifica del compenso per l’autore dell’opera originaria, o di chi per lui ne detiene i diritti. ho fatto ricerche sull’autore del mio libro, è morto da una quarantina di anni.
dovrei contattare la casa editrice che per prima lo ha pubblicato chiedendo a chi sono passati i diritti dopo il decesso dello scrittore? la casa editrice italiana che lo ha pubblicato potrebbe darmi le stesse informazioni?e una volta individuato l’erede, pensi che potrei contattarlo con la suddetta proposta contrattuale?
trovo il romanzo sviluppato in maniera eccellente. la fabula tratta problematiche attuali e dell’immediato futuro, affrontate dal punto di vista della collettività e da un punto di vista personale, quello del protagonista. l’intreccio è avvincente. quando serve si svela quello che serve,ma solo quanto serve. attraverso le analessi il lettore si sente compensato dei pensieri che il protagonista tiene per se, fino a una fine con un banalmente classico colpo di scena. I luoghi sono abbozzati, anche se non mancano dettagli chiave. In linea con lo scenario gia mi figuro le ambientazioni del film. direi che è stato “spappardellato” per essere reso cinematograficamente.
Avendo già in mente qualche minimo cambiamento dell’intreccio, pensi sia troppo “limitativo” mantenere quello originale?
Ed è sbagliato riportare esattamente una battuta o addirittura un dialogo pari pari,utilizzare le parole dell’autore o del traduttore?
a mio avviso ho trovato soggetto che funziona benissimo. sbaglio volendomi attenere a quanto lo scrittore ha già creato? Dovrò lavorare certamente sulla rielaborazione dei dialoghi. sulla caratterizzazione dei personaggi, sulla loro mimica e gestualità che deve supplire alla descrizione introspettiva che un romanzo si può permettere.
Per il momento questo è quanto mi stavo domandando. E ora domando a te.
A presto
daniele
<>
david mamet
17 maggio 2010 alle 18:49
ups!!
era partita la citazione
:)
“La commedia, la scena, la scenografia, la regia ben fatta, la buona inteerpretazione, devono essere vere. La semplice verita può nascere da una predisposizione naturale o da anni di duro studio, sono affari vostri e di nessun altro.
…
che cosa è vero, che cosa è falso, che cosa è, in fin dei conti, importante?”
david mamet
21 maggio 2010 alle 22:39
Daniele, grazie dell’apprezzamento nei confronti del mio lavoro.
In effetti hai ragione nel paragonare il lavoro cinematografico a un’opera architettonica. Da qualche parte avevo anche scritto che il regista è come un architetto che immagina il palazzo nella sua interezza e deve poi spiegarlo ai collaboratori, che sono però un po’ più che semplici muratori. Però è vero anche che durante la lavorazione si crea uno spazio fisico che nella realtà non esiste, che è in pratica quello che fa un architetto quando disegna una casa che ancora non è stata costruita.
Ma comunque, venendo al tuo caso. Secondo me per uno sceneggiatore inesperto scrivere la riduzione di un romanzo è un’ottima cosa, perché permette di concentrarsi sulla struttura narrativa invece che la trama. Struttura narrativa con cui solitamente non si ha alcuna familiarità, perché di sceneggiature se ne leggono poche, mentre di racconti/romanzi/fiabe se ne leggono a decine se non centinaia (spero). E poi, spesso gli scrittori inesperti si infilano in trame cervellotiche perché non riescono a rendersi conto esattamente di cosa stanno facendo. E così si aggrovigliano troppo, arrivando a finali improbabili per mancanza di alternative. Sempre che non si arrendano prima.
