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"American Sniper" di Clint Eastwood

31 dicembre 2014 Recensioni 18 Commenti
American Sniper

Warner, 1 Gennaio 2015 – Energico

Chris Kyle, “la leggenda”, è il cecchino con il maggior numero di vittime accertate nella storia delle forze armate statunitensi. Durante quattro turni in Iraq ha ucciso 160 nemici, ma un cecchino siriano chiamato Mustafà diventa il suo chiodo fisso, tanto da farlo restare con la mente in Iraq quando il corpo è casa con moglie e figli…


Bradley Cooper in una scena di American SniperTratto dall’autobiografia omonima di Chris Kyle, American Sniper è in bilico fin dall’inizio tra l’elogio ai patrioti duri e puri – come ci si aspetterebbe da Clint Eastwood – e il racconto di quanto la guerra distrugga l’animo e la mente dei soldati. Scritto dall’inesperto Jason Hall, è un film che si affida forse troppo agli stereotipi del genere e ha bisogno di una nemesi per dare la giusta importanza al suo protagonista, ma è un film capace di colpire quando si è sul campo di battaglia ed emozionare quando si ritorna in Patria.

Sammy Sheik in American SniperLa regia di Clint Eastwood sorprende in positivo per il vigore che riesce a donare alle sequenze di combattimento. Da un regista di quasi 85 anni ci si aspetterebbe un lavoro meno frenetico e più in linea con i ritmi compassati dei suoi lavori più classici, ma evidentemente il dittico su Iwo Jima l’ha convinto a girare in modo diverso. Certo l’abuso di sangue disegnato al computer è fastidioso, ma comunque quando si spara l’adrenalina non manca di certo.

Kyle Gallner e Bradley Cooper in una scena di American SniperProbabilmente si sarebbe potuto avere di più dai due protagonisti, perché Bradley Cooper sembra meno convincente rispetto ai ruoli brillanti e Sienna Miller è poco più che un orpello a corredo del film, ma in fondo American Sniper è fatto soprattutto di sensazioni e di momenti, di attese e di esplosioni – letterali e figurate. Proprio come la vita di un cecchino in zona di guerra.


La locandina di American SniperTitolo: American Sniper (Id.)
Regia: Clint Eastwood
Sceneggiatura: Jason Hall
Fotografia: Tom Stern
Interpreti: Bradley Cooper, Sienna Miller, Jake McDorman, Luc Grimes, Navid Negahban, Keir O’Donnell, Eric Close, Sam Jaeger, Reynaldo Gallegos, Sammy Sheik, Kevin Lacz, Cory Hardrict, Eric Ladin, James Ryen, Luis Jose Lopez, Erik Aude, Mido Hamada, Ben Reed, Elise Robertson
Nazionalità: USA, 2014
Durata: 2h. 12′


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Attualmente ci sono 18 commenti a questo articolo:

  1. Fabrizio Degni scrive:

    Stamani al RaiNew24 ne hanno parlato…quando ho sentito che Eastwood aveva sfornato ben due film nonostante fossero le “italiane” 4:00 mi sono drizzato in piedi (metaforicamente, lo ero gia eheh) per sentire cose avesse partorito e……… hanno accostato con tanto di sorpasso questo film a The Hurt Locker, uno dei film piu’ belli che mai abbia visto.
    Leggendo la recensione dl Alberto non posso che ora contare i nanosecondi che mi allontanano da questa prima. Grande Client altro che questi registi dell’ultimora nati e vagabondi tra i clip-movie-footage.

  2. Alberto Cassani scrive:

    In effetti ha alcune cose in comune con il film della Bigelow nella rappresentazione della vita di guerra, ma stilisticamente non gli somiglia granché e gli intenti mi sembrano completamente diversi.

  3. Plissken scrive:

    Visto ieri. Complessivamente, per i miei gusti, un discreto film ma uno dei meno riusciti di Eastwood.
    Come da recensione molto valida la regia soprattutto con riferimento alle scene “combat”, ma il film pecca in molti altri frangenti. Decisamente imbarazzante la pochezza dei dialoghi tra il protagonista e la moglie e, sempre a mio personale avviso, gli espedienti adoperati per sottolineare il cambiamento nell’animo dello Sniper, che sembrano usciti pari pari da un qualunque telefilm di poco conto.

