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"Antichrist" di Lars von Trier

3 giugno 2009 Recensioni 56 Commenti
Antichrist

KeyFilms, 22 Maggio 2009 – Violento

Per superare la morte del figlio, una donna e il marito psicologo si rifugiano in un vecchia casa nel bosco, che loro chiamano “Eden”. Nonostante le attenzioni del marito, ogni giorno che passa la donna viene assalita sempre più dalle sue paure, fino a perdere totalmente il controllo…


Charlotte Gainsbourg e Willem Dafoe in AntichristCharlotte Gainsbourg e Willem Dafoe stanno facendo l’amore sotto la doccia. Sono ripresi in un bianco e nero patinato, al rallentatore, con in sottofondo una delicata aria di Händel. Dopo forse una decina di secondi, il regista ci mostra un particolare della penetrazione.
Inizia così, Antichrist, ed è l’inizio giusto per un film come questo, è un banco di prova che viene giustamente presentato fin dall’inizio allo spettatore, per testarne la volontà, la disponibilità nei confronti di ciò che gli si vuole raccontare. Se stiamo al gioco e accettiamo quell’inquadratura, allora accetteremo tutto quello che von Trier ci presenta nell’ora e tre quarti successiva; se la rifiutiamo, se ci mettiamo a ridere, allora tanto vale uscire subito dalla sala, perché questo non è il film che fa per noi.

Una scena di AntichristGrazie anche alla sontuosa fotografia digitale di Anthony Dod Mantle e all’ottimo montaggio di Anders Refn, Lars von Trier ci avvolge nelle sue paranoie più violente, derivanti dalla crisi depressiva in cui era caduto nel 2007 e da cui è uscito proprio scrivendo questo film. Ci propone immagini e dialoghi difficili da accettare e ancor più da sopportare; ci parla della Natura ma anche della natura umana, di sesso e dei sessi, di Dio e del Demonio, di sogni e di realtà, di vita e di morte, di colpe e di espiazioni; ci inchioda alla poltrona, ci fa trasalire dall’imbarazzo, ci fa chiudere gli occhi per il disagio, ci fa rabbrividire per ciò che ci mostra. Per ciò di cui ci parla.

Charlotte Gainsbourg in AntichristMa nulla avrebbe potuto, il regista danese, senza la straordinaria interpretazione di Charlotte Gainsbourg, che offre anima e corpo al suo personaggio, trascinandoci giù verso la disperazione umana, nella follia più pura e inafferrabile. Una discesa che può forse ricordare quella di Isabelle Adjani nel Possession di Zulawski, ma che è infinitamente più potente, più inquietante. Un’interpretazione che ha pienamente meritato il premio come miglior attrice del Festival di Cannes 2009.

Qualcuno ha definito questo Antichrist «un film per persone intelligenti», il regista ha detto che è il film più importante della sua carriera. Di sicuro non è un film per tutti.


La locandina di AntichristTitolo: Antichrist (Id.)
Regia: Lars von Trier
Sceneggiatura: Lars von Trier
Fotografia: Anthony Dod Mantle
Interpreti: Charlotte Gainsbourg, Willem Dafoe, Storm Acheche Sahlstrom, Maryna Marieyenko, Andreas Lobsack, Mandy Starship, Horst Stramka
Nazionalità: Danimarca – Germania – Francia – Svezia – Italia – Polonia, 2009
Durata: 1h. 44′


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Attualmente ci sono 56 commenti a questo articolo:

  1. Giorgio scrive:

    Ho appena finito di vederlo. Non so se potrò mai riprendermi da un film del genere, sono completamente scioccato…
    Una sorta di Shining moderno, ancora più oscuro, ancora più interiore, molto più estremo, molto più disturbante.

  2. Alberto Cassani scrive:

    Forse Shining voleva inquietare più che disturbare, mentre questo vuol proprio sconvolgere a livello di pancia. Certo non è una visione piacevole (volutamente, appunto), però forse proprio per questo non la si dimentica facilmente.

