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Luciana Morelli, 7 Marzo 2003: Rievocativo
The
Quiet American
di Phillip Noyce
Saigon,
1952. Thomas Fowler (Michael Caine) è un reporter del London
Times in missione in Vietnam ormai da molti anni il cui unico desiderio
non è, come tutti potrebbero immaginare, quello di tornare nel
suo Paese e ricongiungersi con una moglie che ormai ha dimenticato,
ma quella di restare ad ogni costo a Saigon vicino alla donna di cui
è innamorato. Quando Alden Pyle (Brendan Fraser, "La
Mummia"), medico a capo della missione americana di aiuti sanitari
a Saigon muore accoltellato, il capitano della polizia francese Vigot
si reca immediatamente da Fowler per una testimonianza, come se dubitasse
della sua estraneità alla vicenda. Quel che è certo è
che Thomas aveva più di un motivo per desiderare la morte di
Pyle, ma egli si difenderà sostenendo che non si uccide qualcuno
che ti ha salvato la vita, neanche se ti vuole portare via la persona
che ami di più al mondo.
Si
tornerà indietro di qualche mese e cioè al momento in
cui tutto ebbe inizio, dall'arrivo di Pyle in città all'incontro
con Thomas e la sua giovane concubina Phuong (Hai Yen), la ragazza vietnamita
di cui è innamorato ma che non potrà mai sposare, fino
ad arrivare alla fatale ed improvvisa partenza di Thomas alla volta
di Phat Diem per un reportage su una tremenda strage di civili. La sua
assenza finirà per spingere la volubile Phuong tra le braccia
di un uomo che non ha mai nascosto di volerla e che, al contrario di
lui, ha tutte le carte in regola per tenerla al suo fianco per sempre.
La rivalsa di Fowler arriverà tempo dopo, nel momento in cui
il suo odiato/amato antagonista non dimostrerà più di
essere "l'americano tranquillo" che conosceva e la situazione
assumerà sviluppi fino ad allora insospettati. Ci si può
fidare di qualcuno quando in città imperversa la guerra? Il fine
giustifica i mezzi? Verrebbe da dire di no, ma in amore tutto (o quasi)
è lecito e chissà, magari è proprio vero che Fowler
è completamente estraneo all'accoltellamento di Pyle. Se però
così non fosse, in pochi potrebbero biasimarlo... Insomma una
storia d'amore insolita, tra intrighi internazionali di potere, alleanze
sospette, traffico di armi ed attentati in un paese nel cui nord imperversa
la guerra per l'indipendenza dalla Francia e nel cui sud si riesce a
stento a mantenere uno stile ed un tenore di vita il più normale
possibile.
Certo
che i romanzi devono essere proprio la grande passione di Phillip Noyce
se è vero che praticamente tutti i suoi film, ad eccezione di
un paio forse, hanno preso spunto da celebri best seller. Il suo ispiratore
più famoso è stato Tom Clancy, basti pensare agli avvincenti
"Giochi di Potere", "Sotto il segno del pericolo",
ma anche il suo splendido "Ore 10 - Calma piatta" è
tratto da un romanzo, "Dead Calm" (in italiano tradotto in
"Donna da morire" o anche "Punto Morto") di Charles
Williams. Il regista australiano del recente e toccante "La
generazione rubata" (tratto anch'esso da un libro, che in realtà
è un'autobiografia) torna sul grande schermo con un altro film
a sfondo politico-storico.
L'ispirazione
per "The Quiet American" venne al regista dalla costante sensazione
di essere circondati dalle anime delle persone morte sul campo di battaglia
che lui e la sua famiglia ebbero nel corso del loro viaggio in Vietnam
nel 1995. Il segno del destino che lo spinse definitivamente a realizzare
questo film fu l'errore di una commessa che al posto del libro che lui
voleva acquistare gli mise tra le mani proprio il libro da cui il film
è tratto. "The Quiet American" è infatti uno
dei romanzi più avvincenti dell'eclettico scrittore britannico
Graham Greene, definito in passato come "il più importante
scrittore cattolico anglosassone", opinione che però Greene
non ha mai condiviso precisando di sentirsi "un cattolico che fa
lo scrittore e non uno scrittore cattolico". Certo è che
anche da "The Quiet American" si evince il rapporto 'drammatico'
di Greene con la fede cattolica ed il perenne conflitto tra bene e male
presente in ogni sua opera: la moglie di Fowler che non vuole concedere
il divorzio in nome della sua 'ferrea educazione religiosa' è
infatti solo uno dei molti riferimenti all'argomento presenti nel film.
