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Tiziana
Cappellini, 3 Gennaio 2007: Sconvolgente |
Eagle
Pictures, 5 Gennaio 2007
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Apocalypto
di Mel Gibson
Lo
sbarco in Messico degli Spagnoli è ormai prossimo ma, nonostante
si sia già nel Sedicesimo secolo, la leggendaria civiltà
Maya vive ancora in una dimensione mitica e pagana. È proprio
per ingraziarsi il favore delle divinità che i guerrieri Maya
irrompono nella semplice vita delle tribù che vivono nella foresta.
In questo gruppo di autentici figli della natura, si distingue il giovane
Zampa di Giaguaro sia per forza e coraggio che per un insolito Destino...
Anzitutto,
è necessario fare una piccola premessa: sarebbe opportuno che
lo spettatore intenzionato a vedere "Apocalypto" non sia digiuno
dei più recenti film diretti da Mel Gibson, siano essi "Braveheart"
o "The Passion". Questo, semplicemente
perché avendoli già più o meno apprezzati e, probabilmente,
anche assimilati, lo spettatore potrà essere in grado di assistere
ad un livello di estrema violenza, di scene sanguinarie e di azioni
efferate, difficilmente superabili in futuro.
Detto
questo, è necessario anche riconoscere i meriti del film stesso
e, ovviamente, del regista che risulta essere sempre più impegnato
nella complessa ricostruzione di controverse pagine storiche. Anzitutto,
è innegabile che la regia sia, in generale, di ottimo livello
e che il film sia un vero kolossal. Il ritmo delle scene è
incalzante; la suspense è assicurata fino all'ultimo minuto;
l'azione non è mai assente. Inoltre, Gibson riesce a trasmettere
pathos al pubblico - questo, per tutta la durata del film - sia attraverso
il ritmo concitato dell'azione che attraverso la naturalezza degli attori
- di origine indigena, i quali comunicano di volta in volta il loro
stato d'animo. Senza contare che i caratteri dei vari personaggi, seppur
sommariamente, sono tratteggiati in modo efficace, attribuendo un temperamento
definito a ciascuno di essi. Inoltre, per quanto i dialoghi - peraltro,
nell'antica lingua Maya - siano rarefatti e prevalga decisamente l'azione,
l'attenzione dello spettatore è comunque tenuta desta fino alla
fine del film. In realtà, questo avviene anche perché
l'incipit di "Apocalypto" vede protagonisti alcuni degli indigeni
che abitano nella foresta colti nella semplicità della loro vita
quotidiana, nell'intimità del rispettivo nucleo familiare e nella
vivacità dei rapporti di amicizia: insomma, viene mostrato quanto
basta affinché lo spettatore si affezioni ai personaggi principali
e ne segua le sorti con crescente apprensione, fino alla conclusione
- molto dilatata - del film stesso. Infine, se la regia è di
ottimo livello, non da meno risultano essere sia i costumi che la scenografia;
in particolare, quest'ultima assume toni epici e surreali nella ricostruzione
della città Maya e del Tempio, nel quale avvengono inconcepibili
sacrifici umani.
Per
quanto riguarda i punti deboli, invece, fra essi spicca la pseudo-immortalità
di Zampa di Giaguaro, decisamente improbabile ed inverosimile se non
fosse giustificata dalla presenza di un Fato che aleggia su di lui in
quanto eletto, appunto, dal Destino. Allo stesso modo, le varie profezie
che riguardano la sorte del giovane appaiono tutto sommato approssimative.
Tuttavia, se sostanzialmente le lacune del film possono essere ricondotte
a queste osservazioni, resta però da sottolineare come la precisa
scelta fatta da Gibson di mostrare un solo lato della civiltà
Maya faccia poi effettivamente dimenticare quanto invece ci sia stato
di importante e di apprezzabile in essa, tanto da risultare affascinante
e leggendaria ancora ai giorni nostri.
Il
nucleo tematico della trama, infatti, è costituito dalla cattura
da parte dei Maya della popolazione indigena; questa è una cattura
che, sulle prime, pare essere motivata da mire espansionistiche ma che,
poco dopo, rivelerà risvolti e scopi sconvolgenti. I guerrieri
Maya e tutta la loro eterogenea comunità vengono mostrati come
esseri mostruosi, ignobilmente vendicativi e sadici, esageratamente
crudeli, privi di pietà e di sentimento umano eccetto che per
la propria famiglia. Tuttavia, l'uccisione di molti indigeni e la deportazione
dei sopravvissuti eccetto i bambini, senza dimenticare la vendita delle
donne come schiave, sembrano essere solo un preambolo a quello che accadrà
poco dopo, ossia durante la scena-kolossal nella quale vengono mostrati
quei sacrifici umani cui le popolazioni pagane ricorrevano, in questo
caso per tornare agli antichi splendori. È questa sequenza l'apoteosi
della cifra sanguinaria di "Apocalypto" e, più prosaicamente,
dello sfarzo scenografico, oltre che della ricostruzione filologica
del film stesso.
Insomma,
basterebbero solamente queste immagini per rendere il film indelebile
- nel bene o nel male - nella memoria dello spettatore, anche se a onor
del vero bisogna aggiungere che in esso viene assegnato uno spazio non
irrilevante anche al valore della famiglia e a quello dell'amore, concepito
non solo come creatore di vita ma, addirittura, come sorta di talismano
contro la morte.
Percorsi tematici
La
Passione di Cristo - di Mel Gibson; con Jim Caviezel, Maia Morgenstern,
Monica Bellucci.
Titolo:
Apocalypto (Id.)
Regia:
Mel Gibson
Sceneggiatura:
Mel Gibson, Farhad Safinia
Fotografia:
Dean Semler
Interpreti:
Rudy Youngblood, Dalia Hernandez, Jonathan Brewer, Morris Bird, Carlos
Emilio Baez, Amilcar Ramirez, Israel Contreras Vasquez, Israel Rios,
Isabel Diaz, Iazua Larios Ruiz, Hiram Soto, Raoul trujillo, Gerardo
Taracena, Rodolfo Palacios, Ariel Galvan, Ricardo Diaz Mendoza, Richard
Can, Carlos Enriques Ramos Avilar, Ammel Rodrigo Mendoza
Nazionalità:
USA, 2006
Durata:
2h. 18'
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