    Francamente non capisco perché così tanti critici rifiutino aprioristicamente i film di von Trier e li bollino in maniera superficiale: neanche a me piace, ma non si può non apprezzare la coerenza interna a molte sue pellicole e vedere che c’è qualcosa di più della sua presunta misoginia. Possibile che con lui facciano tutti sempre e solo critica morale?

  3. Marco scrive:

    Può piacere solo a chi elogia questo regista e gli piacciono i film d’autore (questo più di cosi non si può!)
    Abbastanza disturbanti, sopratutto per gli uomini, le scene nella parte finale.
    Parte centrale un pò noiosa. Inizio che fa ben sperare.

  4. Alberto Cassani scrive:

    Non sono completamente d’accordo, Marco. Non è vero che questo film può piacere solo ai fan di von Trier, proprio perché è molto diverso dai suoi film precedenti sia stilisticamente sia per temi affrontati. Pensa che dei suoi film a me sono piaciuti solo questo e Le cinque variazioni, tutti gli altri quando va bene non m’han detto nulla. E’ vero, però, che questo film può piacere solo ad un certo tipo di spettatori: come ho scritto nella recensione, se si sta al gioco fin dall’inizio allora bene, altrimenti è evidentente che non faccia per te.

  5. Riccardo ( ex Mickey Rourke ) scrive:

    Alberto, hai detto che questo film non è un horror, che possa essere un thriller psicologico?

  6. Alberto Cassani scrive:

    Mi sembra una definizione già più corretta.

  7. Riccardo ( ex Mickey Rourke ) scrive:

    Oggi ho rivisto Antichrist è devo dire che non è male.
    Forse non lo avevo capito bene.
    Infatti oltre ad essere un film crudele è anche abbastanza cupo e difficile.

  8. […] Antichrist di Lars von Trier […]

  9. Michael Cox scrive:

    Forse il film più estremo che mi sia mai capitato di vedere. Di sicuro non lascia indifferenti… le qualità registiche di Von Trier sono innegabili e sempre evidenti (il prologo, anche grazie alla splendida musica di Handel, è davvero memorabile).
    Sconvolgente davvero.. a tratti lo definirei addirittura svergognato per il livello di violenza e di perversione che raggiunge… per fare un paragone, mi viene da dire che qui Von Trier fa sembrare un film come, che ne so, “Velluto Blu” di Lynch, una storiellina di Walt Disney buona per famigliole repubblicane.

  10. Riccardo ( ex Mickey Rourke ) scrive:

    Pensa che velluto blu durava 4 ore invece che due. Il materiale scartato è andato perduto.

    Comunque sì, è un film molto cruento anche se devo dire che anche io come Giorgio lo considero un shining più agghiacciante invece che velluto blu.

  11. Riccardo scrive:

    Mentre guardi un film come Antichrist non puoi che provare un solo sentimento: angoscia. Non è infatti la paura la sensazione che ti trasmettono le atmosfere aperte ma claustrofobica, le musiche cupe e ovattate, rimbombanti. E’ piuttosto una forte angoscia che solo nel finale, quando il regista deciderà di fare un modesto uso dello splatter, che muterà in qualcosa di più agghiacciante. La scelta dell’ambientazione (il bosco) potrà ai più sembrare banale ma non lo è perchè il rapporto con la natura è centrale nel film perchè sino all’ultimo l’ambiente sembra quasi permeato di un profondo senso di male. Le copulazioni, gli animali, le costellazioni, tutto fa parte di un grande disegno visionario e la pittoresca trovata della suddivisione in atti scandisce la sempre più profonda immersione nelle acque del male. Il film è ermetico ma di pregevole fattura. Certamente un esempio di grande cinema. Ci voleva, per riscattare un genere che troppe volte viene snobbato e/o bollato come vuoto o privo di valori e significato, sia dalla critica che, ahimè, dallo stesso pubblico.

  12. Riccardo scrive:

    Scommettiamo che l’incipit farà scuola?

  13. Alberto Cassani scrive:

    No, non credo. Questo film è passato troppo inosservato, temo che chi doveva vederlo e recepire certi input l’abbia snobbato.

