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Come si scrive una sceneggiatura – Parte 1

5 settembre 1997 565 Commenti
CineFile

Testo introduttivo al corso di “Introduzione al linguaggio cinematografico” per la scuola media inferiore “L. Pirandello” di Sedriano (MI)

Anno scolastico 1997/98


Da dove cominciare

Un film racconta una serie di azioni che delle persone compiono in determinate situazioni. Per iniziare a scrivere una sceneggiatura bisogna avere un’idea di cosa si vuol far fare a queste persone, ai personaggi, di quali situazioni gli si vuole far affrontare, di quali luoghi gli si vuol far visitare. Nonostante tutti gli sforzi che uno scrittore può fare, è praticamente impossibile trovare un’idea assolutamente originale, riecheggerà sempre qualcosa di già visto in un altro film, o letto in un libro, o sentito in una canzone… L’importante, comunque, è non copiare, ma prendere spunto. Si può partire dalla stessa idea, dallo stesso punto di partenza, di un altro autore, per poi prendere tutt’altra direzione ed arrivare in un luogo completamente diverso. In parole povere: pur avendo una storia simile, il film può (e deve) essere completamente diverso. La storia non deve mai sembrare quella di un qualcosa di già visto, anche se spesso l’incrocio tra diverse cose già viste può sembrare persino qualcosa di nuovo. La storia deve sembrare una variazione interessante di un tema conosciuto. Non è mai buona idea, comunque, descrivere ciò che si scrive come “un incrocio tra questo e quello, con un po’ di quest’altro”. Questo vale in ogni campo della scrittura creativa, ma è vero soprattutto nel cinema.

Esistono milioni di modi diversi per sviluppare la stessa idea, quindi bisogna avere ben presente fin dall’inizio deve si vuole arrivare quando si inizia a scrivere. Facciamo qualche esempio di idea per dei film:

  • Un ragazzo ed una ragazza si amano, ma sono costretti a tenere segreta la loro relazione.
  • Un criminale, dietro la promessa della libertà, viene incaricato di recuperare un uomo che può salvare il mondo dalla distruzione.
  • Un uomo torna dal regno dei morti per vendicarsi dei propri assassini.
  • Durante una missione scientifica un gruppo di studiosi entra in contatto con una razza aliena sconosciuta.
  • Ad un esperto poliziotto di colore viene assegnato un nuovo compagno, bianco e più giovane. I due si trovano subito invischiati in un complicato caso di omicidio.

Suonano familiari? Dovrebbero, perché la prima idea è quella che sta alla base di Romeo e Giulietta, ma è molto semplice e può essere facilmente adattata (e lo è stata) alle situazioni più diverse. La seconda è la storia di 1997: Fuga da New York, ma se specifichiamo che il prigioniero deve viaggiare nel tempo diventa quella de L’Esercito delle 12 Scimmie. La storia dell’uomo che resuscita è comune a Il Corvo ed al più recente Spawn, ma va detto che entrambi i film sono basati su dei fumetti. La terza è l’idea su cui si basa La cosa da un altro mondo, ma basta decidere di ambientarla nello spazio e diventa Alien. Infine possiamo ammirare la coppia di poliziotti bianco-nero sia in Arma Letale che in Seven.

Come potete vedere, dunque, le idee ricorrono, si riciclano, vengono copiate, ma vengono anche e soprattutto modificate. Quindi ricordatevi sempre che per quanto buona sia l’idea di partenza quello che conta veramente è il modo in cui viene sviluppata. Certo che se si parte da una buona idea…

Quando si ha la possibilità di scrivere ciò che si vuole si finisce spesso per fissare il foglio bianco per ore. La cosa migliore da fare, la prima regola dello sceneggiatore, è scrivere di ciò che si conosce, il che non vuol dire scrivere la propria autobiografia, ma piuttosto narrare la storia di un personaggio con cui abbiamo qualcosa in comune e che si muove in un ambiente simile a quello che conosciamo. Il protagonista del nostro film, che lo vogliamo o no, avrà sempre qualcosa in comune con noi, perché siamo noi a dargli vita, a decidere cosa deve dire e fare, ma queste somiglianze non dovrebbero essere l’aspetto principale del personaggio, a meno che non abbiamo avuto una vita veramente molto curiosa ed interessante.

Ma come si fa a sapere quando si ha un’idea veramente buona? Be’, all’inizio tutte le idee sembreranno buone, e quest’impressione si farà sempre più forte man mano che il tempo passa e quel dannato foglio continua a fissarci in tutto il suo candore. Bisogna cercare di dar libero sfogo alla propria fantasia, bisogna osservare tutte le idee che ci nuotano nella testa fino a che non abbiamo veramente l’impressione di aver pescato quella giusta. Allora prendiamo questa “grande idea” e guardiamola meglio. Ponetevi questa domanda: «È sufficiente per essere l’idea base del mio film?». Quanto più tempo ci avete messo per trovarla, tanto più il vostro “sì” sarà convinto. Bene, sappiate che un’idea sola non è mai sufficiente! Certo, ci sono un sacco di film “mono-ideistici” (e scusate il neologismo), ma nessuno di questi è veramente valido quando si pensa esclusivamente alla trama. L’idea  centrale di un film dev’essere eccitante, affascinante e deve apparire diversa da tutto quello che si è visto o sentito fino a quel momento, e la vostra sceneggiatura dovrà essere piena zeppa di buone idee, soprattutto se ci sono scene d’azione. Per quanto grandi possano essere le esplosioni che vi immaginate, il pubblico le ha già viste. Per quanto rossi possano essere i vostri fiumi di sangue, il pubblico ne ha visti di più spaventosi.

Fino a questo punto, ed in genere anche quando la storia sarà completa, l’idea si potrà riassumere con una sola frase, con una sola immagine: la locandina che viene appesa fuori dai cinema. Molto spesso la locandina è sufficiente ad evidenziare le differenze che un film ha rispetto agli altri film che partono dalla stessa idea. Nel manifesto di Arma Letale si vedono Mel Gibson e Danny Glover spalla a spalla con le pistole in mano, mentre in quello di Seven erano riportati solamente i sette peccati capitali ed il titolo del film. Nel primo caso il film è incentrato su ciò che i protagonisti fanno, sul loro carattere e sul rapporto che si viene a creare tra di loro; nel secondo i due poliziotti agiscono in relazione a ciò che il “cattivo” fa, è lui che ha il controllo del film, anche se lo vediamo poco.
Cercate di visualizzare la locandina del vostro film. È interessante? È originale? È comprensibile? Se non vi sembra abbastanza interessante cercatene un’altra. Se assomiglia a quella di un altro film cercatene un’altra. Se non sapete come riassumere il film in una sola immagine cercatene un’altra. Di idea, non di locandina.

Scrivere il soggetto

Diamo per scontato che alla fine, dopo indicibili sofferenze, siate riusciti ad avere un’idea interessante e avete l’impressione di poterne veramente fare un intero film, perché avete anche delle altre idee su come sorprendere il pubblico ed evitare che si addormenti dalla noia. Prima di mettersi a scrivere la sceneggiatura vera e propria è meglio scrivere la scaletta del film, il soggetto. In pratica si tratta di decidere che tipo di persone volete che i vostri personaggi siano, quali sono le loro caratteristiche principali, dove volete che l’azione si svolga e cosa questi personaggi dovranno fare, quali problemi si troveranno ad affrontare.

Capita spesso di lavorare ad una sceneggiatura insieme ad altre persone. L’equazione per cui più teste pensano, più brillante sarà il risultato non è sempre vera, anzi è spesso vero il contrario: può capitare di trovarsi in disaccordo, di avere visioni opposte dello stesso problema, di interpretare in maniera diversa i personaggi. Questo succede soprattutto se non si ha molta familiarità con i propri compagni di lavoro, o se si è abituati a lavorare da soli, in piena libertà. Il pericolo maggiore, in questi casi, è quello di cercare di imporre sempre le proprie idee, perché a questo punto anche gli altri vorranno fare lo stesso ed il risultato finale sarà una sceneggiatura eterogenea e discontinua. Come lo si può evitare? Beh, innanzitutto bisogna entrare nell’ordine di idee che questa volta si fa parte di una squadra e che bisogna giocare con gli altri, insieme agli altri. Bisogna mettersi in testa che anche gli altri possono avere buone idee, e che anche noi possiamo averne di cattive. Potrà capitare che più di una persona pensi di avere l’idea giusta per sviluppare una scena, potrà capitare che entrambe le idee siano valide, ma potrà anche capitare che nessuna di queste lo sia veramente. Una cosa molo utile da fare quando si scrive in gruppo è porsi tutte le domande che una scena ci suggerisce, questo perché ognuno potrebbe avere dei dubbi diversi da quelli degli altri sull’effettiva efficacia di una scena. Portare all’attenzione degli altri questi dubbi aiuterà senz’altro a trovare la soluzione per i problemi che nascono mano a mano che si scrive. La regola fondamentale dello scrivere in gruppo ve l’ho già detta: bisogna essere un giocatore di squadra.

Anche se la cosa appare contestabile il modo migliore per dare un buon ritmo alla storia è dividere lo sviluppo dell’azione in tre parti, in tre capitoli:

  • un’introduzione, in cui vengono presentati i personaggi principali, in cui si fa capire come e dove vivono e si inizia a presentare il problema che dovranno affrontare nel corso del film;
  • una parte centrale dell’intreccio, in cui questo problema si sviluppa, sconvolgendo la vita dei personaggi. In pratica è il momento di sviluppare la vostra “grande idea”;
  • un finale, in cui i personaggi risolvono (o forse no) la situazione in cui si erano venuti a trovare e si concludono anche le sottotrame, le idee secondarie che avevate inserito nel film.

Soprattutto siate ben sicuri di avere qualche idea interessante per ognuno di questi capitoli e di avere un deciso cambio di situazione approssimativamente a metà film. Come ho detto questa tecnica appare molto contestabile, ma deriva direttamente dal teatro dell’antica Grecia e se praticamente tutti i film sono scritti seguendo questo procedimento, una sua efficacia dovrà pur averla. Non fatevi troppi problemi, comunque: siamo talmente abituati a vedere e leggere storie strutturate in questo modo che finirete per scrivere il vostro soggetto rispettando questa regola, anche se potreste persino non rendervene conto.

Se state scrivendo una cosa in piena libertà, un “soggetto originale”, non fatevi problemi a dar libero sfogo alla vostra fantasia. Non chiedetevi se una scena è realizzabile, quando costerebbe o come bisognerebbe costruire il set in cui girarla, non sono problemi vostri. Chiedetevi piuttosto se la scena è plausibile, se è importante all’interno del film, e soprattutto se è interessante. Se avete l’impressione che serva solo per allungare il brodo, mettetela da parte e sperate di non averne bisogno. Non buttatela via, però, perché potreste averne bisogno: nello sviluppo della sceneggiatura, infatti, potreste decidere di cambiare un po’ la storia e finire per avere bisogno proprio di quel tipo di scena.

Quello che avete in mano a questo punto è più o meno la trama del film. È molto importante che la storia possa realmente interessare chi legge, e che possa anche interessare lo spettatore tipo, deve succedere qualcosa che valga la pena di narrare in un film. Ora immaginate di parlare con dei vostri amici di ciò che avete appena scritto. Sarebbero interessati? Vorrebbero saperne di più? Vorrebbero leggere la sceneggiatura? Siate onesti con voi stessi, mentire a questo punto sarebbe come mentire scrivendo sul vostro diario.

Se la vostra storia ha la possibilità di interessare qualcun altro al di fuori di voi e di vostra mamma potete iniziare seriamente a dar vita ai vostri personaggi. A questo punto del lavoro dovete occuparvi solo del vostro protagonista, ed eventualmente di un personaggio non protagonista che è comunque molto importante nell’economia del film, in genere il “cattivo” di turno. Gli altri li “disegnerete” man mano che faranno la loro apparizione nella storia. Iniziate col fare una lista di tutto ciò che il pubblico ha bisogno di sapere sul vostro protagonista, sottolineate le cose che il pubblico deve sapere subito, ed infine fate una lista di quello che non volete dire al pubblico, ma che comunque condizionerà la psicologia, e quindi le azioni, del vostro protagonista. Fate in modo di avere bene in mente le sue abitudini, i posti dove gli piace andare, il suo modo di parlare, il tipo di persone che gli piace frequentare. Quando avete messo su carta tutte queste cose e siete sempre convinti di quello che volete far fare ai personaggi, siete pronti per iniziare a scrivere la sceneggiatura.


Percorsi Tematici

Attualmente ci sono 565 commenti a questo articolo:

  1. paola scrive:

    Grazie!!
    non sono anagraficamente giovanissima (45 e mezzo!), ho svolto lavori di ogni genere, sentendomi fuori luogo. ho sempre pensato che prima o poi sarei diventata una scrittrice per via della mia mania di raccontare e raccontarmi storie. ho dovuto scrivere. per non scoppiare!
    leggendoti mi è venuto in mente che, per farmi capire, in realtà io descrivo questa “sindrome” in modo cinematografico. dico sempre che ho come un occhio, una piccola telecamera, nella testa. mi basta davvero poco. una finestra aperta, un profumo, il gesto distratto di un passante, una borsa della spesa….tutto per me è uno spunto per vedere racconti. e non riesco ad evitarlo. (immagina quante volte sono caduta o ho sbattuto lo zigomo su una porta a vetri!).
    da domani non scriverò più romanzi, né fiabe ma sceneggiature. giusto per placare il mio terzo occhio.
    penserai..”oddio! ho creato un mostro! ce ne fossero pochi!”…e allora ti rassicuro: scrivo solo per me, tranquillo!
    I tuoi consigli sono illuminanti. semplici e passionali.
    ti ringrazio davvero tanto,

    paola

  2. Alberto Cassani scrive:

    Ciao Paola. Ci mancherebbe che uno non possa fare quello che vuole, nell’intimità di casa sua… Se ti senti, è giusto che provi a scrivere una sceneggiatura, anche se secondo me sarebbe una sfida molto più interessante provare a scrivere un romanzo con stile cinematografico. Però se scrivi una sceneggiatura ti può dare sicuramente qualche idea e qualche indicazione per poi scrivere i tuoi racconti in maniera più cinematografica. In ogni caso, in bocca al lupo!

  3. Riccardo ( ex Mickey Rourke ) scrive:

    Alberto Cassani, voglio confidarti un piccolo segreto:
    Vorrei laurearmi all’università di regia di Venezia ma l’unico problema era scrivere la sceneggiatura di un film interessante.
    I primi copioni che scrissi erano banalissimi film dell’orrore molto splatter che duravano la bellezza di venti minuti, e allora cadevo in grossa disperazione perché le idee ce le avevo ma era stenderle che non riuscivo.
    Sai, io scrivo pagine e pagine di racconti di qualunque genere, dall’horror al fantasy fino a cronache della guerra del Vietnam, ma il mio punto debole è che non riescivo ad utilizzare le descrizioni giuste.
    Poi, qui in ottobre ho scoperto CineFile, ho letto le tue recensioni su come scrivere una sceneggiatura e allora ho buttato giù una ventina di soggetti diversi.
    Poi dovrò rimboccarmi le maniche e cominciare a stendere le sceneggiature, ma non adesso perché sono ancora in prima superiore.
    Comunque grazie Alberto, se non avessi letto quanto hai scritto in quei cinque articoli, adesso sarei ancora depresso.

  4. Joe scrive:

    veramente questo è un sito che si contraddistingue da molti, specie per questi gioiellini che ogni tanto escon fuori.
    Articolo-Saggio interessantissimo, che presi come spunto/studio per superare dei corsi di sceneggiatore; ancora adesso ogni tanto me lo riguardo prima di iniziare a scrivere una storia.
    Fai onore a tutti li scrittori della rete, che sognano i propri film in testa.

  5. Riccardo ( ex Mickey Rourke ) scrive:

    Bhè, cercherò di fare del mio meglio, grazie.

  6. rosi scrive:

    Salve
    io è da tempo che mi frulla in testa in idea per un copione di un film. io sto imparando la fotografia e vorrei lavorare come direttrice fotografa nelle produzioni fotografiche ma essendo sempre attratta dal cinema ed in particolare dai classici e anche le storie di persone raccontate durante gravi periodi storici vorrei scrivere su un personaggio che per me è la rappresentazione massima del sarficio, bonta d’aniamo,sognatore,idealista che ha creduto in qualcosa che poi l’ha profondamente deluso. tramite la sua storia comincinado dalla sua infanzia,vorrei percorerre anche un perido di storia di un paese trovato sempre in mezzo a conflitti allienanti ad egli stesso e che è sempre stato visto male all’estero,
    vorrei raccontare di una storia du un uomo e di uomini straordinari e il filone drammatico mi piace molto per questo progetto.
    il mio problema , e da dove cominciare. io ho già visto il cartellone del mio film, il titolo sono indecisa però ho già in mente quale possa andare bene. vorrei solo poter capire quanto devo scrivere perchè e dove concetrarmi di più,ciò su quale parte della vità del mio personaggio.
    poi vorrei presentarlo ad una casa di produzione.
    come vi sembre il mio progetto anche se non ho spiegato più di tanto sulla tramma, personaggi,luoghi ecc.

  7. Riccardo ( ex Mickey Rourke ) scrive:

    Mi sembra buona come idea, ti auguro un buon successo.

  8. Riccardo ( ex Mickey Rourke ) scrive:

    Ma per curiosità che tipo di film è: sulla shoa o su cos’altro?

  9. Riccardo ( ex Mickey Rourke ) scrive:

    Io invece sto scrivendo la sceneggiatura di un hardboiled che racconta di due fratelli assassini che vengono coinvolti in un crimine di polizia in cui ci sono dietro casi irrisolti e desideri di vendetta, oltre ad una buona dose di corruzione.
    è come un po’ per il padrino, il titolo fa capire che i protagonisti sono i due fratelli, ma il vero protagonista è il detective che indaga su di loro.
    Il finale è un po alla VENERDì 13, spero però che vi possa piacere.

  10. Alberto Cassani scrive:

    Grazie a tutti per l’apprezzamento a questo lavoro. Devo dire che questo testo era nato anni fa come semplice guida per un corso che ho tenuto per due anni nella scuola media del mio paese (non a caso, quasi tutti gli esempi che contiene si riferiscono a film che poi ho fatto vedere ai ragazzi), però poi è stato molto apprezzato anche da professionisti che hanno avuto modo di leggerlo su queste pagine. Segno che tutto sommato il lavoro di preparazione che ho fatto per scriverlo non è andato sprecato…

    Comunque, una delle cose che ho sempre detto ai miei studenti è di scrivere storie semplici, che riguardano cose che si conoscono bene. Scrivere un film è una cosa complicata, è un lavoro lungo, e più si incontrano difficoltà più è facile scoraggiarsi e decidere di lasciar perdere. Allora è meglio fare passi piccoli ma continui: scrivere una cosa semplice, poi una cosa un po’ più articolata, poi una ancora più complessa e così via. Se parliamo della sceneggiatura di un lungometraggio parliamo di 90-120 pagine, che anche se contengono molto spazio per via della formattazione particolare del testo sono comunque un lavoro enorme. Allora è molto meglio dedicarsi inizialmente alla sceneggiatura di un cortometraggio, non più di 10 minuti, che è una cosa già molto più difficile di quanto può sembrare (anche solo raccontare la storia stando nei 10 minuti non è per nulla una cosa facile).

    In ogni caso, mai – mai – scrivere di cose che non si conoscono. Se si vuol scrivere di qualcosa che non si conosce bisogna studiarsi bene l’argomento prima di mettersi a scrivere, perchè farlo dopo potrebbe creare grossi problemi allo sviluppo della trama e addirittura vanificare tutto il lavoro rendendo totalmente non plausibile il film. Non si può, ad esempio, ambientare un film in una città che non si conosce per nulla, perché al cinema le cose bisogna mostrarle e il pubblico si accorge quando si sta barando. Al cinema, Emilio Salgari non avrebbe mai potuto avere successo.

    Però appunto, al cinema le cose bisogna mostrarle. E raccontare per immagini – pensare di raccontare per immagini – è una cosa difficile, una cosa che non siamo per nulla abituati a fare. Allora per chi comincia e ha tempo consiglio di prendere dei racconti brevi di autori che si amano e provare a sceneggiarli fingendo di dover realizzare un cortometraggio. E’ un lavoro che può sembrare inutile, ma che invece è molto importante perché rende necessario l’immaginarsi la scena sullo schermo, perché allo sviluppo della trama ci ha già pensato qualcun altro. E’ un po’ come chi disegna facendo copia dal vero: quando sarà capace di farlo, potrà provare a disegnare “inventando”, ma se ci prova prima la riuscita è impossibile.
    Un’altra cosa che conviene fare è guardare i film che in qualche modo affrontano temi e situazioni che si vogliono raccontare, in modo non tanto da poterne prendere spunto quando da potersi rendere conto se una cosa può funzionare sullo schermo oppure no, e anche che tipo di erorri è facile commettere.

    Indicazioni più precise non ne posso dare: ogni storia ha la propria anima, e ogni scrittore ha il proprio stile. L’importante è non abbattersi se si fatica ad andare avanti, e fare un passo alla volta per poter apprezzare i propri miglioramenti.

  11. Riccardo ( ex Mickey Rourke ) scrive:

    Preziosissimo consiglio, grazie.

  12. Riccardo ( ex Mickey Rourke ) scrive:

    Prezioso consiglio, grazie.

  13. Riccardo ( ex Mickey Rourke ) scrive:

    ecco come inizia la mia sceneggiaura:
    “La storia inizia con ( devo ancora trovare un nome ), assassino di fama, che entra…
    Mi spiace lascio la sorpresa…

  14. Alberto Cassani scrive:

    Allora: se si tratta di una sceneggiatura e non di un soggetto, non puoi scrivere “la storia inizia con…”. O parti con “Pinco Pallo entra in…” o inizi con una descrizione del luogo: in una sceneggiatura bisogna limitarsi a ciò che si vede e si sente, tutto il resto è inutile e dannoso. Poi l”etichetta di “assassino di fama” è troppo vaga: innanzi tutto sarebbe meglio mettere anche una brevissima descrizione fisica, e poi bisogna far capire se “assassino” sta per serial killer o per sicario a pagamento (sempreché non sia meglio non dir nulla e farlo capire man mano che si legge).

  15. Riccardo ( ex Mickey Rourke ) scrive:

    grazie ancora per I tuoi consigli

  16. rosi scrive:

    Ciao Riccardo

    la storia che hi in mente è ambientata dopo la seconda guerra mondiale in un paese distrutto che presto avrebbe subito un altra grande tragedia,una dittatura di 50 anni. precisamente in albania.non è mai stata raccontata la storia di un popolo antico quanto la Grecia,Roma e Macedonia.
    Voorei raccontare la storia di un bambino che amava la letteretura e che voleva diventare un grande uomo un giorno. voleva essere l’orgoglio dei suoi genitori e del suo paesino anche se era estremamente povero.
    e’ un uomo,l< storia del quale merita di essere raccontata.

    sarà difficile ma spero di riuscire a farcela. magari ci possiamo dare delle idee e consigli utili.
    io ci provo che lo desidero tantissimmo.

  17. Riccardo ( ex Mickey Rourke ) scrive:

    Innanzitutto devi conoscere alla perfezione ( non dico alla perfezione, basta aproffonditamente ) l’argomento di cui si vuole parlare, altrimenti non puoi raccontare di cose che non conosci. e poi bisogna anche vedere dei film ambientati in quel determinato periodo storico per avere qualche spunto. Poi mettici tanta fantasia e creatività. Il consiglio me lo ha dato Alberto Cassani, lo sto praticando anch’io e mi pare un buon metodo, soprattutto io e te che siamo sceneggiatori alle prime armi.

  18. Riccardo ( ex Mickey Rourke ) scrive:

    Bhè Alberto, non posso certo darti torto.
    è troppo complicato il soggetto che vorrei stendere come sceneggiatura.
    e hai anche ragione che dovrei iniziare su cose più semplici e fare un passo alla volta, invece che passi da gigante. D’altronde, non è così che ha fatto anche Martin Scorsese?
    Credo che inizierò con un cortometraggio su Gesù.

  19. Riccardo ( ex Mickey Rourke ) scrive:

    Tranquillo Alberto, non sono un tipo frettoloso, ho scritto ben venti soggetti e non è la fantasia che mi manca, anzi se riuscirò mai a realizzare questo cortometraggio, stai certo che lo dedicherò a te.
    titolo di coda: AD ALBERTO CASSANI ” IL MIO MENTORE “.
    Dico sul serio, i tuoi consigli sono veramente eccezionali ed efficaci.
    Hai tutte le carte in regola per fare anche tu lo sceneggiatore.

  20. rosi scrive:

    Ciao
    la cosa che mi aiuta è che conosco quella realtà e il racconto sarebbe basata su una storia veramente accaduta,su un personaggio veramente vissuto. con i suoi dettagli e la mia fanatasia cercherò di mettere in piade questa storia.
    io sono molto drammatica nel modo do vedere le cose e molto nostalgica e avrei anche altre storie da raccontare. vorrei soltanto fare in modo che vengano recepiti nel modo giusto sia il mio messaggio che quello che i miei personaggi vivono.vorrei che chi guarda lo vivesse in prima persona.
    c’è la farò? ..lo spero..!!! intanto c’è la metto tutta…

  21. rosi scrive:

    mi scuso dei miei errori ma essendo abituata a scrivere molto velocemente con la tastiera mi dimentico di correggere …dovuto alla ma età e all’essere impaziente:)))comunque mi farebbe piacere ricevere dei commenti man mano che scrivo la mia scenggiatura.
    avvolte il pessimismo mi avvolge e tutte le mie idee e le immagini che ho in testa si confondono come un vortice che mi fanno appesantire la testa e come accade sempre quando sei agli inizi, fissi il foglio bianco senza scrivere niente…senza riuscire e trasformare ciò che ho in testa in parole vere e reali.
    però scrivero piano piano…

  22. Riccardo ( ex Mickey Rourke ) scrive:

    Se ho ben capito, Rosi, hai molte idee in testa, anche se non ti sembrano buone, mettile da parte, non buttarle, scrivine dei riassunti ( i soggetti ) e rimprendili quando ne hai bisogno o ne hai voglia, perché anche una storia che potrebbe sembrare un’autentica fanfaronata può dimostrarsi una grande storia che può essere raccontata, e mostrata ad un pubblico pronto a discuterla.
    Diceva Stanley Kubrick:
    « If it can be written, or thought, it can be filmed. » « Se può essere scritto, o pensato, può essere filmato. »
    Ed è una cosa vera.
    Basta che non fai come Robert Rodriguez, che fa il regista per rappresentare ciò che vuole e piace.
    Il cinema è si intrattenimento, e sì anche lo sceneggiatore deve mettere la propria sensibilità nello scritto, ma bisogna anche scrivere futuri film che abbiano un senso compiuto, altrimenti, pasta e fasioi, il film fa flop.

  23. Riccardo ( ex Mickey Rourke ) scrive:

    Per questo, non scrivere mai di fretta. Mettici il tuo tempo, ma che sia una buona cosa.

  24. Riccardo ( ex Mickey Rourke ) scrive:

    Ps: Anche io sono un tipo impaziente, ma ho imparato anche ad aspettare.

  25. Alberto Cassani scrive:

    Esagerato, Riccardo… Comunque, così come gli esperti di calcio non fanno mai 13 al totocalcio, gli esperti di sceneggiatura non scrivono mai sceneggiature…

    Comunque, diciamo che una sceneggiatura deve (dovrebbe) essere curata con attenzione e non ci si possono permettere errori e disattanzioni. Per questo è importante sapere bene di cosa si sta scrivendo, però è anche vero che bisogna capire se la storia che si sta raccontando vale la pena di essere raccontata, perché noi possiamo anche esserci particolarmente legati ma a chi la leggerà magari non interessa… E non bisogna preoccuparsi se una cosa che si scrive sia facile o difficile da girare: quello è un problema cui deve pensare il produttore, non lo sceneggiatore.

  26. Riccardo ( ex Mickey Rourke ) scrive:

    Si è vero, ma pensa invece a Michael Mann che ha scritto, diretto e prodotto Miami Vice, che faticaccia, persino Clint Eastwood, nonostante la sua età riesce ancora a dirigere, a produrre e anche a recitare nei suoi film che fatica sarebbe.

  27. Marci scrive:

    Caro Alberto… non ho ancora letto tutta la tua spiegazione, perchè poi mi sono perso nei commenti…
    io ho un piccolo dramma
    Ho 19 anni, e sono iscritto all’università. Ma ho un sogno. Io desidero “fare cinema”, scrivere e dirigere in particolare.
    Sono qui per chiederti aiuto.
    Sto attraversando una piccola crisi, perché anche mentre do un esame, non riesco MAI a smettere di pensare al cinema. Ieri notte mi sono rigirato nel letto fino alle 2 pensando a come sarebbe bello vedere la propria immaginazione, le proprie idee, e i propri film sul grande schermo.
    Quindi ti chiedo un consiglio. Io non posso abbandonare l’università, i miei non me lo permetterebbero mai (e chi paga poi?) ma io voglio almeno provare. Anche a costo di una scuola serale di cinema… io voglio imparare ALMENO a scrivere una sceneggiatura. Se poi vedo che anche con gli “attrezzi” adatti, quello che scrivo, non piace e non MI piace, allora forse avrò sbagliato a pensare che fossi destinato a questo.

    So che può sembrare banale, ma io prediligo il cinema americano. Intendiamoci, non le scene “all’americana” con tante esplosioni, macchine veloci, ragazze in bikini e battutina scontata per rallegrare l’ambiente.
    Trovo semplicemente che a volte anche già in un’inquadratura si possa notare la differenza. A volte il cinema italiano mi sembra sciapo, privo di emozioni.
    Ci sono poi alcuni registi, ed alcuni film che ho davvero adorato, e mi hanno fatto pensare che ,forse, per il cinema italiano c’è speranza.

    Ho passato la serata su internet. Ho letto su wikipedia, mi sono appuntato nomi di libri sulla sceneggiatura, e sono arrivato qui… Tu cosa mi consiglieresti di fare? Ormai sono grande, e non posso fare a meno di pensare che sia giunta l’ora di prendere le proprie decisioni e seguire il mio sogno… Ma non posso nemmeno smettere di pensare che sono troppo grande per attaccarmi a un sogno…
    AIUTO!

    Forse non puoi darmi queste informazioni, o non sai nulla, ma io provo a chiedertelo lo stesso…

    Conosci qualche corso di cinema a Milano?
    oppure
    Conosci qualche corso estivo, anche all’estero?

    Non potendo abbandonare gli studi mi devo accontentare..

    Ti ringrazio anticipatamente,
    Marcello

  28. Alberto Cassani scrive:

    Marcello, in realtà di corsi e scuole di cinema a Milano ce n’è molte. Ma spesso hanno costi proibitivi. Visto che sei già all’università ti consiglio di guardare se puoi inserire nel piano di studi qualche esame di cinema che molto probabilmente c’è da qualche parte in un altro corso di laurea o in un’altra facoltà, ma non è detto che l’ordinamento attuale della tua università lo permetta. In questo modo accontenti i tuoi genitori, ti prepari per il futuro ma inizi a renderti conto di cosa c’è dietro le quinte del cinema.

    Milano, comunque, offre molte possibilità di studio nell’ambito del cinema. Poi, magari, le possibilità professionali per adesso sono ridotte, però proprio lunedì c’è stata l’inaugurazione della sede milanese del Centro Sperimentale di Cinematografia, in viale Fulvio Testi. Puoi leggere i bandi qui http://www.fondazionecsc.it/context.jsp?ID_LINK=22&area=7, ma l’età minima è 22 anni mi pare sia obbligatoria una laurea triennale. Sono corsi biennali gratuiti, ma con una selezione durissima visto che accettano solamente 12 persone per corso.
    Ci sono poi i corsi di cinema dell’Istituto Europeo di Design, in piazza cinque giornate (http://www.ied.it/), che mi risulta siano costosissimi ma hanno dei buoni insegnanti. Anche questi sono a numero chiuso ma non così ristretto come il CSC, e per l’iscrizione richiedono il diploma di maturità.
    Se invece vuoi provare a fare qualche workshop, ci sono quelli della Macchina dei Sogni (http://www.macchinadeisogni.org/), con lezioni nei week-end e corsi di regia e sceneggiatura. Questa è la possibilità forse più praticabile per te, ma francamente non ho idea di quanto costino i loro corsi.

    Spero di averti dato qualche informazione che ti sarà utile.

  29. Marci scrive:

    Grazie delle informazioni!
    Ho contattato la macchina dei sogni ma temo che non riuscirò a frequentare nessun corso per ora causa università… purtroppo non c’è nulla che c’entri con il cinema nel mio corso universitario…
    Ti voglio fare una domanda in tutta onestà.. pensi che sia possibile avere successo come sceneggiatore anche facendo l’autodidatta? ho letto di un regista autodidatta che ha fatto un paio di film… magari come sceneggiatore è anche un po piu facile perchè se hai l’idea giusta, scritta con un po di tecnica giusta…
    A volte mi domando… ci sono persone che escono da scuole di cinema e poi non vanno da nessuna parte.. io dove spero di arrivare? pensi sia possibile farcela senza un background importante? io dalla mia ho solo una passione e un discreto “portafoglio film”, cioè un po di esperienza e di roba vista… secondo te è possibile farcela?
    magari un fuoriclasse si…
    ma sono sempre più convinto che il mondo sia molto cambiato… non è più “l’era del Klondike” dove un poveretto poteva fare fortuna col duro lavoro.. e in italia meno che meno… comunque continuerò a lavorare duro!!

    grazie mille ancora di tutto

  30. Alberto Cassani scrive:

    Marcello, può un privatista prendere il diploma di maturità? Può uno studente universitario passare gli esami e arrivare a laurearsi senza frequentare i corsi? Allo stesso modo, uno può imparare a scrivere sceneggiature senza fare scuole specifiche, semplicemente leggendo libri e leggendo altre sceneggiature. Fare il regista è magari più complicato, perché scuole e corsi danno la possibilità di toccare con mano l’attrezzatura che serve per girare un film e farsi un’idea di cosa succede su un set, ma questo non vuol dire che non si possa imparare da soli. Steven Soderbergh diceva che le scuole di cinema non servono a niente: se uno ha talento deve solo prendere una telecamera in mano e dimostrarlo.

    Detto questo, le scuole hanno comunque il vantaggio di permettere di avere a che fare con altre persone che vogliono fare lo stesso lavoro e soprattutto con persone che già lo fanno, e questo è importantissimo. Purtroppo il problema vero non è tanto imparare a scrivere, ma riuscire a fare in modo che qualche produttore legga ciò che si è scritto.

  31. Riccardo ( ex Mickey Rourke ) scrive:

    Certo che trovare un soggetto che non sia già stato realizzato è proprio complicato. Bisogna proprio fare un bello sforzo di cervello.
    Ho appena scritto due sceneggiature ( di cortometraggi ) e le ho già buttate al cesso perché non mi sembrano buone.
    Credo che riprenderò uno dei miei vecchi progetti hardboiled.

    Alberto, nella recensione c’è scritta la traccia dell’uomo che torna in vita per vendicarsi dei suoi assassini. Più che il corvo rimanda Ghost.

  32. Alberto Cassani scrive:

    Patrick Swayze non torna in vita: resta sulla Terra sotto forma di fantasma.

  33. Riccardo ( ex Mickey Rourke ) scrive:

    ah è vero.

  34. Marci scrive:

    Ho letto da qualche parte… Credo qui.. Che bisogna registrare la propria sceneggiatura alla SIAE per evitare furti di storie o idee… Qualcuno sa indicativamente quanto può costare? E poi da cosa dipende? Tipo 1 centesimo a arattere? :p o magari 5 euro a pagina.. O magari c’è un preZo fisso e basta tipo 10mila euro a sceneggiatura? Non che voglia registrare nulla… É pura curiosità… Se potete fatemi sapere

  35. Alberto Cassani scrive:

    Allora, registrare un testo alla SIAE non impedisce a chi legge il testo di rubarlo o plagiarlo, però permette all’autore originale di dimostrarne la paternità e quindi chiedere un indennizzo economico non indifferente. Però ovviamente è un’assicurazione per quando si manda la propria sceneggiatura ai produttori, perché ammesso che abbiano cattive intenzioni ci penserebbero due volte quando vedono la registrazione SIAE in copertina.
    Se un autore vuole registrare una singola opera, il costo è fisso a 130 euro. C’è però la possibilità di associarsi alla SIAE, e in questo caso si paga una quota annuale e ogni opera registrata costa solo 65 euro.

  36. Dario scrive:

    ciao alberto e complimenti per questo articolo che ho trovato davvero utile ma soprattutto comprensibile!
    mi sono da poco reso conto che il mio sogno è fare lo sceneggiatore. ho sempre scritto, fin da piccolo, ma diciamo che non mi sono mai sentito veramente a mio agio con i romanzi, perchè quando scrivo tendo sempre ad immaginarmi quell’idea come sarebbe vista in un film.. quindi credo che a questo punto la direzione più ovvia sia la sceneggiatura.
    vorrei porti qualche domanda:
    1- pensi che alla mia età (20 anni), sia un po’ troppo tardi per avvicinarsi a questa nuova passione? sembra ridicolo, ma so di giovanissimi che sono già pienamente proiettati in questo mondo!
    2- secondo te è necessario frequentare corsi o scuole sul cinema per avere successo in futuro? io vado all’universita ma il mio percorso di studio non c’entra niente con il cinema!
    3- puoi darmi qualche indicazione in più sulla scrittura del soggetto (che credo preceda quella della sceneggiatura)? come deve essere?
    4- rispondimi con sincerità: quante probabilità ci sono che uno sceneggiatore emergente riesca a trovare un produttore interessato al suo lavoro qui in italia? bisogna avere per forze delle conoscenze?
    ti sarò grato se risponderai alle miei domande e scusa se sono tante,
    dario

  37. Alberto Cassani scrive:

    Ciao Dario, grazie del complimenti.

    Allora, comincio dal fondo. Le probabilità che un emergente ha di farsai notare dai produttori sono pochissime, soprattutto se non vive a Roma. Però non è detto che siano infinitesimali, in fondo un po’ di fortuna può sempre saltar fuori. Certo scrivere una sceneggiatura di valore e con un argomento che possa interessare un produttore cui viene sottoposta non è facile, però secondo me vale la pena di provare.

    Frequentare scuole di cinema non è una vera e propria necessità, ma certo diplomarsi al Centro Sperimentale aiuta molto a inserirsi nell’industria cinematografica italiana. Il mio consiglio è di prendere una laurea triennale e poi provare a entrare al CSC. Nel frattempo si può anche seguire qualche corso o qualche stage, ma senza spendere cifre assurde perché tanto queste scuole servono fino a un certo punto.

    Il soggetto è una specie di riassunto della sceneggiatura. E’ un racconto della trama abbastanza dettagliato, che faccia capire non solo l’intreccio ma anche i luoghi in cui la storia si svolge e il tipo di personaggi che popoleranno il film. Allo sceneggiatore serve più che altro per fare ordine nella propria testa e aver ben chiaro cosa vuole fare del film prima di mettersi a scrivere la sceneggiatura, ai produttori serve per evitare di leggere tutta la sceneggiatura e farsi un’idea delle potenzionalità della pellicola. In ogni caso dev’essere completo ma conciso, se è lungo cinque pagine è troppo lungo.

  38. Dario scrive:

    avrei un’ altra domanda di livello tecnico:
    lo sceneggiatore deve scrivere solo quello che si vede o anche quello che non si vede?
    mi spiego facendo un esempio:
    ieri ho visto broken flowers e c’erano diverse scena letteralmente povere di azione, tipo bill murrey seduto che ascolta musica oppure immobile che riflette, e sono magari scene che durano 30 secondi, un minuto, che è molto data l’assenza di azioni o parole.
    ecco, una scena simile come andrebbe scritta?
    basterebbe dire:

    INT. CASA DI TIZIO
    tizio siede sul divano e ascolta musica
    (magari aggiungendo il tempo che la si vuol far durare)

    oppure si deve scrivere anche quello che la scena vuol significare, quello che il personaggio pensa, le sue espressioni facciali?
    questo era un esempio, ma in generale vorrei sapere se nella sceneggiatura vanno descritte anche le situazione emotive, qualche direttiva espressiva, in pratica come ci immaginiamo la scena punto per punto, oppure ci si deve limitare a scrivere brutalmente solo quello che si vede e lasciare al regista il resto?

  39. max scrive:

    Ieri ho visto “Amores e perros” di Iñárritu ,mi sbaglio o non e’ stato recensito . Un film di questo spessore non puo’ mancare in cinefile.

  40. Mattia scrive:

    Alberto, io ho steso un soggetto per un film horror mi potresti dare qualche consiglio su come si scrive un buon horror?

  41. Alberto Cassani scrive:

    Mattia, dovresti essere più preciso sul tipo di horror che hai in mente. Diciamo che comunque gran parte dell’efficacia di un horror sta nella riuscita della figura del cattivo e dal modo in cui la suspense cresce man mano che il film procede. Qualche morte originale ma non troppo elaborata aiuta, e se riesci ad ambientare il film in un’ambientazione inedita è meglio.

  42. Claudio scrive:

    Si può iniziare una sceneggiatura così:
    EST. Vicolo Paese – Notte

    La MDP indugia sui tetti delle case, poi mano a mano arriva ascoprire il vicolo dove sono appartati ANTONIO e e MARIA.
    ANTONIO (fvc)
    Maria, io ti voglio sposare

  43. Alberto Cassani scrive:

    Sì, anche se piuttosto che “mano a mano” sarebbe meglio scrivere “lentamente”. Conviene comunque specificare anche fino a quanto si avvicina ai due personaggi. Così com’è sembra siano inquadrati in campo lungo da sopra il tetto della casa. Puoi magari aggiungere una cosa del tipo “cui si avvicina fino ad inquadrarli in CM” alla fine della frase.

  44. Claudio scrive:

    La ringrazio per i preziosi consiglio……….sono gli errori dei principianti.
    Gradirei una sua opinione sulla scena seguente che fa parte di u na seneggiatura.
    Tengo molto al suo qualificato giudizio

    INT. casa del sindaco – giorno

    Don Felice aspetta di essere ricevuto dal Sindaco. Si guarda intorno poi si sfila l’orologio dal taschino lo guarda e lo ripone. Si apre una porta e esce il Sindaco che accompagna un contadino.