    Ho trovato un po’ fastidioso il piglio manicheo talmente esplicito che perlomeno non risulta subdolo, mentre decisamente irritante il rimando agli elementi patriottici tra i quali spicca, oltre alle “solite” bandiere e bibbie (!)disseminate qua e là, la locuzione”combatto per il mio paese” che francamente appare piuttosto anacronistica e da “John Wayne fuori tempo massimo” (cit.).

    Perfettamente d’accordo comunque sul fatto che la parte inerente l’intrattenimento è più che valida, il film scorre liscio e moltissime scene hanno ottima valenza, ma se qualcuno dovesse cercare un pur minima traccia di spessore nei personaggi (anche nemici magari, visto che più macchiette di così non si potrebbe) o una occasione di riflessione super-partes, è meglio che cambi film di corsa.

    Stilisticamente ha ricordato anche a me “The Hurt Locker” che però reputo decisamente superiore.

  4. Antonio scrive:

    Sono rimasto incuriosito dal film non solo perché ho amato tutti i precedenti lavori di Eastwood ( in particolare Changeling con una bravissima Jolie e Letters from Iwo Jima ) ma anche per le critiche “miste” ricevute dal film. Nonostante Eastwood e’ sempre stato un Repubblicano dichiarato( il famoso palchetto con la sedia vuota che rappresenta l’assenza di Obama e’ da antologia) ho voluto guardare la sua versione della guerra in Iraq.

    Se la partenza del film e’ un po’ noiosetta ho apprezzato i simbolismi del “cervo” e “serpente” poi ,pero’,sembra quasi dimenticarsene Eastwood di questa distinzione dato che le vittime nel film non ne viene risparmiata nessuna ed risultano anche molto grafiche nell’insieme.

    Le scene di azione sono molto dinamiche ma il lato umano come anche molti altri hanno notato sembra essere quello più debole dove l’unico personaggio caratterizzato e’ il protagonista con un bravo Bradley Cooper che ha offerto performance migliori. Ogni volta che vedo Sienna Miller mi viene in mente l’orrido GI Joe e qui poi rimano lo stesso inutile il suo personaggio .
    Nel complesso un film buono ma siamo lontani dai capolavori come “Mystic River” ,”Gran Torino” e ” Changeling”!

  5. Annalisa scrive:

    meravigliosi i primissimi piani dedicati a Chris! fantastica regia!

  6. Alberto Cassani scrive:

    Non credo che però ci si possa lamentare troppo che il film viri verso l’esaltazione del patriottismo, visto il regista…

  7. Alessandro scrive:

    Lo vado a vedere venerdì prossimo, poi leggerò la recensione ma già il titolo in verde mi preannuncia che i soldi del biglietto saranno spesi bene.

  8. Alessandro scrive:

    Mi ha veramente emozionato, una sempre lodevole Regia quella di Eastwood una storia vera tratta con rispetto, ben gestita e che sa commuovere, bravo anche Bradley Cooper nel ruolo del protagonista Chris Kyle.

  9. Davide scrive:

    Concordo con la recensione e aggiungo che il film per quanto possibile è piuttosto fedele al libro. Trovo però incomprensibili i commenti sul quoziente patriottico del film. Gli americani sono patriottici. Non può essere un criterio per giudicare il film (se non è *troppo* patriottico allora va bene, altrimenti…). Non ha la tensione drammatica o i dubbi morali di the Hurt Locker, ma le scene di battaglia sono realistiche. Un buon film.

  10. Plissken scrive:

    Mi sento un po’ chiamato in causa, visto che a quanto pare sono l’unico che ha ravvisato un certo eccesso di “patriottismo” nella pellicola; anzitutto vorrei precisare che non adotto la presenza tale eventuale peculiarità come “criterio di giudizio”, ma che, trovandomi in presenza di perle quali “io combatto per il mio paese” ed altre stantie ovvietà sul generis, un po’ mi girano anche se il regista è Eastwood che pur “destrorso” ha dato più volte prova di maggior equilibrio con riferimento al “born in USA”. Forse nel film valeva la pena ricordare, perlomeno tra le righe, che in questo caso non sono gli iracheni gli “invasori” e che al di là dei loro veri e presunti torti avrebbero meritato, in una pellicola davvero “seria”, una migliore caratterizzazione. Tali indigeni difatti a quanto sembra o sono cecchini al limite della perfidia (mentre l’americano, villico texano d.o.c. “combatte per il suo paese”), o madri dinamitarde, o figlioletti geneticamente volti al martirio, o traditori che passano tranquillamente da una fazione all’altra in cambio di vil danaro, o macellai sponsorizzati dalla Black & Decker.