  14. Riccardo scrive:

    Secondo me invece merita molta più attenzione perché Von Trier ha mostrato in maniera più che magistrale i drammi interiori e la psiche malata come neanche Hitchcock era riuscito.
    Incredibile come con soli due attori si riesce a fare film di questo spessore.
    Ok capisco che mostrare una penetrazione in primo piano può sembrare imbarazzante ma a me non ha proprio toccato.

  15. Alberto Cassani scrive:

    Eh, ma l’ho già scritto sopra: purtroppo la critica è prevenutissima nei confronti di Von Trier (come alcuni critici lo sono verso Aronofsky, ad esempio), e non vede nulla al di fuori di quello che ha deciso di vedere in tutti i suoi film. Da quel che mi sembra di capire, molti addetti ai lavori fanno lo stesso.

  16. Francesco Cuffari scrive:

    Ricordo di aver visto in tv la conferenza stampa del film “Dogville” e una giornalista brutta e cicciona disse al regista “guardando questo film mi sono addormentata” per poi ridere da sola come una ebete.

    Von Trier rispose pacatamente “a me fanno addormentare i film come Il signore degli anelli, dove gli effetti speciali sono usati in modo stupido”.

    Poco dopo un giornalista giovane disse “io non mi sono per niente addormentato”.

  17. Riccardo scrive:

    Von Trier sarà un bravo regista ma è un autentico cog***ne.
    come si fa a dire che un film come il signore degli anelli è noioso e gli effetti speciali sono usati stupidamente quando invece le tre ore di film sembrano invece troppo poche e gli effetti speciali erano obbligatori per un film come questo – e che risultati, signori! :D

  18. Francesco Cuffari scrive:

    Evidentemente per i suoi gusti “Il signore degli anelli” è una favoletta per bambini. Bisogna dire che i film di Lars von Trier sono lontani anni luce, per temi e stile, da qualsiasi film ritenuto “normale” dalla gente comune.

    Non credo che sia un “cog***ne”, ma una persona con una sensibilità e delle attenzioni diverse da quelle della massa e, purtroppo, tutto ciò che è “diverso” e “strano” viene sempre rifiutato e sbeffeggiato. Lo ammiro perchè se ne frega di quello che la gente pensa e continua a fare film personali.

    Io mi sono incazzato molto con quella giornalista idiota che, con tutte le domande che gli poteva fare, lo va a prendere per il culo in quel modo. E il brutto è che la pagano pure!

  19. Riccardo scrive:

    Sì i film di Von Trier sono molto personali e proprio come citava Alberto, come Aronofsky è un autore che può piacere come non piacere.
    però questo, minchia se è un pugno allo stomaco.

  20. Alberto Cassani scrive:

    Francesco, non hai idea al Festival di Venezia quante domande idiote vengono fatte alle star di Hollywood durante le conferenze stampa. Ci sono quelli che non se ne rendono conto, di star facendo domande stupide, ma ce ne sono molti altri che lo fanno apposta, e non riesco proprio a capire perché.

  21. Francesco Cuffari scrive:

    Alberto, come hai interpretato il finale? Il marito abbraccia la sua natura animalesca? Ma chi sono i tizi che sbucano alla fine? Perchè la moglie ha fatto quello che ha fatto? Il marito viene accolto in una nuova società segreta?

  22. Alberto Cassani scrive:

    Ti giuro che non mi ricordo cos’avevo pensato quando l’ho visto. Domani me lo procuro e riguardo il finale, poi ti dico.

  23. Alberto Cassani scrive:

    Ok, ho rivisto la parte finale del film (tra l’altro, in home video la fotografia ci fa una figura pessima, come capita sempre quando si salta il passaggio in pellicola) e devo dire che l’epilogo l’avevo completamente rimosso dalla mia memoria. Per come la vedo io – ma appunto, non so proprio dire se l’avevo vista così anche due anni fa – Dafoe uccide la moglie e crede di essersi liberato dei suoi problemi (gli animali che svaniscono), ma in realtà si ritrova all’inferno perché dal bosco escono una marea di donne. Non so dire se queste donne stiano a significare che ogni donna è un danno oppure siano metaforicamente le anime di tutte le donne vittime di uxoricidio tornate a tormentarlo, ma propenderei per la seconda ipotesi. Il resto della critica italiana sono sicuro propenda per la prima.