    Sindaco

    …E dica a sua moglie di stare tranquilla che ci penso io.

    Contadino

    (salutando con riverenza)

    Grazie signor Sindaco e che Dio la benedica.

    Esce e va via.

    SINDACO

    (felice di vedere Don Felice)

    Caro Don Felice, prego si accomodi.

    Entra nella stanza da dove era uscito facendo strada e accendendosi un sigaro.

    SINDACO

    (cont.)

    Allora, quale buone notizie mi porta.

    Don Felice

    Queste!

    Tira fuori dalla tasca interna della giacca dei soldi e li poggia sul tavolo.

    Ma temo che potrebbero essere le ultime, purtroppo.

    SINDACO

    (preoccupato)

    E perché mai? Cosa è successo? I nostri coltellinai
    sono il vanto di tutta la provincia di Campobasso,
    si affermano, vincono premi e riconoscimenti anche a Napoli…

    DON FELICE

    (interrompendolo)

    Il prete!

    SINDACO

    Il prete? Don Giuseppe? cosa c’entra Don Giuseppe?

    DON FELICE

    Ho paura che questo prete ha strane idee per la testa;
    può diventare un pericolo per me, per lei e per tutta Frosolone!

    SINDACO

    Non capisco.

    DON FELICE

    (cont.)

    Questo prete va predicando nelle cantine ai coltellinai
    di unirsi in cooperative, di vendersi loro i coltelli, senza
    arrivare a me e di riflesso a lei; così ci sfuggirà tutto di mano.

    SINDACO

    (cercando di rassicurarlo)

    Se l’immagina i coltellinai che fanno i commercianti:
    lavorare sanno lavorare, ma con il commercio non c’entrano,
    il commercio è tutt’altra cosa, sono analfabeti sono operai,
    devono lasciare fare ad altri questo lavoro. E poi penso che nessuno
    è cosi stupido da credere alle chiacchiere di Don Giuseppe.

    DON FELICE

    Stupido? O intelligente? Cè’ quell’Antonio, che ultimamente durante una consegna
    mi ha parlato di queste “riunioni” e ne è rimasto entusiasmato;
    è amico del prete, lo frequenta ed è seguito da molti coltellinai.

    SINDACO

    Cosa vuole che faccia?

    DON FELICE

    Oltre ad essere mio socio in affari è anche il Sindaco di Frosolone;
    credo che un suo personale interessamento alla faccenda
    mettendo al corrente del tutto il Vescovo potrebbe riportare tutto alla normalità.

    SINDACO

    (titubante)

    Si, ma voglio prima parlare io con Don Giuseppe,
    capire meglio, vedere quali sono le sue reali intenzioni…

    DON FELICE

    (ricomponendosi per uscire, con sarcasmo)

    A me interessano di più le sue di intenzioni, Sindaco,
    arrivederci e si ricordi che le buone notizie

    (indica i soldi sul tavolo) potrebbero essere le ultime.

    esce dalla stanza.

  45. Alberto Cassani scrive:

    Allora, nel momento in cui entrano nell’altra stanza cambia la scena. E’ meglio iniziare specificando la stanza, invece che intestare genericamente con “casa del sindaco”, perché chi legge deve capire bene dove ci si trova.
    Poi il (cont.) si usa solo quando un personaggio sta continuando a parlare senza interruzione. Don Felice dice una cosa e il sindaco risponde “non capisco”, al che Don Felice spiega cosa intende, quindi sta riprendendo a parlare, non sta continuando ciò che stava dicendo prima. E’ come una risposta a una domanda.
    Infine, le azioni si mettono sempre a parte, non tra parentesi con i dialoghi. Tra i dialoghi si mettono solo le indicazioni che riguardano le parole, non i gesti. Quindi se il prete indica i soldi, lo si scrive a sinistra e poi si riprende la battuta di dialogo (in questo caso con il cont. tra parentesi). Le indicazioni tra parentesi, poi, non si devono abusare per spiegare il significato delle battute: non si indica lì se chi parla è contento o è titubante o cerca di rassicurare l’interlocutore, ma sempre nelle descrizioni.

  46. loredana scrive:

    salve
    tutto scritto molto chiaro..mi aiuterà
    ottima impostazione ..
    lori

  47. Claudio scrive:

    Ma qundo può essere lunga una scena?

  48. Alberto Cassani scrive:

    Quanto serve. Negli Stati Uniti si usa “spezzare” le scene lunghe spostando i personaggi da un luogo all’altro senza nessuna vera ragione narrativa, ma in realtà non c’è motivo per imporsi dei limiti di durata delle singole scene. Dipende tutto dal ritmo che si vuol dare al film e a quel punto preciso del racconto. In “Hunger” di Steve McQueen, premiato come miglior opera prima a Cannes un paio d’anni fa, verso metà film c’è un pianosequenza che dura letteralmente un quarto d’ora con due personaggi seduti a un tavolo a parlare di suicidio. E la scena funziona benissimo, così come il film è straordinario.

  49. Claudio scrive:

    Come si usa correttamente la tecnoca del feedback, ovvero il ripetere con musica scene che già si sono viste in precedenza?

  50. Alberto Cassani scrive:

    Si descrive ciò che si vede e si specifica “come nella scena x”.

  51. Claudio scrive:

    Esiste un vocabolario, lessico essenziale per lo sceneggiatore, si per esempio parole codifcate tipo musica off, stacco, ecc.

  52. Alberto Cassani scrive:

    Un vero e proprio dizionario per sceneggiatori no, non esiste. Però su internet si possono trovare dei glossari tecnici che possono comunque essere utili. Tipo questo da scaricare http://www.ellissi.it/catalogo/gvel_mc1.pdf o questo sito da consultare http://www.artemotore.com/cinemadizionario.html.

  53. Marci scrive:

    io quello che veramente non ho capito è COME si scrive il soggetto
    se bisogna usare un particolare layout, un particolare linguaggio, termini specifici, prima, terza persona presente passato futuro…

  54. Alberto Cassani scrive:

    In effetti non ho scritto assolutamente nulla in questo senso, ma l’ho fatto perché non c’è praticamente niente da scrivere. Diciamo che scrivere il soggetto di un film è come fare il riassunto della trama di un libro. Non c’è una terminologia particolare da utilizzare né tantomeno un layout grafico diverso da quello con cui si scrive di solito. E’ semplicemente il racconto nudo e crudo di ciò che il film racconterà, breve e conciso ma senza buchi.

  55. Marci scrive:

    Ma, proprio non riesco a figurarmelo, cioè
    immaginiamo di dovere scrivere il soggetto di Pulp Fiction,

    devi seguire l’ordine cronologico della storia oppure sei il Narratore Onniscente, e quindi puoi partire da dove vuoi?

    Il film si apre con i 2 che fanno la rapina, poi titoli e poi il dialogo in macchina

    Nel soggetto spieghi che Jules e Vincent sono 2 gangstars alle dipendenze di un boss della mafia di nome Marcellus che li ha mandati a recuperare una misteriosa valigetta in possesso di 4 ragazzi un po incapaci che poi uccidono?

    oppure spieghi piu dettagliatamente e con ordine, tipo, 2 soggetti in macchina con giacca e cravatta, discutono dell’europa, arrivano nel luogo, prendono delle pistole e salgono al piano di sopra parlando di un certo Tony Rocky Horror, che è stato menato dagli scagnozzi del loro capo, poi parlano di massaggi ai piedi, poi bussano, si presentano, parlano coi ragazzi della colazione, si fanno dare la valigetta uno dei due recita un passo bibilico e poi li ammazzano

    quale delle due versioni si avvicina di piu a quello che è un Soggetto?
    grazie

  56. Alberto Cassani scrive:

    Il soggetto dev’essere lungo una-due pagine, quindi bisogna essere sintetici e tralasciare i dialoghi non importanti. Però deve contenere tutte le informazioni che il lettore ha bisogno per capire il film, compreso il fatto che non sarà raccontato in senso cronologico. Se c’è una ragione per cui un’informazione viene scoperta dallo spettatore in un certo momento del film, allora anche il lettore del soggetto dovrà scoprirla in quel punto. Quindi il soggetto di “Pulp Fiction” inizierà con i due che rapinano il diner per poi passare agli altri personaggi.

  57. Claudio scrive:

    Chiarezza!!!!!!

    Ho letto alcune sceneggiature di Montalbano. Iniziano per esempio tutte cosi: CASA PICCOLOMINI. EST. GIORNO.

    Ho letto la sceneggiaturaCallas Onassis e iniziano tutte per esempio cosi: EST. GIORNO CASA ONASSIS. STUDIO.

    Si puo sapere come intestare una scena?

  58. Alberto Cassani scrive:

    Claudio, in realtà non c’è una regola così precisa da imporre la sequenza delle informazioni nell’intestazione di una scena. L’importante è che le informazioni necessarie ci siano tutte. Secondo me è meglio iniziare l’intestazione indicando se ci si trova in interni o in esterni, ma è un’abitudine personale.

  59. Claudio scrive:

    Come farsi venire un’idea originale?

  60. Alberto Cassani scrive:

    Domanda da almeno sei milioni di dollari…

  61. Federico scrive:

    Ciao a tutti..

    Ho sempre avuto un immensa passione x il cinema (in tutte le sue fasi di produzione) e nel raccontare storie che mi piacerebbe un giorno guardare nel grande schermo.

    La storia che vorrei scrivere vede come protagonista un padre (36 anni) che vive da solo con la figlia (8).
    La loro vità è tranquilla finchè quest uomo non conosce una donna (una prostituta) con cui ha una relazione.
    In realtà la donna ha dei contatti con associazioni illegali di adozioni e per soldi vende la bambina.
    Contatta queste persone per lo scambio ma quando consegna la bambina viene uccisa.

    E’ da un anno che vorrei sviluppare questa storia. Il problema è che non riesco a svilupparla e questo mi abbatte parecchio…

  62. Alberto Cassani scrive:

    Non so che dirti: qui non è questione di tecnica, è questione di idee e di coerenza narrativa. Prova a scrivere compiutamente il racconto della storia e poi riscriverlo ancora e ancora aggiungendo mano a mano dei particolari, dei momenti. Descrivi i luoghi in cui avvengono le cose. Se ti vengono in mente degli scambi di battute aggiungi anche quelli. Insomma, costruisci la storia passo per passo, sforzati di farti venire in mente le cose che ti servono.

  63. Niccolò scrive:

    Caro Alberto
    Trovo estremamente interessante questo piccolo sunto su come si scrive una sceneggiatura!
    Ho 20 anni e sono da sempre appassionato di film e di lettura, per cui la sceneggiatura è stato il sistema più semplice per coniugare le mie passioni!
    Seguendo il tuo consiglio ho scaricato CelitX (davvero un ottimo programma, completo ed intuitivo) ed è da qualche tempo ormai che mi cimento nello scrivere sceneggiature!
    Scrivendo mi sono venuti però alcuni dubbi. Sarebbe per me davvero importante se potessi darmi qualche consiglio ulteriore!
    Per esempio, se devo descrivere un’unica scena che visivamente è “spezzata” in più ambienti cosa mi convinene fare? Io ho cerco di rendere l’idea scrivendo nell’intestazione della scena entrambi gli ambienti (ad es: Est. Piazza Maggiore – Giorno / Int. La casa dell’Avvocato – Notte), per poi andare a capo nella descrizione delle azioni ogni volta che si cambia luogo. Non ho però la minima idea se sia corretto!
    Forse dovrei ogni volta cambiare l’intestazione della scena? Però così il lavoro rischirebbe di divenire lento, macchinos, ridondante, soprattutto se devo descrivere scene che si susseguono velocemente.
    Inoltre: io scrivo utilizzando il modello americano. è sbagliato fornire alcuni (rilevanti) dettagli di inquadrature quali, ad esempio, “DETTAGLIO” o “SOGGETTIVA”.
    Spero davvero che tu possa dirmi qualcosa riguardo questi piccoli problemi!
    Ti ringrazio in anticipio e complimenti ancora!

  64. Alberto Cassani scrive:

    Niccolò, dipende tutto dal motivo per cui stai scrivendo la sceneggiatura. Se la scrivi per te stesso, come esercizio, non farti problemi e inserisci tutte le notazioni tecniche che vuoi: l’importante è che tu riesca a sviluppare compiutamente la storia, in maniera coerente e comprensibile. Il resto si può affinare in un secondo momento. Ad ogni modo, indicazioni registiche come proprio “dettaglio” o “soggettiva” si usano anche negli Stati Uniti, anche se solo nella versione definitiva della sceneggiatura che viene usata sul set.

    Per quanto riguarda la doppia scena, bisogna inserire l’intestazione ogni volta che cambia. E’ vero che così la scrittura si fa ridondante, però è il modo migliore per essere chiari e per essere sicuri che il lettore capisca esattamente cosa sta succedendo. Se prendi confidenza con CeltX, vedi che riesci a fare le intestazioni molto velocemente.

  65. Niccolò scrive:

    Grazie mille!

  66. Anonimo scrive:

    Ciao A tutti,

    interessantissimo articolo!

    volevo segnalarvi la nostra nuova rivista di scrittura creativa, regia, cinema e sceneggiatura:

    http://www.cielidiparole.com

    Devo dire che il lavoro di Alberto è in linea con il nostro progetto che prevede come primo punto la divulgazione della conoscenza. Quindi devo fare ancora i miei complimenti per l’ottimo lavoro svolto, che permette anche a persone che si affacciano per la prima volta a questo mondo di avere una visione chiara e soprattutto un metodo da seguire.

    ciao
    Luca

  67. Alberto Cassani scrive:

    Ciao Luca, grazie dell’apprezzamento. Il testo era nato come semplice compendio a una serie di lezioni scolastiche, ma mi sembra vada proprio benissimo come piccolo manuale di base per chi si appresta a iniziare a scrivere di cinema.

    In bocca al lupo con Cieli di Parole, e salutami Fabio Fox che non lo vedo da una vita.

  68. giuseppe scrive:

    Io ho apena finito un bel lavoro; ho scritto un film belllo e buono per i miei attoti preferiti FICARRA e PICONE, ma ora non so come mostrarlo a loro
    e’ adatto solo ed esclusivamente a loro
    come si può fare?
    ci sono idee da sviluppare’

  69. Alberto Cassani scrive:

    Puoi provare a contattarli tramite il loro sito ufficiale, http://www.ficarraepicone.it/. Però un falegname mette in vetrina una sedia quand’è finita, non quando ancora “ci sono idee da sviluppare”: quando si presenta un lavoro bisogna assicurarsi che sia perfetto, dev’essere un lavoro finito. Non si può pretendere che gli altri ci prendano sul serio se facciamo lavori grezzi. Anzi, è controproducente perché rischi di essere “segnato” negativamente.

  70. Diego scrive:

    Alberto Cassani, potresti leggere la mia idea?
    vorrei scrivere una sceneggiatura, con protagonista una spia. Il film racconta la propria vita da agente segreto… Diciamo che dovrebbe iniziare così:
    “il mo nome è (devo ancora sceglierne uno), sono una spia. Se state leggendo queste parole significa che sono morto.” Da qui in po inizia a raccontare la sua vita prima di quel momento. Te che ne pensi, potrebbe essere una buona idea?

  71. Alberto Cassani scrive:

    Diego, io ti consiglio di pensare soprattutto a ciò che si deve vedere sullo schermo, più che a cosa deve dire la voce fuori campo. Ma prima ancora pensa a cosa vuoi che succeda nel corso del film, dialoghi e situazioni specifiche le definirai in seguito. Prima è meglio sapere dove stai andando con il film e come vuoi arrivarci, poi deciderai cosa succede esattamente nella varie “stazioni” che attraverserai.
    Poi devi tenere in considerazione la particolarità del mezzo cinematografico: gli spettatori stanno guardando un film, non leggendo un romanzo, quindi non puoi far dire al protagonista “se state leggendo queste parole” perché è lui che ce le sta dicendo, non noi che stiamo leggendo. E visto che ci sta parlando, devi trovare un modo per giustificare il fatto che stia raccontando la sua storia pur essendo morto senza farla sembrare una cosa ridicola.

  72. Diego scrive:

    Bè non era da far dire al protagonista, ma una scena iniziale dove c’era scritto. Comunque grazie mille per il consiglio.

  73. Mary scrive:

    Ciao sono una ragazza di 12 anni mi piace molto il cinema se devo essere sincera lo adoro ! <3 sembrerà una follia bella e buona ma ultimamente mi passa l'idea di scrivere una sceneggiatura !!! lo so è una pazzia ho solo 12 anni ma mi piace pensare ke ce la farò ! ha qualche consiglio da darmi ?
    Mary,grazie
    anticipo !!! =)

  74. Alberto Cassani scrive:

    Mary, i consigli che ti possono dare – a parte questa breve guida “tecnica” – sono due: racconta una storia semplice e che ha a che fare con cose che conosci bene, e scrivi un soggetto dettagliato prima di iniziare la sceneggiatura vera e propria. Scrivi praticamente un racconto, così ti puoi concentrare prima sui problemi della storia e solo in seguito su quelli prettamente tecnici legati al mezzo cinematografico. In bocca al lupo!

  75. Mary scrive:

    grazie mille e come si dice crepi !!!!!!

  76. Mary scrive:

    ciao ! visto ke sei così gentile ho un’altra domanda ! ho seguito il tuo consiglio ma ho delle domande ad esempio il romanzo in quente pagine deve essere contenuto? e il film quanto deve durare?
    Mary,
    grazie per la disponibilità ! <3

  77. Alberto Cassani scrive:

    Io ti consiglierei di partire con qualcosa di breve, un cortometraggio di 5-10 minuti. Massimo 15. Vuol dire approssimativamente 10-20 pagine di sceneggiatura, e non più di 5-6 di soggetto-racconto. Così puoi abituarti alla scrittura cinematografica senza farti travolgere dalla difficoltà dell’impresa.

  78. Niccolò scrive:

    Ciao Alberto!
    Ho appena finito di scrivere una sceneggiatura (da lungometraggio) in cui credo molto e vorrei inviarla ad un concorso (italiano, s’intende) degno di nota. Avresti qualche consiglio in proposito?
    Ti ringrazio in anticipo!

  79. Alberto Cassani scrive:

    A dir la verità, non credo che ci siano molti concorsi per sceneggiature, in Italia. Il più importante è il Premio Solinas (http://www.premiosolinas.it/), ma il bando solitamente scade in autunno e quindi hai tutto il tempo di sistemare il tuo lavoro. Altri concorsi seri (e con premi in denaro) non ne conosco.

  80. Niccolò scrive:

    è davvero un peccato che in un Paese dalla grande tradizione cinematografica come il nostro non organizzino concorsi degni di nota! Comunque ti ringrazio moltissimo!

  81. Alberto Cassani scrive:

    Guarda, in realtà di concorsi ce ne sono alcuni, ma come ho detto non li conosco e non posso dire come siano organizzati. Qui http://www.sceneggiatori.com/concorsi/tutti.asp trovi una lista ragionata. In linea generale starei lontano da quelli che ti chiedono dei soldi per partecipare, e se possibile guarderei i nomi dei giurati.

  82. Anonimo scrive:

    Signor Alberto,
    ho trovato questa spiegazione è utilissima, chiara, sintetica
    ma completa quanto basta per poter iniziare a confrontarsi seriamente con questa pratica.

    Grazie di cuore!

  83. Alberto Cassani scrive:

    Grazie a te, lo scopo del testo era proprio questo.

  84. fachia scrive:

    non e proprio vero

  85. Alberto Cassani scrive:

    Cosa, non è proprio vero?

  86. Michele Saulle scrive:

    Ciao, sto realizzando una webseries e mi servirebbe una mano nel creare la sceneggiatura e quindi il copione.
    Sarei grato se tu mi potresti aiutare… Complimenti per la tua guida!!!!

  87. Alberto Cassani scrive:

    Ciao Michele. Dimmi più precisamente che problemi hai, e magari che tipo di serie hai in mente.

  88. Zorinik scrive:

    Michelle che serie vuoi realizzare? Hai già contatti per realizzarla o vuoi solo scriverne una?
    Perché io sto scrivendo una serie, così, nel tempo libero; però sta venendo su carina, devo dire… magari potremmo metterci d’accordo :P

  89. Zorinik scrive:

    Ops, Michele, scusa :P avevo letto Michelle xD

  90. Marci scrive:

    Scusa Alberto, ti è arrivata la mia email? ti avevo scritto ma ho problemi con la posta non so se sia mai partita :)

  91. Michele Saulle scrive:

    Ho in mente di creare una serie più o meno di 7 puntate che parla dei problemi riguardanti i giovani e tutto quello che ha a che fare con questo…
    Non voglio solo scriverla, ma la voglio realizzare. Voglio pubblicarla poi su Youtube!!
    Zorinik ci possiamo sentire e possiamo discutere, io ho abbastanza contatti!!!

  92. Zorinik scrive:

    Michele contattami su zorinik [chiocciola] email [punto] it
    Oppure se hai MSN meglio ancora, si parla più direttamente; in tal caso: zorinik [chiocciola] live [punto] it

  93. Alberto Cassani scrive:

    Michele (anch’io avevo scritto Michelle, ma per un refuso), io ti consiglio di fare qualcosa di leggero come tono ma impegnato come contenuti, sono le cose che funzionano meglio su YouTube. Prova anche, se c’è occasione, di usare le particolarità di internet all’interno del racconto (webcam, youtube eccetera) senza però esagerare. Questi autoriferimenti sono molto apprezzati dai geek. C’è una serie di cui non ricordo il titolo, prodotta e interpretata da una giovane attrice USA professionista, che racconta di un gruppo di giocatori di un MMORPG, sfruttando proprio le webcam e i microfoni e tutto il resto. Chiaro che tu vuoi fare una cosa diversa, ma tieni conto del tipo di pubblico che poi potrebbe vederla. A meno di non voler fare una cosa didattica…

  94. Alberto Cassani scrive:

    Marci: sì, mi è arrivata. Ti ho appena risposto.

  95. Lucia scrive:

    Ciao volevo chiedere più o meno come può essere un copione ? e mi dice qualche consiglio?grz aspetto con ansia la sua risposta!
    Lucia

  96. Alberto Cassani scrive:

    Lucia, nel copione – ossia la sceneggiatura – devi descrivere tutto ciò che si deve vedere nello schermo in maniera sufficientemente precisa da farlo capire a chi legge, e devi scrivere tutto ciò che i personaggi dicono. Il testo va diviso per scene, la scena cambia quando cambia il luogo in cui ci si trova e/o il momento in cui accade ciò che si vede sullo schermo.

  97. Anonimo scrive:

    L’8 e il 9 luglio 2011 a Genova il secondo workshop della serie Videodrome, laboratorio dedicato all’arte cinematografica. Secondo appuntamento dedicato alla sceneggiatura con Maurizio Braucci, sceneggiatore di Gomorra.
    Per info laboratorioprobabile.it

  98. maria teresa scrive:

    Si ma poi non si ha modo di far conoscere le proprie sceneggiature come si fa? Io ad esempio ne ho molte ed alcune veramente interessanti, ma sono ferme lì.

  99. Alberto Cassani scrive:

    Questo purtroppo accade in molti campi. Pensa a quanti scrivono racconti, o dipingono, e quanto sono pochi quelli che effettivamente trovano una vetrina. Col cinema e’ ancora più difficile perché è costoso e rende poco. Io ritengo che se uno si diverte a scrivere dovrebbe continuare a farlo anche se non trova sbocchi. Certo, è frustrante, ma si può comunque provare a partecipare a qualche piccolo concorso per sceneggiature e/o soggetti. L’unica alternativa e’ inseguire i produttori a qualche festival…

  100. DaveTM scrive:

    Ciao! Se nel film si vuole fare un intreccio di scene, nel soggetto devo presentare la fabula (cioè con le scene al “posto giusto”) o l’intreccio delle scene come appariranno nel film?

  101. Alberto Cassani scrive:

    E’ sempre meglio seguire quella che sarà la narrazione del film, in modo da far capire meglio al lettore cosa si ha in mente di fare. L’importante è riuscire comunque ad essere chiari.

  102. DaveTM scrive:

    Ok grazie, un’altra cosa; nel soggetto bisogna sempre usare solo ed esclusivamente il presente indicativo come bisogna fare nella sceneggiatura oppure si possono usare i tempi verbali che si vogliono per far capire meglio lo sviluppo della storia? Più che altro perché mentre scrivo, a volte, mi sembra impossibile usare solo il presente.

  103. Alberto Cassani scrive:

    Sarebbe meglio usare il presente, che è più diretto ma effettivamente meno scorrevole dal punto di vista “letterario”. Però non è un obbligo: se decidi di raccontare usando un altro tempo va bene lo stesso, l’importante a quel punto è che coniughi i verbi sempre allo stesso tempo dalla prima all’ultima riga.

  104. Rouzer scrive:

    Sono entrato in questo sito un pò per caso e un pò per curiosità e devo dire che sono rimasto colpito dall’entusiasmo con cui rispondi alle perplessità dei giovani aspiranti “registi” anche il modo in cui sono scritti i suggerimenti, si capisce leggendo (anche chi non capisce di sceneggiature) che esiste una passione in tutto ciò che è scritto e anche se non è così semplice scrivere una sceneggiatura con questi consigli diventerebbe più semplice… Perciò grazie

  105. Alberto Cassani scrive:

    Grazie dei complimenti, Rouzer. L’entusiasmo c’è sicuramente, spero che anche i consigli si rivelino poi utili.

  106. Marco scrive:

    Ciao mi chiamo marco marsella.E ho 17 anni,vengo da brindisi e da poco ho lasciato la scuola.Secondo me tutte le persone che provano a girare un film pensano solo ai soldi e a diventare famosi.io sono un ragazzo che sa che posso fare di tutto ma no perche vorrei la vostra attenzione ma la vita impara tante cose,e una delle cose che mi a imparato la vita e il rispetto per altrui……vorrei un opportunita di un cast anche un aiuto sono al vostro servizio

  107. Alberto Cassani scrive:

    Marco, noi non abbiamo contatti diretti con le case di produzione per cui non ti possiamo aiutare in alcun modo. In ogni caso, se vuoi provare a fare l’attore contatta qualche scuola di recitazione, anche teatrale, così puoi iniziare a renderti conto da vicino in cosa consiste il lavoro dell’attore e cos’è necessario per riuscire a farlo bene.

  108. Marco scrive:

    io vorrei provare credo k tutti abbiano una possibilità nella vita vero??Puo essere quella giusta…Qualsiasi aiuto sarebbe un onore

  109. michela scrive:

    spero che mi aiuti a trasformare i miei films mentali in scitti interessanti .

  110. michela scrive:

    sara’ difficile!volevo scrivere scritti non citti.ciao

  111. Alberto Cassani scrive:

    In bocca al lupo, Michela.

  112. paolo scrive:

    Egr. Sig. Alberto,
    ho scoperto tanti spunti e consigli che mi permetteranno di cimentarmi nella sceneggiatura di un romanzo che ho terminato di scriver (durato alcuni anni) e che attualmente si trova nella fase di correzione di bozza. L’intento è di realizzarne la visione.
    Ho esperienza nella realizzazione di videoclip, e dato il volume ampio dello scritto (oltre 480 mila battute, spazi compresi) e lo stile particolare del testo, non so se proporre una versione seriale per la tv oltre la pubblicazione. Sezionare il testo in scene può essere interessante e coinvolgente, ma ho paura di sconfinare nell’ambito della regia.
    Ho quindi pensato di approcciare analiticamente, per esercizio, la sceneggiatura in passi successivi, partendo dal concetto di top-down, cioè di procedere in fasi successive. Associare i capitoli ad una o più puntate del serial, e utilizzare per quanto possibile in ognuna la tecnica delle 3 parti proposta, utilizzando i suggerimenti proposti per pause, stacchi di scene e enfatizzazione visiva del carattere dei personaggi.
    Credo che l’attività possa essere necessariamente lunga, anche perchè ho a disposizione fuori dal lavoro poco tempo. Per cui Le chiedo se ha consigli in merito alla realizzazione standard e alla realizzabilità di un’idea, essendo io fuori dal mondo letterario e non potendo partecipare a corsi specifici.
    La ringrazio in anticipo della cortesia della Sua risposta.
    Cordiali saluti
    Paolo

  113. Alberto Cassani scrive:

    Paolo, la questione mi sembra piuttosto complicata, è difficile dare un consiglio di questo genere non avendo letto il romanzo in questione. E’ vero che la lunghezza dello scritto fare propendere per una fiction televisiva, ma se lo stile è così particolare bisogna obbligatoriamente considerare “l’ingessatura” con cui sono realizzati i prodotti per la nostra tv. Nella televisione seriale italiana qualunque forma di sperimentalismo è bandita, quindi se lo stile è davvero particolare ed è intrinsecamente collegato con la narrazione meglio star lontani dal piccolo schermo e puntare al cinema. Vero che riassumere e tagliare per il formato cinematografico può essere complicato, ma offre sicuramente più possibilità espressive (questo sulla carta, poi anche nel cinema ci sono molti produttori coi paraocchi). Insomma, in ognuno dei due casi bisogna sacrificare qualcosa: veda lei cos’è meno importante, se alcuni capitoli della storia oppure lo stile di narrazione. In ogni caso cerchi di staccarsi dalle parole del romanzo, pensi sempre a cosa funziona e a cosa serve sullo schermo, non a quanto bene funzionano le parole nelle pagine del romanzo. Guardi, insomma, il suo libro come un lettore e non come l’autore.
    In bocca al lupo.

  114. paolo scrive:

    Grazie per i suggerimenti preziosi: ne terrò sicuramente conto spogliandomi della veste di autore e immedesimandomi in quella del lettore e sceneggiatore.
    Cordiali saluti

  115. Francesco scrive:

    Ciao Alberto ho visto e letto che tante persone fanno affidamento hai tuoi consigli… e spero tu ne abbia uno anche x me. Io diciamo che ho delle idee di film qualcuno forse simile ad altri già usciti nelle sale ma ho uno in particolare che fino adesso nessuno a mai proposto al pubblico. Il mio problema e che sinceramente ho tutto in testa anche un ipotetico titolo ma non so da dove iniziare a scrivere e non ho nessuno che mi può dare consigli. Non ho nenche il principio di come poter iniziare e come svolgere il tutto della scenografia e tutto il resto ma dentro di me sento che un film cosi, vedendo i generi e le fiction che fanno in italia. mi sa che dovrei trovare qualcuno che scrive per me…grazie

  116. Alberto Cassani scrive:

    Francesco, se non sei abituato a scrivere (scrivere qualunque cosa, non necessariamente sceneggiature: racconti, articoli, pensieri…) scrivere la sceneggiatura di un film è un’impresa titanica. Allora ti consiglio di procedere a piccoli passi: scrivi l’idea di partenza del tuo film come se dovessi farla leggere al regista, cercando di non andare troppo per le lunghe ma sforzandoti di essere chiaro più che puoi, in modo che un ipotetico lettore possa capire esattamente che tipo di film hai in mente, non solo cosa racconta. Poi, una volta soddisfatto di questo primo passo, ricomincia da capo raccontando la storia più nel dettaglio, descrivendo fisicamente i personaggi e gli ambienti, magari scrivendo qualche battuta di dialogo se quelle che ti vengono in mente ti sembrano buone. Quando avrai finito, se sei ancora convinto di avere per le mani una buona storia puoi provare a sviluppare quello che hai scritto sotto forma di sceneggiatura. In bocca al lupo!

  117. Anonimo scrive:

    Buongiorno,mi rivolgo a voi poichè ho in mente di scrivere una scenaggiatura.Ho già un’idea sulla storia,i personaggi…e credo di avere anche la trama ben definita…ma mi piacerebbe sottoporre tutto questo a uno sceneggiatore o a qualcuno con esperienza che potrebbe aiutarmi in qualche sorta!anche nella scrittura..nelle idee..Isomma esistono figure di questo genere disposte a darti una mano nella rielaborazione di un testo?
    Grazie per la Vostra cortese attenzione Anna

  118. Alberto Cassani scrive:

    Nel campo dell’editoria questa figura professionale esiste, ci sono persone che vengono pagate per leggere un testo e suggerire possibili correzioni in vista di una pubblicazione. Di solito, infatti, lavorano direttamente per le case con il compito di vagliare i libri da pubblicare o da rifiutare. Nel cinema, invece, funziona diversamente: una casa di produzione compra i diritti di una sceneggiatura e la manipola come meglio crede per realizzare il film che ha in mente, oppure in Italia capita spesso che allo sceneggiatore esordiente venga affiancato un professionista di lungo corso e di fiducia della casa editrice in modo da fare insieme le correzioni e fara capire al più giovane come non ripetere in futuro gli stessi “errori”. Però fuori da questo inquadramento non c’è nessuno che offra professionalmente il servizio di “script doctoring”: l’unica è trovare qualche professionista che ha voglia e tempo di leggere il tuo lavoro e suggerirti come migliorarla. Anche trovarlo a pagamento, è tutt’altro che facile.

  119. Anonimo scrive:

    Loro hanno trovato il segreto per scrivere una sceneggiatura coi fiocchi: http://www.youtube.com/watch?v=InGxnGZs-c4

  120. gianni r scrive:

    gran bel lavoro, e complimenti per averlo divulgato. cosi si fa!

  121. Alex scrive:

    Caro Alberto Cassani,
    ho scritto una sceneggiatura all’americana per un film fantasy, e vorrei domandarle se esiste la possibilità che una scuola cinematografica italiana (ad esempio l’Accademia del Cinema di Bologna) possa mettermi in contatto con un produttore del cinema americano.
    In attesa di una risposta, cordialmente saluto.

    Alex De Vietro

  122. Alberto Cassani scrive:

    Dubito fortemente che siano in grado di farlo, anche perché in genere i produttori statunitensi accettano di leggere solo le sceneggiature che arrivano tramite un agente ufficiale (a parte i casi di conoscenza diretta tra il produttore e chi gli sottopone la sceneggiatura). credo sarebbe più semplice farla leggere a un produttore italiano già affermato che avrebbe poi la possibilità di contattare un collega hollywoodiano per mettere in piedi una coproduzione.

  123. Alex scrive:

    Alberto, ancora una domanda, potresti indicarmi (se vuoi) i nomi dei produttori italiani già affermati che sarebbero disposti a leggere la mia sceneggiatura?
    Grazie di cuore.

    Alex

  124. Alberto Cassani scrive:

    Guarda, questo dipende da molti fattori ed è comunque una cosa complicata, ma da quello che ho potuto vedere Lucky Red, Fandango e Cattleya sono le tre case di produzione indipendenti da cui è più facile (o meglio: meno difficile) farsi considerare.

  125. Paolo scrive:

    Ciao Alberto.
    Ho scritto una versione romanzata di un film della Twenty Century Fox di grande successo del 2010 (l’ho tratta dalla sceneggiatura integrale) e mi piacerebbe vederla pubblicata. Un editore (che non chiede contributo) lo avrei già trovato ma per quanto riguarda la liberatoria dei diritti di copyright del film (insomma, la licenza per pubblicare il mio scritto col consenso dell’autore o del produttore del film) non ho la più pallida idea di come muovermi e a chi rivolgermi. Sei in grado di darmi qualche consiglio?
    Grazie per la risposta in ogni caso.

  126. Alberto Cassani scrive:

    Paolo, se si tratta di un film hollywoodiano ti consiglio innanzi tutto di controllare che non ne sia già stata pubblicata una versione negli Stati Uniti. Comunque penso che la cosa più semplice sia provare a contattare lo sceneggiatore – tramite sito ufficiale, blog, facebook, twitter… oppure cerca di capire che è il suo agente e scrivi a lui – e sentire lui per primo. Considera tra l’altro che lui potrebbe anche non avere i diritti sulla scrittura del romanzo, avendone ceduto il controllo col contratto della sceneggiatura e conservando solo quelli d’autore sull’opera originale. In ogni caso lui ti saprà dire come muoverti e che possibilità ci sono. Sconsiglio fortemente di provare a contattare la Fox italiana, perché finiresti impantanato nella cervellotica burocrazia che regola i rapporti tra le diverse sedi internazionali delle major hollywoodiane. In ogni caso metti in conto la possibilità di ottenere un secco rifiuto, e soprattutto di non riuscire ad avere via libera senza pagare nulla.
    Se si tratta invece di un film italiano, allora contatta la casa di produzione che ha lavorato per conto della Fox e senti loro. La strada è più fattibile ma è molto probabile che lo sceneggiatore voglia metter mano a ciò che ha scritto tu.

  127. Paolo scrive:

    Il film è Avatar, ovviamente proiettato in Italia nel 2010 e di cui il regista James Cameron ha reso disponibile al pubblico nel web la sceneggiatura integrale in lingua inglese (quella che ho scaricato, tradotto e romanzato). In Italia non ci sono romanzi del film e a quanto pare l’unica opera letteraria esistente sull’argomento è “L’universo di Avatar” che non c’entra direttamente con la trama del film. Detto questo hai qualche consiglio più specifico da darmi? Cosa intendi per film italiano e casa di produzione che ha lavorato per la fox?
    Grazie e ciao

  128. Alberto Cassani scrive:

    Allora, visto che nel caso di “Avatar” tutte le componenti confluiscono nella stessa persona, ti conviene scrivere direttamente alla Lightstorm. Tieni però presente che il fatto che Cameron abbia pubblicato on-line la sceneggiatura non vuol dire che l’abbia resa disponibile allo sfruttamento commerciale.

    Le major hollywoodiane che operano sul territorio italiano devono finanziare per legge un tot di film italiani ogni anno, ma di rado lo realizzano in proprio: solitamente pagano una casa di produzione italiana perché lo realizzi per conto loro, esattamente come succede ad Hollywood, in cui ad esempio la Malpaso realizza i film di Clint Eastwood con i soldi e per conto della Warner.

  129. Paolo scrive:

    Un grazie sincero Alberto per le tue esaurienti risposte. Comunque ero certo che trovare la sceneggiatura del film sul web non significasse libertà del suo sfruttamento commerciale :-).
    Pensavo che per richiedere la licenza di sfruttamento fosse un discorso prettamente legale, tipo mettere in mezzo un avvocato per fare richiesta all’autore dell’opera di poterla usare a fini commerciali. Se almeno riuscissi a trovare il sito della Lightstorm, è un’impresa, e devo vedermela anche col mio Inglese scolastico :-(.
    Ciao

  130. Alberto Cassani scrive:

    Sicuramente ci sarà da stipulare un contratto, perché dubito che Cameron voglia lasciare gratuitamente i diritti, ma non vedo perché pagare un avvocato adesso quando nell’eventualità si potranno usare quelli a libro paga della Lightstorm. Tra l’altro neanch’io ho l’indirizzo del loro sito ufficiale, non escludo che non esista proprio. Nemmeno Cameron stesso ce l’ha. Non escludo che tu sia costretto a scrivere via posta agli uffici della Lighstorm.

  131. Paolo scrive:

    Già. Infatti ho trovato solo l’indirizzo civico e i numeri di telefono e di fax, sperando che siano aggiornati. Mah, la vedo difficile…

  132. Alberto Cassani scrive:

    So che la scorsa primavera dovevano trasferirsi da Santa Monica a Manhattan Beach, ma credo che alcuni uffici siano comunque rimasti al vecchio indirizzo. In ogni caso, a differenza di quanto succede in Italia, la posta indirizzata a qualcuno che si è trasferito viene automaticamente smistata al nuovo indirizzo, quindi arriverà comunque.

  133. Paolo scrive:

    Ciao.
    Ricollegandomi al nostro scambio di ieri sulla sceneggiatura di Avatar e sul romanzo che ne ho tratto, chiederò il permesso a James cameron di pubblicarlo in Italia via posta ordinaria (non risultano nè mail, nè sito ufficiale della Lightstorm). Ho già composto il testo in Inglese della richiesta e l’indirizzo è quello di Santa Monica (che ho reperito visionando più link USA). Secondo te è meglio usare la posta ordinaria o una raccomandata A/R? Come mittente basterebbe il mio nome e la mia e-mail (magari mi rispondono per mail) o è meglio scrivere il mio indirizzo civico completo?
    Almeno posso dire di averci provato…

  134. Alberto Cassani scrive:

    Non so se si possono fare le raccomandate internazionali con ricevuta di ritorno, ma è sicuramente la cosa migliore. Come mittente metti il tuo indirizzo completo, e come intestazione della lettera aggiungici la mail. E’ possibile che ti rispondano via mail, ma non conterei sul fatto che lo faccia Cameron in persona. In bocca al lupo!

  135. Paolo scrive:

    L’importante è che qualcuno della Lightstorm si degni di rispondermi. Se poi mi daranno il permesso o meno è un altro paio di maniche, ma almeno ci avrò provato. Crepi il lupo e grazie ancora per la tua disponibilità.
    Ciao

  136. cosimo prete scrive:

    salve alberto,
    le ho mandato una email nei giorni scorsi,,
    l’ha gia` letta?

  137. Alberto Cassani scrive:

    Ho appena risposto, Cosimo.

  138. roberto ardenzi scrive:

    grazie per la dritta!… sarei caduto in un bicchier d’ acquase non ce la avessi avuta…..
    GRAZIE!…

  139. Anonimo scrive:

    Ciao, mi chiamo Silvia e non so più dove sbattere la testa. Qualche anno fa la Mondadori ha pubblicato un mio romanzo storico (sotto pseudonimo) che a mio parere potrebbe essere adattato per una fiction o un film in costume, uno di quelli che ultimamente la rai trasmette spesso. Vorrei SOLO inviare la sinossi del romanzo a qualcuno del settore cinematografico che ne capisca qualcosa. Forse non se ne farà nulla o forse il mio romanzo potrebbe avere ulteriori sviluppi, chissà… Hai qualche idea?

  140. Alberto Cassani scrive:

    Silvia, negli Stati Uniti è prassi comune spedire un nuovo romanzo alle case di distrubuzione cui potrebbe interessare adattarlo per il grande o piccolo schermo. Nulla ti vieta di fare lo stesso, anche se in effetti aggiungere anche una sinossi di 1-2 pagine può essere di grande aiuto. Come ho scritto in un altro commento, Lucky Red, Fandango e Cattleya sono le case solitamente più disponibili ad “ascoltare” le proposte, ma se si parla di televisione ci aggiungo senz’altro la TaoDue e volendo direttamente Sky. Che poi queste società vogliano e possano sviluppare il progetto di una fiction in costume (a prescindere dal periodo storico) è un altro paio di maniche, ma se dovessero crederci potrebbero trovare i finanziamenti con relativa facilità. Purtroppo nomi di persone o recapiti diretti non te ne posso dare, ma prova senz’altro a spedire il tuo libro. Essendo già uscito e non essendoci quindi rischi di furto di idee (cioè: il rischio c’è, ma ci sarebbe comunque), secondo me hai buone possibilità che qualcuno di competente ci dia un’occhiata.

