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Paola Cavallini, 31 Agosto 2002: Vuoto |
20th
Century Fox, 13 Dicembre 2002
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Era
mio padre
di Sam Mendes
Nel
1931, in Illinois, in pieno probizionismo, vivono strettamente legate
due famiglie, quella di John Rooney, un anziano gangster, e quella di
Michael Sullivan, che il primo ha cresciuto come un figlio e che è
uno dei pilastri della sua organizzazione. Michael ha due figli; Michael
Jr, il maggiore, non sa nulla del vero lavoro del padre, ma una sera
si nasconde nella sua auto e assiste ad un omicidio a sangue freddo.
C'è un altro figlio in ballo, Connor Rooney, l'erede del boss,
folle di gelosia nei confronti di Michael sr. perché il padre
lo considera più del sangue del proprio sangue. Sarà proprio
lui a cambiare la vita di tutti, ma in particolare di Sullivan padre
e figlio, a costringerli a fuggire verso la casa della sorella, a Perdition,
per salvarsi la vita. L'impresa sarà davvero difficoltosa...
Questo
film di Sam Mendes era davvero molto atteso, dopo l'eccezionale successo
che riscosse a suo tempo "American Beauty";
anche a Venezia, dove è stato presentato quest'anno, c'era un'atmosfera
di grande aspettativa per questo che era il vero evento del Festival.
Come spesso accade, purtroppo, le cose non sono andate come previsto.
Vi preciso che chi scrive aveva già avuto dei dubbi sulla "furbizia"
del regista ai tempi di "American Beauty",
prodotto perfetto per colpire al cuore tutte le generazioni possibili,
con la giusta dose di dramma, sorrisi, violenza, sesso, che serviva
per ottenere un ottimo risultato di botteghino e anche di critica. Nel
caso di "Era mio padre" i dubbi sono divenuti certezze: innanzitutto
la scelta azzeccatissima del titolo "Road to Perdition", cioè
la strada verso Perdition, una cittadina americana, ma anche la via
alla perdizione, alla rovina, che padre e figlio si trovano a percorrere.
Il film ha poi una delle sceneggiature più ruffiane che si possano
scrivere, all'insegna dei buoni sentimenti e dell'eroismo americano
più sfegatato. I personaggi sono dei veri e propri stereotipi
cinematografici: il vecchio gangster duro con i nemici ma leale e affezionato
con la sua famiglia; il figlio geloso (ed anche a ragione) del giovane
rivale che causa la rovina di tutti; il rampollo "adottivo"
del boss, leale fino all'estremo, padre duro di fuori ma tenero dentro;
il giovane di belle speranze che riscatterà tutto il male fatto.
Si salva giusto il personaggio del fotografo senza scrupoli interpretato
da Jude Law, almeno è divertente!
Dal
punto di vista tecnico il film è perfetto: ottime fotografia
e scenografia, perfetti gli attori per la parte che devono sostenere
(anche se Paul Newman ormai replica solo se stesso), montaggio curatissimo;
insomma una confezione di tutto rispetto.
La
cosa più triste del film è la riflessione che viene spontanea
alla fine: con i soldi spesi per realizzare "Era mio padre"
si sarebbero potuti realizzare almeno cinque buoni film che dicessero
qualcosa di sensato, e che non approfittassero, per l'ennesima volta,
dei sentimenti del pubblico e di un cast stellare per sostenere il nulla
della scrittura.
Percorsi
tematici
American
Beauty - di Sam Mendes; con Kevin Spacey, Annette Bening, Thora
Birch, Mena Suvari, Wes Bentley, Chris Cooper.
Jarhead - di Sam Mendes; con Jake Gyllenhaal,
Jamie Foxx, Peter Sarsgaard.
Titolo:
Era mio padre (Road to Perdition)
Regia:
Sam Mendes
Sceneggiatura:
David Self
Fotografia:
Conrad L. Hall
Interpreti:
Tom Hanks, Paul Newman, Jude Law, Jennifer Jason Leigh, Tyler Hoechlin,
Stanley Tucci, Daniel Craig, Liam Aiken, Peggy Roeder, James Greene,
David Darlow, Rob Maxey, Dylan Baker, Doug Spinuzza, Ciarán Hinds,
Maureen Gallagher, Nicholas Cade, Kevin Chamberlain, Juanita Wilson,
Lee Roy Rogers, Doug Spinuzza, Kurt Naebig, Lance Baker, Duane Sharp
Nazionalità:
USA, 2002
Durata:
1h. 59'
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