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Emanuele
Rauco, 28 Ottobre 2008: Frizzante |
Eagle
Pictures, 9 Gennaio 2009
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Un
matrimonio all'inglese
di Stephan Elliott
Ritorna
un marchio glorioso nella storia del cinema inglese, una casa di produzione
che ha segnato la storia della commedia portando ventate di macabro
e nero in un modo omologo in qualche modo dei telefoni bianchi: parliamo
della Ealing, che dopo aver trionfato dagli anni '40 ai '60 era rimasta
sonnolenta a sfornare film di ripiego e che invece, grazie alla collaborazione
con la BBC, torna alla ribalta nella commedia britannica di serie A,
mettendo da parte magari i toni black e sfornando un film divertente
e perfettamente leggero come questo di Stephan Elliott.
La
famiglia Whittaker, irreprensibile e rispettata, è scossa da
una notizia: il giovane John si è sposato improvvisamente con
una pilota di automobili, Larita, e sta per arrivare a casa. La madre
però non è affatto d'accordo e farà di tutto per
togliere di torno l'usurpatrice della felicità del figlio.
Scritta
dal regista con Sheridan Jobbins, da una pièce di Noel
Coward (già portata sullo schermo in un muto di Hitchcock), una
commedia tipicamente inglese, una specie di "Quel
mostro di suocera" scritto meglio, colmo di arguzie e battute
come aforismi che affronta non pochi temi anche morali dandogli il giusto
valore soprattutto nella seconda parte.
Ambientato
nella campagna inglese degli anni '30, il film è soprattutto
una guerra familiare e culturale, che riflette sulle differenze sociali
e identitarie delle due donne (una statunitense e l'altra inglese) e
sull'estraneità come elemento cardine della famiglia: in questo
il trattamento è gustosamente anticonformista nella descrizione
della famiglia modello, quella che segue codici e regole sociali, come
gabbia, come incubo sorridente, luogo nel quale si scontrano persone
infelici perché insincere con se stesse (l'inetto John) e persone
felici, perché libere e piene di voglia di vivere (oltre a Larita,
anche l'irresistibile Mr. Whittaker).
Senza
consolazioni moralistiche o facili scappatoie, Elliott racconta questo
incubo patriarcale travestito da girandola umoristica col tono frizzante
e il ritmo arioso della commedia inglese figlia di Wilde, che nella
prima parte cade un po' nel meccanico per l'ostentata ricerca della
battuta, ma decolla e prende quota con una seconda parte in cui, oltre
alla consistenza del racconto, si ravvivano anche i personaggi e i temi.
La sceneggiatura è l'asse portante del film e lo condiziona nell'adesione
al testo teatrale e alla staticità con cui gestisce i personaggi
e l'intreccio, prima di dargli forza grazie al gioco tra personaggi.
Elliott cerca il più possibile di evitare le secche del teatro
filmato e ci riesce, con una regia fresca, piena di trovate grafiche,
inganni visivi e ricercatezze stilistiche, oltre a un ritmo frenetico,
che sa calibrarsi alla perfezione.
Come
in questi casi, il cast fa molto per la riuscita, e in un gruppo
di attori notevoli come Colin Firth o Kristin Scott Thomas (tra i quali
fa penosa macchia Ben Barnes), la vera sorpresa è che Jessica
Biel riesca a tenere loro testa. Cinema leggero, costruito con cura,
lieve con intelligenza, che ha un non so che di preordinato e insincero,
ma che sa donare allo spettatore il giusto ventaglio di allegria, che
gli fa spazzare via i difetti.
Percorsi tematici
Gosford
Park - di Robert Altman; con Kelly McDonald, Maggie Smith, Emily
Watson, Michael Gambon, Ryan Phillippe.
Titolo:
Un matrimonio all'inglese (Easy Virtue)
Regia:
Stephan Elliott
Sceneggiatura:
Stephan Elliott, Sheridan Jobbins
Fotografia:
Martin Kenzie
Interpreti:
Jessica Biel, Ben Barnes, Kristin Scott Thomas, Colin Firth, Kimberley
Nixon, Katherine Parkinson, Kris Marshall, Christian Brassington, Charlotte
Riley, Jim McManus, Pip Torrens, Georgie Glen, Laurence Richardson
Nazionalità:
Regno Unito, 2008
Durata:
1h. 33'
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