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“Ipotesi sopravvivenza” di Mick Jackson

14 agosto 2012 28 Commenti
Ipotesi sopravvivenza

Film-tv – Opprimente

A seguito di un colpo di stato in Iran, l’Unione Sovietica invade il paese. Mentre gli abitanti di Sheffield, in Inghilterra, continuano tranquilli con la loro vita, gli Stati Uniti decidono di intervenire in Medio Oriente, facendo così scoppiare la Terza Guerra Mondiale…


Una scenaRealizzato dalla BBC come il più classico dei documentari – con sovrimpressioni, voce fuori campo e filmati e fotografie di repertorio – Threads è probabilmente il più misconosciuto dei film apocalittici ma anche uno dei più efficaci. Tenendo fede al titolo, la sceneggiatura di Barry Hines sviluppa la tensione bellica attorno agli ignari protagonisti, intrappolandoli lentamente in una ragnatela da cui non c’è scampo, finché il disastro nucleare non diviene il centro delle loro vite. Pur rimanendo appunto sullo sfondo, la situazione politica ci viene spiegata molto chiaramente, in modo da farci capire prima quanto facilmente una situazione di crisi politica potrebbe diventare irreparabile e poi quanto disastroso sarebbe un conflitto atomico.

Una scenaRispetto al quasi contemporaneo The Day After, Threads ha il pregio di non fermarsi allo scoppio della guerra e ai giorni immediatamente seguenti. Il Regno Unito viene attaccato dopo 50 minuti di film, subendo perdite calcolate tra i 17 e i 38 milioni di persone, e nella restante ora di proiezione ci si spinge fino a 13 anni dopo la guerra per raccontarci la nuova “evoluzione naturale” che si viene a creare, tra epidemie, legge marziale e cibo insufficiente per la sopravvivenza di tutti. Questo dà davvero l’idea di quale devastazione sarebbe un mondo postatomico e permette di arrivare a un finale che, pur conservando la giusta discrezione registica, è un vero e proprio pugno nello stomaco.

Una scenaPurtroppo la veste tecnica agli occhi dello spettatore del 2012, sembra piuttosto mediocre e la regia di Mick Jackson (quello di Guardia del corpo) appare nella prima parte un po’ troppo didascalica. Forse i mezzi a disposizione non erano sufficienti per realizzare al meglio un progetto simile, ma la desolazione post-atomica che ci viene presentata riesce comunque a fare impressione. La protagonista Karen Meagher è molto brava e l’intreccio tra la storia d’amore del suo personaggio e il montare della crisi politica nella prima parte del film funziona così egregiamente anche grazie a lei. Ma in fondo è tutto il film, nonostante le interruzioni del narratore a volte impediscano lo sviluppo continuo della storia, a stringere lo stomaco degli spettatori. Davvero un peccato che al di fuori del Regno Unito non abbia avuto l’enfasi che avrebbe meritato.


La title card all'inizio del filmTitolo: Ipotesi sopravvivenza (Threads)
Regia: Mick Jackson
Sceneggiatura: Barry Hines
Fotografia: Andrew Dunn, Paul Morris
Interpreti: Karen Meagher, Reece Dinsdale, David Brierley, Rita May, Nicholas Lane, Jane Hazlegrove, Henry Moxon, June Broughton, Sylvia Stroker, Harry Beety, Ruth Holden, Ashley Barker, Victoria O’Keefe, Lee Daley, Marcus Lund
Nazionalità: Regno Unito, 1984
Durata: 1h. 53′


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Attualmente ci sono 28 commenti a questo articolo:

  1. Plissken scrive:

    “…per raccontarci la nuova “evoluzione naturale” che si viene a creare, tra epidemie, legge marziale e cibo insufficiente per la sopravvivenza di tutti.”…

    Mi viene in mente un’altra produzione anglosassone di ottimo livello, la serie TV trasmessa anche in Italia con il titolo “I sopravvissuti” in cui però il tutto derivava da un’epidemia di carattere mondiale.

    Come mai questo “Threads” pur essendo inedito da noi ha anche un titolo italiano? E’ forse uscito in DVD?

  2. Alberto Cassani scrive:

    E’ un errore mio. Inizialmente avevo scritto che era inedito, poi avevo visto che invece è stato trasmesso una volta in tv e ho cambiato il titolo, ma mi sono dimenticato di togliere l’inedito.

  3. Plissken scrive:

    Ah beh niente di grave… Purtroppo non solo non l’ho visto in TV, ma nemmeno l’avevo mai sentito prima. Ottima quindi l’idea di inserire una recensione, chissà che prima o poi mi capiti l’occasione di procurarmelo, anche se la vedo dura.

