Zatoichidi Takeshi Kitano In Giappone Zatoichi è un personaggio molto noto; grazie all'opera di Kan Shimozawa infatti, la figura del samurai cieco che vaga di villaggio in villaggio è entrata a far parte della tradizione e delle leggende nazionali. Questo è uno dei motivi che, per stessa ammissione del regista, gli creava preoccupazione: è infatti la prima volta che Kitano trae la storia di un suo film da un'idea che non è partita da lui, ma vi assicuriamo che il risultato è assolutamente all'altezza di tutta la sua opera.
Grande affresco in costume, atipico per la filmografia di Kitano, Zatoichi è un divertissement dalla prima all'ultima scena; intriso del suo classico humour nero, straripante di scene splatter assolutamente eccessive dove il sangue scorre a fiumi, il film percorre una vicenda molto classica della narrativa giapponese ma lo spettatore occidentale, anche se non esperto dell'ambito specifico, non si annoia di certo. Sin dalle prime scene (mitica quella degli zappatori a tempo di musica), Kitano strizza l'occhio ai suoi spettatori, rendendoli complici di questo eroe allo stesso tempo buffo e spietato, umano e giusto, ma anche vittima del vizio del gioco, e certo non riluttante a bere un bicchierino di sakè di troppo.
Bellissime le scene di combattimento, già quasi balletti che, man mano che il film procede, portano verso il vero capolavoro: il balletto finale, un assoluto colpo di genio che solo un regista che ha oggi, ed ha sempre avuto, il coraggio di osare poteva mettere in un film dalla vicenda tanto drammatica. Bellissimo tutto l'impianto tecnico del film: scenografia, costumi, effetti speciali, musiche. Ottime le interpretazioni, tra cui assoluta quella del grande Beat Takeshi, che si è cucito addosso un ruolo perfetto per sé; indimenticabile la scena degli occhi dipinti. Un musical e un dramma, un film di cappa e spada in odore di western, un affresco assolutamente divertente, un'ennesima conferma del genio di Takeshi Kitano. Da vedere e rivedere.
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