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"Cantando dietro i paraventi" di Ermanno Olmi

24 ottobre 2003 Recensioni 0 Commenti
Cantando dietro i paraventi

Mikado, 24 Ottobre 2003 – Evocativo

La vedova Ching, una piratessa che con le sua flotta corsara infesta i mari orientali seminando orrore e rapine, deve scontrarsi con la flotta dell’imperatore, deciso a metter fine a questo stato di terrore. E tra i due non sarà soltanto uno scontro bellico…


Una scena di Cantando dietro i paraventiNel 2000 usciva Il mestiere delle armi, riflessione dall’interno su un mondo violento che prende coscienza della sua devastante ferocia. Tre anni dopo, Ermanno Olmi prosegue sulla stessa strada, in un percorso a ritroso nel tempo che ci è utile per comprendere al meglio le nostre stesse azioni.

Cantando dietro i paraventi è un film sui pirati, ma ben lontano dall’iconografia classica del genere, e addirittura agli antipodi rispetto alle attuali rivisitazioni (La maledizione della Prima Luna).
Una scena di Cantando dietro i paraventiÈ questo un film che elimina buona parte del materiale consueto (assalti, arrembaggi, combattimenti) in favore di una rappresentazione della realtà storica. L’effetto è ottenuto mediante il prezioso uso di una cornice narrativa, una messa in scena teatrale che racconta la storia principale.
Anche l’architettura del teatro è funzionale, così ambigua e misteriosa che riporta alla mente il teatro delle ombre cinesi di C’era una volta in America, altro luogo di oblio e viaggi della mente. Tutto ciò serve ad amplificare la dimensione favolistica, via via più accentuata, e permette al regista continui ritorni e rimandi fra realtà e finzione scenica. Olmi riesce a dosare con sapienza l’uso dell’una e dell’altra, e se all’inizio la presenza del palco è massiccia e spiazzante, ben presto lascia spazio alla sua proiezione reale (e al contempo immaginaria).
Il regista Ermanno Olmi con Bud Spencer alle spalleProprio come in un racconto immaginifico, il respiro della storia aumenta e le parole del vecchio narratore teatrale sfumano nei bellissimi paesaggi delle coste cinesi (in realtà del Montenegro, dove è stato girato il film), fotografati con perizia dal figlio del regista.
Di qui in avanti gli inserti teatrali si diradano, immergendo progressivamente lo spettatore nel cuore del film, per poi tornare improvvisamente verso la fine, con la magia della rappresentazione che si affievolisce alla conclusione dello spettacolo, in un curioso parallelo con la visione cinematografica, il cui culmine è investito dalle emozioni più forti.
Non è sempre semplice districarsi in questo meccanismo, specialmente all’inizio, quando dobbiamo affidarci al personaggio che fa da tramite tra le due dimensioni. Bud Spencer, infatti, è il narratore teatrale ma anche uno dei protagonisti della vicenda (così come gli altri attori, presenti tutti nel teatro-bordello a sottolineare la loro natura di “maschere”), e grazie all’indubbia presenza scenica costituisce un riferimento per lo spettatore.

Jun Ichikawa in Cantando dietro i paraventiGli echi de Il mestiere delle armi tornano in tutto il loro assordante splendore mentre osserviamo il viaggio dei pirati attraverso il mare, che Olmi riprende con lo stesso sguardo pittorico che aveva usato per gli uomini di Giovanni dalle Bande nere, prendendosi tutto il tempo necessario a ritrarre volti, azioni e sguardi rubati, con una nota sensuale insolita per il regista.
Le stesse tematiche sono in stretto contatto: è simbolica la presenza dell’arma da fuoco, il cannoncino che colpisce Giovanni è ora diventato un’enorme bocca da fuoco situata sulla nave ammiraglia imperiale, e il suo strapotere che incombe su tutto e su tutti prosegue il discorso iniziato nel film precedente, che si concludeva con l’ammonimento a non usare più tali devastanti mezzi sull’uomo.
Anche nella messa in scena Olmi non rinuncia a mostrarci battaglie navali che fanno uso di cannoni, ma non ci è mai mostrato l’effetto del loro potenziale distruttivo, che resta così sospeso su quel mare placido. Una raffigurazione in potenza, non in atto, che proprio per questo risulta tanto minacciosa.

Jun Ichikawa in Cantando dietro i paraventiIl conflitto giunge al suo culmine nel confronto tra la strapotenza imperiale (una flotta così ampia «che il mare non basta a contenerla tutta») e la ben più misera forza del manipolo di pirati, messi alle strette e costretti a fare i conti con il loro ruolo di fuorilegge. Ruolo accettato di buon grado, e anzi rivendicato dal comandante, la vedova Ching. La sua arringa alla ciurma è fiera, consapevole di aver scelto la strada che va contro la legge, contro l’Impero. Ma la tenace piratessa lancia anche accuse verso coloro che «le loro ladronerie le compiono al riparo di privilegi che da sé medesimi si procurano» (non vi ricorda nessuno?).
Diventa presto molto chiaro il significato del film, una ricerca appassionata della Pace, anche dove essa sembra non poter trovare spazio. È ovviamente immediata, e anzi suggerita dal carattere apologico, la reinterpretazione del messaggio in base agli avvenimenti del mondo d’oggi, ed il poetico finale lancia un grido di speranza: «Se accetti un gesto gentile, devi deporre la spada».
Jun Ichikawa e Bud Spencer in Cantando dietro i paraventiLa vera guerra diventa quella di valori, tra la legge ed il perdono, ideale universale, cristiano ma anche profondamente radicato nella cultura cinese: l’Imperatore, il “Figlio del Cielo”, può e deve riuscire ad esercitarlo (il dramma della decisione ricorda lo splendido Hero di Zhang Yimou, con cui Olmi ha in comune anche la leggera gravità che permea tutto il film, solenne ma delicata al tempo stesso).

Con il risveglio dalla sospensione narrativa di un ragazzo che osservava lo spettacolo (ironico contrappunto al narratario sul palcoscenico) lentamente anche noi ci congediamo dalla storia con la mente abbagliata e confusa ma allo stesso tempo segnata da un capolavoro, sicuramente non facile né immediato (ma chi ha visto Il mestiere delle armi saprà a cosa va incontro), ma che alla fine lascia estasiati.


La locandina di Cantando dietro i paraventiTitolo: Cantando dietro i paraventi
Regia: Ermanno Olmi
Sceneggiatura: Ermanno Olmi
Fotografia: Fabio Olmi
Interpreti: Bud Spencer, Jun Ichikawa, Camillo Grassi, Makoto Kobayashi, Sally Ming Zeo Ni, Xiang Yang Li, Guang Wen Li, Ruohao Chen, Davide Dragonetti, Alberto Capone, Carlene Ko, Sultan Temir Omarov, Bellino Zheng
Nazionalità:Italia, 2003
Durata: 1h. 40′


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