  4. Alberto Cassani scrive:

    Dubito fortemente che la Rai abbia intenzione di trasmetterlo di nuovo, o che qualcuno voglia pubblicarlo in DVD. Al contrario di quant’è successo con “I sopravvissuti”, che hanno invece avuto diverse edizioni in home-video anche in Italia.

  5. Roy1 scrive:

    Intenso e duro, tutt’altra cosa rispetto a The Day After, tutto sommato edulcorato; il crollo sociale è descritto con la necessaria intensità; il titolo italiano (“Ipotesi: sopravvivenza”, con i due punti) venne dato dalla Televisione della Svizzera Italiana, che lo trasmise subito dopo l’uscita (e con un doppiaggio realizzato non ricordo da chi)

  6. Alberto Cassani scrive:

    Non so se è giusto dire che “The Day After” è un film edulcorato. E’ sicuramente meno pesante di questo, ma penso dipenda soprattutto dalla decisione di fermarsi, appunto, al “giorno dopo”, senza affrontare più di tanto la società che si verrebbe a creare nel dopobomba (facendolo maluccio, comunque). E’ chiaro che le conseguenze immediate sarebbero ben peggiori di quanto si vede in quel film, ma vale anche per questo… Semmai quello che contraddistingue il film di Meyer rispetto a questo è una vena quasi di ottimismo riguardo le possibilità di sopravvivenza della civiltà dopo la terza guerra mondiale. Sono d’accordo invece nel dire che l’escalation politica e poi il crollo sociale qui sono raccontate benissimo, e sono forse la cosa migliore del film dal punto della sceneggiatura.

    Del titolo italiano deciso dagli svizzeri non sapevo, e devo dire che non ne trovo traccia da nessuna parte, ma in effetti negli anni 80 la RTSI aveva una programmazione per molti versi eccezionale (e anche oggi per alcune cose è molto meglio di mamma Rai).

  7. Plissken scrive:

    Anche io credo che “The day after” fosse piuttosto incisivo nel descrivere il dopo-olocausto nucleare, nonostante la scelta di mantenere una valenza positiva su di un’ipotetica sopravvivenza della razza umana. Certo, non avendo mai visto questo “Threads”, non sono in grado di attuare un paragone; spero appunto di riuscire prima o poi a procurarmene una copia.

    Riguardo la TV Svizzera concordo con il Cassani: all’epoca molte cose passavano prima lì che da noi. Tra queste ricordo ad esempio il telefilm “Le avventure dell’astronave Orion”, più che interessante esperimento di fantascienza teutonica, trasmesso dalla RAI in maniera incompleta e discontinua.

  8. Alberto Cassani scrive:

    Io ricordo anche una serie di fine anni 80 su un gruppo di persone che tornava indietro nel tempo per impedire la morte in giovane età di un grande scienziato che decenni dopo avrebbe salvato il mondo. Si intitolava “Missione Abramo” o qualcosa del genere. E poi c’era anche Alberto Angela agli esordi, con una bella trasmissione scientifica.

  9. WarezSan scrive:

    Vorrei tanto vederlo ma non so dove recuperarlo :(

  10. Alberto Cassani scrive:

    Io l’avevo trovato piuttosto facilmente col mulo. Se vuoi c’è anche su YouTube a pezzi di dieci minuti alla volta, ma senza sottotitoli è difficile seguirlo perché l’accento di Sheffield dovrebbe essere vietato dalla legge.

  11. Plissken scrive:

    Confermo, si trova sul web ma solo in lingua originale: di sottotitoli nemmeno l’ombra, un bel problema per chi come il sottoscritto non è in grado di seguire dialoghi in inglese, a prescindere dall’accento.

  12. Alberto Cassani scrive:

    Io avevo trovato anche i sottotitoli in inglese, anche se avevo fatto più fatica a trovare questi piuttosto che il film.

  13. Roy1 scrive:

    in effetti rivedere a pezzi senza doppiaggio Threads su YouTube è singolare: ma se ne può cogliere il vantaggio di dedicare più attenzione alla qualità – essenziale e perciò affascinante – delle immagini che ai dialoghi

  14. Alberto Cassani scrive:

    Be, piuttosto che non vederlo proprio…

  15. a dire il vero il film passò una sola volta anche in rai durante la settimana che celebrava il quarantenario di hiroshima (durante la quale ogni sera sono stati trasmessi film o documentari sulla bomba atomica e sulla guerra nucleare, un paio, non meno impressionanti, presentati da Piero Angela e curati dallo staff di Quark). Ero preadolescente all’epoca e gli devo più di 20 anni di incubi.
    Personalmente lo ritengo IL film sulla guerra nucleare, per quanto il titolo italiano sia più da intendersi come una domanda retorica.

