| Alberto Cassani |
Testo introduttivo al corso di “Introduzione al linguaggio cinematografico”
per la scuola media inferiore “L. Pirandello” di Sedriano (MI) Anno scolastico 1997/98 |
Da dove cominciare
Un film racconta una serie di azioni che delle persone compiono in determinate situazioni. Per iniziare a scrivere una sceneggiatura bisogna avere un’idea di cosa si vuol far fare a queste persone, ai personaggi, di quali situazioni gli si vuole far affrontare, di quali luoghi gli si vuol far visitare. Nonostante tutti gli sforzi che uno scrittore può fare, è praticamente impossibile trovare un’idea assolutamente originale, riecheggerà sempre qualcosa di già visto in un altro film, o letto in un libro, o sentito in una canzone… L’importante, comunque, è non copiare, ma prendere spunto. Si può partire dalla stessa idea, dallo stesso punto di partenza, di un altro autore, per poi prendere tutt’altra direzione ed arrivare in un luogo completamente diverso. In parole povere: pur avendo una storia simile, il film può (e deve) essere completamente diverso. La storia non deve mai sembrare quella di un qualcosa di già visto, anche se spesso l’incrocio tra diverse cose già viste può sembrare persino qualcosa di nuovo. La storia deve sembrare una variazione interessante di un tema conosciuto. Non è mai buona idea, comunque, descrivere ciò che si scrive come “un incrocio tra questo e quello, con un po’ di quest’altro”. Questo vale in ogni campo della scrittura creativa, ma è vero soprattutto nel cinema.
Esistono milioni di modi diversi per sviluppare la stessa idea, quindi bisogna avere ben presente fin dall’inizio deve si vuole arrivare quando si inizia a scrivere. Facciamo qualche esempio di idea per dei film:
- Un ragazzo ed una ragazza si amano, ma sono costretti a tenere segreta la loro relazione.
- Un criminale, dietro la promessa della libertà, viene incaricato di recuperare un uomo che può salvare il mondo dalla distruzione.
- Un uomo torna dal regno dei morti per vendicarsi dei propri assassini.
- Durante una missione scientifica un gruppo di studiosi entra in contatto con una razza aliena sconosciuta.
- Ad un esperto poliziotto di colore viene assegnato un nuovo compagno, bianco e più giovane. I due si trovano subito invischiati in un complicato caso di omicidio.
Suonano familiari? Dovrebbero, perché la prima idea è quella che sta alla base di Romeo e Giulietta, ma è molto semplice e può essere facilmente adattata (e lo è stata) alle situazioni più diverse. La seconda è la storia di 1997: Fuga da New York, ma se specifichiamo che il prigioniero deve viaggiare nel tempo diventa quella de L’Esercito delle 12 Scimmie. La storia dell’uomo che resuscita è comune a Il Corvo ed al più recente Spawn, ma va detto che entrambi i film sono basati su dei fumetti. La terza è l’idea su cui si basa La cosa da un altro mondo, ma basta decidere di ambientarla nello spazio e diventa Alien. Infine possiamo ammirare la coppia di poliziotti bianco-nero sia in Arma Letale che in Seven.
Come potete vedere, dunque, le idee ricorrono, si riciclano, vengono copiate, ma vengono anche e soprattutto modificate. Quindi ricordatevi sempre che per quanto buona sia l’idea di partenza quello che conta veramente è il modo in cui viene sviluppata. Certo che se si parte da una buona idea…
Quando si ha la possibilità di scrivere ciò che si vuole si finisce spesso per fissare il foglio bianco per ore. La cosa migliore da fare, la prima regola dello sceneggiatore, è scrivere di ciò che si conosce, il che non vuol dire scrivere la propria autobiografia, ma piuttosto narrare la storia di un personaggio con cui abbiamo qualcosa in comune e che si muove in un ambiente simile a quello che conosciamo. Il protagonista del nostro film, che lo vogliamo o no, avrà sempre qualcosa in comune con noi, perché siamo noi a dargli vita, a decidere cosa deve dire e fare, ma queste somiglianze non dovrebbero essere l’aspetto principale del personaggio, a meno che non abbiamo avuto una vita veramente molto curiosa ed interessante.
Ma come si fa a sapere quando si ha un’idea veramente buona? Be’, all’inizio tutte le idee sembreranno buone, e quest’impressione si farà sempre più forte man mano che il tempo passa e quel dannato foglio continua a fissarci in tutto il suo candore. Bisogna cercare di dar libero sfogo alla propria fantasia, bisogna osservare tutte le idee che ci nuotano nella testa fino a che non abbiamo veramente l’impressione di aver pescato quella giusta. Allora prendiamo questa “grande idea” e guardiamola meglio. Ponetevi questa domanda: «È sufficiente per essere l’idea base del mio film?». Quanto più tempo ci avete messo per trovarla, tanto più il vostro “sì” sarà convinto. Bene, sappiate che un’idea sola non è mai sufficiente! Certo, ci sono un sacco di film “mono-ideistici” (e scusate il neologismo), ma nessuno di questi è veramente valido quando si pensa esclusivamente alla trama. L’idea centrale di un film dev’essere eccitante, affascinante e deve apparire diversa da tutto quello che si è visto o sentito fino a quel momento, e la vostra sceneggiatura dovrà essere piena zeppa di buone idee, soprattutto se ci sono scene d’azione. Per quanto grandi possano essere le esplosioni che vi immaginate, il pubblico le ha già viste. Per quanto rossi possano essere i vostri fiumi di sangue, il pubblico ne ha visti di più spaventosi.
Fino a questo punto, ed in genere anche quando la storia sarà completa, l’idea si potrà riassumere con una sola frase, con una sola immagine: la locandina che viene appesa fuori dai cinema. Molto spesso la locandina è sufficiente ad evidenziare le differenze che un film ha rispetto agli altri film che partono dalla stessa idea. Nel manifesto di Arma Letale si vedono Mel Gibson e Danny Glover spalla a spalla con le pistole in mano, mentre in quello di Seven erano riportati solamente i sette peccati capitali ed il titolo del film. Nel primo caso il film è incentrato su ciò che i protagonisti fanno, sul loro carattere e sul rapporto che si viene a creare tra di loro; nel secondo i due poliziotti agiscono in relazione a ciò che il “cattivo” fa, è lui che ha il controllo del film, anche se lo vediamo poco.
Cercate di visualizzare la locandina del vostro film. È interessante? È originale? È comprensibile? Se non vi sembra abbastanza interessante cercatene un’altra. Se assomiglia a quella di un altro film cercatene un’altra. Se non sapete come riassumere il film in una sola immagine cercatene un’altra. Di idea, non di locandina.
Scrivere il soggetto
Diamo per scontato che alla fine, dopo indicibili sofferenze, siate riusciti ad avere un’idea interessante e avete l’impressione di poterne veramente fare un intero film, perché avete anche delle altre idee su come sorprendere il pubblico ed evitare che si addormenti dalla noia. Prima di mettersi a scrivere la sceneggiatura vera e propria è meglio scrivere la scaletta del film, il soggetto. In pratica si tratta di decidere che tipo di persone volete che i vostri personaggi siano, quali sono le loro caratteristiche principali, dove volete che l’azione si svolga e cosa questi personaggi dovranno fare, quali problemi si troveranno ad affrontare.
Capita spesso di lavorare ad una sceneggiatura insieme ad altre persone. L’equazione per cui più teste pensano, più brillante sarà il risultato non è sempre vera, anzi è spesso vero il contrario: può capitare di trovarsi in disaccordo, di avere visioni opposte dello stesso problema, di interpretare in maniera diversa i personaggi. Questo succede soprattutto se non si ha molta familiarità con i propri compagni di lavoro, o se si è abituati a lavorare da soli, in piena libertà. Il pericolo maggiore, in questi casi, è quello di cercare di imporre sempre le proprie idee, perché a questo punto anche gli altri vorranno fare lo stesso ed il risultato finale sarà una sceneggiatura eterogenea e discontinua. Come lo si può evitare? Beh, innanzitutto bisogna entrare nell’ordine di idee che questa volta si fa parte di una squadra e che bisogna giocare con gli altri, insieme agli altri. Bisogna mettersi in testa che anche gli altri possono avere buone idee, e che anche noi possiamo averne di cattive. Potrà capitare che più di una persona pensi di avere l’idea giusta per sviluppare una scena, potrà capitare che entrambe le idee siano valide, ma potrà anche capitare che nessuna di queste lo sia veramente. Una cosa molo utile da fare quando si scrive in gruppo è porsi tutte le domande che una scena ci suggerisce, questo perché ognuno potrebbe avere dei dubbi diversi da quelli degli altri sull’effettiva efficacia di una scena. Portare all’attenzione degli altri questi dubbi aiuterà senz’altro a trovare la soluzione per i problemi che nascono mano a mano che si scrive. La regola fondamentale dello scrivere in gruppo ve l’ho già detta: bisogna essere un giocatore di squadra.
Anche se la cosa appare contestabile il modo migliore per dare un buon ritmo alla storia è dividere lo sviluppo dell’azione in tre parti, in tre capitoli:
- un’introduzione, in cui vengono presentati i personaggi principali, in cui si fa capire come e dove vivono e si inizia a presentare il problema che dovranno affrontare nel corso del film;
- una parte centrale dell’intreccio, in cui questo problema si sviluppa, sconvolgendo la vita dei personaggi. In pratica è il momento di sviluppare la vostra “grande idea”;
- un finale, in cui i personaggi risolvono (o forse no) la situazione in cui si erano venuti a trovare e si concludono anche le sottotrame, le idee secondarie che avevate inserito nel film.
Soprattutto siate ben sicuri di avere qualche idea interessante per ognuno di questi capitoli e di avere un deciso cambio di situazione approssimativamente a metà film. Come ho detto questa tecnica appare molto contestabile, ma deriva direttamente dal teatro dell’antica Grecia e se praticamente tutti i film sono scritti seguendo questo procedimento, una sua efficacia dovrà pur averla. Non fatevi troppi problemi, comunque: siamo talmente abituati a vedere e leggere storie strutturate in questo modo che finirete per scrivere il vostro soggetto rispettando questa regola, anche se potreste persino non rendervene conto.
Se state scrivendo una cosa in piena libertà, un “soggetto originale”, non fatevi problemi a dar libero sfogo alla vostra fantasia. Non chiedetevi se una scena è realizzabile, quando costerebbe o come bisognerebbe costruire il set in cui girarla, non sono problemi vostri. Chiedetevi piuttosto se la scena è plausibile, se è importante all’interno del film, e soprattutto se è interessante. Se avete l’impressione che serva solo per allungare il brodo, mettetela da parte e sperate di non averne bisogno. Non buttatela via, però, perché potreste averne bisogno: nello sviluppo della sceneggiatura, infatti, potreste decidere di cambiare un po’ la storia e finire per avere bisogno proprio di quel tipo di scena.
Quello che avete in mano a questo punto è più o meno la trama del film. È molto importante che la storia possa realmente interessare chi legge, e che possa anche interessare lo spettatore tipo, deve succedere qualcosa che valga la pena di narrare in un film. Ora immaginate di parlare con dei vostri amici di ciò che avete appena scritto. Sarebbero interessati? Vorrebbero saperne di più? Vorrebbero leggere la sceneggiatura? Siate onesti con voi stessi, mentire a questo punto sarebbe come mentire scrivendo sul vostro diario.
Se la vostra storia ha la possibilità di interessare qualcun altro al di fuori di voi e di vostra mamma potete iniziare seriamente a dar vita ai vostri personaggi. A questo punto del lavoro dovete occuparvi solo del vostro protagonista, ed eventualmente di un personaggio non protagonista che è comunque molto importante nell’economia del film, in genere il “cattivo” di turno. Gli altri li “disegnerete” man mano che faranno la loro apparizione nella storia. Iniziate col fare una lista di tutto ciò che il pubblico ha bisogno di sapere sul vostro protagonista, sottolineate le cose che il pubblico deve sapere subito, ed infine fate una lista di quello che non volete dire al pubblico, ma che comunque condizionerà la psicologia, e quindi le azioni, del vostro protagonista. Fate in modo di avere bene in mente le sue abitudini, i posti dove gli piace andare, il suo modo di parlare, il tipo di persone che gli piace frequentare. Quando avete messo su carta tutte queste cose e siete sempre convinti di quello che volete far fare ai personaggi, siete pronti per iniziare a scrivere la sceneggiatura.


19 novembre 2009 alle 21:59
Grazie!!
non sono anagraficamente giovanissima (45 e mezzo!), ho svolto lavori di ogni genere, sentendomi fuori luogo. ho sempre pensato che prima o poi sarei diventata una scrittrice per via della mia mania di raccontare e raccontarmi storie. ho dovuto scrivere. per non scoppiare!
leggendoti mi è venuto in mente che, per farmi capire, in realtà io descrivo questa “sindrome” in modo cinematografico. dico sempre che ho come un occhio, una piccola telecamera, nella testa. mi basta davvero poco. una finestra aperta, un profumo, il gesto distratto di un passante, una borsa della spesa….tutto per me è uno spunto per vedere racconti. e non riesco ad evitarlo. (immagina quante volte sono caduta o ho sbattuto lo zigomo su una porta a vetri!).
da domani non scriverò più romanzi, né fiabe ma sceneggiature. giusto per placare il mio terzo occhio.
penserai..”oddio! ho creato un mostro! ce ne fossero pochi!”…e allora ti rassicuro: scrivo solo per me, tranquillo!
I tuoi consigli sono illuminanti. semplici e passionali.
ti ringrazio davvero tanto,
paola
20 novembre 2009 alle 13:36
Ciao Paola. Ci mancherebbe che uno non possa fare quello che vuole, nell’intimità di casa sua… Se ti senti, è giusto che provi a scrivere una sceneggiatura, anche se secondo me sarebbe una sfida molto più interessante provare a scrivere un romanzo con stile cinematografico. Però se scrivi una sceneggiatura ti può dare sicuramente qualche idea e qualche indicazione per poi scrivere i tuoi racconti in maniera più cinematografica. In ogni caso, in bocca al lupo!
24 dicembre 2009 alle 22:04
Alberto Cassani, voglio confidarti un piccolo segreto:
Vorrei laurearmi all’università di regia di Venezia ma l’unico problema era scrivere la sceneggiatura di un film interessante.
I primi copioni che scrissi erano banalissimi film dell’orrore molto splatter che duravano la bellezza di venti minuti, e allora cadevo in grossa disperazione perché le idee ce le avevo ma era stenderle che non riuscivo.
Sai, io scrivo pagine e pagine di racconti di qualunque genere, dall’horror al fantasy fino a cronache della guerra del Vietnam, ma il mio punto debole è che non riescivo ad utilizzare le descrizioni giuste.
Poi, qui in ottobre ho scoperto CineFile, ho letto le tue recensioni su come scrivere una sceneggiatura e allora ho buttato giù una ventina di soggetti diversi.
Poi dovrò rimboccarmi le maniche e cominciare a stendere le sceneggiature, ma non adesso perché sono ancora in prima superiore.
Comunque grazie Alberto, se non avessi letto quanto hai scritto in quei cinque articoli, adesso sarei ancora depresso.
26 dicembre 2009 alle 16:11
veramente questo è un sito che si contraddistingue da molti, specie per questi gioiellini che ogni tanto escon fuori.
Articolo-Saggio interessantissimo, che presi come spunto/studio per superare dei corsi di sceneggiatore; ancora adesso ogni tanto me lo riguardo prima di iniziare a scrivere una storia.
Fai onore a tutti li scrittori della rete, che sognano i propri film in testa.
26 dicembre 2009 alle 19:44
Bhè, cercherò di fare del mio meglio, grazie.
27 dicembre 2009 alle 02:26
Salve
io è da tempo che mi frulla in testa in idea per un copione di un film. io sto imparando la fotografia e vorrei lavorare come direttrice fotografa nelle produzioni fotografiche ma essendo sempre attratta dal cinema ed in particolare dai classici e anche le storie di persone raccontate durante gravi periodi storici vorrei scrivere su un personaggio che per me è la rappresentazione massima del sarficio, bonta d’aniamo,sognatore,idealista che ha creduto in qualcosa che poi l’ha profondamente deluso. tramite la sua storia comincinado dalla sua infanzia,vorrei percorerre anche un perido di storia di un paese trovato sempre in mezzo a conflitti allienanti ad egli stesso e che è sempre stato visto male all’estero,
vorrei raccontare di una storia du un uomo e di uomini straordinari e il filone drammatico mi piace molto per questo progetto.
il mio problema , e da dove cominciare. io ho già visto il cartellone del mio film, il titolo sono indecisa però ho già in mente quale possa andare bene. vorrei solo poter capire quanto devo scrivere perchè e dove concetrarmi di più,ciò su quale parte della vità del mio personaggio.
poi vorrei presentarlo ad una casa di produzione.
come vi sembre il mio progetto anche se non ho spiegato più di tanto sulla tramma, personaggi,luoghi ecc.
27 dicembre 2009 alle 13:39
Mi sembra buona come idea, ti auguro un buon successo.
27 dicembre 2009 alle 13:40
Ma per curiosità che tipo di film è: sulla shoa o su cos’altro?
27 dicembre 2009 alle 14:37
Io invece sto scrivendo la sceneggiatura di un hardboiled che racconta di due fratelli assassini che vengono coinvolti in un crimine di polizia in cui ci sono dietro casi irrisolti e desideri di vendetta, oltre ad una buona dose di corruzione.
è come un po’ per il padrino, il titolo fa capire che i protagonisti sono i due fratelli, ma il vero protagonista è il detective che indaga su di loro.
Il finale è un po alla VENERDì 13, spero però che vi possa piacere.
27 dicembre 2009 alle 15:12
Grazie a tutti per l’apprezzamento a questo lavoro. Devo dire che questo testo era nato anni fa come semplice guida per un corso che ho tenuto per due anni nella scuola media del mio paese (non a caso, quasi tutti gli esempi che contiene si riferiscono a film che poi ho fatto vedere ai ragazzi), però poi è stato molto apprezzato anche da professionisti che hanno avuto modo di leggerlo su queste pagine. Segno che tutto sommato il lavoro di preparazione che ho fatto per scriverlo non è andato sprecato…
Comunque, una delle cose che ho sempre detto ai miei studenti è di scrivere storie semplici, che riguardano cose che si conoscono bene. Scrivere un film è una cosa complicata, è un lavoro lungo, e più si incontrano difficoltà più è facile scoraggiarsi e decidere di lasciar perdere. Allora è meglio fare passi piccoli ma continui: scrivere una cosa semplice, poi una cosa un po’ più articolata, poi una ancora più complessa e così via. Se parliamo della sceneggiatura di un lungometraggio parliamo di 90-120 pagine, che anche se contengono molto spazio per via della formattazione particolare del testo sono comunque un lavoro enorme. Allora è molto meglio dedicarsi inizialmente alla sceneggiatura di un cortometraggio, non più di 10 minuti, che è una cosa già molto più difficile di quanto può sembrare (anche solo raccontare la storia stando nei 10 minuti non è per nulla una cosa facile).
In ogni caso, mai – mai – scrivere di cose che non si conoscono. Se si vuol scrivere di qualcosa che non si conosce bisogna studiarsi bene l’argomento prima di mettersi a scrivere, perchè farlo dopo potrebbe creare grossi problemi allo sviluppo della trama e addirittura vanificare tutto il lavoro rendendo totalmente non plausibile il film. Non si può, ad esempio, ambientare un film in una città che non si conosce per nulla, perché al cinema le cose bisogna mostrarle e il pubblico si accorge quando si sta barando. Al cinema, Emilio Salgari non avrebbe mai potuto avere successo.
Però appunto, al cinema le cose bisogna mostrarle. E raccontare per immagini – pensare di raccontare per immagini – è una cosa difficile, una cosa che non siamo per nulla abituati a fare. Allora per chi comincia e ha tempo consiglio di prendere dei racconti brevi di autori che si amano e provare a sceneggiarli fingendo di dover realizzare un cortometraggio. E’ un lavoro che può sembrare inutile, ma che invece è molto importante perché rende necessario l’immaginarsi la scena sullo schermo, perché allo sviluppo della trama ci ha già pensato qualcun altro. E’ un po’ come chi disegna facendo copia dal vero: quando sarà capace di farlo, potrà provare a disegnare “inventando”, ma se ci prova prima la riuscita è impossibile.
Un’altra cosa che conviene fare è guardare i film che in qualche modo affrontano temi e situazioni che si vogliono raccontare, in modo non tanto da poterne prendere spunto quando da potersi rendere conto se una cosa può funzionare sullo schermo oppure no, e anche che tipo di erorri è facile commettere.
Indicazioni più precise non ne posso dare: ogni storia ha la propria anima, e ogni scrittore ha il proprio stile. L’importante è non abbattersi se si fatica ad andare avanti, e fare un passo alla volta per poter apprezzare i propri miglioramenti.
27 dicembre 2009 alle 15:30
Preziosissimo consiglio, grazie.
27 dicembre 2009 alle 15:33
Prezioso consiglio, grazie.
27 dicembre 2009 alle 19:36
ecco come inizia la mia sceneggiaura:
“La storia inizia con ( devo ancora trovare un nome ), assassino di fama, che entra…
Mi spiace lascio la sorpresa…
27 dicembre 2009 alle 20:15
Allora: se si tratta di una sceneggiatura e non di un soggetto, non puoi scrivere “la storia inizia con…”. O parti con “Pinco Pallo entra in…” o inizi con una descrizione del luogo: in una sceneggiatura bisogna limitarsi a ciò che si vede e si sente, tutto il resto è inutile e dannoso. Poi l”etichetta di “assassino di fama” è troppo vaga: innanzi tutto sarebbe meglio mettere anche una brevissima descrizione fisica, e poi bisogna far capire se “assassino” sta per serial killer o per sicario a pagamento (sempreché non sia meglio non dir nulla e farlo capire man mano che si legge).
27 dicembre 2009 alle 20:29
grazie ancora per I tuoi consigli
28 dicembre 2009 alle 02:19
Ciao Riccardo
la storia che hi in mente è ambientata dopo la seconda guerra mondiale in un paese distrutto che presto avrebbe subito un altra grande tragedia,una dittatura di 50 anni. precisamente in albania.non è mai stata raccontata la storia di un popolo antico quanto la Grecia,Roma e Macedonia.
Voorei raccontare la storia di un bambino che amava la letteretura e che voleva diventare un grande uomo un giorno. voleva essere l’orgoglio dei suoi genitori e del suo paesino anche se era estremamente povero.
e’ un uomo,l< storia del quale merita di essere raccontata.
sarà difficile ma spero di riuscire a farcela. magari ci possiamo dare delle idee e consigli utili.
io ci provo che lo desidero tantissimmo.
28 dicembre 2009 alle 11:16
Innanzitutto devi conoscere alla perfezione ( non dico alla perfezione, basta aproffonditamente ) l’argomento di cui si vuole parlare, altrimenti non puoi raccontare di cose che non conosci. e poi bisogna anche vedere dei film ambientati in quel determinato periodo storico per avere qualche spunto. Poi mettici tanta fantasia e creatività. Il consiglio me lo ha dato Alberto Cassani, lo sto praticando anch’io e mi pare un buon metodo, soprattutto io e te che siamo sceneggiatori alle prime armi.
28 dicembre 2009 alle 17:04
Bhè Alberto, non posso certo darti torto.
è troppo complicato il soggetto che vorrei stendere come sceneggiatura.
e hai anche ragione che dovrei iniziare su cose più semplici e fare un passo alla volta, invece che passi da gigante. D’altronde, non è così che ha fatto anche Martin Scorsese?
Credo che inizierò con un cortometraggio su Gesù.
28 dicembre 2009 alle 17:09
Tranquillo Alberto, non sono un tipo frettoloso, ho scritto ben venti soggetti e non è la fantasia che mi manca, anzi se riuscirò mai a realizzare questo cortometraggio, stai certo che lo dedicherò a te.
titolo di coda: AD ALBERTO CASSANI ” IL MIO MENTORE “.
Dico sul serio, i tuoi consigli sono veramente eccezionali ed efficaci.
Hai tutte le carte in regola per fare anche tu lo sceneggiatore.
28 dicembre 2009 alle 17:10
Ciao
la cosa che mi aiuta è che conosco quella realtà e il racconto sarebbe basata su una storia veramente accaduta,su un personaggio veramente vissuto. con i suoi dettagli e la mia fanatasia cercherò di mettere in piade questa storia.
io sono molto drammatica nel modo do vedere le cose e molto nostalgica e avrei anche altre storie da raccontare. vorrei soltanto fare in modo che vengano recepiti nel modo giusto sia il mio messaggio che quello che i miei personaggi vivono.vorrei che chi guarda lo vivesse in prima persona.
c’è la farò? ..lo spero..!!! intanto c’è la metto tutta…
28 dicembre 2009 alle 17:17
mi scuso dei miei errori ma essendo abituata a scrivere molto velocemente con la tastiera mi dimentico di correggere …dovuto alla ma età e all’essere impaziente:)))comunque mi farebbe piacere ricevere dei commenti man mano che scrivo la mia scenggiatura.
avvolte il pessimismo mi avvolge e tutte le mie idee e le immagini che ho in testa si confondono come un vortice che mi fanno appesantire la testa e come accade sempre quando sei agli inizi, fissi il foglio bianco senza scrivere niente…senza riuscire e trasformare ciò che ho in testa in parole vere e reali.
però scrivero piano piano…
28 dicembre 2009 alle 17:25
Se ho ben capito, Rosi, hai molte idee in testa, anche se non ti sembrano buone, mettile da parte, non buttarle, scrivine dei riassunti ( i soggetti ) e rimprendili quando ne hai bisogno o ne hai voglia, perché anche una storia che potrebbe sembrare un’autentica fanfaronata può dimostrarsi una grande storia che può essere raccontata, e mostrata ad un pubblico pronto a discuterla.
Diceva Stanley Kubrick:
« If it can be written, or thought, it can be filmed. » « Se può essere scritto, o pensato, può essere filmato. »
Ed è una cosa vera.
Basta che non fai come Robert Rodriguez, che fa il regista per rappresentare ciò che vuole e piace.
Il cinema è si intrattenimento, e sì anche lo sceneggiatore deve mettere la propria sensibilità nello scritto, ma bisogna anche scrivere futuri film che abbiano un senso compiuto, altrimenti, pasta e fasioi, il film fa flop.
28 dicembre 2009 alle 17:25
Per questo, non scrivere mai di fretta. Mettici il tuo tempo, ma che sia una buona cosa.
28 dicembre 2009 alle 17:27
Ps: Anche io sono un tipo impaziente, ma ho imparato anche ad aspettare.
29 dicembre 2009 alle 14:32
Esagerato, Riccardo… Comunque, così come gli esperti di calcio non fanno mai 13 al totocalcio, gli esperti di sceneggiatura non scrivono mai sceneggiature…
Comunque, diciamo che una sceneggiatura deve (dovrebbe) essere curata con attenzione e non ci si possono permettere errori e disattanzioni. Per questo è importante sapere bene di cosa si sta scrivendo, però è anche vero che bisogna capire se la storia che si sta raccontando vale la pena di essere raccontata, perché noi possiamo anche esserci particolarmente legati ma a chi la leggerà magari non interessa… E non bisogna preoccuparsi se una cosa che si scrive sia facile o difficile da girare: quello è un problema cui deve pensare il produttore, non lo sceneggiatore.
