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Paola
Cavallini, 20 Maggio 2001: Sensibile |
Mikado,
11 Maggio 2001
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Il
mestiere delle armi
di Ermanno Olmi
Anno
1527: tra Lombardia ed Emilia Romagna si svolge un episodio fondamentale
della storia italiana: le truppe germaniche (i famosi Lanzichenecchi)
scendono dal nord con l’intenzione di conquistare la penisola. A Mantova
si trovano la strada sbarrata dall’intervento di Giovanni De’ Medici
e delle sue truppe dalle nere corazze, per le quali il famoso condottiero
è appunto ribattezzato Giovanni dalle Bande Nere. Giovanni è un uomo
coraggioso ed un esperto condottiero, e la guerra volgerebbe senza dubbio
in suo favore se non intervenissero Federigo Gonzaga, il Duca Alfonso
d’Este ed il papa Clemente VII. Il primo permette ai Tedeschi di attraversare
le sue terre e di passare il Po sull’ultimo ponte disponibile, il secondo
vende loro un micidiale e nuovissimo pezzo d’artiglieria, il terzo rimane
indifferente alle richieste d’aiuto di Giovanni, suo nipote. Proprio
a causa della nuova arma le Bande Nere di Giovanni perdono uno scontro
con i Lanzichenecchi, e lui stesso viene gravemente ferito ad una gamba.
“Il
mestiere delle armi” narra degli ultimi giorni di vita di Giovanni dalle
Bande Nere, dal 23 al 30 novembre 1527 - dal momento in cui viene ferito
sino alla sua morte tra atroci sofferenze - ma è soprattutto il racconto
dell’importanza delle armi e della loro evoluzione. L’enorme cambiamento
che l’introduzione dell’artiglieria portò nello sviluppo delle guerre
dal 1500 in poi è infatti il vero protagonista della vicenda; da una
parte il valore ed il coraggio di un manipolo di uomini che combattono
ancora con le spade, le lance e gli archibugi, dall’altra un esercito
armato in modo radicalmente superiore. Dal confronto bellico escono
certamente vittoriosi i Tedeschi, ma da quello umano emerge la figura
di un capitano che ha vissuto sino all’ultimo giorno della sua vita
da condottiero, ma non nell’accezione eroica che troviamo proposta in
tante narrazioni; Giovanni è appunto un uomo che svolge fino in fondo
il “mestiere delle armi”, e la sua figura è tutta racchiusa nelle scene
di rabbia per i tradimenti politici ed in quelle di guerra, egregiamente
rappresentate dalla bellissima sequenza in cui egli presenta la sua
spada al generale tedesco prima del combattimento che sarà la causa
della sua morte.
La
fotografia accompagna perfettamente la narrazione, grigia, fredda, sgranata;
le musiche gregoriane sottolineano la drammaticità di tutta la vicenda;
bellissimi i costumi e le scenografie (con le meravigliose collocazioni
del Palazzo Ducale di Mantova e del Castello Estense di Ferrara). L’interpretazione
del cast è convincente e sincera, sia che si tratti dei protagonisti,
sia per quanto riguarda le figure secondarie. La regia di Olmi è come
sempre rigorosa e precisa, sia nelle inquadrature dei bellissimi paesaggi
della Pianura padana innevata ed infangata, sia nei primi piani racchiusi
nelle maestose corazze cinquecentesche; molto interessanti alcune scene
di minor rilievo come quella della distruzione della croce o l’incontro
con i bambini nella pianura innevata.
Se
un appunto si può fare a questa pellicola di Olmi è una lentezza a volte
eccessiva, ma in conclusione “Il mestiere delle armi” è davvero un bel
film, tra documentario storico e vicenda personale, denuncia della guerra
e disprezzo delle trame politiche, che mantiene però una sensibilità
umana altissima, e che riesce a tratti anche a commuovere lo spettatore.
Percorsi
tematici
Cantando
dietro i paraventi - di Ermanno Olmi; con Bud Spencer, Jun Ichikawa,
Camillo Grassi.
centochiodi - di Ermanno Olmi;
con Raz Degan.
Titolo:
Il mestiere delle armi
Regia:
Ermanno Olmi
Sceneggiatura:
Ermanno Olmi
Fotografia:
Fabio Olmi
Interpreti:
Hristo Jivkov, Sergio Grammatico, Sasa Vulicevic, Desislava Tenekedijeva,
Sandra Ceccarelli, Dimitar Ratchkov, Fabio Giubbiani, Giancarlo Belelli,
Paolo Magagna, Nikolaus Moras, Claudio Tombini, Aldo Toscano, Francesca
Lonardelli, Michele Zattara, Vittorio Corcelli, Franco Palmieri, Paolo
Roversi, Ralph Palka
Nazionalità:
Italia - Francia - Germania - Bulgaria, 2001
Durata:
1h. 40'
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