Per quanto riguarda la fedeltà all’opera di origine, è altamente soggettiva. Sei liberissimo di utilizzare i dialoghi originali (meglio se leggi il libro in lingua originale, però), così come di seguire o sconvolgere la trama secondo ciò che ritieni giusto per il film. Perché non è detto che una cosa che funziona sulla pagina di un romanzo possa funzionare anche sul grande schermo, soprattutto se il romanzo ha ormai qualche anno. Puoi decidere di ambientare il film in un luogo diverso dal romanzo, magari in un altro periodo; o puoi cercare di rimanere il più fedele possibile al libro, puoi sforzarti di seguirlo quasi alla lettera. O tutte le vie di mezzo, sta a te decidere. Ci sono rischi e benefici in ogni modo di agire: se sei troppo fedele e non ci metti abbastanza di tuo rischi di dar vita a un film inerte, che è solo un pallido riflesso di quanto sta scritto sulle pagine del libro (com’è capitato a “The Road”, che arriva in sala settimana prossima). Se ti allontani troppo rischi di sconvolgere il senso del romanzo, che può andar bene se lo vuoi fare ma che non va assolutamente bene se invece vuoi “semplicemente” fare con parole tue lo stesso discorso fatto dal romanziere. Nel secondo caso c’è anche il rischio di scontentare i fan del romanzo, ma penso che nel tuo caso specifico questo rischio non esista. François Truffaut cercava di restare sempre il più fedele possibile ai romanzi che adattava per lo schermo, spesso riutilizzando gran parte dei dialoghi originali ma non avendo paura di inventare per spiegare meglio determinate cose. Hitchock leggeva il romanzo e poi faceva raccontare allo sceneggiatore la stessa storia in modo completamente diverso, senza alcun riguardo per la verosimiglianza con il romanzo perché era ben conscio di dover raccontare quella storia attraverso un mezzo di comunicazione completamente diverso.
Sostanzialmente, devi cercare di capire cos’è meglio per la storia che vuoi raccontare e/o per il messaggio che vuoi trasmettere: prima devi aver ben chiaro cosa vuoi fare, poi rifletti su quale sia il modo migliore per farlo. Se un passaggio del romanzo funziona benissimo per quello che vuoi che dica, tienilo com’è; se pensi di poter ottenere un effetto migliore cambiandolo, cambialo.
Anni e anni fa scrissi, per esercizio, un adattamento di “V for Vendetta” che sconvolgeva fortemente la cronologia degli eventi del fumetto e ne tralasciava alcuni, ma che nella sostanza era estremamente fedele all’opera originale. Invece per scrivere proprio questa pagina e consigliare i vari software di scrittura avevo scritto l’inizio dell’adattamento di “Venere privata” di Giorgio Scerbanenco, e avevo iniziato con una scena che nel romanzo non c’è, l’uscita di prigione del protagonista, e continuato con un dialogo estremamente diverso da quello che c’è nel libro, perché una riproduzione fedele delle parole di Scerbanenco sarebbe stata inaccettabile per il pubblico cinematografico di oggi. Ma lo era già per quello del 1970, perché il film che avevano tratto dal libro è molto diverso dal romanzo originale.
Detto questo, secondo me ti conviene partire con la scrittura e pensare ai diritti d’autore in un secondo momento. Soprattutto visto che l’autore è morto e non è detto sia facile rintracciarne gli eredi (e poi non è detto che accettino una cifra simbolica per la cessione dei diritti). Nel tuo privato nessuno può impedirti di scrivere una sceneggiatura tratta da un’opera di altri, quando l’avrai finita e ne sarai soddisfatto penserai al modo migliore per farla circolare. C’è comunque la possibilità di farla leggere ai produttori e lasciare a loro, se interessati, l’acquisto dei diritti di adattamento. Così però non puoi registrare la sceneggiatura alla SIAE perché non ne possiedi i diritti, e quindi in caso di plagio non potresti farci nulla. Però secondo me conviene fare un passo alla volta, e il primo passo è scrivere la sceneggiatura. Soprattutto visto che questo progetto ce l’hai in testa da qualche anno.
Infine un consiglio: non esagerare con le descrizioni delle intepretazioni dei personaggi. E’ giusto – anzi: necessario – far capire che tipo di personaggi siano e quali siano le loro motivazioni man mano che la storia procede, ma mettere quelle che sembrano delle indicazioni riguardanti la recitazione degli attori è una cosa che fa andare in bestia chi legge, perché non è un compito dello sceneggiatore.
In ogni caso, in bocca al lupo.
7 agosto 2010 alle 21:56
Grazie alberto per il software CeltX. mi sta tornando molto utile per la sceneggiatura.
9 agosto 2010 alle 18:44
Prego.
16 novembre 2010 alle 12:26
Ciao!
Ho appena finito di leggere le tue lezioni…ma sul serio in italia esiste una scuola media dove si insegnano queste cose? WOW!
Vabbé complimenti a parte volevo farti notare un piccolo errore nella bibliografia, il primo libro credo sia di Bandirali e Enrico Terrone non Emilio.
Grazie comunque per i consigli, che non sono mai troppi e soprattutto, per la piacevole lettura.
16 novembre 2010 alle 14:23
Hai ragione, avevo sbagliato il nome. Grazie della segnalazione.
