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Alberto
Cassani, 21 Giugno 2005: Esaltante |
Fandango,
24 Giugno 2005
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Dogtown
and Z-Boys
di Stacy Peralta
Una
delle cose che noi europei non saremo mai in grado di capire veramente
è cosa davvero abbia significato e significhi la contro-cultura
per il popolo statunitense. Per quanto noi si possa leggere Kerouac
o studiare il movimento Hippie o ascoltare i Grateful Dead o tutto quello
che volete, sarà sempre qualcosa che riguarda prima qualcun altro
e solo di riflesso noi. Per quanto si possa tentare di seguire le stesse
linee guida di uno di questi movimenti contro-culturali, saremo sempre
e solo delle pallide imitazioni.
Il grande pregio di documentari come "Dogtown and Z-Boys"
è proprio quello di darci l'occasione di dare uno sguardo dall'interno
per lo meno al modo in cui alcuni esponenti della cultura da strada
degli USA interpretavano la loro vita. L'importante è poi essere
consci che qualunque tentativo di imitazione culturale da parte nostra
sarebbe destinato a fallire miseramente.
Venice
Beach è una delle spiagge più famose del litorale losangelino.
Dalla metà degli anni Cinquanta, a Venice come la limitrofa spiaggia
di Santa Monica si potevano trovare le giostre che componevano il Pacific
Ocean Park, il più importante luna park della West Coast. Quando
un decennio dopo il P.O.P. chiuse, quel territorio rimase in mano a
piromani e drogati, ma anche a surfisti e artisti da strada. Quel territorio
prese il nome di Dogtown, i cui surfisti erano tra i più rispettati
della città. Ma a Los Angeles bisogna andare sulla spiaggia la
mattina presto, perché alle 10 già le onde non vanno più
bene per fare surf. Così, i surfisti di Dogtown - gli Z-Boys
- iniziarono a fare skateboard nel pomeriggio, utilizzando la tavoletta
dello skate come fosse un surf e finendo anche per allenarsi nelle piscine
vuote delle ville dei ricchi. Quando nel 1975 venne organizzato un campionato
nazionale di skateboard, gli Z-Boys parteciparono in massa e stupirono
tutti con uno stile che nessuno aveva mai visto prima, aggressivo e
frenetico. Senza forse rendersene conto, avevano completamente rivoluzionato
il modo di andare sullo skate.
Ideato
e diretto da uno degli Z-Boys più di successo, per lo meno dal
punto di vista commerciale, "Dogtown and Z-Boys" è
certamente auto-celebrativo ma riesce a trasmettere pienamente l'amore
per lo skateboard che gli Z-Boys hanno. Forse però non riesce
a trasmettere l'esaltazione che quei ragazzi provavano nel fare evoluzioni
sulla tavola, e non tenta alcuna giustificazione per le scelte di vita
che hanno fatto (nessuno di loro deve aver studiato molto, ma in compenso
alcuni han fatto soldi a palate). D'altra parte non ce n'era bisogno...
Attraverso
le splendide fotografie d'epoca di Glen E. Friedman, ottimamente montate
da Craig Stecyk con filmati girati trent'anni fa e con nuove interviste
realizzate appositamente da Stacy Peralta, il film ripercorre velocemente
la storia dello skateboard, lasciando quella del surf molto sullo sfondo
(ma Peralta la riprende in un suo film successivo) e riuscendo a rendere
meravigliose le evoluzioni del gruppo ed esaltanti le loro imprese (e
che musiche...!).
Quale che sia la nostra opinione sui ragazzi che magari affollano le
piazze di qualche nostra città, balzerà agli occhi la
differenza tra loro e quelli ritratti nel film. Sulle nostre strade
i ragazzi si divertono, questi fanno sport. E sono i più bravi
di tutti.
Percorsi
tematici
Lords
of Dogtown - di Catherine Hardwicke; con John Robinson, Emile
Hirsch, Victor Rasuk, Heath Ledger.
Titolo:
Dogtown and Z-Boys (Id.)
Regia:
Stacy Peralta
Sceneggiatura:
Craig Stecyk, Stacy Peralta
Fotografia:
Paul Crowder
Interpreti:
Jay Adams, Tony Alva, Bob Biniak, Shogo Kubo, Paul Constantineau, Jim
Muir, Peggy Oki, Stacy Peralta, Nathan Pratt, Wentle Ruml, Allen Sarlo,
Jaff Ament, Skip Engblom, Glen E. Friedman, Tony Hawk, Jeff Ho, Henry
Rollins, Craig Stecyk, Jeff Ament, Steve Caballero, Paul Cullen, David
Hackett, Skip Engblom, Marty Grimes, Tony Friedkin
Nazionalità:
USA, 2001
Durata:
1h. 31'
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