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"Paradiso amaro" di Alexander Payne

26 gennaio 2012 Recensioni 26 Commenti
Paradiso amaro

20th Century Fox, 17 Febbraio 2012 – Emotivo

Dopo che la moglie è rimasta in coma in seguito a un incidente nautico, un ricco avvocato hawaiano cerca di riallacciare i rapporti con le figlie, proprio nel mezzo delle delicate trattative per la vendita di un grande lotto di terreno da sempre appartenente alla sua famiglia…


Shailene Woodley, George Clooney, Amara Miller e Nick KrauseTratto dall’omonimo romanzo di Kaui Hart Hemmings (Newton Compton), questo quinto lungometraggio di Alexander Payne presenta una delle elaborazioni del lutto più particolari mai viste al cinema, trattandosi del lutto per una donna non ancora morta. Ma è un film che non vuole affondare il colpo, che non vuole far stramazzare a terra lo spettatore a furia di pugni nello stomaco. Anzi, Payne mescola bene le situazioni drammatiche con momenti più leggeri per spingere il pubblico a riflettere su ciò che sta vedendo invece di abbandonarsi “semplicemente” alle lacrime.

George Clooney e Shailene WoodleyIl sottile bilanciamento delle due anime che compongono il film è fin troppo visibile sul volto di George Clooney, che esagera nei comportamenti da macchietta tipici delle sue interpretazioni per i fratelli Coen ma dà grande spessore al personaggio quando la narrazione si fa più drammatica. D’altronde il cinquantenne del Kentucky si trova a recitare in mezzo al nulla attoriale più assoluto, spalleggiato da coprotagonisti che rispondono alle sue battute con la stessa intensità di un muro che ributta indietro una pallina da tennis.

Shailene Woodley, George Clooney e Amara MillerPayne fa di necessità virtù e trova comunque il modo di sfruttare al meglio la sua star, tanto da fargli ottenere una nomination all’Oscar. Il regista di Omaha è bravo anche a non lasciarsi prendere la mano dai luoghi in cui il film è ambientato, confermando così le parole della voce fuori campo che apre il film nel presentarci le Hawaii come terra amara piuttosto che il Paradiso cui siamo soliti pensare noi turisti. Una terra in cui molti si sentono hawaiani veri ma in cui tutti – come d’altronde capita nel resto del mondo – sono talmente presi dalle proprie cose personali da non accorgersi minimamente di ciò che succede attorno a loro. A volte anche nella loro stessa famiglia.


La locandinaTitolo: Paradiso amaro (The Descendants)
Regia: Alexander Payne
Sceneggiatura: Alexander Payne, Nat Faxon, Jim Rash
Fotografia: Phedon Papamichael
Interpreti: George Clooney, Shailene Woodley, Amara Miller, Nick Krause, Beau Bridges, Matt Corboy, Robert Forster, Matthew Lillard, Judy Greer, Patricia Hastie, Grace A. Cruz, Kim Gennaula, Karen Kuioka Hironaga, Carmen Kaichi
Nazionalità: USA, 2011
Durata: 1h. 55′


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Attualmente ci sono 26 commenti a questo articolo:

  1. Plissken scrive:

    Non riesco a comprendere appieno se (al di là del “semaforo verde”) il film sia valido o meno. Interessante senz’altro visto il tema particolare specificato in recensione, ma mi perplimono le parziali note di biasimo a Clooney ed avverse ai comprimari.
    Riguardo appunto i coprotagonisti e le palline da tennis, una partita con la miss in alto a sinistra sarebbe auspicabile, confidando ovviamente nel dopo-partita in virtù delle (ovvie) vittorie da ella conseguite. :-D

    Non conosco granché Payne: chi mi consiglia un suo film da visionare in DVD?

  2. Alberto Cassani scrive:

    Il problema del film sta proprio nel bilanciamento tra commedia e dramma: fino a che lo spettatore troverà corretto questo bilanciamento, allora apprezzerà la pellicola; se dovesse trovare fuori luogo alcuni atteggiamenti troppo leggeri in un contesto così drammatico allora potrà rifiutare il film. A me Clooney non è piaciuto, ma le sue esagerazioni sono chiaramente una scelta registica e ha comunque attorno il deserto dei tartari. La seconda foto è stata scelta apposta: lui pare uscito da “Fratello dove sei?” o “In amore niente regole”, lei invece pare un nuovo esperimento di Kulesov.