Purtroppo una scuola in cui si insegnano queste cose non c’è più, o se c’è ancora non è la stessa in cui l’ho fatto io. Io per due anni ho tenuto in corso di introduzione al linguaggio cinematografico, nel 1997/98 e ’98/99, il primo anno in due classi e l’anno dopo in tre, facendo però una lezione introduttiva (http://www.cinefile.biz/?p=3974) per tutte le classi. Poi è cambiata la legge ed è diventato impossibile continuare, perché il numero di ore di attività collaterale che si potevano fare nel corso dell’anno erano prefissate e un corso del genere, con una decina di proiezioni e spiegazione, avrebbe impedito tutte le altre attività.
31 agosto 2011 alle 21:06
ottimo grandi siete
1 settembre 2011 alle 11:36
Grazie!
12 settembre 2011 alle 14:38
Complimenti, articolo molto interessante, mi chiedevo cosa ne pensi di “scriviamo un film” di Age e “Consigli a un giovane scrittore” di Cerami, sono libri validi a tuo parere?
12 settembre 2011 alle 14:45
Fatto salvo che i manuali di scrittura (come anche questo mio testo) possono sempre essere utili solo fino a un certo punto, il libro di Age l’avevo trovato interessante e ricco di spunti. Quello di Cerami invece ammetto di non averlo letto. In generale diciamo che leggere un libro in più è meglio che leggere un libro in meno, sempre che poi ci si rifletta sopra e si mettano magari in pratica alcuni consigli di un autore e altri consigli di un altro autore.
12 settembre 2011 alle 14:56
Se posso chiedo un’ultima cosa, conosci un manuale di sceneggiatura che tratti unicamente delle sue regole e della sua struttura? Senza accenni a come sviluppare i personaggi o la storia, ma solo e unicamente come si scrive( es: come vanno scritti i dialoghi, quando usare il V.O. o O.S., tutte quelle cose che un software fa in automatico ma che è sempre utile avere a portata di mano).
12 settembre 2011 alle 15:09
Se esiste, io non l’ho mai visto.
14 ottobre 2011 alle 16:03
Salve, vorrei sapere cosa ne pensa delle università italiane di cinema, vale la pena di frequentarle o è preferibile spostarsi a studiare all’estero, per esempio in Inghilterra o in Germania? Potrebbe anche indicarmene qualcuna consigliata?
grazie in anticipo, Luca
15 ottobre 2011 alle 14:43
E’ difficile dare una risposta a questa domanda. Innanzi tutto bisogna avere le idee chiare su cosa si vuol fare, solo allora si può capire se un’università di cinema è davvero utile oppure se conviene studiare altro e affiancare all’università dei corsi professionali, o fare addirittura una scuola post laurea. In generale, la conoscenza che si impara all’università la si può imparare anche come autodidatti, ma con moltissime difficoltà in più. Visto come gira l’ambiente del cinema (e del giornalismo ad esso dedicato), consiglierei di fare degli studi universitari canonici e inserire se possibile nel percorso di studi alcuni corsi di cinema. Però, come detto, dipende tutto da cosa si vuol fare nella vita…
Per quanto riguarda le singole università italiane, bisognerebbe avere una conoscenza diretta per capire quanto la pianificazione accademica si tramuta poi in efficacia ed efficenza una volta in aula. Conoscendo alcuni degli insegnanti, mi sento di dire che il DAMS di Bologna e l’Istituto Europeo di Design di Milano sono consigliabili, lo IULM sempre di Milano meno. Per il resto non ne ho idea, non avendo alcun contatto con le altre università (a parte Napoli, ma a livello accademico non ho informazioni dirette).
Volendosi occupare di cinema ed essendo disposti a espatriare è senz’altro preferibile andare negli Stati Uniti (ma è anche più complicato e costoso, lo so). In particolare i corsi di cinema sono ottimi alla USC di Los Angeles (University of Southern California) e alla New York University.
16 ottobre 2011 alle 14:27
In effetti ho scritto la domanda in fretta e mi rendo conto che è poco chiara, quello che sto cercando io è un corso di regia e sceneggiatura e di scuole italiane che se ne occupano ce ne sono ma, sentendo anche con amici, è venuto fuori che non sono allo stesso livello di quelle estere e considerato il costo generale di questi corsi preferirei andare a colpo sicuro. Informandomi un po’ in giro avevo trovato per esempio la LFS(london film school) o anche il Graduate Film Program della stessa Nyu, mentre nel campo italiano avevo trovato l’accademia nazionale del cinema e la scuola di cinema indipendente. Sono corsi che valgono la pena di essere frequentati o sono preferibili corsi professionali? Le scuole italiane sono un gradino sotto gli altri paesi? Cosa ne pensa delle scuole da me citate?