  141. Anonimo scrive:

    Sono Silvia e ti ringrazio di cuore per gli ottimi suggerimenti. Non sapevo della prassi seguita negli U.S.A., ma so che in Canada lo stato passa persino una sovvenzione a chi vuole cimentarsi nell’arte della scrittura, mentre in Italia sono sommersi da manoscritti che probabilmente non verranno neppure letti. Siamo proprio agli antipodi!!!

  142. Alberto Cassani scrive:

    Che i fondi pubblici per queste cose da noi siano gestiti male non è una novità. Ma a parte questo mi sembra che purtroppo la nostra industria cinematografica navighi assolutamente a vista e abbia ben poco coraggio a livello produttivo. Una mia amica aveva in sviluppo una sceneggiatura con una casa di produzione abbastanza importante, in cui il protagonista lasciava l’Italia dopo la morte del padre. La prima cosa che le hanno detto è che non si poteva presentare al pubblico italiano la morte di un genitore, e quindi bisognava trovare un altro motivo per il viaggio. Vedi tu che apertura mentale hanno i nostri produttori…

  143. cosimo prete scrive:

    Salve Alberto, sono Cosimo.
    La disturbo per dirle che nell’attesa di procurarmi i fondi necessari per andare negli Stati Uniti e contattare di persona degli agenti che possano rappresentare il mio lavoro (come consigliatomi da lei), anche perche`, cosi`come aveva detto lei, e`praticamente impossibile contattare di persona produttori, attori, registi ecc.ecc. avro`mandato centinaia di “queries”ma inutilmente. Nel frattempo, ho aggiunto una terza parte alla mia sceneggiatura, basata sul clamoroso caso di una grande compagnia petrolifera accusata di crimini contro i diritti umani per lavori forzati in Birmania. Ho portato questo caso a livelli di grande corruzione internazionale rendendolo avvincente(a mio giudizio,ovviamente), molto thrilling e finale per forza di cose altamente drammatico con dedica finale allo sfotunato popolo Birmano, poi seguendo i suoi consigli ho“assemblato”le tre parti in una parte unica saltando con disinvoltura da una fase all’altra della storia(come consiglia lei) e facendo una versione romanzata di questa storia che ho poi mandato via e-mail a due case editrici italiane e a tre degli Stati Uniti. Sia le case editrici Italiane che quelle Americane vorrebbero pubblicare(a mie spese naturalmente)questa storia. Ho notato pero`una notevole differenza tra queste 5 case editrici sia come cifre da pagare sia come percentuale per gli autori. Ci sarebbe la Raider Publishing Internazional la quale oltre all’incredibile percentuale per l’autori che varia dal 51% al 61%, ed al basso prezzo richiesto per la pubblicazione, propongono contratti da 5 anni di distribuzione(invece dei soliti due anni) e senza cedergli alcun diritto. Contano inoltre su 25.000 retailers in tutto il mondo con patnership con le piu` affermate librerie delle piu`grandi citta nel mondo. A me sinceramente sembra troppo bello per essere vero, hanno pacchetti che partono addirittura da 800 Euro fino ad un massimo di 3.000 Euro. Loro giustificano il loro low cost dicendo che i proprietari della compagnia sono degli scrittori che stufi degli inadeguati trattamenti che gli editori riservano agli autori, vogliono incentivare e dare il giusto trattamento per gli autori. Mi scusi se mi sono dilungato ma vorrei sapere cosa ne pensa lei in proposito e che cosa mi consiglia.
    Distinti saluti.

  144. Alberto Cassani scrive:

    Buongiorno Cosimo. Purtroppo non conosco a sufficienza il mondo dell’editoria a pagamento per esprimere giudizi sulle diverse offerte. In genere, comunque, il rischio è che il libro venga stampato ma non distribuito e tutto si riduca quindi in una secca perdita economica per l’autore, senza un vero ritorno di immagine. Veda lei se si fida di questo o quell’editore, ma io le consiglio in ogni caso di non affrontare esborsi eccessivi. Forse gliel’avevo già detto, ma registri il suo lavoro alla SIAE. Poi credo non sia necessario andare a Los Angeles a cercare un agente, si può iniziare mandando una copia del proprio lavoro e contattarli in seguito. Certo, se si riesce a prendere appuntamento e andare là è meglio, ma penso che non sia necessario come primo passo. Tenga d’occhio il sito di Hollywood Reporter, negli articoli che danno notizia della firma dei contratti per film e telefilm viene sempre indicata quale agenzia cura gli interessi degli artisti coinvolti; con Google è poi facile risalire all’indirizzo dei loro uffici.

  145. cosimo prete scrive:

    la ringrazio alberto, come sempre lei e`molto esauriente. a titolo di cronaca le dico che il mio lavoro e`gia registrato alla SIAE cosi come al W.G.A. cerchero`di seguire il suo consiglio di lasciare perdere l’editoria ed aspettare il momento giusto per contattare qualche agente anche perche`, obiettivamente, se fossi stato in grado di affrontare il costo editoriale, non avrei esitato minimamente a parita`di spese ad andare negli States per contattare di persona qualche agente.

    distinti saluti , a presto

  146. Chiara scrive:

    Approfitto ancora dei tuoi preziosi consigli :)

    Essenzialmente, so che si cambia scena quando cambiano il luogo e/o il tempo.
    Ma ad esempio, in luogo esteso come ad esempio la spiaggia dell’incidente del telefilm LOST, se vengono mostrati dei personaggi in punti diversi di questa spiaggia, le considero comunque come scene differenti anche se si tratta della medesima spiaggia?
    Oppure la considero come una scena unica, dal momento che che non vi è un netto passaggio di luogo come ad esempio da una stanza all’altra di una casa, oppure da un esterno ad un interno o viceversa…

    Grazie in anticipo!

  147. Chiara scrive:

    Fermo restante che non vi siano cambiamenti di tempo e concentrandosi solo sullo spazio, è giusto considerare che se non ci siano passaggi di porte/cancelli/stanze ecc. e il luogo sia “unico” (ovvero una spiaggia, una pista di pattinaggio ecc.) si consideri come unica scena?
    Però se i personaggi ad esempio stanno salendo verso una montagna e quindi vi è una continuità dell’azione, il luogo in teoria cambia… In base a che criterio divido le scene?
    Grazie mille per la pazienza, sei un grande!

  148. Alberto Cassani scrive:

    Chiara, in questi casi dipende tutto dall’azione. Se i personaggi si muovono per la spiaggia senza interruzione, appunto come se stessero salendo una montagna, allora si tratta di una scena sola. Ma se invece il film segue personaggi diversi che si trovano in punti differenti della stessa spiaggia, allora bisogna cambiare la scena. Se per esempio un personaggio guarda un ombrellone piuttosto lontano, sarà la stessa scena finché rimaniamo sul suo punto di vista, ma nel momento in cui ci spostiamo all’ombrellone – ci allontaniamo fisicamente e narrativamente dal personaggio – allora cambia la scena. Spero di essere stato sufficientemente chiaro.

  149. Chiara scrive:

    Chiarissimo, grazie!
    Invece se l’azione è continua passando ad esempio da una stanza all’altra dobbiamo comunque dividere per forza la scena, giusto?

  150. Alberto Cassani scrive:

    Forzando le cose si potrebbe anche lasciare la stessa scena, ma in genere è preferibile cambiarla.

  151. Jak scrive:

    Salve

    Gentile Sig. Cassani, Lei ha scritto che sono le idee che valgono 6 milioni; bhe io idee ne ho, ma ho difficoltà a scriverle, la mia fantasia corre più delle mie dita.
    Se Lei è un abile scrittore facciamo che io ci metto l’idea e la sviluppo e Lei la scrive, poi facciamo 3 milioni per ognuno!!!

    ehehehehhe

  152. Alberto Cassani scrive:

    No, no: non ho scritto che le idee originali valgono 6 millioni di dollari; è la risposta alla domanda “come farsi venire un’idea originale” che vale 6 milioni di dollari… Le idee originali valgono molto di più, proprio perché nessuno ha la risposta alla domanda da 6 milioni di dollari…

  153. Plissken scrive:

    Non fa una piega…

  154. Jak scrive:

    ehehehheeh

    rinnovo la proposta.

    Jak

  155. Domenico scrive:

    Sono scrittore e sceneggiatore (per hobby al momento, e in Italia dififcilmente si può pretendere altro), se vuoi Jak se ne può parlare :P mi dicono che ho una buona dote nella scrittura, con dialoghi abbastanza fluenti e realistici etc :D

  156. Fabrizio scrive:

    Buongiorno Alberto,

    la ringrazio per l’interessante articolo, che mi ha permesso di scrivere la mia sceneggiatura in 40 giorni, dopo 10 anni che tenevo il soggetto (americano) nel cassetto. Ora sono alla riscrittura e seguirò il suo suggerimento e la manderò ad una casa di produzione indipendente. Se andrà in porto sarà il mio 6 al Supernenalotto.
    Nel frattempo mi sono letto qualche sceneggiatura in inglese: Il silenzio degli innocenti, Brivido caldo e rischio a due, che mi è piaciuto molto. Ho visto che lo stile è molto diverso da un autore all’altro e questo mi conforta per il mio modo di scrivere.
    Sono andato in biblioteca e mi sono preso La Sceneggiatura di Syd Field, davvero molto interessante.

    Veniamo alle domande: venendo dalla scrittura sono molto descrittivo nelle emozioni. In quasi tutti i dialoghi indico come deve essere detta una battuta (sarcastico, triste, arrabbiato, felice, scherzoso…). Non solo, anche quando descrivo le azioni ho la tendenza a scrivere che cosa pensa ha il personaggio. E questo contrasta con il suo articolo che dice di non superare le 4 righe. Anche nelle sceneggiature che ho letto Cosa che non vedo scritta con molta frequenza nelle sceneggiature che ho letto.
    Questo mio approccio è corretto o dovrei sfoltire?

    Devo indicare le inquadrature (dall’alto, dal basso, di profilo) o devo lasciare mano libera al regista?

    Ultima domanda (molto scema, ma sono ignorante in materia): la sceneggiatura e relativo soggetto la mando ad una casa di produzione per volta aspettando un’eventuale risposta o a tutte contemporaneamente?

    Fabrizio – Genova

  157. Alberto Cassani scrive:

    Meno si danno indicazioni tecniche meglio è, comprese le indicazioni agli attori. Anzi, in genere gli attori si indispettiscono abbastanza quando si sentono obbligati a un certo modo di recitare: molto meglio lasciare quest’incombenza al regista, che saprà trovare le parole giuste per guidare l’attore lungo una certa strada. Allo stesso modo, capisco che dando indicazioni visive ci si assicura che la scena venga visualizzata nella mente del lettore così come l’ha immaginata lo scrittore, ma in realtà questo è compito di altri. Si può però giocare con le parole in modo da far capire cosa si ha in mente senza farlo sembrare un’imposizione: concentrarsi su una determinata cosa (un gesto, un oggetto, lo sguardo…) finisce per dare alla scrittura un ritmo e una scansione ben precisa, e il lettore non potrà che abbracciarla placidamente.
    E’ verissimo che ogni scrittore ha il suo stile anche quando si scrive una “semplice” sceneggiatura, ma non tutti gli stili possono funzionare. Io personalmente mi infastidisco già quando leggo un romanzo, se trovo i dialoghi puntalmente interrotti inutilmente (foss’anche solo dai tipici “disse lui – rispose lei”); figuriamoci in una sceneggiatura dove invece la lettura dev’essere scorrevole al massimo. Più pulita è la scrittura meglio è, anche perché meno imposizioni ci sono più è facile che il lettore immagini il film come più gli piace, e quindi lo apprezzi proprio perché risponde al suo gusto.
    Infine, innanzi tutto meglio registrare la sceneggiatura alla SIAE, poi vale la pena di mandarla a più persone possibile contemporaneamente. E’ inutile aspettare le risposte, perché non si sa quando arriveranno né se arriveranno davvero.

    Grazie dell’apprezzamento a quanto ho scritto, e in bocca al lupo.

  158. Domenico scrive:

    Alberto per caso sai di case di produzione disposte a produrre una serie fantasy (formato televisivo, da 20 minuti a puntata)? Ho alcune puntate e il soggetto scritte, e mi pare vadano molto in voga di questo periodo… sai a chi potrei proporla? Grazie :)

  159. Alberto Cassani scrive:

    In Italia la vedo dura, il fantasy costa ben oltre le possibilità della nostra tv. A meno di non trovare finanziamenti all’estero.

  160. Domenico scrive:

    No vabè, non fantasy a livello di Percy Jackson (per dire) con mostri, dei e giganti :D
    qualcosa di ben più sobrio (ho evitato cose troppo spettacolari visivamente), si parla di poteri e antichità, ma è ambientato nella nostra era in Italia, quindi niente scenari immaginari e creature mistiche, gli effetti speciali inclusi se mi cimentassi potrei farli anch’io in qualche settimana con un computer, questo per dire che non dovrebbero essere poi così esosi, se parlavi degli SFX come costi :)

  161. Alberto Cassani scrive:

    Sì, intendevo ambientazione in senso lato: effetti speciali, costumi, esterni… Se la cosa è fattibile allora si può provare con le case più “classiche”, essendo però ben consci del fatto che il materiale sarà molto svilito e normalizzato, perché purtoppo la nostra tv (e anche il nostro cinema, anche se in misura minore) pensa solo alla casalinga di Voghera. Prova a guardare “Mal’aria”, prodotta dalla RAI nel 2009, e magari poi leggi il romanzo di Baldini: è l’esempio perfetto per farti capire come la nostra tv tratti il fantasy e l’horror.

  162. Domenico scrive:

    Doh, la Rai ha provato a fare anche fantasy? xD darò un’occhiata :)
    Anche se, avendo visto qualche spezzone de “La figlia del capitano”, spezzoni che ho considerato quasi rivoltanti, non nutro grandi speranze…

    Comunque io pensavo più a qualche casa di produzione semi-importante che un occhio di riguardo verso la storia ce l’abbia… anche se non andrà in RAI, pazienza, non miravo a tanto :) solo che non ne conosco e non so orientarmi in questo contesto, per questo chiedevo ^^

  163. Alberto Cassani scrive:

    Non è esattamente un fantasy come lo si intende normallmente, ma riguarda il sovrannaturale: streghe e sette sataniche all’epoca del fascismo. Tutto molto depurato e anche arrabattato, nella versione televisiva. Della “Figlia del capitano” di Campiotti mi sono rifiutato di vedere anche solo una singola scena: m’è bastato “La cittadella” con Massimo Ghini che parla in romanesco tra le miniere del Galles.

  164. Jak scrive:

    Ciao Domenico

    Bhe, sei disposto ad “inchiodare” Dio alle sue responsabilità? a sfidare la chiesa sulla sua bontà? e qual’è il suo scopo?

    allora possiamo anche parlarne.

    Come funziona, firmiamo una lettera di intenti? contratto privato?

    Ti fornisco una traccia di massima e una registrazione vocale di come vedo le scene e come evolve la storia?

    Jak

  165. Domenico scrive:

    Uhm, tema spinoso :P non so, dovremo parlarne :) perché non so quanto in là possa spingermi xD aggiungimi su Skype, se ce l’hai: zorinik06
    Altrimenti via mail zorinik [chiocciola] email [punto] it
    Così discutiamo meglio :)

  166. Jak scrive:

    caro Roberto e Domenico

    sto provando a scrivere alcune scene

    un parere sarebbe gradito da entrambi.

    Scena 1 int. Ufficio città orientale (Giappone), mattino.

    Nell’ufficio il boss, uomo grasso e pasciuto alla scrivania, di fronte un assistente deferente e in attesa di ordini. Il boss parla con voce cadenzata e imperiosa.
    Entra un inserviente giovane, porta del tè, Si avvicina al boss e maldestramente lo rovescia sulla scrivania.
    Il boss smette di parlare e gli rivolge uno sguardo gelido, in contemporanea l’assistente grida in giapponese all’insegna dell’inserviente, che deferente e inchinandosi si ritira retraendo.
    Dissolvenza.

    Scena 2 est. Piccolo giardino di modesta abitazione (giappone) ora di pranzo.

    L’inserviente rientra a casa a capo chino, la moglie sorridente guarda il bimbo giocare poi volge lo sguardo verso il marito e rimane sorpresa per l’ora di rientro del marito. Si guardano negli occhi e la moglie capisce che il marito ha perso il lavoro. Il sorriso sparisce dalla sua faccia e volge lo sguardo triste e disperato verso il bambino inconsapevole.
    Dissolvenza.

    grazie Jak

  167. Domenico scrive:

    Ah beh, questo è un mezzo trattamento più che una sceneggiatura xD i dialoghi indiretti praticamente non esistono nella sceneggiatura :) tutto ciò che vien detto.. va scritto ^^

  168. Plissken scrive:

    Jak dovresti leggerti anche le altre parti di “come si scrive una sceneggiatura”; ad esempio sulla “parte 2″ c’è un ottimo esempio immesso dal Cassani inerente alcune scene di “1997 fuga da New York” che rendono molto bene l’idea perfino ad un profano come il sottoscritto.

    Al di sotto dell’articolo sono evidenziati in azzurro i link alle varie “parti”.

  169. Jak scrive:

    Salute

    Si ho letto gli esempi. Ed anche le altre informazioni.
    Scusatemi, sto provando a scrivere per la prima volta in questa formula, non è istintivo.
    Evidentemente ho pensato, sbagliando, che i dialoghi giapponesi non avessero peso. Poteva essere qualsiasi argomento. Lo scopo era evidenziare l’errore di un personaggio e che per questo errore perdeva il lavoro.
    Ci riprovo.
    Domenico, tu come avresti scritto le due scene?

    grazie ad entrambi.

    Jak

  170. Domenico scrive:

    Beh non posso mettermi a scrivere così a volo :D ma questi qui ad esempio sono errori:

    Il boss parla con voce cadenzata e imperiosa.
    Questo è discorso indiretto. E non è Giapponese :D devi scrivere quello che dice, non lasciare alla fantasia del lettore/regista/attore la scena ^^

    Si guardano negli occhi e la moglie capisce che il marito ha perso il lavoro.
    Come fa la moglie a capire che ha perso il lavoro? O meglio ancora… come fa lo spettatore a capire che la moglie ha capito? (spero abbia afferrato il giro di parole xD) non è un romanzo, tutto ciò che è scritto deve poter essere immediatamente messo in scena, nella sceneggiatura non c’è nulla di astratto, solo cose concrete ;)

  171. Jak scrive:

    Scena 1 int. Ufficio città orientale (Thailandia), Mattino.

    Nell’ufficio il boss, uomo grasso e pasciuto è seduto alla scrivania, di fronte un assistente deferente e in attesa di ordini. Il boss parla con voce cadenzata e imperiosa.

    BOSS
    (Dobbiamo aprire nuovi mercati di vendita. E’ imperativo entrare in Europa con i nostri prodotti.)
    เราจำเป็นต้องเปิดตลาดใหม่ๆ และผลิตภัณฑ์ของเราจะต้องตีตลาดในยุโรปได้

    Bussano alla porta, entra un giovane inserviente, porta del tè, Si avvicina al boss e maldestramente rovescia il tè sulla scrivania. Il boss smette di parlare e gli rivolge uno sguardo gelido, in contemporanea l’assistente grida in Thailandese all’insegna dell’inserviente.

    ASSISTENTE con voce alta e gelida
    (Sei un imbecille, guarda cosa hai fatto, chiama qualcuno per pulire e ritieniti licenziato)
    แกไม่มีสมองรึยังงัย ดูสิว่าแกทำอะไรลงไป ไปตามคนมาทำความสะอาด แล้วแกก็ไม่ต้องมาทำงานที่นี่อีก

    L’inserviente deferente e inchinandosi a mani giunte si ritira retraendo fino ad uscire dalla porta dilungandosi con le scuse.

    INSERVIENTE
    (chiedo scusa, chiedo scusa)
    ผมขอโทษครับ ผมขอโทษครับ
    Dissolvenza.

    Meglio così?

    La seconda scena non ha dialoghi. Spesso vediamo scene prive di dialogo dove gli sguardi fanno capire la situazionne.

    Per ottenere questo cosa si scrive su una sceneggiatura. Se riporto un dialogo si perde il patos del momento, l’intesa fra marito e moglie e la tragedia dell’aver perso il posto di lavoro.

    grazie per il tuo consiglio.

    Jak

    p.s. perchè non puoi scrivere di getto unna scena?

  172. Alberto Cassani scrive:

    Allora: non c’è bisogno di mettere i dialoghi in lingua originale, sotto il nome del personaggio che parla scrivi tra parentesi “in thailandese” e limitati a mettere la traduzione in italiano. Poi è meglio scrivere in maniera più scorrevole e precisa: il fatto che sia una sceneggiatura e non un romanzo non vuol dire che non si debba dare un minimo di dignità letteraria a ciò che si scrive. E soprattutto, il lettore devo riuscire a immaginare visivamente ciò che tu hai pensato, quindi bisogna essere precisi su ciò che si vede sullo schermo: l’assistente deferente della prima scena è in piedi o seduto? I personaggi sono vestiti in giacca e cravatta o con abiti di taglio orientale? Quant’è grande l’ufficio? E com’è il giardino della casa dell’inserviente? Quanti anni ha il figlio? Anzi, quanti anni hanno tutti i personaggi? Jak, capisci l’importanza di essere chiari con quello che scrivi per far capire al lettore cosa sta succedendo?

  173. Jak scrive:

    Ciao Alberto

    Si capisco cosa vuoi dire, niente al caso.
    Proverò ancora e se non sono tedioso proverò a riproporvelo.

    Grazie ancora
    Jak

  174. Jak scrive:

    p.s.

    comunque il dialogo in thailandese è corretto….. ehehehehe

    Jak

  175. Alberto Cassani scrive:

    In Thailandia scrivono da sinistra o da destra?

  176. Jak scrive:

    In Thailandia scrivono da sx.

    Jak

  177. Ernesto scrive:

    Caro Cassani, grazie per l’interessante lezione di sceneggiatura. L’ho letta con molta curiosità.

    E’ stato anche molto piacevole leggere gli interventi di tanti aspiranti sceneggiatori.
    Qualcuno di loro, però, dimentica che non basta scrivere; bisogna anche saper scrivere!

    La signora Rosi in particolare, per quanto concerne le competenze linguistiche, dovrebbero umilmente tornare sui banchi delle scuole elementari; prima fucina, non solo di tutte le buone sceneggiature, ma di tutte le buone opere letterarie.

    Signora Rosi, una persona che partorisce il seguente obbrobrio linguistico:

    **** c’è la farò? ..lo spero..!!! intanto c’è la metto tutta…****

    … non può aspirare a diventare sceneggiatrice ma, al massimo, può aspirare ad usare l’aspiratore in casa di uno sceneggiatore.

    A parte il macroscopico strafalcione “c’è” invece di “ce”, per quanto riguarda l’uso disinvolto, ridondante e casuale dei segni di interpunzione, lei mi ricorda molto Totò e Peppino nella redazione di una lettera nel film “Totò, Peppino e la Malafemmina”.

    Oppure, se preferisce un esempio più recente e anch’esso cinematografico, che è anche una conferma di ciò che ci insegna il nostro competente Cassani (“è praticamente impossibile trovare un’idea assolutamente originale”), mi può ricordare Benigni e Troisi in “Non ci resta che piangere” quando scrivono un’improbabile lettera a Savonarola.

    Signora Rosi, non me ne voglia per essere stato crudele con lei: la verità è spesso crudele!
    Scriva pure le sue storie, anche con la mediocre conoscenza dell’italiano che lei possiede… e se le legga; ma non abbia la presunzione di pensare che a qualcuno possano interessare per farne un film.

    So di un produttore che cestina tutte le sceneggiature che gli presentano se contengono più di un errore linguistico.
    Secondo me, fa bene: o lo sceneggiatore non sa scrivere (gravissimo!) o non ha curato lo scritto (mancanza di rispetto verso il produttore!).

    Comunque, cara signora Rosi, per farmi perdonare le regalo un bel po’ di segni di interpunzione, che lei provvederà a sistemare a casaccio nel mio scritto, cosicché non ne sentirà la mancanza.

    ???????????????????!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!;;;;;;;;;;;;;;………….,,,,,,,,,,,,,,,,,”””””””””””’((((((((((((((())))))))))))———::::::::::::

    Ernesto

    P.S.: Io posso permettermi eventuali errori linguistici e refusi vari, perché non ho velleità di scrittore.

  178. Domenico scrive:

    Mi sembra un po’ fuori luogo rivolgere cotali critiche così dirette a un post risalente a più di un anno fa :)

  179. Alberto Cassani scrive:

    Al di là dei commenti di Rosi, io noto sempre un numero abnorme di errori da parte di chi scrive su blog e forum vari, e quasi sempre sono errori che non si possono assolutamente ascrivere alla fretta con cui si scrive in quelle situazioni (il più gettonato è “un’altro”). Detto questo, però, e dando che scontato che la scuola non può più nulla, secondo me scrivere è comunque un buon modo per migliorare la propria scrittura, anche perché in teoria stimola la voglia di leggere e quindi aumenta le possibilità di rendersi conto dei propri errori.

  180. Jak scrive:

    Provo a postare ancora la scena 1 e 2
    Mi scuso se sono pedante, accetto volentieri le critiche, sempre nel segno della buona educazione che credo sia sicuramente un valore maggiore del saper scrivere, almeno ti rende umile, caratteristica fondamentale per qualsiasi studente.

    Scena 1 int. Ufficio città orientale (Thailandia), Mattino.

    Il boss, uomo pasciuto, vestito elegantemente con un doppio petto fumo di Londra è seduto alla scrivania. L’ordine regna sovrano nel suo enorme ufficio. La tradizione thailandese si sposa ad un moderno occidentale, non manca la tecnologia più recente. Il boss dalla sua scrivania domina buona parte di Bangkok attraverso la vetrata di fronte a lui. Il suo assistente personale, vestito altrettanto elegantemente, si frappone alla spettacolare vista. In piedi davanti a lui ascolta deferente e prende appunti velocemente. Il boss parla con voce cadenzata e imperiosa.

    BOSS
    (Dobbiamo aprire nuovi mercati di vendita. E’ imperativo entrare in Europa con i nostri prodotti.)
    เราจำเป็นต้องเปิดตลาดใหม่ๆ และผลิตภัณฑ์ของเราจะต้องตีตลาดในยุโรปได้

    In quel momento si sente bussare alla porta. Entra un giovane inserviente con il vassoio del tè. Si avvicina alla scrivania del boss che nel frattempo ha smesso di parlare. Il giovane inserviente posa il vassoio sulla grande scrivania e nel porgere la pregiata bevanda maldestramente rovescia il caldo liquido sulla scrivania. Il boss in silenzio gli rivolge uno sguardo gelido. L’assistente con voce stridula e acida si rivolge all’inserviente.

    ASSISTENTE
    (Sei un imbecille, guarda cosa hai fatto, chiama qualcuno per pulire e ritieniti licenziato)
    แกไม่มีสมองรึยังงัย ดูสิว่าแกทำอะไรลงไป ไปตามคนมาทำความสะอาด แล้วแกก็ไม่ต้องมาทำงานที่นี่อีก

    L’inserviente deferente e inchinandosi a mani giunte si ritira retraendo fino ad uscire dalla porta dilungandosi con le scuse.

    INSERVIENTE
    (chiedo scusa, chiedo scusa)
    ผมขอโทษครับ ผมขอโทษครับ
    Dissolvenza.

    Scena 2 est. Piccolo giardino in modesta abitazione (Thailandia). Ora di pranzo.

    L’inserviente rientra a casa e attraversa il piccolo cancello a capo chino. La sua abitazione è modesta, costruita molto tempo prima e con le tavole di legno ormai scrostate. Il giardino è un piccolo fazzoletto di terra da cui con tre scalini si entra in casa.
    La moglie seduta sul primo gradino sta dando il pranzo al bambino che mangia e gioca allo stesso tempo. Il suo vestito è semplice, dei pantaloni di stoffa molto larghi ed una maglietta. Sorride seguendo i giochi del piccolo. Al rumore del cancello volta la testa e vede il marito. Il sorriso scompare dalla sua bocca e la iniziale sorpresa per l’ora di rientro del marito lascia il posto alla diretta conseguenza della sua presenza a casa. La faccia del marito è inequivocabile e conferma la sua deduzione. Si guardano negli occhi .

    MOGLIE in thailandese
    Come faremo a dare da mangiare al nostro piccolo

    Il marito non risponde, china ancora il capo. La madre volge lo sguardo triste e disperato verso il bambino che gioca inconsapevole.
    Dissolvenza.

  181. Fabrizio scrive:

    Buongiorno Alberto,
    ha un sito da segnalarmi per le inquadrature e le transizioni da mettere nelle scene? A dire la verità sono più interessato alle transizioni, perché di inquadrature ne metterò pochissime (anche se ho trovato un sito: http://www.ilcorto.it che le spiega bene con le foto) e solo per determinate scene, per non “sporcare” la storia scegliendole senza cognizione di causa. Ma per le transizioni, a parte la dissolvenza, leggendo le sceneggiature non sono riuscito a capire quando mettere una, un’altra oppure non mettere niente.

    Cordiali saluti.
    Fabrizio – Genova

  182. Alberto Cassani scrive:

    Fabrizio, in realtà c’è più di un sito che propone spiegazioni sulle diverse inquadrature. Il che secondo me fa aumentare la confusione invece di dissiparla, perché non sempre le inquadrature vengono chiamate con lo stesso nome (qualcuno chiama il campo totale “campo d’insieme”, e non capisco da dove arrivi; praticamente nessuno spiega la differenza tra il mezzo busto/mezzo primo piano e la mezza figura). L’anno scorso avevo ripreso in mano uno dei libri di cinema che avevo alle superiori proprio perché ricordavo due pagine di figure illustrative delle diverse inquadrature, e ho scoperto che molte erano sbagliate… Tra le tante definizioni che si trovano, una delle più chiare (ma non illustrata) è ben nascosta nelle pagine della Wikipedia italiana: http://it.wikipedia.org/wiki/Piano_%28fotografia%29 e http://it.wikipedia.org/wiki/Campo_%28fotografia%29

    Per quanto riguarda gli effetti di transizione, non è assolutamente un problema di sceneggiatura. In generale, comunque, nel cinema moderno si usano quasi esclusivamente tre transizioni: lo stacco, la dissolvenza e la dissolvenza incrociata. Tu limitati a segnalare l’uso di una dissolvenza quando ti serve, per il resto non c’è bisogno di specificare.

  183. Alberto Cassani scrive:

    Jak, ripeto: non c’è bisogno di scrivere in sceneggiatura la versione originale dei dialoghi in lingua straniera. Poi modifica le intestazioni delle scene indicando che siamo a Bangkok, invece di scrivere genericamente “città orientale”: 1. INT. UFFICIO BANGKOK – MATTINO. Comunque continuiamo a non sapere quanti anni ha il bambino…

  184. Jak scrive:

    Salute

    Ho lasciato i dialoghi pensando che visto che ormai erano presenti avrebbero semplificato la vita ad un regista. Rimuovo.

    Forse faccio fatica a comprendere, quando scrivo che la madre da il cibo al piccolo è intuitivo che si tratta sicuramente di un bambino sotto i 5-6 anni, se ne avesse 10 sarebbe strano che la madre lo nutrisse ancora direttamente.

    Grazie per il tuo aiuto

    Jak

  185. Alberto Cassani scrive:

    Jak, il punto è che c’è una bella differenza tra un bambino di un anno e uno di quattro…

  186. Ernesto scrive:

    @ Jak , che è disposto ad accettare critiche

    A – ***Il boss, uomo pasciuto, vestito elegantemente con un doppio petto fumo di Londra è seduto alla scrivania***

    Doppio petto fumo di Londra a Bangkok?!… con una media della temperatura annuale di circa 30° che diventa almeno 35° quella percepita a causa della forte umidità.
    E’ evidente che lei vuole che un boss appaia un boss come da stereotipo cinematografico, ma potrebbe ottenere lo stesso scopo “vestendolo” in modo più esotico però fornendogli una grossa tigre verde a pois rossi al guinzaglio in modo che incuta paura.

    B – ***Il giovane inserviente posa il vassoio sulla grande scrivania e nel porgere la pregiata bevanda maldestramente rovescia il caldo liquido sulla scrivania***

    Che brutta frase. Due volte la parola scrivania all’interno dello stesso periodo. Questa è da matita blu anche alle scuole medie. Si ricordi sempre che c’è in giro un produttore che per un errore simile cestinerebbe la sua bella sceneggiatura.

    C – ***Sei un imbecille, guarda cosa hai fatto, chiama qualcuno per pulire e ritieniti licenziato***

    Questa scena, così come lei l’ha scritta verrebbe recitata con il boss che parla con voce calma e moderata, in contrasto con le parole e la situazione che invece sono da persona arrabbiata. I punti esclamativi sono stati inventati per fare la differenza.

    D – ***Come faremo a dare da mangiare al nostro piccolo***

    A questo punto, il marito potrebbe rispondere: “non preoccuparti cara, dato che come cameriere faccio cagare, proverò a scrivere sceneggiature”.

    Ernesto

  187. Plissken scrive:

    Sbaglierò, ma credo che la Sig.na Rosi sia di madrelingua albanese.

    Domanda stupida: nel caso un film venga tratto da un fumetto o meglio graphic novel, è necessario pensare alla stesura ex novo di una sceneggiatura? Watchman, giusto per fare un esempio…

  188. Alberto Cassani scrive:

    Non ho capito la domanda: vuoi sapere se bisogna scrivere una nuova sceneggiatura o si può usare quella del fumetto? Ovviamente bisogna riscriverla, adattandola al mezzo e decidendo quali/quanti cambiamenti fare.

  189. Plissken scrive:

    Ok, era intuibile ma ora ne ho la conferma. Certo che nel caso di “Watchman” non è che sia cambiato granché rispetto al fumetto, con riferimento non solo ai dialoghi ma anche al tipo di inquadrature usate (il fumetto è parecchio “cinematografico”).

  190. Alberto Cassani scrive:

    Da quello che avevo letto, il regista aveva usato le tavole del fumetto come story-board per costruire visivamente il film, ma ci deve sempre comunque essere un lavoro di riscrittura per rendere più coerente un film rispetto a un fumetto lungo e pubblicato a puntate.

  191. Jak scrive:

    salute

    Per Ernesto

    Certo che sono disposto ad accettare le critiche, può farlo anche Lei? E’ disposto a “usare questa sua potente intuizione su se stesso” (quale film?)

    E’ evidente che Lei non è mai stato a Bangkok o se è transitato da quelle parti non è mai stato in un ufficio di una grande società, altrimenti non avrebbe cestinato un vestito elegante così facilmente. Comunque prendo atto dell’alternativa.

    Molto corretta invece la precisazione sulla scrivania, la sostituirò con un sinonimo.

    Il personaggio che alza la voce è l’assistente e non il boss, comunque userò le esclamazioni, grazie.

    Infine per la sua ironia sul fatto che chiunque possa scrivere una sceneggiatura se fallisce in altro, non si preoccupi, nel mio lavoro sfioro l’eccellenza e quindi non rischio di non dare da mangiare ai miei figli.

    Per Alberto: ancora un grazie, hai ragione, è molto differente.

    Jak

  192. Plissken scrive:

    “E’ evidente che lei vuole che un boss appaia un boss come da stereotipo cinematografico”…

    Cribbio Ernesto che brutta frase… due volte la parola boss all’interno dello stesso periodo.
    C’è il rischio che chi vuole mettere la pezza sul lavoro altrui faccia peggio di chi ha fatto il buco.

    Comunque, scherzi a parte, un plauso a Jak che perlomeno ci prova…

  193. Jak scrive:

    Grazie Plissken per il tuo incoraggiameto.

    Ernesto ha sicuramente confuso la parola Boss; negli Stati Uniti di solito usata come sinonimo di malavitoso, mentre invece in thai è usata comunemente per indicare il capo di un’azienda. Quindi ha ironizzato sull’aspetto ridicolo del termine.

    Jak

  194. Plissken scrive:

    La parola Boss è usata anche qui come sinonimo, a volte scherzoso altre meno, di “capo”, “direttore”.

    Quando i collaboratori di Cassani sono alla macchinetta del caffè e lo vedono appropinquarsi, esclamano allarmati “occhio, arriva il Boss”!

    A quanto sembra è lo stesso in Thailandia… il mondo è piccolo. L’unica cosa che conosco di thailandese è la มวยไทย, una vera libidine… per il resto, aspetterò che qualcuno giri un film basandosi su di una sceneggiatura in tema, he he he… ;-)

    In bocca al lupo.

  195. Ernesto scrive:

    @Jak

    Il suo post delle ore 20.11 a me indirizzato, molto ben scritto, non sembrerebbe farina del suo sacco. Ma mi fa piacere di essere in errore nel solo pensarlo.

    In Thailandia ci sono stato, Bangkok compresa, ed è proprio lì che ho incontrato un boss, vestito in bermuda e camicia a fiori, che aveva al guinzaglio una grossa tigre verde a pois rossi che mi mise una paura indicibile. E pensai: “E che cazzo!… se vuole incutere autorità non può vestirsi con un canonico doppiopetto color fumo di Londra come tutti i boss?!… invece di andare in giro con le belve al guinzaglio.”

    A mio parere, “la scrivania” non è da sostituire con un sinonimo, è proprio tutta la frase che va semplificata. Il passaggio: “ Il giovane inserviente posa il vassoio sulla grande scrivania e nel porgere la pregiata bevanda maldestramente rovescia il caldo liquido sulla scrivania”, come ho già fatto rilevare, è brutto e scritto male. Non solo: è scritto in prosa da romanzo e non da sceneggiatura.
    La sceneggiatura descrive “le scene”, non si perde in inutili aggettivi, perniciose precisazioni e ghirigori stilistici.
    Se ciò è vero, allora, nella frase in questione:
    - Non c’è bisogno di ripetere che l’inserviente era giovane, era già stato detto (perciò il regista ne avrebbe già tenuto conto).
    - “rovescia il caldo liquido” può essere semplicemente sostituito da “lo rovescia”. E’ sempre del tè che si parla.
    - “e nel porgere la pregiata bevanda”… possiamo anche dare per scontato che nell’ambiente descritto il tè sia di qualità pregiata. Sarà lavoro del regista dare l’idea di un tè pregiato, facendolo servire in belle tazze di fine porcellana e su un vassoio dorato.

    In sintesi: lo sceneggiatore è un sarto cuce abiti, non è una suorina che ricama merletti!

    E io sono uno che può criticare, perché non ho velleità di scrittore. E posso fare errori a volontà tra cui ripetere la parola boss all’interno di un periodo.

    Ora aspetto la descrizione delle scene di sesso: è soprattutto questo il mio interesse per l’opera. Magari, a questo punto della storia, la moglie dell’inserviente potrebbe mandare il bambino dalla zia e trombarsi il marito per un paio di ore per consolarlo del licenziamento. Pare che in Thailandia sia costume farlo. Ne tenga conto.

    Ernesto

  196. Jak scrive:

    ahahahaha

    già, fanno paura quando se le danno, almeno quelli veri, non quelli che fanno spettacolo.

    Riproviamoci….. giuro queste 2 scene non la metto più!!!! (all’anima dell’esclamativo)

    Sarebbe scritto su due colonne.

    SCENA 1
    INT. UFFICIO BANGKOK – MATTINO.

    APERTURA IN DISSOLVENZA: sul mezzo busto del boss seduto alla sua scrivania, sta leggendo un documento. Il boss è un uomo corpulento, pasciuto, di circa 50 anni, dalla carnagione curata e capelli ordinati Risulta ben vestito con giacca e cra-vatta, i vestiti denotano una agiatezza economica non comune. Le mani sono posate sulla scrivania e si nota un orologio d’oro e un anello d’oro al dito mignolo.

    L’INQUADRATURA SI ALLARGA E RUOTA DIETRO A SX DEL BOSS INQUADRANDO L’INTERO UFFICIO: L’ufficio appare enorme, una maestosa vetrata al davanti della scrivania del boss mostra buona parte della città di Bangkok da una posizione elevata, se ne deduce che l’ufficio è all’interno di un alto grattacielo. L’ordine regna sovrano con arredi dove la tradizione thailandese si sposa ad un moderno occi-dentale. Non manca la tec-nologia più recente rappresentata da computer portatile sulla scrivania e tre grossi schermi televisivi sulla parete. Un uomo ben vestito in giacca e cravatta, sui 30 anni è in piedi davanti al boss e ascolta deferente prendendo appunti velocemente. Il boss comincia a parlare con voce cadenzata e imperiosa.

    PP del boss

    BOSS in thailandese
    Dobbiamo entrare sul mercato europeo. Questo è il nostro imperativo nei prossimi mesi. Mi aspetto che il consiglio tutto pianifichi e verifichi le possibili opportunità di realizzazione del progetto.

    PANORAMICA UFFICIO: L’assistente di fronte al boss sta scrivendo. In quel momento si sente bussare alla porta. Entra un giovane inserviente sui 20 anni con il vassoio del tè. Vestito in giacca e cravatta, ma il suo vestito denota una diversa fattura, molto scadente. CAMERA SEGUE L’INSERVIENTE: L’inserviente si avvicina al boss che nel frattempo ha smesso di parlare. Il giovane inserviente posa il vassoio sulla grande scrivania e nel porgere al boss la pregiata bevanda maldestramente rovescia il caldo liquido sui documenti presenti. Il boss in silenzio gli rivolge uno sguardo gelido e seccato.

    PP dell’assistente.

    L’assistente con voce stridula e acida si rivolge all’inserviente.

    PP dell’ inserviente.

    ASSISTENTE in thailandese
    Sei un imbecille, guarda cosa hai fatto, chiama qualcuno per pulire e ritieniti licenziato.

    CAMPO LARGO: L’inserviente deferente e inchinandosi a mani giunte si ritira re-traendo fino ad uscire dalla porta dilungandosi con le scuse.

    INSERVIENTE in thailandese
    Chiedo scusa, perdonatemi, chiedo scusa.

    STACCO

    SCENA 2
    EST. GIARDINO CON ABITAZIONE – ORA DI PRANZO.

