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"Appaloosa" di Ed Harris

25 ottobre 2008 Recensioni 12 Commenti
Appaloosa

01 Distribution, 16 Gennaio 2009 – Anticonformista

Virgil Cole e il suo vicesceriffo Everett Hutch si fermano nella cittadina di Appaloosa, in Nuovo Messico, per ristabilire la Legge dopo l’assassinio del vecchio sceriffo. Ma in città il ricco Randall Bragg fa il bello e il cattivo tempo, e la resa dei conti sarà più difficile del previsto…


Viggo Mortensen e Ed Harris in AppaloosaSono anni che, tra i molti ritornelli insensati della storia del cinema, si parla del western come genere morto e sepolto, preda degli avvoltoi del deserto che ogni tanto s’ingegnano a trovare modi per rinnovarlo o resuscitarlo. Sostanzialmente è vero che di western se ne vedono pochissimi, ma è vero altresì che la quantità può essere indirettamente proporzionale alla qualità. Negli ultimi anni, i residuali western usciti nelle sale o in DVD (mercato ideale per ogni resto di passato) si sono dimostrati di livello medio alto. Non fa eccezione il secondo film da regista di Ed Harris, che restando saldamente nel solco di una tradizione consolidata, cerca piccoli tocchi di trasgressione e rinnovamento e centra il bersaglio.

Jeremy Irons in AppaloosaVirgil Cole è una specie di giustiziere su richiesta, che va nei luoghi nei quali viene chiamato: a cercare lui e il vice Everett Hutch stavolta è la cittadina di Appaloosa, in Nuovo Messico, dove Randall Bragg e i suoi ragazzi fanno il bello e il cattivo tempo. La resa dei conti sarà più difficile del previsto e coinvolgerà anche la signora French, donna dello sceriffo.

Scritto dallo stesso Harris con Robert Knott, da un romanzo di Robert B. Parker, un western classico e senza fronzoli, con le facce e i toni giusti, che racchiude molte situazioni archetipiche ma le racconta in modo diverso, aprendosi a tocchi e digressioni inusuali che conquistano anche lo spettatore più smaliziato.

Renée Zellweger e Ed Harris in AppaloosaAmbientato in una classica cittadina figlia di oro e speculazione della fine del XIX secolo, il film riflette sul ruolo della Legge e dei suoi tutori in una civiltà che è ancora lontana dal concetto stesso di Diritto, in cui a mancare è la consapevolezza del bisogno che si ha di Legge. Non a caso quando questa consapevolezza arriva, lo fa vestita di morte e sacrificio. Ma soprattutto, al centro del film, c’è il lavoro sui personaggi e sui paradossi del cliché, dove a una strana coppia di duri implacabili ma degni di una commedia (Virgil ha difficoltà con le donne e le parole difficili) si contrappone una curiosa figura femminile, bisognosa di un uomo forte, determinata nella sua dipendenza, come a evidenziare in questo lo stadio animale che regnava negli Stati Uniti all’alba del ‘900.

Ed Harris in AppaloosaAperto da un incipit molto secco, a sottolineare l’importanza dell’abbrivio nel genere, il film di Harris è sostanzialmente un esercizio di anti-convenzionalità all’interno di schemi collaudati (si rintracciano molti input, da Un dollaro d’onore e Quel treno per Yuma), che però riesce a convincere in virtù dei continui cambi di registro, della ricchezza di toni e particolari, del piglio nell’avventura e d’ispirazione nel discorso. Harris punta su una sceneggiatura accuratamente classica nella descrizione e nella costruzione, ma moderna nel rileggere i topoi di un genere, che la regia omaggia ed esalta, senza ricorrere all’adrenalina non richiesta e dando alle immagini il giusto contrasto di respiro arioso e cupezza (imparando la lezione di Deadwood).

Cast perfetto in ogni senso: Ed Harris sembra il vero erede di Clint Eastwood e Viggo gli fa da complice in modo perfetto, Jeremy Irons torna a buoni livelli attoriali, mentre – e non ce ne sorprendiamo – Renée Zellweger fa macchia, riproponendo il solito repertorio di faccine spente. Senza voler gridare al ritorno di un genere, che seppur come spettro non è mai sparito, ci godiamo un robusto film di genere che sa aprirsi a passioni e suggestioni che amiamo sempre ritrovare.


