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"Argo" di Ben Affleck

14 novembre 2012 Recensioni 18 Commenti
Argo

Warner, 8 Novembre 2012 – Potente

Durante la rivoluzione iraniana del 1979 viene presa d’assalto l’Ambasciata degli Stati Uniti a Teheran. Mentre molti dipendenti vengono catturati come ostaggi, in 6 riescono a fuggire ma non sono comunque fuori pericolo. Sarà compito dell’agente CIA Tony Mendez riportarli in patria…


Ben Affleck in una scena di ArgoUna didascalia iniziale – a conclusione di un breve, ma esaustivo, incipit con cui si riassumono i principali fatti storico-politici delle vicende narrate – dichiara che Argo è tratto da una storia reale. In assenza di questa precisazione, e a meno che lo spettatore ne sia invece già a conoscenza, davvero si stenterebbe a credere che una missione di salvataggio sotto copertura ai limiti dell’inverosimile sia non solo avvenuta, ma che abbia addirittura seguito delle modalità ancora più incredibili.

Bryan Cranston in ArgoEppure dall’intuizione, fortuita o geniale, di Mendez in collaborazione con i Servizi Segreti statunitensi viene concepito un piano rischioso per riportare a casa i sei impiegati prima che vengano trovati dagli iraniani nel nascondiglio presso l’Ambasciatore del Canada. Presa questa decisione, davvero la realtà dei fatti storici si mescola con la fantasia alla quale si ricorre per organizzare Argo, un fantomatico film che sarà utilizzato come lasciapassare di Mendez per l’Iran e come tentativo di salvare quelle sei vite umane. Tuttavia trarre in salvo i sei fuggitivi da un paese rivoltoso che li insegue per ucciderli, che odia gli Stati Uniti per aver dato asilo politico a causa di motivi di salute al loro deposto Scià Reza Pahlavi – ragione anche della presa dell’Ambasciata – è una missione impossibile e suicida.

Le forti immagini di morte e terrorismo in Iran, da questo punto in poi sono intervallate con quelle di una Hollywood un po’ ammaccata e artefatta, ma sempre sfavillante nelle apparenze e che nulla pare avere da spartire con quanto avviene negli orrori delle strade – ma non solo – iraniane. Invece, la realtà viene prevaricata letteralmente dalla fantascienza e la storia si mescola con dei cenni metacinematografici.

John Goodman e Alan Arkin in ArgoLa regia è impegnata dalla prima all’ultima immagine, che si tratti di sequenze iraniane oppure hollywoodiane, sempre alla ricerca della verosimiglianza nella ricostruzione di ogni cosa e sempre efficace nel creare tensione anche se a tratti stemperata da ironia. E’ ancora più efficace nel trasportare lo spettatore in due atmosfere diverse, quella della violenza e quella del cinema, nel giro dei pochi istanti dati dal montaggio. Non per questo si spezzerà mai veramente il pathos che l’incerta sorte dei sei impiegati creerà fino al termine del film, per quanto nel finale si abbia l’impressione di una spettacolarità forse un po’ artificiosa o forzata.
Un’ulteriore prova di qualità data dalla regia di Argo consiste nell’aver mostrato all’inizio del film alcune immagini tratte da documenti dell’epoca, per poi proseguire con la sola narrazione cinematografica. Eppure, saranno proprio le immagini più incredibili del film stesso a essere poi avvalorate nei titoli di coda dalle rispettive immagini di repertorio, dalle quali sono state tratte per essere meticolosamente ricostruite nella finzione filmica.

Ben Affleck in una scena di ArgoI virtuosismi che la regia si concede sono davvero esigui e consistono essenzialmente nel ricorrere a sfocare lo sfondo, o addirittura un personaggio, rispetto a quello che si vuole mettere in evidenza, oppure ancora in un movimento di tipo circolare della macchina da presa. A prescindere da questo, la forza della regia sta invece nella grande potenza narrativa delle immagini anche quando si tratta del tempo della snervante attesa o della sofferta decisione. Solamente i rari e brevi accenni alla vita privata di Mendez sembrano essere un poco stonati, ma alla fine acquistano un senso perché sottolineano i sacrifici che una simile professione comporta anche a livello privato, quindi non solo in termini di serio pericolo per la propria vita messa in questo modo fuori dal comune al servizio degli altri.