    SI SENTONO IN LONTANANZA RUMORI CONFUSI DI UNA STRADA ALTAMENTE FREQUENTATA.

    CAMERA DALL’INTERNO DEL GIARDINO PANORAMICA SUL CANCELLO: L’inserviente rientra a casa e attraversa il piccolo cancello a capo chino. Indossa gli stessi abiti della scena precedente.
    PANORAMICA DEL GIARDINO E DELL’ABITAZIONE: La sua abitazione è modesta, co-struita molto tempo prima e con le tavole ormai scrostate dalla vernice. Il giardino è un piccolo fazzoletto di terra con pochi cespugli. Dal giardino si accede alla casa mediante tre scalini.
    La moglie una giovane ragazza sui 20 anni è seduta sul primo gradino e sta dando il pranzo al bambino. Il bambino a circa 5 anni, mangia e gioca con delle macchinine nello stesso tempo. Il vestito della donna è semplice, dei pantaloni di stoffa molto larghi ed una maglietta. Sorride seguendo i giochi del piccolo. Al rumore del cancello volta la testa e vede il marito. Il sorriso scompare dalla sua bocca e la iniziale sorpresa per l’ora di rientro del marito lascia il posto alla diretta con-seguenza della sua presenza a casa. CAMERA SI SPOSTA SUL VOLTO DEL MARITO: La faccia del marito è inequivocabile e conferma la sua deduzione. Il marito si avvicina.

    PP moglie
    Stacco
    PP marito
    Si guardano negli occhi.

    MOGLIE in thailandese
    Come sfameremo il nostro bambino?

    PP marito

    Il marito abbassa di nuovo la testa in silenzio in una smorfia di dolore e soffe-renza.

    DISSOLVENZA

    jak

  197. Jak scrive:

    ehehehehheh
    Mio caro Sig. Ernesto, l’unico sacco di farina che possiedo, o meglio sacchetto, è in cucina dove mi diletto ad impiastricciare tegami.
    Non sarò mai un Gualtiero Marchesi, ma ogni mio commensale di solito ringrazia per l’invito e si augura di riceverne un altro. Il punto è, non essere il sig. Marchesi dovrebbe indurmi a rinunciare a cucinare?

    Sono certo che il boss da Lei incontrato non stava certamente lavorando, magari stava gozzovigliando, non certo lavorando. La cultura Thai, a differenza di quello che si crede, è molto rigida durante il lavoro.

    mmmm….. Sarto o suorina….. decisamente scelgo suorina, se non altro per assistere a quello che succede in quelle cellette!!!

    Nella mia idea non ci sono scene di sesso, mi spiace, tutto ma non sesso.
    In Thai si usa fare sesso come nel resto del mondo, ci sono delle meretrici e soprattutto tanti che le usano e poi magari tornano spacciandosi per grandi amatori….pagando!

    Se permette una domanda, ma che gusto ci prova Lei ad essere così aggressivo e sarcastico? …. e se non ha velleità di scrittore, perchè naviga in queste acque?

    Jak

  198. Ernesto scrive:

    ***Se permette una domanda, ma che gusto ci prova Lei ad essere così aggressivo e sarcastico?***

    Aggressivo e sarcastico?!… che esagerazione!… al massimo, provocatore e ironico.
    Ma non mi meraviglio di essere stato frainteso: mi capita spesso nel web… e anche nella vita reale.

    Una volta in un forum di ferventi credenti religiosi che concordavano all’unanimità sul fatto che Dio ama l’uomo, ho chiesto come mai allora il mal di denti dura tre giorni e l’orgasmo solo tre secondi. Mi hanno cacciato dal forum.

    Un’altra volta, in un forum di un sito americano di amanti dei colibrì, ho chiesto quanti colibrì fossero necessari per fare gli spiedini per 4 persone. Cacciato anche da lì.

    Un’altra volta ancora in un sito di animalisti, raccontai che mentre andavo da un contadino per comprare un coniglio da fare alla cacciatora, avevo investito un gatto e l’avevo mangiato al posto del coniglio. Nessuno apprezzò il fatto che in quel modo avevo salvato la vita al coniglio e mi cacciarono anche dal quel forum.

    Tutta strana gente!

    Ernesto

  199. Jak scrive:

    bhè fossi in Lei qualche domanda me la porrei…. forse affronto la vita in maniera troppo aggressiva?

    Comunque grazie…tre aneddoti davvero divertenti ho riso di gusto.

    Jak

  200. Ernesto scrive:

    ***bhè fossi in Lei qualche domanda me la porrei…. forse affronto la vita in maniera troppo aggressiva?
    Comunque grazie…tre aneddoti davvero divertenti ho riso di gusto.***

    I tre aneddoti sono falsi: li ho inventati su due piedi solo per accattivarmi la sua simpatia, dopo averla bistrattata senza intenzione cattiva.

    Ernesto

  201. Jak scrive:

    Che tristezza!

    jak

  202. Ernesto scrive:

    @ Jak

    Non sia così triste, semmai la prenda come una lezione.

    In poche righe e in pochissimo tempo sono riuscito a farle provare tante emozioni, anche in contrasto tra loro.
    1 – All’inizio, l’ho indispettita con le mie critiche
    2 – Poi l’ho illusa invitandola a scrivere scene di sesso, come se fossi interessato alla sua storia banale
    3 – Poi l’ho divertita con i miei aneddoti (veri!)
    4 – Poi l’ho delusa dicendo che erano falsi
    5 – E con questo ultimo post riuscirò a farmi odiare

    Insomma, posso giocare con le sue emozioni come con un gatto gioca col topo.
    Posso far prillare il suo stato d’animo a mio piacimento.
    Questa è la potenza della parola scritta, quando è ben scritta.

    Lei invece, con la sua sceneggiatura, è riuscito a farmi provare solo una noia mortale!
    Tutto banale nella sua storia, tutto scontato, tutto noioso: sembrano scene tratte da quelle soporifere soap opera confezionate per le casalinghe orientali.

    Lei non ha né talento, né competenze per scrivere sceneggiature: abbandoni subito la sua illusione e si dedichi al altro.
    Ricamo a uncinetto, potrebbe essere una buona idea.

    Ovviamente ora non può replicare insultandomi – o tentando di denigrandomi o squalificarmi – perché dimostrerebbe platealmente che anche il punto 5 si è verificato.

    Ernesto

  203. Plissken scrive:

    Enrico, personalmente stento a credere che lei sia in grado di elargire consigli e/o disposizioni a chicchessia, arroccandosi dietro puerili scuse quali “io posso sbagliare perché non ho velleità di scrittore ma gli altri no”. Comodo, troppo comodo.
    Ne consegue che prima di dare lezioni a qualcuno, cosa che per inciso non è in grado in fare, dovrebbe provvedere a fare un po’ di autocritica evitando magari di esprimersi mediante saccenza e maleducazione (che lei impropriamente definisce “provocazione ed ironia”) peraltro espresse a titolo gratuito.

    Anche se (perlomeno a mio modesto parere) sono ravvisabili in talune sue esternazioni alcuni concetti di matrice verace, il suo modus scribendi ricorda quello di qualcuno che vuole porsi (con quale titolo non ci è dato di sapere) su di un livello elitario rispetto agli altri, venendo meno alle più elementari norme di cortesia e rispetto reciproco.

    Questo teatrino da lei imbastito ha un che di patetico: “…l’ho illusa invitandola a scrivere scene di sesso, come se fossi interessato alla sua storia banale”… “Poi l’ho divertita con i miei aneddoti (veri!)”… “Poi l’ho delusa dicendo che erano falsi”…

    ed infine, la vera perla:

    “E con questo ultimo post riuscirò a farmi odiare”

    Cosa le fa pensare di essere tanto in gamba da riuscire a farsi odiare? Il massimo a cui può aspirare è di riuscire a farsi compatire, cosa che le riesce benissimo.

    Ora non so se lei sia un cosiddetto “troll” che interviene nei forum al solo scopo di rompere i maroni al prossimo, ma se vuole proprio mettere a frutto la sua decantata perizia nella forma scripta, cominci ad esprimersi in maniera meno indisponente, oppure si faccia dare una cattedra alla Bocconi, lì almeno pagano per farsi atomizzare gli attributi.

  204. Alberto Cassani scrive:

    Come ho scritto sopra, scrivere è sicuramente meglio che non scrivere. Se uno non scrive mai non imparerà mai a scrivere; al massimo si può discutere su chi siano le persone adatte con cui condividere i propri scritti per avere dei consigli seri ed equilibrati. Questo mio testo è nato – e credo sia evidente leggendolo – per aiutare i volenterosi a fare i primi passi nel mondo della sceneggiatura, quindi è perfettamente logico che venga letto e discusso da chi sull’argomento ne sa poco e sta cercando faticosamente di capirci qualcosa. Di conseguenza, le cose che si scrivono qui dovrebbero essere lette alla luce di questa situazione. E’ vero che, in generale, ci vuole molta autocritica e zero illusioni, ma questo non vuol dire che ci si deve scoraggiare: finché scrivere non diventa un peso o un’ossessione, ben venga la scrittura. Anche se ciò che si scrive è destinato a rimanere per sempre in fondo ad un cassetto.

  205. Ernesto scrive:

    ***Se uno non scrive mai non imparerà mai a scrivere***

    E’ vero!
    Ma è anche vero che uno non si può svegliare una mattina e pretendere di scrivere la Divina Commedia con una conoscenza linguistica da terza media.
    Questa è pura presunzione!
    E chi lo crede può cadere facile preda di chi cavalca la presunzione delle persone.

    Così come il mondo è pieno di operai che si sono è rovinati in Borsa con la presunzione di essere diventati guru della finanza dopo aver azzeccato un’operazione. E dopo essere stati spinti a fare il trading-fai-da-te dagli addetti ai lavori: “Anche tu puoi fare grandi guadagni in Borsa comodamente a casa tua con il trading-online “.

    Di tanti altri, incapaci anche di fare un semplice calcolo mentale sulle probabilità matematiche, che si stanno rovinando col poker online, perché per presunzione pensano di essere più bravi degli altri e non considerano che le spese erodono il 20% del montepremi. Ma la pubblicità in merito parla chiaro: “Diventa anche tu un campione di Texas Holdem!”.

    Senza parlare delle tanti ragazze che finiscono sui marciapiedi dopo essersi illuse ed essere stare illuse da tanti “gatti e volpi” che potevano diventare delle dive.
    E potrei continua all’infinito con questi esempi.

    Io, con l’aspirante sceneggiatore Jak, ho voluto essere volutamente feroce.

    Ognuno di voi, che abbia un po’ di competenza in materia, non può non essersi reso conto che Jak non ha alcun talento di scrittore e che gli mancano le basi linguistiche per poterlo diventare in tempi accettabili. E il talento, in ogni caso, non si impara.

    Non dirgli questo in faccia, non è educazione, è solo un’ipocrisia che lo può illudere per un po’.
    Io coltivo la pianta della verità, anche se spesso produce frutti amari.
    Io sono diverso da voi.

    Ernesto

  206. Plissken scrive:

    Per fortuna.

  207. Jak scrive:

    hahahahahahha

    si sfiora la patologia….. ahahahahhaha

    continua ad essere solo tristezza!

    Albero, potremmo tornare a evidenziare il mio poco talento più concretamente?

    Jak

  208. Jak scrive:

    Come ho detto io per primo, non so scrivere, non l’ho mai fatto se non per necessità universitarie, ma all’epoca si chiamava sbobinare.

    Però, le idee frullano abbondanti nelle mie grigie circonvoluzioni.
    Questa situazione che si è creata con il botta e risposta mi ha indotto a riflettere e mi è venuta un’idea per una sceneggiatura.
    Dato che per me è già difficile scriverne una vi butto l’esca e se qualcuno vuole, la può scrivere.

    LA SOLITUDINE DEL NUMERO BINARIO
    Chi vive la propria vita da solo, non perchè in solitudine, ma perchè distaccato da ogni rapporto di relazione deve necessariamente crearsi un proprio mondo d’illusione, un mondo che gli permetta di continuare a vivere, che gli falsi la propriocezione di quello che è realmente. Costruire un castello di proprie convinzioni non è facile, la grigia materia deve convincere se stessa dell’esistenza del castello e questo processo deve essere alimentato. Nel passato molti sono impazziti perchè ad un certo punto cessavano le “opportunità” di alimentare l’illusione. Oggi esiste il grande mondo del bit dove è possibile inserirsi nella vita degli altri e ricreare un mondo dove tu puoi alimentare le tue illusioni. Puoi esaltarti denigrando un lontano sconosciuto oppure crederti superiore affermando ciò che vuoi senza possibilità di essere analizzato realmente. Ecco creare una sceneggiatura di un uomo che davanti ad un calcolatore per un ora e mezza di film illude se stesso e si crogiola del risultato. Certo bisogna essere bravi per montare una storia del genere, non trasformarla in un mattone bello solo per la critica. L’epilogo…. bhe la presa di coscienza ed un inevitabile colpo di pistola.

    chi la scrive?

    oh se diventa un grande film rivendico i diritti nella misura del 15%…. non fate i furbi!!!

    Jak

  209. Ernesto scrive:

    @Jak

    ***Come ho detto io per primo, non so scrivere***

    E allora, piccolo essere presuntuoso, impari a scrivere!… prima di pretendere di scrivere una sceneggiatura.

    A lei manca l’ABC della materia: nella sua ultima versione della banale scenetta ha perfino stabilito i movimenti della telecamera.
    Asino!… ma secondo lei il regista chi è nella produzione di un film?!… quello che porta la cocacola agli attori?!

    Lei un manuale di sceneggiatura non l’ha mai aperto. E non ha minimamente la più piccola idea di come venga prodotto un film e dei ruoli delle varie figure professionali coinvolte; però ha la pretesa di scrivere per l’industria cinematografica.
    Lei è una capra presuntuosa! Ho scritto capra, non certo per emulare Sgarbi, ma per non ripeter il termine “asino”.
    E per democrazia: scelga lei l’animale allegorico che preferisce essere.

    Per il resto, che riguarda anche Plissken (che si è sentito parte in causa), come avevo già previsto al punto 5, siete stati solo capaci di applicare il pedestre “argumentum ad hominem”, scorretta tecnica dialettica eristica di bassa lega, tipica di chi non è in grado di contestare gli argomenti e attacca l’interlocutore con accuse false e gratuite.

    Ora tornate pure alle vostre sceneggiature (assecondando la vostra illusione e presunzione), ma sarebbe meglio che tornaste sui banchi delle scuole medie, cari piccoli uomini.

    Ernesto

  210. Alberto Cassani scrive:

    Ernesto, adesso basta. Hai espresso con sufficiente chiarezza la tua opinione riguardo ciò che Jak ha scritto, finiamola qui. Sei liberissimo di non apprezzare e a maggior ragione di non leggere ciò che scrivono gli altri, ma vediamo di mantenere la discussione nei binari della civiltà. Rispondere in maniera maleducata non ha niente a che vedere con il non voler incoraggiare le illusioni altrui. Smettila di riferirti agli altri in questi toni.

  211. Jak scrive:

    salute

    Come era prevedibile siamo arrivati agli insulti, quando finiscono gli argomenti diventa normale che il debole ceda all’ira. Dato che non desidero scendere a questo livello, dato che offenderebbe il mio amor proprio mi astengo da altri commenti. Chiedo anzi scusa ai lettori, se mi fermavo prima non avrei magistralmente portato Ernesto in questa fossa orrenda chiamata offesa.

    Jak

  212. Ernesto scrive:

    @ Cassani

    Il termine “presuntuoso” esiste?!… e se non si applica a uno che pur ammettendo di non saper scrivere vuole scrivere una sceneggiatura, a chi si dovrebbe applicare?

    E il termini “asino”, come animale allegorico riferito a una persona che non sa scrivere, esiste o no?!
    Perciò, dov’è l’offesa?!… è solo chiamare delle cose reali col loro nome!
    Non ho offeso nessuno!
    Però ho mandato in fibrillazione l’umore di un illuso.

    Penso di Jac, ciò che tutte le persone normali penserebbero di un tipo in canottiera che si presenta a Monza fresco di patente e che pretende di correre il Gran Premio con la Fiat Duna del nonno.
    Oppure, di una ragazza alta 1,30, grassa, col naso lungo ed adunco, gli occhi minuscoli e con le gambe storte che vuole concorrere a Miss Italia.
    O di uno che si presenta in sala operatoria pretendendo di sostituire il chirurgo perché da piccolo giocava sempre con “L’allegro Chirurgo”.

    Di soggetti così, le persone normali, ne ridono e li criticano, o li compiangono. Anch’io!
    Poi c’è chi li trova normali e da assecondare. Ma questa è un’altra storia. Spesso è un’altra brutta storia.

    Il suo pupillo (Jac) dopo aver detto di me che il mio epilogo dovrebbe essere “la presa di coscienza ed un inevitabile colpo di pistola”, adesso fa la mammola offesa.

    Ma, Cassani, lei non si è accorto che il novello Germi non ha nemmeno letto le lezioni di sceneggiatura che lei ha scritto?!… e che pretende che lei gli corregga il compito su una lezione mai studiata?!

    Ma per favore…

    Comunque, tornate alle vostre campane… io torno alle mie rondini.

    Ernesto

  213. Domenico scrive:

    Ah, i troll… esistono ancora a quanto pare…

  214. Ernesto scrive:

    http://www.michelamurgia.com/di-cultura/libri/galateo-2012-parte-1

    Qui sopra si può leggere come Michela Murgia (Premio Campiello 2010) tratta una presunta scrittrice che non vuol fare la dovuta trafila per pubblicare un’opera.

    Non no come Michela la tratterebbe, se sapesse anche che la presunta scrittrice è una presuntuosa senza talento e senza le nozioni di base dell’arte dello scrivere.

    O forse lo so molto bene!

    Ernesto

  215. Alberto Cassani scrive:

    Non vedo cosa c’entrino gli editori a pagamento con lo scrivere una sceneggiatura, comunque sull’argomento ho pubblicato un post qui http://diario.cinefile.biz/?p=523 (in realtà riprendendo l’articolo di un altro). Nello specifico di quanto scritto dalla Murgia aggiungo solo una cosa: dire che l’editoria a pagamento svilisce l’ambiente dell’editoria “seria” è una stronzata (con tutti gli annessi e connessi degli esempi fuori luogo fatti dalla Murgia). Il cinema indipendente – i tanti film italiani prodotti con due soldi e distribuiti con pochissimi mezzi – non sviliscono certo l’industria cinematografica italiana, anzi: la arricchiscono. Che poi ci siano editori a pagamento per nulla seri è verissimo, e che molti libri pubblicati a pagamento facciano cagare è altrettanto vero, ma che un libro a pagamento sia una merda che non meriti di esistere solo perché è a pagamento non sta né in cielo né in terra!

  216. Plissken scrive:

    Erminio,

    su, non sforzarti a darti un tono mediante citazioni latine da Baci Perugina, non fai che peggiorare la già pessima “immagine residua di te”, comunque superiore al livello di parecchi comici di Zelig. Un plauso alla vocazione folcloristica.

    Probabilmente non ritieni offensivi i termini “capra” od “asino” in quanto consideri normale essere redarguito mediante “la carota od il bastone”, scelta immagino obbligata vista la natura del tuo caso (a riprova di ciò, il fatto che di tutto quanto è stato scritto non hai compreso assolutamente nulla).

    In quanto a Jak a mio modesto avviso credo sia nel suo diritto avvalersi dell’esperienza/consigli di CHI NE HA, non prima però di aver individuato un persorso più definito (oramai sarebbe ora) ed evitando di saltare da palo in frasca, al fine di non divenire suo malgrado “invadente” o peggio poco credibile.

  217. Ernesto scrive:

    Cos’è successo?
    Perché questo assordante silenzio?
    Dove sono gli entusiasti Lattuada in erba?
    Perché tacciono?… Cosa li rende muti?
    E forse bastata la critica aspra di un Erminio qualsiasi perché loro appendessero le cetre ai salici?
    Era così fragile la loro sicumera?
    Nemmeno la sponda solidale, banale, scontata dei loro simili li ha fortificati?

    Ah, Erminio… Erminio; quanto danno hai recato con le tue critiche ai promettenti sceneggiatori .
    E adesso all’Orco le loro generose salme abbandoni in preda a cani e a uccelli.

    Torna ad insegnare latino e greco, Erminio.
    Torna dai tuoi studenti!

    E ancora una volta insegna loro la potenza della parola.
    Dimostrala tramite lo scambio epistolare che hai sostenuto in questo forum.
    Perché le parole, se scritte bene, distruggono qualsiasi presunzione.
    E spesso fanno tacere perfino i presuntuosi!

    Ernesto

  218. Anonimo scrive:

    si ma io lo vorrei iscrivere da qualche parte su youtube cm faccio

  219. Graziano scrive:

    Caro Alberto , forse con un pò di presunzione credo di aver scritto una sceneggiatura , è completa ha una trama un inizio e una fine , costi minimi , non ci sono effetti speciali o stunt man o scene girate all’estero.. , ed ho anche una serie di caratteristi perfetti per le parti che rivestono (secondo me è molto buona attuale comica ma seria ed educativa ) ma la mia opinione è a senso unico , non sono del mestiere e non so come proporla ne a chi , mi hanno consigliato la fandango , gli ho scritto ma loro chiedono di ricevere una copia .. quindi dovrei prima di tutto depositarla alla biblioteca nazionale per non rischiare di vedermela scippare .. La mia domanda è : non ci sono delle agenzie o dei non so come definirli.. “film talent scout” o registi seri che possano valutare un idea di questo tipo ? che mi consigli di fare ?
    Graziano.

  220. Alberto Cassani scrive:

    Be’, Graziano: ma anche se ti metti in contatto con un regista, la sceneggiatura gliela devi comunque far leggere… La prima mossa è sempre di registrare il proprio lavoro, meglio alla SIAE che cura i diritti d’autore. Poi sì, penso che la Fandango sia una delle più disponibili in questo senso insieme alla Cattleya. Talent scuot veri e propri non ce ne sono, per gli sceneggiatori. Al massimo puoi provare a contattare qualche agente, ma non ho idea di come si muovano riguardo gli sceneggiatori inediti. Tra quelli che hanno una categoria “sceneggiatori” sul proprio sito internet puoi provare http://www.nceitaliana.com/, http://www.carollevi.it/ e http://www.moviement.it/. Entra però subito nell’ordine di idee di vedere la tua sceneggiatura riscritta da qualcun altro prima che il film sia girato, o al massimo da qualcun altro insieme con te.

  221. Graziano scrive:

    Grazie per i consigli e le indicazioni Alberto ! ( .. magari avvenisse … riguardo a ricorreggere la sceneggiatura insieme a qualcun altro .. vorrebbe dire che sarebbe stata presa in considerazione ;-) comunque l’ho appena fatta rilegare e domani vado a depositarla .. vedremo …

  222. enzo giuliani scrive:

    buon giorno, ho già pubblicato un libro e ne sto scrivendo altri anche se non ho ancora trovato l’editore giusto, (diffidate di aletti e company), ma ultimamente mi è venuta l’ispirazione per la trama di un film che ritengo piuttosto attuale, l’ho quasi terminata ma non so adesso cosa fare, a chi portarlo in visione, mi chiedevo se potevate darmi una mano, qualche inditizzo dalla vs. cortese redazione. grazie giuliani enzo

  223. Alberto Cassani scrive:

    Enzo, io non frequento il mercato editoriale italiano, ma mi dicono che nelle varie fiere dedicate alla piccola editoria c’è modo di incontrare diversi editori seri e interessati ai generi più diversi. Purtroppo, proprio perché sono editori piccoli, è impossibile sapere in anticipo se siano affidabili o meno…
    Per quanto riguarda le case di produzione, mi sembra che Lucky Red, Fandango e Cattleya siano quelle più ricettive nei confronti delle opere di sceneggiatori edordienti. Considera comunque che il lavoro di rifinitura della sceneggiatura, anche una volta che viene accettata da un produttore, è lungo e piuttosto stressante.

  224. Bruno Lotti scrive:

    L’articolo è interessantissimo e esplicativo. Io sto frequentando un corso di scenografia, sono alle prime lezioni.
    Nel tempo libero mi documento per saperne di più e in modo più approfondito il tema trattato. Io scrivo romanzi polizieschi(ne ho pubblicati tre) e penso che il corso e le letture, come quella in oggetto, mi possano servire per analizzare in modo più costruttivo le scene dei miei racconti. Ho scritto una piccolissima commedia( quindici minuti ) che ho sceneggiato insieme ad un amico scrittore e che ci è servita per presentare le nostre ultime fatiche letterarie. Da questo esperimento è scaturito l’interesse per la sceneggiatura che sono sicuro mi arricchirà di idee.

  225. Maria scrive:

    Ringrazio vivamente per queste informazioni. Credo proprio che mi saranno di aiuto.
    Buona serata,
    Maria.

  226. martina scrive:

    Ciao !!
    Un’ informazione nella spiegazione e/o rappresentazione dei personaggi devo specificarne anche l’aspetto fisico ? Grazie in anticipo Martina .

  227. Alberto Cassani scrive:

    Non è necessario scendere nei dettagli, ma qualche iindicazione riguardo all’età e a tratti particolari che possono servire per caratterizzare il personaggio è meglio metterla.

  228. Ginevra scrive:

    E’ veramente valido ed utile quello che e’ stato scritto. La cosa che più ho apprezzato e’ quella di evidenziare di dare un ordine alle idee e di conseguenza anche alle scene e ai vari avvenimenti. Sto per scrivere una breve sceneggiatura per un concorso e la mia intenzione e’ (se viene bene) quella di svolgere anche un piccolo cortometraggio. Spero che seguendo questi suggerimenti riesca nel mio intento. Comunque, ottimo lavoro!

  229. Alberto Cassani scrive:

    Grazie Ginevra. In bocca al lupo per sceneggiatura e corto.

  230. Dave scrive:

    Ciao,
    volevo sapere, come devo formattare la pagina di Microsoft Word prima di scrivere il soggetto? C’è qualche differenza tra il tipo di formattazione che c’è qui in Italia e quello negli Stati Uniti?

  231. Alberto Cassani scrive:

    Per il soggetto direi di no. L’unica differenza è che negli Stati Uniti non si usa la carta A4, quindi il testo è più stretto e lungo, ma questo lo si fa automaticamente quando si manda in stampa il documento.

  232. Dave scrive:

    Ok, più che altro perchè sono andato in un sito statunitense nel quale era scritto di formattare la pagina di Microsoft Word lasciando 1 inch (che equivale a circa 2,54cm) dall’alto, dal basso e dai lati. Su un altro sito italiano, invece, diceva di lasciare ben 7 cm dall’alto e dal basso, mentre 4,5 cm dai lati. Per questo mi è sorto il dubbio :)

  233. Alberto Cassani scrive:

    Guarda, a parte che in America si formatta un soggetto esattamente come si formatta una sceneggiatura, queste indicazioni mi sembra praticamente inutili. Primo perché nessuno si mette lì col righello a controllare l’impaginazione, e secondo perché dipende tutto da cosa scrivi nell’intestazione delle pagine e come rileghi la stampa. Di solito in alto si scrive il numero di pagina e (quando si è in lavorazione) il numero/colore della versione di quella pagina della sceneggiatura, e a sinistra si può lasciare più di spazio per la rilegatura. Direi che due centimetri e mezzo vanno benissimo. 7 centimetri alle estremità e 4,5 ai lati mi sembrano una follia, a meno di non voler far rispettare a uno scritto continuo come quello del soggetto l’equivalenza pagina=cartella. Una cartella tipografica sono 1.800 caratteri, ma in una pagina normale ce ne sono molti di più; in questo modo magari la lunghezza dello scritto si avvicina ai 1.800 caratteri. Ma anche in questo caso mi sembra comunque una cosa inutile.

  234. Dave scrive:

    Ok grazie, allora lascerò 2 cm e mezzo da tutti i lati.

  235. Dave scrive:

    Un ultima cosa, dato che l’ipotetico film che sto scrivendo prevede le scene in ordine sparso (stile Pulp Fiction per intenderci), quando scrivo il soggetto devo raccontarle nell’ordine che apparirà sul schermo (quindi in “disordine”) o almeno nel soggetto devo utilizzare l’ordine logico della vicenda per far capire meglio al produttore come si sviluppa la trama?

    Quindi, se dovessi scrivere il soggetto seguendo l’ordine delle scene che appariranno sullo schermo e che quindi ho penato, posso utilizzare uno stile discorsivo? Ti faccio un esempio: se dovessi mettere la scena finale come prima scena posso scrivere: “In realtà questa scena si rivela essere la fine della vicenda ecc…”?

  236. Dave scrive:

    Errore di battitura: penultima riga, terza parola: Non “PENATO” ma “PENSATO” :)

  237. Alberto Cassani scrive:

    Il soggetto serve non solo per raccontare la trama, ma anche per far capire al lettore che tipo di film si troverà davanti. Quindi se il senso non cronologico è una delle basi su cui è costruita la pellicola non puoi ignorarlo quando scrivi il soggetto. Però devi comunque riuscire a rendere comprensibile la storia e far capire il meccanismo senza troppe “note a pié di pagina” inserite nel racconto. Ossia: la cosa migliore da fare sarebbe che la successione delle scene come le racconti sia sufficiente a far capire quando si va avanti o indietro nel tempo, ma se non ci riesci allora è forse meglio usare dei titolini con data e ora piuttosto che continuare a scrivere “questa scena in realtà si svolge in questo momento”.

  238. Dave scrive:

    Ok, ti ringrazio molto per i suggerimenti.

  239. Kevin scrive:

    Ciao, volevo un consiglio. Se nella mia trama il protagonista deve affrontare un determinato problema che riesce comunque a risolvere, questo problema deve per forza avere un aggancio all’oggetto del desiderio ricercato dal protagonista oppure può tranquillamente essere un problema che il protagonista deve affrontare ma che non ha un collegamento con l’obiettivo finale? In poche parole, questo problema può essere un argomento a parte, tanto per rendere più “coinvolgente” il film?

  240. Alberto Cassani scrive:

    Kevin, in realtà dipende dal film. In un action hollywoodiano è meglio evitare, in un film più ragionato si può fare con molti meno problemi. Però, secondo la mia esperienza da spettatore, è meglio non perdersi troppo in queste cose, mantenerle brevi, in modo da non rischiare di perdere l’attenzione del pubblico che potrebbe non interessarsi a questi risvolti secondari.

  241. Kevin scrive:

    Perché in realtà ho finito di stendere una trama del film e c’è una scena a mio parere carina ma che non ha un preciso collegamento con l’obiettivo finale. Tuttavia, potrebbe far comprendere meglio le caratteristiche del protagonista ed è per questo che volevo tenerla.

  242. Alberto Cassani scrive:

    Se si tratta di una scena sola e non dura venti minuti, si può benissimo tenerla.

  243. Kevin scrive:

    D’accordo allora magari proverò a trovare un collegamento tra questa scena e l’obiettivo finale del protagonista.

  244. Alberto Cassani scrive:

    No, non forzare il collegamento perché poi è peggio: di solito si capisce che gli elementi sono attaccati con lo sputo e il tutto risulta molto fastidioso. Se la scena funziona e non è troppo invadente lasciala lì. Sei sempre in tempo a toglierla dopo, se il film è troppo lungo.

  245. francis scrive:

    ciao Alberto. avrei una domanda riguardo alla stesura della sceneggiatura. se in una scena è estremamente importante ai fini della comprensione del film che, anche se ci sono più personaggi in quella scena, la telecamera deve inquadrare solo quel determinato personaggio senza che gli spettatori possano vedere cosa stanno facendo gli altri, posso scrivere: “La telecamera è fissa su “nomepersonaggio” che si addentra nel campo e una volta fermatosi, possiamo udire il rumore di un’auto accendersi”?

  246. francis scrive:

    oppure basta solo che “isolo il personaggio” dal resto del gruppo? ad esempio, potrei solo dire “nomepersonaggio si addentra nel campo, si ferma, ecc… possiamo udire il rumore di auto accendersi”?

  247. francis scrive:

    in questo modo è già automatico il fatto di riprendere solo quello che sta facendo il personaggio in discussione o meglio specificare?

  248. Alberto Cassani scrive:

    E’ sempre meglio dare un’idea di ciò che si vede attraverso la narrazione, non con delle note tecniche. Parlare esclusivamente di quel personaggio è sufficiente per far capire che ci si deve concentrare su di lui, trascurando così gli altri.

    Una nota: la telecamera è una cosa, la cinepresa un’altra. Usare uno di questi due termini nella sceneggiatura è sbagliato, perché presuppone la necessità/volontà di girare il film in una determinata maniera (in video la prima, in pellicola la seconda). Per evitare questo problema si usa il termine generico “macchina da presa”, abbreviato in mdp.

  249. francis scrive:

    ok, ho bisogno di un’altra delucidazione. Per descrivere dei suoni, come faccio?

    Posso dire: “Possiamo udire il rumore di uno SPARO, e “nomepersonaggio” si accascia al suolo”

    Posso usare questo tipo di frase quando non vediamo, in questo caso l’uomo sparare, ma capiamo che l’uomo ha sparato a causa del suono?

  250. Alberto Cassani scrive:

    Certo, però è meglio scrivere “si sente uno sparo” invece di “possiamo sentire uno sparo”. Se si vuole che la narrazione trasmetta al lettore l’idea di ciò che si vedrà (e sentirà) sullo schermo, si deve scrivere in modo da far “prendere vita” ai personaggi, da creare un mondo preciso e completo. Quindi non si deve fare alcun riferimento al lettore, perché sarebbe come infrangere la “quarta parete” a teatro, e in questo caso non va bene. Poi, volendo, lo si può anche fare, ma lo si deve fare dall’inizio ed essendo ben consci degli effetti di questa scelta su altri passaggi della sceneggiatura.

  251. francis scrive:

    ok grazie mille!

  252. francis scrive:

    un’altra domanda, se voglio iniziare il film con qualcuno che parla con schermo nero, è corretto scrivere così:

    SCHERMO NERO

    NOMEPERSONAGGIO (V.O.)
    Dialogo…..—

    FADE IN:

    1. INT. CASA ECC…. – GIORNO 1

    NOME PERSONAGGIO
    —continua dialogo.

  253. Alberto Cassani scrive:

    Sì, a parte che i dialoghi vanno in mezzo e le descrizioni a sinistra.

  254. JOE scrive:

    Ciao. Come faccio a descriver un combattimento in una sceneggiatura? Devo scrivere ogni minimo dettaglio o basta scrivere che i due combattono e poi il compito di decidere lo svolgimento del combattimento lasciarlo al regista o scenografo?

  255. Alberto Cassani scrive:

    Joe, lo scenografo crea gli ambienti in cui il film si svolge, il coreografo crea le danze e i movimenti dei combattimenti. Comunque, nella sceneggiatura non è necessario scendere troppo nei dettagli: basta scrivere le cose necessarie, ossia il tipo di combattimento e come si muovono nell’ambiente, se conta.

  256. carlo scrive:

    Ciao, ho letto da qualche parte che di norma una sceneggiatura dev’essere lunga almeno 100 cartelle quindi se la sceneggiatura che scrivo arriva a circa 90 pagine, non me la accettano?

    Chiedo questo perché so che all’incirca una pagina di sceneggiatura corrisponde a 1 minuto di film. Questo sta a significare che 90 pagine di sceneggiatura sono circa 1 ora e mezza. Credo che per un film d’esordio 1 ore e mezza sia un tempo giusto, non trovi?

  257. Alberto Cassani scrive:

    Posso dire che chiunque abbia scritto una cosa del genere ha scritto una cazzata? E’ come dire che un romanzo dev’essere lungo almeno 300 pagine altrimenti non lo pubblica nessuno…
    Comunque la corrispondenza 1 pagina-1 minuto è vera solo nella struttura americana e va considerata nel suo insieme: una sceneggiatura di 90 pagine equivale più o meno a un’ora e mezzo di film, ma una pagina potrebbe benissimo corrispondere a 3 minuti e altre pagine a 30 secondi ognuna.

  258. carlo scrive:

    Ok, grazie. Anche a me sembrava abbastanza una cazzata, però mi era sorto il dubbio.

  259. Anonimo scrive:

    ciao alberto, premetto sia un po lungo ciò che ti scrivo, ma vorrei il parere di un’esperto come te, ovviamente se non ti disturba..sono un ragazzo di prima superiore, ho sempre amato il mondo del cinema, e posso dire di essere abbastanza esperto nel campo, nel senso, per quanto riguarda la quantità di film che ho visto, di tutti i generi.. ovviamente punto piu su quelli moderni, e di produzione americana.. frequento un liceo artistico, che dopo il biennio mi da la possibilità di fare 3 anni di multimedia, che comprende anche cinema, ed è proprio questo il cammino che voglio intraprendere, perchè è una cosa che amo fare, scrivere racconti, inventare storie, personaggi, situazioni interessanti, insomma, ho un sacco di idee, che in un futuro mi piacerebbe concretizzare.. so che è difficile poi fare carriera come regista, è tutto una competizione, e solo il piu bravo riesce a fare successo, ma sono pronto a rischiare, e dare il meglio di me.. recentemente io e dei miei amici, abbiamo deciso di cominciare a girare un film, cosa che volevo fare da un sacco di tempo.. ogni volta che guardavo un film, ho cominciato ad apprendere, dialoghi, situazioni, narrazione della trama, caratterizzazione e descrizione dei soggetti, riprese e quant’altro.. cosi una notte, mentalmente ho composto il mio film, e il giorno dopo ho messo appunto una trama, con luoghi, personaggi e svolgimento.. ciò di particolare della mia idea, è il modo in cui voglio riprendere il film,è in stile FALSO DOCUMENTARIO, non so se hai presente film come REC, COLVERFIELD, THE BLAIR WITCH PROJECT, ESP FENOMENI PARANORMALI, PARANORMAL ACTIVITY, TROLL HUNTER.. ho scelto questo metodo, perchè oltre ad aver riscosso abbastanza successo negli ultimi tempi, e di dar una visione piu realsitica e angosciante, trovo sia molto piu semplice da girare, l’attrezzatura non ci manca, abbiamo 3 telecamere diverse, abbastanza professionali, e un’amico che si occuperà del montaggio..
    la storia inizia con una festa, un’ambiente con molte persone, dove tutti si divertono, un momento che sappia mostrare una situazione di svago di sicurezza, dove si incomincierà a conoscere i vari protagonisti, i quali saranno, il cameramen, che avrà sempre in mano la videocamera, il quale è un ricercatore, interessato ad eventi strani e sovrannaturali, praticamente, l’esperto del gruppo.. ci sarà poi un’amico, molto superficiale, “apparentemente”, il quale rimorchia e pensa solo a se stesso, che prende sottogamba la situazione ma che poi si rivelerà affidarsi a dio per salvarsi.. ci sarò io, che sarò il piu “normale”, un ragazzo semplice, ne troppo sciettico, ne troppo convinto dell’esistenza di fenomeni strani.. e infine ci sarà la mia ragazza, individuo fondamentale, con il quale avrò dei dibattiti, avremmo un rapporto abbastanza conflittuale inizialmente, ma l’amore che provo per lei, mi porterà a fare di tutto per salvarla.. ovviamente non li presenterò tutti in una volta, ma, man mano dello svolgimento.. dopo la festa infatti, mostrerò la parte in cui il camerman decide di fare il suo documentario dopo aver trovato informazioni su internet riguardo agli strani eventi che si verificano in un castello antico (lo abbiamo vicino al paese dove abitiamo), il ragazzo superificiale, che entusiasto decide di partecipare, mentre il giorno seguente, l’incontro con me, all’inizio contrario a svolgere il progetto.. voglio dare una spiegazione a tutto, voglio che lo spettatore sia all’inizio pieno di dubbi per poi trovare le risposte in un momento di tensione, che si interessi e che lo induca a saperne di piu, per cui studierò un’argomento specifico, magari inerente alle maledizioni, a demoni o alla bibbia.. dopo una telefonata con la mia ragazza, anche lei decide di venire, per passare un po di tempo con me visto che mi faccio sentire raramente, e vedere se ci tengo di piu a lei o ai miei amici.. attraverso poi a varie informazioni che raccoglieremo durante il viaggio, come l’interrogatorio ad una signoria anziana che pare ne sappia su queste presenze del castello, e con abitani del luogo, entreremo in questo posto misterioso, quando è ancora giorno, faremo una panoramica di dove ci troviamo per poi un’ispezione del edifico.. nessuno crede veramente a questi avvenimenti strani, per cui all’inizio la situazione sarà poco seria tra i personaggi, dove voglio anche evidenziare il rapporto che hanno l’uno con l’altro e i problemi che gli affliggono.. ci sarà poi l’intreccio, dove al calar del sole, non riescono a trovare una via d’uscita, il portone sarà serrato e saranno intrappolati, per cui cercheranno un uscita all’interno del castello, dove l’incubo avrà inizio.. e qui devo ancora pensare a come svolgere tutto, ho però già in mente a come far accresce la tensione al pubblico, e a molti colpi di scena.. il superficiale morirà per primo, all’inizio un tipo coraggioso e senza paura che non ha bisogno di nessuno, per poi rivelarsi il piu codardo e legato alla chiesa.. la sua morte sarà atroce, ma senza troppo sangue ne mostri di gomma, una morte originale alla quale sto studiando.. la mia ragazza scomparirà, e io e il cameramen faremo di tutto per ritrovarla, dovendo affrontare tutto ciò che ci trovremo davanti.. per poi trovarla morta, io distrutto dal dolore, me la prenderò con l’ideatore di tutto, e ci sarà un bel dibattito fra me e l’altro soggetto.. infine verrò posseduto dal demone del castello, sarà una tensione continua, terrore allo stato puro.. mentre per il finale, voglio fare qualcosa di orginiale, dare allo spettatore l’idea che almeno l’ultimo rimasto riesce a cavarsela e ad uscire e sopravvivere, infatti non smetterà di rirprendere, intento a rendere tutto pubblico.. ma colpo di scena, morirà anche lui, nel modo piu innaspettato possibile.. questa era la mia idea.. vorrei sapere se è plausibile, e possa riscuotere interesse, sarà fatto bene, anche l’interpretazione dei personaggi, ce la caviamo come attori, e lavoreremo in modo serio e continuo.. magari ai consigli da darmi, magari non dovrei farlo, o cambiare stile di ripresa, ti dico solo che è ciò che amo fare..

  260. Anonimo scrive:

    scusa, non mi sono presentato, il mio nome è Manuel (: aspetto con ansia una tua risposta.