La locandina statunitense di AppaloosaTitolo: Appaloosa (Id.)
Regia: Ed Harris
Sceneggiatura: Robert Knott, Ed Harris
Fotografia: Dean Semler
Interpreti: Ed Harris, Viggo Mortensen, Renée Zeellweger, Jeremy Irons, Timothy Spall, Lance Henriksen, Adam Nelson, Tom Bower, James Gammon, Ariadna Gil, Robert Jauregui, Luce Rains, James Tarwater, Boyd Kestner, Gabriel Marantz
Nazionalità: USA, 2008
Durata: 1h. 54′


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Attualmente ci sono 12 commenti a questo articolo:

  1. Riccardo scrive:

    Erano anni che non si vedeva un western come questo.

    Alberto, tu lo hai visto MEZZOGIORNO DI FUOCO con Gary Cooper. io lo vedo questa sera per la prima volta.

  2. Alberto Cassani scrive:

    “Mezzogiorno di fuoco” è un gran film, un classico western da manuale.

  3. Alberto Cassani scrive:

    “Appaloosa” quando l’abbiamo visto al Festival di Roma ha stupito molti. In effetti è un ottimo film, a parte l’antipaticissima Zellweger. Però in tema di western moderni, anche “Terre di confine” (http://www.cinefile.biz/?p=3048) non è niente male, anche se inferiore a questo sotto molti aspetti.

  4. Riccardo scrive:

    Sì mezzogiorno di fuoco è un gran film.

    Inoltre sì, terra di confine è inferiore ad appaloosa, ma il film di Harris non fa affatto le scarpe a Gli spietati di eastwood.

  5. Alberto Cassani scrive:

    Senza dubbio. Probabilmente senza “Gli Spietati” non ci sarebbero stati né “Terra di confine” né “Appaloosa”.

  6. Marci scrive:

    Ho appena visto Unforgiven
    Davvero un bel film
    Non ricordo se ho visto Appaloosa, Open Range direi di si.
    A me pare che in tutti questi Western Moderni, sia cambiato troppo…
    Non so, mi pare sia abbastanza snaturato il western.
    Mi sbaglio? O forse i registi cercano solo di staccarsi dalla matrice “Leoniana” per evitare di essere poi tacciati di emulazione o (peggio) plagio.

  7. Alberto Cassani scrive:

    No, è chiaro che è un western molto diverso da quello classico e da quello leoniano, sia dal punto di vista stilistico che da quello tematico. Non ci sono più i pistoleri solitari, quasi sempre la conquista del west è già finita (tranne che in “Meek’s Cutoff” visto a Venezia, ma meglio soprassedere: http://www.cinefile.biz/?p=21011) e per ragioni di politically correctness guai ad avere gli indiani cattivi. In genere si racconta molto di più la parabola umana dei personaggi (quindi, per la rabbia di Tuco, si parla quando si dovrebbe sparare) e quando scocca meggiorno adesso la donna corre in casa a prendere il fucile invece che a nascondersi. Stilisticamente forse il western moderno si rifà per certe cose più a Peckinpah che a Leone o Ford, ma poi spesso si cerca un ritmo lento e riflessivo che fa tanto cinema classico…

  8. Lore scrive:

    Alberto
    “Mezzogiorno e mezzo di fuoco” e’ un classico…ma non lo definirei western ;-)

  9. Alberto Cassani scrive:

    Come no,? E’ una commedia western, come “La ballata della città senza nome” con Clint Eastwood, Lee Marvin e Jean Seberg, che in più è anche un musical.

  10. Lore scrive:

    Alberto

    quindi ti riferivi DAVVERO alla parodia di Mel Brooks, non a “Mezzogiorno di fuoco” con Gary Cooper?
    Pensavo fosse un typo

  11. Alberto Cassani scrive:

    Cristo… Certo che no, ma non puoi saltar fuori a parlare di un commento di giugno quando avevo parlato di Mezzogiorno di fuoco solo il giorno prima. Mica avevo capito, a cosa ti riferivi.

  12. Lore scrive:

    Cassani sei troppo forte!

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