  24. Francesco Cuffari scrive:

    Mi chiedo se l’autore prova un po’ di disprezzo verso le donne. Di solito disprezziamo ciò che non possiamo avere o ciò che non conosciamo. Ed ineffetti uomini e donne hanno tante di quelle differenze che è impossibile avere rapporti idilliaci.

    Lars von Trier non ha neanche avuto una bellissima infanzia ed è pieno di fobie. La sua visione del mondo è forse distorta dalle difficoltà nell’interazione con gli altri. Sembra un adolescente megalomane che ha se stesso come unico amico. Tra l’altro sbaglio o si è defininito padre di se stesso?

    Ma chissà se giornalacci femministi lo consiglieranno assieme a “Pretty woman”.

  25. Alberto Cassani scrive:

    Credo che tra le tante fobie di cui soffre Von Trier ci sia sicuramente la paura delle donne. Non so se le disprezzi, probabilmente le teme e basta, e questo comunque viene riflesso quasi sempre nei suoi film. Però non è l’elemento portante del suo cinema, è solo una delle componenti che entrano in gioco quando scrive una sceneggiatura. Invece la maggior parte della nostra critica si ferma a questo aspetto. A me sembra invece che la morale di film come questo o come Dogville sia proprio l’esaltazione di un certo tipo di donna, capace di sopportare qualunque cosa e che bisogna sforzarsi di capire e assecondare ad ogni costo. Che poi questo tipo di donna non sia quello che le femministe vorrebbero essere o che gli uomini vorrebbero avere al fianco, non vedo che importanza debba avere.

  26. Anonimo scrive:

    ma che minchia c’entrava la scena del scopare all’inizio del film?
    se volevano fa no film porno potevano chiamà no regista porno no?

  27. Riccardo scrive:

    1: non ho capito niente di quello che hai detto
    2: la scena della scopata inziale che trovo bellissima ( non perché sono un pervertito ma perché è tecnicamente perfetta ed Handel calza a pennello ) è di rilevante importanza come miccia per il film.

  28. Riccardo scrive:

    A Francesco: Questo film è stato accusato di misoginia, non sei l’unico a pensarlo.

    Alberto: Ho (ri)visto l’altra sera Possession che citi nella recensione e lo trovo un film stupendo, veramente inquietante considerando l’epoca in qui è stato girato però volevo chiederti:
    mi sto confondendo con un altro film oppure hanno censurato la scena in cui la protagonista si masturba con un crocefisso?

  29. Alberto Cassani scrive:

    Mah… A me “Possession” non era piaciuto per nulla. Sopporto pochissimo i film così incoerenti, al di là del coraggio che possono avere nel rompere certe abitudini cinematografiche. In ogni caso, un masturbazione col crocifisso non me la ricordo, ma il film l’ho visto diverso tempo fa e non so se fosse in versione integrale. La più famosa è sicuramente quella dell’Esorcista, comunque.

  30. Riccardo scrive:

    Ecco, mi sono confuso con l’esorcista :)

  31. Plissken scrive:

    Finalmente stasera sono riuscito a vedere il film, visto che per ben tre volte ho dovuto interrompere a metà del prologo in quanto la compagnia non gradiva. Problema risolto, l’ho guardato da solo e tanti saluti.

    Vedo che sia Cassani che Michael Cox sono rimasti colpiti dal prologo, e nel mio piccolo mi associo: mai visto un preambolo così bello. La copula o se preferite “la scopata” è un elemento importante senz’altro, ma non più di altri secondo me. Straziante l’arrivo in terra dell’orsacchiotto, simbolo di un’infanzia troncata di netto.