29 dicembre 2009 alle 18:36
Si è vero, ma pensa invece a Michael Mann che ha scritto, diretto e prodotto Miami Vice, che faticaccia, persino Clint Eastwood, nonostante la sua età riesce ancora a dirigere, a produrre e anche a recitare nei suoi film che fatica sarebbe.
10 febbraio 2010 alle 23:23
Caro Alberto… non ho ancora letto tutta la tua spiegazione, perchè poi mi sono perso nei commenti…
io ho un piccolo dramma
Ho 19 anni, e sono iscritto all’università. Ma ho un sogno. Io desidero “fare cinema”, scrivere e dirigere in particolare.
Sono qui per chiederti aiuto.
Sto attraversando una piccola crisi, perché anche mentre do un esame, non riesco MAI a smettere di pensare al cinema. Ieri notte mi sono rigirato nel letto fino alle 2 pensando a come sarebbe bello vedere la propria immaginazione, le proprie idee, e i propri film sul grande schermo.
Quindi ti chiedo un consiglio. Io non posso abbandonare l’università, i miei non me lo permetterebbero mai (e chi paga poi?) ma io voglio almeno provare. Anche a costo di una scuola serale di cinema… io voglio imparare ALMENO a scrivere una sceneggiatura. Se poi vedo che anche con gli “attrezzi” adatti, quello che scrivo, non piace e non MI piace, allora forse avrò sbagliato a pensare che fossi destinato a questo.
So che può sembrare banale, ma io prediligo il cinema americano. Intendiamoci, non le scene “all’americana” con tante esplosioni, macchine veloci, ragazze in bikini e battutina scontata per rallegrare l’ambiente.
Trovo semplicemente che a volte anche già in un’inquadratura si possa notare la differenza. A volte il cinema italiano mi sembra sciapo, privo di emozioni.
Ci sono poi alcuni registi, ed alcuni film che ho davvero adorato, e mi hanno fatto pensare che ,forse, per il cinema italiano c’è speranza.
Ho passato la serata su internet. Ho letto su wikipedia, mi sono appuntato nomi di libri sulla sceneggiatura, e sono arrivato qui… Tu cosa mi consiglieresti di fare? Ormai sono grande, e non posso fare a meno di pensare che sia giunta l’ora di prendere le proprie decisioni e seguire il mio sogno… Ma non posso nemmeno smettere di pensare che sono troppo grande per attaccarmi a un sogno…
AIUTO!
Forse non puoi darmi queste informazioni, o non sai nulla, ma io provo a chiedertelo lo stesso…
Conosci qualche corso di cinema a Milano?
oppure
Conosci qualche corso estivo, anche all’estero?
Non potendo abbandonare gli studi mi devo accontentare..
Ti ringrazio anticipatamente,
Marcello
11 febbraio 2010 alle 13:47
Marcello, in realtà di corsi e scuole di cinema a Milano ce n’è molte. Ma spesso hanno costi proibitivi. Visto che sei già all’università ti consiglio di guardare se puoi inserire nel piano di studi qualche esame di cinema che molto probabilmente c’è da qualche parte in un altro corso di laurea o in un’altra facoltà, ma non è detto che l’ordinamento attuale della tua università lo permetta. In questo modo accontenti i tuoi genitori, ti prepari per il futuro ma inizi a renderti conto di cosa c’è dietro le quinte del cinema.
Milano, comunque, offre molte possibilità di studio nell’ambito del cinema. Poi, magari, le possibilità professionali per adesso sono ridotte, però proprio lunedì c’è stata l’inaugurazione della sede milanese del Centro Sperimentale di Cinematografia, in viale Fulvio Testi. Puoi leggere i bandi qui http://www.fondazionecsc.it/context.jsp?ID_LINK=22&area=7, ma l’età minima è 22 anni mi pare sia obbligatoria una laurea triennale. Sono corsi biennali gratuiti, ma con una selezione durissima visto che accettano solamente 12 persone per corso.
Ci sono poi i corsi di cinema dell’Istituto Europeo di Design, in piazza cinque giornate (http://www.ied.it/), che mi risulta siano costosissimi ma hanno dei buoni insegnanti. Anche questi sono a numero chiuso ma non così ristretto come il CSC, e per l’iscrizione richiedono il diploma di maturità.
Se invece vuoi provare a fare qualche workshop, ci sono quelli della Macchina dei Sogni (http://www.macchinadeisogni.org/), con lezioni nei week-end e corsi di regia e sceneggiatura. Questa è la possibilità forse più praticabile per te, ma francamente non ho idea di quanto costino i loro corsi.
Spero di averti dato qualche informazione che ti sarà utile.
13 febbraio 2010 alle 02:57
Grazie delle informazioni!
Ho contattato la macchina dei sogni ma temo che non riuscirò a frequentare nessun corso per ora causa università… purtroppo non c’è nulla che c’entri con il cinema nel mio corso universitario…
Ti voglio fare una domanda in tutta onestà.. pensi che sia possibile avere successo come sceneggiatore anche facendo l’autodidatta? ho letto di un regista autodidatta che ha fatto un paio di film… magari come sceneggiatore è anche un po piu facile perchè se hai l’idea giusta, scritta con un po di tecnica giusta…
A volte mi domando… ci sono persone che escono da scuole di cinema e poi non vanno da nessuna parte.. io dove spero di arrivare? pensi sia possibile farcela senza un background importante? io dalla mia ho solo una passione e un discreto “portafoglio film”, cioè un po di esperienza e di roba vista… secondo te è possibile farcela?
magari un fuoriclasse si…
ma sono sempre più convinto che il mondo sia molto cambiato… non è più “l’era del Klondike” dove un poveretto poteva fare fortuna col duro lavoro.. e in italia meno che meno… comunque continuerò a lavorare duro!!
grazie mille ancora di tutto
13 febbraio 2010 alle 15:03
Marcello, può un privatista prendere il diploma di maturità? Può uno studente universitario passare gli esami e arrivare a laurearsi senza frequentare i corsi? Allo stesso modo, uno può imparare a scrivere sceneggiature senza fare scuole specifiche, semplicemente leggendo libri e leggendo altre sceneggiature. Fare il regista è magari più complicato, perché scuole e corsi danno la possibilità di toccare con mano l’attrezzatura che serve per girare un film e farsi un’idea di cosa succede su un set, ma questo non vuol dire che non si possa imparare da soli. Steven Soderbergh diceva che le scuole di cinema non servono a niente: se uno ha talento deve solo prendere una telecamera in mano e dimostrarlo.
Detto questo, le scuole hanno comunque il vantaggio di permettere di avere a che fare con altre persone che vogliono fare lo stesso lavoro e soprattutto con persone che già lo fanno, e questo è importantissimo. Purtroppo il problema vero non è tanto imparare a scrivere, ma riuscire a fare in modo che qualche produttore legga ciò che si è scritto.
19 febbraio 2010 alle 17:45
Certo che trovare un soggetto che non sia già stato realizzato è proprio complicato. Bisogna proprio fare un bello sforzo di cervello.
Ho appena scritto due sceneggiature ( di cortometraggi ) e le ho già buttate al cesso perché non mi sembrano buone.
Credo che riprenderò uno dei miei vecchi progetti hardboiled.
Alberto, nella recensione c’è scritta la traccia dell’uomo che torna in vita per vendicarsi dei suoi assassini. Più che il corvo rimanda Ghost.
19 febbraio 2010 alle 18:06
Patrick Swayze non torna in vita: resta sulla Terra sotto forma di fantasma.
19 febbraio 2010 alle 18:07
ah è vero.
22 febbraio 2010 alle 12:48
Ho letto da qualche parte… Credo qui.. Che bisogna registrare la propria sceneggiatura alla SIAE per evitare furti di storie o idee… Qualcuno sa indicativamente quanto può costare? E poi da cosa dipende? Tipo 1 centesimo a arattere? :p o magari 5 euro a pagina.. O magari c’è un preZo fisso e basta tipo 10mila euro a sceneggiatura? Non che voglia registrare nulla… É pura curiosità… Se potete fatemi sapere
22 febbraio 2010 alle 14:40
Allora, registrare un testo alla SIAE non impedisce a chi legge il testo di rubarlo o plagiarlo, però permette all’autore originale di dimostrarne la paternità e quindi chiedere un indennizzo economico non indifferente. Però ovviamente è un’assicurazione per quando si manda la propria sceneggiatura ai produttori, perché ammesso che abbiano cattive intenzioni ci penserebbero due volte quando vedono la registrazione SIAE in copertina.
Se un autore vuole registrare una singola opera, il costo è fisso a 130 euro. C’è però la possibilità di associarsi alla SIAE, e in questo caso si paga una quota annuale e ogni opera registrata costa solo 65 euro.
12 aprile 2010 alle 14:08
ciao alberto e complimenti per questo articolo che ho trovato davvero utile ma soprattutto comprensibile!
mi sono da poco reso conto che il mio sogno è fare lo sceneggiatore. ho sempre scritto, fin da piccolo, ma diciamo che non mi sono mai sentito veramente a mio agio con i romanzi, perchè quando scrivo tendo sempre ad immaginarmi quell’idea come sarebbe vista in un film.. quindi credo che a questo punto la direzione più ovvia sia la sceneggiatura.
vorrei porti qualche domanda:
1- pensi che alla mia età (20 anni), sia un po’ troppo tardi per avvicinarsi a questa nuova passione? sembra ridicolo, ma so di giovanissimi che sono già pienamente proiettati in questo mondo!
2- secondo te è necessario frequentare corsi o scuole sul cinema per avere successo in futuro? io vado all’universita ma il mio percorso di studio non c’entra niente con il cinema!
3- puoi darmi qualche indicazione in più sulla scrittura del soggetto (che credo preceda quella della sceneggiatura)? come deve essere?
4- rispondimi con sincerità: quante probabilità ci sono che uno sceneggiatore emergente riesca a trovare un produttore interessato al suo lavoro qui in italia? bisogna avere per forze delle conoscenze?
ti sarò grato se risponderai alle miei domande e scusa se sono tante,
dario
12 aprile 2010 alle 19:18
Ciao Dario, grazie del complimenti.
Allora, comincio dal fondo. Le probabilità che un emergente ha di farsai notare dai produttori sono pochissime, soprattutto se non vive a Roma. Però non è detto che siano infinitesimali, in fondo un po’ di fortuna può sempre saltar fuori. Certo scrivere una sceneggiatura di valore e con un argomento che possa interessare un produttore cui viene sottoposta non è facile, però secondo me vale la pena di provare.
Frequentare scuole di cinema non è una vera e propria necessità, ma certo diplomarsi al Centro Sperimentale aiuta molto a inserirsi nell’industria cinematografica italiana. Il mio consiglio è di prendere una laurea triennale e poi provare a entrare al CSC. Nel frattempo si può anche seguire qualche corso o qualche stage, ma senza spendere cifre assurde perché tanto queste scuole servono fino a un certo punto.
Il soggetto è una specie di riassunto della sceneggiatura. E’ un racconto della trama abbastanza dettagliato, che faccia capire non solo l’intreccio ma anche i luoghi in cui la storia si svolge e il tipo di personaggi che popoleranno il film. Allo sceneggiatore serve più che altro per fare ordine nella propria testa e aver ben chiaro cosa vuole fare del film prima di mettersi a scrivere la sceneggiatura, ai produttori serve per evitare di leggere tutta la sceneggiatura e farsi un’idea delle potenzionalità della pellicola. In ogni caso dev’essere completo ma conciso, se è lungo cinque pagine è troppo lungo.
14 aprile 2010 alle 12:11
avrei un’ altra domanda di livello tecnico:
lo sceneggiatore deve scrivere solo quello che si vede o anche quello che non si vede?
mi spiego facendo un esempio:
ieri ho visto broken flowers e c’erano diverse scena letteralmente povere di azione, tipo bill murrey seduto che ascolta musica oppure immobile che riflette, e sono magari scene che durano 30 secondi, un minuto, che è molto data l’assenza di azioni o parole.
ecco, una scena simile come andrebbe scritta?
basterebbe dire:
INT. CASA DI TIZIO
tizio siede sul divano e ascolta musica
(magari aggiungendo il tempo che la si vuol far durare)
oppure si deve scrivere anche quello che la scena vuol significare, quello che il personaggio pensa, le sue espressioni facciali?
questo era un esempio, ma in generale vorrei sapere se nella sceneggiatura vanno descritte anche le situazione emotive, qualche direttiva espressiva, in pratica come ci immaginiamo la scena punto per punto, oppure ci si deve limitare a scrivere brutalmente solo quello che si vede e lasciare al regista il resto?
14 aprile 2010 alle 12:22
Ieri ho visto “Amores e perros” di Iñárritu ,mi sbaglio o non e’ stato recensito . Un film di questo spessore non puo’ mancare in cinefile.
18 maggio 2010 alle 18:04
Alberto, io ho steso un soggetto per un film horror mi potresti dare qualche consiglio su come si scrive un buon horror?
21 maggio 2010 alle 22:49
Mattia, dovresti essere più preciso sul tipo di horror che hai in mente. Diciamo che comunque gran parte dell’efficacia di un horror sta nella riuscita della figura del cattivo e dal modo in cui la suspense cresce man mano che il film procede. Qualche morte originale ma non troppo elaborata aiuta, e se riesci ad ambientare il film in un’ambientazione inedita è meglio.
23 agosto 2010 alle 12:53
Si può iniziare una sceneggiatura così:
EST. Vicolo Paese – Notte
La MDP indugia sui tetti delle case, poi mano a mano arriva ascoprire il vicolo dove sono appartati ANTONIO e e MARIA.
ANTONIO (fvc)
Maria, io ti voglio sposare
23 agosto 2010 alle 17:17
Sì, anche se piuttosto che “mano a mano” sarebbe meglio scrivere “lentamente”. Conviene comunque specificare anche fino a quanto si avvicina ai due personaggi. Così com’è sembra siano inquadrati in campo lungo da sopra il tetto della casa. Puoi magari aggiungere una cosa del tipo “cui si avvicina fino ad inquadrarli in CM” alla fine della frase.
24 agosto 2010 alle 13:20
La ringrazio per i preziosi consiglio……….sono gli errori dei principianti.
Gradirei una sua opinione sulla scena seguente che fa parte di u na seneggiatura.
Tengo molto al suo qualificato giudizio
INT. casa del sindaco – giorno
Don Felice aspetta di essere ricevuto dal Sindaco. Si guarda intorno poi si sfila l’orologio dal taschino lo guarda e lo ripone. Si apre una porta e esce il Sindaco che accompagna un contadino.
Sindaco
…E dica a sua moglie di stare tranquilla che ci penso io.
Contadino
(salutando con riverenza)
Grazie signor Sindaco e che Dio la benedica.
Esce e va via.
SINDACO
(felice di vedere Don Felice)
Caro Don Felice, prego si accomodi.
Entra nella stanza da dove era uscito facendo strada e accendendosi un sigaro.
SINDACO
(cont.)
Allora, quale buone notizie mi porta.
Don Felice
Queste!
Tira fuori dalla tasca interna della giacca dei soldi e li poggia sul tavolo.
Ma temo che potrebbero essere le ultime, purtroppo.
SINDACO
(preoccupato)
E perché mai? Cosa è successo? I nostri coltellinai
sono il vanto di tutta la provincia di Campobasso,
si affermano, vincono premi e riconoscimenti anche a Napoli…
DON FELICE
(interrompendolo)
Il prete!
SINDACO
Il prete? Don Giuseppe? cosa c’entra Don Giuseppe?
DON FELICE
Ho paura che questo prete ha strane idee per la testa;
può diventare un pericolo per me, per lei e per tutta Frosolone!
SINDACO
Non capisco.
DON FELICE
(cont.)
Questo prete va predicando nelle cantine ai coltellinai
di unirsi in cooperative, di vendersi loro i coltelli, senza
arrivare a me e di riflesso a lei; così ci sfuggirà tutto di mano.
SINDACO
(cercando di rassicurarlo)
Se l’immagina i coltellinai che fanno i commercianti:
lavorare sanno lavorare, ma con il commercio non c’entrano,
il commercio è tutt’altra cosa, sono analfabeti sono operai,
devono lasciare fare ad altri questo lavoro. E poi penso che nessuno
è cosi stupido da credere alle chiacchiere di Don Giuseppe.
DON FELICE
Stupido? O intelligente? Cè’ quell’Antonio, che ultimamente durante una consegna
mi ha parlato di queste “riunioni” e ne è rimasto entusiasmato;
è amico del prete, lo frequenta ed è seguito da molti coltellinai.
SINDACO
Cosa vuole che faccia?
DON FELICE
Oltre ad essere mio socio in affari è anche il Sindaco di Frosolone;
credo che un suo personale interessamento alla faccenda
mettendo al corrente del tutto il Vescovo potrebbe riportare tutto alla normalità.
SINDACO
(titubante)
Si, ma voglio prima parlare io con Don Giuseppe,
capire meglio, vedere quali sono le sue reali intenzioni…
DON FELICE
(ricomponendosi per uscire, con sarcasmo)
A me interessano di più le sue di intenzioni, Sindaco,
arrivederci e si ricordi che le buone notizie
(indica i soldi sul tavolo) potrebbero essere le ultime.
esce dalla stanza.
26 agosto 2010 alle 15:03
Allora, nel momento in cui entrano nell’altra stanza cambia la scena. E’ meglio iniziare specificando la stanza, invece che intestare genericamente con “casa del sindaco”, perché chi legge deve capire bene dove ci si trova.
Poi il (cont.) si usa solo quando un personaggio sta continuando a parlare senza interruzione. Don Felice dice una cosa e il sindaco risponde “non capisco”, al che Don Felice spiega cosa intende, quindi sta riprendendo a parlare, non sta continuando ciò che stava dicendo prima. E’ come una risposta a una domanda.
Infine, le azioni si mettono sempre a parte, non tra parentesi con i dialoghi. Tra i dialoghi si mettono solo le indicazioni che riguardano le parole, non i gesti. Quindi se il prete indica i soldi, lo si scrive a sinistra e poi si riprende la battuta di dialogo (in questo caso con il cont. tra parentesi). Le indicazioni tra parentesi, poi, non si devono abusare per spiegare il significato delle battute: non si indica lì se chi parla è contento o è titubante o cerca di rassicurare l’interlocutore, ma sempre nelle descrizioni.
13 settembre 2010 alle 22:52
salve
tutto scritto molto chiaro..mi aiuterà
ottima impostazione ..
lori
18 settembre 2010 alle 09:07
Ma qundo può essere lunga una scena?
18 settembre 2010 alle 12:31
Quanto serve. Negli Stati Uniti si usa “spezzare” le scene lunghe spostando i personaggi da un luogo all’altro senza nessuna vera ragione narrativa, ma in realtà non c’è motivo per imporsi dei limiti di durata delle singole scene. Dipende tutto dal ritmo che si vuol dare al film e a quel punto preciso del racconto. In “Hunger” di Steve McQueen, premiato come miglior opera prima a Cannes un paio d’anni fa, verso metà film c’è un pianosequenza che dura letteralmente un quarto d’ora con due personaggi seduti a un tavolo a parlare di suicidio. E la scena funziona benissimo, così come il film è straordinario.
20 settembre 2010 alle 13:21
Come si usa correttamente la tecnoca del feedback, ovvero il ripetere con musica scene che già si sono viste in precedenza?
20 settembre 2010 alle 13:34
Si descrive ciò che si vede e si specifica “come nella scena x”.
23 settembre 2010 alle 13:29
Esiste un vocabolario, lessico essenziale per lo sceneggiatore, si per esempio parole codifcate tipo musica off, stacco, ecc.
23 settembre 2010 alle 13:38
Un vero e proprio dizionario per sceneggiatori no, non esiste. Però su internet si possono trovare dei glossari tecnici che possono comunque essere utili. Tipo questo da scaricare http://www.ellissi.it/catalogo/gvel_mc1.pdf o questo sito da consultare http://www.artemotore.com/cinemadizionario.html.
30 settembre 2010 alle 13:40
io quello che veramente non ho capito è COME si scrive il soggetto
se bisogna usare un particolare layout, un particolare linguaggio, termini specifici, prima, terza persona presente passato futuro…
30 settembre 2010 alle 13:43
In effetti non ho scritto assolutamente nulla in questo senso, ma l’ho fatto perché non c’è praticamente niente da scrivere. Diciamo che scrivere il soggetto di un film è come fare il riassunto della trama di un libro. Non c’è una terminologia particolare da utilizzare né tantomeno un layout grafico diverso da quello con cui si scrive di solito. E’ semplicemente il racconto nudo e crudo di ciò che il film racconterà, breve e conciso ma senza buchi.
30 settembre 2010 alle 17:33
Ma, proprio non riesco a figurarmelo, cioè
immaginiamo di dovere scrivere il soggetto di Pulp Fiction,
devi seguire l’ordine cronologico della storia oppure sei il Narratore Onniscente, e quindi puoi partire da dove vuoi?
Il film si apre con i 2 che fanno la rapina, poi titoli e poi il dialogo in macchina
Nel soggetto spieghi che Jules e Vincent sono 2 gangstars alle dipendenze di un boss della mafia di nome Marcellus che li ha mandati a recuperare una misteriosa valigetta in possesso di 4 ragazzi un po incapaci che poi uccidono?
oppure spieghi piu dettagliatamente e con ordine, tipo, 2 soggetti in macchina con giacca e cravatta, discutono dell’europa, arrivano nel luogo, prendono delle pistole e salgono al piano di sopra parlando di un certo Tony Rocky Horror, che è stato menato dagli scagnozzi del loro capo, poi parlano di massaggi ai piedi, poi bussano, si presentano, parlano coi ragazzi della colazione, si fanno dare la valigetta uno dei due recita un passo bibilico e poi li ammazzano
quale delle due versioni si avvicina di piu a quello che è un Soggetto?
grazie
30 settembre 2010 alle 18:01
Il soggetto dev’essere lungo una-due pagine, quindi bisogna essere sintetici e tralasciare i dialoghi non importanti. Però deve contenere tutte le informazioni che il lettore ha bisogno per capire il film, compreso il fatto che non sarà raccontato in senso cronologico. Se c’è una ragione per cui un’informazione viene scoperta dallo spettatore in un certo momento del film, allora anche il lettore del soggetto dovrà scoprirla in quel punto. Quindi il soggetto di “Pulp Fiction” inizierà con i due che rapinano il diner per poi passare agli altri personaggi.
4 ottobre 2010 alle 09:52
Chiarezza!!!!!!
Ho letto alcune sceneggiature di Montalbano. Iniziano per esempio tutte cosi: CASA PICCOLOMINI. EST. GIORNO.
Ho letto la sceneggiaturaCallas Onassis e iniziano tutte per esempio cosi: EST. GIORNO CASA ONASSIS. STUDIO.
Si puo sapere come intestare una scena?
4 ottobre 2010 alle 12:33
Claudio, in realtà non c’è una regola così precisa da imporre la sequenza delle informazioni nell’intestazione di una scena. L’importante è che le informazioni necessarie ci siano tutte. Secondo me è meglio iniziare l’intestazione indicando se ci si trova in interni o in esterni, ma è un’abitudine personale.
8 ottobre 2010 alle 14:07
Come farsi venire un’idea originale?
8 ottobre 2010 alle 15:33
Domanda da almeno sei milioni di dollari…
3 dicembre 2010 alle 18:01
Ciao a tutti..
Ho sempre avuto un immensa passione x il cinema (in tutte le sue fasi di produzione) e nel raccontare storie che mi piacerebbe un giorno guardare nel grande schermo.
La storia che vorrei scrivere vede come protagonista un padre (36 anni) che vive da solo con la figlia (8).
La loro vità è tranquilla finchè quest uomo non conosce una donna (una prostituta) con cui ha una relazione.
In realtà la donna ha dei contatti con associazioni illegali di adozioni e per soldi vende la bambina.
Contatta queste persone per lo scambio ma quando consegna la bambina viene uccisa.
E’ da un anno che vorrei sviluppare questa storia. Il problema è che non riesco a svilupparla e questo mi abbatte parecchio…
3 dicembre 2010 alle 18:19
Non so che dirti: qui non è questione di tecnica, è questione di idee e di coerenza narrativa. Prova a scrivere compiutamente il racconto della storia e poi riscriverlo ancora e ancora aggiungendo mano a mano dei particolari, dei momenti. Descrivi i luoghi in cui avvengono le cose. Se ti vengono in mente degli scambi di battute aggiungi anche quelli. Insomma, costruisci la storia passo per passo, sforzati di farti venire in mente le cose che ti servono.
7 gennaio 2011 alle 16:02
Caro Alberto
Trovo estremamente interessante questo piccolo sunto su come si scrive una sceneggiatura!
Ho 20 anni e sono da sempre appassionato di film e di lettura, per cui la sceneggiatura è stato il sistema più semplice per coniugare le mie passioni!
Seguendo il tuo consiglio ho scaricato CelitX (davvero un ottimo programma, completo ed intuitivo) ed è da qualche tempo ormai che mi cimento nello scrivere sceneggiature!
Scrivendo mi sono venuti però alcuni dubbi. Sarebbe per me davvero importante se potessi darmi qualche consiglio ulteriore!
Per esempio, se devo descrivere un’unica scena che visivamente è “spezzata” in più ambienti cosa mi convinene fare? Io ho cerco di rendere l’idea scrivendo nell’intestazione della scena entrambi gli ambienti (ad es: Est. Piazza Maggiore – Giorno / Int. La casa dell’Avvocato – Notte), per poi andare a capo nella descrizione delle azioni ogni volta che si cambia luogo. Non ho però la minima idea se sia corretto!
Forse dovrei ogni volta cambiare l’intestazione della scena? Però così il lavoro rischirebbe di divenire lento, macchinos, ridondante, soprattutto se devo descrivere scene che si susseguono velocemente.
Inoltre: io scrivo utilizzando il modello americano. è sbagliato fornire alcuni (rilevanti) dettagli di inquadrature quali, ad esempio, “DETTAGLIO” o “SOGGETTIVA”.
Spero davvero che tu possa dirmi qualcosa riguardo questi piccoli problemi!
Ti ringrazio in anticipio e complimenti ancora!
8 gennaio 2011 alle 14:08
Niccolò, dipende tutto dal motivo per cui stai scrivendo la sceneggiatura. Se la scrivi per te stesso, come esercizio, non farti problemi e inserisci tutte le notazioni tecniche che vuoi: l’importante è che tu riesca a sviluppare compiutamente la storia, in maniera coerente e comprensibile. Il resto si può affinare in un secondo momento. Ad ogni modo, indicazioni registiche come proprio “dettaglio” o “soggettiva” si usano anche negli Stati Uniti, anche se solo nella versione definitiva della sceneggiatura che viene usata sul set.
Per quanto riguarda la doppia scena, bisogna inserire l’intestazione ogni volta che cambia. E’ vero che così la scrittura si fa ridondante, però è il modo migliore per essere chiari e per essere sicuri che il lettore capisca esattamente cosa sta succedendo. Se prendi confidenza con CeltX, vedi che riesci a fare le intestazioni molto velocemente.
8 gennaio 2011 alle 14:54
Grazie mille!
