Match
Point
Intervista
a Woody Allen
a cura di Alberto Cassani
"Match
Point" è un film ricco di citazioni e di influenze.
Da dove è partito, nella costruzione della sceneggiatura?
La mia idea era di fare un film sull'importanza della fortuna nella
vita. Credo che si abbia tutti paura di pensare a quanto la fortuna
davvero conti, nella nostra vita, perché capiremmo che non abbiamo
tutto il controllo che ci piacerebbe avere. Ne abbiamo un po', ma non
è che una minima parte di quanto pensiamo di avere: una grossa
parte della nostra vita dipende esclusivamente da buona o cattiva sorte.
Ho pensato che il tennis fosse una buona metafora di quei momenti, in
cui è solo la fortuna a decidere la direzione che prenderà
la nostra vita. E capita davvero molto spesso, tanto che è molto
più importante essere fortunati che bravi: possiamo essere molto
bravi ma avere una pessima vita per semplice sfortuna, oppure essere
talmente fortunati da avere una splendida vita nonostante non si sia
per nulla bravi.
Ma
lei si considera più bravo o più fortunato?
Francamente,
nella mia vita non ho avuto altro che buona fortuna. Ho avuto il massimo
della buona sorte possibile: sono sempre stato in salute, ho avuto fortuna
nel mio lavoro come nella mia vita privata... Sono stato davvero molto
fortunato, perché ho potuto costruire la mia vita intorno a quel
poco di talento che mi ritrovo, ho potuto vivere una vita piena di entusiasmo
e di cose esaltanti. Quando ho iniziato a fare il regista, i critici
hanno deciso di enfatizzare le poche cose buone dei miei film e di non
dire nulla riguardo quelle terribili... Per quanto mi riguarda, quando
la palla ha rimbalzato sul nastro, è sempre cadura nella direzione
giusta.
Il
protagonista maschile del film ha successo in ogni cosa che fa. E' bello,
è seducente, gioca bene a tennis, diventa un ottimo manager...
Questa forse non è solo fortuna, forse c'è anche un po'
di talento...
Certo che
ha talento, ma quello che gli succede è la dimostrazione che
anche con tutto il talento che ha, con tutta l'attenzione che ci mette,
alla fine ha successo solo grazie ad un colpo di fortuna. Il rimbalzo
giusto, al momento giusto...
Vorrei comunque mettere l'accento sul fatto che guardando il film, gli
spettatori sono partecipi delle sue vicende, capiscono il suo stato
d'animo. Questo dipende esclusivamente dal carisma di Jonathan Rhys-Meyers:
è un attore così magnetico, così interessante,
che ci si appassiona al suo personaggio più di quanto non si
dovrebbe. Se avessi scelto un attore diverso, sicuramente la reazione
del pubblico nei confronti del personaggio - e del film in generale
- sarebbe stata molto diversa.
Passando
invece alla protagonista femminile, Scarlett Johansson è stata
definita la sua nuova Musa...
Io l'ho incontrata per caso mentre stavo preparando questo film, e si
è dimostrata un'attrice davvero meravigliosa. E' una perfetta
stella del cinema: è bella, sexy, molto intelligente e
molto sofisticata. Lavorandoci insieme l'ho trovata anche una ragazza
molto divertente, con un grande senso dell'umorismo, tanto che ho scritto
un altro film che mi desse modo di recitare con lei. L'abbiamo girato
quest'estate a Londra, si intitola "Scoop" e in confronto
a questo è un film piuttosto stupido, ma è un film realizzato
solo per far ridere. Comunque, non direi che Scarlett sia la mia Musa,
ma di certo è una fonte di ispirazione, non solo per me. Quando
la incontri, è impossibile non apprezzarla immediatamente: quando
arriva sul set lo illumina con la sua presenza, illumina tutto il quartiere
da tanto è radiosa...
In
questo film, un personaggio definisce il matrimonio come "un intreccio
di nevrosi". E' anche la sua opinione?