La locandina di ArgoTitolo: Argo (Id.)
Regia: Ben Affleck
Sceneggiatura: Chris Terrio
Fotografia: Rodrigo Prieto
Interpreti: Ben Affleck, Bryan Cranston, Alan Arkin, John Goodman, Victor Garber, Tate Donovan, Clea DuVall, Scoot Mcnairy, Rory Cochrane, Kerry Bishé, Kyle Chandler, Chris Messina, Željko Ivanek, Bob Gunton, Omid Abtahi
Nazionalità: USA, 2012
Durata: 2h.


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Attualmente ci sono 18 commenti a questo articolo:

  1. Eddie scrive:

    E’ sorprendente come Affleck si sia rivelato un regista ferrato, competente e talentuoso. Non l’avrei mai detto.
    Ancora non ho visto questo film, e conto di farlo il prima possibile, ma Gone baby gone e The Town erano ottimi prodotti, mentre il successo di critica che sta avendo quest’ultimo film mi rende ben disposto, spero quindi che non mi deluda!

  2. Alberto Cassani scrive:

    “The Town” secondo me è un onesto film di genere e niente di più, ma questo invece è molto bello.

  3. Eddie scrive:

    Io l’ho trovato un buon film, realizzato con mestiere.
    Sono proprio curioso di vedere questo… l’interpretazione del Ben Affleck attore come t’è parsa? Ho sentito dire che è sorprendente, stando a guardare la maggior parte delle sue prove.

  4. Alberto Cassani scrive:

    E’ quello che ho scritto, un onesto film di genere. Ovviamente è fatto con mestiere, altrimenti non potrebbe essere onesto… Poi mi sono divertito, nel senso che mi ha intrattenuto proprio perché è ben costruito e realizzato, ma alla fine mi aveva lasciato poco. Qui, invece, colpisce sia nella parte più leggera sia quando poi la situazione si fa critica. “The Town” era onesto, solido; questo invece è proprio brillante. Direi che come regista, pur essendo partito già da un buon livello, sta sicuramente migliorando.

    Affleck attore è discreto, ma non mi sento di dire che sia superlativo. Magari la barba ha ingannato qualcuno… Certo, rispetto al Big Jim degli esordi ha sicuramente un’altra statura, ma sarebbe grave il contrario visto il numero di film in cui ha lavorato e gli anni che ha avuto a disposizione per imparare…

  5. Plissken scrive:

    Visto. Onestamente, avendo letto prima la recensione, mi aspettavo qualcosa, anzi parecchio, in più.

    Il film scorre bene senz’altro ed effettivamente credo sia palpabile una evoluzione dell’Affleck regista, a cui va teoricamente il merito di aver girato una pellicola in cui è ravvisabile un certo “Impegno”.
    “Teoricamente” però: a mio personale avviso ad un certo punto il film scade nei cliché a cui ci ha abituato parecchio cinema (non tutto) americano, ovvero il patriottico (ed oramai irritante) sventolare della bandiera a stelle e strisce quasi subdolamente inserita con intenti volti alla paraculaggine.
    Per poter ambire ad essere un Film con la “F” maiuscola esso dovrebbe espletare VERA critica alla politica statunitense, che come insegna la Storia e “Persepolis”, ha praticamente creato lo Scià di Persia ed i presupposti per ciò che gli è subentrato: assistiamo invece ad uno sviluppo che, pian pianino, riduce gradualmente il tutto ad un buon film d’azione condito da ottimi momenti di suspance. E’ un bel traguardo, ma… che fine ha fatto la critica sociale? Alla fine è talmente forte la luce sugli “eroi” americani che la loro gigantesca ombra nasconde le magagne di cui si è macchiato il loro “grande paese”.

    Si potrebbe obiettare che trattasi di una storia di persone da liberare e nulla più, ma allora perché ambientare il tutto in un preciso momento storico/politico? Se dovesse essere per il fatto che trattasi della trasposizione di una classica “storia vera”, perché nascondere o distorcere l’altra faccia della medaglia? Mi sa che Affleck alla fin fine ambisce ad una americanissima “captatio benevolentiae”.

    Insomma, a dirla tutta, il film si può vedere (assai simpatica la “trovata” che dà il titolo al film) ma tutto sommato preferisco i cattivoni mediorientali di “True Lies”: almeno lì gli attori si impegnano senza dover far finta di essere “impegnati”.