  261. Alberto Cassani scrive:

    Manuel, la cosa che io dicevo ai ragazzi di scuola media che hanno seguito il mio corso per il quale ho scritto questo testo è di iniziare con lo scrivere storie semplici e ambientate in luoghi che conoscono bene. Per raccontare cose che non si conoscono bisogna avere non solo capacità ma anche esperienza, e all’inizio è meglio evitare perché se si crea un problema (sia di sceneggiatura che sul set) non si è in grado di risolverlo. E infatti è una cosa che ho notato nei vari concorsi di cortometraggi in cui ho fatto il giurato: i registi giovani che mirano troppo alto cadono fragorosamente perché non sono in grado di sostenere le proprie idee sul piano pratico.
    L’idea di realizzare un finto documentario può sembrare semplice ma in realtà presenta un sacco di problemi sia di verosimiglianza che di montaggio. Secondo me è molto più semplice girare un film “normale”, tanto con le telecamere moderne si riesce comunque a ottenere una buona qualità dell’immagine.
    Un’altra cosa che vi sconsiglio è di fare ognuno più cose: se tu vuoi scrivere la sceneggiatura e/o dirigere il film non fare anche l’attore. Se non hai mai fatto nulla di queste cose è impossibile riuscire a farle bene tutte insieme. Meglio concentrarsi su un solo compito e fare quello al meglio, poi per fare qualcos’altro ci sarà sempre tempo.
    Queste sono le cose che possono consigliarvi, poi vedete voi. Non partite però con l’idea di poter realizzare un film che arriva nelle sale e incassa tanti soldi, perché è praticamente impossibile.
    In bocca al lupo, comunque.

  262. Anonimo scrive:

    si si infatti partire subito con qualcosa di esteso mi è sembrato troppo affrettato, però il tempo non ci manca, vogliamo lavorare intensamente su qulasiasi scena, anche se dovesse richiedere mesi.. ovviamente, puntiamo a fare un buon lavoro, non a fare successo, non siamo cosi ambiziosi, è solo un modo per mettere alla prova le mie capacità, che penso di avere.. in effetti fare sia il regista che l’attore comporta vari problemi, però fra i 4 sono quello che riesce a farlo meglio, non lo so, è che mi piacerebbe prendere parte al film anche come protagonista, dato che se la mia parte devo scriverla io, so come interpretarla.. se trovo qualcun’altro per sostituirmi però, seguirò il tuo consiglio.. comunque per l’argomento della storia, c’è un nostro membro del gruppo che ci fornisce tutto quello che dobbiamo sapere su spiriti e presenze, in che modo appaiono, il motivo, voci correlate a storie realmente accadute, su questo siamo preparati.. ovviamente sarà un pò più complicato da fare in modo pratico, come dici tu.. so che il nostro è un progetto difficile da svolgere, e che ci vuole esperienza, però ci siamo già organizzati a proprosito.. dovevamo partire con un corto, ma ci siamo buttati su fare qualcosa per intero.. nonostante tutto, volevo sapere da te, se la trama regge, e se fosse diretta da un regista con esperienza, possa dare qualche frutto.. grazie per il tempo concesso, spero di raggiungere i tuoi livelli un giorno

  263. Plissken scrive:

    E’ sempre una bella cosa ritrovare in altri l’entusiasmo che è stato proprio in gioventù…

    Da semplice utente di questo sito mi permetto di intervenire, facendoti i complimenti Manuel per il “coraggio” che dimostri sostenuto da una evidente caparbietà. Caparbietà nella quale però, per definizione, il confine tra il pregio ed il difetto è sovente labile e si valica mediante un passaggio solitamente subdolo: nel tuo caso questo rischio c’è, in quanto il fervore che ti pervade può essere un’arma a doppio taglio, che può portarti involontariamente ad uno stato di “cecità” che impedisce di scorgere quelle che sono le difficoltà dell’impresa.

    Ti faccio un esempio: il “soggetto” o “trama” che hai immesso di per sé non sarebbe malvagio, se non fosse per il fatto che è stato già riversato in pellicola più e più (e più) volte, nei più disparati stili, in varianti dirette anche da grandi registi.
    Quello che tu definisci, sintetizzo, “un ORIGINALE colpo di scena finale” è stato adottato in più film, anche in tempi recenti, ovvero nel celeberrimo “The descent” o nell’italiano “at the end of the day” ad esempio.
    Riassumendo: il soggetto, la caratterizzazione dei personaggi, l’ambientazione e perfino la tecnica simil-handycam appaiono anche ad un semplice appassionato come il sottoscritto logori in ogni aspetto, banali. Ergo, “la trama” non regge granché (anzi…), ma non devi fartene un cruccio in quanto anche registi di grande fama (come, uno tra tanti, Argento) hanno avuto identiche difficoltà, e nonostante il supporto dell’esperienza sono in certi frangenti caduti, ahinoi, “precipitevolissimevolmente”.

    Spero che la schiettezza con il quale mi sono espresso non ti sia di troppo fastidio; immagino comunque che, ammesso tu voglia seguire i consigli di chi ha esperienza sull’argomento (vedi interventi in giallo) non ti sarà preclusa un giorno la possibilità di esprimerti al meglio delle tue doti. L’importante è salire, con calma, un gradino dopo l’altro: ricordati la fine che ha fatto Icaro… ;-)

  264. Anonimo scrive:

    no tranquillo, ricevere pareri da parte di gente con esprienza sul campo, possono soltanto arrichirmi e mostrarmi la realtà dei fatti (: in effetti at the end of the day ha un finale molto inaspettato, trovare qualcosa di originale ormai è sempre più complesso.. lo so, la trama che ho inventato è qualcosa di già familiare, di posti infestati ne abbiamo visti di tutti i tipi.. un castello antico, dove in passato una famiglia imperiale fu massacrata da un comandante tiranno, e ora le loro anime vagano tormentate tra le mura del castello, quattro giovani decidono di esplorare questo posto, all’inizio sciettici e inconsapevoli dell’incubo che gli attende, poi uniti per riuscire a sopravvivere e trovare una via d’uscita.. lo so, è qualcosa di banale e al quanto semplice, ma essendo il mio primo film, in stile mockumentary, avevo deciso di sfruttare questo castello vicino a dove abito, e non bombare la storia con troppi intrighi o cose complicate, abbiamo visto il bosco in the blair witch project, la città devastata in colverfield, la casa in paranormal activity, il manicomio in esp fenomi paranormali, e di recente ho anche visto un film spagnolo intitolato atrocius, ambientato in una casa vicino a un bosco, per questo l’idea del castello mi risultava qualcosa di diverso.. hai ragione, tutto questo entusiamso e questa volontà, può portarmi a fare grandi cose, come allo stesso tempo cadere nel vuoto, ma è un rischio che sono pronto a correre.. il fatto è che non mi sono concentrato troppo sulla storia, perchè quella volevo fosse semplice, piu che altro volevo rendere un film qualcosa di personale che rispecchia me stesso, come io interpreterei le reazioni delle persone, ciò che dicono, gli stati d’animo davanti a una certa situazione, è questo il mio obbiettivo, poi una persona spaventata non so quante varianti possa avere, ma cercherò di dare un tocco di personalità.. io ci provo, grazie per tutti i consigli, ho capito che l’unico modo per diventare bravi in questo campo, è con l’esperienza, non si nasce registi, anche se alcune doti le abbiamo fin dalla nascita, come la capacità di scrivere, di ideare, di ricordare, fattori importanti nel mondo del cinema.. comunque la guida è stupenda, davvero complimenti, mi è servita parecchio (:

  265. David scrive:

    Buona sera, ho letto un libro che mi ha molto colpito, mi chiedevo se fosse possibile scriverne la sceneggiatura e quali fossero le modalità per proporlo come film, esistono delle regole particolari per poterlo fare?
    Non sono un esperto del settore ma secondo me ne verrebbe fuori un buon film
    Sarebbe possibile avere qualche dritta? Grazie

  266. Antonio Putzu scrive:

    Buongiorno.
    Ho letto con molto interesse il “corso” da voi presentato. A riguardo di ciò volevo cortesemente chiedervi a chi posso rivolgermi per mandare un breve sunto di scenografia, curata secondo le vostre indicazioni, e vedere se è corretto e poter prosegurire su quella strada.
    Distinti saluti. Antonio Putzu.

  267. Alberto Cassani scrive:

    Antonio, noi non facciamo editing degli scritti altrui. Se hai dei dubbi su singole scene scrivilo tranquillamente qui, ma se vuoi un parere e delle correzioni su un’intera sceneggiatura è meglio che ti rivolgi a qualcun altro.

  268. Antonio Putzu scrive:

    Alberto, non ti chiedevo un editing e relative correzioni su una sceneggiatura ma, bensì, il conforto di sapere se ho seguito bene le vostre indicazioni e il mio modo di scrivere è corretto. Mando un breve sunto e mi farebbe molto piacere ricevere da parte di tutti un giudizio se l’impostazione scenografica è rispettata e corretta oppure no. Distinti saluti a tutti.

    Interno della sala da pranzo di una antica e dignitosa casa pastorale Sarda. Sulla parete sinistra dell’uscio una evidente credenza in arte povera ma gradevole. Il tavolo e le sedie al centro della stanza, antichi armadietti ricavati dalle spesse mura delle pareti. Antichi utensili della tradizione Sarda appesa un po qua e la ma con ordine buon gusto. La parete, fronte all’auscio, ospita un enorme caminetto, alto quanto una persona, profondo tanto da potersi sedere e riscaldare all’interno e lungo quanto la parte stessa. Un bambino di 6 anni, Salvatore, ci è seduto dentro su uno sgabello a fianco del fuoco acceso.
    Sta scartafogliando alcune vecchie fotografie. Di fronte a lui il nonno, ottantenne, è seduto su una poltrona con le gambe distese verso il camino e le mani composte in prossimità della cintola. E’ “tziu Bobbore”, capostipite e patriarca assoluto della famiglia. Ha una lunga barba bianca e folta, indossa un capello in velluto nero e le pelli di pecora (sempre nere) che fanno da gilet sulla giacca di velluto e la camicia. Pantaloni sempre di velluto alla cavallerizza ma in stile tipicamente Sardo con lunghi gambali in cuoio neo e scarponi in pelle. Osserva il nipote Giovanni, ma sembra più pensieroso e preoccupato del solito. Il bambino invece si mostra divertito al guardare quelle fotografie.
    A destra dell’uscio, ad un livello inferiore vi è la cucina nella quale due donne sono intente a preparare la cena.

    Dalla cucina si elevano i suoni dell’acqua che scroscia
    dal rubinetto e dei mestoli che sbattono sulle pentole.

    Il giovane nipote, Salvatore, trova una foto che attira la sua attenzione. Si tratta del mezzo-busto di un uomo dallo sguardo fiero e imponente, con la barba e l’antico copricapo e indossante l’antico costume tipico Sardo. Ruota la foto verso il nonno.

    Salvatore:
    “Nonno, chi è questo signore?”

    “Tziu Bobbore” ritira verso la poltrona le gambe e si mette composto. Prende in mano la foto che il bambino gli porge. La fissa per alcuni secondi. Il nipotino osserva incuriosito. Tziu Bobbore sospira e restituisce la foto al nipote. Allunga nuovamente le gambe verso il camino e ricompone le mani sulla cintola.

    Tziu Bobbore:
    Quello è mio padre. Sarebbe tuo bisnonno!

    Salvatore:
    Davvero? Che bello! E’ morto, nonno?

    Tziu Bobbore:
    Si. E’ morto da tanto tempo.

    Salvatore:
    Che peccato! Mi sarebbe piaciuto tanto conoscerlo!

    Tziu Bobbore fissando il fuoco, con un filo di voce:

    Tziu Bobbore:
    “Anche a me!”

    Una donna anziana esce dalla cucina. E’ Maria Assunta, moglie di Tziu Bobbore e nonna di Salvatore. Anche lei indossa gli abiti tradizionali Sardi, la gonna “fardetta’e ispiha” blu scuro lunga e plissettata, camicia bianca del costume con il colletto ricamato e i due grossi bottoni d’oro. Le maniche piegate tipiche di chi è intento alle faccende così come il fazzoletto, anch’esso raccolto e piegato sul capo e ricamato di fiori colorati tipico di chi non ha lutti da osservare.
    Una volta entrata nella sala da uno sguardo al marito e al nipote per poi rivolgere la sua attenzione verso la finestra che da sul cortile. Si gira verso il grosso orologio che sta sul caminetto e che indica le 19:30 e poi nuovamente verso il cortile. Si sta facendo buio.

    Maria Assunta:
    “E’ tardi. Come mai ancora non sono rientrati?”

    Tziu Bobbore, sempre con lo sguardo fisso verso il fuoco fa un cenno con le spalle, come a dire che lui non può saperlo.

  269. Federico scrive:

    Beh, se vuoi un parere da parte di tutti, per me non è male. Poi qui c’è chi ne sa parecchio più di me, perciò non dico altro

  270. Alberto Cassani scrive:

    Antonio, allora non ci eravamo intesi…
    Per quanto riguarda ciò che hai scritto qui, tutte le scene iniziano con il titolo che ne descrive il luogo e il momento. Quindi se la scena in questione ha come titolo per esempio INT. SALA DA PRANZO CASA PASTORALE SARDA – SERA poi non serve ripetere queste cose nella descrizione della scena. Inoltre, la scena ve sempre considerata autonoma, soprattutto se (come in questo caso, immagino) è la prima del film: dire che la nonna “esce dalla cucina” è sbagliato, perché dal nostro punto di vista non sta uscendo ma entrando. Vedila un po’ come si fa a teatro, con un personaggio che entra ed esce di scena. La nonna quindi, “entra nella stanza, proveniente dalla cucina”. Qui però c’è un altro problema: quando descrivi la stanza mi devi anche dire che c’è una porta che conduce in cucina, visto che poi questa porta serve. Stessa cosa vale per la finestra che dà sul cortile e per l’orologio sopra il camino: se descrivi tutta una stanza devi farlo completamente, altrimenti ti concentri inizialmente solo su quello che ti serve immediatamente e lasci il resto per dopo. Invece accenni solamente all’uscio di fronte al camino (che per come lo intendo io è la porta di ingresso alla casa) e basta, come se ci si trovasse in un monolocale.
    A parte questo, certe abitudini narrative sono fuori luogo in una sceneggiatura cinematografica: il piccolo Salvatore, una volta descritto, è Salvatore e basta, non “il giovane nipote Salvatore”. Al massimo puoi descriverlo come “bambino” se nel singolo blocco di descrizione l’hai già nominato e non vuoi rendere troppo pesante la lettura (ma in genere qui è meglio usare il soggetto implicito).
    Comunque, la scena è organizzata bene. A parte ciò che ti ho scritto rende bene l’idea della situazione. Però ti consiglio di fare un controllo ortografico del testo (do per scontato tu abbia fatto un copia-incolla) per correggere gli errori di battitura e prendere una decisione sul nome del bambino: nel giro di poche righe passa dal chiamarsi Salvatore a essere Giovanni per poi tornare Salvatore.

  271. Antonio Putzu scrive:

    Carissimo Alberto ti ringrazio di cuore dei consigli preziosissimi. Correggo il tutto secondo i tuoi suggerimenti e la rimando. Ce la devo fare per forza! P.S. Promessa di “Boy-Scout” se vieni in Sardegna ti regalo una bella forma di formaggio!

  272. Antonio Putzu scrive:

    Interno della sala da pranzo – sera.
    una antica e dignitosa casa pastorale Sarda. La parete dove si trova l’ingresso alla sala ospita anche una finestra che da su un cortile esterno. Sulla parete sinistra dalla porta d’ingresso una evidente credenza in arte povera ma gradevole. Il tavolo, al centro della sala è apparecchiato, 6 piatti piani e rispettive forchette e bicchieri, un boccale d’acqua e uno di vino rosso. In bella vista il “pane carasau”. Le sedie appoggiate al tavolo, antichi armadietti ricavati dalle spesse mura delle pareti. Vecchi utensili della tradizione Sarda appesi qua e la ma con ordine buon gusto. La parete fronte alla porta d’ingresso ospita un enorme caminetto alto quanto una persona, profondo tanto da potersi sedere e riscaldarsi all’interno e lungo quanto la parte stessa. Anche sul caminetto alcuni utensili fanno da abbellimento e al centro della cappa un antico e funzionante orologio a pendolo stile anni ’20. Un bambino di 6 anni, Salvatore, è seduto dentro il camino su uno sgabello a fianco al fuoco acceso.
    Sta scartafogliando alcune vecchie fotografie. Di fronte a lui il nonno, ottantenne, è seduto su una poltrona con le gambe distese verso il fuoco e le mani composte in prossimità della cintola. E’ “tziu Bobbore”, capostipite e patriarca assoluto della famiglia. Ha una lunga barba bianca e folta, indossa un capello in velluto nero e le pelli di pecora (sempre nere) che fanno da gilet sulla giacca di velluto e la camicia. Pantaloni sempre di velluto alla cavallerizza ma in stile tipicamente Sardo con lunghi gambali in cuoio nero e scarponi in pelle. Osserva il nipote Salvatore, ma sembra più pensieroso e preoccupato del solito. Il bambino invece si mostra divertito al guardare quelle fotografie.
    A destra del ingresso ad un livello inferiore una porta spalancata comunica con la cucina nella quale due donne sono intente a preparare la cena.

    Dalla cucina si elevano i suoni dell’acqua che scroscia
    dal rubinetto e dei mestoli che sbattono sulle pentole.

    Salvatore trova una vecchissima foto che attira la sua attenzione. Si tratta del mezzo-busto di un uomo dallo sguardo fiero e imponente, con la barba scura e l’antico copricapo, indossante l’antico costume tipico Sardo. Ruota la foto verso il nonno.

    Salvatore:
    “Nonno, chi è questo signore?”

    “Tziu Bobbore” ritira verso la poltrona le gambe e si mette composto. Prende in mano la foto che il bambino gli porge. La fissa per alcuni secondi. Salvatore osserva incuriosito. Tziu Bobbore sospira e restituisce la foto al nipote. Allunga nuovamente le gambe verso il camino e ricompone le mani sulla cintola.

    Tziu Bobbore:
    Quello è mio padre. Sarebbe tuo bisnonno!

    Salvatore:
    Davvero? Che bello! E’ morto, nonno?

    Tziu Bobbore:
    Si. E’ morto da tanto tempo.

    Salvatore:
    Che peccato! Mi sarebbe piaciuto tanto conoscerlo!

    Tziu Bobbore fissando il fuoco, con un filo di voce:

    Tziu Bobbore:
    “Anche a me!”

    Una donna anziana entra nella sala proveniente dalla cucina. E’ Maria Assunta, moglie di Tziu Bobbore e nonna di Salvatore. Anche lei indossa gli abiti tradizionali Sardi, la gonna “fardetta’e ispiha” blu scuro lunga e plissettata, camicia bianca del costume con il colletto ricamato e i due grossi bottoni d’oro. Le maniche piegate tipiche di chi è intento alle faccende così come il fazzoletto, anch’esso raccolto e piegato sul capo e ricamato di fiori colorati tipico di chi non ha lutti da osservare.
    Entrata nella sala da uno sguardo al marito e al nipote per poi rivolgere la sua attenzione verso la finestra che da sul cortile. Si gira verso il grosso orologio che sta sul caminetto e che indica le 19:30 e poi nuovamente verso il cortile. Si sta facendo buio.

    Maria Assunta:
    “E’ tardi. Come mai ancora non sono rientrati?”

    Tziu Bobbore, sempre con lo sguardo fisso verso il fuoco fa un cenno con le spalle, come a dire che lui non può saperlo.

    Dalla cucina la voce di Marietta, la figlia maggiore 45 enne dei due. Capelli raccolti nel tipico “mogno” alla Sarda indossa una vestaglia relativamente moderna. Sta mescolando una padella di cibo.

    Marietta:
    “Mà, non cominciare con queste preoccupazioni!
    lo sai bene che in campagna ci può sempre essere
    qualche imprevisto. Non è la prima volta!”.

    Maria Assunta:
    “Non sono tranquilla stasera!”

    La donna guarda nuovamente dalla finestra verso il cortile. Esce dalla sala e torna in cucina, unendosi a Marietta nella preparazione della cena.

    Ad un tratto si sentono dei rumori provenire dall’esterno.
    Un portone si apre e un automezzo entra dentro il cortile.

    Tziu Bobbore:
    “Sono loro. Sono rientrati”

  273. Alberto Cassani scrive:

    Così direi che va meglio. Gli unici appunti che ti faccio sono nella parte finale.
    Innanzi tutto non c’è bisogno di scrivere ogni volta se un personaggio entra o esce dalla stanza in cui ci troviamo, nel senso che una volta stabilito dov’è l’altra stanza si può semplicemente dire che vi si reca: invece di “Esce dalla sala e torna in cucina”, basta semplicemente “Torna in cucina”.
    L’altra cosa riguarda proprio la frase seguente, con l’auto che arriva. Se hai in mente di mostrare “da vicino” l’arrivo, allora devi cambiare scena perché siamo passati all’esterno della casa; se invece pensi di farla vedere attraverso i vetri della finestra allora devi scriverlo chiaramente. Meglio se, in questo caso specifico, scrivi che Tziu Bobbore guarda fuori dalla finestra e li vede arrivare.

  274. Antonio Putzu scrive:

    Ti ringrazio di cuore. Mi sei stato veramente d’aiuto. La forma di formaggio è tua. Ti mando qualche altro continuo della sceggiatura appena possibile. Adiosu.

  275. Alberto Cassani scrive:

    Nessun problema. Ciao!

  276. Antonio Putzu scrive:

    A questo punto, la scena si sposta indietro nel tempo ripercorrendo la memoria e il racconto di Tziu Bobbore. Siamo ai primi del 1900.

    Interno di una vecchia casa Sarda – giorno.
    Una modestissima ma dignitosa e pulita stanza. Si nota una cassapanca e un mobile molto vecchi. Nessuna sedia qualche sgabello. Una finestra collega con la strada e un’apertura senza porta nella parete indica che vi sono delle altre stanze. La porta d’ingresso è collegata direttamente alla stanza e alla strada. La casa non ha cortile.
    Un uomo sui trent’anni, Antoni, con la barba lunga e scura vestito in tipico costume Sardo, sta infilandosi le pelli di pecora sul corpetto di velluto liscio.

    Da una delle stanze si ode la bella voce di una donna
    che canta delle allegre canzoni in lingua Sarda.

    “A su dulluru-duru, corte apas de marmùru,
    e mille-chentu vaccas, corte de marmùru apas!
    Mille-chentu berbeghes, e de porcos chent’e-deghe,
    Tottu maialischìnas! E chentu calavrìnas, tottu pudderigadas,
    e chentu ebbas domadas, domadas a arzola!
    E chentu domos novas, prunìas in arghentu,
    E in d’onzi apposentu, b’apas unu rizzàdu!!”

    “Bellu custu froricheddu, bellu!
    Bellu su fruttu de s’amore,
    Mai apas dolore, ma tottu su ki bramas,
    S’amor’e babbu’e mama!”

    Antoni, sentendo la voce sorride e fa cenno di dissenso con il capo. Prende in mano il copricapo e se lo sistema in testa.
    Da una delle stanze adiacenti entra Carmela. E’ la moglie di Antoni. Poco più che ventenne, alta e bellissima, sorridente e raggiante anche lei indossa il costume tipico Sardo. Corpetto colorato, gonna lunga scura e plissettata, la candida camicia con i grossi bottoni d’oro che evidenziano il seno prorompente. Porta a mò di scialle il fazzoletto sulle spalle ricamato di fiori colorati. Tiene in grembo un bambino di pochi mesi. Si chiama Bobbore, ed è il figlio della coppia.
    Si rivolge ad Antoni:

    Carmela:
    “Ma oggi a pranzo rientri?
    ……Non torni all’ovile!”

    Antoni:
    “Si, oggi si! All’ovile ci vado di pomeriggio.
    Porto il giogo su in montagna da Predu e
    poi rientro a casa”.

    Carmela:
    “Finalmente un giorno in cui si
    può stare tutti assieme.
    Lo vedi? Lo dice anche Bobboreddu!”

    Antoni:
    “Eh, di sicuro! Se ne frega lui,
    basta che abbia buon latte…!”

    Carmela da un colpetto sulla spalla di Antoni. I due si mettono a ridere.
    Antoni apre la porta e sta per uscire. Guarda il bambino.

    Antoni:
    “Mi raccomando, Bobborè! Fai da bravo,
    che torno presto!”

    Antonio da una carezza e un bacio delicato sulla fronte del bambino. Sta per uscire, la porta è già aperta. Carmela lo trattiene per il braccio e lo fissa amorevolmente.

    Carmela:
    “Ehi, e a me niente?”

    Antoni sorride. Richiude la porta, accarezza Carmela sul viso e la bacia. Apre nuovamente la porta ed esce fuori. Carmela osserva ogni suo movimento.

    Esterno – giorno:
    Siamo ora sul viottolo adiacente la casa di Antoni. Carmela è sull’uscio della casa. La porta è aperta. Osserva Antoni che sta sellando il cavallo. Monta su. I due si salutano con un cenno del capo si sorridono. Carmela segue con lo sguardo il marito che si allontana.
    Lascia la porta aperta e si siede sul gradino dell’uscio. Gioca e canta al bambino.

    Carmela:
    “Celeste tesoro d’eterna allegria,
    Dormi vida’e coro reposa anninnìa,
    Dormi vida’e coro e reposa annìa!

    Esterno –giorno:
    Una strada di montagna, molto panoramica ricca di anfratti rocciosi e querce secolari. Antoni sta avanzando lentamente dietro un giogo di buoi che tiene alla fune. E’ apparentemente tranquillo. Ad un tratto due fucilate lo fanno stramazzare a terra. I due buoi fuggono impauriti. Antoni è a terra moribondo. Sanguina copiosamente. Ha il corpo e il volto rivolto verso il cielo.

    Da un macchione spunta un uomo alto con la faccia coperta da una maschera di legno. E’ vestito in costume tipico Sardo e un mantello d’orbace nero e il cappuccio. Ha un fucile stretto tra le mani. Si avvicina lesto verso Antoni, che ormai è privo di vita.

    Si solleva la maschera. Si chiama Giovanni. E’ l’acerrimo e storico nemico di Antoni. Guarda fisso Antoni che è morto con gli occhi aperti.

    Giovanni:
    “Peccato che non hai durato abbastanza
    da vedere chi ti ha mandato questi due confetti.
    Adesso te ne offro un altro. Magari lo recepisci meglio!”

    Giovanni si porta il fucile tra la spalla e l’altezza del viso. Spara un terzo colpo di grazia ad Antoni.

    Giovanni:
    “Adiosu”!!

    Giovanni si carica il fucile in spalla e sparisce tra le rocce ed i macchioni.

  277. Alberto Cassani scrive:

    Antonio, secondo me è meglio se specifichi nel titolo della scena che è ambientata ai primi del ’900. Una cosa del tipo “Interno di una vecchia casa sarda – 1910 – Giorno”. Per il resto direi che va bene.

  278. carlo scrive:

    mi sento ridicolo a scrivere perchè io non so scrivere, sono un pessimo scrittore ho provato milioni di volte ma non sono riuscito ad andare oltre le dieci righe, anzi ho fatto fatica anche a scrivere questo ma sono un buon narratore.
    Ci può essere qualcuno interessato alle mie storie?

  279. Alberto Cassani scrive:

    “E’ la storia, non chi la scrive”, scrisse Stephen King all’inizio di “Stagioni diverse”. Se pensi di scrivere qualcosa di interessante e di riuscire a scriverlo bene, non c’è motivo perché non possa interessare a qualcuno. Il problema sta a trovarlo, questo qualcuno…

  280. marco scrive:

    salve io ho un idea di scrivere, una sceneggiatura su un racconto sentito a grandi linee una volta in tv, pero’ il finale era drammatico, cambiando il finale e renderlo piu ” dolce” e possibile? grazie Marco

  281. Alberto Cassani scrive:

    Non vedo perché non potresti.

  282. marco scrive:

    grazie per la sua risposta allora mi mettero’ subito al lavoro.

  283. Ilaria scrive:

    Ciao Alberto,
    Sempre la scocciatrice dell’altra volta… sto cercando di scrivere il soggetto della mia sceneggiatura. Sto riniziando perchè per alcuni concorsi sono richieste 10-12 pagine invece delle cinque che avevo preparato. A questo punto credo che l’approccio dovrà essere diverso…. hai qualche consiglio da darmi? Devo mostrare scena per scena tutto, indicare tutti i punti di svolta o cosa? Quello da cinque pagine era più un riassunto che altro….
    ma soprattutto…in che ordine devo andare? Se all’inizio della sceneggiatura ho l’anticipazione di una scena che riprenderò poi verso la fine… dovrei partire da lì mostrando il film come poi l’ho scritto e immaginato oppure no e vado semplicemente ha narrare tutta la storia in preciso ordine? E quanto bisogna essere specifici?
    Grazie ancora….

  284. Ilaria scrive:

    posso utilizzare delle battute di dialogo fondamentali oppure no? I pensieri immagino siano banditi anche dal soggetto.

  285. Ilaria scrive:

    questa è l’ultima cosa che aggiungo, giuro :P è troppo dettagliato così? 10-12 pagine sono proprio tante…con tutto che la sceneggiatura è di 123.
    “Entra in casa sudato. Riordina alcuni oggetti sparsi nella camera da letto e si siede accanto a sua moglie Sarah”

  286. Alberto Cassani scrive:

    La struttura del film è una cosa basilare, quindi se hai scelto di raccontare la storia non in senso cronologico devi fare lo stesso anche nel soggetto. Scendere nei dettagli è da evitare, però se vuoi puoi farlo con la scena iniziale che poi ritorna in seguito: scendi nei dettagli (ma non troppo) e poi riprendi esattamente le stesse frasi. Battute di dialogo niente, a meno che non siano cose fondamentali. Comunque è chiaro che per raddoppiare la lunghezza devi raccontare di più, ma essere dettagliati come hai scritto è troppo.

  287. Ilaria scrive:

    grazie ancora…!
    mi accorgo che il problema per me è più essere sintetici… alla fine ho riniziato da capo. Ho scritto sei pagine di soggetto per quasi metà sceneggiatura, e dovrebbe anche essere la parte meno densa di eventi. Quindi devo capire come tagliare. Dicono che vogliono tra le 12 e le 20. Ma sinceramente già sopra le 12 finirà per assomigliare più a un trattamento…e mi sembra eccessivo.
    Per non far perdere le caratteristiche del personaggio e non farlo sentire solo un pezzo di carta mi è venuto di riportare anche i gesti… devo toglierli vero? O posso lasciare almeno all’inizio quelli che denotano il personaggio? Per alcune scene come è meglio descriverle senza dire di cosa stanno parlando? Devo solo riportare il modo di fare o le reazioni? Tipo: tenta di farlo rinunciare e lui si oppone. Oppure: l’uomo gli fa una promessa: …

    alla fine la storia è in senso cronologico. Ma ho inserito alcuni flashback nei vari atti e all’inizio ci sono due scene che riprendo poi alla fine perchè importanti, all’inizio incuriosiscono solamente e ti gettano al punto giusto della storia, ma alla fine si capirà il senso.
    Lo so che la scrittura del soggetto è molto più libera, ma si può sbagliare anche così… ne ho letti parecchi trovati su internet e sono tutti diversi…
    come pensi sia meglio iniziare? Scrivere la città il periodo e la descrizione del personaggio? O è meglio buttarlo direttamente nella scena?

    grazie ancora una volta…ah! e BUON ANNO!anche se un pochino in ritardo.

  288. Alberto Cassani scrive:

    Gli esempi che fai secondo me vanno benissimo. I flashback li devi inserire nel punto in cui si vedrebbero nel film, altrimenti perdono di senso. Per quanto riguarda il protagonista, meglio spendere 2-3 righe al momento della presentazione che riempire lo scritto di gesti ripetuti. Mettere un titolino a inizio soggetto come fosse un inizio scena direi proprio di evitare. Inizia in maniera più letteraria, ma solo per la prima riga. Ad ogni modo finisci prima di scriverlo, poi pensa a cosa tagliare, perché a quel punto ti sarà sicuramente più chiaro.

    Buon anno anche a te!

  289. Ilaria scrive:

    Grazie! Speriamo lo sarà!

    A questo punto potrei usare una buona parte delle descrizioni… riadattandone alcune e eliminando i dettagli!
    Mi chiedo una cosa: il soggetto solitamente è precedente alla sceneggiatura, chiedendo una quantità di pagine così elevata loro si aspettano per forza che tu ce l’abbia la sceneggiatura, perchè come potrebbe fare una persona che non ha una sceneggiatura pronta, ma solo le idee per un tot di scene o per i punti di struttura, a scriverlo come loro lo vogliono(12-35 pagine!!!!), passando in rassegna ogni singola scena?

  290. Alberto Cassani scrive:

    E’ possibile che sia così, ma credo che in realtà sia semplicemente per dare alla giuria la possibilità di leggere qualcosa di articolato senza per questo passare ore a leggere le sceneggiature. Un soggetto, per quanto lungo, permette di trovare rapidamente i punti di interesse anche se è scritto male o se l’inizio è poco convincente. Con una sceneggiatura è più difficile farlo.

  291. Federico scrive:

    Alberto, magari è una domanda un po’ fuori tema, ma il metodo di scrittura di un’opera teatrale è molto differente da quello di una sceneggiatura cinematografica?

  292. Alberto Cassani scrive:

    Direi di sì. Ovviamente il metodo di lavoro dello scrittore può essere uguale, dal punto di vista dell’organizzazione, ma il risultato è totalmente diverso sia come contenuti sia come struttura grafica. Ora, ammetto di non aver letto copioni moderni ma i più recenti che ho letto (metà anni 90) non sono poi molto diversi dai testi teatrali classici che vendono nelle librerie: indicazioni sceniche ridotte a poche righe all’inizio della scena, movimenti degli attori indicati solo per entrata e uscita o quasi, assolutamente nessuna indicazione registica o recitativa.
    Negli Stati Uniti le indicazioni di inizio scena vengono scritte nella parte destra della pagina, mentre i dialoghi col nome del personaggio al centro scorrono per tutta la larghezza. In Europa invece mi risulta che le indicazioni siano scritte in corsivo con i dialoghi rientranti rispetto al nome del personaggio, ma il testo scorra sempre per tutta la pagina.

  293. Federico scrive:

    Poi immagino che anche i dialoghi siano diversi. Cioè, come hai detto qui sopra o nelle parti successive, nel cinema è sempre meglio fare botta e risposta, mentre nel teatro monologhi molto lunghi non sono fuori luogo, giusto?
    Anche se a pensarci bene non saprei dire com’è strutturata (riguardo le tipologie di dialoghi) un’opera teatrale dei giorni nostri. Mi riferisco più che altro ai monologhi chilometrici di Shakespeare o Cechov.

  294. Alberto Cassani scrive:

    Sicuramente la gestioni dei ritmi scenici è diversa, rispetto al cinema, ma in nessuno dei due casi ci sono regole precise in questo senso. Quello che ho scritto io è un consiglio che dipende dalle abitudini degli spettatori e dalle idee dei produttori, ma nulla vieta di inserire comunque lunghi dialoghi nel proprio film – “Lincoln” è un esempio – anche se chiaramente è facile farlo e imporlo se si è un regista/sceneggiatore affermato. Anche in teatro ci sono comunque scambi di battute brevi, anche se più raramente e di solito solo nei generi più leggeri. Di solito, comunque, il ritmo è effettivamente più compassato rispetto al cinema.

  295. Federico scrive:

    Ok! Grazie di entrambe le dritte!

  296. Gianni terrano scrive:

    Secondo me al di la della cultura che uno debba avere scrivere una trama con soggetto e sceneggiatura e un dono di natura che poche persone hanno ci si nasce e poi con calma a mente tranquilla appagati anche da una tranquillità economica esce fuori anche il genio purtroppo ci si nasce già condannati a lavorare per vivere poiche’ non si conoscono le l’obbi anche di questo settore. Purtroppo non sapete che vi siete persi se queste persone avessero avuto la possibilita’ di emergere.Ma c’e sempre tempo e gli esami non finiscono mai.

  297. ruggiero scrive:

    ciao alberto,
    mi chiamo ruggiero, ho 21 anni ed il mio sogno è quello di diventare regista. purtroppo non ho alcuna base per quanto riguarda il mondo del cinema, ma ho già scritto una scenografia, senza metterci parti tencniche (tipo di riprese, luci, suoni ecc.). che consiglio mi daresti per poter intraprendere la carriera di regista? quali basi bisogna avere per poter far il regista o per poter essere almeno selezionato per una scuola di regia? grazie ruggiero

    ps. il “film” si chiama “L’ULTIMO VOLO”

  298. Alberto Cassani scrive:

    Ruggiero, secondo me prima di imbarcarti in una scuola ti conviene radunare un piccolo gruppo di amici e girare un cortometraggio, così ti potrai rendere conto di cosa vuol dire girare un film (anche se piccolo).

  299. ruggiero scrive:

    Grazie del consiglio alberto.

  300. ale scrive:

    ciao vorrei segnalare anche un gioco molto interessante, proviene dall’America, si chiama storymatic, purtroppo non è tradotto ufficialmente in Italiano e nemmeno venduto in Europa, almeno non direttamente.

    Il gioco di carte permette di inventare dei soggetti e personaggi dando delle tracce generiche, esiste un sito, in Italiano, da cui è possibile scaricare tutto il pacchetto di carte tradotte da stampare e ritagliare tutto gratis.

    Io l’ho provato è molto divertente. vi posto sotto il link.

    http://cartemagiche.altervista.org/

  301. Alberto Cassani scrive:

    Volendo c’è anche un altro gioco di carte che si basa, come questo, sulla creazione di storie a partire da alcuni dati iniziali. Questo però esiste anche in versione italiana ufficiale, e si intitola “Once Upon a Time”.

  302. Ambra scrive:

    Articolo bellissimo e utilissimo! Io sto scrivendo una sceneggiatura da qualche tempo. Volevo chiederti una curiosità, magari tu puoi darmi una mano.. Devo inserire delle frasi in tedesco che vengono recitate da un personaggio della mia storia, perché è appunto straniero. Ci vuole sotto la traduzione o scrivo la battuta in tedesco senza aggiungere altro? Grazie mille!

  303. Alberto Cassani scrive:

    In realtà di solito si scrive la frase in italiano indicando che si tratta della traduzione da un’altra lingua. E’ più importante che chi legge la sceneggiatura capisca cosa il personaggio dica, che non il realismo interno al singolo dialogo.

  304. Ambra scrive:

    Anche se poi l’attore dovrà recitarla in tedesco?

  305. Ambra scrive:

    E’ un passaggio molto importante, perché i due personaggi principali non riescono a comunicare tra loro per la diversa nazionalità.

  306. Alberto Cassani scrive:

    Sì, è per questo che si indica che si tratta di una traduzione. Sotto il nome del personaggio si scrive (in tedesco), oppure all’inizio della scena si mette una nota del tipo (< indica battute pronunciate in tedesco) e quindi ogni dialogo in tedesco inizierà con < e finirà con >. La scelta dipende dal numero di battute: se si tratta di 1-2 battute si può usare il primo metodo, altrimenti è meglio il secondo.
    Lasciare il dialogo in un’altra lingua ha senso solo se lo spettatore non deve sapere cosa i personaggi dicono, quindi se la tua idea è di non mettere i sottotitoli e lasciare il pubblico al buio, ma è comunque un rischio perché è una cosa molto fastidiosa da leggere. Non ha importanza se i personaggi capiscono o no ciò che gli altri dicono, l’importante è che lo capiscono gli spettatori/lettori: sono loro il referente di ciò che scrivi.
    Se proprio vuoi, comunque, puoi aggiungere alla sceneggiatura il dialogo con le battute in lingua originale, ma mettilo comunque come appendice, in fondo al resto dello scritto.

  307. Ambra scrive:

    Chiarissimo e gentilissimo :-) Ti ringrazio!

  308. Anonimo scrive:

    a Once Upon a Time ci ho giocato una volta.
    é molto divertente come idea, ma bisogna giocare con gente spigliata e creativa.
    Il problema è che eravamo tutti uomini e si finiva sempre per parlare di sesso e volgarità :P
    Inoltre la gente si intrometteva un po a caso nelle storie degli altri, una gran caciara. ma proprio per questo molto divertente!

  309. Alberto Cassani scrive:

    Esattamente, anch’io ho giocato solo un paio di volte e con risultati modesti. Ma se il gruppo è brillante e variegato possono venir fuori davvero delle belle partite.

  310. Anonimo scrive:

    ciao, anke a me piacerebbe tanto fare un film ( specificatamente un musical ) ma nn so se poxo farlo xkè mi vergogno molto…Mi date un consiglio x farmi paxare questa vergogna?pleaseeeeeeeeeeeeeee
    Grazie e ciaooooo

  311. Alberto Cassani scrive:

    Non so che dire… Prova magari a iscriverti a qualche laboratorio teatrale, così ti guidano loro pian piano a vincere la tua paura del palcoscenico.

  312. alan faeti scrive:

    Ciao, rubo solo un breve spazio: ho letto soltanto ora il messaggio di Paola 19 novembre 2009 alle 21,59 e mi è balenata in testa una idea poichè sto cercando da qualche tempo una collaborazione per scrivere .. in sostanza:
    è possibile fare avere un messaggio a Paola affichè possa mettersi in contatto con me? Grazie.

  313. Alberto Cassani scrive:

    Paola è a tutt’oggi iscritta a questa pagina, il che vuol dire che riceve via mail una copia di tutti i commenti che vengono postati. Se è interessata ha quindi la possibilità di contattarti.

  314. Daniele scrive:

    Ciao Alberto.Desidero farti i complimenti per questa tua iniziativa.dalle risposte commenti e domande varie vedo che in quattro anni hai avuto un bel lavoro per rispondere.Questa mia è un’altra domanda.La sceneggiatura completa per un film porterebbe via troppo ma troppo troppo :) del mio tempo.Avendo un’idea e svilupparla il più possibile non potrebbe bastarte per presentarla ad un regista.Inoltre,come contattare un regista a cui proporla?Infine.Come si tutela la propria idea e come fare,quindi,per evitarte che colui che legge non faccia sua la cosa?Grazie e buon proseguimento.

    Daniele

  315. Alberto Cassani scrive:

    Daniele, certo: scrivere un trattamento o un soggetto sufficientemente dettagliato va comunque bene. Tanto di solito i produttori fanno comunque leggere la sceneggiatura a qualche assistente, prima di “perdere tempo” loro personalmente.