    Ora, non metto in dubbio che i soldati americani ne abbiano passate (purtroppo) di tutti i colori, ma in un film volto ad analizzare obiettivamente un conflitto andrebbero considerate, perlomeno in parte, anche le ragioni della parte avversa altrimenti torniamo al vetusto e manicheo concetto di “cowboys e indiani”.

    Per questo ritengo il film senz’altro valido tecnicamente e per passarsi due (belle, per carità) ore di spettacolo, a patto di non cercare quel “qualcosa in più” che porterebbe l’opera a livello di film d’autore, ciò che in verità pensavo di andare a vedere al cinema.

  11. Davide scrive:

    Quoto: ” anzitutto vorrei precisare che non adotto la presenza tale eventuale peculiarità come “criterio di giudizio”, ma che, trovandomi in presenza di perle quali “io combatto per il mio paese” ed altre stantie ovvietà sul generis, un po’ mi girano anche se il regista è Eastwood che pur “destrorso” ha dato più volte prova di maggior equilibrio con riferimento al “born in USA”

    Mi permetto di insistere: [Plissken] stai giudicando il film sulla base di quello che vorresti tu, non di quello che Chris Kyle, a quanto ci è noto attraverso il libro, pensava; E che Clint Eastwood racconta. Si è arruolato nei SEAL dopo l’11 settembre; il suo primo bersaglio è un ragazzino di 8-9 anni, che lui comunque uccide; nel film, dopo aver supplicato gli déi di non dover uccidere un’altro bambino, si dichiara (telefonando alla moglie) “pronto a tornare” (= ho fatto abbastanza). E nel libro emerge sempre la convinzione di aver “fatto il proprio dovere”. Il film non è un film sulle ragioni (e sui torti) della guerra in Iraq, anzi la figura di Mustafà mi sembra proprio un tentativo di caratterizzare un avversario in fondo senza nome e senza volto (troppo grande la distanza tra combattenti ??).
    Se ti interessa un ritratto meno patriottico, ti consiglio, se posso: http://www.sho.com/sho/reality-docs/titles/3370771/the-world-according-to-dick-cheney#/index

    Un bellissimo documentario sull’uomo che più di ogni altro ha mentito affinché gli USA andassero in guerra contro Saddam Hussein.

  12. Plissken scrive:

    Riporto da sopra:
    “Il film non è un film sulle ragioni (e sui torti) della guerra in Iraq, anzi la figura di Mustafà mi sembra proprio un tentativo di caratterizzare un avversario in fondo senza nome e senza volto (troppo grande la distanza tra combattenti ??).”

    Apprezzo certamente la tua disamina Davide, ma il problema è che quello che io ho personalmente (e quindi forse a torto, peut etre) recepito è proprio che in quella guerra sotto sotto c’è qualcuno che ha molto più ragione di altri, forse fin troppa ragione a volte.

    Mi piace la lettura del Mustafà introdotto in chiave “anonima”, ma credo sia palese che negare l’individualità di qualunque avversario sia il passo principe a cui può rivolgersi “certa” propaganda.
    Per fortuna Eastwood ha ben gestito il discorso inerente la Bibbia, altrimenti qualcuno (comincio a non meravigliarmi più di nulla oramai) avrebbe potuto ravvisarci un tentativo di legittimare una religione a scapito di un’altra… di questi tempi, non si sa mai.

    Non ho letto il libro ed in verità non mi interessa: il film deve essere un’opera a sé stante qualunque sia l’origine del soggetto. Al di là di questo comunque, non vorrei essere equivocato: Eastwood ha sicuramente trasmesso con una certa (migliorabile) efficacia gli effetti orrorifici del conflitto nell’animo del protagonista, ma vorrei anche vedere che quest’ultimo non avesse avuto alcuno scrupolo nell’uccidere, per quanto con motivazione legittima, un bambino: a dirla tutta pur di malanimo al posto suo forse avrei fatto secco anche il secondo, quello con l’RPG… in alcuni paesi dell’Africa già ad 8-9 anni ti fanno saltare la testa con un AK 47, e questo mi è sufficiente senza nemmeno aver bisogno di avvilupparmi in una bandiera. Ovviamente il concetto non cambierebbe nemmeno se, in analoghe circostanze, gli infanti fossero della Montecarlo bene .

