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"Il cartaio" di Dario Argento

9 gennaio 2004 Recensioni 9 Commenti
Il cartaio

Medusa, 2 Gennaio 2004 – Disastroso

Dopo la sparizione di una ragazza inglese, l’ispettore Anna Mari viene contattata da un misterioso giocatore di poker on-line che tramite lei costringerà la Polizia romana a giocare con lui per salvare la vita delle donne che di volta in volta rapirà e le cui torture vanno in rete tramite webcam…


Una scena de Il cartaioViene proprio da chiedersi quale sia il vero Dario Argento, perché francamente non si riesce a credere che sia veramente lo stesso regista nato professionalmente negli anni 70 e padre di alcuni dei più bei thriller del cinema italiano. L’Argento attuale è pressoché irriconoscibile, un mestierante noioso e impacciato che ha inanellato una serie di film scadenti, cominciando da Trauma passando per il pessimo La sindrome di Stendhal e Nonhosonno per concludere purtroppo con questo Il cartaio.

Stefania Rocca in Il cartaioL’aspetto freddo e insulso delle immagini riporta con la mente ai telefilm polizieschi che negli anni 70 e 80 andavano tanto di moda, e che Argento ebbe modo di produrre, scrivere e dirigere per la RAI (imitato successivamente dal suo buon amico Lamberto Bava) tra il 1973 e il 1974 intitolati La porta sul buio. Quelli, però, pur essendo un gradino inferiori alle sue prime grandi opere cinematografiche, avevano all’epoca il fascino avvincente della sfida per il regista romano, che riuscì nonostante tutto a mantenere intatta la sua vena artistica senza snaturare troppo il suo stile di base.

Liam Cunnigham e Stefania Rocca in Il cartaioQui, oggi, nel 2004, siamo scesi ulteriormente di livello persino rispetto a quel suo breve passaggio televisivo perché Il cartaio sembra davvero un (pessimo) film per la Tv: gli attori sono totalmente inadeguati, a cominciare da una Stefania Rocca impacciata e mai entrata appieno nel personaggio carismatico cucitole addosso in modo sconsiderato, come tutto il resto del cast, che sembra quello di una grottesca commedia all’italiana. A parte Liam Cunningham e Claudio Santamaria sono tutti da bocciare clamorosamente, come l’intero primo tempo del film, a dir poco soporifero. Ennesima nota dolente è il disastroso doppiaggio italiano (il film è girato infatti in inglese) e la facilità con cui si giunge alla soluzione del giallo intuendo da metà film l’identità dell’assassino. Un elogio agli effetti speciali di Sergio Stivaletti e all’impegno nelle musiche di Claudio Simonetti che seppur indiscutibilmente piacevoli e d’effetto appaiono ormai inadeguate e troppo retrò per i tempi cinematografici odierni. E poi la storia, piatta e banale, senza capo né coda mai in grado di sorprendere lo spettatore.

Il regista Dario Argento studia un'inquadratura de Il cartaioDario Argento è probabilmente il regista italiano che negli ultimi dieci anni ha deluso di più le aspettative, con una trasformazione di stile radicale ed avvilente. E’ scomparso dai suoi film tutto ciò che di affascinante aveva strabiliato nei suoi film più famosi, iniziando da L’uccello dalle piume di cristallo fino a Profondo Rosso e proseguendo con Suspiria, Phenomena e Opera: la suspense, il terrore, il dubbio, le soggettive asfissianti, la crudeltà degli omicidi, le invenzioni sceniche e il gusto del sadismo che lo avevano reso, almeno nel nostro paese, il re indiscusso del cinema del brivido sono solo un lontano ricordo. Al regista romano occorre un rinnovamento totale, un ritorno al suo tradizionale thriller-horror, ma soprattutto gli occorre una lunga pausa di riflessione che appare, a questo punto, decisamente opportuna.


La locandina di Il cartaioTitolo: Il Cartaio
Regia: Dario Argento
Sceneggiatura: Dario Argento
Fotografia: Benoit Debie
Interpreti: Stefania Rocca, Liam Cunningham, Silvio Muccino, Claudio Santamaria, Adalberto Maria Merli, Fiore Argento, Antoinio Cantafora, Piermaria Cecchini, Cosimo Fusco, Mia Benedetta, Giovanni Visentin, Vera Gemma, Luis Molteni
Nazionalità: Italia, 2003
Durata: 1h. 46′


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Attualmente ci sono 9 commenti a questo articolo:

  1. Anonimo scrive:

    Il film è bruttissimo ma il commento non riesce minimamente ad approfondire i perché.