Il
romanzo di Greene fu già portato sul grande schermo, con scarsi
risultati di pubblico, nel 1957 da Joseph Mankiewicz (famoso regista
del kolossal "Cleopatra" e di "Bulli e pupe") che
commise l'errore di modificare la storia in maniera troppo evidente,
cambiandone il finale sotto la spinta di pressioni americane a favore
del politically correct provocando aspre critiche dall'autore
del soggetto originale.
Sin
dalle prime inquadrature, dall'ambientazione e dai paesaggi etnici il
film ricorda molto il tanto discusso "L'amante" di Jean Jacques
Annaud, tratto dall'omonimo romanzo di Margherite Duras (quasi un'autobiografia)
e ambientato anch'esso a Saigon, ma che narrava una drammatica storia
d'amore ed erotismo spinto tra un'adolescente del luogo ed uno studente
cinese figlio di un miliardario, in un ambiente difficile e pieno di
pregiudizi nel Vietnam coloniale degli anni '20-'30.
Questo
"The Quiet American" assume invece, con lo scorrere dei minuti,
le sembianze di un intrigante thriller di spionaggio in cui la vicenda
amorosa tra i protagonisti appare solo come il pretesto per analizzare
la psiche dei due personaggi. Non è infatti il solito triangolo
amoroso a sfondo erotico ma gli aspetti più marcati sono l'incertezza
e la lealtà, la prima sempre in agguato pronta ad incrinare ogni
rapporto che sia d'amore o di amicizia e la seconda spesso sacrificata
a favore dell'ipocrisia del buon viso a cattivo gioco, soprattutto in
tempi difficili come quelli di guerra. L'incertezza di Thomas sull'amore
di Phuong, che nell'arco di tutto il film è apparsa più
come una devota e servizievole amante che una donna veramente innamorata;
la stessa Phuong incerta sul suo futuro e sulla scelta dell'uomo a cui
aggrapparsi per non dover tornare alla sua vecchia vita di entreneuse;
l'incertezza dei due protagonisti maschili sulla lealtà reciproca
che pian piano si dissolve a favore di una schiettezza quasi disarmante.
I dialoghi sottili e raffinati accompagnano e suggeriscono il continuo
duello tra i Fowler e Pyle con s toccate di fioretto che, pur senza
colpi bassi, toccano sempre nel vivo.
Grandioso
sir Michael Caine che rende superfluo qualsiasi confronto con gli altri
interpreti del film; uno dei più grandi se non il più
grande del cinema britannico, che nonostante i suoi 70 anni è
ancora in splendida forma; ironico e spietato riesce a trasudare (oltre
che a sudare) la sofferenza ed il conflitto interiore di un uomo combattuto
tra la difesa del proprio amore e l'onestà dei suoi ideali. Regia
accademica e fotografia eccellente.
Percorsi
tematici
Il
collezionista di ossa - di Phillip Noyce; con Angelina Jolie,
Denzel Washington, Queen Latifah.
La generazione rubata - di Phillip Noyce;
con David Gulpilil, Kenneth Branagh.
Titolo:
The Quiet American (Id.)
Regia:
Phillip Noyce
Sceneggiatura:
Christopher Hampton, Robert Schenkkan
Fotografia:
Christopher Doyle
Interpreti:
Michael Caine, Brendan Fraser, Do Thi Hai Yen, Rade Serbedzija, Tzi
Ma, Robert Stanton, Holmes Osborne, Quang Hai, Ferdinand Hoang, Pham
Thi Mai Hoa, Mathias Mlekuz, Kevin Tran, Lap Than, Tim Bennett, Jeff
Truman, Hong Nhung, Nguyen Ha Phong, Navia Nguyen, Lucia Noyce, Hiliary
Douglas, Daniel Hung, Nguyen Kim Hoan, Trinh Mal Nguyen, Trong Pham
Nazionalità:
USA, 2002
Durata:
1h. 35'
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