  16. Alberto Cassani scrive:

    Sì, avevo letto anch’io della trasmissione Rai per Hiroshima. Però all’epoca non l’avevo visto, l’ho scoperto solo di recente quando mi sono occupato dell’argomento film post-apocalittici. Io, però, il film che lego maggiormente alla paura della guerra atomico è sicuramente “The Day After”, che vidi in Tv da bambino e mi impressionò tantissimo. Poi è chiaro che da adulto questo fa mette molta più inquietudine.

  17. The day after beneficia di quel sensazionalismo e di quella spettacolarizzazione che sono tipici del filone catastrofico, e forse perciò fa più presa sull’atavica paura della bomba. Solo che, al netto dell’impatto della messa in scena centrale The day after soffre di un prima soap-operistico e di un dopo davvero troppo ottimistico rispetto a quelle che sono le reali stime di una catastrofe nucleare (e volendogli fare le pulci, anche nel durante ci sono non pochi elementi scientificamente inattendibili); mentre Threads ha un piglio pedantemente e minuziosamente scientifico (ti rimando alla voce “produzione” su wikipedia), e stilisticamente vicino alla super-realtà di un mondo-movie dal futuro, girato nel dopo-bomba e consegnato ai posteri. Io li vidi entrambi all’epoca a breve distanza tra loro, e posso garantire che il film di Meyers mi parve uno zuccherino della Disney dopo aver esperito questo, per quanto riconosco che ancora oggi la scena dell’attacco e delle detonazioni riesce ancora a fare una certa presa. Ma non regge il minimo confronto con quella di Threadsi: quest’ultima è anti-spettacolare, molto più incuneante e fredda, fredda come quella morte di tutto che verrà tratteggiata lungo tutto il secondo tempo.

  18. Alberto Cassani scrive:

    Non c’è dubbio che, pur essendo quasi contemporanei, sono due progetti totalmente diversi che riguardano lo stesso argomento. Forse si può anche tacciare The Day After di superficialità (e di soapoperismo, come dici giustamente), ma mi pare che le intenzioni fossero abbastanza diverse: se Thread voleva dare una fotografia il più attendibile possibile per probabilmente smuovere le coscienze, The Day After voleva “semplicemente” avvertire del pericolo per far capire che quello che era sempre stato raccontato era una balla. Se vogliamo, potremmo esagerare dicendo che TDA è Wargames e Threads è 2001: Odissea nello Spazio. Oppure, meglio, uno è Full Metal Jacket e l’altro è Vittime di guerra.
    Poi io questo l’ho visto solo da adulto – anzi: ne ho scoperto l’esistenza scrivendo la recensione di TDA – per cui mi viene difficile paragonare correttamente l’impatto psicologico dei due film, ma secondo me non è neanche tanto giusto farlo. Sono comunque due buoni film, con pregi e difetti diversi.

  19. Sono entrambi figli -ravvicinatissimi nella nascita- di una guerra fredda che stava iniziando a mostrare pericolosi cedimenti per fortuna mai propriamente avvenuti (motivo per cui è invece giustissimo raffrontare l’impatto psicologico delle opere, dato che riflette il terrore di un’epoca – invero mai sopito, basti pensare alle medesime escalation silenziose che abbiamo avuto di recente tra India e Pakistan, Iran e tensioni tra le due coree – senza contare che ai tempi della guerra in Kosovo l’adriatico pullulava di sottomarini sovietici con decine di testate puntate contro di noi). Secondo me la sola differenza sta nel tono sensazionalistico e iperbolico di Meyers, per cui rovescerei i termini: The day after venne appositamente pensato e realizzato come prodotto di largo consumo per dare uno scossone collettivo, Threads si pone scientemente inconsumabile per sbattere in faccia tutta la plausibilità e l’incontrovertibilità dell’orrore che ci spetterebbe se le superpotenze dovessero portare fino alle estreme conseguenze la propria sfida a Risiko. Trovo tra l’altro che un certo tono mediocre di Threads non sia dovuto a povertà di mezzi, ma a una precisa scelta stilistica diciamo così neo-neorealista; Jackson scelse apposta attori anonimi e poco capaci per far sì che la gente comune potesse riconoscervisi immediatamente senza filtri di sorta.