  3. Plissken scrive:

    Grazie, ora ho capito meglio. :-)

    Perdona l’ignoranza: Kuselov ha (come da sommaria ricerca google) qualcosa a che fare con gli esplosivi? Se così fosse avrei capito il nesso con la pulzella, altrimenti sono in alto mare… :-D

  4. Alberto Cassani scrive:

    No, Kulesov è stato un grande regista contemporaneo di Ejzenstein famoso soprattutto per aver fatto un importante esperimento di grammatica del montaggio: prese un primo piano di un attore dalla faccia totalmente inespressiva e lo montò accanto a inquadrature diverse, provando così che lo spettatore dava all’espressione dell’attore il significato voluto dalla seconda inquadratura: se nella seconda inquadratura si vedeva del cibo lo spettatore pensava che l’attore dimostrasse di avere fame, se si vedeva una donna allora l’attore era innamorato eccetera. Ma l’inquadratura dell’attore era sempre la stessa… Più o meno come la faccia della Woodley nel corso di tutto il film.

  5. Plissken scrive:

    Ah capperi, se ne impara sempre una nuova! :-)

    Grazie per la dritta, non conoscevo detto regista di Madre Russia. Molto interessante. Sarei curioso di vedere se detto esperimento funziona o no… Presumo che una persona dalla mimica facciale vitrea (come certi personaggi botul-stuccati) possa essere apostrofato con “faccia da Kulesov”.

    Tuttavia ribadisco l’apprezzamento per la signorina in alto a sx (nemmeno la vedo l’espressione…) scusandomi per le divagazioni, che comunque una volta tanto si sono rivelate proficue. :-)

  6. Alberto Cassani scrive:

    L’esperimento funziona certamente ed è ancora largamente sfruttato nel cinema moderno. Capita spesso di prendere un’inquadratura da una scena e inserirla nel montaggio di un’altra per riempire un buco delle riprese, o cambiare un dialogo fuoricampo lasciando il primo piano dell’attore che ascolta, e nessuno se ne accorge. Esempio perfetto è l’inizio di “Solaris”, sempre con Clooney che guarda il video mandatogli da un suo fraterno amico. In realtà la sceneggiatura prevedeva tutt’altro, ma Soderbergh e Cameron decisero di cambiare la storia in fase di montaggio aggiungendo appunto il video dell’amico a una comunicazione standard, ma il primo piano di Clooney rimase quello…

  7. Plissken scrive:

    Capisco, in effetti rimurginavo tra me e me come potesse essere un espediente adottato con una certa frequenza. In verità non mi è venuto in mente il film di Tarkovskij, ma un esempio mooolto meno “nobile”:
    nel film, ahem, “L’ultimo combattimento di Chen” (non linciatemi prego) girato dopo la morte del Lee vari spezzoni inerenti primi piani del suddetto (con tanto di sagoma di cartone) vennero “adattati” alla sceneggiatura: si può definire una sorta di implementazione del concetto espresso da Kulesov?

  8. Alberto Cassani scrive:

    Diciamo che i produttori del film sono arrivati a pensare di fare una cosa simile perché prima di loro c’è stato Kulesov che ha dimostrato come potesse funzionare. Comunque io ho citato il film di Soderbergh, non quello di Tarkovsky.

  9. Plissken scrive:

    Si chiedo venia, un lapsus… Clooney aveva ancora i pantaloni corti quando Tarkovskij girò Solaris.

  10. Sebastiano scrive:

    E qui invece ci sto ancora pensando. Per ora il mio commento e’ “Bho…”
    Non mi ha convinto, nemmeno George.
    Forse Payne, che ammiro molto, potrebbe cambiare marcia, ogni tanto. Forse.

  11. Plissken scrive:

    Visto. Nel complesso mi è sembrato un buon film, che affronta tematiche grevi mediante uno svolgimento equilibrato, garbato, non disturbato nemmeno dal continuo ricorso al turpiloquio proprio delle nuove generazioni. Ottimi come da recensione i momenti più leggeri che aiutano anche lo spettatore ad affrontare tematiche piuttosto seriose. Un pregio della pellicola in effetti è proprio di rimanere in equilibrio, senza (s)cadere né verso il patetico né verso il farsesco.
    I coprotagonisti in effetti non brillano di luce propria, ma forse ciò dipende un po’ anche dalla sceneggiatura che privilegia il personaggio interpretato da Clooney. A proposito: niente partita a tennis… dalla foto non sembra ma la signorina è un piuttosto… “ina”. :-) Tornando al George, mi viene il dubbio che abbia calcato un po’ la mano proprio per non evidenziare troppo gli aspetti più penosi del film: la sua interpretazione non mi è spiaciuta.