1 febbraio 2011 alle 11:03
Ciao A tutti,
interessantissimo articolo!
volevo segnalarvi la nostra nuova rivista di scrittura creativa, regia, cinema e sceneggiatura:
http://www.cielidiparole.com
Devo dire che il lavoro di Alberto è in linea con il nostro progetto che prevede come primo punto la divulgazione della conoscenza. Quindi devo fare ancora i miei complimenti per l’ottimo lavoro svolto, che permette anche a persone che si affacciano per la prima volta a questo mondo di avere una visione chiara e soprattutto un metodo da seguire.
ciao
Luca
1 febbraio 2011 alle 11:10
Ciao Luca, grazie dell’apprezzamento. Il testo era nato come semplice compendio a una serie di lezioni scolastiche, ma mi sembra vada proprio benissimo come piccolo manuale di base per chi si appresta a iniziare a scrivere di cinema.
In bocca al lupo con Cieli di Parole, e salutami Fabio Fox che non lo vedo da una vita.
13 febbraio 2011 alle 22:02
Io ho apena finito un bel lavoro; ho scritto un film belllo e buono per i miei attoti preferiti FICARRA e PICONE, ma ora non so come mostrarlo a loro
e’ adatto solo ed esclusivamente a loro
come si può fare?
ci sono idee da sviluppare’
14 febbraio 2011 alle 16:32
Puoi provare a contattarli tramite il loro sito ufficiale, http://www.ficarraepicone.it/. Però un falegname mette in vetrina una sedia quand’è finita, non quando ancora “ci sono idee da sviluppare”: quando si presenta un lavoro bisogna assicurarsi che sia perfetto, dev’essere un lavoro finito. Non si può pretendere che gli altri ci prendano sul serio se facciamo lavori grezzi. Anzi, è controproducente perché rischi di essere “segnato” negativamente.
2 marzo 2011 alle 18:04
Alberto Cassani, potresti leggere la mia idea?
vorrei scrivere una sceneggiatura, con protagonista una spia. Il film racconta la propria vita da agente segreto… Diciamo che dovrebbe iniziare così:
“il mo nome è (devo ancora sceglierne uno), sono una spia. Se state leggendo queste parole significa che sono morto.” Da qui in po inizia a raccontare la sua vita prima di quel momento. Te che ne pensi, potrebbe essere una buona idea?
2 marzo 2011 alle 18:49
Diego, io ti consiglio di pensare soprattutto a ciò che si deve vedere sullo schermo, più che a cosa deve dire la voce fuori campo. Ma prima ancora pensa a cosa vuoi che succeda nel corso del film, dialoghi e situazioni specifiche le definirai in seguito. Prima è meglio sapere dove stai andando con il film e come vuoi arrivarci, poi deciderai cosa succede esattamente nella varie “stazioni” che attraverserai.
Poi devi tenere in considerazione la particolarità del mezzo cinematografico: gli spettatori stanno guardando un film, non leggendo un romanzo, quindi non puoi far dire al protagonista “se state leggendo queste parole” perché è lui che ce le sta dicendo, non noi che stiamo leggendo. E visto che ci sta parlando, devi trovare un modo per giustificare il fatto che stia raccontando la sua storia pur essendo morto senza farla sembrare una cosa ridicola.
6 marzo 2011 alle 09:46
Bè non era da far dire al protagonista, ma una scena iniziale dove c’era scritto. Comunque grazie mille per il consiglio.
16 marzo 2011 alle 16:06
Ciao sono una ragazza di 12 anni mi piace molto il cinema se devo essere sincera lo adoro ! <3 sembrerà una follia bella e buona ma ultimamente mi passa l'idea di scrivere una sceneggiatura !!! lo so è una pazzia ho solo 12 anni ma mi piace pensare ke ce la farò ! ha qualche consiglio da darmi ?
Mary,grazie
anticipo !!! =)
16 marzo 2011 alle 18:22
Mary, i consigli che ti possono dare – a parte questa breve guida “tecnica” – sono due: racconta una storia semplice e che ha a che fare con cose che conosci bene, e scrivi un soggetto dettagliato prima di iniziare la sceneggiatura vera e propria. Scrivi praticamente un racconto, così ti puoi concentrare prima sui problemi della storia e solo in seguito su quelli prettamente tecnici legati al mezzo cinematografico. In bocca al lupo!
16 marzo 2011 alle 18:30
grazie mille e come si dice crepi !!!!!!
20 marzo 2011 alle 10:31
ciao ! visto ke sei così gentile ho un’altra domanda ! ho seguito il tuo consiglio ma ho delle domande ad esempio il romanzo in quente pagine deve essere contenuto? e il film quanto deve durare?
Mary,
grazie per la disponibilità ! <3
20 marzo 2011 alle 13:21
Io ti consiglierei di partire con qualcosa di breve, un cortometraggio di 5-10 minuti. Massimo 15. Vuol dire approssimativamente 10-20 pagine di sceneggiatura, e non più di 5-6 di soggetto-racconto. Così puoi abituarti alla scrittura cinematografica senza farti travolgere dalla difficoltà dell’impresa.
24 marzo 2011 alle 19:24
Ciao Alberto!
Ho appena finito di scrivere una sceneggiatura (da lungometraggio) in cui credo molto e vorrei inviarla ad un concorso (italiano, s’intende) degno di nota. Avresti qualche consiglio in proposito?
Ti ringrazio in anticipo!
25 marzo 2011 alle 13:55
A dir la verità, non credo che ci siano molti concorsi per sceneggiature, in Italia. Il più importante è il Premio Solinas (http://www.premiosolinas.it/), ma il bando solitamente scade in autunno e quindi hai tutto il tempo di sistemare il tuo lavoro. Altri concorsi seri (e con premi in denaro) non ne conosco.
25 marzo 2011 alle 14:05
è davvero un peccato che in un Paese dalla grande tradizione cinematografica come il nostro non organizzino concorsi degni di nota! Comunque ti ringrazio moltissimo!
25 marzo 2011 alle 14:15
Guarda, in realtà di concorsi ce ne sono alcuni, ma come ho detto non li conosco e non posso dire come siano organizzati. Qui http://www.sceneggiatori.com/concorsi/tutti.asp trovi una lista ragionata. In linea generale starei lontano da quelli che ti chiedono dei soldi per partecipare, e se possibile guarderei i nomi dei giurati.
31 marzo 2011 alle 19:49
Signor Alberto,
ho trovato questa spiegazione è utilissima, chiara, sintetica
ma completa quanto basta per poter iniziare a confrontarsi seriamente con questa pratica.
Grazie di cuore!
31 marzo 2011 alle 19:56
Grazie a te, lo scopo del testo era proprio questo.
17 aprile 2011 alle 17:07
non e proprio vero
17 aprile 2011 alle 19:24
Cosa, non è proprio vero?
25 maggio 2011 alle 18:21
Ciao, sto realizzando una webseries e mi servirebbe una mano nel creare la sceneggiatura e quindi il copione.
Sarei grato se tu mi potresti aiutare… Complimenti per la tua guida!!!!
27 maggio 2011 alle 16:39
Ciao Michele. Dimmi più precisamente che problemi hai, e magari che tipo di serie hai in mente.
27 maggio 2011 alle 20:01
Michelle che serie vuoi realizzare? Hai già contatti per realizzarla o vuoi solo scriverne una?
Perché io sto scrivendo una serie, così, nel tempo libero; però sta venendo su carina, devo dire… magari potremmo metterci d’accordo :P
27 maggio 2011 alle 20:02
Ops, Michele, scusa :P avevo letto Michelle xD
27 maggio 2011 alle 22:21
Scusa Alberto, ti è arrivata la mia email? ti avevo scritto ma ho problemi con la posta non so se sia mai partita :)
28 maggio 2011 alle 20:52
Ho in mente di creare una serie più o meno di 7 puntate che parla dei problemi riguardanti i giovani e tutto quello che ha a che fare con questo…
Non voglio solo scriverla, ma la voglio realizzare. Voglio pubblicarla poi su Youtube!!
Zorinik ci possiamo sentire e possiamo discutere, io ho abbastanza contatti!!!
28 maggio 2011 alle 21:34
Michele contattami su zorinik [chiocciola] email [punto] it
Oppure se hai MSN meglio ancora, si parla più direttamente; in tal caso: zorinik [chiocciola] live [punto] it
28 maggio 2011 alle 21:36
sono su Facebook https://www.facebook.com/saulle.michele
30 maggio 2011 alle 16:53
Michele (anch’io avevo scritto Michelle, ma per un refuso), io ti consiglio di fare qualcosa di leggero come tono ma impegnato come contenuti, sono le cose che funzionano meglio su YouTube. Prova anche, se c’è occasione, di usare le particolarità di internet all’interno del racconto (webcam, youtube eccetera) senza però esagerare. Questi autoriferimenti sono molto apprezzati dai geek. C’è una serie di cui non ricordo il titolo, prodotta e interpretata da una giovane attrice USA professionista, che racconta di un gruppo di giocatori di un MMORPG, sfruttando proprio le webcam e i microfoni e tutto il resto. Chiaro che tu vuoi fare una cosa diversa, ma tieni conto del tipo di pubblico che poi potrebbe vederla. A meno di non voler fare una cosa didattica…
30 maggio 2011 alle 16:57
Marci: sì, mi è arrivata. Ti ho appena risposto.
6 giugno 2011 alle 20:56
Ciao volevo chiedere più o meno come può essere un copione ? e mi dice qualche consiglio?grz aspetto con ansia la sua risposta!
Lucia
8 giugno 2011 alle 18:31
Lucia, nel copione – ossia la sceneggiatura – devi descrivere tutto ciò che si deve vedere nello schermo in maniera sufficientemente precisa da farlo capire a chi legge, e devi scrivere tutto ciò che i personaggi dicono. Il testo va diviso per scene, la scena cambia quando cambia il luogo in cui ci si trova e/o il momento in cui accade ciò che si vede sullo schermo.
14 giugno 2011 alle 15:04
L’8 e il 9 luglio 2011 a Genova il secondo workshop della serie Videodrome, laboratorio dedicato all’arte cinematografica. Secondo appuntamento dedicato alla sceneggiatura con Maurizio Braucci, sceneggiatore di Gomorra.
Per info laboratorioprobabile.it
20 giugno 2011 alle 17:56
Si ma poi non si ha modo di far conoscere le proprie sceneggiature come si fa? Io ad esempio ne ho molte ed alcune veramente interessanti, ma sono ferme lì.
21 giugno 2011 alle 14:01
Questo purtroppo accade in molti campi. Pensa a quanti scrivono racconti, o dipingono, e quanto sono pochi quelli che effettivamente trovano una vetrina. Col cinema e’ ancora più difficile perché è costoso e rende poco. Io ritengo che se uno si diverte a scrivere dovrebbe continuare a farlo anche se non trova sbocchi. Certo, è frustrante, ma si può comunque provare a partecipare a qualche piccolo concorso per sceneggiature e/o soggetti. L’unica alternativa e’ inseguire i produttori a qualche festival…
28 giugno 2011 alle 13:34
Ciao! Se nel film si vuole fare un intreccio di scene, nel soggetto devo presentare la fabula (cioè con le scene al “posto giusto”) o l’intreccio delle scene come appariranno nel film?
28 giugno 2011 alle 17:17
E’ sempre meglio seguire quella che sarà la narrazione del film, in modo da far capire meglio al lettore cosa si ha in mente di fare. L’importante è riuscire comunque ad essere chiari.
29 giugno 2011 alle 08:59
Ok grazie, un’altra cosa; nel soggetto bisogna sempre usare solo ed esclusivamente il presente indicativo come bisogna fare nella sceneggiatura oppure si possono usare i tempi verbali che si vogliono per far capire meglio lo sviluppo della storia? Più che altro perché mentre scrivo, a volte, mi sembra impossibile usare solo il presente.
29 giugno 2011 alle 13:49
Sarebbe meglio usare il presente, che è più diretto ma effettivamente meno scorrevole dal punto di vista “letterario”. Però non è un obbligo: se decidi di raccontare usando un altro tempo va bene lo stesso, l’importante a quel punto è che coniughi i verbi sempre allo stesso tempo dalla prima all’ultima riga.
4 agosto 2011 alle 01:58
Sono entrato in questo sito un pò per caso e un pò per curiosità e devo dire che sono rimasto colpito dall’entusiasmo con cui rispondi alle perplessità dei giovani aspiranti “registi” anche il modo in cui sono scritti i suggerimenti, si capisce leggendo (anche chi non capisce di sceneggiature) che esiste una passione in tutto ciò che è scritto e anche se non è così semplice scrivere una sceneggiatura con questi consigli diventerebbe più semplice… Perciò grazie
4 agosto 2011 alle 12:33
Grazie dei complimenti, Rouzer. L’entusiasmo c’è sicuramente, spero che anche i consigli si rivelino poi utili.
5 agosto 2011 alle 19:39
Ciao mi chiamo marco marsella.E ho 17 anni,vengo da brindisi e da poco ho lasciato la scuola.Secondo me tutte le persone che provano a girare un film pensano solo ai soldi e a diventare famosi.io sono un ragazzo che sa che posso fare di tutto ma no perche vorrei la vostra attenzione ma la vita impara tante cose,e una delle cose che mi a imparato la vita e il rispetto per altrui……vorrei un opportunita di un cast anche un aiuto sono al vostro servizio
6 agosto 2011 alle 16:12
Marco, noi non abbiamo contatti diretti con le case di produzione per cui non ti possiamo aiutare in alcun modo. In ogni caso, se vuoi provare a fare l’attore contatta qualche scuola di recitazione, anche teatrale, così puoi iniziare a renderti conto da vicino in cosa consiste il lavoro dell’attore e cos’è necessario per riuscire a farlo bene.
14 agosto 2011 alle 19:36
io vorrei provare credo k tutti abbiano una possibilità nella vita vero??Puo essere quella giusta…Qualsiasi aiuto sarebbe un onore
30 agosto 2011 alle 15:01
spero che mi aiuti a trasformare i miei films mentali in scitti interessanti .
30 agosto 2011 alle 15:05
sara’ difficile!volevo scrivere scritti non citti.ciao
31 agosto 2011 alle 12:00
In bocca al lupo, Michela.
25 settembre 2011 alle 17:40
Egr. Sig. Alberto,
ho scoperto tanti spunti e consigli che mi permetteranno di cimentarmi nella sceneggiatura di un romanzo che ho terminato di scriver (durato alcuni anni) e che attualmente si trova nella fase di correzione di bozza. L’intento è di realizzarne la visione.
Ho esperienza nella realizzazione di videoclip, e dato il volume ampio dello scritto (oltre 480 mila battute, spazi compresi) e lo stile particolare del testo, non so se proporre una versione seriale per la tv oltre la pubblicazione. Sezionare il testo in scene può essere interessante e coinvolgente, ma ho paura di sconfinare nell’ambito della regia.
Ho quindi pensato di approcciare analiticamente, per esercizio, la sceneggiatura in passi successivi, partendo dal concetto di top-down, cioè di procedere in fasi successive. Associare i capitoli ad una o più puntate del serial, e utilizzare per quanto possibile in ognuna la tecnica delle 3 parti proposta, utilizzando i suggerimenti proposti per pause, stacchi di scene e enfatizzazione visiva del carattere dei personaggi.
Credo che l’attività possa essere necessariamente lunga, anche perchè ho a disposizione fuori dal lavoro poco tempo. Per cui Le chiedo se ha consigli in merito alla realizzazione standard e alla realizzabilità di un’idea, essendo io fuori dal mondo letterario e non potendo partecipare a corsi specifici.
La ringrazio in anticipo della cortesia della Sua risposta.
Cordiali saluti
Paolo
26 settembre 2011 alle 13:26
Paolo, la questione mi sembra piuttosto complicata, è difficile dare un consiglio di questo genere non avendo letto il romanzo in questione. E’ vero che la lunghezza dello scritto fare propendere per una fiction televisiva, ma se lo stile è così particolare bisogna obbligatoriamente considerare “l’ingessatura” con cui sono realizzati i prodotti per la nostra tv. Nella televisione seriale italiana qualunque forma di sperimentalismo è bandita, quindi se lo stile è davvero particolare ed è intrinsecamente collegato con la narrazione meglio star lontani dal piccolo schermo e puntare al cinema. Vero che riassumere e tagliare per il formato cinematografico può essere complicato, ma offre sicuramente più possibilità espressive (questo sulla carta, poi anche nel cinema ci sono molti produttori coi paraocchi). Insomma, in ognuno dei due casi bisogna sacrificare qualcosa: veda lei cos’è meno importante, se alcuni capitoli della storia oppure lo stile di narrazione. In ogni caso cerchi di staccarsi dalle parole del romanzo, pensi sempre a cosa funziona e a cosa serve sullo schermo, non a quanto bene funzionano le parole nelle pagine del romanzo. Guardi, insomma, il suo libro come un lettore e non come l’autore.
In bocca al lupo.
26 settembre 2011 alle 16:44
Grazie per i suggerimenti preziosi: ne terrò sicuramente conto spogliandomi della veste di autore e immedesimandomi in quella del lettore e sceneggiatore.
Cordiali saluti
30 settembre 2011 alle 17:37
Ciao Alberto ho visto e letto che tante persone fanno affidamento hai tuoi consigli… e spero tu ne abbia uno anche x me. Io diciamo che ho delle idee di film qualcuno forse simile ad altri già usciti nelle sale ma ho uno in particolare che fino adesso nessuno a mai proposto al pubblico. Il mio problema e che sinceramente ho tutto in testa anche un ipotetico titolo ma non so da dove iniziare a scrivere e non ho nessuno che mi può dare consigli. Non ho nenche il principio di come poter iniziare e come svolgere il tutto della scenografia e tutto il resto ma dentro di me sento che un film cosi, vedendo i generi e le fiction che fanno in italia. mi sa che dovrei trovare qualcuno che scrive per me…grazie
1 ottobre 2011 alle 17:08
Francesco, se non sei abituato a scrivere (scrivere qualunque cosa, non necessariamente sceneggiature: racconti, articoli, pensieri…) scrivere la sceneggiatura di un film è un’impresa titanica. Allora ti consiglio di procedere a piccoli passi: scrivi l’idea di partenza del tuo film come se dovessi farla leggere al regista, cercando di non andare troppo per le lunghe ma sforzandoti di essere chiaro più che puoi, in modo che un ipotetico lettore possa capire esattamente che tipo di film hai in mente, non solo cosa racconta. Poi, una volta soddisfatto di questo primo passo, ricomincia da capo raccontando la storia più nel dettaglio, descrivendo fisicamente i personaggi e gli ambienti, magari scrivendo qualche battuta di dialogo se quelle che ti vengono in mente ti sembrano buone. Quando avrai finito, se sei ancora convinto di avere per le mani una buona storia puoi provare a sviluppare quello che hai scritto sotto forma di sceneggiatura. In bocca al lupo!
15 ottobre 2011 alle 14:57
Buongiorno,mi rivolgo a voi poichè ho in mente di scrivere una scenaggiatura.Ho già un’idea sulla storia,i personaggi…e credo di avere anche la trama ben definita…ma mi piacerebbe sottoporre tutto questo a uno sceneggiatore o a qualcuno con esperienza che potrebbe aiutarmi in qualche sorta!anche nella scrittura..nelle idee..Isomma esistono figure di questo genere disposte a darti una mano nella rielaborazione di un testo?
Grazie per la Vostra cortese attenzione Anna
15 ottobre 2011 alle 15:10
Nel campo dell’editoria questa figura professionale esiste, ci sono persone che vengono pagate per leggere un testo e suggerire possibili correzioni in vista di una pubblicazione. Di solito, infatti, lavorano direttamente per le case con il compito di vagliare i libri da pubblicare o da rifiutare. Nel cinema, invece, funziona diversamente: una casa di produzione compra i diritti di una sceneggiatura e la manipola come meglio crede per realizzare il film che ha in mente, oppure in Italia capita spesso che allo sceneggiatore esordiente venga affiancato un professionista di lungo corso e di fiducia della casa editrice in modo da fare insieme le correzioni e fara capire al più giovane come non ripetere in futuro gli stessi “errori”. Però fuori da questo inquadramento non c’è nessuno che offra professionalmente il servizio di “script doctoring”: l’unica è trovare qualche professionista che ha voglia e tempo di leggere il tuo lavoro e suggerirti come migliorarla. Anche trovarlo a pagamento, è tutt’altro che facile.
20 ottobre 2011 alle 21:49
Loro hanno trovato il segreto per scrivere una sceneggiatura coi fiocchi: http://www.youtube.com/watch?v=InGxnGZs-c4
30 ottobre 2011 alle 21:47
gran bel lavoro, e complimenti per averlo divulgato. cosi si fa!
31 ottobre 2011 alle 14:50
E’ un piacere.
2 novembre 2011 alle 15:39
Caro Alberto Cassani,
ho scritto una sceneggiatura all’americana per un film fantasy, e vorrei domandarle se esiste la possibilità che una scuola cinematografica italiana (ad esempio l’Accademia del Cinema di Bologna) possa mettermi in contatto con un produttore del cinema americano.
In attesa di una risposta, cordialmente saluto.
Alex De Vietro
2 novembre 2011 alle 15:45
Dubito fortemente che siano in grado di farlo, anche perché in genere i produttori statunitensi accettano di leggere solo le sceneggiature che arrivano tramite un agente ufficiale (a parte i casi di conoscenza diretta tra il produttore e chi gli sottopone la sceneggiatura). credo sarebbe più semplice farla leggere a un produttore italiano già affermato che avrebbe poi la possibilità di contattare un collega hollywoodiano per mettere in piedi una coproduzione.
2 novembre 2011 alle 16:14
Alberto, ancora una domanda, potresti indicarmi (se vuoi) i nomi dei produttori italiani già affermati che sarebbero disposti a leggere la mia sceneggiatura?
Grazie di cuore.
Alex
2 novembre 2011 alle 16:17
Guarda, questo dipende da molti fattori ed è comunque una cosa complicata, ma da quello che ho potuto vedere Lucky Red, Fandango e Cattleya sono le tre case di produzione indipendenti da cui è più facile (o meglio: meno difficile) farsi considerare.
22 novembre 2011 alle 11:04
Ciao Alberto.
Ho scritto una versione romanzata di un film della Twenty Century Fox di grande successo del 2010 (l’ho tratta dalla sceneggiatura integrale) e mi piacerebbe vederla pubblicata. Un editore (che non chiede contributo) lo avrei già trovato ma per quanto riguarda la liberatoria dei diritti di copyright del film (insomma, la licenza per pubblicare il mio scritto col consenso dell’autore o del produttore del film) non ho la più pallida idea di come muovermi e a chi rivolgermi. Sei in grado di darmi qualche consiglio?
Grazie per la risposta in ogni caso.
22 novembre 2011 alle 14:43
Paolo, se si tratta di un film hollywoodiano ti consiglio innanzi tutto di controllare che non ne sia già stata pubblicata una versione negli Stati Uniti. Comunque penso che la cosa più semplice sia provare a contattare lo sceneggiatore – tramite sito ufficiale, blog, facebook, twitter… oppure cerca di capire che è il suo agente e scrivi a lui – e sentire lui per primo. Considera tra l’altro che lui potrebbe anche non avere i diritti sulla scrittura del romanzo, avendone ceduto il controllo col contratto della sceneggiatura e conservando solo quelli d’autore sull’opera originale. In ogni caso lui ti saprà dire come muoverti e che possibilità ci sono. Sconsiglio fortemente di provare a contattare la Fox italiana, perché finiresti impantanato nella cervellotica burocrazia che regola i rapporti tra le diverse sedi internazionali delle major hollywoodiane. In ogni caso metti in conto la possibilità di ottenere un secco rifiuto, e soprattutto di non riuscire ad avere via libera senza pagare nulla.
Se si tratta invece di un film italiano, allora contatta la casa di produzione che ha lavorato per conto della Fox e senti loro. La strada è più fattibile ma è molto probabile che lo sceneggiatore voglia metter mano a ciò che ha scritto tu.
22 novembre 2011 alle 15:08
Il film è Avatar, ovviamente proiettato in Italia nel 2010 e di cui il regista James Cameron ha reso disponibile al pubblico nel web la sceneggiatura integrale in lingua inglese (quella che ho scaricato, tradotto e romanzato). In Italia non ci sono romanzi del film e a quanto pare l’unica opera letteraria esistente sull’argomento è “L’universo di Avatar” che non c’entra direttamente con la trama del film. Detto questo hai qualche consiglio più specifico da darmi? Cosa intendi per film italiano e casa di produzione che ha lavorato per la fox?
Grazie e ciao
22 novembre 2011 alle 15:20
Allora, visto che nel caso di “Avatar” tutte le componenti confluiscono nella stessa persona, ti conviene scrivere direttamente alla Lightstorm. Tieni però presente che il fatto che Cameron abbia pubblicato on-line la sceneggiatura non vuol dire che l’abbia resa disponibile allo sfruttamento commerciale.
Le major hollywoodiane che operano sul territorio italiano devono finanziare per legge un tot di film italiani ogni anno, ma di rado lo realizzano in proprio: solitamente pagano una casa di produzione italiana perché lo realizzi per conto loro, esattamente come succede ad Hollywood, in cui ad esempio la Malpaso realizza i film di Clint Eastwood con i soldi e per conto della Warner.
22 novembre 2011 alle 16:15
Un grazie sincero Alberto per le tue esaurienti risposte. Comunque ero certo che trovare la sceneggiatura del film sul web non significasse libertà del suo sfruttamento commerciale :-).
Pensavo che per richiedere la licenza di sfruttamento fosse un discorso prettamente legale, tipo mettere in mezzo un avvocato per fare richiesta all’autore dell’opera di poterla usare a fini commerciali. Se almeno riuscissi a trovare il sito della Lightstorm, è un’impresa, e devo vedermela anche col mio Inglese scolastico :-(.
Ciao
22 novembre 2011 alle 16:24
Sicuramente ci sarà da stipulare un contratto, perché dubito che Cameron voglia lasciare gratuitamente i diritti, ma non vedo perché pagare un avvocato adesso quando nell’eventualità si potranno usare quelli a libro paga della Lightstorm. Tra l’altro neanch’io ho l’indirizzo del loro sito ufficiale, non escludo che non esista proprio. Nemmeno Cameron stesso ce l’ha. Non escludo che tu sia costretto a scrivere via posta agli uffici della Lighstorm.
22 novembre 2011 alle 16:38
Già. Infatti ho trovato solo l’indirizzo civico e i numeri di telefono e di fax, sperando che siano aggiornati. Mah, la vedo difficile…
22 novembre 2011 alle 16:42
So che la scorsa primavera dovevano trasferirsi da Santa Monica a Manhattan Beach, ma credo che alcuni uffici siano comunque rimasti al vecchio indirizzo. In ogni caso, a differenza di quanto succede in Italia, la posta indirizzata a qualcuno che si è trasferito viene automaticamente smistata al nuovo indirizzo, quindi arriverà comunque.
23 novembre 2011 alle 15:26
Ciao.