  20. Alberto Cassani scrive:

    No, non sono d’accordo. Secondo me la differenza stilistica deriva non da una scelta propriamente voluta – o meglio: non da una scelta “politica”, di campo – quanto semplicemente dagli stilemi tipici dei diversi mondi cinematografici a cui questi due prodotti appartengono. TDA è un film tipicamente hollywoodiano, figlio più o meno legittimo della stagione del cinema catastrofico anni 70, mentre Threads risente dell’attenzione documentaristica che la Tv inglese ha sempre mostrato. In pratica, affrontano l’argomento con i mezzi a loro più congeniali, a loro e al loro pubblico. Poi è vero che se TDA vuole fare sensazione, Threads vuole invece colpire e turbare. Ed è chiaro anche che la scintilla alla base di entrambi sia comune, appunto l’ingigantisti della guerra fredda, ma a me pare che TDA si porti molto più dietro la propaganda precedente (il famigerato “stai basso e copriti”) rispetto alla rappresentazione tutto sommato disinteressata dell’Inghilterra pre-esplosione che fa Threads.

    Sono invece d’accordo sul fatto che sia giusto paragonare l’impatto emotivo dei due film, il mio discorso era riferito al non volerne paragonare la qualità cinematografica (televisiva, in realtà). Ma come ho detto, avendoli visti per la prima volta a distanza di trent’anni l’uno dall’altro, non è un tipo di lavoro critico che posso essere in grado di fare.

  21. >>>TDA è un film tipicamente hollywoodiano, figlio più o meno legittimo della stagione del cinema catastrofico anni 70

    è appunto quanto vado dicendo da due post, a me pare che stiamo dicendo la stessa cosa.

    in finale la differenza che rimarcherei quanto a impatto è la seguente: rivisto col senno di ora, the day after è depotenziato, storicizzabile come deriva ultima di un filone, e lascia incerti tra lo sbadiglio e il bonario sorriso. threads continua tuttoggi a essere inconsumabile in quanto “prodotto”, e a restare un’esperienza terrifica che non si ha molta voglia di ripetere, e che nessuna emittente si sognerebbe mai di ritrasmettere in prima serata.

  22. Alberto Cassani scrive:

    Senza dubbio cadrebbero molte teste, se qualcuno si sognasse di ritrasmettere Threads, soprattutto in Italia. Però non mi pare che si possa tacciate TDA di essere noioso o involontariamente ridicolo, anche se ovviamente oggi la sua potenza è molto calata agli occhi degli spettatori (credo di averlo scritto, nella recensione). Il mio punto, comunque, è che la “forma” cinematografica di TDA non è tanto una scelta voluta e pensata quanto inconscia.

  23. >>> non mi pare che si possa tacciate TDA di essere noioso o involontariamente ridicolo

    Ridicolo no, però a tratti fa abbastanza sorridere sia per realizzazione (il riciclo di non poche sequenze di Meteor per l’attacco, per dirne solo una) sia per inattendibilità scientifica e tecnica (così tanta vita umana dopo ben 300 missili da chissà quanti megatoni l’uno su un solo stato; Robards che si ritrova gli abiti immacolati e intonsi dopo l’esplosione; i madornali errori di montaggio e continuità che spiccano nella prima esplosione con la gente in coda che sparisce di colpo attorno a Robards) che per frivolezza politica (nello scenario della quale c’è anche molto propaganda – i russi cattivoni che sferrano il first strike). noioso sì, riesce a esserlo. troppo rose e fiori il prima, troppo poco incuneante il dopo.

    Va certamente detto, a suo favore, che andrebbe vista la versione primigenia di 4 ore, che solo gli americani videro.oltretutto io non distinguerei il primo come cinematografico e il secondo televisivo, dato che anche TDA venne commissionato per la tv via cavo (e lo si vede) – e solo successivamente esportato al cinema…

  24. Alberto Cassani scrive:

    Non ho detto che TDA è un film per il cinema. ho detto che si rifà a un certo tipo di prodotto cinematografico, tipico di Hollywood. Allo stesso modo, Threads si rifà a un certo tipo di documentario tipico della televisione britannica. Comunque che The Day After sia ingenuo per tante cose non c’è dubbio, ma francamente la prima ora non la trovo per nulla noiosa. Trovo anzi più noioso l’inizio di Threads.

  25. Gcn scrive:

    lo trovate qua, sottotitolato!
    https://www.youtube.com/watch?v=3everO4iTJA

    oppure diviso in undici parti qua
    https://www.youtube.com/playlist?list=PLFyvynft_AoqDmTXp0JrsJCry07xiY6ar&feature=c4-feed-u

    come dice il ghezzi, buona visione :)

  26. a dire il vero la versione di yt sub ita non ha sottotitoli. quelli italiani li curai antanni fa io, ma non li ho mai divulgati…

  27. Alberto Cassani scrive:

    Ce li ha sì, i sottotitoli. Bisogna attivarli dal comando di YouTube, non sono sovrimpressi al film.

  28. Sam scrive:

    La versione integrale deve avere i sottotitoli attivati, mentre quello diviso in 11 ce li ha sovrimpressi. In ogni caso, ciascuna versione ha un autore diverso, con leggere differenze.

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