  2. Plissken scrive:

    Mah, a me la recensione appare chiarissima ed esplica con chiarezza i punti dolenti del film, a cominciare dalla storia “piatta e banale”, agli interpreti “inadeguati” e da “grottesca commedia all’italiana”, dal ritmo blando “…come l’intero primo tempo del film, a dir poco soporifero”, al doppiaggio “disastroso”, l’epilogo telefonato (“…la facilità con cui si giunge alla soluzione del giallo intuendo da metà film l’identità dell’assassino”), musiche ed effetti speciali un po’ troppo “retrò”, alla “scomparsa delle invenzioni sceniche”.

    Davvero non saprei cos’altro potesse aggiungere l’autrice della recensione.

    Riguardo ad Argento, nonostante i clamorosi “scivoloni” degli ultimi tempi, gli rimango senz’altro affezionato e spero che riesca ad esprimersi come sicuramente il suo DNA è in grado di fargli fare. Ultimamente appare in TV dove presenta il ciclo “cento pallottole d’argento” dedicato ai film horror: per certi versi un ritorno un po’ alle origini della citata trasmissione “una porta sul buio” che ricordo abbastanza bene nonostante allora fossi giovanissimo. Forza Dario non mollare…

  3. Alberto Cassani scrive:

    Mah… Secondo me con Argento ormai è un po’ accanimento terapeutico…

  4. fran scrive:

    Per me è un bel film..

  5. Fabrizio Degni scrive:

    Buonasera,
    vedendo riaffiorare questo film nella colonna degli ultimi commentati, e ricordandomi, di averne pubblicata anni addietro un commento su FilmUp, sono andato alla ricerca di quest’ultimo per un sano copia/incolla su quella che fu la mia prima visione.

    Tra i vari interrogativi che il genere umano dovrebbe iniziare a porsi credo che il “Come fare a produrre film come il Cartaio?” debba guadagnare velocemente la vetta perchè aiuterebbe gli psicologi a capire come ragioni, in caso lo faccia, più di qualche elemento. Andare a vedere questo film è come prendere a pallonate un muro e pretendere che la palla non rimbalzi: non ha nulla che sia lontanamente paragonabile ad un horror, niente in comune con il più scialbo dei thriller e soprattutto nulla da spartire con l’accezione di lungometraggio. Doppiaggio che fa a gara le dissertazioni della Bellucci, attori incompetenti e plastici, trama lineare e intuibile.
    E poi… che offesa per un informatico come me vedere degli incapaci farneticare dinanzi al tracing del Cartaio: ma studiate invece di speculare sull’ignoranza (intesa come non conoscenza) del pubblico…
    Date la pellicola alle fiamme e sperate che quest’ultime la digeriscano.

  6. Fabrizio scrive:

    Fabrizio, fossi stato in te non mi sarei fatto mancare un commento sui dialoghi (e sulla loro recitazione). Quello con protagonista Muccino che, per dirla alla Maccio Capatonda, ha il fluido nelle mani, è in grado di far esplodere un monitor.

  7. Fabrizio Degni scrive:

    Ciao Fabrizio, come non quotarti… tempo fa chiesi ad Alberto come potesse un regista che aveva talento e genio, come Dario Argento, aver potuto perdere ogni minima vena creativa, come abbia fatto a finire nel ridicolo di film che rispetto ai suoi classici, sembrano girati da una persona diversa.
    Per me dovrebbe tornare a film in cui più che mostrarci, dovrebbe farci sognare perché gli incubi peggiori sono quelli che creiamo con la nostra immaginazione, con la suggestione ed il senso di vuoto in cui tutto può accadere.

  8. Alberto Cassani scrive:

    Quando venne a Milano per presentare proprio Il Cartaio, Argento diede l’impressione di non avere assolutamente idea di cosa succedesse nel mondo, come il proverbiale marziano appena sbarcato. Non c’è da stupirsi se poi i suoi film dimostrano in pieno questo distacco dalla realtà (cit.).

  9. Fabrizio scrive:

    Eh sì, Fabrizio. La mia impressione è che Argento sia rimasto agli anni ’70 e che le sue idee registiche spostate all’oggi – unitamente a un imbolsimento generale per certi versi inevitabile – non possano che incontrare il ridicolo, perché la sceneggiatura e la narrazione non erano il suo forte neanche ai bei tempi. Nel rimettersi dietro la macchina da presa, avrebbe avuto assoluto bisogno di bravo sceneggiatore. O anche solo di uno sceneggiatore.

    Certo è che film così brutti sono difficile a farsi anche impegnandosi. Neanche stessimo parlando di un esordiente che sa a malapena come mettere insieme un film.

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