Ricollegandomi al nostro scambio di ieri sulla sceneggiatura di Avatar e sul romanzo che ne ho tratto, chiederò il permesso a James cameron di pubblicarlo in Italia via posta ordinaria (non risultano nè mail, nè sito ufficiale della Lightstorm). Ho già composto il testo in Inglese della richiesta e l’indirizzo è quello di Santa Monica (che ho reperito visionando più link USA). Secondo te è meglio usare la posta ordinaria o una raccomandata A/R? Come mittente basterebbe il mio nome e la mia e-mail (magari mi rispondono per mail) o è meglio scrivere il mio indirizzo civico completo?
Almeno posso dire di averci provato…
24 novembre 2011 alle 00:59
Non so se si possono fare le raccomandate internazionali con ricevuta di ritorno, ma è sicuramente la cosa migliore. Come mittente metti il tuo indirizzo completo, e come intestazione della lettera aggiungici la mail. E’ possibile che ti rispondano via mail, ma non conterei sul fatto che lo faccia Cameron in persona. In bocca al lupo!
24 novembre 2011 alle 12:08
L’importante è che qualcuno della Lightstorm si degni di rispondermi. Se poi mi daranno il permesso o meno è un altro paio di maniche, ma almeno ci avrò provato. Crepi il lupo e grazie ancora per la tua disponibilità.
Ciao
27 novembre 2011 alle 21:21
salve alberto,
le ho mandato una email nei giorni scorsi,,
l’ha gia` letta?
28 novembre 2011 alle 14:29
Ho appena risposto, Cosimo.
28 dicembre 2011 alle 14:26
grazie per la dritta!… sarei caduto in un bicchier d’ acquase non ce la avessi avuta…..
GRAZIE!…
28 dicembre 2011 alle 14:35
Ci mancherebbe…
10 gennaio 2012 alle 20:57
Ciao, mi chiamo Silvia e non so più dove sbattere la testa. Qualche anno fa la Mondadori ha pubblicato un mio romanzo storico (sotto pseudonimo) che a mio parere potrebbe essere adattato per una fiction o un film in costume, uno di quelli che ultimamente la rai trasmette spesso. Vorrei SOLO inviare la sinossi del romanzo a qualcuno del settore cinematografico che ne capisca qualcosa. Forse non se ne farà nulla o forse il mio romanzo potrebbe avere ulteriori sviluppi, chissà… Hai qualche idea?
10 gennaio 2012 alle 21:11
Silvia, negli Stati Uniti è prassi comune spedire un nuovo romanzo alle case di distrubuzione cui potrebbe interessare adattarlo per il grande o piccolo schermo. Nulla ti vieta di fare lo stesso, anche se in effetti aggiungere anche una sinossi di 1-2 pagine può essere di grande aiuto. Come ho scritto in un altro commento, Lucky Red, Fandango e Cattleya sono le case solitamente più disponibili ad “ascoltare” le proposte, ma se si parla di televisione ci aggiungo senz’altro la TaoDue e volendo direttamente Sky. Che poi queste società vogliano e possano sviluppare il progetto di una fiction in costume (a prescindere dal periodo storico) è un altro paio di maniche, ma se dovessero crederci potrebbero trovare i finanziamenti con relativa facilità. Purtroppo nomi di persone o recapiti diretti non te ne posso dare, ma prova senz’altro a spedire il tuo libro. Essendo già uscito e non essendoci quindi rischi di furto di idee (cioè: il rischio c’è, ma ci sarebbe comunque), secondo me hai buone possibilità che qualcuno di competente ci dia un’occhiata.
14 gennaio 2012 alle 21:07
Sono Silvia e ti ringrazio di cuore per gli ottimi suggerimenti. Non sapevo della prassi seguita negli U.S.A., ma so che in Canada lo stato passa persino una sovvenzione a chi vuole cimentarsi nell’arte della scrittura, mentre in Italia sono sommersi da manoscritti che probabilmente non verranno neppure letti. Siamo proprio agli antipodi!!!
15 gennaio 2012 alle 17:42
Che i fondi pubblici per queste cose da noi siano gestiti male non è una novità. Ma a parte questo mi sembra che purtroppo la nostra industria cinematografica navighi assolutamente a vista e abbia ben poco coraggio a livello produttivo. Una mia amica aveva in sviluppo una sceneggiatura con una casa di produzione abbastanza importante, in cui il protagonista lasciava l’Italia dopo la morte del padre. La prima cosa che le hanno detto è che non si poteva presentare al pubblico italiano la morte di un genitore, e quindi bisognava trovare un altro motivo per il viaggio. Vedi tu che apertura mentale hanno i nostri produttori…
18 gennaio 2012 alle 10:22
Salve Alberto, sono Cosimo.
La disturbo per dirle che nell’attesa di procurarmi i fondi necessari per andare negli Stati Uniti e contattare di persona degli agenti che possano rappresentare il mio lavoro (come consigliatomi da lei), anche perche`, cosi`come aveva detto lei, e`praticamente impossibile contattare di persona produttori, attori, registi ecc.ecc. avro`mandato centinaia di “queries”ma inutilmente. Nel frattempo, ho aggiunto una terza parte alla mia sceneggiatura, basata sul clamoroso caso di una grande compagnia petrolifera accusata di crimini contro i diritti umani per lavori forzati in Birmania. Ho portato questo caso a livelli di grande corruzione internazionale rendendolo avvincente(a mio giudizio,ovviamente), molto thrilling e finale per forza di cose altamente drammatico con dedica finale allo sfotunato popolo Birmano, poi seguendo i suoi consigli ho“assemblato”le tre parti in una parte unica saltando con disinvoltura da una fase all’altra della storia(come consiglia lei) e facendo una versione romanzata di questa storia che ho poi mandato via e-mail a due case editrici italiane e a tre degli Stati Uniti. Sia le case editrici Italiane che quelle Americane vorrebbero pubblicare(a mie spese naturalmente)questa storia. Ho notato pero`una notevole differenza tra queste 5 case editrici sia come cifre da pagare sia come percentuale per gli autori. Ci sarebbe la Raider Publishing Internazional la quale oltre all’incredibile percentuale per l’autori che varia dal 51% al 61%, ed al basso prezzo richiesto per la pubblicazione, propongono contratti da 5 anni di distribuzione(invece dei soliti due anni) e senza cedergli alcun diritto. Contano inoltre su 25.000 retailers in tutto il mondo con patnership con le piu` affermate librerie delle piu`grandi citta nel mondo. A me sinceramente sembra troppo bello per essere vero, hanno pacchetti che partono addirittura da 800 Euro fino ad un massimo di 3.000 Euro. Loro giustificano il loro low cost dicendo che i proprietari della compagnia sono degli scrittori che stufi degli inadeguati trattamenti che gli editori riservano agli autori, vogliono incentivare e dare il giusto trattamento per gli autori. Mi scusi se mi sono dilungato ma vorrei sapere cosa ne pensa lei in proposito e che cosa mi consiglia.
Distinti saluti.
18 gennaio 2012 alle 13:39
Buongiorno Cosimo. Purtroppo non conosco a sufficienza il mondo dell’editoria a pagamento per esprimere giudizi sulle diverse offerte. In genere, comunque, il rischio è che il libro venga stampato ma non distribuito e tutto si riduca quindi in una secca perdita economica per l’autore, senza un vero ritorno di immagine. Veda lei se si fida di questo o quell’editore, ma io le consiglio in ogni caso di non affrontare esborsi eccessivi. Forse gliel’avevo già detto, ma registri il suo lavoro alla SIAE. Poi credo non sia necessario andare a Los Angeles a cercare un agente, si può iniziare mandando una copia del proprio lavoro e contattarli in seguito. Certo, se si riesce a prendere appuntamento e andare là è meglio, ma penso che non sia necessario come primo passo. Tenga d’occhio il sito di Hollywood Reporter, negli articoli che danno notizia della firma dei contratti per film e telefilm viene sempre indicata quale agenzia cura gli interessi degli artisti coinvolti; con Google è poi facile risalire all’indirizzo dei loro uffici.
18 gennaio 2012 alle 14:33
la ringrazio alberto, come sempre lei e`molto esauriente. a titolo di cronaca le dico che il mio lavoro e`gia registrato alla SIAE cosi come al W.G.A. cerchero`di seguire il suo consiglio di lasciare perdere l’editoria ed aspettare il momento giusto per contattare qualche agente anche perche`, obiettivamente, se fossi stato in grado di affrontare il costo editoriale, non avrei esitato minimamente a parita`di spese ad andare negli States per contattare di persona qualche agente.
distinti saluti , a presto
19 gennaio 2012 alle 22:55
Approfitto ancora dei tuoi preziosi consigli :)
Essenzialmente, so che si cambia scena quando cambiano il luogo e/o il tempo.
Ma ad esempio, in luogo esteso come ad esempio la spiaggia dell’incidente del telefilm LOST, se vengono mostrati dei personaggi in punti diversi di questa spiaggia, le considero comunque come scene differenti anche se si tratta della medesima spiaggia?
Oppure la considero come una scena unica, dal momento che che non vi è un netto passaggio di luogo come ad esempio da una stanza all’altra di una casa, oppure da un esterno ad un interno o viceversa…
Grazie in anticipo!
19 gennaio 2012 alle 23:08
Fermo restante che non vi siano cambiamenti di tempo e concentrandosi solo sullo spazio, è giusto considerare che se non ci siano passaggi di porte/cancelli/stanze ecc. e il luogo sia “unico” (ovvero una spiaggia, una pista di pattinaggio ecc.) si consideri come unica scena?
Però se i personaggi ad esempio stanno salendo verso una montagna e quindi vi è una continuità dell’azione, il luogo in teoria cambia… In base a che criterio divido le scene?
Grazie mille per la pazienza, sei un grande!
20 gennaio 2012 alle 13:52
Chiara, in questi casi dipende tutto dall’azione. Se i personaggi si muovono per la spiaggia senza interruzione, appunto come se stessero salendo una montagna, allora si tratta di una scena sola. Ma se invece il film segue personaggi diversi che si trovano in punti differenti della stessa spiaggia, allora bisogna cambiare la scena. Se per esempio un personaggio guarda un ombrellone piuttosto lontano, sarà la stessa scena finché rimaniamo sul suo punto di vista, ma nel momento in cui ci spostiamo all’ombrellone – ci allontaniamo fisicamente e narrativamente dal personaggio – allora cambia la scena. Spero di essere stato sufficientemente chiaro.
20 gennaio 2012 alle 14:35
Chiarissimo, grazie!
Invece se l’azione è continua passando ad esempio da una stanza all’altra dobbiamo comunque dividere per forza la scena, giusto?
20 gennaio 2012 alle 14:39
Forzando le cose si potrebbe anche lasciare la stessa scena, ma in genere è preferibile cambiarla.
23 gennaio 2012 alle 01:08
Salve
Gentile Sig. Cassani, Lei ha scritto che sono le idee che valgono 6 milioni; bhe io idee ne ho, ma ho difficoltà a scriverle, la mia fantasia corre più delle mie dita.
Se Lei è un abile scrittore facciamo che io ci metto l’idea e la sviluppo e Lei la scrive, poi facciamo 3 milioni per ognuno!!!
ehehehehhe
23 gennaio 2012 alle 17:49
No, no: non ho scritto che le idee originali valgono 6 millioni di dollari; è la risposta alla domanda “come farsi venire un’idea originale” che vale 6 milioni di dollari… Le idee originali valgono molto di più, proprio perché nessuno ha la risposta alla domanda da 6 milioni di dollari…
23 gennaio 2012 alle 18:38
Non fa una piega…
23 gennaio 2012 alle 22:03
ehehehheeh
rinnovo la proposta.
Jak
23 gennaio 2012 alle 23:44
Sono scrittore e sceneggiatore (per hobby al momento, e in Italia dififcilmente si può pretendere altro), se vuoi Jak se ne può parlare :P mi dicono che ho una buona dote nella scrittura, con dialoghi abbastanza fluenti e realistici etc :D
24 gennaio 2012 alle 16:41
Buongiorno Alberto,
la ringrazio per l’interessante articolo, che mi ha permesso di scrivere la mia sceneggiatura in 40 giorni, dopo 10 anni che tenevo il soggetto (americano) nel cassetto. Ora sono alla riscrittura e seguirò il suo suggerimento e la manderò ad una casa di produzione indipendente. Se andrà in porto sarà il mio 6 al Supernenalotto.
Nel frattempo mi sono letto qualche sceneggiatura in inglese: Il silenzio degli innocenti, Brivido caldo e rischio a due, che mi è piaciuto molto. Ho visto che lo stile è molto diverso da un autore all’altro e questo mi conforta per il mio modo di scrivere.
Sono andato in biblioteca e mi sono preso La Sceneggiatura di Syd Field, davvero molto interessante.
Veniamo alle domande: venendo dalla scrittura sono molto descrittivo nelle emozioni. In quasi tutti i dialoghi indico come deve essere detta una battuta (sarcastico, triste, arrabbiato, felice, scherzoso…). Non solo, anche quando descrivo le azioni ho la tendenza a scrivere che cosa pensa ha il personaggio. E questo contrasta con il suo articolo che dice di non superare le 4 righe. Anche nelle sceneggiature che ho letto Cosa che non vedo scritta con molta frequenza nelle sceneggiature che ho letto.
Questo mio approccio è corretto o dovrei sfoltire?
Devo indicare le inquadrature (dall’alto, dal basso, di profilo) o devo lasciare mano libera al regista?
Ultima domanda (molto scema, ma sono ignorante in materia): la sceneggiatura e relativo soggetto la mando ad una casa di produzione per volta aspettando un’eventuale risposta o a tutte contemporaneamente?
Fabrizio – Genova
24 gennaio 2012 alle 17:02
Meno si danno indicazioni tecniche meglio è, comprese le indicazioni agli attori. Anzi, in genere gli attori si indispettiscono abbastanza quando si sentono obbligati a un certo modo di recitare: molto meglio lasciare quest’incombenza al regista, che saprà trovare le parole giuste per guidare l’attore lungo una certa strada. Allo stesso modo, capisco che dando indicazioni visive ci si assicura che la scena venga visualizzata nella mente del lettore così come l’ha immaginata lo scrittore, ma in realtà questo è compito di altri. Si può però giocare con le parole in modo da far capire cosa si ha in mente senza farlo sembrare un’imposizione: concentrarsi su una determinata cosa (un gesto, un oggetto, lo sguardo…) finisce per dare alla scrittura un ritmo e una scansione ben precisa, e il lettore non potrà che abbracciarla placidamente.
E’ verissimo che ogni scrittore ha il suo stile anche quando si scrive una “semplice” sceneggiatura, ma non tutti gli stili possono funzionare. Io personalmente mi infastidisco già quando leggo un romanzo, se trovo i dialoghi puntalmente interrotti inutilmente (foss’anche solo dai tipici “disse lui – rispose lei”); figuriamoci in una sceneggiatura dove invece la lettura dev’essere scorrevole al massimo. Più pulita è la scrittura meglio è, anche perché meno imposizioni ci sono più è facile che il lettore immagini il film come più gli piace, e quindi lo apprezzi proprio perché risponde al suo gusto.
Infine, innanzi tutto meglio registrare la sceneggiatura alla SIAE, poi vale la pena di mandarla a più persone possibile contemporaneamente. E’ inutile aspettare le risposte, perché non si sa quando arriveranno né se arriveranno davvero.
Grazie dell’apprezzamento a quanto ho scritto, e in bocca al lupo.
25 gennaio 2012 alle 11:42
Alberto per caso sai di case di produzione disposte a produrre una serie fantasy (formato televisivo, da 20 minuti a puntata)? Ho alcune puntate e il soggetto scritte, e mi pare vadano molto in voga di questo periodo… sai a chi potrei proporla? Grazie :)
25 gennaio 2012 alle 13:54
In Italia la vedo dura, il fantasy costa ben oltre le possibilità della nostra tv. A meno di non trovare finanziamenti all’estero.
25 gennaio 2012 alle 17:55
No vabè, non fantasy a livello di Percy Jackson (per dire) con mostri, dei e giganti :D
qualcosa di ben più sobrio (ho evitato cose troppo spettacolari visivamente), si parla di poteri e antichità, ma è ambientato nella nostra era in Italia, quindi niente scenari immaginari e creature mistiche, gli effetti speciali inclusi se mi cimentassi potrei farli anch’io in qualche settimana con un computer, questo per dire che non dovrebbero essere poi così esosi, se parlavi degli SFX come costi :)
25 gennaio 2012 alle 18:20
Sì, intendevo ambientazione in senso lato: effetti speciali, costumi, esterni… Se la cosa è fattibile allora si può provare con le case più “classiche”, essendo però ben consci del fatto che il materiale sarà molto svilito e normalizzato, perché purtoppo la nostra tv (e anche il nostro cinema, anche se in misura minore) pensa solo alla casalinga di Voghera. Prova a guardare “Mal’aria”, prodotta dalla RAI nel 2009, e magari poi leggi il romanzo di Baldini: è l’esempio perfetto per farti capire come la nostra tv tratti il fantasy e l’horror.
25 gennaio 2012 alle 20:15
Doh, la Rai ha provato a fare anche fantasy? xD darò un’occhiata :)
Anche se, avendo visto qualche spezzone de “La figlia del capitano”, spezzoni che ho considerato quasi rivoltanti, non nutro grandi speranze…
Comunque io pensavo più a qualche casa di produzione semi-importante che un occhio di riguardo verso la storia ce l’abbia… anche se non andrà in RAI, pazienza, non miravo a tanto :) solo che non ne conosco e non so orientarmi in questo contesto, per questo chiedevo ^^
25 gennaio 2012 alle 20:34
Non è esattamente un fantasy come lo si intende normallmente, ma riguarda il sovrannaturale: streghe e sette sataniche all’epoca del fascismo. Tutto molto depurato e anche arrabattato, nella versione televisiva. Della “Figlia del capitano” di Campiotti mi sono rifiutato di vedere anche solo una singola scena: m’è bastato “La cittadella” con Massimo Ghini che parla in romanesco tra le miniere del Galles.
26 gennaio 2012 alle 20:47
Ciao Domenico
Bhe, sei disposto ad “inchiodare” Dio alle sue responsabilità? a sfidare la chiesa sulla sua bontà? e qual’è il suo scopo?
allora possiamo anche parlarne.
Come funziona, firmiamo una lettera di intenti? contratto privato?
Ti fornisco una traccia di massima e una registrazione vocale di come vedo le scene e come evolve la storia?
Jak
26 gennaio 2012 alle 21:38
Uhm, tema spinoso :P non so, dovremo parlarne :) perché non so quanto in là possa spingermi xD aggiungimi su Skype, se ce l’hai: zorinik06
Altrimenti via mail zorinik [chiocciola] email [punto] it
Così discutiamo meglio :)
30 gennaio 2012 alle 13:40
caro Roberto e Domenico
sto provando a scrivere alcune scene
un parere sarebbe gradito da entrambi.
Scena 1 int. Ufficio città orientale (Giappone), mattino.
Nell’ufficio il boss, uomo grasso e pasciuto alla scrivania, di fronte un assistente deferente e in attesa di ordini. Il boss parla con voce cadenzata e imperiosa.
Entra un inserviente giovane, porta del tè, Si avvicina al boss e maldestramente lo rovescia sulla scrivania.
Il boss smette di parlare e gli rivolge uno sguardo gelido, in contemporanea l’assistente grida in giapponese all’insegna dell’inserviente, che deferente e inchinandosi si ritira retraendo.
Dissolvenza.
Scena 2 est. Piccolo giardino di modesta abitazione (giappone) ora di pranzo.
L’inserviente rientra a casa a capo chino, la moglie sorridente guarda il bimbo giocare poi volge lo sguardo verso il marito e rimane sorpresa per l’ora di rientro del marito. Si guardano negli occhi e la moglie capisce che il marito ha perso il lavoro. Il sorriso sparisce dalla sua faccia e volge lo sguardo triste e disperato verso il bambino inconsapevole.
Dissolvenza.
grazie Jak
30 gennaio 2012 alle 20:42
Ah beh, questo è un mezzo trattamento più che una sceneggiatura xD i dialoghi indiretti praticamente non esistono nella sceneggiatura :) tutto ciò che vien detto.. va scritto ^^
30 gennaio 2012 alle 20:59
Jak dovresti leggerti anche le altre parti di “come si scrive una sceneggiatura”; ad esempio sulla “parte 2″ c’è un ottimo esempio immesso dal Cassani inerente alcune scene di “1997 fuga da New York” che rendono molto bene l’idea perfino ad un profano come il sottoscritto.
Al di sotto dell’articolo sono evidenziati in azzurro i link alle varie “parti”.
30 gennaio 2012 alle 21:16
Salute
Si ho letto gli esempi. Ed anche le altre informazioni.
Scusatemi, sto provando a scrivere per la prima volta in questa formula, non è istintivo.
Evidentemente ho pensato, sbagliando, che i dialoghi giapponesi non avessero peso. Poteva essere qualsiasi argomento. Lo scopo era evidenziare l’errore di un personaggio e che per questo errore perdeva il lavoro.
Ci riprovo.
Domenico, tu come avresti scritto le due scene?
grazie ad entrambi.
Jak
30 gennaio 2012 alle 21:43
Beh non posso mettermi a scrivere così a volo :D ma questi qui ad esempio sono errori:
Il boss parla con voce cadenzata e imperiosa.
Questo è discorso indiretto. E non è Giapponese :D devi scrivere quello che dice, non lasciare alla fantasia del lettore/regista/attore la scena ^^
Si guardano negli occhi e la moglie capisce che il marito ha perso il lavoro.
Come fa la moglie a capire che ha perso il lavoro? O meglio ancora… come fa lo spettatore a capire che la moglie ha capito? (spero abbia afferrato il giro di parole xD) non è un romanzo, tutto ciò che è scritto deve poter essere immediatamente messo in scena, nella sceneggiatura non c’è nulla di astratto, solo cose concrete ;)
30 gennaio 2012 alle 22:48
Scena 1 int. Ufficio città orientale (Thailandia), Mattino.
Nell’ufficio il boss, uomo grasso e pasciuto è seduto alla scrivania, di fronte un assistente deferente e in attesa di ordini. Il boss parla con voce cadenzata e imperiosa.
BOSS
(Dobbiamo aprire nuovi mercati di vendita. E’ imperativo entrare in Europa con i nostri prodotti.)
เราจำเป็นต้องเปิดตลาดใหม่ๆ และผลิตภัณฑ์ของเราจะต้องตีตลาดในยุโรปได้
Bussano alla porta, entra un giovane inserviente, porta del tè, Si avvicina al boss e maldestramente rovescia il tè sulla scrivania. Il boss smette di parlare e gli rivolge uno sguardo gelido, in contemporanea l’assistente grida in Thailandese all’insegna dell’inserviente.
ASSISTENTE con voce alta e gelida
(Sei un imbecille, guarda cosa hai fatto, chiama qualcuno per pulire e ritieniti licenziato)
แกไม่มีสมองรึยังงัย ดูสิว่าแกทำอะไรลงไป ไปตามคนมาทำความสะอาด แล้วแกก็ไม่ต้องมาทำงานที่นี่อีก
L’inserviente deferente e inchinandosi a mani giunte si ritira retraendo fino ad uscire dalla porta dilungandosi con le scuse.
INSERVIENTE
(chiedo scusa, chiedo scusa)
ผมขอโทษครับ ผมขอโทษครับ
Dissolvenza.
Meglio così?
La seconda scena non ha dialoghi. Spesso vediamo scene prive di dialogo dove gli sguardi fanno capire la situazionne.
Per ottenere questo cosa si scrive su una sceneggiatura. Se riporto un dialogo si perde il patos del momento, l’intesa fra marito e moglie e la tragedia dell’aver perso il posto di lavoro.
grazie per il tuo consiglio.
Jak
p.s. perchè non puoi scrivere di getto unna scena?
31 gennaio 2012 alle 15:24
Allora: non c’è bisogno di mettere i dialoghi in lingua originale, sotto il nome del personaggio che parla scrivi tra parentesi “in thailandese” e limitati a mettere la traduzione in italiano. Poi è meglio scrivere in maniera più scorrevole e precisa: il fatto che sia una sceneggiatura e non un romanzo non vuol dire che non si debba dare un minimo di dignità letteraria a ciò che si scrive. E soprattutto, il lettore devo riuscire a immaginare visivamente ciò che tu hai pensato, quindi bisogna essere precisi su ciò che si vede sullo schermo: l’assistente deferente della prima scena è in piedi o seduto? I personaggi sono vestiti in giacca e cravatta o con abiti di taglio orientale? Quant’è grande l’ufficio? E com’è il giardino della casa dell’inserviente? Quanti anni ha il figlio? Anzi, quanti anni hanno tutti i personaggi? Jak, capisci l’importanza di essere chiari con quello che scrivi per far capire al lettore cosa sta succedendo?
31 gennaio 2012 alle 15:33
Ciao Alberto
Si capisco cosa vuoi dire, niente al caso.
Proverò ancora e se non sono tedioso proverò a riproporvelo.
Grazie ancora
Jak
31 gennaio 2012 alle 15:34
p.s.
comunque il dialogo in thailandese è corretto….. ehehehehe
Jak
31 gennaio 2012 alle 15:39
In Thailandia scrivono da sinistra o da destra?
31 gennaio 2012 alle 18:56
In Thailandia scrivono da sx.
Jak
2 febbraio 2012 alle 22:09
Caro Cassani, grazie per l’interessante lezione di sceneggiatura. L’ho letta con molta curiosità.
E’ stato anche molto piacevole leggere gli interventi di tanti aspiranti sceneggiatori.
Qualcuno di loro, però, dimentica che non basta scrivere; bisogna anche saper scrivere!
La signora Rosi in particolare, per quanto concerne le competenze linguistiche, dovrebbero umilmente tornare sui banchi delle scuole elementari; prima fucina, non solo di tutte le buone sceneggiature, ma di tutte le buone opere letterarie.
Signora Rosi, una persona che partorisce il seguente obbrobrio linguistico:
**** c’è la farò? ..lo spero..!!! intanto c’è la metto tutta…****
… non può aspirare a diventare sceneggiatrice ma, al massimo, può aspirare ad usare l’aspiratore in casa di uno sceneggiatore.
A parte il macroscopico strafalcione “c’è” invece di “ce”, per quanto riguarda l’uso disinvolto, ridondante e casuale dei segni di interpunzione, lei mi ricorda molto Totò e Peppino nella redazione di una lettera nel film “Totò, Peppino e la Malafemmina”.
Oppure, se preferisce un esempio più recente e anch’esso cinematografico, che è anche una conferma di ciò che ci insegna il nostro competente Cassani (“è praticamente impossibile trovare un’idea assolutamente originale”), mi può ricordare Benigni e Troisi in “Non ci resta che piangere” quando scrivono un’improbabile lettera a Savonarola.
Signora Rosi, non me ne voglia per essere stato crudele con lei: la verità è spesso crudele!
Scriva pure le sue storie, anche con la mediocre conoscenza dell’italiano che lei possiede… e se le legga; ma non abbia la presunzione di pensare che a qualcuno possano interessare per farne un film.
So di un produttore che cestina tutte le sceneggiature che gli presentano se contengono più di un errore linguistico.
Secondo me, fa bene: o lo sceneggiatore non sa scrivere (gravissimo!) o non ha curato lo scritto (mancanza di rispetto verso il produttore!).