    Per tutelare il proprio lavoro l’unica è registrarlo alla SIAE prima di farlo leggere ad altri. Costa qualcosina, ma è la cosa migliore da fare.

  316. Martina scrive:

    Alberto Cassani,

    prima di tutto complimenti per il saggio scritto in modo molto chiaro, con consigli essenziali e niente di superfluo.
    Ho moltissime idee per la testa, ma purtroppo anche parecchi dubbi.
    Sono una ragazza di quindici anni appassionata di letteratura e cinema, benché io abbia visto un numero molto eseguo di pellicole. Mi mancano ancora molti grandi classici della cinematografia e sono selettiva per quanto riguarda i generi; ne deriva che sono inesperta e per è molto difficile, quando ho un’idea in mente, capire quanto possa essere originale o se sia davvero buona.
    Volevo chiederle quindi se pensa che avere una certa cultura cinematografica sia un requisito necessario per scrivere buone sceneggiature.
    Inoltre prediligendo film datati (anni ’50-’60) temo che le mie idee o il modo a cui intendo svilupparle, rifacendomi a tali pellicole come modelli, alla fine non siano proprio freschissimi… Consigli?

    Volevo chiederle anche se trame non adrenaliniche e spettacolari, ma più introspettive, realistiche, psicologiche possano comunque catturare l’attenzione dello spettatore x senza provocare sbadigli, se queste non costituiscano ormai un genere morto. Lo sento più come il mio ambiente, però spesso mi sembra che le trame che mi vengono in mente siano troppo “cerebrali”.
    E i dialoghi: devono suonare il più naturali e realistici possibili o devono essere molto ben curati, anche rischiando di suonare artificiosi? O una via di mezzo?
    Grazie mille :)

  317. Alberto Cassani scrive:

    Grazie dell’apprezzamento, Martina.

    Io ritengo sia sempre utile scrivere qualcosa di cui si è convinti anche se ha poco o zero mercato. E’ tutta esperienza e dà comunque soddisfazione. Ad ogni modo, non credo che nel cinema italiano i film introspettivi e intellettualoidi scompariranno mai, quindi conviene sicuramente non farsi di questi problemi. Sarebbe però molto interessante scrivere un film di questo genere con il brio e il ritmo di quelli hollywoodiani degli anni 50-60. Il mio consiglio, insomma, è di scrivere come viene più naturale, come si vuole; a fare le correzioni volute dal produttore si è sempre in tempo.

    Per quanto riguarda i dialoghi, qui il problema è che un eccessivo naturalismo suonerebbe anomalo alle orecchie degli spettatori perché al cinema non si parla come si parla nella vita reale. Quindi direi di scrivere in maniera cinematografica (non letteraria), ma sforzarsi di evitare soluzioni trite e passaggi troppo scontati.

    In bocca al lupo!

  318. Anonimo scrive:

    Ciao, ma i consigli sono gli stessi anche per un’idea a puntate?

  319. Alberto Cassani scrive:

    Una sceneggiatura per la Tv si scrive esattamente come per il cinema, dal punto di vista tecnico. Quello che cambia sono la durata e il ritmo.

  320. Anonimo scrive:

    E che ritmo dovrebbe avere??

    Scusa per il disturbo, sono alle primissime armi

  321. Alberto Cassani scrive:

    Bisogna tener conto di quando saranno inserite le pause pubblicitarie e, se il racconto è in continuità seriale (ossia con una storia che prosegue da una puntata all’altra), bisogna fare in modo che l’episodio termini con una situazione di crisi che si risolverà solo nell’episodio successivo.

  322. Anonimo scrive:

    Capito.. e se per esempio stabilisco che una puntata dovrà durare 40 minuti, quante battute dovrà avere? quanto dovrà essere lungo il testo?

  323. Marci scrive:

    Beh un cliffhanger non è sempre strettamente necessario.
    Va considerato anche se la serie ha una trama orizzontale forte o meno. Serie televisive come Lie to me o molte sitcom hanno una trama verticale che si risolve nell’episodio stesso, e una trama orizzontale più o meno importante a seconda degli episodi.
    Ci dovrebbe sempre essere uno sviluppo, ma non è detto che debbano finire in situazioni di crisi in modo da avere un cliffhanger fortissimo alla Lost

  324. Anonimo scrive:

    Grazie :) ma non so come regolarmi sulla lunghezza di un episodio.. quante battute dovrebbero essere?

  325. Alberto Cassani scrive:

    Marci, stiamo parlando con uno che si definisce alle prime armi. Cerchiamo di essere chiari e non troppo tecnici, altrimenti non riusciamo a farci capire.

    Come ho scritto, SE la serie è in continuità stretta, ossia con una storia che prosegue di puntata in puntata, bisogna terminare lasciando le cose in sospeso, perché la struttura deve essere quella del romanzo d’appendice. Se invece la trama del singolo episodio si inserisce “solamente” al di sopra di un intreccio più ampio, come scrive Marci, allora è giusto che venga risolta in un solo episodio, massimo due. Come solitamente succede nelle saghe letterarie in più volumi, da “Hyperion” a “Harry Potter”.

    Ad ogni modo, ovviamente non c’è una formula secondo cui a tot minuti di proiezione devono corrispondere tot battute di dialogo. Dipende tutto dal genere che si vuole affrontare: una sit-com comica è ovviamente basata più sul dialogo rispetto a una serie d’azione. Mediamente, comunque, si tende a considerare che una sceneggiatura debba avere un numero di pagine più o meno pari ai minuti di durata del risultato filmato.

  326. Anonimo scrive:

    Grazie mille, davvero :)

    Scusate per il disturbo :)

  327. Alberto Cassani scrive:

    Figurati, ci mancherebbe…

  328. Valentina scrive:

    Grazie molte :) Ho 15 anni e vorrei cominciare a scrivere una sceneggiatura che ho in mente da tempo e devo dire che questo sito mi è stato di grande aiuto :D

  329. Alberto Cassani scrive:

    Grazie a te per l’apprezzamento, Valentina. In bocca al lupo.

  330. Francesco Cuffari scrive:

    Scusa Alberto, il “Taglia su:” si usa ogni volta che si cambia ambientazione della scena o quando c’è un salto temporale che stacca completamente con la scena precedente? Vedo che in alcune sceneggiature non viene usato spessissimo. Anzi.

  331. Alberto Cassani scrive:

    In Italia non si usa praticamente mai. Anzi: io credo di non averlo mai visto, in una sceneggiatura italiana. In America invece si usa quando c’è uno stacco netto, quando bisogna sottolineare che il passaggio dev’essere visivamente brusco. Teoricamente lo si potrebbe usare anche all’interno di una singola scena, ma generalmente lo si mette a fine scena per indicare che l’azione viene interrotta bruscamente.

  332. Francesco Cuffari scrive:

    Ah, quindi non è affatto necessario. Meno male, grazie mille ;)

  333. Valentina scrive:

    io ho ancora 16 anni, ma è da quando ne ho 12 che mi piacerebbe fare la regista e la video maker.
    Per quanto riguarda il montaggio video no ho problemi, è da più di 5 anni che mi alleno, ma di regia dove ancora imparare parecchio e questa ‘guida’ mi sarà utilissima ;3 Grazie

  334. Alberto Cassani scrive:

    E’ un piacere. In bocca al lupo!

  335. Alfonso scrive:

    Ciao volevo ringraziarti per questa utilissima guida, sto scrivendo una web series, la mia prima web series, volevo sapere tu quale approccio di scrittura mi consigli, all’Italiana, americana o francese? Sto scrivendo una storia su un invasione aliena… Lo so che come primo progetto è ambizioso ma è l’unica storia che ho in mente.
    Distinti saluti

  336. Alberto Cassani scrive:

    Alfonso, dipende tutto da chi poi deve leggere la sceneggiatura e da qual è la tua conoscenza della tecnica cinetelevisiva. Se hai già esperienza e sai che seguirai il progetto per tutto il suo percorso di realizzazione puoi scrivere all’italiana, perché in questo modo puoi arrivare sul set avendo bene in mente cosa bisogna fare e ti dai più tempo per capire se quello che hai in mente funziona o no. In tutti gli altri casi è meglio scrivere all’americana, che è più semplice e immediata e non appare costrittiva nei confronti di chi la legge in seguito. La sceneggiatura francese è utilizzata pochissimo perché molto complicata e troppo suscettibile di modifiche, per cui la sconsiglio.

  337. lorenzo scrive:

    Salve,avrei in mente da un pò di tempo di scrivere una sceneggiatura da un romanzo scritto per 70% da mio padre e rivisto da me.Ho visto i metodi e sinceramente preferisco quello americano.Detto questo , tenuto conto che sono un neofita in materia come dovrei procedere visto che di base ho già il romanzo??
    Poi, dovrei fare anche una specie di riassunto per fare capire agli addetti ai lavori di che si tratta,visto che a mio parere un romanzo intero difficilmente lo leggono ,a meno che non sia già affermato ???
    Grazie Lorenzo De Luca

  338. Alberto Cassani scrive:

    Lorenzo, la prima cosa da fare è registrare il romanzo alla SIAE, se non l’avete già fatto. Poi sì, in questo caso è utile scrivere una sinossi del libro da allegare alla lettera di presentazione, così un produttore che lo ricevesse si potrebbe fare un’idea di partenza. Però non saprei cosa consigliarti, per quanto riguarda l’adattamento: non ci sono regole fisse, si tratta di capire se la struttura del romanzo si adatta anche al grande schermo o meno, e quali scene funzionerebbero così come sono anche al cinema. Quello che posso dire è che il rischio è di rimanere troppo ancorati alle pagine scritte per “affetto”, quindi è sempre meglio riflettere bene prima di trasportare pari pari in sceneggiatura quello che è scritto nel romanzo.

  339. Cemp scrive:

    Buon giorno sig Alberto.volevo chiederle un informazione, per me molto importante!Faccio parte di una famiglia di ex giostrai e attualmente vivo a Padova.Oggi ho 33 anni,ma se un pensiero mi turba il cervello da quando ne avevo almeno 10,in quanto sognatore nato,con il tarlo di poter un giorno far parte di quel mondo che tanto mi ha sempre affascinato,potrei ancora,dopo un trascorso burrascoso, scrivere la storia che potrebbe affascinare più fasce d’età,in quanto, personalmente errore della natura ma con un cuore enorme!?perdonate la mia presunzione ma credo di avere una storia molto interessante che non riesco ad iniziare a scrivere come posso fare?e poi esiste un età per potercela fare?Avrei bisogno di un suo importante consiglio.Ho già provato a scrivere qualcosa,il problema consiste nella mia mancata sicurezza personale.Grazie di cuore!!!

  340. Lorenzo scrive:

    Grazie Alberto per i consigli, ti farò sapere….

  341. Alberto Cassani scrive:

    D’accordo, Lorenzo. In bocca al lupo.

    Cemp, non c’è un’età massima e una minima, come non c’è un metodo di lavoro migliore dell’altro. Quello che è importante per riuscire a portare a termine il lavoro è la voglia e la costanza. Per uno che non ha mai scritto nulla del genere, penso sia molto importante sforzarsi di mettersi al computer ogni singolo giorno e scrivere almeno un numero prefissato di pagine. In questo modo, anche se il risultato fosse mediocre sarebbe comunque un utile esercizio mentale e fisico, e se lo si porta avanti a sufficienza diventa pian piano più facile e forse persino naturale. E vedrai che la tua fiducia in te stesso migliorerà mano mano che vai avanti e ti accorgi di riuscire a tener fede a quanto ti sei ripromesso di fare. L’età non è un problema, come ho detto: non si è mai né troppo giovani né troppo vecchi per iniziare una cosa di questo genere. Andrea Camilleri non è esattamente nel fiore degli anni, no?

  342. Anonimo scrive:

    Si avete ottimizzato la fiducia in me stesso,ve ne sono grato.Non importa l’età,più che altro importa ciò che uno ha nel cuore.grazie!!!

  343. Marco scrive:

    Salve sig Alberto volevo chiedere semplicemente ho in mente un soggetto una dritta come scriverlo, la lunghezza , e se devo descrivere anche il carattere di ogni singolo personaggio principale. O meno grazie mille per la sua risposta

  344. Cemp scrive:

    Ultimamente,prima di tornare in carcere,attraverso un’accozzaglia di amici,mi ritrovavo a percorrere una strada piena di imprevisti facendomi cadere in ogni tentazione.
    Il tutto si svolgeva tra la periferia di Padova e il centro,di preciso in piazza delle erbe,dove appunto ci si ritrovava per dare sfogo al proprio ego e dare spazio a ciò che è di più trasgressivo delle mode del momento,la “CANNABIS”
    Era il mese di novembre ed io con i miei chiamiamoli amici,riprovai dopo parecchio tempo che non facevo uso,di tempo ne era passato e a me,sinceramente non interessava più di tanto.
    Be insomma mi passarono una canna ed io fumai dando qualche tiro.
    Subito non feci caso all’effetto ma dopo una seconda volta che mi passarono una canna,ci presi veramente gusto,così da diventare schiavo,sia dei miei chiamiamoli amici,che di quel oggetto del desiderio.
    Non mi rendevo conto di cosa mi stava succedendo,tanto,che per me era diventato normale fumare,”FUMO”o”MARIUANA”al punto che mi ero accollato una scimmia non indifferente.
    A casa non c’era più la mia presenza,se non quando dovevo tornarci per dormire e l’orario era sempre lo stesso,le 4 oppure le 5 di mattina.
    Dopo tutte le canne che fumavo e l’orario cui tornavo a casa era chiaro che dormissi fino al pomeriggio del giorno successivo.
    Ecco!nel momento in cui mi svegliavo sapevo di aver trascorso metà della giornata a letto e senza mangiare,ciò che non sapevo,era il fatto che i miei genitori soffrissero nel vedermi in quello stato.
    Il pensiero lo avevo che l’oro potessero sentirsi affranti per le mie condizioni psicofisiche ma mi durava un attimo e subito svaniva come se venissi strappato dalla realtà circostante.
    Ad un certo punto,non mi rimaneva che montare in auto e partire alla ricerca di quelli che,”chiamiamoli amici” e avviarci con l’intento di acquistare “FUMO”o”GANGIA”(Maria) lasciando la mia famiglia con le mie sorelline,desolati,avvolti nei l’oro atroci dubbi e pensieri su quanto fossi così cambiato e negligente nel rapporto figlio famiglia.
    Il 30 marzo 2007 moriva mio padre,ricoverato in ospedale per una semplice visita e più i giorni passavano più la sua situazione peggiorava,mia madre era disperata,non sapeva cosa,poi,sarebbe successo.
    Lei comunque era più consapevole di me è si preoccupava tanto da andare a fargli visita tutti i santi giorni,mentre le mie sorelle restavano a casa da sole ignare che da un giorno all’altro sarebbero rimaste senza il padre.
    Ho trascurato la mia famiglia,sono io l’artefice di questo calvario,vorrei morire ma non posso!ho ancora il resto della mia famiglia che mi vuole bene e mi ama.
    Mentre mio padre si stava spegnendo giorno per giorno continuavo a darci dentro fumavo più di prima ero sempre sballato,via dalla mattina alla sera,mi fa male a dirlo solamente,che purtroppo il fumo era diventato per me il tragitto di un labirinto senza via d’uscita.
    Arrivavo in piazza con l’ansia di non trovare nessuno o ancora peggio,che non avesse niente da vendermi.
    L’angoscia prendeva il sopravvento,non pensavo altro che poter fumare,appena vedevo qualche ragazzo che conoscevo il cuore mi si apriva,mi sentivo più sollevato!!
    Allora come va?gli chiedevo,ascolta hai fumo?pregavo che mi dicesse di si,poi con un cenno del capo mi faceva capire di attendere il suo ritorno,dopo qualche istante ritornava con i 20 euro di fumo abbondanti,preso il mio mi dileguavo subito senza voltarmi fino alla mia auto.
    Per prima cosa telefonavo hai ragazzi per sentire dove si trovassero,così,per restare in l’oro compagnia,non vedevo il momento di fumare allora ne preparavo subito una anch’io mentre già qualcuna era in circolazione.
    E bellissimo fumare!!!e tutti eravamo d’accordo per ridere bastava guardare qualcuno,un tipo strano o dire qualsiasi cosa che ne so una cazzata per esempio,”MI SENTO COME IL FRATELLO DI KEN SCYRO”TOCKI” e faceva capire che uno da quanto fumato si sentiva a pezzi,allora ci stramazzavamo al suolo dalle risate,tanto che ti arrivavano i crampi allo stomaco.
    Diciamo che tutto questo poteva benissimo fungere come da risoluzione hai propri problemi,perciò pensavi potesse essere l’unico metodo per venirne fuori e stare meglio,aperte quando ti arrivava la fame chimica e mangiavi talmente tanto da ritornare a stare male.
    C’è gente che si fa le canne più di quante n’è Si possa immaginare,dove vai c’è fumo e anche se non vuoi accedere allo sballo da una parte,ti ritrovi da un altra a fumare,si perché oramai è diventata una sostanza globalizzata che si può trovare dappertutto con prezzi accessibili a tutti.
    Quante volte mi è capitato di non avere soldi ma infine trovi sempre qualcuno che ti offre di fumare con il motto”oggi a me,domani a te”
    Viviamo nella consapevolezza che ogni uno può fare ciò che vuole della propria vita,ma spesso sottovalutiamo dei valori molto importanti,fondamentali per la propria personalità.
    Ci lasciamo coinvolgere troppo spesso e volentieri in atti che non appartengono alla nostra indole.
    Se però usassimo una dose di coscienza,potremo prevenire conseguenze devastanti in tutti i casi e sopratutto in questo.
    La nostra vita non vale meno di una canna di 10 di 100 o di 1000,la nostra vita vale più di tutto.
    Questo lo posso dire io che ho già perso molto a causa della mia presunzione e del mio egoismo,mi duole molto averlo capito soltanto adesso perché la mia vita e quella della mia famiglia,ora,non si troverebbe in queste circostanze e con l’assenza di un componente,quello principale del nucleo famigliare,mio padre.
    Se solo avessi dato un senso prima alla mia esistenza,forse oggi non avrei scritto questo racconto,magari l’avrei letto scritto da qualcun’altro,può darsi non sarebbe neanche mai stato scritto.
    Comunque,nel mio cuore,adesso c’è la voglia di rivincita,il desiderio di riconquistare la fiducia in me stesso e quella della mia famiglia,ricoprire d’amore i miei cari, trovare la luce e donarla alle anime spente regalare sorrisi sinceri credendo fino in fondo di potercela fare…………
    Sig Alberto mi dia un consiglio su come devo comportarmi con la scrittura su quali siano gli errori su questo racconto in se è se c’è qualcosa di buono in questo e cosa.grazie davvero per me sarà molto utile anche solo una parola.

  345. Alberto Cassani scrive:

    Cemp, il soggetto è sì un racconto ma non è narrativa: bisogna scriverlo in terza persona e in maniera più “asettica”, descrivendo i personaggi per quanto necessario e dando precise indicazioni di luoghi e tempi. Devi fare in modo che il lettore capisca bene cosa si vedrà sullo schermo, per cui devi essere tu il primo a pensare al risultato cinematografico della storia che hai in mente.

    Marco, il soggetto dev’essere approfondito ma non troppo: 1-2 pagine devono bastare per tutto il film. I caratteri dei personaggi principali vanno sicuramente accennati per quanto necessario, e bisogna dare qualche indicazione sul loro aspetto fisico. Però bisogna inserire solo le cose realmente importanti, che hanno un’utilità nel film, altri accenni si potranno inserire direttamente in sceneggiatura.

  346. Marco scrive:

    Grazie mille per la sua disponibilità.

  347. George scrive:

    I testi soprastanti sono troppo lunghi da leggere tutti. Volevo solo segnalare che, fin da bambino, scoprendo la mia passione nello scrivere, finora purtroppo rivelatasi un fiasco anche se, ancora, non mi scoraggio, adesso mi piacerebbe trasformare i miei romanzi, oltre che, magari, in fumetti, tramite la Bonelli, principale fautrice del genere, in sceneggiatura da film. Buona parte del ricavato alle missioni del Kenya tramite Rossana Marchioni, dentista di mia moglie.
    Chiedevo, se possibile, un aiuto da parte vostra. Posso contarci? Inoltre, se fosse possibile una risposta via mail. Per questo sito, ho paura, che tutto ciò che scrivo e leggerete, di non trovarlo più. E’ stato un caso.

    saluto e ringrazio

  348. Alberto Cassani scrive:

    George, noi abbiamo messo a disposizione dei lettori questi miei testi per imparare le basi dello scrivere una sceneggiatura, e io sono sempre disponibile a spiegare meglio certe situazioni per dissipare qualche dubbio. Ma più di questo non vedo quale altro aiuto possiamo darti.

  349. George scrive:

    Intanto…

  350. claudio scrive:

    salve,io e un amico mio abbiamo in mente un soggetto e poi una sceneggiatura, li volevo chiedere bisogna avere delle impostazioni di pagina con word definiti, sia per entrambi per lo sviluppo per poterli presentare in seguito , e quali? La ringrazio anticipatamente. saluti

  351. Alberto Cassani scrive:

    L’unica cosa praticamente obbligatoria è utilizzare un carattere che assomiglia a quello delle macchine per scrivere, per il resto non ci sono necessarie particolarità riguardo margini, interlinea e grandezza del carattere, se non la leggibilità. Comunque vi consiglio di usare uno dei software indicati nella quinta parte di questo testo (http://www.cinefile.biz/come-si-scrive-una-sceneggiatura-parte-5), che rendono molto più comodo il lavoro.

  352. Federico scrive:

    Scusa te se vado fuori tema,Io sono uno studente di terza media, vorrei dei consigli sulla scuola superiore, e eventuale università.Il mio interesse sarebbe di diventare un regista/sceneggiatore.Volevo informazioni. Grazie Federico

  353. Alberto Cassani scrive:

    Francamente non so quanti istituti tecnici ci siano in Italia che possano prepararti al lavoro nel campo della comunicazione cine-televisiva. A Milano c’è l’ITSOS, che è molto diverso da com’era quando l’ho frequentato io ma è comunque un ottimo punto di partenza, e immagino che a Roma e Torino ci siano scuole simili ma non saprei proprio indirizzarti. A livello universitario direi che il DAMS e lo IULM sono gli istuituti da puntare, a meno che nel frattempo non cambi idea…

    In bocca al lupo, in ogni caso.

  354. Federico scrive:

    E come licei?

  355. Alberto Cassani scrive:

    Licei veri e propri dedicati alla comunicazione cine-televisiva non ce ne sono, però sparsi per l’Italia ci sono diversi licei artistici che hanno corsi anche su questo argomento. In generale, io andrei su un istituto che ti darà una preparazione specifica soprattutto pratica, per poi studiare storia e teorie del cinema a livello universitario.

  356. Federico scrive:

    Io pensavo a un classico e poi un accademia in futuro.pero non so se sia una scelta giusta

  357. Alberto Cassani scrive:

    Io dico sempre che è preferibile fare studi “normali” e affiancarvi quelli sul cinema perché questo è un campo particolarmente difficile ed è meglio avere le spalle parate. Il classico è una scuola un po’ intermedia, nel senso che ti dà una preparazione che va bene per tutto e quindi una volta finito avrai le basi per muoverti nella direzione che avrai deciso, quale che sia. In generale, però, non è vero che facendo il classico impari a scrivere meglio rispetto alle altre scuole. Nel frattempo, comunque, puoi approfittare di qualche corso di un paio di mesi per farti un’idea di come funziona sul set e/o in sala montaggio.

  358. Federico scrive:

    Grazie di tutto non so ancora ma forse fare un classico da basi piu fondate, penso che faro quello però in un istituto tecnico non impari niente riguardante al cinema

  359. Alberto Cassani scrive:

    No, non è vero: se fai un IT dedicato alle comunicazioni visive impari un sacco, sul cinema. Io moltissime cose che ho studiato al DAMS le avevo già studiate alle superiori. Però non è detto che vicino a te ci siano scuole apposite, e di certo un istituto tecnico dedicato ad altro non ti servirebbe a niente, a questo riguardo. Tra l’altro, se puoi prova ad approfittare degli open day che alcune scuole organizzano, così puoi farti un’idea migliore. E non ti preoccupare se hai le idee ancora un po’ confuse: a 13 anni è normale.

  360. mugeimumei scrive:

    Ciao e grazie per la tua disponibilità!
    Volevo un aiuto per quanto riguarda la sceneggiatura nelle scene che si alternano. Cioè quelle scene, presenti in molti film, in cui si alternano velocemente due vicende che stanno accadendo nello stesso momento.

  361. Alberto Cassani scrive:

    Ciao mugeimumei. I montaggi alternati si gestiscono esattamente come ogni altra scena, con il titolo della scena ad ogni cambio. E’ vero che in questo modo la sceneggiatura si allunga molto, ma si dà fin dal primo colpo d’occhio l’idea della frenesia del montaggio.
    Qualche anno fa, in una delle pagine di questo mio testo, mi si faceva notare che c’è anche il problema che così cresce enormemente il numero delle scene e quindi viene poi più difficile gestire la preproduzione del film, ma le scene solitamente vengono numerate solo una volta che la sceneggiatura diventa quella definitiva e comunque niente impedisce di dare ai vari momenti sempre lo stesso numero di scena, dividendoli con una lettera (SCENA 12A, 12B eccetera).

    Un’alternativa è quella di usare un solo titolo di scena (che a seconda dei casi può essere un EST. CITTA’ – NOTTE oppure un MONTAGGIO – CAMERA MICHELE, CAMERA LIDIA – SERA) e poi spiegare in maniera più letteraria quello che succede. Però si può usare solo se effettivamente c’è un collegamento (un inseguimento d’auto, una telefonata…) ed eventualmente se la sequenza non dura troppo a lungo. Se si tratta di un montaggio alternato tra due scene che non sono in diretta relazione tra loro è meglio evitare.

    Mi viene in mente ad esempio il montaggio alternato verso la fine del Silenzio degli Innocenti, quando la polizia arriva nella casa dell’assassino: non è un montaggio freneticissimo ma sono comunque piani diversi che si intersecano rapidamente, e nella sceneggiatura sono gestiti come scene normali.

    Spero di essere stato chiaro e utile…

  362. mugeimumei scrive:

    Grazie di cuore.
    Spero di poter andare avanti col il mio lavoro senza altri intoppi.
    Cordiali Saluti

  363. Ricki17 scrive:

    Io vorrei scrivere una storia che vi esporrò brevemente e vagamente:
    Il protagonista (che chiamerò adesso John solo per comodità) è un uomo che eredita il lavoro dal padre, un lavoro che gli garantisce stabilità economica vitalizia. John soffre d’insonnia e passa le notti davanti alla tv facendo zapping tra i canali. Una notte finisce nei cosiddetti “canali bollenti” e inizia ad insinuarsi in lui un’idea: essendo insoddisfatto di una vita in cui tutto pare essergli dovuto, decide di contattare una ragazza. Nel corso delle successive conversazioni telefoniche vengono affrontati svariati argomenti, eccetto quelli hot. I due si danno appuntamento e lui cerca di condurla alla redenzione, cerca di convincerla a riniziare una nuova vita insieme a lui. Tentativo che fallirà in seguito a varie vicende.

  364. Alberto Cassani scrive:

    Detta così non mi pare la storia più originale del mondo, ma questo vale per la maggior parte dei film che vediamo… Buon lavoro, comunque.

  365. mugeimumei scrive:

    (sorridendo)
    Domanda numero due.
    Se in una scena voglio raccontare due cose che accadono a breve distanza in quello stesso posto basta andare a capo della medesima e descriverla? O devo cambiare scena?O altro?
    Ad esempio Pinco e Pallino entrano in un bar per prendere da bere, la situazione successiva è di loro due seduti al tavolo del bar ubriachi con il tavolo pieno di bicchieri sporchi di birra.

  366. Alberto Cassani scrive:

    La scena cambia ogni volta in cui si cambia luogo O tempo (o entrambi). Per cui anche se i personaggi si trovano nello stesso luogo ma tra un’inquadratura e l’altra sono passate un paio d’ore si tratta di una scena nuova.
    I titoli del tuo esempio potrebbero essere qualcosa del tipo
    INT. PUB – SERA
    e
    INT. PUB – PIU’ TARDI
    Ma non solo se passano un paio d’ore, anche se c’è un’ellissi di pochi minuti. In sostanza, in ogni situazione in cui due inquadrature non sono in sequenza cronologica diretta.

  367. mugeimumei scrive:

    Grazie alberto, le tue delucidazioni stanno risultando fondamentali.

  368. mugeimumei scrive:

    La sceneggiatura che sto scrivendo ha una trama prevalentemente drammatica, ma nel corso della stesura ho inserito più di una scena comica, legata per lo più al personaggio secondario(la spalla del protagonista).
    Secondo il tuo parere e la tua esperienza questo può influire sull’impronta del film e soprattutto sulle emozioni dello spettatore/lettore?

  369. Fabrizio scrive:

    Buongiorno Alberto,

    ritorno a scriverle dopo tanto, anche se ho continuato a seguire le sue risposte sempre gentili ed esaustive.
    Mi è venuta una curiosità: se due personaggi devono parlare in contemporanea, soprapponendosi, come si fa?
    Con Celtx ho usato un comando in cui le frasi dei due personaggi stanno una affianco all’altra e poi ho inserito fra parentesi che, appunto, dovevano parlare in contemporanea. Ma si fa così?

  370. Alberto Cassani scrive:

    mugeimumei, che gli intermezzi leggeri influiscano sulle emozioni dello spettatore a fine film non credo, almeno finché si tratta solo di brevi e rari siparietti. Se però la leggerezza prende troppo il sopravvento allora c’è il rischio che al film manchi una connotazione vera e propria. Gli ingredienti bisogna sempre dosarli con attenzione.

  371. Alberto Cassani scrive:

    Sì, così va benissimo. Volendo si possono anche scrivere i due dialoghi normalmente e mettere tra parentesi sotto il nome del secondo personaggio l’indicazione che parla contemporaneamente al primo, ma dividere sostanzialmente il foglio in due colonne è molto meglio.

  372. Giuseppe scrive:

    In alcuni siti ho trovato diversi accorgimenti, ma non potendo interagire con nessuno non ho potuto approfondire.
    Approfitto della sua disponibilità.
    1- Quando un personaggio parla due volte di fila deve essere messa tra parentesi la dicitura (CONT.)
    ad esempio :
    PERSONAGGIO 1
    Non é stato facile trovare posto di sabato sera.

    I due ragazzi si danno un bacio e camminano verso la porta.
    Personaggio 1 apre la porta a Personaggio 2

    PERSONAGGIO 1 (CONT.)
    Prego.

    E’ giusto?Se si lo è sempre? o solo quando la prima battuta è correlata alla seconda?

    2- Poi alcuni distinguono nell’intestazione oltre giorno e notte anche pomeriggio,mattina..ecc..
    E’ necessario o va bene anche solo notte e giorno?

    3- In una scena all’interno di un automobile è giusto indicare nell’intestazione interno (INT.) ma se la macchina in questione è cabrio e in quella scena la cappotta è aperta? Lo specifico accanto alla descrizione lasciando INT. nell’intestazione o metto EST.?Ovviamente con il rischio che risulti un errore e non sia capito da chi legge?

    4- Nella descrizione della scena,dopo l’intestazione, c’è una regola precisa sul descrivere prima gli oggetti e le situazione dell’azione in sé dei personaggi o viceversa?Oppure basta essere chiari e diretti, a prescindere se si dica prima quello che fanno o quello che c’è in scena?

    Mi scusi per le troppe domande…la ringrazio anticipatamente per la passione e la fatica che mette a disposizione di tutti.

  373. Alberto Cassani scrive:

    Non c’è problema, Giuseppe: son qui per questo.

    1 – Il “cont” si usa solo se il secondo dialogo prosegue il primo, ossia lo continua. Nel tuo esempio non ci vuole.
    2 – Dipende dalla necessità della scena: se dev’essere chiaro che si svolge di mattina o di pomeriggio allora bisogna specificarlo, altrimenti non serve.
    3 – Qualunque scena che si svolge in un ambiente chiuso è un interno. Fa eccezione una scena in interni mostrata però dall’esterno, come un dialogo in una casa ripreso da fuori la finestra. Nel caso dell’auto scappottata, normalmente sarebbe un interno ma se vogliamo che il paesaggio sia visivamente predominante è meglio indicarla come esterno. Ad ogni modo, se indichi interno non sbagli.
    4 – Non ci sono regole precise, se non la chiarezza. Generalmente, e credo di averlo anche scritto nel testo, si descrivono le scene così come le si immagina sul grande schermo: se una scena, nella nostra testa, inizia con la panoramica di un parco, allora descriveremo prima il parco; se invece inizia con un uomo che corre nel parco, descriveremo prima l’uomo e le sue azioni. Riuscire a dare al lettore l’idea di come noi abbiamo pensato visivamente la scena è una cosa basilare, soprattutto quando si scrive all’americana.

    Spero di aver chiarito i dubbi.

  374. mugeimumei scrive:

    Un piccolo dubbio riguardante le scene alternate che mi ha spiegato qualche giorno fa.
    Ad ogni cambio scena intestazione.Ma devo descriverla tutta ogni volta?O basta solo inserire le azioni dei personaggi .
    Cioè se si alternano 2 momenti,una volta descritti entrambi e inserite le relative azioni in quelle successive dopo l’intestazione posso passare solo all’azione o devo comunque descrivere ogni cosa anche se pressoché
    identica a quella che la precedeva?

  375. giuseppe scrive:

    Più che chiariti.Grazie.

  376. Alberto Cassani scrive:

    Nella sceneggiatura bisogna inserire tutti gli elementi importanti che si vedranno e sentiranno sullo schermo. Nel momento in cui l’ambiente non ha importanza rispetto all’azione, non serve descriverlo. Se ci sono alcune scene montate in rapida sequenza, ovviamente non serve descrivere ogni volta ciò che si vede nei minimi dettagli, perché la rapidità del montaggio toglie importanza all’ambiente.
    Tieni anche conto che si può lavorare a livello linguistico proprio per far capire anche a colpo d’occhio la rapidità del montaggio: più precisamente descrivo un ambiente più la scena viene lunga, sulla pagina, e qui più dà l’idea che la scena sia lunga anche sullo schermo. Quindi se ci sono scene che devono essere alternate rapidamente, è meglio che in sceneggiatura siano brevi.

  377. mugeimumei scrive:

    Ciao,grazie del chiarimento.
    Se volessi una schermata nera basta scriverlo nell’intestazione e poi inserire solo eventuali dialoghi?O si fa in altro modo?

  378. Alberto Cassani scrive:

    Sì, scrivi semplicemente SCHERMO NERO e poi metti cosa si sente.

  379. mugeimumei scrive:

    Ma sull’intestazione e sul testo?Perché il programma che uso delinea in grigio l’intestazione.

  380. Alberto Cassani scrive:

    I dialoghi vanno nel testo, si scrive la scena come una scena normale.

  381. mugeimumei scrive:

    Scusami avevo interpretato male la tua prima risposta. Comunque a scanso di equivoci:

    Intestazione SCHERMO NERO
    azione
    personaggio UOMO 1
    dialogo Ciao,come stai?

    Giusto?

  382. mugeimumei scrive:

    Oppure metto schermo nero alla fine dell’ultima scena utile senza considerarlo quindi come una scena a sé?

  383. Giuseppe scrive:

    Ricordo di aver letto in un saggio che quando un personaggio importante nella trama appare per la prima volta (protagonisti inclusi) SI scrive in maiuscolo e subito tra parentesi l’età.In più se ha una caratteristica importante descrivere anche quella.
    Ad esempio:
    GIUSEPPE (35) un grosso uomo in tuta da ginnastica entra dalla porta.
    E’ giusto?

  384. Alberto Cassani scrive:

    Dipende da cosa succede. Se per qualche motivo interno alla storia lo schermo si scurisce ma la narrazione è continua allora puoi fare così, altrimenti bisogna trattare la sequenza come una scena a sé. Se un evento finisce e invece di vederne iniziare un altro si vede lo schermo nero con i suoni dell’altro evento, è una nuova scena e come tale dev’essere trattata. Come l’hai scritta nel commento precedente va benissimo.

  385. Alberto Cassani scrive:

    Il maiuscolo è obbligatorio negli Stati Uniti e fortemente consigliato in Europa, la parentesi con l’età invece è meglio evitarla. Una descrizione invece è sempre necessaria, se si tratta di un personaggio importante, perché bisogna far capire di che tipo di persona stiamo parlando. Il che vuol dire che nella descrizione si può anche indicare l’età approssimativa, per quanto poi quasi mai ci sia corrispondenza tra l’età del personaggio e quella dell’attore che lo interpreta. Spesso negli Stati Uniti si usa mettere subito anche una breve descrizione caratteriale del personaggio, ma se si sta scrivendo una sceneggiatura molto letteraria come stile e ritmo è meglio evitare e lasciare che queste indicazioni diventino evidente dal suo comportamento.

  386. giuseppe scrive:

    Dunque tolgo l’età tra parentesi, inserisco una breve descrizione fisica magari con un età approssimativa e, laddove necessario, un particolare modo di vestire e/o di fare se necessario nella caratterizzazione del personaggio.
    Ovviamente in maiuscolo il nome del personaggio l’ho messo solo la prima volta che appare in scena.
    Tutto giusto?

  387. Alberto Cassani scrive:

    Sì, però attento che la descrizione dev’essere comunque molto sommaria. Se è lunga più di due righe è troppo.

  388. giuseppe scrive:

    Grazie infinite.

  389. mugeimumei scrive:

    L’utilizzo delle parentesi sotto al personaggio si usano solo ed esclusivamente per indicare espressioni o anche piccole azioni che magari spezzerebbe il tempo scrivere come azione?

  390. Alberto Cassani scrive:

    Le parentesi conviene usarle il meno possibile, sempre e solo relativamente al dialogo in sé. Quindi riguardo il modo in cui la battuta viene pronunciata o le parole vere e proprie. Per le azioni è meglio usare sempre la descrizione vera e propria, anche se in effetti ho visto diverse sceneggiature in cui si usano le parentesi anche per quello.

  391. mugeimumei scrive:

    Grazie.

  392. mugeimumei scrive:

    Ciao, se dessi rappresentare una scena in diversi momenti consecutivi tra loro e a breve distanza (come già mi hai spiegato in passati commenti) potrei aiutarmi aggiungendo nell’intestazione un piccolo titolo riguardante la situazione, così da non dover descrivere ogni volta la collocazione dei vari personaggi e passare direttamente a ciò che fanno per rendere tutto più scorrevole e frenetico?
    Ad esempio.
    INT. BISCA – NOTTE
    I due protagonisti sono seduti al tavolo e si guardano con aria di sfida.

    INT. BISCA. SFIDA TRA I DUE PROTAGONISTI – NOTTE
    Personaggio 1 si scola un bicchiere di liquore.

    E via così per varie azioni che caratterizzano la partita…

  393. Alberto Cassani scrive:

    No. Però non è necessario descrivere ogni volta il luogo, se non cambia rispetto a prima. Nel tuo esempio, la descrizione della seconda scena va bene così com’è.

  394. mugeimumei scrive:

    Però il “più tardi” o il “poco dopo” nell’intestazione, come mi hai consigliato su, ci può andare? Anche se la situazione in questione è lunga e si susseguono una decina di scene nel medesimo posto e nella stessa circostanza.

  395. giuseppe scrive:

    Quando scrivo le azioni, c’è qualche accorgimento da seguire per quanto riguarda l’andare a capo?
    Io cerco di farlo ogni volta che l’azione cambia da un personaggio a un altro, ma spesso mi rendo conto che se voglio imprimere una certa rapidità alla scena viene meglio se è consecutiva. In più la lunghezza delle pagine aumenta un bel po’.
    Dovrei fare tutti gruppi da 3 o 4 righe a prescindere da chi fa l’azione o dalla rapidità di essa? O miscelare entrambe le cose dove serve?

  396. Alberto Cassani scrive:

    Ci può andare, però se si tratta di più di due scene poi verrebbe fuori una sequela di “più tardi”, “ancora più tardi”, “sempre più tardi” eccetera. Vedi tu il modo in cui la cosa viene meglio, alla lettura.

  397. Alberto Cassani scrive:

    Regole fisse non ce ne sono, ma in effetti quella di andare a capo quando cambia il personaggio di riferimento è una buona idea. E’ vero che così si allunga artificiosamente la sceneggiatura, ma potrebbe anche non essere una cattiva idea se si tratta di film con più azione che parole.
    La cosa giusta da fare è proprio comprimere o allungare lo scritto a seconda del ritmo della scena: una scena d’azione si deve leggere in fretta, o almeno si deve dare quest’impressione, mentre una più riflessiva si può leggere con più calma. Il fatto è che facendo blocchi di testo più lunghi la lettura si appesantisce, al contrario di quello che tu dici. Ma finché stiamo sulle 5-6 righe non cambia poi molto.

  398. giuseppe scrive:

    Griazie

  399. giuseppe scrive:

    Ciao.
    Quando un personaggio parla e per necessità devo interrompere la sua frase per poi continuarla dopo un’azione, e quindi inserire la dicitura (CONT.) la frase che ho interrotto deve finire con una punteggiatura? o posso lasciarla senza se il senso di essa non lo richiede?

    ad esempio.
    UOMO
    Non bisogna essere degli scienziati

    Solleva il foglio in direzione dell’altro.

    UOMO (CONT.)
    Per capire che questa non è farina del tuo sacco.

  400. Alberto Cassani scrive:

    In una sceneggiatura bisogna comunque rispettare le regole della lingua italiana, quindi ogni frase deve finire con un segno di punteggiatura. Se la frase rimane in sospeso si usano i puntini di sospensione.

  401. mugeimumei scrive:

    E’ necessario specificare cose che potrebbero apparire ovvie? O si possono anche omettere? Come ad esempio una persona che è sotto la doccia, devo indicare necessariamente che sia nuda o posso evitarlo se mi stona la descrizione della scena?

  402. Alberto Cassani scrive:

    Ovviamente si può evitare. Al massimo si può usare l’indicazione per far capire che bisogna soffermarsi sul corpo nudo della persona.

