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“Aurora” di F.W. Murnau

9 giugno 2004 0 Commenti
Alberto Cassani, 9 Giugno 2004: Immaginifico
Bim, 11 Giugno 2004

Questa storia di un Uomo e di sua Moglie appartiene a nessun luogo e ad ogni luogo… La potreste sentire ovunque e in qualsiasi momento…


Convinto che il cinema potesse fare del totalmente a meno delle parole, anche quelle delle didascalie, Friederich Wilhelm Murnau ci racconta nel suo primo film prodotto e girato negli Stati Uniti una storia universale, uno dei grandi archetipi della narrazione cinematografica, che però di rado ha raggiunto vette così alte.

La storia di un uomo semplice, sedotto da una fascinosa femme fatale a tal punto da lasciarsi convincere ad uccidere la moglie per poter scappare con l’amante, ci scorre davanti agli occhi con un linguaggio cinematografico unico nonostante la sua struttura drammatica in tre atti sia chiaramente riconducibile al cinema hollywoodiano per eccellenza (ma in realtà mutuato dal teatro greco classico). Ma proprio qui sta la grandezza di Murnau, regista capace di dare un peso eccezionale alle immagini pur senza mettere un singolo elemento scenico di troppo, capace di raccontare con enfasi una storia prevedibile e renderla appassionante e convincente anche per il pubblico di 80 anni più tardi, capace di rispettare le regole pur piegandole alle proprie necessità, capace di mostrare agli addetti ai lavori cosa davvero il cinema poteva (e potrebbe) fare.

Trent’anni prima che Stanley Donen usasse lo split-screen per mettere Cary Grant e Ingrid Bergman a letto insieme, già Murnau usava le sovrimpressioni per far ballare Margaret Livingstone al ritmo della musica di un’orchestra soltanto immaginata; quattordici anni prima di Orson Welles, già Murnau riprendeva in primo piano i bicchieri poggiati sui comodini con le finestre sullo sfondo perfettamente a fuoco; sessant’anni prima dei Soderbergh e dei Tarantino, già Murnau usava la luce e i (non) colori per dare peso ai diversi momenti emotivi del protagonista, che attraversa la notte scura di tragedia insieme con la sua dark lady e passeggia invece abbracciato a sua moglie nella calda luce dell’Amore.

Dotato del coraggio di sperimentare ogni possibile soluzione tecnica e della capacità di non esagerare mai, riuscendo sempre a capire cosa davvero fosse necessario al film, Murnau stupisce qui in ogni scena, facendoci ridere, facendoci emozionare e facendoci trattenere il fiato a suo piacimento.

Costato due milioni di dollari, anche per via delle splendide scenografie di Rochus Gliese, questo Sunrise forse non è «Il più bel film della storia del cinema» come scrisse Truffaut nel 1958 e come ci ricorda la locandina della versione restaurata (male), ma è certamente l’alba di un nuovo modo di concepire il cinema. Il cinema moderno è nato qui.


Titolo: Aurora (Sunrise: A Song of Two Humans)
Regia: Friederich Wilhelm Murnau
Sceneggiatura: Carl Mayer
Fotografia: Charles Rosher, Karl Struss
Interpreti: George O’Brien, Janet Gaynor, Margaret Livingston, Bodil Rosing, J. Farrell MacDonald, Ralph Sipperly, Jane Winton, Arthur Housman, Eddie Boland, Gino Corrado, Gibson Gowland, Sidney Bracey, Phillips Smalley, Barry Norton
Nazionalità: USA, 1927
Durata: 1h. 37′


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