Comunque, cara signora Rosi, per farmi perdonare le regalo un bel po’ di segni di interpunzione, che lei provvederà a sistemare a casaccio nel mio scritto, cosicché non ne sentirà la mancanza.
???????????????????!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!;;;;;;;;;;;;;;………….,,,,,,,,,,,,,,,,,”””””””””””’((((((((((((((())))))))))))———::::::::::::
Ernesto
P.S.: Io posso permettermi eventuali errori linguistici e refusi vari, perché non ho velleità di scrittore.
2 febbraio 2012 alle 22:26
Mi sembra un po’ fuori luogo rivolgere cotali critiche così dirette a un post risalente a più di un anno fa :)
2 febbraio 2012 alle 22:49
Al di là dei commenti di Rosi, io noto sempre un numero abnorme di errori da parte di chi scrive su blog e forum vari, e quasi sempre sono errori che non si possono assolutamente ascrivere alla fretta con cui si scrive in quelle situazioni (il più gettonato è “un’altro”). Detto questo, però, e dando che scontato che la scuola non può più nulla, secondo me scrivere è comunque un buon modo per migliorare la propria scrittura, anche perché in teoria stimola la voglia di leggere e quindi aumenta le possibilità di rendersi conto dei propri errori.
3 febbraio 2012 alle 00:47
Provo a postare ancora la scena 1 e 2
Mi scuso se sono pedante, accetto volentieri le critiche, sempre nel segno della buona educazione che credo sia sicuramente un valore maggiore del saper scrivere, almeno ti rende umile, caratteristica fondamentale per qualsiasi studente.
Scena 1 int. Ufficio città orientale (Thailandia), Mattino.
Il boss, uomo pasciuto, vestito elegantemente con un doppio petto fumo di Londra è seduto alla scrivania. L’ordine regna sovrano nel suo enorme ufficio. La tradizione thailandese si sposa ad un moderno occidentale, non manca la tecnologia più recente. Il boss dalla sua scrivania domina buona parte di Bangkok attraverso la vetrata di fronte a lui. Il suo assistente personale, vestito altrettanto elegantemente, si frappone alla spettacolare vista. In piedi davanti a lui ascolta deferente e prende appunti velocemente. Il boss parla con voce cadenzata e imperiosa.
BOSS
(Dobbiamo aprire nuovi mercati di vendita. E’ imperativo entrare in Europa con i nostri prodotti.)
เราจำเป็นต้องเปิดตลาดใหม่ๆ และผลิตภัณฑ์ของเราจะต้องตีตลาดในยุโรปได้
In quel momento si sente bussare alla porta. Entra un giovane inserviente con il vassoio del tè. Si avvicina alla scrivania del boss che nel frattempo ha smesso di parlare. Il giovane inserviente posa il vassoio sulla grande scrivania e nel porgere la pregiata bevanda maldestramente rovescia il caldo liquido sulla scrivania. Il boss in silenzio gli rivolge uno sguardo gelido. L’assistente con voce stridula e acida si rivolge all’inserviente.
ASSISTENTE
(Sei un imbecille, guarda cosa hai fatto, chiama qualcuno per pulire e ritieniti licenziato)
แกไม่มีสมองรึยังงัย ดูสิว่าแกทำอะไรลงไป ไปตามคนมาทำความสะอาด แล้วแกก็ไม่ต้องมาทำงานที่นี่อีก
L’inserviente deferente e inchinandosi a mani giunte si ritira retraendo fino ad uscire dalla porta dilungandosi con le scuse.
INSERVIENTE
(chiedo scusa, chiedo scusa)
ผมขอโทษครับ ผมขอโทษครับ
Dissolvenza.
Scena 2 est. Piccolo giardino in modesta abitazione (Thailandia). Ora di pranzo.
L’inserviente rientra a casa e attraversa il piccolo cancello a capo chino. La sua abitazione è modesta, costruita molto tempo prima e con le tavole di legno ormai scrostate. Il giardino è un piccolo fazzoletto di terra da cui con tre scalini si entra in casa.
La moglie seduta sul primo gradino sta dando il pranzo al bambino che mangia e gioca allo stesso tempo. Il suo vestito è semplice, dei pantaloni di stoffa molto larghi ed una maglietta. Sorride seguendo i giochi del piccolo. Al rumore del cancello volta la testa e vede il marito. Il sorriso scompare dalla sua bocca e la iniziale sorpresa per l’ora di rientro del marito lascia il posto alla diretta conseguenza della sua presenza a casa. La faccia del marito è inequivocabile e conferma la sua deduzione. Si guardano negli occhi .
MOGLIE in thailandese
Come faremo a dare da mangiare al nostro piccolo
Il marito non risponde, china ancora il capo. La madre volge lo sguardo triste e disperato verso il bambino che gioca inconsapevole.
Dissolvenza.
3 febbraio 2012 alle 09:06
Buongiorno Alberto,
ha un sito da segnalarmi per le inquadrature e le transizioni da mettere nelle scene? A dire la verità sono più interessato alle transizioni, perché di inquadrature ne metterò pochissime (anche se ho trovato un sito: http://www.ilcorto.it che le spiega bene con le foto) e solo per determinate scene, per non “sporcare” la storia scegliendole senza cognizione di causa. Ma per le transizioni, a parte la dissolvenza, leggendo le sceneggiature non sono riuscito a capire quando mettere una, un’altra oppure non mettere niente.
Cordiali saluti.
Fabrizio – Genova
3 febbraio 2012 alle 13:42
Fabrizio, in realtà c’è più di un sito che propone spiegazioni sulle diverse inquadrature. Il che secondo me fa aumentare la confusione invece di dissiparla, perché non sempre le inquadrature vengono chiamate con lo stesso nome (qualcuno chiama il campo totale “campo d’insieme”, e non capisco da dove arrivi; praticamente nessuno spiega la differenza tra il mezzo busto/mezzo primo piano e la mezza figura). L’anno scorso avevo ripreso in mano uno dei libri di cinema che avevo alle superiori proprio perché ricordavo due pagine di figure illustrative delle diverse inquadrature, e ho scoperto che molte erano sbagliate… Tra le tante definizioni che si trovano, una delle più chiare (ma non illustrata) è ben nascosta nelle pagine della Wikipedia italiana: http://it.wikipedia.org/wiki/Piano_%28fotografia%29 e http://it.wikipedia.org/wiki/Campo_%28fotografia%29
Per quanto riguarda gli effetti di transizione, non è assolutamente un problema di sceneggiatura. In generale, comunque, nel cinema moderno si usano quasi esclusivamente tre transizioni: lo stacco, la dissolvenza e la dissolvenza incrociata. Tu limitati a segnalare l’uso di una dissolvenza quando ti serve, per il resto non c’è bisogno di specificare.
3 febbraio 2012 alle 13:44
Jak, ripeto: non c’è bisogno di scrivere in sceneggiatura la versione originale dei dialoghi in lingua straniera. Poi modifica le intestazioni delle scene indicando che siamo a Bangkok, invece di scrivere genericamente “città orientale”: 1. INT. UFFICIO BANGKOK – MATTINO. Comunque continuiamo a non sapere quanti anni ha il bambino…
3 febbraio 2012 alle 14:23
Salute
Ho lasciato i dialoghi pensando che visto che ormai erano presenti avrebbero semplificato la vita ad un regista. Rimuovo.
Forse faccio fatica a comprendere, quando scrivo che la madre da il cibo al piccolo è intuitivo che si tratta sicuramente di un bambino sotto i 5-6 anni, se ne avesse 10 sarebbe strano che la madre lo nutrisse ancora direttamente.
Grazie per il tuo aiuto
Jak
3 febbraio 2012 alle 14:26
Jak, il punto è che c’è una bella differenza tra un bambino di un anno e uno di quattro…
3 febbraio 2012 alle 14:29
@ Jak , che è disposto ad accettare critiche
A – ***Il boss, uomo pasciuto, vestito elegantemente con un doppio petto fumo di Londra è seduto alla scrivania***
Doppio petto fumo di Londra a Bangkok?!… con una media della temperatura annuale di circa 30° che diventa almeno 35° quella percepita a causa della forte umidità.
E’ evidente che lei vuole che un boss appaia un boss come da stereotipo cinematografico, ma potrebbe ottenere lo stesso scopo “vestendolo” in modo più esotico però fornendogli una grossa tigre verde a pois rossi al guinzaglio in modo che incuta paura.
B – ***Il giovane inserviente posa il vassoio sulla grande scrivania e nel porgere la pregiata bevanda maldestramente rovescia il caldo liquido sulla scrivania***
Che brutta frase. Due volte la parola scrivania all’interno dello stesso periodo. Questa è da matita blu anche alle scuole medie. Si ricordi sempre che c’è in giro un produttore che per un errore simile cestinerebbe la sua bella sceneggiatura.
C – ***Sei un imbecille, guarda cosa hai fatto, chiama qualcuno per pulire e ritieniti licenziato***
Questa scena, così come lei l’ha scritta verrebbe recitata con il boss che parla con voce calma e moderata, in contrasto con le parole e la situazione che invece sono da persona arrabbiata. I punti esclamativi sono stati inventati per fare la differenza.
D – ***Come faremo a dare da mangiare al nostro piccolo***
A questo punto, il marito potrebbe rispondere: “non preoccuparti cara, dato che come cameriere faccio cagare, proverò a scrivere sceneggiature”.
Ernesto
3 febbraio 2012 alle 15:45
Sbaglierò, ma credo che la Sig.na Rosi sia di madrelingua albanese.
Domanda stupida: nel caso un film venga tratto da un fumetto o meglio graphic novel, è necessario pensare alla stesura ex novo di una sceneggiatura? Watchman, giusto per fare un esempio…
3 febbraio 2012 alle 15:52
Non ho capito la domanda: vuoi sapere se bisogna scrivere una nuova sceneggiatura o si può usare quella del fumetto? Ovviamente bisogna riscriverla, adattandola al mezzo e decidendo quali/quanti cambiamenti fare.
3 febbraio 2012 alle 16:01
Ok, era intuibile ma ora ne ho la conferma. Certo che nel caso di “Watchman” non è che sia cambiato granché rispetto al fumetto, con riferimento non solo ai dialoghi ma anche al tipo di inquadrature usate (il fumetto è parecchio “cinematografico”).
3 febbraio 2012 alle 16:06
Da quello che avevo letto, il regista aveva usato le tavole del fumetto come story-board per costruire visivamente il film, ma ci deve sempre comunque essere un lavoro di riscrittura per rendere più coerente un film rispetto a un fumetto lungo e pubblicato a puntate.
3 febbraio 2012 alle 20:11
salute
Per Ernesto
Certo che sono disposto ad accettare le critiche, può farlo anche Lei? E’ disposto a “usare questa sua potente intuizione su se stesso” (quale film?)
E’ evidente che Lei non è mai stato a Bangkok o se è transitato da quelle parti non è mai stato in un ufficio di una grande società, altrimenti non avrebbe cestinato un vestito elegante così facilmente. Comunque prendo atto dell’alternativa.
Molto corretta invece la precisazione sulla scrivania, la sostituirò con un sinonimo.
Il personaggio che alza la voce è l’assistente e non il boss, comunque userò le esclamazioni, grazie.
Infine per la sua ironia sul fatto che chiunque possa scrivere una sceneggiatura se fallisce in altro, non si preoccupi, nel mio lavoro sfioro l’eccellenza e quindi non rischio di non dare da mangiare ai miei figli.
Per Alberto: ancora un grazie, hai ragione, è molto differente.
Jak
3 febbraio 2012 alle 20:49
“E’ evidente che lei vuole che un boss appaia un boss come da stereotipo cinematografico”…
Cribbio Ernesto che brutta frase… due volte la parola boss all’interno dello stesso periodo.
C’è il rischio che chi vuole mettere la pezza sul lavoro altrui faccia peggio di chi ha fatto il buco.
Comunque, scherzi a parte, un plauso a Jak che perlomeno ci prova…
3 febbraio 2012 alle 21:07
Grazie Plissken per il tuo incoraggiameto.
Ernesto ha sicuramente confuso la parola Boss; negli Stati Uniti di solito usata come sinonimo di malavitoso, mentre invece in thai è usata comunemente per indicare il capo di un’azienda. Quindi ha ironizzato sull’aspetto ridicolo del termine.
Jak
3 febbraio 2012 alle 21:29
La parola Boss è usata anche qui come sinonimo, a volte scherzoso altre meno, di “capo”, “direttore”.
Quando i collaboratori di Cassani sono alla macchinetta del caffè e lo vedono appropinquarsi, esclamano allarmati “occhio, arriva il Boss”!
A quanto sembra è lo stesso in Thailandia… il mondo è piccolo. L’unica cosa che conosco di thailandese è la มวยไทย, una vera libidine… per il resto, aspetterò che qualcuno giri un film basandosi su di una sceneggiatura in tema, he he he… ;-)
In bocca al lupo.
3 febbraio 2012 alle 21:47
@Jak
Il suo post delle ore 20.11 a me indirizzato, molto ben scritto, non sembrerebbe farina del suo sacco. Ma mi fa piacere di essere in errore nel solo pensarlo.
In Thailandia ci sono stato, Bangkok compresa, ed è proprio lì che ho incontrato un boss, vestito in bermuda e camicia a fiori, che aveva al guinzaglio una grossa tigre verde a pois rossi che mi mise una paura indicibile. E pensai: “E che cazzo!… se vuole incutere autorità non può vestirsi con un canonico doppiopetto color fumo di Londra come tutti i boss?!… invece di andare in giro con le belve al guinzaglio.”
A mio parere, “la scrivania” non è da sostituire con un sinonimo, è proprio tutta la frase che va semplificata. Il passaggio: “ Il giovane inserviente posa il vassoio sulla grande scrivania e nel porgere la pregiata bevanda maldestramente rovescia il caldo liquido sulla scrivania”, come ho già fatto rilevare, è brutto e scritto male. Non solo: è scritto in prosa da romanzo e non da sceneggiatura.
La sceneggiatura descrive “le scene”, non si perde in inutili aggettivi, perniciose precisazioni e ghirigori stilistici.
Se ciò è vero, allora, nella frase in questione:
- Non c’è bisogno di ripetere che l’inserviente era giovane, era già stato detto (perciò il regista ne avrebbe già tenuto conto).
- “rovescia il caldo liquido” può essere semplicemente sostituito da “lo rovescia”. E’ sempre del tè che si parla.
- “e nel porgere la pregiata bevanda”… possiamo anche dare per scontato che nell’ambiente descritto il tè sia di qualità pregiata. Sarà lavoro del regista dare l’idea di un tè pregiato, facendolo servire in belle tazze di fine porcellana e su un vassoio dorato.
In sintesi: lo sceneggiatore è un sarto cuce abiti, non è una suorina che ricama merletti!
E io sono uno che può criticare, perché non ho velleità di scrittore. E posso fare errori a volontà tra cui ripetere la parola boss all’interno di un periodo.
Ora aspetto la descrizione delle scene di sesso: è soprattutto questo il mio interesse per l’opera. Magari, a questo punto della storia, la moglie dell’inserviente potrebbe mandare il bambino dalla zia e trombarsi il marito per un paio di ore per consolarlo del licenziamento. Pare che in Thailandia sia costume farlo. Ne tenga conto.
Ernesto
3 febbraio 2012 alle 21:49
ahahahaha
già, fanno paura quando se le danno, almeno quelli veri, non quelli che fanno spettacolo.
Riproviamoci….. giuro queste 2 scene non la metto più!!!! (all’anima dell’esclamativo)
Sarebbe scritto su due colonne.
SCENA 1
INT. UFFICIO BANGKOK – MATTINO.
APERTURA IN DISSOLVENZA: sul mezzo busto del boss seduto alla sua scrivania, sta leggendo un documento. Il boss è un uomo corpulento, pasciuto, di circa 50 anni, dalla carnagione curata e capelli ordinati Risulta ben vestito con giacca e cra-vatta, i vestiti denotano una agiatezza economica non comune. Le mani sono posate sulla scrivania e si nota un orologio d’oro e un anello d’oro al dito mignolo.
L’INQUADRATURA SI ALLARGA E RUOTA DIETRO A SX DEL BOSS INQUADRANDO L’INTERO UFFICIO: L’ufficio appare enorme, una maestosa vetrata al davanti della scrivania del boss mostra buona parte della città di Bangkok da una posizione elevata, se ne deduce che l’ufficio è all’interno di un alto grattacielo. L’ordine regna sovrano con arredi dove la tradizione thailandese si sposa ad un moderno occi-dentale. Non manca la tec-nologia più recente rappresentata da computer portatile sulla scrivania e tre grossi schermi televisivi sulla parete. Un uomo ben vestito in giacca e cravatta, sui 30 anni è in piedi davanti al boss e ascolta deferente prendendo appunti velocemente. Il boss comincia a parlare con voce cadenzata e imperiosa.
PP del boss
BOSS in thailandese
Dobbiamo entrare sul mercato europeo. Questo è il nostro imperativo nei prossimi mesi. Mi aspetto che il consiglio tutto pianifichi e verifichi le possibili opportunità di realizzazione del progetto.
PANORAMICA UFFICIO: L’assistente di fronte al boss sta scrivendo. In quel momento si sente bussare alla porta. Entra un giovane inserviente sui 20 anni con il vassoio del tè. Vestito in giacca e cravatta, ma il suo vestito denota una diversa fattura, molto scadente. CAMERA SEGUE L’INSERVIENTE: L’inserviente si avvicina al boss che nel frattempo ha smesso di parlare. Il giovane inserviente posa il vassoio sulla grande scrivania e nel porgere al boss la pregiata bevanda maldestramente rovescia il caldo liquido sui documenti presenti. Il boss in silenzio gli rivolge uno sguardo gelido e seccato.
PP dell’assistente.
L’assistente con voce stridula e acida si rivolge all’inserviente.
PP dell’ inserviente.
ASSISTENTE in thailandese
Sei un imbecille, guarda cosa hai fatto, chiama qualcuno per pulire e ritieniti licenziato.
CAMPO LARGO: L’inserviente deferente e inchinandosi a mani giunte si ritira re-traendo fino ad uscire dalla porta dilungandosi con le scuse.
INSERVIENTE in thailandese
Chiedo scusa, perdonatemi, chiedo scusa.
STACCO
SCENA 2
EST. GIARDINO CON ABITAZIONE – ORA DI PRANZO.
SI SENTONO IN LONTANANZA RUMORI CONFUSI DI UNA STRADA ALTAMENTE FREQUENTATA.
CAMERA DALL’INTERNO DEL GIARDINO PANORAMICA SUL CANCELLO: L’inserviente rientra a casa e attraversa il piccolo cancello a capo chino. Indossa gli stessi abiti della scena precedente.
PANORAMICA DEL GIARDINO E DELL’ABITAZIONE: La sua abitazione è modesta, co-struita molto tempo prima e con le tavole ormai scrostate dalla vernice. Il giardino è un piccolo fazzoletto di terra con pochi cespugli. Dal giardino si accede alla casa mediante tre scalini.
La moglie una giovane ragazza sui 20 anni è seduta sul primo gradino e sta dando il pranzo al bambino. Il bambino a circa 5 anni, mangia e gioca con delle macchinine nello stesso tempo. Il vestito della donna è semplice, dei pantaloni di stoffa molto larghi ed una maglietta. Sorride seguendo i giochi del piccolo. Al rumore del cancello volta la testa e vede il marito. Il sorriso scompare dalla sua bocca e la iniziale sorpresa per l’ora di rientro del marito lascia il posto alla diretta con-seguenza della sua presenza a casa. CAMERA SI SPOSTA SUL VOLTO DEL MARITO: La faccia del marito è inequivocabile e conferma la sua deduzione. Il marito si avvicina.
PP moglie
Stacco
PP marito
Si guardano negli occhi.
MOGLIE in thailandese
Come sfameremo il nostro bambino?
PP marito
Il marito abbassa di nuovo la testa in silenzio in una smorfia di dolore e soffe-renza.
DISSOLVENZA
jak
3 febbraio 2012 alle 22:18
ehehehehheh
Mio caro Sig. Ernesto, l’unico sacco di farina che possiedo, o meglio sacchetto, è in cucina dove mi diletto ad impiastricciare tegami.
Non sarò mai un Gualtiero Marchesi, ma ogni mio commensale di solito ringrazia per l’invito e si augura di riceverne un altro. Il punto è, non essere il sig. Marchesi dovrebbe indurmi a rinunciare a cucinare?
Sono certo che il boss da Lei incontrato non stava certamente lavorando, magari stava gozzovigliando, non certo lavorando. La cultura Thai, a differenza di quello che si crede, è molto rigida durante il lavoro.
mmmm….. Sarto o suorina….. decisamente scelgo suorina, se non altro per assistere a quello che succede in quelle cellette!!!
Nella mia idea non ci sono scene di sesso, mi spiace, tutto ma non sesso.
In Thai si usa fare sesso come nel resto del mondo, ci sono delle meretrici e soprattutto tanti che le usano e poi magari tornano spacciandosi per grandi amatori….pagando!
Se permette una domanda, ma che gusto ci prova Lei ad essere così aggressivo e sarcastico? …. e se non ha velleità di scrittore, perchè naviga in queste acque?
Jak
3 febbraio 2012 alle 23:09
***Se permette una domanda, ma che gusto ci prova Lei ad essere così aggressivo e sarcastico?***
Aggressivo e sarcastico?!… che esagerazione!… al massimo, provocatore e ironico.
Ma non mi meraviglio di essere stato frainteso: mi capita spesso nel web… e anche nella vita reale.
Una volta in un forum di ferventi credenti religiosi che concordavano all’unanimità sul fatto che Dio ama l’uomo, ho chiesto come mai allora il mal di denti dura tre giorni e l’orgasmo solo tre secondi. Mi hanno cacciato dal forum.
Un’altra volta, in un forum di un sito americano di amanti dei colibrì, ho chiesto quanti colibrì fossero necessari per fare gli spiedini per 4 persone. Cacciato anche da lì.
Un’altra volta ancora in un sito di animalisti, raccontai che mentre andavo da un contadino per comprare un coniglio da fare alla cacciatora, avevo investito un gatto e l’avevo mangiato al posto del coniglio. Nessuno apprezzò il fatto che in quel modo avevo salvato la vita al coniglio e mi cacciarono anche dal quel forum.
Tutta strana gente!
Ernesto
3 febbraio 2012 alle 23:17
bhè fossi in Lei qualche domanda me la porrei…. forse affronto la vita in maniera troppo aggressiva?
Comunque grazie…tre aneddoti davvero divertenti ho riso di gusto.
Jak
3 febbraio 2012 alle 23:26
***bhè fossi in Lei qualche domanda me la porrei…. forse affronto la vita in maniera troppo aggressiva?
Comunque grazie…tre aneddoti davvero divertenti ho riso di gusto.***
I tre aneddoti sono falsi: li ho inventati su due piedi solo per accattivarmi la sua simpatia, dopo averla bistrattata senza intenzione cattiva.
Ernesto
4 febbraio 2012 alle 01:31
Che tristezza!
jak
4 febbraio 2012 alle 13:08
@ Jak
Non sia così triste, semmai la prenda come una lezione.
In poche righe e in pochissimo tempo sono riuscito a farle provare tante emozioni, anche in contrasto tra loro.
1 – All’inizio, l’ho indispettita con le mie critiche
2 – Poi l’ho illusa invitandola a scrivere scene di sesso, come se fossi interessato alla sua storia banale
3 – Poi l’ho divertita con i miei aneddoti (veri!)
4 – Poi l’ho delusa dicendo che erano falsi
5 – E con questo ultimo post riuscirò a farmi odiare
Insomma, posso giocare con le sue emozioni come con un gatto gioca col topo.
Posso far prillare il suo stato d’animo a mio piacimento.
Questa è la potenza della parola scritta, quando è ben scritta.
Lei invece, con la sua sceneggiatura, è riuscito a farmi provare solo una noia mortale!
Tutto banale nella sua storia, tutto scontato, tutto noioso: sembrano scene tratte da quelle soporifere soap opera confezionate per le casalinghe orientali.
Lei non ha né talento, né competenze per scrivere sceneggiature: abbandoni subito la sua illusione e si dedichi al altro.
Ricamo a uncinetto, potrebbe essere una buona idea.
Ovviamente ora non può replicare insultandomi – o tentando di denigrandomi o squalificarmi – perché dimostrerebbe platealmente che anche il punto 5 si è verificato.
Ernesto
4 febbraio 2012 alle 14:40
Enrico, personalmente stento a credere che lei sia in grado di elargire consigli e/o disposizioni a chicchessia, arroccandosi dietro puerili scuse quali “io posso sbagliare perché non ho velleità di scrittore ma gli altri no”. Comodo, troppo comodo.
Ne consegue che prima di dare lezioni a qualcuno, cosa che per inciso non è in grado in fare, dovrebbe provvedere a fare un po’ di autocritica evitando magari di esprimersi mediante saccenza e maleducazione (che lei impropriamente definisce “provocazione ed ironia”) peraltro espresse a titolo gratuito.
Anche se (perlomeno a mio modesto parere) sono ravvisabili in talune sue esternazioni alcuni concetti di matrice verace, il suo modus scribendi ricorda quello di qualcuno che vuole porsi (con quale titolo non ci è dato di sapere) su di un livello elitario rispetto agli altri, venendo meno alle più elementari norme di cortesia e rispetto reciproco.
Questo teatrino da lei imbastito ha un che di patetico: “…l’ho illusa invitandola a scrivere scene di sesso, come se fossi interessato alla sua storia banale”… “Poi l’ho divertita con i miei aneddoti (veri!)”… “Poi l’ho delusa dicendo che erano falsi”…
ed infine, la vera perla:
“E con questo ultimo post riuscirò a farmi odiare”
Cosa le fa pensare di essere tanto in gamba da riuscire a farsi odiare? Il massimo a cui può aspirare è di riuscire a farsi compatire, cosa che le riesce benissimo.
Ora non so se lei sia un cosiddetto “troll” che interviene nei forum al solo scopo di rompere i maroni al prossimo, ma se vuole proprio mettere a frutto la sua decantata perizia nella forma scripta, cominci ad esprimersi in maniera meno indisponente, oppure si faccia dare una cattedra alla Bocconi, lì almeno pagano per farsi atomizzare gli attributi.
4 febbraio 2012 alle 17:53
Come ho scritto sopra, scrivere è sicuramente meglio che non scrivere. Se uno non scrive mai non imparerà mai a scrivere; al massimo si può discutere su chi siano le persone adatte con cui condividere i propri scritti per avere dei consigli seri ed equilibrati. Questo mio testo è nato – e credo sia evidente leggendolo – per aiutare i volenterosi a fare i primi passi nel mondo della sceneggiatura, quindi è perfettamente logico che venga letto e discusso da chi sull’argomento ne sa poco e sta cercando faticosamente di capirci qualcosa. Di conseguenza, le cose che si scrivono qui dovrebbero essere lette alla luce di questa situazione. E’ vero che, in generale, ci vuole molta autocritica e zero illusioni, ma questo non vuol dire che ci si deve scoraggiare: finché scrivere non diventa un peso o un’ossessione, ben venga la scrittura. Anche se ciò che si scrive è destinato a rimanere per sempre in fondo ad un cassetto.
4 febbraio 2012 alle 18:54
***Se uno non scrive mai non imparerà mai a scrivere***
E’ vero!