  403. Diego scrive:

    Salve, ho un dubbio che mi affligge e chiedo gentilmente aiuto.
    Si dice sopra il tavolo o sopra al tavolo? Sopra il lavandino o sopra al lavandino?
    O si usano entrambi per indicare una cosa che è poggiata sopra e una cosa che, invece, è al di sopra?

  404. Alberto Cassani scrive:

    Ma quanti siete a usare lo stesso computer?

    Comunque “sopra al” sta per “al di sopra di”, ma ormai è praticamente equiparato a “sopra il”. Volendo darsi un tono sarebbe meglio usarli con significati diversi, ma si possono tranquillamente interscambiare.

  405. giuseppe scrive:

    In tre, troppi per una sceneggiatura sola? :)
    Ti volevo chiedere un’altra cosa: se in una scena ambientata in un luogo piuttosto comune, e non è rilevante come sia o quanto sia affollato si può evitare di descriverlo? Ad esempio un bar.

  406. Alberto Cassani scrive:

    Non saprei, mi è capitato di lavorare in coppia ma mai in trio. Ma in generale penso che la collaborazione possa essere molto utile, basta che tutti abbiano il giusto spirito critico: farsi le domande giuste può risolvere diversi problemi di sviluppo della trama.

    Riguardo la scena, non è assolutamente necessario descrivere il luogo: se è un luogo chiaramente riconoscibile ma anonimo non c’è bisogno di descriverlo, a meno che non ci sia un motivo particolare per farlo. Un bar è un bar, come un’aula di tribunale è un’aula di tribunale, ma se serve che nel bar ci sia un flipper allora bisogna descrivere almeno brevemente il locale, e se dall’aula di tribunale bisogna capire in quale nazione ci si trova allora bisogna descrivere iscrizioni e insegne.

  407. Luca scrive:

    Ciao Alberto, mi piacerebbe sapere com’è attualmente il rapporto tra sceneggiatore e regista. Ha libertà di parola? Viene mai interpellato? Parla con gli attori? Suppongo che nelle produzioni ad alto budget il suo ruolo sia molto marginale, ma in un cinema indipendente/semi indipendente può avere dello spazio decisionale?
    Un’ultima cosa se posso :) Come funziona il mercato delle sceneggiature? Sceneggiatore vende lo scritto e stop? Se sì a che prezzo? Interagisce con un produttore?

    Mi scuso perché sono domande un po’ alla rinfusa ma credo tu abbia capito il concetto di ciò che mi interesserebbe sapere.
    Grazie in anticipo,
    Luca

  408. Alberto Cassani scrive:

    Ciao Luca. Non è semplice rispondere alle tue domande perché non ci sono regole precise in questo senso. Una volta che lo sceneggiatore vende la sceneggiatura l’ha venduta, quindi non è più sua e non ha più diritto di parola (salvo quanto previsto da eventuali clausole del contratto). La casa di produzione ha tot mesi (3-4 anni, di solito) per iniziare le riprese del film altrimenti i diritti tornano allo sceneggiatore, che comunque ha già incassato i soldi per la vendita della sceneggiatura e ora può cercare un altro produttore.

    Quello che spesso succede in Italia è che un produttore compri la sceneggiatura e poi la faccia riscrivere da uno sceneggiatore fidato insieme con lo sceneggiatore originale, soprattutto se quest’ultimo è un esordiente, e poi il tutto viene rivisto dal regista. Quest’ultima cosa a volte non avviene ma il regista firma comunque la sceneggiatura per prendere ugualmente i diritti (è una truffa, ma ai registi di nome nessuno dice niente perché senza di loro il film non si fa).
    Negli Stati Uniti, invece, la sceneggiatura passa proprio di mano e viene riscritta più volte da altri, interamente o in parte. Capita di rado che due sceneggiatori lavorino fianco a fianco su richiesta del produttore. Alla fine il sindacato degli sceneggiatori decide chi ha contribuito in maniera sufficientemente importante da essere accreditato come autore della sceneggiatura e/o del soggetto.

    L’interazione dello sceneggiatore con il regista e gli attori dipende tutto dalla volontà di questi, non c’è alcun obbligo da parte del produttore di permettergli di mettere parola sullo sviluppo e la realizzazione del film (a meno che lo sceneggiatore non sia importante, nel qual caso può imporre determinate clausole contrattuali). Un po’ come una compagnia teatrale che mette in scena un testo preesistente: non ha l’obbligo di chiedere all’autore il permesso di fare cambiamenti o altro.

    Per i prezzi italiani non ti so aiutare: non ho idea di quanto vengano pagati gli sceneggiatori da noi (poco, comunque), mentre a Hollywood prendono tranquillamente 500.000 dollari a film più i diritti ed eventuali altri bonus. In Italia di certo non si arriva alle stesse cifre, ma semmai si gira intorno a un decimo di queste.

  409. Luca scrive:

    Grazie mille, sei stato chiarissimo.

  410. Luca scrive:

    Ti chiedo un’ultima cosa :) Uno sceneggiatore che vuole proporsi come regista vende comunque lo script? Oppure è un processo contrattuale diverso?
    Ci sono delle effettive possibilità che un esordiente venga messa anche alla regia del suo testo?
    Grazie ancora.

  411. Alberto Cassani scrive:

    Be’, nessuno ti obbliga a vendere la sceneggiatura se il produttore non accetta le tue condizioni. Stallone non ha venduto Rocky finché non ha trovato qualcuno che accettasse di fargli interpretare il ruolo del protagonista… Però è molto difficile che diano così tanta fiducia a un esordiente assoluto.

  412. mugeimumei scrive:

    Ciao, volevo chiederti: tra descrizioni e azioni, una scena, spesso rischia di essere oggetto di qualche ripetizione. E’ una cosa da evitare sempre o dove risulta difficile è normale che ci sia? Spesso sostituisco con “Lui” o “Il ragazzo” ma quando molte persone partecipano alla scena cerco di evitare per non rischiare di fare confusione.
    E poi un’altra domanda da un milione di dollari: In un ufficio, la voce della segretaria che parla attraverso l’interfono ed è però presente ovviamente nell’altra stanza, è un F.C o un V.F.C? E come lo specifico? Posso metterlo tra parentesi sotto il nome del personaggio?
    Es.
    SEGRETARIA (F.C.)
    (nell’interfono)

    Grazie della disponibilità.

  413. mugeimumei scrive:

    Per ripetizione intendo i nomi dei protagonisti…

  414. Alberto Cassani scrive:

    E’ meglio essere diretti e ripetitivi piuttosto che rischiare fraintendimenti. Peraltro è meglio evitare di usare descrizioni come “il ragazzo”, “l’uomo” eccetera: i personaggi si chiamano per nome o si usano i pronomi, ogni altra soluzione è sconsigliata.

    Per quanto riguarda la voce fuori campo, si può indicare semplicemente con un generico “filtrata” tra parentesi sotto il nome del personaggio, ma se vuoi puoi indicare esattamente da dove arriva. Non serve indicare anche che arriva da fuori campo, perché è evidente dalla sua provenienza che chi parla non è nell’inquadratura.

  415. mugeimumei scrive:

    Ciao, scusa l’assenza. :)
    Volevo domandarti come bisogna comportarsi con le espressioni e gli stati d’animo dei protagonisti.
    Cioè, nel momento in cui io ritengo necessario che sia evidente una tristezza, o un’esplosione di rabbia, o sia anche un piccolo accenno a queste due emozioni come altre, devo scriverlo nelle azioni? O c’è qualche accorgimento per cui devo usarli con misura? Ad esempio laddove ovvie da ciò che gli stessi dicono nei dialoghi cerco di evitarlo?

  416. Alberto Cassani scrive:

    Se l’indicazione è necessaria, perché da azioni e dialoghi non è ovvio ma serve assolutamente che sia chiaro, allora bisogna scriverlo. Però è sempre meglio non esagerare, altrimenti si dà l’impressione di voler guidare troppo il lavoro degli altri e potrebbe non fare una buona impressione. Comunque la chiarezza innanzi tutto: meglio una frase in più che un concetto chiaro in meno.

  417. mugeimumei scrive:

    Grazie :)

  418. mugeimumei scrive:

    Che consigli puoi darmi per quanto riguarda quel percorso che va dal soggetto al trattamento e poi alla scaletta? Posso immaginare che non ci siano schemi fissi per fare obbligatoriamente trattamento e scaletta, ma non mi è sembrato che nel saggio ne parli. E’ possibile passare dal soggetto alla sceneggiatura stessa o risulta tecnicamente difficile?

  419. Alberto Cassani scrive:

    Secondo me sono passaggi utili soprattutto quando si lavora con qualcun altro. E’ vero che scrivere il trattamento permette di avere chiari fin da subito i risvolti di tutta la trama e aiuta a individuare i problemi che ci potranno essere in fase di sceneggiatura, però ha il limite di tarpare molto le ali per quanto riguarda le singole sequenze, perché magari ti viene in mente un qualche dialogo o ambientazione e te lo devi appuntare a parte perché non ha diritto di cittadinanza in un trattamento. E questo problema credo sia particolarmente grave per uno scrittore esordiente e magari giovane, perché toglie immediatezza al lavoro di sceneggiatura.

    Quando si scrive una sceneggiatura è importante sapere esattamente cosa si sta facendo, dove si vuole arrivare. Che lo si sappia perché lo si ha chiaro in testa o perché lo si è scritto su carta non cambia niente, per cui ritengo che la decisione sui passaggi intermedi debba essere presa liberamente da ogni scrittore a seconda di come si trova meglio. Questo ovviamente se si lavora da soli.

  420. mugeimumei scrive:

    Perfetto, grazie mille. Volevo domandarti un’altra cosa: portata a termine la sceneggiatura, letta, rivista e corretta come faccio a capire se è un lavoro che vale? Sì, nel testo consigli di farla leggere a qualcuno che non sia un parente o che comunque ne dia un giudizio spassionato, ma non sempre si conoscono persone competenti a tal punto da poterlo fare, perché si parla comunque di una sceneggiatura e in un certo senso bisogna saperla leggere, no? E credo che al di là di un’idea fantasmagorica, una alta percentuale per la riuscita del buon lavoro è anche la tecnica che si utilizza, il modo in cui si espone su carta. E questa cosa nessuno può valutarla se non gli addetti ai lavori. Mentre certo la trama posso raccontarla a chiunque e avere tutti i giudizi di questo mondo. Non so se mi sono spiegato come volevo…Grazie ancora comunque.
    :)

  421. Alberto Cassani scrive:

    Guarda, far leggere la sceneggiatura a un non addetto ai lavori che però è una persona seria e abituata a leggere ti dice tre cose: se la trama funziona, se i personaggi vengono fuori a sufficienza e se è scritta in italiano corretto e con uno stile che “si lascia leggere”. Che è già molto. La tecnica di scrittura cinematografica vera e propria è vero che ci vorrebbe un addetto ai lavori, ma è vero anche che in Italia non c’è nessuno che di mestiere fa il lettore di sceneggiature. Ci sono però degli editor editoriali che leggono e correggono anche sceneggiature, ma non lo fanno gratis. L’unica alternativa è appostarsi fuori da una scuola di cinema e importunare gli studenti finché uno non accetta per poche lire di farti da editor…

  422. mugeimumei scrive:

    Quindi appurati i consigli di un buon lettore non addetto ai lavori, prima di poterci fare effettivamente qualcosa, mi consigli di farla comunque rivedere da un editor o chi per lui?

  423. Alberto Cassani scrive:

    Se puoi, male non fa. Però io non ci spenderei dei soldi.

  424. mugeimumei scrive:

    Sì quello nemmeno io, ma tu non ce li spenderesti a prescindere o perché ritieni che se un’idea è valida e il lavoro buono non cambia poi molto la perfezione della scrittura cinematografica ai fini della vendita?

  425. Alberto Cassani scrive:

    Secondo me le correzioni “tecniche” che un addetto ai lavori può fare sono relativamente poche, a meno che non si parli proprio di uno sceneggiatore capace che quindi è in grado di farti le stesse notazioni che ti farebbe un produttore capace, ma qui non si parla più di tecnica di scrittura di una sceneggiatura, ma proprio di tecniche del racconto cinematografico. Penso che una persona abituata ad andare al cinema (non basta guardare serie tv) e leggere romanzi può essere già sufficientemente utile.

  426. mugeimumei scrive:

    Perfetto, grazie. :)

  427. Michele scrive:

    Ciao, ho vent’anni e ho già scritto tre sceneggiature. Una di queste è ormai pronta per essere fatta vedere. Ho quindi mandato un email ad un importante casa di produzione chiedendo se fossero interessati a leggere la mia sceneggiatura. Naturalmente credevo non mi avrebbe mai risposto, ed invece mi ha risposto e mi ha detto che adesso non stanno cercando nuovi progetti, ma che se avessi voluto, avrei potuto mandargli una sinossi della mia sceneggiatura.
    Ora, il mio problema è uno. Non so scrivere soggetti. Io quando inizio una sceneggiatura scrivo una sottospecie di soggetto-trattamento sconclusionato, che solo per me ha senso, e poi inizio con la sceneggiatura.
    Volevo quindi sapere innanzitutto se per sinossi intendono soggetto o un qualcosa di ancora più restrittivo, e poi le regole per scrivere una buona sinossi, e dei consigli se li hai. La sceneggiatura è di 118 pagine, ed è sul genere thriller-azione-noir, stile Le Iene di Tarantino ma con più location, e ci sono diverse scene di azione, con tanto di finale ricco d’azione con sparatoria.

    Grazie in anticipo per la risposta!

    p.s. secondo te lo leggeranno davvero, o l’hanno scritto tanto per?

  428. michele scrive:

    Quasi mi dimenticavo. La mia sceneggiatura punta anche su molti dialoghi “brillanti”, e non poterne mettere neanche uno mi spaventa un po’… La storia mi sembra quasi vuota!

  429. Alberto Cassani scrive:

    La sinossi è il riassunto della trama, quindi in pratica una specie di soggetto. Immagina di dover raccontare la storia del film a uno sconosciuto e mettila per iscritto in maniera chiara e particolareggiata (ma non troppo). Senza i dialoghi la storia ti può apparire vuota, vero, ma è proprio per questo che vogliono leggere prima la sinossi: un film non può reggersi solo sui dialoghi, che peraltro poi dipendono tantissimo da come vengono recitati. Cerca un modo per raccontare la storia in maniera interessante ma non prolissa, rivelando al momento giusto le cose che nel film si devono scoprire solo in un determinato momento. So che è difficile, se non sei abituato, ma è pur sempre una tua storia e devi essere in grado di raccontarla per bene… E sì, sono convinto che la leggeranno, perché non possono permettersi di correre il rischio di ignorare qualcosa di buono. Non si sa mai…

  430. Anonimo scrive:

    Salve, ho iniziato a leggere questo sito e lo trovo molto interessante ed educativo, forse perché qua i film vengono visti da un punto di vista più specializzato rispetto ad altri siti come Coming Soon o My Movies, comunque volevo chiedere ad Alberto come capire se quello che scrivi è buono o no? I personaggi possono essere troppo positivi o troppo negativi? Ciò può non piacere al produttore? Quando è che in un film ci sono troppi argomenti? Puoi fare qualche esempio per favore? Unire diversi generi ed sperimentare è giusto? Come non rendersi ridicoli? Un colpo di scena può essere forzato, stupido o incoerente? Scusa per le troppe domande, ho una idea per un film ho già iniziato ad scrivere una piccola trama e ho il dubbio che quello che ho fatto sia troppo strano, a me piace ma non so se qualcuno la potrà apprezzare

  431. Anonimo scrive:

    Ho notato anche che alcune recensione hanno dato un voto molto diverso rispetto ad altre pagine famose come Metacritic o Rotten Tomatoes come mai?
    Ho notato anche che no apprezzate il patriotismo americano perché?

  432. Alberto Cassani scrive:

    Grazie dei complimenti! Scrivere una sceneggiatura con elementi estremi è sempre un rischio, perché si può dare facilmente l’impressione di aver prestato poca attenzione ai dettagli e aver involontariamente “tagliato con l’accetta” i vari elementi. Sicuramente è meglio presentare personaggi e situazioni sfaccettate e multidimensionali, ma la monodimensionalità può essere giustificata dalla storia stessa (la versione moderna di una fiaba ci sta che abbia un cattivo “piatto”).
    Sulla quantità di argomenti da affrontare non c’è una regola: secondo me è meglio parlare di poche cose ma farlo bene, però è chiaro che si possono accennare anche altre cose, l’importante è che alla fine non diventi troppo confuso. Se un personaggio è appassionato di alpinismo ci sta mettere qualche dialogo sull’argomento, ma se la cosa prende troppo spazio e il film diventa un corso di alpinismo per dilettanti no. Se invece ho diverse storie che si intrecciano, è meglio che girino tutte intorno allo stesso argomento, altrimenti il film si fa troppo dispersivo.
    Per quanto riguarda i generi, vale la stessa cosa: ormai quasi tutti i film sono un miscuglio di due generi diversi, per cui le combinazioni generalmente sono accettate (da commedia romantica a horror fantascientifico passando per ogni possibile incrocio), ma credo che la coerenza della storia sia l’aspetto più importante. Film alla “Dal tramonto all’alba”, che a un certo punto diventano un film diverso senza motivo, te li puoi permettere solo se sei un regista importante o se il produttore sei tu.
    Sul colpo di scena, può essere ciò che dici nel senso che c’è il rischio che lo sia. Se può esserlo nel senso di essere accettato in quanto tale, no: se un colpo di scena è incoerente può alienare completamente il pubblico. Il colpo di scena dev’essere coerente, brillante e inaspettato. Altrimenti meglio rinunciarci.
    Poi cosa piace ai produttori e cose no è impossibile dirlo: i produttori non sono tutti uguali e ognuno ha gusti diversi. La cosa migliore è scrivere la sceneggiatura che meglio ti rappresenta, e poi correggerla e sistemarla senza pensare a questo o quel produttore. Ne cercherai uno solo quando avrai davvero finito.

  433. Alberto Cassani scrive:

    Per quanto riguarda le differenze tra i nostri giudizi e quelli degli altri, per quanto fuori da un’anteprima stampa o tra due proiezione durante un festival si parli con i colleghi e ci si scambi opinioni, poi alla fine ognuno scrive ciò che pensa del film. Questo porta spesso a grosse differenze di giudizio tra una testata e l’altra (e a volte anche all’interno della stessa testata, basta vedere le riviste che pubblicano i pagelloni dei redattori), perché il cinema e la critica cinematografica non sono scienze esatte. Se poi guardi le singole recensioni segnalate da Metacritic e Rotten Tomatoes, vedrai che anche lì sullo stesso film ci sono recensioni entusiaste e altre deluse.

    Infine, io personalmente non ho alcun problema con il patriottismo. Ne ho invece molti quando il patriottismo si fa fanatico fino a diventare sciovinismo. Ossia, quando si parte dall’idea che il proprio paese sia migliore degli altri. E questo capita quasi sempre e in qualunque nazione: mi dà fastidio lo sciovinismo statunitense come quello italiano, anzi di più quello italiano perché vivendo qui lo incontro più spesso. Cinematograficamente parlando, mi infastidiscono i film di propaganda: preferisco di gran lunga un film più o meno obiettivo che mi dia modo di tirare personalmente le conclusioni su una vicenda. Anche perché dirsi da soli di essere più bravi degli altri non fa certo lo stesso effetto di sentirselo dire dagli altri, no?

  434. M.A.G.D scrive:

    Grazie mille per le risposte soddisfacenti e complete.
    è meglio/facile scrivere una sceneggiatura tutta cronologicamente e poi spezzarla o farla direttamente spezzata?
    Tarantino Quando ha scritto Pulp Fiction quale metodo ha usato?

  435. Alberto Cassani scrive:

    Non credo sia importante scrivere la sceneggiatura in un senso o nell’altro, ma è assolutamente necessario avere bene in testa tutto quello che deve succedere prima di iniziare a scriverla. Oggi, con i software di scrittura fatti apposta per le sceneggiature, spostare una scena da un punto all’altro del film è semplicissimo, per cui si può benissimo scrivere in senso cronologico e poi mescolare le carte. Scrivere però già nella sequenza che si intende far vedere sullo schermo ha il vantaggio di rendere più chiaro cosa gli spettatori sanno e cosa no in un determinato momento del film: scrivere cronologicamente potrebbe portare a sottovalutare la portata di alcuni particolari dell’intreccio e del momento in cui vengono rivelati. Secondo me è preferibile scrivere così come poi il film verrà montato, ma entrambi i modi sono validi e accettabili: dipende dai singoli sceneggiatori.

  436. mugeimumei scrive:

    Ogni rampa di scale è una scena diversa? La gestisco come si fa con le stanze di una casa?

  437. Alberto Cassani scrive:

    No, puoi benissimo fare una scena sola per tutta la scalinata. Dipende da come immagini la scena: se c’è continuità tra una rampa e l’altra non vedo perché spezzarla.

  438. mugeimumei scrive:

    Ok grazie mille, però ovviamente per quanto riguarda le stanze di una casa la scena cambia sempre di stanza in stanza giusto?

  439. Alberto Cassani scrive:

    Lì dipende da come hai in mente di organizzare la scena. Se è una scena lunga e in continuità con un personaggio che si sposta da una stanza all’altra e viene seguito dalla macchina da presa, puoi tranquillamente fare una scena sola e specificare di volta in volta in quale stanza si trova. Ma la normalità sarebbe spezzare la scena a seconda della stanza.

  440. M.A.G.D scrive:

    Volevo chiede a Alberto se ha mai scritto una sceneggiatura?
    Se devo dire che un personaggio esce dalla stanza e poi rientra (Ho spezzato la scena) devo di nuovo descrivere l’ambiente?
    L’ambiente deve essere descritto in modo molto specificato?

  441. mugeimumei scrive:

    Grazie. Quindi per riallacciarmi alla tua spiegazione, se volessi fare una scena meno convenzionale in cui lui cammina di spalle e passa da un ambiente a un altro, (non so se hai visto Hitman – L’assassino, in cui se non ricordo male ci sono diverse scene in cui succede questa cosa, proprio per richiamare il videogioco da cui è tratto) potrei nella descrizione scrivere che il personaggio cammina di spalle? O quale accorgimento dovrei usare per rendere l’idea del modo in cui me la immagino, ossia che attraversa più ambienti camminando di spalle?

  442. Alberto Cassani scrive:

    Di sceneggiature ne ho scritte tre o quattro (iniziate e non finite molte di più), ma nessuna che sia mai arrivata sulla scrivania di qualche produttore. La più recente è del XX secolo, comunque.

    Per le tue domande, una volta che hai descritto l’ambiente non serve descriverlo nuovamente, a meno che ovviamente non sia cambiato qualcosa. Basta che nell’intestazione della scena tu faccia capire che è lo stesso ambiente di prima: invece di INT. CAMERA metti INT. CAMERA DI PAOLO e sei a posto. Per la precisione della descrizione, diciamo che devi mettere tutto quello che ti serve: oggetti che poi hanno un ruolo nella storia o servono a caratterizzare il personaggio, tutto il resto è inutile. Una camera da letto è una camera da letto: non serve scrivere che c’è un letto, un comodino e un armadio, ma se vuoi far capire che è la stanza di un adolescente allora dirai che il letto è singolo e alle pareti c’è appeso qualcosa di particolare.

  443. Alberto Cassani scrive:

    Un personaggio non cammina di spalle: lo vediamo di spalle mentre cammina… A parte gli scherzi, una notazione simile va bene, però dipende da com’è scritto il resto della sceneggiatura. Se è scritta in stile narrativo è meglio evitare notazioni tecniche come questa, per cui bisognerebbe cercare un modo per far capire cos’hai in mente senza prevaricare lo stile. A conti fatti, è lo stesso procedimento che si fa quando si vuole suggerire una soggettiva senza dirlo: concentrati sul personaggio e descrivi solo ciò che lui guarda; non darà magari l’idea dell’inquadratura alla Hitman ma di sicuro fa capire che si tratta di una sequenza continua con lui al centro dell’attenzione.

  444. mugeimumei scrive:

    E’ vero il cammina di spalle è più vicino a un “cammina all’indietro” :D
    Nelle sceneggiature cerco sempre di dare un’ impronta narrativa, ma mi trovo in difficoltà quando poi arrivo a dover descrivere dei particolari che sono essenziali per la mia visione della scena e della trama stessa. In questa trama in particolare la storia umana del protagonista si scoprirà con l’evolversi del film, quindi certi particolari mi tornano indispensabili. Come faccio? :(

  445. Anonimo scrive:

    Salve, ho letto su diversi siti che un film parte dal regista o produttore quindi il ruolo dello sceneggiatore è presso che senza potere e vero?
    Ho letto anche che il direttore della fotografia era autonomo e anche il montatore è vero? Se è cosi allora il regista cosa fa?
    Mi consigli un sito dove vengano specificati in modo perfetto i ruoli degli artisti(regista,montatore,produttore,direttore della fotografia ecc)?
    Scusa la mia ignoranza..

  446. Alberto Cassani scrive:

    Come disse una volta lo sceneggiatore di Lubitsch, “se io consegno una sceneggiatura fatta solo di pagine bianche, voglio vedere lui come fa a metterci il suo famoso tocco…” Questo per dire che non si può sottovalutare l’importanza di una sceneggiatura nella realizzazione di un film. Però in un certo senso è vero che lo sceneggiatore è senza potere: come un pittore che vende un quadro non può certo dire all’acquirente in che cornice metterlo e dove appenderlo, anche lo sceneggiatore non può andare dal produttore e dal regista che hanno comprato la sua sceneggiatura a dir loro come devono mettere in scena quello che lui ha scritto. Però in Italia, e in Europa in generale, capita quasi sempre che lo sceneggiatore sia al fianco del regista durante la preparazione alle riprese e faccia insieme a lui le modifiche necessarie.

    Per il resto, puoi vedere le varie figure professionali che lavorano ad un film come un’orchestra: il regista è il direttore dell’orchestra, mentre il produttore è l’impresario che la finanzia. Ogni musicista, per quanto bravo e per quanto solista, deve seguire le indicazioni del direttore d’orchestra e deve (dovrebbe) sempre pensare alla musica dell’orchestra in quanto insieme, non come subordinata alla sua. In ogni caso, direttore della fotografia e montatore non sono mai autonomi: il primo prende ordini direttamente dal regista, che nella migliore delle ipotesi gli dice dove mettere la macchina da presa e nelle peggiori gli dice anche che obiettivo usare, mentre il secondo risponde al regista o al produttore, a seconda di chi abbia l’ultima parola sulla versione definitiva del film.

    Definizioni precise dei vari ruoli puoi trovarle su Wikipedia, dovrebbero essere abbastanza affidabili. Però ti consiglio anche di leggere questo glossario http://www.ellissi.it/catalogo/gvel_mc1.pdf, che anche se per molte cose è superato ti può essere senz’altro molto utile.

  447. Riccardo scrive:

    Ciao. Io avrei scritto una sceneggiatura e vorrei registrarla. Però so che alla SIAE costa tantissimi soldi. Leggendo in giro ho visto che si possono registrare opere in italiano anche alla WGA (SIAE americana), via web e per soli 30 dollari o una cosa del genere. Conviene farlo? Sai per caso come si fa, e se soprattutto è vero che accettano opere scritte in italiano?

    Grazie mille.

  448. Alberto Cassani scrive:

    Ciao Riccardo. Di questa cosa della registrazione alla WGA qui avevamo già parlato un annetto fa, ma non avevamo trovato risposta: nei due siti del sindacato (Est e Ovest) non c’è scritto nulla riguardo le lingue che sono accettate per la registrazione, ma a rigor di logica perché loro possano tutelare un’opera devono essere in grado di leggerla e capirla. E’ vero però che per opere straniere in teoria potrebbero lavorare solo ed esclusivamente come archivio e non come tutela diretta, nel senso che ufficializzerebbero semplicemente che in quella tal data il tal scrittore aveva scritto quella determinata sceneggiatura, poi se questa sia stata plagiata o meno sono affari di qualcun altro. Questa possibilità dipenderebbe però dagli accordi commerciali specifici che ci sono tra gli Stati Uniti e i singoli paesi, e non ho idea di cosa prevedano quelli con l’Italia. Se vuoi puoi comunque provare a mandare una mail, sono certo che ti risponderanno con tutte le indicazioni del caso.
    Considera però che, in ogni caso, la registrazione di una sceneggiatura presso la WGA non costituisce atto di copyright, il che vuol dire che in caso di plagio dovresti proprio dimostrare che hanno plagiato la tua sceneggiatura, non che ci sono “semplicemente” delle significative somiglianze. Negli Stati Uniti bisogna infatti dimostrare che chi ha plagiato ha effettivamente letto la tua sceneggiatura. In Italia ti troveresti a dover fare praticamente la stessa cosa, che comunque sarebbe già più che sufficiente se hai intenzione di mandare il tuo scritto ai produttori.

    La registrazione di un’opera alla SIAE (non l’iscrizione dell’autore alla SIAE) mi pare costi intorno ai 130 euro, ed è tuttora il modo più sicuro per difendere il tuo lavoro in caso di plagio in Italia perché è una registrazione prevista esplicitamente dalla Legge. Ci sono metodi alternativi più o meno ufficiali, il più frequente dei quali era fino a pochi anni fa lo spedirsi la sceneggiatura con una raccomandata senza ovviamente aprire la busta, ma sono metodi la cui efficacia in caso di causa dipende fortemente dal singolo giudice.
    Infine, so che esiste questa associazione http://www.costozero.org/ che si occupa proprio di certificare la data di realizzazione delle varie opere, ma non conosco nessuno che abbia mai usufruito dei loro servizi quindi non so dire quanto siano efficaci. Ma visto che il costo è di neanche mezzo euro, un tentativo direi che si può fare tranquillamente…

  449. mugeimumei scrive:

    Ciao, espressioni come “è pensieroso”, “è triste”, “è spaventato” ecc possono essere usate in libertà o vanno dosate dando maggiore rilievo al movimento dovuto al tal sentimento visto che raccontiamo le immagini?

  450. Alberto Cassani scrive:

    Secondo me gli esempi che hai fatto possono essere tranquillamente evidenti anche solo dalle immagini. Quindi specificalo in sceneggiatura solo se secondo te dalla descrizione della scena non si capisce.

  451. mugeimumei scrive:

    perfetto grazie

  452. Anonimo scrive:

    jappu, io scrivo come mi pare anche in linguaggio sms. cmq so sito fa cagare nel vero senzo della parola nn ci ho capito un cavolo vabbo ke non lo nnke letto xkè è troppo lungo e nn mi si cria a legge so papiro!!! poi nn è nnke quello che cercavooo e je che lo leggooo.. tanto lo so ke nn ci avete cap. nnt ma a me nn me ne puo frega piu di nnt!!!!!!!! ciaooooooo ………. ma po ke so si spoiler ma ke cavolo ne so vab. nn m n frec nnt baciiii co sto cavoloo e cmq riciaooooooo!!!!!!!!!!

  453. Anonimo scrive:

    a aggiungo quello è il nuovo linguaggio che si usa cioe scurrileeeeee vaffini ke mang que sapete ke sign… a si scrive nn solo in modo scurrile ma ance cn errori e le parle puntateeee e saltando lettere.. ciauuuuuu :poop:

  454. Alberto Cassani scrive:

    No, mai sei simpatico, eh? Non credere a chi ti dice il contrario, mi raccomando.

  455. Anonimo scrive:

    Ciao. Probabilmente ne avrete già parlato, ma sono troppe cose da leggere, quindi scusami se magari potrei fare una domanda già esistente, ma ci sono dei metodi, magari esercizi usati da sceneggiatori o scrittori per superare il blocco dello scrittore?

    Sono ad un punto morto nella mia sceneggiatura. Ho già il finale, e ho già scritto 40 pagine della sceneggiatura, ma ora sono bloccato nella parte centrale. Solitamente quando mi succede smetto immediatamente di scrivere e aspetto un giorno o due, poi quando mi rimetto a scrivere mi viene qualcosa e supero il blocco. Però ora è passata quasi una settimana e sono del tutto bloccato.

    Grazie.

  456. Alberto Cassani scrive:

    La scrittura non è come la chimica del corpo umano, non è detto che la cura che funziona per una persona funziona per tutti. Io personalmente al tuo posto metterei da parte quello che stai scrivendo e inizierei a scrivere qualcosa di completamente diverso, la qualità non ha importanza: pensare ad altro ma continuare a fare quello che devi fare è probabile che ti faccia venire in mente qualcosa di utile alla tua vera sceneggiatura. Però Chuck Palahniuk qui http://diario.cinefile.biz/13-trucchi-per-riuscire-a-scrivere ha dato un consiglio diverso: “Quando siete bloccati, tornate indietro e leggete le scene precedenti. Cercate personaggi che avete lasciato da parte o particolari che potete riprendere come fossero delle pistole nascoste sotto il cuscino. Quando stavo finendo di scrivere “Fight Club” non avevo idea di cosa avrei fatto del palazzo dove si trova Tyler Durden, ma rileggendo le prime scene ho trovato quell’indicazione sul mescolare nitroglicerina e paraffina e farci dell’esplosivo al plastico. Al di là del commento che avevo fatto all’inizio del libro (“…la paraffina con me non funziona mai…”), quella era una “pistola nascosta” perfetta per salvarmi il culo.”

  457. Riccardo scrive:

    Dubito che sia la sede migliore per parlarne, ma pongo il mio quesito lo stesso: è da un po’ che giro attorno a tale individuo di nome Andy Warhol. Tralasciando l’influenza che ha avuto sugli altri campi artistici, volevo sapere qualcosa di più sull’ “influenza” che ha avuto sul cinema. C’è qualche suo film che merita visione? Cosa devo aspettarmi da un suo film?

  458. Alberto Cassani scrive:

    Direi che la sua influenza sul lavoro degli altri registi, contemporanei e successivi, è pari a zero. In generale, comunque, ha alternato film narrativi a esperimenti visivi che con il racconto non hanno niente a che fare. In un film ha ripreso un uomo che dorme tutta una notte, in un altro ha inquadrato l’Empire State Building per tutto un giorno… Però ha fatto anche una sua personale versione di “Arancia meccanica”, ad esempio. Il suo film più famoso è “Chelsea Girls”, che direi possa essere il punto di partenza giusto per avvicinarsi al suo cinema (insieme forse a “Lonesome Cowboys”). Comunque considera che si tratta pur sempre di film d’avanguardia underground.

  459. Riccardo scrive:

    Diciamo che è un Lars von Trier del boom economico statunitense, se mi si passa il termine :D un autore che sfutta l’”arte” per andare contro le convenzioni dei contemporanei. Insomma.. filmare un uomo per tutta una notte mi sembra che vada un po’ contro l’idea di “frenesia” nata negli anni 60 con la rinascita economica (non so se mi spiego)

  460. Anonimo scrive:

    Salve Alberto. Intanto volevo farle i complimenti per il sito, e poi avrei una cosa da chiederle. Secondo lei, quanto è importante rispettare le regole di scrittura? Mi spiego meglio. Ho letto diverse sceneggiature, sia online che cartacee, ed ho notato che spesso molte differiscono tra loro. Ci sono sceneggiatori che descrivono molto, ed altri che si limitano a scrivere l’essenziale. Chi spiega anche i sentimenti dei personaggi (chi in maniera più veloce, e chi in maniera più approfondite), e chi scrive solo cosa fanno. E cose di questo genere.

    Quindi mi chiedevo, quanto è importante rispettare le regole?

    Grazie.

  461. Alberto Cassani scrive:

    La sceneggiatura è pur sempre una sorta di letteratura, quindi le regole che bisogna rispettare dipendono innanzitutto dalla coerenza interna del testo. Se lo stile con cui è scritta giustifica le spiegazioni approfondite di sentimenti e pensieri, allora la cosa non darà fastidio durante la lettura, ma se uno ha uno stile secco e diretto e poi si prende delle pause per approfondire questa cose allora non va bene. Leggendo sceneggiature americane c’è poi da tenere anche conto della fase in cui sono state scritte e del ruolo dello sceneggiatore nel progetto: se una sceneggiatura è scritta in maniera indipendente per poi essere mandata agli ignari produttori per venderla, allora è meglio essere precisi ma non esagerati; se invece è una riscrittura voluta dal produttore da parte di un suo sceneggiatore di fiducia allora molte cose saranno necessariamente precise; se poi lo sceneggiatore è già sotto contratto per dirigere il film o ha un ruolo da produttore esecutivo e sta scrivendo la versione definitiva della sceneggiatura, allora è normale che ci siano anche indicazioni tecniche.
    Insomma, diciamo che quelle che ho indicato in questo mio testo sono più delle linee guida che delle regole vere e proprio: in fondo stiamo parlando di scrittura creativa…

    Grazie dei complimenti!

  462. Riccardo B. scrive:

    Ciao, volevo sapere se, non essendo un testo o un romanzo, possiamo ripete i nomi in continuazione, senza dover usare cose come “lui” o “l’amico”, o cose di questo genere. Sennò o paura che chi la legge rischia di non capire di chi si parla. Però ho anche paura che possa essere fastidioso leggere spesso gli stessi nomi. Grazie.

  463. Riccardo B. scrive:

    *Ho paura. Scusa l’errore. Comunque complimenti per il sito, è molto utile.

  464. Alberto Cassani scrive:

    Grazie dei complimenti, Riccardo. Usare sempre i nomi dei personaggi è effettivamente fastidioso, da leggere. Però è anche vero che non c’è quella necessità letteraria di racconti e romanzi, per cui si può abbondare un po’ di più. La chiarezza della scena è la cosa più importante, quindi se c’è il rischio che usando un pronome non si capisca di chi stai parlando, usa il nome del personaggio anche a costo di ripeterti, non fa niente. Ma in condizioni normali, è sempre meglio alternare nomi e pronomi.

  465. Riccardo B. scrive:

    Grazie mille! Avrei un altra domanda. Ogni volta che si inizia una scena nuova va descritto il luogo? Perché io lo faccio sempre, ma in delle sceneggiature ho notato che non viene fatto. Invece quando uso un ambiente che ho già descritto, comunque tendo sempre a mettere una piccola introduzione. Un altra cosa che faccio è che, se magari nell’intestazione della scena c’è scritto INT. MACCHINA, io poi scrivo, ci troviamo nella macchina di… nonostante sia già scritto nell’intestazione. O anche in altri ambienti. È sbagliato? Grazie.

  466. Alberto Cassani scrive:

    Sì, è sbagliato. In una sceneggiatura devi descrivere solo ciò che serve sapere (per la definizione dei personaggi, o per lo sviluppo della scena). Una volta che hai descritto un ambiente, non serve descriverlo nuovamente, a meno che non sia cambiato qualcosa di significativo. Però è comunque meglio iniziare una scena con una descrizione, invece che con un dialogo, quindi se ci si trova in un ambiente che già conosciamo conviene scrivere una riga sui personaggi. Nell’esempio che fai, poi, è sbagliato anche l’approccio: noi ci troviamo seduti in poltrona a leggere una sceneggiatura, non dentro un’auto; dentro l’auto ci sono i personaggi e al massimo la macchina da presa. Non mettere mai il lettore/spettatore all’interno della narrazione. Il modo migliore di iniziare la scena che usi come esempio sarebbe:
    INT. AUTO GIANNI – SERA
    Gianni sta guidando concentrato sulla strada, mentre al suo fianco Paolo si sta accendendo una sigaretta.

  467. Riccardo B. scrive:

    Grazie mille per la correzione! Quindi è sbagliato anche dire “vediamo” una determinata cosa? E poi, se devo indicare un movimento della macchina da presa (so che sono decisioni che spettano al regista ma in qualche scena servono necessariamente), posso dire “seguiamo con un piano sequenza…” o cose di questo genere?

    Ancora grazie mille per le correzioni!

  468. Alberto Cassani scrive:

    No, il “noi che guardiamo” si può usare in inglese perché la lingua funziona così, ma in italiano si deve usare l’impersonale (“si vede…”) oppure come ho detto usare la macchina da presa come soggetto (“la mdp segue in piano sequenza…”). E’ probabile che ci siano degli sceneggiatori che scrivono in prima persona plurale convinti che dia maggiore efficacia alle loro descrizioni, ma in una sceneggiatura è una scelta fastidiosa.

  469. Anonimo scrive:

    Ciao a tutti. Ho una domanda non solo per te, ma anche per chi legge. Vi capita mai di rileggere ciò che scrivete e pensare inizialmente che sia bello e ben fatto, ma poi lo rileggete, o magari quando lo fate leggere a qualcuno, pensate che sia banale e stupido? Grazie.

  470. Alberto Cassani scrive:

    Credo che quella che descrivi sia una reazione abbastanza comune e anche normale. Più sei distaccato (anche temporalmente) da ciò che hai scritto più lo si riesce a guardare freddamente, analizzandone pregi e difetti senza lasciarsi condizionare da ciò che ci è accaduto – fisicamente ed emotivamente – mentre lo scrivevamo. A questo si aggiunge una umanissima insicurezza nei confronti del giudizio degli altri.
    Come scrisse uno sceneggiatore affermato qualche anno fa: “il momento in cui ti convinci che quello che stai scrivendo è un capolavoro, è il momento in cui stai scrivendo di merda!”

  471. Fabrizio scrive:

    Mi permetto di rispondere anche se non sono il padrone di casa.
    Su suggerimento di Alberto Cassani, in fondo alla 5ª parte, mi sono documentato sui libri di Syd Field. Anche Field spiega che l’umore di chi scrive è soggetto a sbalzi, quando rilegge la propria opera.
    Nel mio piccolo: mi succede sempre. Una volta è buono, un’altra è una schifezza. Alla fine mi rassegno.

  472. M.A.G.D scrive:

    Buongiorno, vorrei sapere se un cambio di registro e anche un cambio di genere in una sceneggiatura la arricchisce o la indebolisce?
    Il io narrante rallenta solo la sceneggiatura o anche il film? Quando la rallenta?
    I Flashback rallentano anche la sceneggiatura e il film?

  473. Alberto Cassani scrive:

    Non sono questioni semplici, queste.

    Un cambio di registro o addirittura di genere è accettabile se è giustificato dalla storia, ma dev’essere veramente giustificato, coerente, altrimenti si dà l’impressione di non avere le idee chiare, di voler fare due film insieme. Ma è comunque un rischio, perché non è detto che chi legge la sceneggiatura o guarda il film apprezzi la svolta. In genere è preferibile percorrere una strada sola, ma con decisione. Se ti capita di trovarlo, qualche anno fa ci fu un piccolo film italiano intitolato “Due amici” che esemplifica perfettamente il rigetto del cambio di registro: un ottimo film intimista, quasi alla Beckett, che a un certo punto giustifica la situazione con un cambio netto e fastidioso nella definizione dei personaggi e sfascia la credibilità dell’intreccio.