Grazie per la pazienza, Luca
17 ottobre 2011 alle 15:14
Nessun problema, Luca.
Comunque dire che non c’è confronto tra le scuole italiane e quelle straniere. Non solo a livello didattivo ma anche e soprattutto come inserimento nel mondo del lavoro: in Italia hai una corsia preferenziale solo se frequenti il Centro Sperimentale a Roma (per quello di Milano aspetto che il nostro Enrico Sacchi finisca i corsi, poi vediamo), tutte le altre scuole da questo punto di vista servono fino a un certo punto. Quindi direi di indirizzarti assolutamente verso le scuole straniere, soprattutto se come dici i costi delle due italiane che hai individuato sono già alti. Tra New York e Londra (ma la LFS non la conosco quasi per nulla) io andrei senza dubbio a New York, ma è sicuramente più complicato e costoso rispetto a Londra. Se non ti riesce NY, allora vira su Londra. In generale, purtroppo, le scuole italiane arrivano ben dietro quelle straniere per tanti motivi, non solo di un gradino…
Comunque, non so quale sia il tuo percorso di studi finora. Magari puoi provare a fare un corso professionale mentre fai altro, se ne trovi uno a costi contenuti, per cominciare a farti un’idea. Investimenti seri, a livello di tempo e costi, io li andrei a fare all’estero.
8 novembre 2011 alle 20:02
ciao alberto,
ti ho mandato una e-mail un paio di giorni fa. l’hai ricevuta?
9 novembre 2011 alle 15:50
Sì Cosimo, ho appena risposto. Perdona il ritardo, ma in questi giorno ho tralasciato alcune mail per vari altri impegni.
3 marzo 2012 alle 19:28
ciao alberto, vorrei chiederti un consiglio riguardo a un regalo che voglio farmi. Da un pò sto pensando di farmi un regalo per i miei diciotto anni e anche per gioco,essendo un fan assoluto dalla serie, vorrei scrivere una puntata dei simpson. Che sia quasi impossibile veder realizzata la mia sceneggiatura lo so, ma vorrei comunque provarci per me. Guardando sul sito della fox dicono che per l invio del materiale è richiesto un agente, sapresti consigliarmene qualcuno? Grazie in anticipo
4 marzo 2012 alle 13:20
Credo si riferiscano ad agenti statunitensi, però, non italiani. Il giro degli agenti italiani non lo conosco per nulla (e già conosco poco quello hollywoodiano…), ma i primi tre che mi vengono in mente sono http://www.nceitaliana.com/, http://www.carollevi.it/ e http://www.moviement.it/.
9 marzo 2012 alle 09:40
Ciao Alberto,
grazie mille per questo tuo articolo e complimenti.
E’ illuminante per chi come me ha delle idee in testa ma non sapeva proprio come fare. Questo tuo articolo dà un metodo e rende la possibilità di scrivere più concreta, poi il risultato finale si vedrà solo lavorando.
Ti volevo chiedere, sei a conoscenza per caso di un link dove si possa trovare una lista dei termini tecnici cinematografici, per rendere la scrittura più professionale e sintetica?
Un’altra cosa. Tu dici di evitare di descrivere inquadrature o troppi particolari per evitare che in fase di realizzazione vengano stravolte, e quindi rischiare delusioni. Però in alcuni casi io mi son trovato nella necessità di descrivere proprio il passaggio della camera per mantenere l’essenza del film e la suspance. Che ne pensi?
Grazie infinite
Marco
9 marzo 2012 alle 13:27
Ciao Marco, grazie dell’apprezzamento. Solitamente nella sceneggiatura all’americana sono permesse solo le indicazioni riguardo gli stacchi, le dissolvenze e l’inserto di dettagli. A meno di non voler scrivere una sceneggiatura all’italiana comprensiva di tutte le inquadrature, che però è un lavoraccio. Volendo, e riuscendoci, è possibile scrivere all’americana “simulando” la regia concentrando l’attenzione del lettore su ciò che si vuole veder inquadrato in quel momento, ma è una cosa tutt’altro che semplice. Considera comunque che ogni tipo di indicazione è riferita alla necessità di far leggere la sceneggiatura ad altri, adesso che l’hai appena iniziata ti conviene scriverla come più ti viene comodo. A fare correzioni di forma si fa sempre in tempo. La soluzione migliore, comunque, è proprio di scrivere in modo da rendere ovvio quale sia l’idea visiva della scena senza per questo spiegarla esplicitamente.