Ma è anche vero che uno non si può svegliare una mattina e pretendere di scrivere la Divina Commedia con una conoscenza linguistica da terza media.
Questa è pura presunzione!
E chi lo crede può cadere facile preda di chi cavalca la presunzione delle persone.
Così come il mondo è pieno di operai che si sono è rovinati in Borsa con la presunzione di essere diventati guru della finanza dopo aver azzeccato un’operazione. E dopo essere stati spinti a fare il trading-fai-da-te dagli addetti ai lavori: “Anche tu puoi fare grandi guadagni in Borsa comodamente a casa tua con il trading-online “.
Di tanti altri, incapaci anche di fare un semplice calcolo mentale sulle probabilità matematiche, che si stanno rovinando col poker online, perché per presunzione pensano di essere più bravi degli altri e non considerano che le spese erodono il 20% del montepremi. Ma la pubblicità in merito parla chiaro: “Diventa anche tu un campione di Texas Holdem!”.
Senza parlare delle tanti ragazze che finiscono sui marciapiedi dopo essersi illuse ed essere stare illuse da tanti “gatti e volpi” che potevano diventare delle dive.
E potrei continua all’infinito con questi esempi.
Io, con l’aspirante sceneggiatore Jak, ho voluto essere volutamente feroce.
Ognuno di voi, che abbia un po’ di competenza in materia, non può non essersi reso conto che Jak non ha alcun talento di scrittore e che gli mancano le basi linguistiche per poterlo diventare in tempi accettabili. E il talento, in ogni caso, non si impara.
Non dirgli questo in faccia, non è educazione, è solo un’ipocrisia che lo può illudere per un po’.
Io coltivo la pianta della verità, anche se spesso produce frutti amari.
Io sono diverso da voi.
Ernesto
4 febbraio 2012 alle 18:57
Per fortuna.
4 febbraio 2012 alle 20:33
hahahahahahha
si sfiora la patologia….. ahahahahhaha
continua ad essere solo tristezza!
Albero, potremmo tornare a evidenziare il mio poco talento più concretamente?
Jak
5 febbraio 2012 alle 02:10
Come ho detto io per primo, non so scrivere, non l’ho mai fatto se non per necessità universitarie, ma all’epoca si chiamava sbobinare.
Però, le idee frullano abbondanti nelle mie grigie circonvoluzioni.
Questa situazione che si è creata con il botta e risposta mi ha indotto a riflettere e mi è venuta un’idea per una sceneggiatura.
Dato che per me è già difficile scriverne una vi butto l’esca e se qualcuno vuole, la può scrivere.
LA SOLITUDINE DEL NUMERO BINARIO
Chi vive la propria vita da solo, non perchè in solitudine, ma perchè distaccato da ogni rapporto di relazione deve necessariamente crearsi un proprio mondo d’illusione, un mondo che gli permetta di continuare a vivere, che gli falsi la propriocezione di quello che è realmente. Costruire un castello di proprie convinzioni non è facile, la grigia materia deve convincere se stessa dell’esistenza del castello e questo processo deve essere alimentato. Nel passato molti sono impazziti perchè ad un certo punto cessavano le “opportunità” di alimentare l’illusione. Oggi esiste il grande mondo del bit dove è possibile inserirsi nella vita degli altri e ricreare un mondo dove tu puoi alimentare le tue illusioni. Puoi esaltarti denigrando un lontano sconosciuto oppure crederti superiore affermando ciò che vuoi senza possibilità di essere analizzato realmente. Ecco creare una sceneggiatura di un uomo che davanti ad un calcolatore per un ora e mezza di film illude se stesso e si crogiola del risultato. Certo bisogna essere bravi per montare una storia del genere, non trasformarla in un mattone bello solo per la critica. L’epilogo…. bhe la presa di coscienza ed un inevitabile colpo di pistola.
chi la scrive?
oh se diventa un grande film rivendico i diritti nella misura del 15%…. non fate i furbi!!!
Jak
5 febbraio 2012 alle 11:03
@Jak
***Come ho detto io per primo, non so scrivere***
E allora, piccolo essere presuntuoso, impari a scrivere!… prima di pretendere di scrivere una sceneggiatura.
A lei manca l’ABC della materia: nella sua ultima versione della banale scenetta ha perfino stabilito i movimenti della telecamera.
Asino!… ma secondo lei il regista chi è nella produzione di un film?!… quello che porta la cocacola agli attori?!
Lei un manuale di sceneggiatura non l’ha mai aperto. E non ha minimamente la più piccola idea di come venga prodotto un film e dei ruoli delle varie figure professionali coinvolte; però ha la pretesa di scrivere per l’industria cinematografica.
Lei è una capra presuntuosa! Ho scritto capra, non certo per emulare Sgarbi, ma per non ripeter il termine “asino”.
E per democrazia: scelga lei l’animale allegorico che preferisce essere.
Per il resto, che riguarda anche Plissken (che si è sentito parte in causa), come avevo già previsto al punto 5, siete stati solo capaci di applicare il pedestre “argumentum ad hominem”, scorretta tecnica dialettica eristica di bassa lega, tipica di chi non è in grado di contestare gli argomenti e attacca l’interlocutore con accuse false e gratuite.
Ora tornate pure alle vostre sceneggiature (assecondando la vostra illusione e presunzione), ma sarebbe meglio che tornaste sui banchi delle scuole medie, cari piccoli uomini.
Ernesto
5 febbraio 2012 alle 12:24
Ernesto, adesso basta. Hai espresso con sufficiente chiarezza la tua opinione riguardo ciò che Jak ha scritto, finiamola qui. Sei liberissimo di non apprezzare e a maggior ragione di non leggere ciò che scrivono gli altri, ma vediamo di mantenere la discussione nei binari della civiltà. Rispondere in maniera maleducata non ha niente a che vedere con il non voler incoraggiare le illusioni altrui. Smettila di riferirti agli altri in questi toni.
5 febbraio 2012 alle 12:31
salute
Come era prevedibile siamo arrivati agli insulti, quando finiscono gli argomenti diventa normale che il debole ceda all’ira. Dato che non desidero scendere a questo livello, dato che offenderebbe il mio amor proprio mi astengo da altri commenti. Chiedo anzi scusa ai lettori, se mi fermavo prima non avrei magistralmente portato Ernesto in questa fossa orrenda chiamata offesa.
Jak
5 febbraio 2012 alle 14:36
@ Cassani
Il termine “presuntuoso” esiste?!… e se non si applica a uno che pur ammettendo di non saper scrivere vuole scrivere una sceneggiatura, a chi si dovrebbe applicare?
E il termini “asino”, come animale allegorico riferito a una persona che non sa scrivere, esiste o no?!
Perciò, dov’è l’offesa?!… è solo chiamare delle cose reali col loro nome!
Non ho offeso nessuno!
Però ho mandato in fibrillazione l’umore di un illuso.
Penso di Jac, ciò che tutte le persone normali penserebbero di un tipo in canottiera che si presenta a Monza fresco di patente e che pretende di correre il Gran Premio con la Fiat Duna del nonno.
Oppure, di una ragazza alta 1,30, grassa, col naso lungo ed adunco, gli occhi minuscoli e con le gambe storte che vuole concorrere a Miss Italia.
O di uno che si presenta in sala operatoria pretendendo di sostituire il chirurgo perché da piccolo giocava sempre con “L’allegro Chirurgo”.
Di soggetti così, le persone normali, ne ridono e li criticano, o li compiangono. Anch’io!
Poi c’è chi li trova normali e da assecondare. Ma questa è un’altra storia. Spesso è un’altra brutta storia.
Il suo pupillo (Jac) dopo aver detto di me che il mio epilogo dovrebbe essere “la presa di coscienza ed un inevitabile colpo di pistola”, adesso fa la mammola offesa.
Ma, Cassani, lei non si è accorto che il novello Germi non ha nemmeno letto le lezioni di sceneggiatura che lei ha scritto?!… e che pretende che lei gli corregga il compito su una lezione mai studiata?!
Ma per favore…
Comunque, tornate alle vostre campane… io torno alle mie rondini.
Ernesto
5 febbraio 2012 alle 21:49
Ah, i troll… esistono ancora a quanto pare…
5 febbraio 2012 alle 22:46
http://www.michelamurgia.com/di-cultura/libri/galateo-2012-parte-1
Qui sopra si può leggere come Michela Murgia (Premio Campiello 2010) tratta una presunta scrittrice che non vuol fare la dovuta trafila per pubblicare un’opera.
Non no come Michela la tratterebbe, se sapesse anche che la presunta scrittrice è una presuntuosa senza talento e senza le nozioni di base dell’arte dello scrivere.
O forse lo so molto bene!
Ernesto
5 febbraio 2012 alle 23:21
Non vedo cosa c’entrino gli editori a pagamento con lo scrivere una sceneggiatura, comunque sull’argomento ho pubblicato un post qui http://diario.cinefile.biz/?p=523 (in realtà riprendendo l’articolo di un altro). Nello specifico di quanto scritto dalla Murgia aggiungo solo una cosa: dire che l’editoria a pagamento svilisce l’ambiente dell’editoria “seria” è una stronzata (con tutti gli annessi e connessi degli esempi fuori luogo fatti dalla Murgia). Il cinema indipendente – i tanti film italiani prodotti con due soldi e distribuiti con pochissimi mezzi – non sviliscono certo l’industria cinematografica italiana, anzi: la arricchiscono. Che poi ci siano editori a pagamento per nulla seri è verissimo, e che molti libri pubblicati a pagamento facciano cagare è altrettanto vero, ma che un libro a pagamento sia una merda che non meriti di esistere solo perché è a pagamento non sta né in cielo né in terra!
6 febbraio 2012 alle 11:31
Erminio,
su, non sforzarti a darti un tono mediante citazioni latine da Baci Perugina, non fai che peggiorare la già pessima “immagine residua di te”, comunque superiore al livello di parecchi comici di Zelig. Un plauso alla vocazione folcloristica.
Probabilmente non ritieni offensivi i termini “capra” od “asino” in quanto consideri normale essere redarguito mediante “la carota od il bastone”, scelta immagino obbligata vista la natura del tuo caso (a riprova di ciò, il fatto che di tutto quanto è stato scritto non hai compreso assolutamente nulla).
In quanto a Jak a mio modesto avviso credo sia nel suo diritto avvalersi dell’esperienza/consigli di CHI NE HA, non prima però di aver individuato un persorso più definito (oramai sarebbe ora) ed evitando di saltare da palo in frasca, al fine di non divenire suo malgrado “invadente” o peggio poco credibile.
8 febbraio 2012 alle 22:20
Cos’è successo?
Perché questo assordante silenzio?
Dove sono gli entusiasti Lattuada in erba?
Perché tacciono?… Cosa li rende muti?
E forse bastata la critica aspra di un Erminio qualsiasi perché loro appendessero le cetre ai salici?
Era così fragile la loro sicumera?
Nemmeno la sponda solidale, banale, scontata dei loro simili li ha fortificati?
Ah, Erminio… Erminio; quanto danno hai recato con le tue critiche ai promettenti sceneggiatori .
E adesso all’Orco le loro generose salme abbandoni in preda a cani e a uccelli.
Torna ad insegnare latino e greco, Erminio.
Torna dai tuoi studenti!
E ancora una volta insegna loro la potenza della parola.
Dimostrala tramite lo scambio epistolare che hai sostenuto in questo forum.
Perché le parole, se scritte bene, distruggono qualsiasi presunzione.
E spesso fanno tacere perfino i presuntuosi!
Ernesto
15 febbraio 2012 alle 18:23
si ma io lo vorrei iscrivere da qualche parte su youtube cm faccio
30 marzo 2012 alle 23:27
Caro Alberto , forse con un pò di presunzione credo di aver scritto una sceneggiatura , è completa ha una trama un inizio e una fine , costi minimi , non ci sono effetti speciali o stunt man o scene girate all’estero.. , ed ho anche una serie di caratteristi perfetti per le parti che rivestono (secondo me è molto buona attuale comica ma seria ed educativa ) ma la mia opinione è a senso unico , non sono del mestiere e non so come proporla ne a chi , mi hanno consigliato la fandango , gli ho scritto ma loro chiedono di ricevere una copia .. quindi dovrei prima di tutto depositarla alla biblioteca nazionale per non rischiare di vedermela scippare .. La mia domanda è : non ci sono delle agenzie o dei non so come definirli.. “film talent scout” o registi seri che possano valutare un idea di questo tipo ? che mi consigli di fare ?
Graziano.
31 marzo 2012 alle 12:17
Be’, Graziano: ma anche se ti metti in contatto con un regista, la sceneggiatura gliela devi comunque far leggere… La prima mossa è sempre di registrare il proprio lavoro, meglio alla SIAE che cura i diritti d’autore. Poi sì, penso che la Fandango sia una delle più disponibili in questo senso insieme alla Cattleya. Talent scuot veri e propri non ce ne sono, per gli sceneggiatori. Al massimo puoi provare a contattare qualche agente, ma non ho idea di come si muovano riguardo gli sceneggiatori inediti. Tra quelli che hanno una categoria “sceneggiatori” sul proprio sito internet puoi provare http://www.nceitaliana.com/, http://www.carollevi.it/ e http://www.moviement.it/. Entra però subito nell’ordine di idee di vedere la tua sceneggiatura riscritta da qualcun altro prima che il film sia girato, o al massimo da qualcun altro insieme con te.
3 aprile 2012 alle 14:10
Grazie per i consigli e le indicazioni Alberto ! ( .. magari avvenisse … riguardo a ricorreggere la sceneggiatura insieme a qualcun altro .. vorrebbe dire che sarebbe stata presa in considerazione ;-) comunque l’ho appena fatta rilegare e domani vado a depositarla .. vedremo …
22 aprile 2012 alle 13:53
buon giorno, ho già pubblicato un libro e ne sto scrivendo altri anche se non ho ancora trovato l’editore giusto, (diffidate di aletti e company), ma ultimamente mi è venuta l’ispirazione per la trama di un film che ritengo piuttosto attuale, l’ho quasi terminata ma non so adesso cosa fare, a chi portarlo in visione, mi chiedevo se potevate darmi una mano, qualche inditizzo dalla vs. cortese redazione. grazie giuliani enzo
22 aprile 2012 alle 14:47
Enzo, io non frequento il mercato editoriale italiano, ma mi dicono che nelle varie fiere dedicate alla piccola editoria c’è modo di incontrare diversi editori seri e interessati ai generi più diversi. Purtroppo, proprio perché sono editori piccoli, è impossibile sapere in anticipo se siano affidabili o meno…
Per quanto riguarda le case di produzione, mi sembra che Lucky Red, Fandango e Cattleya siano quelle più ricettive nei confronti delle opere di sceneggiatori edordienti. Considera comunque che il lavoro di rifinitura della sceneggiatura, anche una volta che viene accettata da un produttore, è lungo e piuttosto stressante.
1 maggio 2012 alle 20:30
L’articolo è interessantissimo e esplicativo. Io sto frequentando un corso di scenografia, sono alle prime lezioni.
Nel tempo libero mi documento per saperne di più e in modo più approfondito il tema trattato. Io scrivo romanzi polizieschi(ne ho pubblicati tre) e penso che il corso e le letture, come quella in oggetto, mi possano servire per analizzare in modo più costruttivo le scene dei miei racconti. Ho scritto una piccolissima commedia( quindici minuti ) che ho sceneggiato insieme ad un amico scrittore e che ci è servita per presentare le nostre ultime fatiche letterarie. Da questo esperimento è scaturito l’interesse per la sceneggiatura che sono sicuro mi arricchirà di idee.
25 maggio 2012 alle 18:55
Ringrazio vivamente per queste informazioni. Credo proprio che mi saranno di aiuto.
Buona serata,
Maria.
4 giugno 2012 alle 12:55
Ciao !!
Un’ informazione nella spiegazione e/o rappresentazione dei personaggi devo specificarne anche l’aspetto fisico ? Grazie in anticipo Martina .
4 giugno 2012 alle 17:01
Non è necessario scendere nei dettagli, ma qualche iindicazione riguardo all’età e a tratti particolari che possono servire per caratterizzare il personaggio è meglio metterla.
12 giugno 2012 alle 17:43
E’ veramente valido ed utile quello che e’ stato scritto. La cosa che più ho apprezzato e’ quella di evidenziare di dare un ordine alle idee e di conseguenza anche alle scene e ai vari avvenimenti. Sto per scrivere una breve sceneggiatura per un concorso e la mia intenzione e’ (se viene bene) quella di svolgere anche un piccolo cortometraggio. Spero che seguendo questi suggerimenti riesca nel mio intento. Comunque, ottimo lavoro!
12 giugno 2012 alle 17:46
Grazie Ginevra. In bocca al lupo per sceneggiatura e corto.
21 giugno 2012 alle 15:08
Ciao,
volevo sapere, come devo formattare la pagina di Microsoft Word prima di scrivere il soggetto? C’è qualche differenza tra il tipo di formattazione che c’è qui in Italia e quello negli Stati Uniti?
21 giugno 2012 alle 15:09
Per il soggetto direi di no. L’unica differenza è che negli Stati Uniti non si usa la carta A4, quindi il testo è più stretto e lungo, ma questo lo si fa automaticamente quando si manda in stampa il documento.
21 giugno 2012 alle 15:19
Ok, più che altro perchè sono andato in un sito statunitense nel quale era scritto di formattare la pagina di Microsoft Word lasciando 1 inch (che equivale a circa 2,54cm) dall’alto, dal basso e dai lati. Su un altro sito italiano, invece, diceva di lasciare ben 7 cm dall’alto e dal basso, mentre 4,5 cm dai lati. Per questo mi è sorto il dubbio :)
21 giugno 2012 alle 15:36
Guarda, a parte che in America si formatta un soggetto esattamente come si formatta una sceneggiatura, queste indicazioni mi sembra praticamente inutili. Primo perché nessuno si mette lì col righello a controllare l’impaginazione, e secondo perché dipende tutto da cosa scrivi nell’intestazione delle pagine e come rileghi la stampa. Di solito in alto si scrive il numero di pagina e (quando si è in lavorazione) il numero/colore della versione di quella pagina della sceneggiatura, e a sinistra si può lasciare più di spazio per la rilegatura. Direi che due centimetri e mezzo vanno benissimo. 7 centimetri alle estremità e 4,5 ai lati mi sembrano una follia, a meno di non voler far rispettare a uno scritto continuo come quello del soggetto l’equivalenza pagina=cartella. Una cartella tipografica sono 1.800 caratteri, ma in una pagina normale ce ne sono molti di più; in questo modo magari la lunghezza dello scritto si avvicina ai 1.800 caratteri. Ma anche in questo caso mi sembra comunque una cosa inutile.
21 giugno 2012 alle 15:40
Ok grazie, allora lascerò 2 cm e mezzo da tutti i lati.
21 giugno 2012 alle 15:51
Un ultima cosa, dato che l’ipotetico film che sto scrivendo prevede le scene in ordine sparso (stile Pulp Fiction per intenderci), quando scrivo il soggetto devo raccontarle nell’ordine che apparirà sul schermo (quindi in “disordine”) o almeno nel soggetto devo utilizzare l’ordine logico della vicenda per far capire meglio al produttore come si sviluppa la trama?
Quindi, se dovessi scrivere il soggetto seguendo l’ordine delle scene che appariranno sullo schermo e che quindi ho penato, posso utilizzare uno stile discorsivo? Ti faccio un esempio: se dovessi mettere la scena finale come prima scena posso scrivere: “In realtà questa scena si rivela essere la fine della vicenda ecc…”?
21 giugno 2012 alle 15:52
Errore di battitura: penultima riga, terza parola: Non “PENATO” ma “PENSATO” :)
21 giugno 2012 alle 16:00
Il soggetto serve non solo per raccontare la trama, ma anche per far capire al lettore che tipo di film si troverà davanti. Quindi se il senso non cronologico è una delle basi su cui è costruita la pellicola non puoi ignorarlo quando scrivi il soggetto. Però devi comunque riuscire a rendere comprensibile la storia e far capire il meccanismo senza troppe “note a pié di pagina” inserite nel racconto. Ossia: la cosa migliore da fare sarebbe che la successione delle scene come le racconti sia sufficiente a far capire quando si va avanti o indietro nel tempo, ma se non ci riesci allora è forse meglio usare dei titolini con data e ora piuttosto che continuare a scrivere “questa scena in realtà si svolge in questo momento”.
21 giugno 2012 alle 18:50
Ok, ti ringrazio molto per i suggerimenti.
22 giugno 2012 alle 11:57
Ciao, volevo un consiglio. Se nella mia trama il protagonista deve affrontare un determinato problema che riesce comunque a risolvere, questo problema deve per forza avere un aggancio all’oggetto del desiderio ricercato dal protagonista oppure può tranquillamente essere un problema che il protagonista deve affrontare ma che non ha un collegamento con l’obiettivo finale? In poche parole, questo problema può essere un argomento a parte, tanto per rendere più “coinvolgente” il film?
22 giugno 2012 alle 13:37
Kevin, in realtà dipende dal film. In un action hollywoodiano è meglio evitare, in un film più ragionato si può fare con molti meno problemi. Però, secondo la mia esperienza da spettatore, è meglio non perdersi troppo in queste cose, mantenerle brevi, in modo da non rischiare di perdere l’attenzione del pubblico che potrebbe non interessarsi a questi risvolti secondari.
22 giugno 2012 alle 14:10
Perché in realtà ho finito di stendere una trama del film e c’è una scena a mio parere carina ma che non ha un preciso collegamento con l’obiettivo finale. Tuttavia, potrebbe far comprendere meglio le caratteristiche del protagonista ed è per questo che volevo tenerla.
22 giugno 2012 alle 14:16
Se si tratta di una scena sola e non dura venti minuti, si può benissimo tenerla.
22 giugno 2012 alle 14:26
D’accordo allora magari proverò a trovare un collegamento tra questa scena e l’obiettivo finale del protagonista.
22 giugno 2012 alle 14:32
No, non forzare il collegamento perché poi è peggio: di solito si capisce che gli elementi sono attaccati con lo sputo e il tutto risulta molto fastidioso. Se la scena funziona e non è troppo invadente lasciala lì. Sei sempre in tempo a toglierla dopo, se il film è troppo lungo.
23 giugno 2012 alle 17:30
ciao Alberto. avrei una domanda riguardo alla stesura della sceneggiatura. se in una scena è estremamente importante ai fini della comprensione del film che, anche se ci sono più personaggi in quella scena, la telecamera deve inquadrare solo quel determinato personaggio senza che gli spettatori possano vedere cosa stanno facendo gli altri, posso scrivere: “La telecamera è fissa su “nomepersonaggio” che si addentra nel campo e una volta fermatosi, possiamo udire il rumore di un’auto accendersi”?
23 giugno 2012 alle 17:35
oppure basta solo che “isolo il personaggio” dal resto del gruppo? ad esempio, potrei solo dire “nomepersonaggio si addentra nel campo, si ferma, ecc… possiamo udire il rumore di auto accendersi”?
23 giugno 2012 alle 17:36
in questo modo è già automatico il fatto di riprendere solo quello che sta facendo il personaggio in discussione o meglio specificare?
23 giugno 2012 alle 19:28
E’ sempre meglio dare un’idea di ciò che si vede attraverso la narrazione, non con delle note tecniche. Parlare esclusivamente di quel personaggio è sufficiente per far capire che ci si deve concentrare su di lui, trascurando così gli altri.
Una nota: la telecamera è una cosa, la cinepresa un’altra. Usare uno di questi due termini nella sceneggiatura è sbagliato, perché presuppone la necessità/volontà di girare il film in una determinata maniera (in video la prima, in pellicola la seconda). Per evitare questo problema si usa il termine generico “macchina da presa”, abbreviato in mdp.
24 giugno 2012 alle 11:58
ok, ho bisogno di un’altra delucidazione. Per descrivere dei suoni, come faccio?
Posso dire: “Possiamo udire il rumore di uno SPARO, e “nomepersonaggio” si accascia al suolo”
Posso usare questo tipo di frase quando non vediamo, in questo caso l’uomo sparare, ma capiamo che l’uomo ha sparato a causa del suono?
24 giugno 2012 alle 13:36
Certo, però è meglio scrivere “si sente uno sparo” invece di “possiamo sentire uno sparo”. Se si vuole che la narrazione trasmetta al lettore l’idea di ciò che si vedrà (e sentirà) sullo schermo, si deve scrivere in modo da far “prendere vita” ai personaggi, da creare un mondo preciso e completo. Quindi non si deve fare alcun riferimento al lettore, perché sarebbe come infrangere la “quarta parete” a teatro, e in questo caso non va bene. Poi, volendo, lo si può anche fare, ma lo si deve fare dall’inizio ed essendo ben consci degli effetti di questa scelta su altri passaggi della sceneggiatura.
24 giugno 2012 alle 14:11
ok grazie mille!
24 giugno 2012 alle 16:17
un’altra domanda, se voglio iniziare il film con qualcuno che parla con schermo nero, è corretto scrivere così:
SCHERMO NERO
NOMEPERSONAGGIO (V.O.)
Dialogo…..—
FADE IN:
1. INT. CASA ECC…. – GIORNO 1
NOME PERSONAGGIO
—continua dialogo.
24 giugno 2012 alle 16:29
Sì, a parte che i dialoghi vanno in mezzo e le descrizioni a sinistra.
26 giugno 2012 alle 23:02
Ciao. Come faccio a descriver un combattimento in una sceneggiatura? Devo scrivere ogni minimo dettaglio o basta scrivere che i due combattono e poi il compito di decidere lo svolgimento del combattimento lasciarlo al regista o scenografo?
26 giugno 2012 alle 23:48
Joe, lo scenografo crea gli ambienti in cui il film si svolge, il coreografo crea le danze e i movimenti dei combattimenti. Comunque, nella sceneggiatura non è necessario scendere troppo nei dettagli: basta scrivere le cose necessarie, ossia il tipo di combattimento e come si muovono nell’ambiente, se conta.
10 luglio 2012 alle 10:34
Ciao, ho letto da qualche parte che di norma una sceneggiatura dev’essere lunga almeno 100 cartelle quindi se la sceneggiatura che scrivo arriva a circa 90 pagine, non me la accettano?
Chiedo questo perché so che all’incirca una pagina di sceneggiatura corrisponde a 1 minuto di film. Questo sta a significare che 90 pagine di sceneggiatura sono circa 1 ora e mezza. Credo che per un film d’esordio 1 ore e mezza sia un tempo giusto, non trovi?
10 luglio 2012 alle 14:26
Posso dire che chiunque abbia scritto una cosa del genere ha scritto una cazzata? E’ come dire che un romanzo dev’essere lungo almeno 300 pagine altrimenti non lo pubblica nessuno…
Comunque la corrispondenza 1 pagina-1 minuto è vera solo nella struttura americana e va considerata nel suo insieme: una sceneggiatura di 90 pagine equivale più o meno a un’ora e mezzo di film, ma una pagina potrebbe benissimo corrispondere a 3 minuti e altre pagine a 30 secondi ognuna.
10 luglio 2012 alle 20:24
Ok, grazie. Anche a me sembrava abbastanza una cazzata, però mi era sorto il dubbio.