    I vari capitoli poi risultano man mano più intensi e alla fine sono rimasto piacevolmente soddisfatto, anche se in my mind, per ora, non vi è un’unica chiave di lettura ma il significato potrebbe essere molteplice in più aspetti.

    Questa forse e dico forse diviene a volte un limite per alcuni registi di alto lignaggio, che lasciano fin troppa libertà d’interpretazione tanto da arrivare a poter confondere lo spettatore (medio, come il sottoscritto).
    Ad esempio, dopo anni sto ancora cercando di capire quale sia il significato del finale dello splendido Mulholland Drive di Lynch… vabbè, aspetterò una pillola a mò di “Limitless”.

    Credo che le critiche rivolte al regista per l’eccessivo “realismo” di alcune scene non siano del tutto lecite, in quanto non sono fini a se stesse ma sono davvero parte integrante della storia.

    Come dice Cassani, impressionante la Gainsbourg, ma anche Dafoe si conferma un grande.

    Un film che lascia il segno senz’altro, intenso, da vedere.

  32. Riccardo scrive:

    Dafoe è un grande attore ma certe volte va un po’ troppo sopra le righe comunque sì in questo film è straordinario.

  33. Alberto Cassani scrive:

    A me piacciono molto i film coerenti, che stabiliscono le proprie regole fin dall’inizio. Pellicole come “Dal tramonto all’alba”, che sono un film fino a un certo punto e poi diventano un altro completamente diverso, non le sopporto. Quindi ho molto apprezzato il modo in cui tutta la prima sequenza di “Antichrist” fa da vero prologo al film, non solo dal punto di vista narrativo. E’ vero comunque che il finale è tutt’altro che chiaro pur non essendo esattamente aperto, ma non è ermetico in modo fastidioso.

  34. Plissken scrive:

    Si concordo, non era appunto mia intenzione dire che mi sono infastidito, ma solo che qualche volta in taluni film un qualche elemento in più, utile ad una piena o certa comprensione del finale, tutto sommato non guasterebbe. :-)

  35. Fan of Horror scrive:

    Penso di non esagerare nel dire che “Antichrist” è la summa di tutto il cinema horror moderno e classico se non addirittura il migliore di tutti quelli realizzati. Inquietante come “Shining” di Kubrick, denso di significati religiosi come “La nona porta” di Polanski, violento come gli splatter di Lucio Fulci, onirico come i migliori “Lynch”… insomma, un capolavoro. Sconvolgente sì, non per tutti i palati anche, cinefilo (forse)…

  36. Riccardo scrive:

    Ma infine uscirà mai in Italia l’ultima fatica di Von Trier? Si era parlato di acquisto da parte della Lucky Red e poi buio totale. Hanno rinunciato?

  37. Alberto Cassani scrive:

    Da quello che so l’ha acquistato la Good Films, ma non ho idea di come e quando uscirà.

  38. Riccardo scrive:

    ah beh… se c’è riuscito Antichrist ad essere distribuito…

  39. Alberto Cassani scrive:

    Eh, ma pare che questo sia molto più crudo. E nel frattempo c’è stata la sparata fascistoide di Cannes…

  40. Riccardo scrive:

    Vero. ma quella sparata non ha impedito la distribuzione di Melancholia.

  41. Alberto Cassani scrive:

    Vero, però era già stato acquistato ed è comunque uscito molti mesi dopo.

  42. OPI scrive:

    Che film di merda regas poco che fate i sapientini qua perche non si capisce na sega. In un film di 2 ore ho capito solo che il bimbo era morto e che la mamma gli ha messo le scarpe al contrario. Una pagliacciata colossale.

  43. Plissken scrive:

    Magari provare con la versione sottotitolata?