  6. Sebastiano scrive:

    Anche io non riesco ancora a capire bene il motivo di tanto successo per un film come Argo, sicuramente interessante ma anche, penso, lontano dall’eccellenza.
    Il film “Il sospetto”, tanto per fare paragoni (per quanto antipatici), al contrario non ha il successo che secondo me merita. Oppure, visto ieri, La bicletta verde e’ un grande film per chi e’ interessato al fascino e mistero di certi paesi.
    E’ la solita questione della distribuzione?
    Boh!
    Devo dire che non mi ha aiutato vederlo in una sala con l’audio al minimo (disgraziati! cosa mi ha trattenuto dall’invadere la cabina della macchina!!! fortunati voi!) che unitamente ai miei primi problemi di udito mi ha fatto perdere un terzo dei discorsi, pero’, insomma, vorrei capire…

  7. Alberto Cassani scrive:

    Secondo me alla base non voleva esserci alcuna critica sociale. Penso che l’intenzione fosse solo di fare un thriller a metà tra azione e commedia, partendo da uno spunto che se non fosse reale sarebbe ritenuto troppo improbabile per farne un film. La prima parte funziona per la chiarezza espositiva e l’efficacia dei personaggi, la seconda per la grande tensione che riesce a creare. Poi è chiaro che i grandi film dell’anno sono altri… ma credo che questo comunque non sfiguri.

  8. Tiziana Cappellini scrive:

    La chiave di lettura del film non è la storia statunitense e non lo è la sua politica internazionale, ma il racconto di quanto Tony Mendez, come agente e come uomo, ha fatto in questa circostanza decisamente particolare.
    E’ stata data voce a quanto è stato tenuto segreto per anni, è stata data visibilità a un’azione fatta a suo tempo senza clamori, così come l’onorificenza che Mendez ha ricevuto è stata tenuta segreta perfino alla sua stessa famiglia.

    Si è voluto raccontare questo e il modo in cui si è scelto di farlo tecnicamente regge, specie per il pathos che si respira in tutto il film.

    E’ la storia iraniana ciò che interessa di più evidenziare, è di questo che si parla maggiormente e soprattutto per immagini molto eloquenti.
    Quella degli Stati Uniti resta defilata perché non è la protagonista e quando emerge (aiuto dato allo Scià, onorificenza ripresa a Mendez dopo anni perché nei servizi segreti semplicemente funziona così, artificiosità del cinema e del mondo hollywoodiano) non è in una luce positiva.

  9. Plissken scrive:

    Prendo atto di quanto espresso dalla Cappellini e dal Cassani: forse è proprio così, forse la chiave di lettura che ho applicato risulta inadeguata, non consona a quello che dovrebbe essere lo spirito del film nelle intenzioni del regista.

    Certo è che, a mio personale parere, Affleck ha fatto del suo meglio per mettere sul piatto un mix di ingredienti che non aiutano certo moltissimo a definire la giusta interpretazione del film: l’utilizzo di immagini di repertorio implica per quanto a livello inconscio una predisposizione da parte dello spettatore ad inserire la vicenda in un “contesto reale”, con annessi e connessi. Detto contesto non dovrebbe quindi consentire di analizzare o “evidenziare” la storia iraniana del periodo scindendola dalla (nefasta) influenza americana, che ha concorso indubbiamente a creare lo status politico del periodo.

    Concordo sicuramente sul fatto che il film descriva principalmente l’opera del Mendez, meritevole di plauso e descritta con brio ed efficacia; concordo anche sul fatto che vi sono delle critiche anche al sistema americano, ma appaiono piuttosto blande e mi sembra che la descrizione degli iraniani sia piuttosto stereotipata, che siano rappresentati ancora una volta come “cattivi di serie b”. Oltre a ciò, quella bandiera a stelle e strisce sventolante nella parte finale non è stata messa a caso: non sia mai che qualche distratto spettatore dia il merito di tutta l’operazione al Canada!-)

    Detto questo, ribadisco che probabilmente le mie critiche derivano dal consueto “gioco delle aspettative”, in quanto pensavo di visionare un film politicamente e socialmente “impegnato” mentre appunto Affleck ha condito un (buon) thriller con elementi semi-realistici che possono portare però lo spettatore a tessere, anche inconsapevolmente, troppe lodi agli USA e troppe critiche agli altri.