    Fermo restando che ho ovviamente il pieno rispetto della tua opinione anche se diversa dalla mia, ti ringrazio molto per il consiglio inerente il documentario, ma temo che la mia abissale ignoranza mi precluda la possibilità di prenderne visione a meno che non riesca a reperirlo con sottotitoli in italiano… :-(

  13. skumkyman scrive:

    Guardando il film ho provato le medesime sensazioni descritte egregiamente da Plissken nel suo primo commento.
    Scrivo dopo aver riflettuto un po’ ,cercando di rimuovere il sovrastato ideologico-politico e le valutazioni sull’appartenenza politica del regista, e concentrandomi su un interrogativo soltanto: perché tanta inconsistenza?
    Sicuramente Hall ha sbagliato il 90% dei dialoghi tranne il “fuck this place” detto dal fratello di Chris ma non credo sia possibile che Eastwood abbia girato un prodotto di cui non era profondamente convinto. Allora credo che abbia voluto raccontarci una storia “a togliere”, così come nella scultura i sovrastati cedono alla vista il privilegio dell’essenziale, Clint Eastwood stereotipizza il mondo che ci circonda e svuota di significato le gesta di quanti agiscono in prima linea e sullo sfondo: non c’è altra verità al di fuori della testa di Chris. Per il principio di Heidegger, l’uomo-fucile fa ciò che per lui è “giusto” , o ciò che gli hanno insegnato esserlo.
    La guerra non ha significato, le 160 croci neppure, l’amicizia è passeggera, la solidarietà pericolosa, la famiglia un ‘orpello': solo l’azione ha un significato perché in un modo o nell’altro modifica la realtà. E così anche le parole illuminate pronunciate al funerale vengono sovrastate dai colpi di fucile.

  14. Alberto Cassani scrive:

    Per fomentare il dibattito, vi riporto queste parole di Clint Eastwood pronunciate settimana scorsa alla festa per le nomination dei premi del sindacato produttori: “La più grande dichiarazione contro la guerra che un film può fare, è mostrare ciò che la guerra fa alle famiglie e alle persone quando tornano alla vita civile”.

  15. Plissken scrive:

    …sempre ammesso che ci tornino…

  16. Francesco Binini scrive:

    Io non ho trovato il film *troppo* patriottico. Non più di quanto mi aspettassi, perlomeno. Da un cecchino dei Navy Seals (e non uno qualunque, ma quello più letale nella storia degli USA) non mi aspetto dubbi morali o riflessioni profonde e a mio avviso la frase-chiave è “sono pronto a difendere davanti al creatore ogni mio singolo colpo” che rende perfettamente il personaggio. Partendo da questa base, ovvero da un personaggio patriottico fino al midollo, non si poteva tirar fuori un film diverso. Diretto da Eastwood, poi.
    Se proprio gli devo imputare un difetto, credo che sia lo sbilanciamento verso la parte di guerra rispetto a quella in famiglia, estremamente sacrificata. Le scene in cui fa fatica a riadattarsi alla vita civile sono sì chiare ma non così forti (e numericamente poche) come mi sarei aspettato, anche perché – anche leggendo le parole di Eastwood che riportava Alberto due commenti più su – sembra sia quello il tema del film: ovvero il ritorno a casa e la difficoltà a riadattarsi alla vita civile.
    Detto questo, il film mi è piaciuto parecchio.

  17. Marco scrive:

    Personalmente non l’ho trovato così esaltante come descritto su varie fonti.
    Le scene che trattano il rapporto con la moglie sono noiose, penalizzate anche dalla sottotona prestazione di Cooper (meglio la Miller), le scene di guerra sono sì girate bene ma ho letto che Eastwood, data la sua età avanzata, abbia lasciato il compito di girarle a qualcun altro, forse proprio il suo “protetto” Robert Lorenz, già direttore di 2°unità. E questo non mi sorprenderebbe.
    L’exploit in America posso collegarlo al fatto che il protagonista morì l’anno prima e quindi, un pò per fresca curiosità, un pò per patriottismo, in massa sono andati al cinema. Ma qui in Italia proprio non me lo spiego…mancanza di films interessanti in quel periodo?
    Non annoia e volendo l’ho consiglierei anche ma al consiglio aggiungerei di mettere da parte le grosse aspettative; vi sono film di guerra molto meglio fatti.
    SICURAMENTE non un capolavoro e non il miglior Eastwood.

  18. Alberto Cassani scrive:

    Al di là della bontà del film, penso che il periodo di uscita abbia aiutato molto anche in Italia. Durante le feste si fanno sempre incassi enormi, e questo film in particolare sfruttava anche un tema cui il pubblico di recente è diventato molto sensibile.

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