  44. Riccardo scrive:

    @OPI: rispetto la tua opinione (infatti non sei l’unico che considera questo film una tro**ta), ma secondo me questo film va preso per quello che è: un film d’autore pieno di riferimenti più o meno nascosti, duro e sconvolgente ma anche intenso ed emozionante sulla follia di una donna (anche se definire Antichrist così, è riduttivo perché nasconde molto di più)

  45. Emy scrive:

    Qualche giorno fa ho visto anch’io “Antichrist” e sto ancora metabolizzando. Rispetto agli altri film di Lars Von Trier questo è quello che più mi ha scossa interiormente. Riguardo al finale…cerco di riportare quello che più mi ha colpita. Più che altro per cercare di comprendere quello che, in modo molto confuso, è nella mia testa. Facendo il punto della situazione lei stava appunto scrivendo una tesi sul “genocidio”, che poi non ha portato a termine… Genocidio=uccisione/distruzione di una razza/stirpe…. e si parla di gruppi di donne uccise. Eccole lì, le DONNE. A questo punto mi viene naturale pensare che forse (come ha detto qualcuno più sopra) Lars teme queste Donne. Le teme veramente? Chissà che invece non si identifica in LORO. Potrebbe essere? Anche in “Nymphomaniac” (non so se qualcuno di voi lo ha visto) la protagonista mi è sembrata una proiezione di Lars Von Trier: ossessionato, affamato, solo. C’è sempre questo tema della NATURA, in riferimento alla natura vera e propria (affascinante e crudele), e alla natura umana (ancora + crudele?). Termino con una frase che è rimasta incisa nella mia mente “La natura è la chiesa di Satana”.

  46. Anonimo scrive:

    Non sono pratica con gli [ spoiler ] e [ /spoiler ]. Pardon. Mi è uscito male!

  47. Alberto Cassani scrive:

    Emy, sono d’accordo con la tua interpretazione del finale. Però non so quanto Von Trier si identifichi con le donne. E’ una possibilità, ma a me sembra quasi che lui le ritenga talmente superiori a sé da averne paura. Più che un’identificazione potrebbe essere una proiezione, nel senso che forse non si sente come loro però vorrebbe esserlo. Però appunto, i suoi film sono sempre estremamente personali, questo in particolare, e sarebbe interessante sentire qualche psicologo cosa ne pensa…

  48. Emy scrive:

    Alberto, ho pensato anch’io a questa possibilità, in effetti è la più plausibile.
    Magari per lui la figura femminile e la natura sono associate, di contro c’è l’uomo e la sua natura umana. Entrambi, donna-natura e uomo, sono distruttivi, ma la prima è superiore al secondo.
    Comunque sia questo film è veramente un rompicapo.
    Si, sarebbe interessante un parere di uno psicologo, oppure partecipare a una di quelle interviste e sentire cosa ha da dire Von Trier di persona. Forse neanche lui potrebbe spiegare, chissà… :)

  49. Camilla scrive:

    Antichrist. Che dire? Brillante, sottile, intenso. Non penso possa essere considerato un horror, a meno che non interpretiamo “horror” come una discesa infernale nella mente umana. Forse è questo. Guardando la pellicola mi sono sentita un po’ come Dante con Virgilio: presa per mano e trascinata nei meandri infernali, tra i peccati e i peccatori, tra gli esseri umani e le bestie umane. Potrei scriverne per ore, ma mi limito a dire che:

    1) la scena iniziale è semplicemente geniale: la penetrazione è un atto potente, intenso, carnale, reale, che sfida i tabù e che ci preannuncia lo “scivolare” all’interno di una follia delirante.

    2) Il tema della Natura madre/matrigna mi ha riportato immediatamente alla mente Leopardi e la sua concezione della vita…che dite, è possibile come collegamento? mi sbaglio?

    3) La scena finale, a mio dire, si può riassumere con una parola. Anzi, con un verbo: soccombere. Immerso nella natura madre-matrigna, Dafoe viene circondato da donne.. da quelle “streghe” che tanto erano state condannate, bruciate, escluse da una società maschilista e medioevale. Non è strano che loro figlio sia, per l’appunto, un maschio e non una femmina?

