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"Boi neon" di Gabriel Mascaro

10 marzo 2016 Recensioni 0 Commenti
Festival Internazionale di Cartagena 2016

Inedito in Italia – Originale

Un gruppo di cowboy percorre il brullo nordest del Brasile spostandosi di rodeo in rodeo. Ne fanno parte Cacá (una bambina che sa più parolacce degli adulti), sua madre Galega (del cui marito si sono perse le tracce), il pornodipendente Zé e Iremar, che dietro la faccia da duro nasconde un’ossessione per la moda…


Dopo aver ottenuto la menzione speciale al Festival di Locarno nel 2014 con il suo primo film a soggetto, Ventos de agosto, il regista brasiliano Gabriel Mascaro sbarca al Festival del Cinema di Cartagena con Boi neon (“Toro al neon”), una piccola gemma i cui 101 minuti sono stati tra i più applauditi di questa 56ma edizione, e che si è giustamente aggiudicata il premio per miglior film della selezione ufficiale.

Il gruppo di protagonisti di Boi neonMascaro tratteggia il suo Brasile come una wasteland disseminata di complessi industriali abbandonati e discariche a cielo aperto, popolata da personaggi che si illudono di poter vivere vite diverse dalle loro, e che forse non vivranno mai. Così Cacá sogna di avere un cavallo (ma deve accontentarsi di vivere in mezzo allo sterco di toro), Galega vuole diventare una ballerina professionista (ma può solo esibirsi in numeri di burlesque davanti alle facce estasiate dei bovari) e Iremar passa il proprio tempo libero raccogliendo manichini semidistrutti e disegnando le sue creazioni sopra le foto porno delle riviste di Zé. Eppure Boi Neon non è né il melodramma né il ritratto malinconico cui tutte queste premesse sembrano condurre. Questo perché a scapito della sua ancora giovanissima carriera artistica, le abilità di Mascaro dietro la macchina da presa e alla sceneggiatura sono fuori dal comune.

Una scena di Boi neonIl regista di Recife decide di scomporre e portare in scena il dramma di Iremar con un tocco che mescola la tristezza all’ironia, e la reazione che questo suscita nel pubblico è molto più vicina alla meraviglia che alla pena. Iremar non è intrappolato dentro un corpo che non accetta, né si sente a disagio recitando un ruolo affibbiatogli dai suoi compagni e dal suo essere uomo (e cowboy). C’è una scena indimenticabile, in cui Iremar riesce a strappare una rivista porno dalle mani di Zé e inizia a disegnarci sopra. La macchina da presa lo mostra mentre inizia a tratteggiare un paio di mutande dall’aspetto particolarmente casto, ma una manciata di secondi dopo, quando la lente ritorna sulla pagina, le mutande si sono trasformate in un completo intimo che lascia pochissimo spazio all’immaginazione. I due lati di Iremar, come quelli degli altri suoi compagni di viaggio, coesistono, e questo è forse il messaggio più grande di Boi neon e quello che lo rende un’opera così pungente e originale: accettare la diversità degli altri vuol dire saper apprezzare il sincretismo che sta alla base della natura umana.

Juliano Cazarré in una scena di Boi neonCi sono moltissimi film che parlano di uomini che cercano (e non riescono) a scappare da un ambiente ostile, ce ne sono altrettanti che aggiungono al dramma una prospettiva di genere, ma solo pochi riescono a fare tutto questo con il tocco ironico e tenero con cui Mascaro racconta il suo Boi neon. La vittoria al 56mo Festival Internazionale di Cartagena è il meritatissimo tributo a un film (e a un regista) destinati a far parlare di sé a lungo.


La locandina di Boi neonTitolo: Boi neon
Regia: Gabriel Mascaro
Sceneggiatura: Gabriel Mascaro
Fotografia: Diego García
Interpreti: Juliano Cazarré, Maeve Jinkings, Josinaldo Alves, Roberto Berindelli, Marcelo Caetano, Samya De Lavor, Vinícius de Oliveira, Abigail Pereira, Carlos Pessoa, Alyne Santana
Nazionalità: Brasile – Uruguay – Olanda, 2015
Durata: 1h. 41′


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