Per quanto riguarda il glossario, ce ne sono tantissimi (prova a cercare “glossario del cinema” su google). Il più completo è probabilmente questo http://www.ellissi.it/catalogo/gvel_mc1.pdf. Se però ti serve solo l’elenco delle inquadrature, puoi trovarle qui http://it.wikipedia.org/wiki/Piano_%28fotografia%29 e qui http://it.wikipedia.org/wiki/Campo_%28fotografia%29.
26 aprile 2012 alle 17:58
wow….credo di aver capito tutto!!!!
è un sito bellissimo!
26 aprile 2012 alle 18:41
Grazie.
6 maggio 2012 alle 18:30
grazie mille senza questi consigli non saprei come fare grazie ancora di tutto
7 maggio 2012 alle 14:10
Prego. In bocca al lupo con gli scritti.
21 luglio 2012 alle 00:20
Ciao alberto, leggendo l’articolo ho notato che nella descrizione di final draft suggerisci che registrarsi alla WGA non sia un’opzione che interessa gli utenti italiani. La mia domanda è perché? Nel senso, da quello che so, la WGA è assolutamente consigliata anche agli italiani in quanto offre costi minori e una semplicità unica nella registrazione della propria opera. Certo poi nel caso di effettivo plagio cè da fare tutta la trafila a livello internazionale per tradurre gli atti eccetera, però io mi sento comunque orientato a optare per la writers guild. Un’ultima cosa, una volta registrato il proprio script è possibile modificarlo? Cioè per esempio cambiare il finale, eliminare dei personaggi ecc? Grazie mille per l’attenzione e continua così che questo sito è davvero un faro per quanto riguarda il cinema.
21 luglio 2012 alle 01:16
Marcello, che io sappia (ma posso sbagliarmi, mi hai fatto venire il dubbio) alla WGA si può registrare solo materiale in inglese. Inoltre (e direi soprattutto), registrare una sceneggiatura alla WGA non equivale a possederne il copyright come invece succede quando la registri alla SIAE. E’ come, in pratica, farla autenticare da un notaio: è una prova da portare in tribunale per dimostrare che tu hai scritto quelle cose prima di qualcun altro, ma non ti rende automaticamente il proprietario davanti alla Legge di ciò che hai scritto. Tant’è che gli statunitensi per avere il copyright devono registrare il loro testo alla Library of Congress e le loro cause per plagio sono sempre complicatissime perché si basano quasi esclusivamente sull’accessibilità del plagiatore all’opera plagiata. Non so se sono riuscito a rendere chiara la differenza: se registro lo script solo alla WGA e poi non riesco a dimostrare che chi mi ha copiato ha letto quello che avevo scritto, il giudice mi dà torto perché le somiglianze sono casuali, mentre il copyright ti protegge anche in caso di totale casualità se le somiglianze sono sostanziali. Che poi un giudice italiano possa darmi comunque ragione è secondario rispetto alla funzione legale della WGA.
Che sia più semplice registrare una sceneggiatura lì piuttosto che alla SIAE penso non ci siano dubbi, e anche il prezzo immagino sia a loro vantaggio (non ho idea di quanto costi oggi registrare una sceneggiatura alla SIAE, ma in USA costa 25 dollari, pochissimo).
Per quanto riguarda i cambiamenti alla versione registrata, se sono limitati come gli esempi che fai tu per la WGA sono ininfluenti, mentre se invece modificano decisamente il “film” allora necessitano di una nuova registrazione. Bada bene che si tratterebbe appunto di una nuova registrazione e non di una modifica della prima, proprio perché la registrazione WGA serve solo per dimostrare quando il lavoro è stato scritto.
Spero di essere stato sufficientemente chiaro…
Grazie dell’apprezzamento!
21 luglio 2012 alle 20:16
Grazie sei stato chiarissimo, ma quindi secondo te l’unico sistema valido per proteggere le proprie opere è la SIAE?
Un’ultima curiosità, quando un film viene tratto da un libro, che differenza c’è tra: Tratto da… ispirato a… liberamente ispirato a…? Questi diversi termini hanno tutti lo stesso significato? Un film che è liberamente ispirato a un libro ha pagato i diritti d’autore esattamente come uno che è tratto dallo stesso libro?
p.s. hai fatto venire il dubbio anche a me riguardo all’accettazione delle opere in lingua italiana alla WGA, così ho letto su loro sito e non ho trovato alcuna specificazione riguardo alla lingua dello script.