    Forse mi spingo troppo in la con i pensieri. Forse il fatto che non abbia provato angoscia guardando Antichrist, ma solo un’intenso desiderio di penetrare a fondo negli abissi della mente umana, distorce la mia capacità di giudizio. Non voglio assolutamente erigermi a critica cinematografica (non è il mio ambito di competenza).. però avevo voglia di condividere i miei pensieri e le mie impressioni.

  50. Alberto Cassani scrive:

    Fai benissimo a condividere le tue impressioni, Camilla. Lo spazio per i commenti c’è soprattutto per questo…
    E’ ovvio che lo stesso film non può produrre esattamente la stessa impressione su spettatori diversi, perché ognuno di noi si porta dietro un vissuto assolutamente personale, oltre che proprio un approccio al cinema stesso diverso da quello degli altri.
    In fondo penso tu abbia ragione a definire il film come una lenta discesa in un inferno di peccati e peccatori, però io mi sento di sottolineare che con questo viaggio Von Trier non vuole farci la morale ma “solo” metterci davanti alle nostre azioni (nostre in senso lato, ovviamente) e lasciare che si sia noi a tirare autonomamente le conclusioni.
    Per quanto riguarda Leopardi, un parallelo può anche non essere campato per aria, però io dubito fortemente che Von Trier l’abbia letto.

  51. ric scrive:

    Suggerisco una ripassata (basta la definizione di wiki) a ciò che fu (intorno al ii/v sec) lo “Gnosticismo”
    perche si potrebbe porre un alternativa “non-misogina” nell’interpretare il film..anche se poi il finale va decisamente in quella direzione.
    in breve Lo gnosticismo risolse l annoso “problema del male” del pensiero cristiano (* se dio è uno e onnipotente perche il Male?) in un modo parecchio deciso e netto: dicendo semplicemente questo:
    1 la Natura -tutta la natura non solo quella umana- è Male (quindi indipendentemente da Maschile e Femminile), perchè 2 la natura non è una creazione di Dio, ma di un “Eone” -non ancora “Satana”-, un “emanazione” del vero Dio (il “Demiurgo”).
    Questa idea di natura malvagia si ritrova evidentemente in tutto il film,.
    Ma in questa chiave non è la donna o la natura femminile il Male, lo è la natura nella sua completezza..
    Solo in quanto più vicina (anche nei ritmi fisiologici) ai ritmi e ai modi della Natura la donna ha una maggior parte di male in se. Per contro solo nell’uomo vi è un barlume (contrastato e sempre continuamente perduto) di “Gnosi” con cui sfuggire al Caos che regna e alla natura madre e matrigna.
    Sottolineando l ovvia polarità del film: principio maschile/femminile la duplicità si ripropone anche negli gnostici ma solo in quanto è l’Uomo l’unico a poter affrontare la Gnosi non come scontro tra i sessi. il contrasto, la distribuzione delle colpe e delle responsabilità tra i Sessi non è presente, o lo è solo nella misura in cui la Natura (malvagia) è totalmente dominante nel polo femminile e invece ha una minima piccola resistenza nel polo maschile (pensiero razionale, Gnosi).
    quanto LVT si ispiri ai testi gnostici è ovviamente non saputo ma l’idea gnostica mi sembra presente nel film -e in modo netto- in una delle poche vere e proprie espressioni esplicite di tutto il film (molto del resto è dato in immagini).. la ritrovo in quanto proferito da Lei nel momento diciamo “teorico” del film -quando parla della sua tesi-.. la frase è ovviamente: “la Natura è il tempio di satana”.. questa è senza dubbio una frase che calza al cento per cento con i testi gnostici..
    non dice mai infatti “la Donna e il tempio di satana” (luogo comune espresso in molti punti dal cristianesimo) anche se poi cerca l autoflagellazione clitoridea (perchè la natura è anche natura interiore)…

  52. ric scrive:

