Balla coi lupidi Kevin Costner
Fece
incetta di Oscar nel 1990 (annata mediocre), compreso quello come miglior
film. Hollywood non si smentisce, dunque: viva i buoni sentimenti e
le lacrime facili, meglio se raccontate con grande dispiego di mezzi.
"Balla coi lupi" finge di essere un film nostalgico e finge
di andare controcorrente, ricadendo negli errori tipici di ogni western
e non solo: distinguere i buoni e i cattivi e dipingere questi ultimi
come dei bastardoni insensibili e rozzi, più rozzi degli indiani
stessi. D'accordo, la storia dice che i bianchi hanno sterminato gli
indiani senza pagare il giusto fio, e dunque il film pare almeno andare
nella giusta direzione, ma gli ultimi novanta minuti sono zeppi delle
più viete banalità: l'immancabile storia d'amore tra il
bel Kevin e una bianca (toh, che coincidenza...), gli amici indiani
che accorrono nel momento del bisogno, la loro vittoria e l'inevitabile
addio del protagonista, non prima che la sua voce ci informi che tra
tredici anni tutto finirà... Il migliore del cast è Graham Greene, nei panni di Uccello Scalciante; Costner (nomination all'Oscar come attore, meritato Oscar come regista) è bravo nella prima metà prima di andare in malora come tutto il film. Resta da chiarire la nomination per Mary McDonnell, forse come ricompensa per aver imparato il linguaggio sioux.
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