Alberto Cassani, 24 Febbraio 1999/1 Febbraio 2004: Letale
20th Century Fox, 19 Febbraio 1999

La sottile linea rossa

BLEAH di Terrence Malick BLEAH


“Non potrete dire di aver vissuto se non avete mai partecipato ad una caccia al procione, e dopo averlo fatto non vorrete più vivere”
     Chevy Chase.

Jim CaviezelSette nomination all'Oscar per questo melodrammone spacciato per un film di guerra. Lento come pochi e noioso come tanti, è capace di creare nello spettatore una spossatezza fisica incredibile, di rado provata durante uno spettacolo cinematografico.

Terrence Malick è al terzo film come regista, a vent'anni dal precedente "I giorni del cielo". Questa volta si cimenta in una (molto) libera interpretazione dell'omonimo romanzo di James Jones - già portato sullo schermo da Andrew Marton nel 1964, con Keir Dullea e Jack Warden nel cast - che racconta la storia di un plotone di soldati statunitensi distaccati nel Sud Pacifico del 1942 ed impegnati nel tentativo di conquista di Guadalcanal, ossia il punto di passaggio per la flotta giapponese verso i mari americani.
Sean Penn in una scenaPurtroppo la pellicola non riesce a staccarsi dalla sua origine letteraria, presentando molte sequenze esclusivamente descrittive (fortunatamente sorrette dalla bella fotografia di Jack Fish) e proponendo due voci fuori campo che ne rallentano notevolmente il ritmo ed interrompono in maniera fastidiosa il filo del racconto.
Malick danza spesso con la macchina da presa intorno a personaggi inerti, dimostrando così tutta la presunzione di chi si prende troppo sul serio, ed alterna le sequenze ambientate a Guadalcanal con quelle riguardanti la moglie del soldato semplice Bell (Ben Chaplin). La giustificazione narrativa di questi flashback arriva solo verso la fine del film, ma lo spaesamento dello spettatore è costante: non bastano sequenze patinate, prive di dialogo e quasi del tutto prive di commento musicale per far poesia cinematografica, ancor meno bastano discorsi astratti e la testarda ricerca dell'introspezione per far filosofia.

Ben Chaplin e Woody HarrelsonTraduttore di Heidegger e insegnante universitario di filosofia, Terrence Malick non si è mai accontentato di far cinema, preferendo usare il mezzo per disquisire dei massimi sistemi e della natura umana. Intento certamente lodevole - soprattutto in un panorama produttivo come quello attuale - ma sfortunatamente per noi spettatori, Malick si è disinteressato dell'aspetto prettamente cinematografico di questo suo film. La chiarezza espositiva è sacrificata sull'altare del contenuto, la coerenza interna è schiacciata dalla volontà di 'dire', il cinema è sconfitto dal Pensiero.
Una scenaMalick è un regista tecnicamente mediocre, privo della capacità di piegare il mezzo filmico alle sue intenzioni, ma in questo caso i danni maggiori li ha fatti in sede di sceneggiatura e di montaggio. Al di là dei protagonisti, Malick ha avuto bisogno di uno stuolo di volti noti ad interpretare i personaggi secondari perché le loro psicologie erano talmente abbozzate che il pubblico non avrebbe mai prestato attenzione a loro se si fosse trovato davanti attori sconosciuti. E allora ecco una sfilata di apparizioni speciali della durata di pochi secondi, da John Travolta (Generale a neanche cinquant'anni!) a George Clooney, da John C. Reilly a Jared Leto. Il fatto poi che il primo montaggio durasse quattro ore e mezza è prova evidente della poca capacità di Malick di controllare la narrazione cinematografica, fatto persino acuito dal modo in cui è stata ridotta la durata della pellicola a poco meno di tre ore - senza accettare di tagliare del tutto episodi che a questo punto risultano completamente privi di significato.

Elias KoteasFin dalla sua presentazione al Festival di Berlino (dove il film ha vinto l'Orso d'oro), tutto l'interesse della critica è stata diretta verso i metodi di lavoro di Malick e il contenuto che il regista ha messo in questa sua terza pellicola. Ma per quanto "La sottile linea rossa" possa anche essere analizzato come un 'semplice' trattato di filosofia, lo si dovrebbe guardare innanzi tutto come un film. E come film è tecnicamente curato ma globalmente mediocre: irritante e freddo, finto e prolisso. Invece di rileggersi per l'ennesima volta le opere di Omero o gli scritti dei filosofi presocratici, Malick farebbe bene a guardare i film di Andrej Tarkovskj perché a tutt'oggi l'unica occasione in cui filosofia e cinema sono andati davvero pienamente d'accordo è quando il regista sovietico ha realizzato quel capolavoro - quello sì - di "Solaris".

Io l'ho visto, un mondo diverso...


Percorsi tematici

The New World - di Terrence Malick; con Colin Farrell, Christian Bale, Q'Orianka Kilcher.
La rabbia giovane
- di Terrence Malick; con Martin Sheen, Sissy Spacek.


La locandinaTitolo: La sottile linea rossa (The Thin Red Line)
Regia: Terrence Malick
Sceneggiatura: Terrence Malick
Fotografia: Jack Fisk
Interpreti: Ben Chaplin, Jim Caviezel, Elias Koteas, Sean Penn, Nick Nolte, John Cusack, Woody Harrelson, John Savage, John Travolta, George Clooney, Adrien Brody, John Cusak, John C. Reilly, Arie Verveen, Dash Mihok, Jared Leto, Dash Mihok, Tim Blake Nelson, Larry Romano, Kirk acevedo, Jarrod Dean, Penelope Allen, Benjamin Green, Thomas Jane, Miranda Otto
Nazionalità: USA, 1998
Durata: 2h. 50'