18 luglio 2012 alle 16:02
ciao alberto, premetto sia un po lungo ciò che ti scrivo, ma vorrei il parere di un’esperto come te, ovviamente se non ti disturba..sono un ragazzo di prima superiore, ho sempre amato il mondo del cinema, e posso dire di essere abbastanza esperto nel campo, nel senso, per quanto riguarda la quantità di film che ho visto, di tutti i generi.. ovviamente punto piu su quelli moderni, e di produzione americana.. frequento un liceo artistico, che dopo il biennio mi da la possibilità di fare 3 anni di multimedia, che comprende anche cinema, ed è proprio questo il cammino che voglio intraprendere, perchè è una cosa che amo fare, scrivere racconti, inventare storie, personaggi, situazioni interessanti, insomma, ho un sacco di idee, che in un futuro mi piacerebbe concretizzare.. so che è difficile poi fare carriera come regista, è tutto una competizione, e solo il piu bravo riesce a fare successo, ma sono pronto a rischiare, e dare il meglio di me.. recentemente io e dei miei amici, abbiamo deciso di cominciare a girare un film, cosa che volevo fare da un sacco di tempo.. ogni volta che guardavo un film, ho cominciato ad apprendere, dialoghi, situazioni, narrazione della trama, caratterizzazione e descrizione dei soggetti, riprese e quant’altro.. cosi una notte, mentalmente ho composto il mio film, e il giorno dopo ho messo appunto una trama, con luoghi, personaggi e svolgimento.. ciò di particolare della mia idea, è il modo in cui voglio riprendere il film,è in stile FALSO DOCUMENTARIO, non so se hai presente film come REC, COLVERFIELD, THE BLAIR WITCH PROJECT, ESP FENOMENI PARANORMALI, PARANORMAL ACTIVITY, TROLL HUNTER.. ho scelto questo metodo, perchè oltre ad aver riscosso abbastanza successo negli ultimi tempi, e di dar una visione piu realsitica e angosciante, trovo sia molto piu semplice da girare, l’attrezzatura non ci manca, abbiamo 3 telecamere diverse, abbastanza professionali, e un’amico che si occuperà del montaggio..
la storia inizia con una festa, un’ambiente con molte persone, dove tutti si divertono, un momento che sappia mostrare una situazione di svago di sicurezza, dove si incomincierà a conoscere i vari protagonisti, i quali saranno, il cameramen, che avrà sempre in mano la videocamera, il quale è un ricercatore, interessato ad eventi strani e sovrannaturali, praticamente, l’esperto del gruppo.. ci sarà poi un’amico, molto superficiale, “apparentemente”, il quale rimorchia e pensa solo a se stesso, che prende sottogamba la situazione ma che poi si rivelerà affidarsi a dio per salvarsi.. ci sarò io, che sarò il piu “normale”, un ragazzo semplice, ne troppo sciettico, ne troppo convinto dell’esistenza di fenomeni strani.. e infine ci sarà la mia ragazza, individuo fondamentale, con il quale avrò dei dibattiti, avremmo un rapporto abbastanza conflittuale inizialmente, ma l’amore che provo per lei, mi porterà a fare di tutto per salvarla.. ovviamente non li presenterò tutti in una volta, ma, man mano dello svolgimento.. dopo la festa infatti, mostrerò la parte in cui il camerman decide di fare il suo documentario dopo aver trovato informazioni su internet riguardo agli strani eventi che si verificano in un castello antico (lo abbiamo vicino al paese dove abitiamo), il ragazzo superificiale, che entusiasto decide di partecipare, mentre il giorno seguente, l’incontro con me, all’inizio contrario a svolgere il progetto.. voglio dare una spiegazione a tutto, voglio che lo spettatore sia all’inizio pieno di dubbi per poi trovare le risposte in un momento di tensione, che si interessi e che lo induca a saperne di piu, per cui studierò un’argomento specifico, magari inerente alle maledizioni, a demoni o alla bibbia.. dopo una telefonata con la mia ragazza, anche lei decide di venire, per passare un po di tempo con me visto che mi faccio sentire raramente, e vedere se ci tengo di piu a lei o ai miei amici.. attraverso poi a varie informazioni che raccoglieremo durante il viaggio, come l’interrogatorio ad una signoria anziana che pare ne sappia su queste presenze del castello, e con abitani del luogo, entreremo in questo posto misterioso, quando è ancora giorno, faremo una panoramica di dove ci troviamo per poi un’ispezione del edifico.. nessuno crede veramente a questi avvenimenti strani, per cui all’inizio la situazione sarà poco seria tra i personaggi, dove voglio anche evidenziare il rapporto che hanno l’uno con l’altro e i problemi che gli affliggono.. ci sarà poi l’intreccio, dove al calar del sole, non riescono a trovare una via d’uscita, il portone sarà serrato e saranno intrappolati, per cui cercheranno un uscita all’interno del castello, dove l’incubo avrà inizio.. e qui devo ancora pensare a come svolgere tutto, ho però già in mente a come far accresce la tensione al pubblico, e a molti colpi di scena.. il superficiale morirà per primo, all’inizio un tipo coraggioso e senza paura che non ha bisogno di nessuno, per poi rivelarsi il piu codardo e legato alla chiesa.. la sua morte sarà atroce, ma senza troppo sangue ne mostri di gomma, una morte originale alla quale sto studiando.. la mia ragazza scomparirà, e io e il cameramen faremo di tutto per ritrovarla, dovendo affrontare tutto ciò che ci trovremo davanti.. per poi trovarla morta, io distrutto dal dolore, me la prenderò con l’ideatore di tutto, e ci sarà un bel dibattito fra me e l’altro soggetto.. infine verrò posseduto dal demone del castello, sarà una tensione continua, terrore allo stato puro.. mentre per il finale, voglio fare qualcosa di orginiale, dare allo spettatore l’idea che almeno l’ultimo rimasto riesce a cavarsela e ad uscire e sopravvivere, infatti non smetterà di rirprendere, intento a rendere tutto pubblico.. ma colpo di scena, morirà anche lui, nel modo piu innaspettato possibile.. questa era la mia idea.. vorrei sapere se è plausibile, e possa riscuotere interesse, sarà fatto bene, anche l’interpretazione dei personaggi, ce la caviamo come attori, e lavoreremo in modo serio e continuo.. magari ai consigli da darmi, magari non dovrei farlo, o cambiare stile di ripresa, ti dico solo che è ciò che amo fare..
18 luglio 2012 alle 16:06
scusa, non mi sono presentato, il mio nome è Manuel (: aspetto con ansia una tua risposta.
18 luglio 2012 alle 17:01
Manuel, la cosa che io dicevo ai ragazzi di scuola media che hanno seguito il mio corso per il quale ho scritto questo testo è di iniziare con lo scrivere storie semplici e ambientate in luoghi che conoscono bene. Per raccontare cose che non si conoscono bisogna avere non solo capacità ma anche esperienza, e all’inizio è meglio evitare perché se si crea un problema (sia di sceneggiatura che sul set) non si è in grado di risolverlo. E infatti è una cosa che ho notato nei vari concorsi di cortometraggi in cui ho fatto il giurato: i registi giovani che mirano troppo alto cadono fragorosamente perché non sono in grado di sostenere le proprie idee sul piano pratico.
L’idea di realizzare un finto documentario può sembrare semplice ma in realtà presenta un sacco di problemi sia di verosimiglianza che di montaggio. Secondo me è molto più semplice girare un film “normale”, tanto con le telecamere moderne si riesce comunque a ottenere una buona qualità dell’immagine.
Un’altra cosa che vi sconsiglio è di fare ognuno più cose: se tu vuoi scrivere la sceneggiatura e/o dirigere il film non fare anche l’attore. Se non hai mai fatto nulla di queste cose è impossibile riuscire a farle bene tutte insieme. Meglio concentrarsi su un solo compito e fare quello al meglio, poi per fare qualcos’altro ci sarà sempre tempo.
Queste sono le cose che possono consigliarvi, poi vedete voi. Non partite però con l’idea di poter realizzare un film che arriva nelle sale e incassa tanti soldi, perché è praticamente impossibile.
In bocca al lupo, comunque.
18 luglio 2012 alle 17:33
si si infatti partire subito con qualcosa di esteso mi è sembrato troppo affrettato, però il tempo non ci manca, vogliamo lavorare intensamente su qulasiasi scena, anche se dovesse richiedere mesi.. ovviamente, puntiamo a fare un buon lavoro, non a fare successo, non siamo cosi ambiziosi, è solo un modo per mettere alla prova le mie capacità, che penso di avere.. in effetti fare sia il regista che l’attore comporta vari problemi, però fra i 4 sono quello che riesce a farlo meglio, non lo so, è che mi piacerebbe prendere parte al film anche come protagonista, dato che se la mia parte devo scriverla io, so come interpretarla.. se trovo qualcun’altro per sostituirmi però, seguirò il tuo consiglio.. comunque per l’argomento della storia, c’è un nostro membro del gruppo che ci fornisce tutto quello che dobbiamo sapere su spiriti e presenze, in che modo appaiono, il motivo, voci correlate a storie realmente accadute, su questo siamo preparati.. ovviamente sarà un pò più complicato da fare in modo pratico, come dici tu.. so che il nostro è un progetto difficile da svolgere, e che ci vuole esperienza, però ci siamo già organizzati a proprosito.. dovevamo partire con un corto, ma ci siamo buttati su fare qualcosa per intero.. nonostante tutto, volevo sapere da te, se la trama regge, e se fosse diretta da un regista con esperienza, possa dare qualche frutto.. grazie per il tempo concesso, spero di raggiungere i tuoi livelli un giorno
18 luglio 2012 alle 22:23
E’ sempre una bella cosa ritrovare in altri l’entusiasmo che è stato proprio in gioventù…
Da semplice utente di questo sito mi permetto di intervenire, facendoti i complimenti Manuel per il “coraggio” che dimostri sostenuto da una evidente caparbietà. Caparbietà nella quale però, per definizione, il confine tra il pregio ed il difetto è sovente labile e si valica mediante un passaggio solitamente subdolo: nel tuo caso questo rischio c’è, in quanto il fervore che ti pervade può essere un’arma a doppio taglio, che può portarti involontariamente ad uno stato di “cecità” che impedisce di scorgere quelle che sono le difficoltà dell’impresa.
Ti faccio un esempio: il “soggetto” o “trama” che hai immesso di per sé non sarebbe malvagio, se non fosse per il fatto che è stato già riversato in pellicola più e più (e più) volte, nei più disparati stili, in varianti dirette anche da grandi registi.
Quello che tu definisci, sintetizzo, “un ORIGINALE colpo di scena finale” è stato adottato in più film, anche in tempi recenti, ovvero nel celeberrimo “The descent” o nell’italiano “at the end of the day” ad esempio.
Riassumendo: il soggetto, la caratterizzazione dei personaggi, l’ambientazione e perfino la tecnica simil-handycam appaiono anche ad un semplice appassionato come il sottoscritto logori in ogni aspetto, banali. Ergo, “la trama” non regge granché (anzi…), ma non devi fartene un cruccio in quanto anche registi di grande fama (come, uno tra tanti, Argento) hanno avuto identiche difficoltà, e nonostante il supporto dell’esperienza sono in certi frangenti caduti, ahinoi, “precipitevolissimevolmente”.
Spero che la schiettezza con il quale mi sono espresso non ti sia di troppo fastidio; immagino comunque che, ammesso tu voglia seguire i consigli di chi ha esperienza sull’argomento (vedi interventi in giallo) non ti sarà preclusa un giorno la possibilità di esprimerti al meglio delle tue doti. L’importante è salire, con calma, un gradino dopo l’altro: ricordati la fine che ha fatto Icaro… ;-)
19 luglio 2012 alle 15:52
no tranquillo, ricevere pareri da parte di gente con esprienza sul campo, possono soltanto arrichirmi e mostrarmi la realtà dei fatti (: in effetti at the end of the day ha un finale molto inaspettato, trovare qualcosa di originale ormai è sempre più complesso.. lo so, la trama che ho inventato è qualcosa di già familiare, di posti infestati ne abbiamo visti di tutti i tipi.. un castello antico, dove in passato una famiglia imperiale fu massacrata da un comandante tiranno, e ora le loro anime vagano tormentate tra le mura del castello, quattro giovani decidono di esplorare questo posto, all’inizio sciettici e inconsapevoli dell’incubo che gli attende, poi uniti per riuscire a sopravvivere e trovare una via d’uscita.. lo so, è qualcosa di banale e al quanto semplice, ma essendo il mio primo film, in stile mockumentary, avevo deciso di sfruttare questo castello vicino a dove abito, e non bombare la storia con troppi intrighi o cose complicate, abbiamo visto il bosco in the blair witch project, la città devastata in colverfield, la casa in paranormal activity, il manicomio in esp fenomi paranormali, e di recente ho anche visto un film spagnolo intitolato atrocius, ambientato in una casa vicino a un bosco, per questo l’idea del castello mi risultava qualcosa di diverso.. hai ragione, tutto questo entusiamso e questa volontà, può portarmi a fare grandi cose, come allo stesso tempo cadere nel vuoto, ma è un rischio che sono pronto a correre.. il fatto è che non mi sono concentrato troppo sulla storia, perchè quella volevo fosse semplice, piu che altro volevo rendere un film qualcosa di personale che rispecchia me stesso, come io interpreterei le reazioni delle persone, ciò che dicono, gli stati d’animo davanti a una certa situazione, è questo il mio obbiettivo, poi una persona spaventata non so quante varianti possa avere, ma cercherò di dare un tocco di personalità.. io ci provo, grazie per tutti i consigli, ho capito che l’unico modo per diventare bravi in questo campo, è con l’esperienza, non si nasce registi, anche se alcune doti le abbiamo fin dalla nascita, come la capacità di scrivere, di ideare, di ricordare, fattori importanti nel mondo del cinema.. comunque la guida è stupenda, davvero complimenti, mi è servita parecchio (:
5 agosto 2012 alle 18:05
Buona sera, ho letto un libro che mi ha molto colpito, mi chiedevo se fosse possibile scriverne la sceneggiatura e quali fossero le modalità per proporlo come film, esistono delle regole particolari per poterlo fare?
Non sono un esperto del settore ma secondo me ne verrebbe fuori un buon film
Sarebbe possibile avere qualche dritta? Grazie
20 settembre 2012 alle 06:33
Buongiorno.
Ho letto con molto interesse il “corso” da voi presentato. A riguardo di ciò volevo cortesemente chiedervi a chi posso rivolgermi per mandare un breve sunto di scenografia, curata secondo le vostre indicazioni, e vedere se è corretto e poter prosegurire su quella strada.
Distinti saluti. Antonio Putzu.
20 settembre 2012 alle 13:29
Antonio, noi non facciamo editing degli scritti altrui. Se hai dei dubbi su singole scene scrivilo tranquillamente qui, ma se vuoi un parere e delle correzioni su un’intera sceneggiatura è meglio che ti rivolgi a qualcun altro.
21 settembre 2012 alle 20:06
Alberto, non ti chiedevo un editing e relative correzioni su una sceneggiatura ma, bensì, il conforto di sapere se ho seguito bene le vostre indicazioni e il mio modo di scrivere è corretto. Mando un breve sunto e mi farebbe molto piacere ricevere da parte di tutti un giudizio se l’impostazione scenografica è rispettata e corretta oppure no. Distinti saluti a tutti.
Interno della sala da pranzo di una antica e dignitosa casa pastorale Sarda. Sulla parete sinistra dell’uscio una evidente credenza in arte povera ma gradevole. Il tavolo e le sedie al centro della stanza, antichi armadietti ricavati dalle spesse mura delle pareti. Antichi utensili della tradizione Sarda appesa un po qua e la ma con ordine buon gusto. La parete, fronte all’auscio, ospita un enorme caminetto, alto quanto una persona, profondo tanto da potersi sedere e riscaldare all’interno e lungo quanto la parte stessa. Un bambino di 6 anni, Salvatore, ci è seduto dentro su uno sgabello a fianco del fuoco acceso.
Sta scartafogliando alcune vecchie fotografie. Di fronte a lui il nonno, ottantenne, è seduto su una poltrona con le gambe distese verso il camino e le mani composte in prossimità della cintola. E’ “tziu Bobbore”, capostipite e patriarca assoluto della famiglia. Ha una lunga barba bianca e folta, indossa un capello in velluto nero e le pelli di pecora (sempre nere) che fanno da gilet sulla giacca di velluto e la camicia. Pantaloni sempre di velluto alla cavallerizza ma in stile tipicamente Sardo con lunghi gambali in cuoio neo e scarponi in pelle. Osserva il nipote Giovanni, ma sembra più pensieroso e preoccupato del solito. Il bambino invece si mostra divertito al guardare quelle fotografie.
A destra dell’uscio, ad un livello inferiore vi è la cucina nella quale due donne sono intente a preparare la cena.
Dalla cucina si elevano i suoni dell’acqua che scroscia
dal rubinetto e dei mestoli che sbattono sulle pentole.
Il giovane nipote, Salvatore, trova una foto che attira la sua attenzione. Si tratta del mezzo-busto di un uomo dallo sguardo fiero e imponente, con la barba e l’antico copricapo e indossante l’antico costume tipico Sardo. Ruota la foto verso il nonno.
Salvatore:
“Nonno, chi è questo signore?”
“Tziu Bobbore” ritira verso la poltrona le gambe e si mette composto. Prende in mano la foto che il bambino gli porge. La fissa per alcuni secondi. Il nipotino osserva incuriosito. Tziu Bobbore sospira e restituisce la foto al nipote. Allunga nuovamente le gambe verso il camino e ricompone le mani sulla cintola.
Tziu Bobbore:
Quello è mio padre. Sarebbe tuo bisnonno!
Salvatore:
Davvero? Che bello! E’ morto, nonno?
Tziu Bobbore:
Si. E’ morto da tanto tempo.
Salvatore:
Che peccato! Mi sarebbe piaciuto tanto conoscerlo!
Tziu Bobbore fissando il fuoco, con un filo di voce:
Tziu Bobbore:
“Anche a me!”
Una donna anziana esce dalla cucina. E’ Maria Assunta, moglie di Tziu Bobbore e nonna di Salvatore. Anche lei indossa gli abiti tradizionali Sardi, la gonna “fardetta’e ispiha” blu scuro lunga e plissettata, camicia bianca del costume con il colletto ricamato e i due grossi bottoni d’oro. Le maniche piegate tipiche di chi è intento alle faccende così come il fazzoletto, anch’esso raccolto e piegato sul capo e ricamato di fiori colorati tipico di chi non ha lutti da osservare.
Una volta entrata nella sala da uno sguardo al marito e al nipote per poi rivolgere la sua attenzione verso la finestra che da sul cortile. Si gira verso il grosso orologio che sta sul caminetto e che indica le 19:30 e poi nuovamente verso il cortile. Si sta facendo buio.
Maria Assunta:
“E’ tardi. Come mai ancora non sono rientrati?”
Tziu Bobbore, sempre con lo sguardo fisso verso il fuoco fa un cenno con le spalle, come a dire che lui non può saperlo.
21 settembre 2012 alle 21:43
Beh, se vuoi un parere da parte di tutti, per me non è male. Poi qui c’è chi ne sa parecchio più di me, perciò non dico altro
22 settembre 2012 alle 15:06
Antonio, allora non ci eravamo intesi…
Per quanto riguarda ciò che hai scritto qui, tutte le scene iniziano con il titolo che ne descrive il luogo e il momento. Quindi se la scena in questione ha come titolo per esempio INT. SALA DA PRANZO CASA PASTORALE SARDA – SERA poi non serve ripetere queste cose nella descrizione della scena. Inoltre, la scena ve sempre considerata autonoma, soprattutto se (come in questo caso, immagino) è la prima del film: dire che la nonna “esce dalla cucina” è sbagliato, perché dal nostro punto di vista non sta uscendo ma entrando. Vedila un po’ come si fa a teatro, con un personaggio che entra ed esce di scena. La nonna quindi, “entra nella stanza, proveniente dalla cucina”. Qui però c’è un altro problema: quando descrivi la stanza mi devi anche dire che c’è una porta che conduce in cucina, visto che poi questa porta serve. Stessa cosa vale per la finestra che dà sul cortile e per l’orologio sopra il camino: se descrivi tutta una stanza devi farlo completamente, altrimenti ti concentri inizialmente solo su quello che ti serve immediatamente e lasci il resto per dopo. Invece accenni solamente all’uscio di fronte al camino (che per come lo intendo io è la porta di ingresso alla casa) e basta, come se ci si trovasse in un monolocale.
A parte questo, certe abitudini narrative sono fuori luogo in una sceneggiatura cinematografica: il piccolo Salvatore, una volta descritto, è Salvatore e basta, non “il giovane nipote Salvatore”. Al massimo puoi descriverlo come “bambino” se nel singolo blocco di descrizione l’hai già nominato e non vuoi rendere troppo pesante la lettura (ma in genere qui è meglio usare il soggetto implicito).
Comunque, la scena è organizzata bene. A parte ciò che ti ho scritto rende bene l’idea della situazione. Però ti consiglio di fare un controllo ortografico del testo (do per scontato tu abbia fatto un copia-incolla) per correggere gli errori di battitura e prendere una decisione sul nome del bambino: nel giro di poche righe passa dal chiamarsi Salvatore a essere Giovanni per poi tornare Salvatore.
24 settembre 2012 alle 18:23
Carissimo Alberto ti ringrazio di cuore dei consigli preziosissimi. Correggo il tutto secondo i tuoi suggerimenti e la rimando. Ce la devo fare per forza! P.S. Promessa di “Boy-Scout” se vieni in Sardegna ti regalo una bella forma di formaggio!
24 settembre 2012 alle 18:47
Interno della sala da pranzo – sera.
una antica e dignitosa casa pastorale Sarda. La parete dove si trova l’ingresso alla sala ospita anche una finestra che da su un cortile esterno. Sulla parete sinistra dalla porta d’ingresso una evidente credenza in arte povera ma gradevole. Il tavolo, al centro della sala è apparecchiato, 6 piatti piani e rispettive forchette e bicchieri, un boccale d’acqua e uno di vino rosso. In bella vista il “pane carasau”. Le sedie appoggiate al tavolo, antichi armadietti ricavati dalle spesse mura delle pareti. Vecchi utensili della tradizione Sarda appesi qua e la ma con ordine buon gusto. La parete fronte alla porta d’ingresso ospita un enorme caminetto alto quanto una persona, profondo tanto da potersi sedere e riscaldarsi all’interno e lungo quanto la parte stessa. Anche sul caminetto alcuni utensili fanno da abbellimento e al centro della cappa un antico e funzionante orologio a pendolo stile anni ’20. Un bambino di 6 anni, Salvatore, è seduto dentro il camino su uno sgabello a fianco al fuoco acceso.
Sta scartafogliando alcune vecchie fotografie. Di fronte a lui il nonno, ottantenne, è seduto su una poltrona con le gambe distese verso il fuoco e le mani composte in prossimità della cintola. E’ “tziu Bobbore”, capostipite e patriarca assoluto della famiglia. Ha una lunga barba bianca e folta, indossa un capello in velluto nero e le pelli di pecora (sempre nere) che fanno da gilet sulla giacca di velluto e la camicia. Pantaloni sempre di velluto alla cavallerizza ma in stile tipicamente Sardo con lunghi gambali in cuoio nero e scarponi in pelle. Osserva il nipote Salvatore, ma sembra più pensieroso e preoccupato del solito. Il bambino invece si mostra divertito al guardare quelle fotografie.
A destra del ingresso ad un livello inferiore una porta spalancata comunica con la cucina nella quale due donne sono intente a preparare la cena.
Dalla cucina si elevano i suoni dell’acqua che scroscia
dal rubinetto e dei mestoli che sbattono sulle pentole.
Salvatore trova una vecchissima foto che attira la sua attenzione. Si tratta del mezzo-busto di un uomo dallo sguardo fiero e imponente, con la barba scura e l’antico copricapo, indossante l’antico costume tipico Sardo. Ruota la foto verso il nonno.
Salvatore:
“Nonno, chi è questo signore?”
“Tziu Bobbore” ritira verso la poltrona le gambe e si mette composto. Prende in mano la foto che il bambino gli porge. La fissa per alcuni secondi. Salvatore osserva incuriosito. Tziu Bobbore sospira e restituisce la foto al nipote. Allunga nuovamente le gambe verso il camino e ricompone le mani sulla cintola.
Tziu Bobbore:
Quello è mio padre. Sarebbe tuo bisnonno!
Salvatore:
Davvero? Che bello! E’ morto, nonno?
Tziu Bobbore:
Si. E’ morto da tanto tempo.
Salvatore:
Che peccato! Mi sarebbe piaciuto tanto conoscerlo!
Tziu Bobbore fissando il fuoco, con un filo di voce:
Tziu Bobbore:
“Anche a me!”
Una donna anziana entra nella sala proveniente dalla cucina. E’ Maria Assunta, moglie di Tziu Bobbore e nonna di Salvatore. Anche lei indossa gli abiti tradizionali Sardi, la gonna “fardetta’e ispiha” blu scuro lunga e plissettata, camicia bianca del costume con il colletto ricamato e i due grossi bottoni d’oro. Le maniche piegate tipiche di chi è intento alle faccende così come il fazzoletto, anch’esso raccolto e piegato sul capo e ricamato di fiori colorati tipico di chi non ha lutti da osservare.
Entrata nella sala da uno sguardo al marito e al nipote per poi rivolgere la sua attenzione verso la finestra che da sul cortile. Si gira verso il grosso orologio che sta sul caminetto e che indica le 19:30 e poi nuovamente verso il cortile. Si sta facendo buio.
Maria Assunta:
“E’ tardi. Come mai ancora non sono rientrati?”
Tziu Bobbore, sempre con lo sguardo fisso verso il fuoco fa un cenno con le spalle, come a dire che lui non può saperlo.
Dalla cucina la voce di Marietta, la figlia maggiore 45 enne dei due. Capelli raccolti nel tipico “mogno” alla Sarda indossa una vestaglia relativamente moderna. Sta mescolando una padella di cibo.
Marietta:
“Mà, non cominciare con queste preoccupazioni!
lo sai bene che in campagna ci può sempre essere
qualche imprevisto. Non è la prima volta!”.
Maria Assunta:
“Non sono tranquilla stasera!”
La donna guarda nuovamente dalla finestra verso il cortile. Esce dalla sala e torna in cucina, unendosi a Marietta nella preparazione della cena.
Ad un tratto si sentono dei rumori provenire dall’esterno.
Un portone si apre e un automezzo entra dentro il cortile.
Tziu Bobbore:
“Sono loro. Sono rientrati”
25 settembre 2012 alle 13:21
Così direi che va meglio. Gli unici appunti che ti faccio sono nella parte finale.
Innanzi tutto non c’è bisogno di scrivere ogni volta se un personaggio entra o esce dalla stanza in cui ci troviamo, nel senso che una volta stabilito dov’è l’altra stanza si può semplicemente dire che vi si reca: invece di “Esce dalla sala e torna in cucina”, basta semplicemente “Torna in cucina”.
L’altra cosa riguarda proprio la frase seguente, con l’auto che arriva. Se hai in mente di mostrare “da vicino” l’arrivo, allora devi cambiare scena perché siamo passati all’esterno della casa; se invece pensi di farla vedere attraverso i vetri della finestra allora devi scriverlo chiaramente. Meglio se, in questo caso specifico, scrivi che Tziu Bobbore guarda fuori dalla finestra e li vede arrivare.
