|
Tiziana
Cappellini, 17 Settembre 2005: Efficace |
Columbia,
1990
|
Vittime
di guerra
di Brian De Palma
Durante
la guerra in Vietnam, cinque soldati statunitensi compiono dei crimini
nei confronti di una giovane del posto. Solo uno di loro è innocente
e avrà il coraggio di reclamare giustizia, portando avanti da
solo la propria denuncia del misfatto... La denuncia di questo soldato
non è però l'unica: l'intero film è infatti una
denuncia contro la guerra sia del Vietnam che ogni altra. "Tutti
gli eserciti hanno sempre fatto così": è in questo
modo che uno dei cinque soldati tenta di zittire Eriksson - l'unico
che non partecipa alla follia della squadra alla quale appartiene -
quando protesta contro il rapimento della ragazza vietnamita. E lo spettatore
è consapevole del fatto che, purtroppo, questa è una tragica
verità ripetutasi nel corso della Storia; ma nella fattispecie,
tale verità è resa più amara in quanto il film
è basato su di una vicenda realmente accaduta. Vi è però
anche chi dice di peggio: "E' inutile cercare di combattere il
Sistema", si sente rispondere Eriksson da un suo superiore nel
momento in cui denuncia lo stupro e la barbara uccisione della ragazza.
In
questo film non ci sono epiche scene di battaglia, ma quanto basta per
mostrare l'assurdo rischio al quale molti giovani statunitensi sono
stati esposti con il loro arruolamento in questa guerra: si può
morire all'improvviso, mentre si parla con un compagno - e questa è
una morte ancora più insensata ed inaccettabile di quella che
capita in pieno combattimento - oppure per l'inesperienza dovuta ad
un'età troppo acerba per essere un soldato. Colpi di scena improvvisi
e rapidi, ma che coincidono con la volontà del regista di indurre
a riflettere, e che dimostrano come non sempre è necessario offrire
allo spettatore fiumi di sangue per imprimere certe sequenze nella sua
mente.
I
personaggi, sia i cinque protagonisti che i pochi altri secondari, sono
ben tratteggiati ed interpretati in modo efficace; in particolare, Sean
Penn da vita ad un soldato odioso quanto immorale, reso tale forse anche
dallo shock subito per la recente perdita di un compagno al quale
era affezionato, ma non per questo giustificabile nelle sue azioni spregevoli.
"O uccidi o ti fai uccidere. E a volte, arrivi ad odiare così
tanto il tuo nemico...", tenta di giustificarsi di fronte alla
corte marziale che lo processa insieme con gli altri quattro colpevoli.
L'odio e la rabbia sono infatti ciò che si impossessa di questi
soldati, esasperati, disturbati psicologicamente da questa guerra che
detestano - come detestano il Vietnam ed i suoi abitanti - e che genera
in loro un insano desiderio di vendetta.
Ciò
che stupisce è vedere come Eriksson sia immune da tutto questo,
come conservi la capacità di discernere tra il bene ed il male,
in un contesto in cui i valori e la moralità possono essere ancora
più facilmente stravolti di quanto capiti in circostanze normali,
e come sia l'unico coraggioso in un gruppo di criminali spacconi, ma
in fondo codardi, quali sono i suoi compagni di squadra. Eriksson, infatti,
non esita a difendere più volte la ragazza, a curarla, a far
ragionare - a suo rischio e pericolo - gli altri, fino all'occasione
mancata di farla fuggire. E colpisce la sua fermezza nel voler andare
fino in fondo, affinché i colpevoli abbiano (forse) ciò
che (sicuramente) si meritano, nonostante metta a rischio la sua stessa
vita e la propria famiglia.
Michael
J. Fox dimostra una certa bravura nell'interpretare questo ruolo che,
eticamente, porterebbe a concludere che chi sceglie il Bene resta integro
e chi sceglie il Male è destinato all'abisso. Eppure, alcuni
passaggi del film fanno dubitare che scegliere il Bene sia la cosa migliore:
farlo potrebbe essere infatti controproducente, specie nel mezzo di
una guerra che distorce le menti ed esaspera i difetti caratteriali,
fino ad impedire veri vincoli di amicizia per portare invece a guardarsi
le spalle non solo dal nemico, ma dai propri compagni.
Il
film guarda alla guerra da una posizione pacifista e con conseguente
occhio di denuncia, mostrando come i conflitti generino tragedie nelle
tragedie, come se fossero un infausto gioco di specchi, o una spirale
di vendetta e di odio quasi inevitabile. Per quanto De Palma sia lontano
dallo spiazzante delirio di "Apocalypse Now",
riesce comunque a comunicare il suo messaggio in modo toccante ed efficace
al tempo stesso.
Percorsi tematici
Black Dahlia - di Brian De Palma; con Josh Hartnett, Aaron Eckhart,
Scarlett Johansson.
Blow Out - di Brian De Palma; con John
Travolta, Nancy Allen, John Lithgow.
Complesso di colpa - di Brian De Palma;
con Cliff Robertson, Geneviève Bujold.
Femme Fatale - di Brian De Palma; con
Antonio Banderas, Rebecca Romijn.
Mission to Mars - di Brian De Palma; con Tim
Robbins, Gary Sinise, Don Cheadle, Connie Nielsen, Jerry O'Connell.
Omicidio in diretta - di Brian De Palma; con Nicolas Cage, Gary
Sinise, Carla Gugino.
The Untouchables - Gli intoccabili - di Brian De Palma; con Kevin
Costner, Sean Connery, Robert De Niro, Andy Garcia.
Titolo:
Vittime di guerra (Casualties of War)
Regia:
Brian De Palma
Sceneggiatura:
David Rabe
Fotografia:
Stephen H. Burum
Interpreti:
Michael J. Fox, Sean Penn, Don Harvey, John C. Reilly, Thuy Thu Le,
John Leguizamo, Jack Gwaltney, Erik King, Ving Rhames, Dan Martin, Dale
Dye, Sam Robards, Steve Larson, John Linton, Vyto Ruginis, Wendell Pierce,
Maris Valainis, Al Shannon, Darren E. Burrows, Sherman Howard, John
Marshall Jones, Holt McCallany, Kady Tran, Vinh Than
Nazionalità:
USA, 1989
Durata:
1h. 53'
|