    Con la voce fuori campo il rischio è di esagerare e finire per creare un effetto documentario. Non è questione che rallenti o meno la storia, perché dipende dai momenti in cui viene usata (è chiaro che se l’azione si interrompe perché deve parlare la voce fuoricampo non va bene), è questione di usarla solo quando serve veramente (quale che sia l’effetto che si vuole raggiungere, con essa) e senza essere didascalici rispetto a quello che già vediamo grazie alle immagini. Nella testa dello sceneggiatore l’effetto è sempre alla Marlowe, ma per il lettore/spettatore non lo è quasi mai perché usarla in maniera perfetta è difficilissimo. Il mio consiglio è di sforzarsi di farne a meno,

    Anche i flashback sono meno facili da dosare di quanto si creda. Diciamo che sono veramente giustificati solo quando servono a far sapere qualcosa allo spettatore in quel preciso momento del film e non prima, o quando il presente suscita nel personaggio un ricordo particolarmente vivo che non ci era mai stato mostrato. Poi si possono usare anche per ottenere effetti particolari (tipo il “Big Fish” di Burton) ma spesso appaiono meccanici e noiosi, se non sono al posto e al ritmo giusto. Il flashback con la voce fuoricampo del protagonista che racconta, per lo spettatore è la morte.

  474. M.A.G.D scrive:

    Cosa ne pensi di Forrest Gump?
    Infine i sogni si rappresentano come flashback o devo specificare che siamo in un sogno?
    Grazie mille per l’aiuto.

  475. Alberto Cassani scrive:

    Forrest Gump è un film costruito sulla frammentazione temporale tanto quanto Pulp Fiction, anche se è costruito in maniera diversa e per motivi diversi. Funziona molto bene per certe cose e benino per altre, finché riesce a interessare lo spettatore facendogli così credere che sia possibile che lo stesso personaggio viva tutte quelle avventure nel corso degli anni.

    Un sogno è un sogno e quindi si indica come tale, a meno che non si debba capire solo a fine sequenza che si tratta di un sogno e quindi lo si tratta come una scena normale.

  476. Anonimo scrive:

    Salve grande pagine.
    Perché dicono che un regista affronta un certo tema?(Intendo solo registi non Registi/sceneggiatori).
    è lo sceneggiatore che fa la storia e crea i personaggi quindi il regista rende soltanto le idee dello sceneggiatore in realtà eppure hanno più merito e fama di essi.

  477. Alberto Cassani scrive:

    Grazie dell’apprezzamento.

    In Italia, come anche in altri paesi europei, si tende a identificare sempre l’autore di un film nel suo regista, e quindi a dargli la paternità ultima di ogni scelta generica, a prescindere dall’autonomia dei diversi tecnici che lavorano con lui. Il paragone che io faccio spesso a questo riguardo è con una grande orchestra, in cui il regista è il direttore e quindi ha il compito di mettere in armonia gli assoli del primo violino (gli attori) con le note del resto dell’orchestra ma anche di decidere il tono generale della suonata (coordinare il lavoro dei tecnici). Però se è vero che non è il direttore d’orchestra a scrivere l’opera né ad eseguirla, è anche vero che è lui che decide di suonarla, quindi non è sbagliato dire che un regista affronta un certo tema: “semplicemente”, non lo fa con parole sue (ma lo fa comunque a modo suo, se il produttore glielo permette).
    Il realtà questo “rigetto” nei confronti dell’autorialità del regista penso dipenda dalla grande accessibilità che hanno le altre professioni del cinema rispetto ad altri campi artistici. Per rimanere in ambito musicale, è perfettamente normale dire e sentir dire che Giuseppe Verdi ha raccontato la storia di Aida, quando invece lui ha scritto “solo” la musica mentre la storia la raccontano le parole di Ghislanzoni.

  478. mugeimumei scrive:

    Ciao, tutto bene?
    Volevo chiederti, quando un personaggio compie un’azione e dice una cosa, ma è come se la pensasse o come se la dicesse in un altro momento, è F.C o V.F.C?

  479. Alberto Cassani scrive:

    Non sono sicuro di aver capito. Intendi dire che si vede il personaggio sullo schermo ma si sente la sua voce narrante invece dei dialoghi? In questo caso, per quanto di solito si usi sempre la stessa sigla (solitamente FC) per indicare le parole che arrivano dall’esterno dell’inquadratura, è meglio far capire che non si tratta semplicemente di un personaggio fuori campo. Quindi consiglio di usare VO, per voce off, che è in grado di far capire che le parole hanno un effetto particolare rispetto alle immagini.

  480. mugeimumei scrive:

    Si, come se pensasse, o parlasse la sua coscienza, del tipo “sono il sudore freddo di Jack” usato in Fight Club. Quindi vado col VO?

  481. mugeimumei scrive:

    Perdona l’impreparazione, ma VO in italiano sarebbe VFC o è una terza dicitura?

  482. Alberto Cassani scrive:

    VO sarebbe un altro modo di indicare VFC, ma quello che io intendevo dire è che in questa situazione particolare ti conviene usare una sigla diversa per rendere evidente anche a prima vista che non è semplicemente un personaggio fuori campo che parla (e non è nemmeno un errore l’indicazione). Anche perché mi par di capire che per molti FC e VFC siano sinonimi… Però (mi sono dimenticato di specificarlo) se usi VO per questa scena, poi non puoi usare VFC per le altre scene con la voce fuoricampo perché vorrebbe dire chiamare la stessa cosa con due nomi diversi. Quindi consiglio per questa sceneggiatura di usare VO invece di VFC. Ma anche VFC non è sbagliato, però presuppone che il lettore sia attento.

  483. mugeimumei scrive:

    Ok, grazie per l’impeccabile delucidazione, come sempre. Ovviamente, visto che non mi sento un maestro anzi ti scrivo proprio per imparare, visto che me lo fai notare spero di non essere tra quelli che li equiparano :(
    F.C. si intende un personaggio che parla ed è in scena ma non appare nell’inquadratura, mentre V.F.C si intende un personaggio che parla ma non è nella scena, o è nella scena ma non parla nel presente (come il mio caso) Giusto?

  484. Alberto Cassani scrive:

    Mi riferivo a chi le sceneggiature le legge, non a chi le scrive. Vero che a legger certi giornali è lecito avere dubbi anche su chi scrive per lavoro, non solo nel cinema… Comunque sì, è esattamente come hai scritto.

  485. mugeimumei scrive:

    Grazie mille Alberto, ti auguro una buona serata.

  486. Alberto Cassani scrive:

    Anche a te. Buon lavoro.

  487. mugeimumei scrive:

    Ciao, il programma che uso, per quanto riguarda la copertina della sceneggiatura mi chiede Titolo, autore, basato su, copyright e info contatto. Alla voce basato su e copyright cosa ci va? :)

  488. Alberto Cassani scrive:

    “Basato su” serve per indicare la fonte da cui il film è tratto: libro, altro film, fumetto… Se la tua è una storia originale lascialo vuoto. Copyright invece si usa per indicare la casa di produzione che ne detiene i diritti, ma nel tuo caso scrivi il tuo nome e basta.

  489. mugeimumei scrive:

    Perfetto grazie.

  490. mugeimumei scrive:

    Invece per la rilegatura ci sono accorgimenti particolari da seguire?

  491. Alberto Cassani scrive:

    Solitamente si rilega con due buchi sul margine sinistro e quelle mollette di cui ignoro il nome che si aprono in due una volta infilate nel buco. In questo modo, in teoria, quando si riscrive una scena si possono sostituire solo i fogli interessati invece di dover ristampare tutta la sceneggiatura. Ma in realtà la si può rilegare come si vuole.

  492. mugeimumei scrive:

    Grazie ancora.

  493. M.A.G.D scrive:

    Salve, mugeimumei sono curioso della tua sceneggiatura sarebbe bello se mi facessi leggere le prime pagine per vedere il modo di scrittura e il linguaggio usato da te, se per te va bene.
    Scusa per la richiesta un po’ sgarbata e insolita (può risultare un po’ insultante da un punto di vista)
    PS:Non ho intenzione di rubare le idee xD

  494. mugeimumei scrive:

    M.A.G.D lasciami la tua mail se puoi.

  495. mugeimumei scrive:

    Ciao Alberto, volevo domandarti se c’è un modo per specificare un fermo immagine o è una cosa che allo sceneggiatore non compete?

  496. mugeimumei scrive:

    Inoltre volevo domandarti, scusa lo scoppio ritardato, come secondo te è meglio gestire le scene senza suono.
    In alcune sceneggiature che ho letto alla fine dell’intestazione c’è scritto “senza suono”.
    Io ho usato spesso scene che potrebbero definirsi senza suono, ma ho ritenuto giusto per diversi motivi non specificarlo….ho fatto sbagliato?

  497. M.A.G.D scrive:

    Eccola maurizioantoniogiambalvodiar @ hotmail . com
    Grazie!

  498. mugeimumei scrive:

    MAGD ti ho scritto.

  499. Alberto Cassani scrive:

    Per il senza suono, secondo me in generale è meglio non specificarlo. Però se la scena si basa proprio su quello, se ritieni che non funzioni in altro modo, allora devi essere sicuro che sia intesa e girata in quel modo.

    Il fermo immagine dipende da cosa serve: se ad esempio l’immagine si ferma ma il suono no allora va specificato; se invece si tratta di un dettaglio che tu immagini come fermo immagine ma che in realtà potrebbe benissimo essere girato normalmente, allora non specificarlo.

  500. mugeimumei scrive:

    Perfetto alberto grazie. Il fermo immagine come lo indico?

  501. M.A.G.D scrive:

    mugeimumei non mi è arrivato niente…

  502. Alberto Cassani scrive:

    Direi che scrivere fermo immagine va bene.

  503. mugeimumei scrive:

    Ok antonio grazie mille.
    MAGD ho inviato di nuovo la mail….fammi sapere.

  504. Anonimo scrive:

    Buon giorno Alberto, volevo chiedere: posso iniziare senza transizioni dato che nel corso della sceneggiatura non le uso affatto?

  505. mugeimumei scrive:

    Mi sono scordato di mettere il nome….:)

  506. Luca A. scrive:

    Salve Alberto.
    Desidero maggiore chiarezza su alcuni punti.

    Dunque, si parte da un’idea, la si sviluppa in un soggetto, che, da come ho inteso leggendo la guida e i relativi commenti, deve contenere trama e sviluppo in 10-15 pagine.

    1) Esistono concorsi nei quali richiedono solo l’invio del soggetto?

    2) Ricordo che, parlando con una sceneggiatrice tempo fa, venni informato di come sia a volte controproducente scrivere una sceneggiatura, poiché, se si ha la fortuna di proporre l’eventuale sceneggiatura ad una casa di produzione interessata, sarà poi quella a fornire rimaneggiamenti della sceneggiatura utilizzando propri sceneggiatori di fiducia, che firmeranno con te la scrittura dell’opera. E’ vero?

    3) Inoltre, si può avere una piccola spiegazione dei processi intermedi tra soggetto e sceneggiatura, che, se non vado errato, sono trattamento e trattamento scalettato?

    4) Infine, si possono avere dettagli pratici di come muoversi, con soggetto alla mano, per proporre lo scritto ad eventuali case di produzione? Si contattano tramite sito internet e su loro conferma, si spedisce poi il soggetto tramite casella di posta o tramite email? Oppure si spedisce solo la sinossi?

    P.S.) E’ vero che la sinossi è la trama racchiusa in un periodo verbale?
    Es:
    Un enorme squalo bianco provoca il terrore in una caratteristica località marina Americana.

    Quello che ho scritto è una giusta sinossi?

    Ringrazio per la pazienza e mi scusO per la raffica di domande, ma preferisco porle tutte in una volta.

    Luca A.

  507. Alberto Cassani scrive:

    Assolutamente sì.

  508. Alberto Cassani scrive:

    Buongiorno Luca.

    1- Il soggetto dev’essere lungo dalle 5 alle 10 pagine, magari anche meno. 15 è una lunghezza eccessiva, anche se può essere giustificata in progetti particolarmente importanti o complicati. Il Premio Solinas, il più importante premio cinematografico d’Italia, ha una sezione dedicata appositamente ai soggetti.

    2- Sì, e no. Il fatto che la sceneggiatura sarà fatta riscrivere da altri è vero, ne abbiamo parlato qui o in un’altra pagina qualche settimana fa. Che però sia inutile scriverla non è vero, innanzi tutto perché scrivendo si impara a scrivere, e poi perché è comunque un punto di partenza per il lavoro successivo. Al di là che nessuno ti obbliga a lasciar riscrivere la tua sceneggiatura da altri, sei liberissimo di non venderla finché non trovi qualcuno che sia disposto a lasciarti come unico scrittore. Ma sarebbe una ricerca moooolto lunga…

    3- Il trattamento è in pratica un soggetto esteso, contenente tutti i particolari che servono poi per scrivere poi la sceneggiatura. Se il soggetto è una specie di racconto il trattamento è un romanzo breve, che deve trasmettere in prosa non solo lo sviluppo e la sequenza delle scene ma anche il tono e lo stile, e la descrizione precisa dei personaggi. Ogni informazione necessaria per la scrittura della sceneggiatura dev’essere contenuta nel trattamento (questo ovviamente non impedisce di aggiungere qualcosa, quando si scrive la sceneggiatura).
    La scaletta è un elenco sintetico delle singole scene, descritte brevemente nelle azioni e con le indicazioni di tutti i personaggi che vi compaiono. Possiamo ritenerla una tabella di marcia che serve in fase di sceneggiatura per avere sott’occhio lo sviluppo della trama e dei personaggi.
    Nessuno di questi due passaggi è obbligatorio, e volendo se ne può anche invertire l’ordine: come meglio si trova lo sceneggiatore.

    4- Sinossi vuol dire riassunto. La sinossi cinematografica è il riassunto della trama di un film. Non è vero che dev’essere compresa in una sola frase. Può essere tre righe come 15 come mezza pagina. In effetti è meglio allegarla al soggetto quando si contatta un produttore, in modo da far capire a prima vista cosa il film racconta, ma spedire solo quella non ha senso perché non può da sola dare un’idea precisa di come sarà il film finito. E comunque in effetti meglio contattare prima la casa di produzione per sapere se sono interessati a ricevere il materiale ed eventualmente cosa vogliono leggere. In teoria non c’è motivo per cui dovrebbero rifiutare di ricevere un soggetto, poi magari ci mettono gli anni per leggerlo o non lo leggono proprio…

  509. Luca A. scrive:

    Grazie infinite Alberto, adesso è molto più chiaro.

    Un saluto e a presto.

    Luca A.

  510. mugeimumei scrive:

    Buona sera Alberto, purtroppo spesso mi dimentico le cose da chiedere e mi ritrovo a tartassarti.
    Volevo chiederti se in una telefonata la V.F.C deve necessariamente includere il (filtrato).

    Seconda domanda e più antipatica dato che è un argomento che abbiamo già trattato ma, nonostante mi hai già dato il tuo parere, vorrei comunque una conferma, se possibile.
    Mi hai consigliato di rilegare la sceneggiatura in un determinato modo, ma sottolineando comunque che qualsiasi rilegatura va bene.
    Su molti siti ho letto invece che l’unico modo per non sembrare un principiante è rilegarla all’americana, ossia con tre buchi laterali di cui solo due, quelli alle estremità, saranno fermati con dei fermacampioni in ottone. Nonostante venga palesato quanto sia difficile trovare un perforatore a tre buchi rimane chiaro leggendo che è l’unico modo efficace.
    Ora io penso che un capolavoro valga la pena di essere cercato, o accolto per lo meno, anche se forse lo è una sceneggiatura su mille. Però, a scanso di equivoci, giusto per avere qualche possibilità in più sul non farla finire nel camino di qualche responsabile dell’ufficio sviluppo, come devo regolarmi?

  511. M.A.G.D scrive:

    Non è arrivata, forse è troppo grande per una e-mail..
    Tenta se non è un disturbo di inviare file più piccoli per sicurezza ecco la mia e-mail di nuovo maurizioantoniogiambalvodiar @ hotmail . com

  512. mugeimumei scrive:

    MAGD Ti ho scritto da due indirizzi…fammi sapere.

  513. Alberto Cassani scrive:

    In una casa di produzione che accetta di ricevere sceneggiature da sconosciuti possono succedere due cose: il produttore le guarda personalmente, ne legge alcune e acquista quelle più interessanti; oppure ha qualcuno pagato (si spera…) per leggere le sceneggiature e fargliene un sunto. Nel primo caso, dando per scontato che il produttore sia uno che capisce di cinema e non un semplice maneggione, ti sembra plausibile che il produttore legga la lettera di accompagnamento, legga la sinossi e/o il soggetto allegato ma decida di non leggere la sceneggiatura perché non è rilegata all’americana? (Al di là che non sarebbe rilegata all’americana comunque, se è stampata su fogli A4 invece che US Legal…) Nel secondo caso, dando per scontato che l’impiegato faccia il suo lavoro con serietà, ti sembra plausibile che questo stili una scheda con su scritto “la rilegatura dimostra l’inesperienza dello sceneggiatore, passare oltre”?
    Però in fondo quello che scrivi ha un senso: se le sceneggiature sono tutte rilegate alla stessa maniera, chi le rilega diversamente si qualifica come principiante. Ma la cosa non diventa comunque evidente nel momento in cui ci metti in copertina un nome che nessuno nel settore ha mai sentito?
    Ad ogni modo, non è vero che tutte le sceneggiature sono rilegate alla stessa maniera, per lo meno in Italia dove in realtà non ci sono regole standard e dove la maggior parte degli sceneggiatori affermati (o le loro segretarie) rilega come più gli pare. Peraltro anche a Hollywood alle volte le case di produzione decidono volutamente di rilegare diversamente dallo standard: lo script di “Minuti contati” che ho letto io era stampato fronte/retro perché, come indicava la specifica in copertina, si voleva consumare meno carta possibile per salvare le foreste.
    L’unico reale vantaggio della rilegatura coi fermacampioni è che si possono togliere per fotocopiare facilmente i fogli, e – come mi sembra di aver detto – che si possono sostituire i singoli fogli con altri man mano che si revisiona la sceneggiatura. Per cui ribadisco il suggerimento di scegliere la rilegatura che ti convince di più. Se poi questa convinzione deriva dalla volontà di non discostarsi dall’uso comune, va bene lo stesso.

    Il “filtrato” serve non tanto per indicare la provenienza dalla voce quanto per indicare l’effetto sonoro. Una battuta è filtrata perché la si deve sentire attraverso un microfono, di conseguenza se è evidente che la conversazione è telefonica e non ti interessa essere sicuro che la battuta venga registrata in un certo modo puoi anche non specificarlo (anche perché così lasci che sia il lettore a immaginarsi il montaggio della scena). Se però ti trovi nella situazione di voler/dover indicare il fuori campo tanto vale indicare direttamente il filtrato, soprattutto per far capire che la voce proviene effettivamente da quel microfono/altoparlante. Non si indicano mai entrambe le cose, comunque: o l’una o l’altra.

  514. M.A.G.D scrive:

    Finalmente mi è arrivata una sola e-mail con scritto sono mugeimumei ma vuota…
    Mi scuso con Alberto per i messaggi “inutili” in questo forum.

  515. Anonimo scrive:

    salve, se un film costa 100 milioni e guadagna 110 milioni…perde o guadagna? Ho sentito che perde perché? E poi qual è la percentuale di un regista e dei produttore e casa di distribuzione?
    Salve grazie in anticipo!

  516. mugeimumei scrive:

    Perfetto quindi sostituisco il V.F.C con il filtrato.
    Per quanto riguarda la questione rilegature: Cassani 2, Google 0. :)
    Un’ altra curiosità, se una casa di produzione non specifica di voler ricevere, in allegato alla sceneggiatura, sinossi e/o soggetto, non devo mandarlo?

  517. mugeimumei scrive:

    Il filtrato è unisex o al femminile è filtrata?

  518. mugeimumei scrive:

    MAGD su quale mail mi hai risposto?

  519. Alberto Cassani scrive:

    Il budget è il costo di produzione di un film, ossia quanto costa realizzarlo. Poi bisogna distribuirlo e pubblicizzarlo, e questo ha degli ulteriori costi. Aggiungici che il prezzo incassato per ogni biglietto venduto dev’essere spartito tra sala cinematografica, produttore, distributore, regista, sceneggiatore, musicista e tasse varie. Negli Stati Uniti si calcola rozzamente che un film deve incassare in patria il doppio di quello che è costato per cominciare a generare un profitto per chi l’ha realizzato. Le percentuali non te le so quantificare perché cambiano moltissimo da paese a paese e tra contratto e contratto. Considera comunque che in Italia una casa di distribuzione prende all’incirca dal 20 al 50% del prezzo del biglietto, per quanto riguarda le sale commerciali.

  520. Alberto Cassani scrive:

    Secondo me è sempre meglio allegarli. Non vedo come possa far male.

  521. Alberto Cassani scrive:

    Cioè, vuoi sapere se quando parla una donna devi scrivere filtrato o filtrata? Si riferisce alla voce del personaggio, quindi se il personaggio è femminile dev’esserlo anche l’aggettivo.

  522. mugeimumei scrive:

    Mille grazie Alberto!

  523. mugeimumei scrive:

    Provo a fare del mio meglio per spiegarlo: un V.F.C di un discorso che inizio alla fine di una scena, cioè si anticipa alla fine di una scena per poi proseguire in quella successiva in cui è presente il personaggio che parla, segue quindi a parlare tale personaggio senza V.F.C, ma il (CONT.) ci va?
    Non so se mi sono spiegato bene…

  524. mugeimumei scrive:

    OK, grazie.

  525. mugeimumei scrive:

    Due pagine sono troppe per la sinossi?

  526. Alberto Cassani scrive:

    Per un film di lunghezza normale direi di stare in una pagina.

  527. gianni scrive:

    Buongiorno a tutti gli scrittori,,vorrei un aiuto,avrei una storia da scrivere per un film,pero non sono ne attore ne scrittore,la mia storia da fatti realmente accaduti,sono 40 anni di vita ,di una persona ex boss contrabbandiere,il quale, descrive la vera storia del contrabbando,con personaggi reali, di tutta l’europa,come inizia questa attività e come finisce,da personaggi di commercio, di uffici,a politici,a delinquenti a mafiosi..fatemi sapere gentilmente qualcosa,vi sarei grato,vi porgo i mie cordiali saluti

  528. Alberto Cassani scrive:

    In bocca al lupo, Gianni. Prova a cercare anche nel forum di http://www.sceneggiatori.com, anche quello è un ottimo luogo di incontro tra scrittori.

  529. Marco F. scrive:

    Ciao, avevo già scritto qualche mese fa, comunque ancora complimenti per il sito. Ho cercato e letto ovunque informazioni sulla sinossi, anche qui, ma mi rimangono grandi dubbi. Se il soggetto va dalle 3-5 pagine massimo, la sinossi deve stare in una sola. Ora, io il soggetto lo riesco a scrivere, ma la sinossi proprio no! Da quel che ho capito devi raccontare tutto senza entrare nei particolari, ma cercando di mettere ciò che potrebbe attirare il produttore, riuscendo così a fargli leggere il soggetto, dove si capirà meglio la storia, giusto?

    Considerando che ciò che ho scritto fino a adesso è sensato, ecco la mia vera domanda, cosa ci devo mettere dentro? Cioè devo saltare tutto? In alcuni posti ho letto addirittura che c’è chi scrive una sinossi in 3 righe (parlo di veri sceneggiatori) perché sono più che sufficienti per attirare la curiosità di un produttore. Cioè sono proprio in alto mare, non so cosa devo metterci e cosa non.

    Grazie mille.

  530. Alberto Cassani scrive:

    A Hollywood c’erano (e forse ci sono ancora) dei produttori che ritengono che un buon film possa essere riassunto in non più di 15 parole. Se non ci riesci, secondo loro o non è un buon film o non sei un buon sceneggiatore.
    In realtà una sinossi di mezza pagina-tre quarti di pagina è la lunghezza giusta. Devi raccontare solo ed esclusivamente la storia, senza descrizioni di luoghi o personaggi e senza accenni ai dialoghi o ad altro. Solo ciò che succede sullo schermo. La storia, la trama. E basta. Di più non saprei cosa dirti, per spiegarmi.

  531. Marco F. scrive:

    Si ma quindi devo tralasciare gran parte delle scene? Per capirci, devo inserire una breve descrizione del contesto, un breve sviluppo e il finale, o come ho letto da qualche parte, devo incentrarmi più sulla parte centrale, e lasciare il finale in sospeso? Spero non sia la seconda perché mi sembra al quanto stupida.

    Grazie mille! :)

  532. Alberto Cassani scrive:

    Non devi tralasciare niente, al massimo le scene di raccordo se proprio non servono a niente (ma se non servono a niente non dovrebbero esserci neanche nella sceneggiatura). Devi concentrarti su tutta la trama, non solo su una parte perché la sinossi deve dare un’idea dello sviluppo che ha il film: se ti concentri solo su una mezz’ora di film dai l’impressione che quella mezz’ora prenda in realtà tutto il film. Non so davvero come essere più chiaro: immagina di raccontare a un amico cosa succede nel corso del tuo film, e scrivilo in maniera pulita e interessante.

  533. Marco F. scrive:

    Scusa se insisto, ma ho trovato online questa sinossi, vincitrice di un premio:

    Un edicolante assiste a un omicidio e passa il resto dei suoi giorni ossessionato dal senso di colpa per la paura di testimoniare contro l’assassino. I titoli dei quotidiani che vende e l’andirivieni dell’omicida alla sua edicola lo tormentano fino a rovinargli l’esistenza e il matrimonio. Il killer, difatti, è un suo cliente regolare. Dopo parecchi anni un giovane avvocato si presenta all’edicola, acquista un giornale e paga. L’edicolante riconosce il figlio della vittima, che all’epoca era un ragazzino, e rimane lì, con i soldi in mano e la ferita di nuovo riaperta. Quell’incontro sveglierà la coscienza dell’uomo che troverà finalmente il coraggio di parlare.

    Questa sinossi non dice ne il finale, ne descrive gran parte del film. Per scrivere una buona sinossi, basta fare una cosa del genere aggiungendo il finale o va bene così?

    Scusa ancora del disturbo, e grazie mille.

  534. Alberto Cassani scrive:

    Marco, stai facendo confusione. Innanzi tutto non è la sinossi che citi ad aver vinto un premio, ma il cortometraggio che racconta quella storia. Il film è questo: http://youtu.be/S90SH-hTOPo. Poi quella che citi è la sinossi scritta per il pubblico, tu invece devi scriverla per il produttore. Sono due cose diverse, con scopi diversi: al produttore devi far capire ad esempio quanti personaggi principali ci sono e quante location diverse servono, il pubblico invece devi “solo” incuriosirlo senza dargli l’impressione di aver già visto il film per il solo fatto di averne letto la trama. Immaginati un venditore che spiega il suo prodotto a un negoziante o a un cliente: non si esprime nello stesso modo e non parla delle stesse cose. Questo al di là del fatto che quello della sinossi è proprio il finale del film…

  535. Anonimo scrive:

    Ciao ho 12 anni e mi piacerebbe molto scrivere una sceneggiatura o comunque entrare nel mondo dello spettacolo. Mi sapreste dire se il liceo classico va bene per il mio scopo? Oppure potreste darmi qualche consiglio?

  536. Federico scrive:

    Be, se hai attitudini letterarie un classico va di certo meglio di uno scientifico. Da parte mia io scrivo e ti consiglio vivamente di fare lo stesso, per conto tuo, più che puoi, qualunque idea ti venga. Pezzo dopo pezzo, diciamo. Idea per idea finirai per costruire qualcosa di completo e sicuramente anche bello, con passione e impegno i risultati arrivano!

  537. Alberto Cassani scrive:

    Io dico sempre che è preferibile fare studi “normali” e affiancarci corsi specifici sul cinema, o al massimo aspettare di farli a livello universitario. La scelta di quale scuola superiore frequentare dipende dalla attitudini dello studente: come scrive Federico, se hai attitudini letterarie e ti piace studiare allora il classico va bene, altrimenti è meglio un tipo di scuola diverso. Di certo, a prescindere dalla scuola che scegli, poi l’importante è esercitarti molto a scrivere, perché solo facendolo si può migliorare.

  538. Cosimo scrive:

    Approfitto per proporre la mia sceneggiatura per un film mozzafiato di fantascienza, “l’impero s’è desto”, ambientato nel 2058.. il conflitto mondiale tra gli alleati (Usa, Gb, Canada e Australia) contro i confederati (Cina, India e l’Eurussia, il grande impero dove non tramonta mai il sole, che si estende dall’atlantico al pacifico, fondato dalle nuove generazioni dalle ceneri della vecchia unione europea che non seppe soddisfare le aspettative economiche e democratiche e dalla frammentazione territoriale della Russia). La guerra è scoppiata perché gli Usa dopo aver stabilito il controllo sulle risorse energetiche siberiane e del medioriente e quelle minerarie dell’Africa, vogliono accaparrarsi lo sfruttamento del sistema delle piogge monsoniche a ridosso dell’Himalaya che rappresenta ormai l’unica grande riserva di acqua potabile……

  539. Massimo B. scrive:

    Salve Alberto,
    sono completamente nuovo in questo campo, ma da un pò di tempo continuo a pensare ad un storia che mi affascina terribilmente. All’inizio pensavo ad un libro, ma risultava troppo lungo, poi ho pensato ad una serie televisiva. Sono convinto che l’idea è vincente ma non ho la più pallida idea di come proporla. Credo sia originale ma ho paura ad esporla, non vorrei che sparisse nella rete e perderene il controllo.

    Come si fa a proporre una bella idea ma averne poi i diritti e poterla poi seguirla nel tempo ? Quali sono i canali, gli step da seguire per uno che è non conosce nulla del mondo della tv e del ciname ?

    Grazie 1000

  540. Alberto Cassani scrive:

    Massimo, l’unica cosa che si può fare per tutelare le proprie opere di ingegno di carattere creativo è registrarle alla SIAE. Non impedisce agli altri di rubartele, ma ti tutela legalmente nel caso in cui questo succeda.

    Prima di dare forma alla tua storia, però, prova a considerare una cosa: dando per scontato che l’idea sia davvero originale e interessante e tu sia in grado di raccontarla efficacemente nella forma scelta, in Italia ci sono solo una manciata di produttori cinematografici (sostanzialmente solo due con i soldi veri: Rai e Mediaset), ci sono solo tre soggetti televisivi in grado di produrre in proprio serie di qualità (Sky, Rai e Mediaset) mentre ci sono diversi editori librari sufficientemente grandi da pubblicare e lanciare adeguatamente un libro, senza contare tutti i piccoli editori che sono sempre in cerca di opere di qualità.
    Ossia, in pratica: visto che ancora devi cominciare, tieni presente che pubblicare un libro è molto più facile che farsi produrre un film o una serie tv, quindi se sei indeciso forse sarebbe meglio battere la strada più facile.

    In ogni caso in bocca al lupo.

  541. M.A.G.D scrive:

    Salve Alberto, se cerco di vendere la mia sceneggiature assieme ad alcune Storyboard mi aiuterà a far spiegare meglio la mia storia al produttore?
    Per quanto riguarda i cortometraggi c’è più o meno difficoltà a trovare un produttore rispetto a un lungometraggio?

  542. Alberto Cassani scrive:

    Di certo con gli storyboard si possono illustrare meglio alcune sequenze, ma non so quanto realmente un produttore sia interessato a guardarli, se già sta leggendo la sceneggiatura. Non credo che faccia male allegarli, comunque.

    Per quanto riguarda i cortometraggi, invece, è praticamente impossibile trovare un produttore/finanziatore. Un mercato per i corti non esiste, specialmente in Italia, quindi perché mai un produttore dovrebbe buttare dei soldi a fondo perso, per di più su un regista che lui non conosce?

  543. bianko1995 scrive:

    ciao a tutti :)
    Ho 19 anni , e mi piace scrivere da quando avevo 8 anni. I miei nonni sono scrittori qua in albania. Non di fama ma di passione. Mia madre ha sempre scritto , quindi penso di essere una cosa genetica. Allora ho iniziato questa scenegiatura senza un scopo preciso ma solo perche volevo buttare giu qualche riga. man mano che scrivevo ho narrato gli attori i posti e i dialoghi. La trama e di un isola in mezzo ad antlantico intrapolata nel tempo. Da sempre. Il paradiso delle speccie scomparse. L’ultimo di quella specie viene succhiata in un bucco e si dirigge la. ce sempre questo ragazzo che vuole salvare il mondo. voglio scrivere solo questa perche la trama spiegha tutto . e ce sempre a che fare con la scomparsa di tutto dal mondo e non con la distruzzione della terra. Vorrei sapere se e possibile , di quante pagine deve essere questo film o parole. se e neccesario scrivere piu dialoghi o descrivere il posto . e se la finale non e sempre a lieto fine ? Dopo aver finito tutto un scenegiatore quanti sodi prende e se questa scenegiatura o trama dove la posso mandare ad hollivud o ce una sede principale in italia ?

  544. Alberto Cassani scrive:

    Guarda, solitamente si considera che la sceneggiatura di un film per il cinema debba stare tra le 90 e le 120 pagine, a seconda di quanto dovrà durare il film. Però la storia che hai accennato qui si riferisce ad un film molto costoso da realizzare, di certo non qualcosa che i produttori italiani hanno voglia di finanziare. Questo vuol dire che dovresti scriverla in inglese per poi cercare un produttore negli Stati Uniti. Quindi pensaci bene: magari è più semplice scrivere un romanzo nella tua lingua e trovare un editore, piuttosto che scrivere una sceneggiatura in una lingua che conosci poco nella speranza di trovare un produttore dall’altra parte del mondo.
    In ogni caso, in bocca al lupo.

  545. bianko1995 scrive:

    Mille grz per il consiglio. Il fatto e che ho molto fantasia, e lo so che costa troppo ma qua in albania si trovano delle persone specializate a tradurre e cosi lo tradurro nel inglese , perche dalla mia lingua in inglese non ti eccita tanto. e anche difficile. Per questo volevo chiedere come si fa a trovare un produttore ? se e possibilie grz mille

  546. Alberto Cassani scrive:

    Se vuoi trovare un produttore a Hollywood devi prima trovare un agente che ti rappresenti e che mandi la tua sceneggiatura sui tavoli giusti. Non è impossibile, ma neanche semplicissimo. Le agenzia di rappresentanza per sceneggiatori e registi sono tante, comunque.

  547. marco scrive:

    Salve Alberto vorrei iniziare a scrivere un soggetto e poi una sceneggiatura , in che formato sarebbe ideale, e bisogna impostare le pagine in una certa maniera? grazie a presto

  548. marco scrive:

    ancora una domanda ma nell soggetto bisogna scrivere che la storia e ispirata ad un fatto realmente accaduto? grazie

  549. Alberto Cassani scrive:

    Ciao Marco. Se leggi anche le parti seguenti di questo mio testo trovi sufficienti indicazioni su come impaginare il testo di una sceneggiatura, poi se hai ancora qualche dubbio chiedi pure.
    Per quanto riguarda il soggetto, regole vere e proprio non ce ne sono, però impaginalo in modo che ogni pagina contenga all’incirca 2.000 caratteri spazi compresi. Una cartella editoriale è composta da 30 righe di 60 battute, per un totale di 1.800 battute (sempre spazi compresi): più ci si avvicina a questa cifra con la propria pagina più si dà un’idea precisa già a colpo d’occhio di quanto è lungo il testo.

    L’indicazione del fatto accaduto è necessaria per due motivi: innanzi tutto perché per raccontare la storia di qualcuno che non è un personaggio pubblico devi avere il suo permesso (a meno di non cambiare nomi e/o luoghi in modo da renderlo irriconoscibile), e poi perché l’indicazione serve per aiutarti a convincere il lettore della credibilità di ciò che hai scritto.

    Per scrivere la sceneggiatura ti consiglio di usare uno dei programmi di scrittura che ho presentato nella parte 5 di questo testo. CeltX è di gran lunga il migliore ma per un principiante assoluto può essere difficile da usare, inizialmente; RoughDraft invece funziona esattamente come un qualunque programma di videoscrittura, però impagina automaticamente il testo secondo le necessità di una sceneggiatura.

  550. Ilenia scrive:

    Io per esempio ho molte idee in testa che parlano dei problemi di oggi

  551. tonino scrive:

    buonasera sig. alberto. mi chiamo tonino e le scrivo dalla pr. di latina, premetto che sono un grande appassionato di cinema, e da un paio d’anni che mi è venuta in mente un’idea su una sceneggiatura cinematografica che personalmente reputo molto interessante. non essendo un grande narratore (ho la terza media e come lavoro faccio il carpentiere edile) penso che troverei qualche difficoltà a descrivere su un foglio i dialoghi, le trame, e le emozioni dei personaggi del mio romanzo. per questo le chiedo se c’è qualche sceneggiatore che lavora per chi magari non possiede una grande abilità narrativa, ma che invece ha delle valide idee. naturalmente non cerco un contoterzista, chi mi aiuterà sarà a tutti gli effetti il coautore della stessa sceneggiatura. mi scuso se magari questa domanda le sembrerà un po bizzarra ma le assicuro che è un progetto molto interessante, a cui io tengo molto. se avrà piacere nella prossima email le spiegherò a grandi linee la trama della sceneggiatura. ringraziandola anticipatamente la saluto.

  552. Alberto Cassani scrive:

    Tonino, mi dispiace ma non posso aiutarti, se non lasciandoti spazio su queste pagine per discutere del lavoro di sceneggiatore con me e con gli altri lettori. Puoi ripetere il tuo appello anche nelle altre pagine dedicata alla sceneggiatura (trovi i link in fondo al testo, prima dei commenti), visto che in passato è già successo che due lettori entrassero in contatto qui per poi lavorare insieme. Ma da parte mia, più di quello che faccio su queste pagine non ho la possibilità di fare.

  553. Anonimo scrive:

    Sig Cassani secondo lei conta più le idee e i dialoghi in una sceneggiatura o il modo in cui viene scritta?

  554. Anonimo scrive:

    Secondo lei una persona con voti bassi a scuola soprattutto in materie linguistiche può diventare uno sceneggiatore? Scrivere un saggio breve e una sceneggiatura è la stessa cosa?

  555. Alberto Cassani scrive:

    Se con “il modo in cui è scritta” una sceneggiatura si intende lo stile di scrittura, c’è da fare un distinguo: una cosa è la sceneggiatura su carta, un’altra è il film che ne viene girato. Una sceneggiatura viene solitamente scritta con l’intenzione di vederla prima o poi diventare un film vero e proprio, ma per riuscirci deve innanzi tutto convincere il produttore che la legge di poter diventare un buon film. Quindi deve innanzi tutto “farsi leggere” da una persona che legge per lavoro e che quindi non è facilmente impressionabile. Come ogni altro scritto letterario, la sceneggiatura deve “catturare” il lettore, e deve farlo innanzitutto attraverso lo stile. Poi ovviamente deve anche avere dei contenuti in grado effettivamente di dar vita a un buon film, perché altrimenti la sceneggiatura può essere scritta benissimo ma non riuscirà mai a convincere il produttore a finanziarla.

    Per quanto riguarda le capacità di scrittura dello sceneggiatore, estenderei il concetto: è chiaro che se uno non sa scrivere non sa scrivere neanche una sceneggiatura, ma per scrivere una buona sceneggiatura bisogna conoscere il mondo, bisogna conoscere la vita. Anche solo quella dei personaggi che si vuole raccontare. Bisogna, insomma, conoscere la materia che si vuole affrontare. Se una persona è ignorante (nel senso proprio del termine, cioè non sa le cose) non potrà mai scrivere una buona sceneggiatura. Niente comunque vieta che questi due aspetti – conoscere la materia e saper scrivere – facciano capo a due o più persone diverse, nella scrittura di una sceneggiatura.
    Poi scrivere un saggio non è come scrivere una sceneggiatura, anche se la lingua usata (e quindi le sue regole) è la stessa. Un bravo disegnatore di fumetti non è necessariamente un buon pittore, e un bravo pittore non è detto che sia in grado di disegnare un fumetto.

  556. mugeimumei scrive:

    Ciao Alberto! Innanzitutto buone feste…
    Volevo domandarti due cose.
    In una sequenza di scene, facenti parte entrambe della stessa circostanza sia spaziale che temporale, dunque a pochi istanti l’una dall’altra, per pochi intendo in un discorso un argomento seguito da un altro argomento, ma intrecciati tra loro, secondo te c’è qualcosa che posso fare che mi assicuri che sia comprensibile agli addetti ai lavori? Cioè che si capisca a quale dei due momenti appartiene il dialogo considerando che c’è un’altra scena che si intreccia a sua volta con sovrapposti i V.F.C delle scene in questione.

    E poi… se puoi aiutarmi:
    Nelle scene in cui scrivo ad esempio:
    RUMORE: sirene della polizia.
    La dicitura RUMORE nelle sceneggiature in inglese come si scrive?

  557. Alberto Cassani scrive:

    Incrociare i discorsi come dici non è semplice, e dipende anche da quanto durano le singole parti. Se si tratta di momenti lunghi puoi riprendere nel secondo momento le ultime parole del primo, tipo:

    -…e così l’ho salutato, ma mentre me ne stavo andando…
    - Ho fatto tardi perché c’è stato un incidente in autostrada e sono rimasto imbottigliato per quasi un’ora, alla fine ho preso la prima uscita…
    - …mentre me ne stavo andando mi è squillato il cellulare e così lui ha capito che gli avevo raccontato un sacco di balle…
    - …ho preso la prima uscita che ho raggiunto, solo che mi sono infognato nelle viuzze di un cazzo di paesino dove non ero mai passato…

    Però una cosa simile non funziona se i diversi momenti sono composti da una frase sola, perché la sovrapposizione suonerebbe fastidiosa. Però è anche vero che se si tratta di momenti brevi l’alternanza dovrebbe risultare sufficientemente chiara di per sé, a meno che a parlare non sia sempre lo stesso personaggio.

    Per quanto riguarda il rumore, non mi risulta ci sia una dicitura apposita nello scriptwriting in inglese. DI solito si indica semplicemente che si sentono determinate cose, tipo “We HEAR the sirens of the police closing in”.

  558. mugeimumei scrive:

    Perfetto Alberto, grazie mille.

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