  12. Alberto Cassani scrive:

    15 novembre 1991.

  13. Plissken scrive:

    Accidenti Cassani il tuo ermetismo mette a dura prova i miei già logori neuroni.

    La data di nascita della “ina”? :-D

  14. Plissken scrive:

    Cavoli sembrava più giovane nel film, ad di là della parte.

    Vado a cercare la racchetta in qualche anfratto del ripostiglio…

  15. Anonimo scrive:

    film penoso. voto 5.

  16. Marco scrive:

    Concordo con Albe, il film mi è piaciuto, ben scritto, ben girato e altrettanto ben interpretato da tutti, compresi i co-protagonisti (anche se la figura del ragazzo mi pare ancora dubbia).
    Molto belle le location (stavolta il titolo italiano è giusto quanto quello originale, a parer mio).
    Penso che il regista abbia voluto dare una conseguenza alternativa alla quasi morte di un parente costruendo situazioni interessanti, altrimenti sarebbe stato un film banale, non trovate?
    Consiglio.

  17. Judokca scrive:

    Visto questa sera con mia moglie. Regia tutto sommato funzionale, un Clooney molto buono, stranamente Forster mi è sembrato poco convinto(ed è un attore che ho sempre apprezzato tanto). Ma il film mi è piaciuto davvero tanto, merito soprattutto degli espedienti narrativi che portano ad esplorare il tema della elaborazione del lutto in maniera insolita ma decisamente accattivante. Nella seconda metà, quando sarebbe stato decisamente molto semplice lasciarsi andare alla commozione più gratuita ho decisamente apprezzato la scelta di mostrare l’indispensabile, stessa strafare, il film porta a commuovere,è certo, ma non ne fà il punto centrale della narrazione. Trovo che le interpretazioni da Oscar siano ben altre ma è una pellicola che sento di poter consigliare a chiunque mi chieda di un buon film drammatico.

  18. Alberto Cassani scrive:

    In effetti la particolarità del film è proprio di non calcare mai la mano su un aspetto o sull’altro, lasciando così allo spettatore la libertà di “avvicinarsi” e “allontanarsi” emotivamente dalla vicenda nei vari momenti. E’ una cosa che non capita quasi mai, quando si parla di lutti in famiglia, e se si è ben disposti a vedere non un dramma ma una commedia drammatica sull’argomento è un film che vale senz’altro la pena di vedere, pur non essendo certo un capolavoro.

  19. Guido scrive:

    Penso che Payne sia tra i migliori sceneggiatori, nel panorama cinematografico attuale, di commedie drammatiche. Le sue storie sono sempre molto sincere, senza forzature (in “Paradiso amaro” sappiamo sin da subito che la moglie morirà ) con finali sempre d’effetto e mai banali (penso agli splendidi ultimi momenti di “Sideways” o “A proposito di Schmidt”). Attendo con impazienza “Nebraska” che, a sentire la critica americana, pare sia un vero gioiello, nonostante qui sia solo il regista.

  20. Anonimo scrive:

    Alberto cosa ne pensi di questa “nuova star” Shailene Woodley? Grazie hai ruoli che ha interpretato quest’anno sta diventando la nuova Jennifer Lawrence, secondo te ha lo stesso talento?

  21. Anonimo scrive:

    Con i ruoli intendevo quello di The Fault In Our Star e Divergent, 2 libri molto famosi per i giovani, con il quale ha conquistato la loro ammirazione e svariati premi tra cui Teen Choice Award ecc

  22. Alberto Cassani scrive:

    Mi sembra che la Lawrence abbia fatto una carriera diversa: si è fatta notare all’inizio con “Burning Plain”, per il quale è stata premiata a Venezia come miglior attrice giovane, poi ha sempre alternato blockbuster a film più d’autore che le hanno portato due nomination e un Oscar in quattro anni. La Woodley invece ha fatto molta televisione e poi quasi sempre film anonimi in cui un attore vale l’altro. Ma al di là di questo a me non piace, l’ho sottolineato anche in questa recensione e nei commenti. Che possa avere un suo pubblico adolescenziale ci sta anche, ma pensare che possa diventare una star mi sembra molto improbabile.

  23. Marco scrive:

    Albe hai visto il film dei due autori Faxon e Rash, “The Way, Way Back?”
    Io lo trovato molto carino, non la classica commediola adolescenziale ma un vero racconto di formazione con un connubio di attori molto bravi.
    Ben girato e ben scritto.

  24. Alberto Cassani scrive:

    No, non l’ho visto. Tra l’altro non mi ricordavo neanche fosse uscito, in Italia.

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