26 settembre 2012 alle 12:44
Ti ringrazio di cuore. Mi sei stato veramente d’aiuto. La forma di formaggio è tua. Ti mando qualche altro continuo della sceggiatura appena possibile. Adiosu.
26 settembre 2012 alle 13:01
Nessun problema. Ciao!
26 settembre 2012 alle 21:28
A questo punto, la scena si sposta indietro nel tempo ripercorrendo la memoria e il racconto di Tziu Bobbore. Siamo ai primi del 1900.
Interno di una vecchia casa Sarda – giorno.
Una modestissima ma dignitosa e pulita stanza. Si nota una cassapanca e un mobile molto vecchi. Nessuna sedia qualche sgabello. Una finestra collega con la strada e un’apertura senza porta nella parete indica che vi sono delle altre stanze. La porta d’ingresso è collegata direttamente alla stanza e alla strada. La casa non ha cortile.
Un uomo sui trent’anni, Antoni, con la barba lunga e scura vestito in tipico costume Sardo, sta infilandosi le pelli di pecora sul corpetto di velluto liscio.
Da una delle stanze si ode la bella voce di una donna
che canta delle allegre canzoni in lingua Sarda.
“A su dulluru-duru, corte apas de marmùru,
e mille-chentu vaccas, corte de marmùru apas!
Mille-chentu berbeghes, e de porcos chent’e-deghe,
Tottu maialischìnas! E chentu calavrìnas, tottu pudderigadas,
e chentu ebbas domadas, domadas a arzola!
E chentu domos novas, prunìas in arghentu,
E in d’onzi apposentu, b’apas unu rizzàdu!!”
“Bellu custu froricheddu, bellu!
Bellu su fruttu de s’amore,
Mai apas dolore, ma tottu su ki bramas,
S’amor’e babbu’e mama!”
Antoni, sentendo la voce sorride e fa cenno di dissenso con il capo. Prende in mano il copricapo e se lo sistema in testa.
Da una delle stanze adiacenti entra Carmela. E’ la moglie di Antoni. Poco più che ventenne, alta e bellissima, sorridente e raggiante anche lei indossa il costume tipico Sardo. Corpetto colorato, gonna lunga scura e plissettata, la candida camicia con i grossi bottoni d’oro che evidenziano il seno prorompente. Porta a mò di scialle il fazzoletto sulle spalle ricamato di fiori colorati. Tiene in grembo un bambino di pochi mesi. Si chiama Bobbore, ed è il figlio della coppia.
Si rivolge ad Antoni:
Carmela:
“Ma oggi a pranzo rientri?
……Non torni all’ovile!”
Antoni:
“Si, oggi si! All’ovile ci vado di pomeriggio.
Porto il giogo su in montagna da Predu e
poi rientro a casa”.
Carmela:
“Finalmente un giorno in cui si
può stare tutti assieme.
Lo vedi? Lo dice anche Bobboreddu!”
Antoni:
“Eh, di sicuro! Se ne frega lui,
basta che abbia buon latte…!”
Carmela da un colpetto sulla spalla di Antoni. I due si mettono a ridere.
Antoni apre la porta e sta per uscire. Guarda il bambino.
Antoni:
“Mi raccomando, Bobborè! Fai da bravo,
che torno presto!”
Antonio da una carezza e un bacio delicato sulla fronte del bambino. Sta per uscire, la porta è già aperta. Carmela lo trattiene per il braccio e lo fissa amorevolmente.
Carmela:
“Ehi, e a me niente?”
Antoni sorride. Richiude la porta, accarezza Carmela sul viso e la bacia. Apre nuovamente la porta ed esce fuori. Carmela osserva ogni suo movimento.
Esterno – giorno:
Siamo ora sul viottolo adiacente la casa di Antoni. Carmela è sull’uscio della casa. La porta è aperta. Osserva Antoni che sta sellando il cavallo. Monta su. I due si salutano con un cenno del capo si sorridono. Carmela segue con lo sguardo il marito che si allontana.
Lascia la porta aperta e si siede sul gradino dell’uscio. Gioca e canta al bambino.
Carmela:
“Celeste tesoro d’eterna allegria,
Dormi vida’e coro reposa anninnìa,
Dormi vida’e coro e reposa annìa!
Esterno –giorno:
Una strada di montagna, molto panoramica ricca di anfratti rocciosi e querce secolari. Antoni sta avanzando lentamente dietro un giogo di buoi che tiene alla fune. E’ apparentemente tranquillo. Ad un tratto due fucilate lo fanno stramazzare a terra. I due buoi fuggono impauriti. Antoni è a terra moribondo. Sanguina copiosamente. Ha il corpo e il volto rivolto verso il cielo.
Da un macchione spunta un uomo alto con la faccia coperta da una maschera di legno. E’ vestito in costume tipico Sardo e un mantello d’orbace nero e il cappuccio. Ha un fucile stretto tra le mani. Si avvicina lesto verso Antoni, che ormai è privo di vita.
Si solleva la maschera. Si chiama Giovanni. E’ l’acerrimo e storico nemico di Antoni. Guarda fisso Antoni che è morto con gli occhi aperti.
Giovanni:
“Peccato che non hai durato abbastanza
da vedere chi ti ha mandato questi due confetti.
Adesso te ne offro un altro. Magari lo recepisci meglio!”
Giovanni si porta il fucile tra la spalla e l’altezza del viso. Spara un terzo colpo di grazia ad Antoni.
Giovanni:
“Adiosu”!!
Giovanni si carica il fucile in spalla e sparisce tra le rocce ed i macchioni.
27 settembre 2012 alle 13:19
Antonio, secondo me è meglio se specifichi nel titolo della scena che è ambientata ai primi del ’900. Una cosa del tipo “Interno di una vecchia casa sarda – 1910 – Giorno”. Per il resto direi che va bene.
27 ottobre 2012 alle 02:23
mi sento ridicolo a scrivere perchè io non so scrivere, sono un pessimo scrittore ho provato milioni di volte ma non sono riuscito ad andare oltre le dieci righe, anzi ho fatto fatica anche a scrivere questo ma sono un buon narratore.
Ci può essere qualcuno interessato alle mie storie?
27 ottobre 2012 alle 11:13
“E’ la storia, non chi la scrive”, scrisse Stephen King all’inizio di “Stagioni diverse”. Se pensi di scrivere qualcosa di interessante e di riuscire a scriverlo bene, non c’è motivo perché non possa interessare a qualcuno. Il problema sta a trovarlo, questo qualcuno…
14 novembre 2012 alle 15:05
salve io ho un idea di scrivere, una sceneggiatura su un racconto sentito a grandi linee una volta in tv, pero’ il finale era drammatico, cambiando il finale e renderlo piu ” dolce” e possibile? grazie Marco
14 novembre 2012 alle 15:14
Non vedo perché non potresti.
14 novembre 2012 alle 16:17
grazie per la sua risposta allora mi mettero’ subito al lavoro.
11 gennaio 2013 alle 10:59
Ciao Alberto,
Sempre la scocciatrice dell’altra volta… sto cercando di scrivere il soggetto della mia sceneggiatura. Sto riniziando perchè per alcuni concorsi sono richieste 10-12 pagine invece delle cinque che avevo preparato. A questo punto credo che l’approccio dovrà essere diverso…. hai qualche consiglio da darmi? Devo mostrare scena per scena tutto, indicare tutti i punti di svolta o cosa? Quello da cinque pagine era più un riassunto che altro….
ma soprattutto…in che ordine devo andare? Se all’inizio della sceneggiatura ho l’anticipazione di una scena che riprenderò poi verso la fine… dovrei partire da lì mostrando il film come poi l’ho scritto e immaginato oppure no e vado semplicemente ha narrare tutta la storia in preciso ordine? E quanto bisogna essere specifici?
Grazie ancora….
11 gennaio 2013 alle 11:03
posso utilizzare delle battute di dialogo fondamentali oppure no? I pensieri immagino siano banditi anche dal soggetto.
11 gennaio 2013 alle 11:10
questa è l’ultima cosa che aggiungo, giuro :P è troppo dettagliato così? 10-12 pagine sono proprio tante…con tutto che la sceneggiatura è di 123.
“Entra in casa sudato. Riordina alcuni oggetti sparsi nella camera da letto e si siede accanto a sua moglie Sarah”
11 gennaio 2013 alle 18:09
La struttura del film è una cosa basilare, quindi se hai scelto di raccontare la storia non in senso cronologico devi fare lo stesso anche nel soggetto. Scendere nei dettagli è da evitare, però se vuoi puoi farlo con la scena iniziale che poi ritorna in seguito: scendi nei dettagli (ma non troppo) e poi riprendi esattamente le stesse frasi. Battute di dialogo niente, a meno che non siano cose fondamentali. Comunque è chiaro che per raddoppiare la lunghezza devi raccontare di più, ma essere dettagliati come hai scritto è troppo.
11 gennaio 2013 alle 19:02
grazie ancora…!
mi accorgo che il problema per me è più essere sintetici… alla fine ho riniziato da capo. Ho scritto sei pagine di soggetto per quasi metà sceneggiatura, e dovrebbe anche essere la parte meno densa di eventi. Quindi devo capire come tagliare. Dicono che vogliono tra le 12 e le 20. Ma sinceramente già sopra le 12 finirà per assomigliare più a un trattamento…e mi sembra eccessivo.
Per non far perdere le caratteristiche del personaggio e non farlo sentire solo un pezzo di carta mi è venuto di riportare anche i gesti… devo toglierli vero? O posso lasciare almeno all’inizio quelli che denotano il personaggio? Per alcune scene come è meglio descriverle senza dire di cosa stanno parlando? Devo solo riportare il modo di fare o le reazioni? Tipo: tenta di farlo rinunciare e lui si oppone. Oppure: l’uomo gli fa una promessa: …
alla fine la storia è in senso cronologico. Ma ho inserito alcuni flashback nei vari atti e all’inizio ci sono due scene che riprendo poi alla fine perchè importanti, all’inizio incuriosiscono solamente e ti gettano al punto giusto della storia, ma alla fine si capirà il senso.
Lo so che la scrittura del soggetto è molto più libera, ma si può sbagliare anche così… ne ho letti parecchi trovati su internet e sono tutti diversi…
come pensi sia meglio iniziare? Scrivere la città il periodo e la descrizione del personaggio? O è meglio buttarlo direttamente nella scena?
grazie ancora una volta…ah! e BUON ANNO!anche se un pochino in ritardo.
11 gennaio 2013 alle 20:29
Gli esempi che fai secondo me vanno benissimo. I flashback li devi inserire nel punto in cui si vedrebbero nel film, altrimenti perdono di senso. Per quanto riguarda il protagonista, meglio spendere 2-3 righe al momento della presentazione che riempire lo scritto di gesti ripetuti. Mettere un titolino a inizio soggetto come fosse un inizio scena direi proprio di evitare. Inizia in maniera più letteraria, ma solo per la prima riga. Ad ogni modo finisci prima di scriverlo, poi pensa a cosa tagliare, perché a quel punto ti sarà sicuramente più chiaro.
Buon anno anche a te!
12 gennaio 2013 alle 10:35
Grazie! Speriamo lo sarà!
A questo punto potrei usare una buona parte delle descrizioni… riadattandone alcune e eliminando i dettagli!
Mi chiedo una cosa: il soggetto solitamente è precedente alla sceneggiatura, chiedendo una quantità di pagine così elevata loro si aspettano per forza che tu ce l’abbia la sceneggiatura, perchè come potrebbe fare una persona che non ha una sceneggiatura pronta, ma solo le idee per un tot di scene o per i punti di struttura, a scriverlo come loro lo vogliono(12-35 pagine!!!!), passando in rassegna ogni singola scena?
12 gennaio 2013 alle 13:21
E’ possibile che sia così, ma credo che in realtà sia semplicemente per dare alla giuria la possibilità di leggere qualcosa di articolato senza per questo passare ore a leggere le sceneggiature. Un soggetto, per quanto lungo, permette di trovare rapidamente i punti di interesse anche se è scritto male o se l’inizio è poco convincente. Con una sceneggiatura è più difficile farlo.
27 gennaio 2013 alle 23:18
Alberto, magari è una domanda un po’ fuori tema, ma il metodo di scrittura di un’opera teatrale è molto differente da quello di una sceneggiatura cinematografica?
28 gennaio 2013 alle 00:23
Direi di sì. Ovviamente il metodo di lavoro dello scrittore può essere uguale, dal punto di vista dell’organizzazione, ma il risultato è totalmente diverso sia come contenuti sia come struttura grafica. Ora, ammetto di non aver letto copioni moderni ma i più recenti che ho letto (metà anni 90) non sono poi molto diversi dai testi teatrali classici che vendono nelle librerie: indicazioni sceniche ridotte a poche righe all’inizio della scena, movimenti degli attori indicati solo per entrata e uscita o quasi, assolutamente nessuna indicazione registica o recitativa.
Negli Stati Uniti le indicazioni di inizio scena vengono scritte nella parte destra della pagina, mentre i dialoghi col nome del personaggio al centro scorrono per tutta la larghezza. In Europa invece mi risulta che le indicazioni siano scritte in corsivo con i dialoghi rientranti rispetto al nome del personaggio, ma il testo scorra sempre per tutta la pagina.
29 gennaio 2013 alle 14:04
Poi immagino che anche i dialoghi siano diversi. Cioè, come hai detto qui sopra o nelle parti successive, nel cinema è sempre meglio fare botta e risposta, mentre nel teatro monologhi molto lunghi non sono fuori luogo, giusto?
Anche se a pensarci bene non saprei dire com’è strutturata (riguardo le tipologie di dialoghi) un’opera teatrale dei giorni nostri. Mi riferisco più che altro ai monologhi chilometrici di Shakespeare o Cechov.
29 gennaio 2013 alle 14:35
Sicuramente la gestioni dei ritmi scenici è diversa, rispetto al cinema, ma in nessuno dei due casi ci sono regole precise in questo senso. Quello che ho scritto io è un consiglio che dipende dalle abitudini degli spettatori e dalle idee dei produttori, ma nulla vieta di inserire comunque lunghi dialoghi nel proprio film – “Lincoln” è un esempio – anche se chiaramente è facile farlo e imporlo se si è un regista/sceneggiatore affermato. Anche in teatro ci sono comunque scambi di battute brevi, anche se più raramente e di solito solo nei generi più leggeri. Di solito, comunque, il ritmo è effettivamente più compassato rispetto al cinema.
29 gennaio 2013 alle 15:08
Ok! Grazie di entrambe le dritte!
3 febbraio 2013 alle 21:42
Secondo me al di la della cultura che uno debba avere scrivere una trama con soggetto e sceneggiatura e un dono di natura che poche persone hanno ci si nasce e poi con calma a mente tranquilla appagati anche da una tranquillità economica esce fuori anche il genio purtroppo ci si nasce già condannati a lavorare per vivere poiche’ non si conoscono le l’obbi anche di questo settore. Purtroppo non sapete che vi siete persi se queste persone avessero avuto la possibilita’ di emergere.Ma c’e sempre tempo e gli esami non finiscono mai.
4 febbraio 2013 alle 11:07
ciao alberto,
mi chiamo ruggiero, ho 21 anni ed il mio sogno è quello di diventare regista. purtroppo non ho alcuna base per quanto riguarda il mondo del cinema, ma ho già scritto una scenografia, senza metterci parti tencniche (tipo di riprese, luci, suoni ecc.). che consiglio mi daresti per poter intraprendere la carriera di regista? quali basi bisogna avere per poter far il regista o per poter essere almeno selezionato per una scuola di regia? grazie ruggiero
ps. il “film” si chiama “L’ULTIMO VOLO”
4 febbraio 2013 alle 15:54
Ruggiero, secondo me prima di imbarcarti in una scuola ti conviene radunare un piccolo gruppo di amici e girare un cortometraggio, così ti potrai rendere conto di cosa vuol dire girare un film (anche se piccolo).
5 febbraio 2013 alle 19:03
Grazie del consiglio alberto.
9 febbraio 2013 alle 16:00
ciao vorrei segnalare anche un gioco molto interessante, proviene dall’America, si chiama storymatic, purtroppo non è tradotto ufficialmente in Italiano e nemmeno venduto in Europa, almeno non direttamente.
Il gioco di carte permette di inventare dei soggetti e personaggi dando delle tracce generiche, esiste un sito, in Italiano, da cui è possibile scaricare tutto il pacchetto di carte tradotte da stampare e ritagliare tutto gratis.
Io l’ho provato è molto divertente. vi posto sotto il link.
http://cartemagiche.altervista.org/
9 febbraio 2013 alle 16:09
Volendo c’è anche un altro gioco di carte che si basa, come questo, sulla creazione di storie a partire da alcuni dati iniziali. Questo però esiste anche in versione italiana ufficiale, e si intitola “Once Upon a Time”.
12 febbraio 2013 alle 15:48
Articolo bellissimo e utilissimo! Io sto scrivendo una sceneggiatura da qualche tempo. Volevo chiederti una curiosità, magari tu puoi darmi una mano.. Devo inserire delle frasi in tedesco che vengono recitate da un personaggio della mia storia, perché è appunto straniero. Ci vuole sotto la traduzione o scrivo la battuta in tedesco senza aggiungere altro? Grazie mille!
12 febbraio 2013 alle 15:53
In realtà di solito si scrive la frase in italiano indicando che si tratta della traduzione da un’altra lingua. E’ più importante che chi legge la sceneggiatura capisca cosa il personaggio dica, che non il realismo interno al singolo dialogo.
12 febbraio 2013 alle 15:54
Anche se poi l’attore dovrà recitarla in tedesco?
12 febbraio 2013 alle 15:56
E’ un passaggio molto importante, perché i due personaggi principali non riescono a comunicare tra loro per la diversa nazionalità.
12 febbraio 2013 alle 16:08
Sì, è per questo che si indica che si tratta di una traduzione. Sotto il nome del personaggio si scrive (in tedesco), oppure all’inizio della scena si mette una nota del tipo (< indica battute pronunciate in tedesco) e quindi ogni dialogo in tedesco inizierà con < e finirà con >. La scelta dipende dal numero di battute: se si tratta di 1-2 battute si può usare il primo metodo, altrimenti è meglio il secondo.
Lasciare il dialogo in un’altra lingua ha senso solo se lo spettatore non deve sapere cosa i personaggi dicono, quindi se la tua idea è di non mettere i sottotitoli e lasciare il pubblico al buio, ma è comunque un rischio perché è una cosa molto fastidiosa da leggere. Non ha importanza se i personaggi capiscono o no ciò che gli altri dicono, l’importante è che lo capiscono gli spettatori/lettori: sono loro il referente di ciò che scrivi.
Se proprio vuoi, comunque, puoi aggiungere alla sceneggiatura il dialogo con le battute in lingua originale, ma mettilo comunque come appendice, in fondo al resto dello scritto.
12 febbraio 2013 alle 16:11
Chiarissimo e gentilissimo :-) Ti ringrazio!
12 febbraio 2013 alle 16:16
Prego, figurati.
12 febbraio 2013 alle 16:53
a Once Upon a Time ci ho giocato una volta.
é molto divertente come idea, ma bisogna giocare con gente spigliata e creativa.
Il problema è che eravamo tutti uomini e si finiva sempre per parlare di sesso e volgarità :P
Inoltre la gente si intrometteva un po a caso nelle storie degli altri, una gran caciara. ma proprio per questo molto divertente!
12 febbraio 2013 alle 16:57
Esattamente, anch’io ho giocato solo un paio di volte e con risultati modesti. Ma se il gruppo è brillante e variegato possono venir fuori davvero delle belle partite.
21 febbraio 2013 alle 18:26
ciao, anke a me piacerebbe tanto fare un film ( specificatamente un musical ) ma nn so se poxo farlo xkè mi vergogno molto…Mi date un consiglio x farmi paxare questa vergogna?pleaseeeeeeeeeeeeeee
Grazie e ciaooooo
22 febbraio 2013 alle 15:12
Non so che dire… Prova magari a iscriverti a qualche laboratorio teatrale, così ti guidano loro pian piano a vincere la tua paura del palcoscenico.
28 febbraio 2013 alle 08:36
Ciao, rubo solo un breve spazio: ho letto soltanto ora il messaggio di Paola 19 novembre 2009 alle 21,59 e mi è balenata in testa una idea poichè sto cercando da qualche tempo una collaborazione per scrivere .. in sostanza:
è possibile fare avere un messaggio a Paola affichè possa mettersi in contatto con me? Grazie.
28 febbraio 2013 alle 12:52
Paola è a tutt’oggi iscritta a questa pagina, il che vuol dire che riceve via mail una copia di tutti i commenti che vengono postati. Se è interessata ha quindi la possibilità di contattarti.
1 aprile 2013 alle 19:10
Ciao Alberto.Desidero farti i complimenti per questa tua iniziativa.dalle risposte commenti e domande varie vedo che in quattro anni hai avuto un bel lavoro per rispondere.Questa mia è un’altra domanda.La sceneggiatura completa per un film porterebbe via troppo ma troppo troppo :) del mio tempo.Avendo un’idea e svilupparla il più possibile non potrebbe bastarte per presentarla ad un regista.Inoltre,come contattare un regista a cui proporla?Infine.Come si tutela la propria idea e come fare,quindi,per evitarte che colui che legge non faccia sua la cosa?Grazie e buon proseguimento.
Daniele
3 aprile 2013 alle 15:03
Daniele, certo: scrivere un trattamento o un soggetto sufficientemente dettagliato va comunque bene. Tanto di solito i produttori fanno comunque leggere la sceneggiatura a qualche assistente, prima di “perdere tempo” loro personalmente.
Per tutelare il proprio lavoro l’unica è registrarlo alla SIAE prima di farlo leggere ad altri. Costa qualcosina, ma è la cosa migliore da fare.
3 aprile 2013 alle 21:34
Alberto Cassani,
prima di tutto complimenti per il saggio scritto in modo molto chiaro, con consigli essenziali e niente di superfluo.
Ho moltissime idee per la testa, ma purtroppo anche parecchi dubbi.
Sono una ragazza di quindici anni appassionata di letteratura e cinema, benché io abbia visto un numero molto eseguo di pellicole. Mi mancano ancora molti grandi classici della cinematografia e sono selettiva per quanto riguarda i generi; ne deriva che sono inesperta e per è molto difficile, quando ho un’idea in mente, capire quanto possa essere originale o se sia davvero buona.
Volevo chiederle quindi se pensa che avere una certa cultura cinematografica sia un requisito necessario per scrivere buone sceneggiature.
Inoltre prediligendo film datati (anni ’50-’60) temo che le mie idee o il modo a cui intendo svilupparle, rifacendomi a tali pellicole come modelli, alla fine non siano proprio freschissimi… Consigli?
Volevo chiederle anche se trame non adrenaliniche e spettacolari, ma più introspettive, realistiche, psicologiche possano comunque catturare l’attenzione dello spettatore x senza provocare sbadigli, se queste non costituiscano ormai un genere morto. Lo sento più come il mio ambiente, però spesso mi sembra che le trame che mi vengono in mente siano troppo “cerebrali”.
E i dialoghi: devono suonare il più naturali e realistici possibili o devono essere molto ben curati, anche rischiando di suonare artificiosi? O una via di mezzo?
Grazie mille :)
4 aprile 2013 alle 13:32
Grazie dell’apprezzamento, Martina.
Io ritengo sia sempre utile scrivere qualcosa di cui si è convinti anche se ha poco o zero mercato. E’ tutta esperienza e dà comunque soddisfazione. Ad ogni modo, non credo che nel cinema italiano i film introspettivi e intellettualoidi scompariranno mai, quindi conviene sicuramente non farsi di questi problemi. Sarebbe però molto interessante scrivere un film di questo genere con il brio e il ritmo di quelli hollywoodiani degli anni 50-60. Il mio consiglio, insomma, è di scrivere come viene più naturale, come si vuole; a fare le correzioni volute dal produttore si è sempre in tempo.
Per quanto riguarda i dialoghi, qui il problema è che un eccessivo naturalismo suonerebbe anomalo alle orecchie degli spettatori perché al cinema non si parla come si parla nella vita reale. Quindi direi di scrivere in maniera cinematografica (non letteraria), ma sforzarsi di evitare soluzioni trite e passaggi troppo scontati.
In bocca al lupo!
26 aprile 2013 alle 17:26
Ciao, ma i consigli sono gli stessi anche per un’idea a puntate?
26 aprile 2013 alle 17:30
Una sceneggiatura per la Tv si scrive esattamente come per il cinema, dal punto di vista tecnico. Quello che cambia sono la durata e il ritmo.
26 aprile 2013 alle 17:42
E che ritmo dovrebbe avere??
Scusa per il disturbo, sono alle primissime armi
26 aprile 2013 alle 17:44
Bisogna tener conto di quando saranno inserite le pause pubblicitarie e, se il racconto è in continuità seriale (ossia con una storia che prosegue da una puntata all’altra), bisogna fare in modo che l’episodio termini con una situazione di crisi che si risolverà solo nell’episodio successivo.
26 aprile 2013 alle 17:48
Capito.. e se per esempio stabilisco che una puntata dovrà durare 40 minuti, quante battute dovrà avere? quanto dovrà essere lungo il testo?
26 aprile 2013 alle 17:50
Beh un cliffhanger non è sempre strettamente necessario.
Va considerato anche se la serie ha una trama orizzontale forte o meno. Serie televisive come Lie to me o molte sitcom hanno una trama verticale che si risolve nell’episodio stesso, e una trama orizzontale più o meno importante a seconda degli episodi.
Ci dovrebbe sempre essere uno sviluppo, ma non è detto che debbano finire in situazioni di crisi in modo da avere un cliffhanger fortissimo alla Lost
26 aprile 2013 alle 18:00
Grazie :) ma non so come regolarmi sulla lunghezza di un episodio.. quante battute dovrebbero essere?
26 aprile 2013 alle 18:06
Marci, stiamo parlando con uno che si definisce alle prime armi. Cerchiamo di essere chiari e non troppo tecnici, altrimenti non riusciamo a farci capire.
Come ho scritto, SE la serie è in continuità stretta, ossia con una storia che prosegue di puntata in puntata, bisogna terminare lasciando le cose in sospeso, perché la struttura deve essere quella del romanzo d’appendice. Se invece la trama del singolo episodio si inserisce “solamente” al di sopra di un intreccio più ampio, come scrive Marci, allora è giusto che venga risolta in un solo episodio, massimo due. Come solitamente succede nelle saghe letterarie in più volumi, da “Hyperion” a “Harry Potter”.
Ad ogni modo, ovviamente non c’è una formula secondo cui a tot minuti di proiezione devono corrispondere tot battute di dialogo. Dipende tutto dal genere che si vuole affrontare: una sit-com comica è ovviamente basata più sul dialogo rispetto a una serie d’azione. Mediamente, comunque, si tende a considerare che una sceneggiatura debba avere un numero di pagine più o meno pari ai minuti di durata del risultato filmato.
26 aprile 2013 alle 18:13
Grazie mille, davvero :)
Scusate per il disturbo :)
26 aprile 2013 alle 18:18
Figurati, ci mancherebbe…