    Beh dai, chissà che altri, leggendo, non cadano nel mio stesso errore. :-)

  10. Sebastiano scrive:

    Grazie per gli ultimi chiarimenti.
    Ve ne racconto un’altra, su questo film: Argo sara’ presentato al cineforum del mio paese al posto di “Un sapore di ruggine e ossa”.
    Dal momento che siamo volentieri un po’ “pesanti” nelle proposte, (ci possiamo vantare di aver mostrato titoli come “Post mortem” e “Hunger”, ultimamente) a richiesta abbiamo dovuto alleggerire l’imminente seconda parte; da qui il cambio.
    Visto Argo, per me che adoro il film di Audiard, insomma, mi e’ sembrato un impoverimento troppo evidente rispetto alle nostre intenzioni.

    E buon anno nuovo a tutti!

  11. Alberto Cassani scrive:

    Quello di Audiard è forse il miglior film dell’anno, per cui qualunque sostituzione sarebbe un grande scadimento. Però a me non sembra poi così pensante, nonostante la storia cupa e triste. Probabilmente c’erano in cartellone titoli che avrebbero meritato di più la sostituzione.

  12. Sebastiano scrive:

    A me piace tanto “Un sapore di rugine e ossa” perche’ c’e’ molto cinema.
    I tagli sono stati fatti tenendo presente che e’ meglio non bombardare continuamente il nostro pubblico con film visivamente crudi. Purtroppo ultimamente i numeri, per quanto riguarda il cineforum, ci danno torto, nonostante l’alta qualita’ (modestamente) offerta.
    Ovvio che personalmente sono gia’ pentito di non poter mostrare il film di Audiard, ma meglio tenere, ad esempio, Monsieur Lazhar, dove aleggia la morte e c’e’ tensione ma l’approccio e’ diverso.

  13. Tiziana Cappellini scrive:

    Parlando in generale, di fronte a dei film la cui buona qualità è stata oggettivamente riconosciuta dalla maggioranza, è legittimo che resti un margine soggettivo di gusto e percezione a volte diverso dall’opinione corrente.

    Auguri di buon anno a tutti anche da parte mia.

  14. Andrea scrive:

    Quando un film, pur raccontando una vicenda risaputa, riesce comunque a creare tensione e pathos, significa che è fatto bene. Tutto il resto a me interessa poco. Complimenti ad Affleck.

  15. Marco scrive:

    Concordo con la recensione.
    Interessa poco a me se Affleck ha agito per “paraculaggine” nei confronti degli U.S.A. e dicerie varie, il lavoro svolto è egregio ed il film è effettivamente uno spettacolo che sa intrattenere, questo per me è la cosa importante.
    Ravviso solamente alcune battute d’arresto nella parte centrale che frenano un pò il ritmo riprendendosi poi alla grande nel prefinale.
    Stesso livello di “The Town” a parer mio.

  16. Plissken scrive:

    Intanto però Affleck con “Argo” s’è beccato l’oscar per il miglior film… e non penso proprio che, per quanto di discreto/buon livello sia superiore ad “Amour” o “Lincoln” o “re della terra selvaggia”. Segno che la “paraculaggine” funziona.

  17. Alberto Cassani scrive:

    Nel momento in cui alla cerimonia degli Oscar è comparsa la signora Obama è diventato evidente che sarebbe stato premiato un film politico. E’ chiaro che questo è inferiore a diversi degli altri nominati, ma tutto sommato penso sia un verdetto che si può accettare. Però, se si pensa che alla fin fine Ben Affleck (BEN AFFLECK) ha vinto una Coppa Volpi a Venezia e più di un Oscar, viene la pelle d’oca.

  18. Plissken scrive:

    Ma è proprio questo quello che, bonariamente sia inteso, io “contesto” al film e ad Affleck. E’ stato premiato un film “politico” nel vero senso della parola, ovvero che fa apparire come reali cose che non lo sono. Qui da noi ne sappiamo ben qualcosa, nevvero?

    Al di là comunque della legittima “pelle d’oca” nell’apprendere certe notizie, specifico che non ho nulla contro Affleck che anzi tutto sommato mi sta anche simpatico. Credo debba maturare ancora parecchio prima di potersi considerare un “autore” ma gli do atto che la volontà non gli manca.

    “Argo” secondo me è nel complesso un film valido, che ho visto e prima o poi riguarderò volentieri, ma mi infastidisce non poco una certa “ambiguità” che lo fa apparire ai tonti come il sottoscritto piuttosto ruffiano nei confronti del politically correct.

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