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"Il danno" di Louis Malle

24 settembre 2007 Recensioni 8 Commenti
CineFile

Penta Distribuzione, 1992 – Nocivo

Colui che ha subito un danno diventa pericoloso perché sa di poter sopravvivere… E’ la sopravvivenza che lo rende tale perché non ha pietà. Sa che gli altri possono sopravvivere, come lui…


Jeremy Irons e Juliette Binoche in una scenaAccattivante e melliflua, questa pellicola di Louis Malle narra di un distinto uomo conservatore e della passione che lo rapisce per la giovane fidanzata del figlio. Il film, liberamente tratto dal romanzo di Josephine Hart, vede come protagonista l’apparente “tetragono” Stephen Fleming (Jeremy Irons), ricco uomo d’affari alle prese con una scaltra e fatale Anna Barton (Jiuliette Binoche). La vicenda si articola e prende forma quasi da subito, motivo per il quale lo spettatore viene convinto a continuare la visione alquanto lenta e cadenzata del film. Louis Malle ci mostra un mondo esterno freddo e convenzionale, nel quale la vita scorre monotona e perfetta come da copione, dentro il quale inizia a divampare la passione tra i due personaggi principali. Dopo il loro primo incontro di impeto e d’amore i due non si lasceranno sfuggire occasione per unirsi all’insaputa del figlio di Stephen, Martyn, il quale credendo di aver trovato la donna della sua vita, chiede ad Anna di sposarlo.

Jeremy IronsNonostante la trama rimandi ad una qualsiasi tragedia dell’antichità il film, come del resto il romanzo, attrae chi lo visiona e riesce a trasportarlo nell’intimo e privato universo dei due amanti: molto erotiche alcune scene della pellicola le quali, pur non mostrando nudi integrali, giungono allo spettatore come eccitanti perché possibili.
Il titolo in inglese, Damage, è il riferimento ad un avvenimento che è accaduto ad Anna in gioventù, del quale lei ora porta gli strascichi e dal quale non si libererà mai. Fortificata da questo “danno” che ha ricevuto e che Louise Malle svela con una certa abilità poco per volta, la femme fatale è consapevole di essere la più forte e di poter sopravvive a tutto ciò che la vita le riserba. L’interpretazione della Binoche è buona ma non delle migliori, al contrario di quella di Jeremy Irons, il quale riesce a comunicare tutto il suo ardore, la sua fragilità, la sua sofferenza.

Juliette BinocheIl regista utilizza gli strumenti adatti per la realizzazione di questo film, in alcuni momenti toccante e flemmatico allo stesso tempo, mostrando al pubblico i dualismi ricorrenti: tradizione-libertà, razionalità-passione, freddezza-trasporto, e caratterizzando anche i personaggi secondari, che fungono da elementi esterni e chiarificatori della vicenda passata. A questo proposito risaltano i ruoli delle altre due donne presenti nella vita del miserabile Stephen: la figlia più piccola (Gemma Clarke) sospettosa, intelligentissima e sarcastica nelle battute, e la moglie, una splendida Miranda Richardson nei panni della sposa fedele, piacente e raffinata.

Peter StormareLa sensazione che si avverte si configura nel desiderio di voler, almeno una volta, provare una passione tale da farci dimenticare chi realmente siamo e a chi possiamo nuocere, accompagnata da una delle più banali morali, abbastanza evidenti.

Nonostante la lentezza che lo caratterizza, il film è ben sceneggiato e ogni parola ha un suo peso all’interno della storia, che viene musicata da Zbigniew Preisner in una colonna sonora sicuramente celebrativa.


La locandinaTitolo: Il danno (Damage)
Regia: Louis Malle
Sceneggiatura: David Hare
Fotografia:Peter Biziou
Interpreti: Jeremy Irons, Juliette Binoche, Miranda Richardson, Rupert Graves, Leslie Caron, Gemma Clarke, Benjamin Whitrow, Jason Morell, Henry Power, Raymond Gravell, David Thewlis, Peter Stormare, Francine Stock, Barry Stearn, Roger Llewellyn
Nazionalità: Regno Unito – Francia, 1992
Durata: 1h. 55′


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Attualmente ci sono 8 commenti a questo articolo:

  1. Anonimo scrive:

    Il mio film preferito! Eccezionale, stupendo! Visto più volte sempre con la medesima attenzione!