Beh, nel matrimonio bisogna essere molto fortunati, perché ogni
cosa deve andare al proprio posto. Ci dev'essere una sintonia perfetta
perché la relazione funzioni perfettamente; basta una sola piccola
cosa fuori posto, e le difficoltà diventano insormontabili. Trovare
l'anima gemella è un mix di impulsi nevrotici e ricerca della
perfetta sintonia, è per questo che se trovi la persona giusta
e riesci ad avere un matrimonio felice è un gran colpo di fortuna.
Anche in questo, conta di più la fortuna che qualsiasi tentativo
di razionalizzazione, che qualsiasi terapia psicanalitica... E' grazie
alla fortuna, che riesci a trovare qualcuno davvero giusto per te. Per
fare un esempio un po' 'grafico', un uomo che ha il desiderio di essere
frustato da una donna dev'essere molto fortunato per riuscire a trovare
una donna a cui piace frustare gli uomini, devono essere fortunati entrambi...
Questo incontro sostituirebbe tranquillamente un migliaio di ore di
analisi...
Lei
crede che l'Amore e la Morte abbiano tra loro una relazione diretta?
Credo che l'Amore e la Morte siano due cose che permeano la vita di
ognuno di noi, con cui cerchiamo continuamente di trovare un compromesso.
Penso si passi la maggior parte del tempo a riflettere sul fatto che
saremo qui solo per un periodo limitato, e che tutto sia destinato a
finire. Questa consapevolezza influisce su ogni nostra decisione, su
ogni cosa che facciamo... è un'ombra che ci segue dappertutto,
che ci condiziona molto più di quanto pensiamo. E' una cosa che
ci fa comodo nascondere sotto al tappeto e dimenticare, ma è
lì, ed ha una grande importanza. L'Amore, in effetti, è
una cosa che le persone usano per contrastare il pensiero della Morte,
cercando di convincersi che l'Amore la possa sconfiggere, che l'Amore
possa essere così appassionato, così perfetto, da diventare
immortale. Io non credo che questo succeda, credo piuttosto che l'Amore
sia una delle distrazioni più interessanti - forse la più
interessante, la più perfetta - che possiamo avere dal costante
pensiero della Morte. Quando funziona, quando siamo innamorati, è
molto piacevole allontanarsi dalla consapevolezza della nostra mortalità.
E anche quando non funziona, ci dà comunque un po' di distrazione...
"Match
Point" è il primo film che lei gira completamente fuori
degli Stati Uniti, ed è sicuramente un film diverso dai suoi
precedenti, soprattutto senza la preoccupazione di dover far ridere.
In realtà, anche in passato ho fatto dei film che non volevano
far ridere, dei film seri, anche se non molti. Questo, probabilmente,
è quello che mi è riuscito meglio. Penso sia stato molto
utile per me lavorare a Londra, anche se l'ho fatto solo perché
hanno accettato di finanziare il film lasciandomi completa libertà
creativa. Negli Stati Uniti vogliono leggere la sceneggiatura, vogliono
sapere chi saranno gli attori... vogliono partecipare... Io non
potrei lavorare in questo modo, non l'ho mai fatto: fin dal mio primo
film, "Prendi i soldi e scappa", non ho mai subìto
revisioni di sceneggiatura o interferenze di alcun tipo. A Londra mi
hanno permesso di lavorare come mi piace, e mi dà molta soddisfazione
vedere che il film è riuscito bene. Sono tornato a Londra anche
quest'estate per girare "Scoop" e ci tornerò ancora
per girare un terzo film, ma anche persone di altri paesi europei si
sono offerti di finanziare dei miei film girati nel loro paese. Per
me è quasi un sogno che si avvera, perché quando ero giovane
e mi sono innamorato del cinema, mi sono appassionato a quelli che negli
Stati Uniti chiamiamo foreign movies, i film stranieri. Ovviamente,
essendo statunitense non potevo diventare un regista straniero... ma
alla fine sono diventato un regista di film stranieri, perché
sono prodotti e realizzati all'estero con quella sensibilità
cinematografica europea che ho sempre adorato. E' una cosa che mi fa
molto piacere, è la realizzazione di un sogno...
Percorsi tematici
Match
Point - di Woody Allen; con Scarlett Johansson, Jonathan Rhys-Meyers.
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