    L altro mio spunto viene dalla necessità -quasi obbligo- di interpretare il Titolo del film.
    chi o cosa è o rappresenta l Anticristo? (magari l insieme di tutta la situazione come versione anticristica del eden adamo/eva?? la donna -chiave misogina ?-
    o Lui post “ginocidio” -dio Pan?-
    che ne so: il bambino?, la natura?, solo la natura umana? – ad essere anticristiana? (come in gia la trilogia incompleta di Grace, la “grazia” cristiana, la visione cristiana non è naturale)..
    Penso che non sia un personaggio in particolare ne il loro insieme ne elementi o insiemi significanti del film ad essere “l Anticristo”, ma che sia il film stesso -come opera teorica- “L anticristo”..
    è il film stesso “l’Anticristo” e, come il libro di Nietzsche (esplicito riferimento tra i sempre pochi espliciti riferimenti di LVT) esprime una Tesi.
    questo il fine, come se fosse un libro o un saggio sulla natura (umana e non).
    la Tesi in questione è ovviamente questa: Cristo ha sbagliato nel partire da questo assunto: la natura umana è buona (maschile femminile?)… e oltre -Gnostico- cristo ha sbagliato a considerare la Natura buona (indifferentemente da maschile o femminile)..
    Nietzsche scrisse il testo tra gli ultimi come testamento e sunto supremo della sua filosofia, filosofia e “tesi sull’uomo” che è anche -innegabilmente- quella di Lars vTrier.

  53. Alberto Cassani scrive:

    Ric, le tue ipotesi mi sembrano credibili in riferimento al film, al di là che, volendo, se lo gnosticismo riconosce nella donna una componente di Male superiore per sua natura a quella dell’uomo non stiamo facendo un bel passo avanti per allontanarci dalla misoginia…
    Però non è escluso che tutti i ragionamenti che noi possiamo fare sul film fossero assolutamente non voluti da parte di von Trier. Come ho scritto nella recensione, questo film a lui serviva più che altro come traino per uscire dalla depressione in cui era caduto. E come racconta lui stesso nella cartella stampa “Il lavoro sulla sceneggiatura non si è svolto secondo il mio consueto modus operandi. Alcune scene sono state aggiunte senza motivo. Le immagini sono state composte senza vincoli dettati dalla logica o dalla struttura drammaturgica. Spesso derivate da sogni che facevo in quel periodo, o sogni che avevo fatto in passato.” Prosegue poi dicendo di aver letto da giovane ciò che Strindberg ha scritto nel suo periodo di “Inferno” e che questo film è praticamente il suo “Inferno”, mentre il titolo probabilmente si riferisce direttamente all’Antichrist di Nietzsche, che lui dice di tenere sul comodino fin da quando aveva 12 anni.
    Ma io credo che il punto focale di tutto sia un’altra cosa che LvT dice nella cartella stampa: “A chi cazzo
    frega qualcosa di cosa penso?”

  54. Marco scrive:

    Rivedendolo non ho potuto che ammirare nuovamente la bellissima regia, lenta, spiazzante ma nello stesso tempo lineare, la grandiosa fotografia e le superbe interpretazioni dei due protagonisti.
    Finale delirante ed apocalittico a dir poco.
    L’ho preferito a “Melancholia”, sicuro, anche perchè si avvicina di più ai miei canoni di film.

    Sarei curioso di vedere “Dancer In The Dark”. Com’è?

  55. Alberto Cassani scrive:

    Mah… Non mi aveva entusiasmato. Rispetto agli ultimi LVT, poi, mi sembra un film basato più sulla sceneggiatura che non la regia: ha una trama forte e la riuscita emotiva del film dipende soprattutto da quella. Però non ha la maturità che hanno le sue pellicole successive.

  56. Avvicinare la Natura, un qualcosa di incredibilmente vitale, seppur trascendente dai concetti di bene e male, a qualcosa di dannatamente blasfemo e maligno come Satana è qualcosa che solo una persona affetta da una profonda depressione è capace di fare. La Natura è la chiesa di Satana, secondo la protagonista, interpretata da una stupefacente Charlotte Gainsbourg. Lei è lo specchio del regista; è la trasposizione del von Trier depresso; è la versione, estremizzata, della profonda malattia che ha devastato la mente e lo spirito dell’autore danese.

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