21 luglio 2012 alle 21:25
Ho controllato anch’io, su entrambi i loro siti (west e east) ma non c’è scritto niente. Bisognerebbe mandare una mail, ma a logica non vedo come possano accettare una sceneggiatura in una lingua che non permette loro di tutelarla. Comunque sistemi veramente validi non ce ne sono, nel senso che qualunque cosa tu faccia non puoi impedire ai ladri di rubare il tuo lavoro. Quello che puoi fare è assicurarti che, in caso succeda, il giudice ti dia ragione (e un cospicuo indennizzo economico). In genere è sempre meglio sfruttare i diritti d’autore internazionali, per cui – paradossalmente – registrare con la SIAE se si punta agli Stati Uniti e registrare magari in Svizzera (se è possibile per gli italiani, non so) se si punta al mercato italiano. In ogni caso la WGA la lascerei da parte, nonostante la comodità di registrazione.
Per quanto riguarda un film tratto da un’opera preesistente, se nei titoli è segnato come “liberamente ispirato a…” vuol dire che non sono stati pagati diritti d’autore (ma si spera che l’autore originale sia concorde nel dire che il film è liberamente ispirato alla sua opera, prima che faccia una causa milionaria). “Tratto da…”, invece, presuppone che i produttori abbiano regolarmente acquistato i diritti di sfruttamento cinematografico dell’opera in questione.
9 settembre 2012 alle 06:29
Ciao Ragazzi sono italiano che vive a New York mi occupo con mia Moglie di Fotografia ma da poco ho deciso di produrre un film , questo sito mi ha aiutato tantissimo gia in partenza , vorrei saperne di piu sui software usati per i script ce qualcuno di voi che conosche un metodo veloce e meno faticoso???
9 settembre 2012 alle 23:22
Ciao Alberto!
innanzitutto voglio ringraziarti per avermi ‘chiarito le idee’. mi spiego meglio:
sono una ragazza di 17 anni con la passione del cinema, non ho mai frequentato un corso di sceneggiatura e faccio una scuola che non c’entra assolutamente nulla con l’argomento (frequento la scuola alberghiera, indirizzo ricevimento) ma ho tanta voglia di imparare a scrivere. all’inizio mi limitavo a guardare film e telefilm, poi da circa un anno -un po’ tardino, lo so- ho scoperto il piacere della lettura e adesso leggo soprattutto libri di Bukowski e simili.
prima di scoprire questo sito avevo tante idee in testa, ma molto confuse, non sapevo che software usare per scrivere, come impostare la pagina e tante altre cose che ho appreso grazie a questo sito.
leggere i commenti di tutti questi aspiranti scrittori mi conforta perché mi fa capire che, anche di questi tempi, ci sono ancora persone come me che inseguono i propri sogni.
Grazie, grazie, grazie.
Ah, solo una domanda: si può diventare sceneggiatori senza aver fatto una scuola specifica?
10 settembre 2012 alle 20:32
Marti, non ci sono “scuole di sceneggiature” propriamente dette. Ci sono dei corsi che si possono fare, a livelli diversi, ma ciò che vi si può imparare è solo la tecnica: si può imparare a scrivere una sceneggiatura corretta, non una sceneggiatura bella. Non ci sono modi, trucchi o tecniche per scrivere una bella sceneggiatura, dipende tutto dalla capacità e dal talento di chi scrive. E allo stesso modo, non ci sono età in cui è giusto iniziare o in cui si è troppo vecchi per iniziare.
Pasquale, non credo esistano metodi non faticosi per scrivere, a meno di non avere qualcuno cui dettare ciò che si vuol scrivere.
17 novembre 2012 alle 22:11
Grazie veramente grazie perché le vostre precise indicazioni che per un neofita come me…incoraggiano e non “preoccupano” come alcuni manuali molto complessi anche se molto professionali.
Quello che c’e da conoscere l’avete detto in pochissime righe…classico di un grande sceneggiatore,,..
Solo Manzoni scriveva noiose pagine ….di soap opere direi anche scadenti nel profondo della trama…ma erano altri tempi…altre mode e modalità..
Ciao
Toni
18 novembre 2012 alle 11:49
volevo sapere quando si parla in un film , ” soggetto di….” cosa si intende? grazie marco
18 novembre 2012 alle 13:49
Marco, il soggetto è la storia del film, la trama; la sceneggiatura invece contiene anche i dialoghi e i particolari su personaggi e ambienti.
Grazie dell’apprezzamento, Toni.