  2. Guido scrive:

    Ciao Alberto, per fortuna ho trovato questa pagina per non uscire dal percorso tematico.
    Di Malle hai visto “Atlantic City”? L’ho sempre cercato ma è fuori dal mercato da tempo e in tv non si è mai visto, almeno recentemente.

  3. Alberto Cassani scrive:

    Credo di averlo visto in Tv negli anni 80, ma non ci metterei la mano sul fuoco. In effetti non credo sia mai uscito in DVD, almeno da noi. Però se vuoi vederlo e ti va bene anche in inglese, puoi trovarlo in streaming su Vidics.

  4. Plissken scrive:

    Questa sede un po’ “francese” mi sembra appropriata per un pensiero a Claudio G. Fava, un Critico che sapeva trasmettere molto bene la passione per il cinema d’oltralpe e non solo a cui mi sento di dovere molto.
    Il suo papillon mancava da un bel po’ dalla programmazione televisiva, ma sapere che non “volerà” mai più rattrista. Che D*o l’abbia in gloria.

  5. Alberto Cassani scrive:

    Eh… Era un tipo di giornalista cinematografico che ormai non esiste più, quello che spiega le cose al pubblico generico. E’ il grande difetto dei critici televisivi di oggi, secondo me: non aiutano mai il pubblico a capire cosa stanno per guardare.

  6. Plissken scrive:

    Sono d’accordo; credo sia riuscito ad avvicinarsi allo spettatore “generico” ben più di quanto abbiano fatto altri illustri quali il Rondi o Kezich. Ricordo divertito come a volte presentasse con toni un po’ perplessi film in programmazione magari scelti da egli stesso o come altre volte riuscisse a far emergere le qualità delle pellicole senza ricorrere a virtuosismi lessicali gratuiti. Oltre a ciò, era sicuramente un Personaggio con la “P” maiuscola, con l’eleganza (e l’ironia) propria dei gentleman di un tempo.
    Se ben ricordo si deve a lui, al di là del doppiaggio e diffusione nei palinsesti della nostra TV di molto cinema francese, il recupero di film come “Acque del sud” o addirittura “Il grande sonno” ridoppiati per sua volontà.
    Nei notiziari lo hanno nominato più che altro per “Beautiful”… ma sicuramente i cinefili lo ricorderanno per molte altre (belle) cose. Per me è stato uno dei principali artefici della passione che nutro per il cinema.

  7. Dominetta V. scrive:

    Io trovo che “Il danno” sia un film molto educativo,al di là delle apparenze.Perché insegna che perdersi nella passione,nella più irragionevole delle passioni(la futura moglie di tuo figlio,anche se ci deliri al primo sguardo,NON DEVE ESISTERE per te,ma proprio nemmeno se ti si denuda davanti) produce solo frutti malefici.Il personaggio di Irons tradisce il figlio,tradisce la moglie,madre di suo figlio,ma tradisce soprattutto se stesso,e tutte le cose che fino a quel momento aveva insegnato ai membri della sua famiglia,le cose che erano state le fondamenta della sua esistenza.Il risultato di questa perdita totale della ragione è quello che sappiamo:il dolore perfetto.Il figlio,inebetito da ciò che gli appare in tutta la sua crudezza davanti,
    accidentalmente muore sotto i suoi occhi,la moglie lo lascia sigillando nel cuore tutto il suo odio per lui,la figlia non vorrà vederlo mai più,e la scaturigine di tutto,quella donna che tanto lo aveva stregato,si renderà irreperibile,finendo con lo sposare un altro.Lui concluderà i suoi giorni vivendo alla giornata,prigioniero del passato,e quando un giorno incontrerà per caso lei,quella donna che fu la sua rovina,con stupore incredulo si dirà che ” non sembrava diversa da tutte le altre “.

  8. Sebastiano scrive:

    Dominetta, sono con te (almeno per quanto ricordo del film, visto parecchi anni fa).
    Io sono convinto che tutto il cinema abbia in qualche modo un compito educativo, ma bastasse…
    Siamo per natura bisognosi di toccare il fuoco per sapere se scotta, se ce lo dicono gli altri non ci basta, oppure peggio: riteniamo che si’, il fuoco scotta, ma solo gli altri, noi possiamo toccarlo.

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