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"Caos calmo" di Antonello Grimaldi

1 febbraio 2008 Recensioni 6 Commenti
Emanuela Perozzi, 1 Febbraio 2008: Schermato
01 Distribution, 8 Febbraio 2008

La vita di Pietro Paladini viene sconvolta dalla morte della moglie, proprio mentre lui sta salvando una sconosciuta dall’annegamento. Per stare vicino a sua figlia, di soli 10 anni, Pietro decide di rimanere tutto il giorno fuori la scuola elementare ad aspettare il termine delle lezioni…


La sofferenza non entra mai in scena, o almeno non seguendo gli standard rappresentativi cui l’arte ci ha abituati: niente scene strazianti, nessuna superflua esibizione del dolore. Quello di Caos Calmo è legato ad una morte brusca e violenta, eppure di morte non si parla quasi mai: Lara non c’è più, e di lei non si deve sapere né parlare. Semplicemente, Pietro Paladini non sta soffrendo. C’è dentro di lui un silenzio improvviso, sceso senza tristezza e senza rimorso.

Seduto di fronte la scuola della sua bambina, Pietro rimane ad aspettare un dolore che non arriva. Perché non soffro? Neppure la figlia sembra soffrire, si addormenta serena e non piange mai. Sono queste le domande che Pietro deve porsi mentre lentamente lascia che la sua vita assuma punti di vista nuovi e inattesi. I giardinetti, la panchina, il gioco con il bambino down che passa di lì ogni mattina, Claudia affacciata alla finestra a salutarlo durante la ricreazione, la ragazza bella e dolce che porta a spasso il suo cane, le visite di amici e colleghi di lavoro che cominciano a riempire giornate intere trascorse lì davanti ad aspettare il suono della campanella. Pietro ha costruito così un massiccio diversivo, fatto di abitudini e ritualità, per non fermarsi a pensare a quel giorno d’estate in cui la sua vita è cambiata. Oltre la scuola, oltre Claudia, ci sarebbe il senso di colpa da affrontare, ci sarebbe il vuoto da guardare in faccia e metabolizzare. Meglio rimandare e crogiolarsi ad osservare un pezzo di mondo fino a poco tempo fa sconosciuto, ora il più affidabile degli scudi contro il dolore. L’esperienza del vuoto affettivo viene fotografata, viene in qualche modo recepita dal nostro eroe, ma completamente svuotata del suo contenuto affettivo. Quando il dolore è troppo forte, spesso l’unica soluzione è rimuoverlo. Pietro vive perciò in quell’annullamento affettivo che gli consente di tenere in piedi i precari equilibri della sua esistenza.
L’estate si avvia pigramente al suo epilogo, ottobre porta con sé le prime foglie di un autunno incalzante, ma lui è ancora lì, fermo e inamovibile a dispetto dei consigli di chi gli vuole bene, il fratello scapestrato, la cognata instabile e un po’ folle. Sulla panchina riceve visite di chi con lui ha da condividere un dolore o una preoccupazione, incassa abbracci mai di circostanza, segue le travagliate vicissitudini della sua azienda, stila puntigliosi elenchi delle case in cui ha abitato, delle compagnie aeree con cui ha viaggiato, mentre i cambi di stagione scorrono a preservarlo sempre più da ogni possibile fragilità.

Se Claudia non soffre forse è perché tu non soffri abbastanza – gli fa notare Carlo. Quando però la bambina gli confessa un po’ imbarazzata che i suoi compagni di classe la prendono in giro perché lui se ne sta tutto il giorno su una panchina ad aspettarla, per Pietro vuol dire presentarsi nudo alla realtà del dolore e, paradossalmente, sciogliersi in un sollievo. La corazza frana di colpo nelle poche parole della figlia. E se il silenzio non fa più paura, è perché non contiene più il ghiaccio che lei si teneva dentro. Il momento in cui il dolore fa la sua comparsa, allo spettatore è dato solo modo di intuirlo attraverso le impercettibili espressioni del volto di Pietro e i suoi gesti improvvisamente dissepolti dal torpore dell’impassibilità. La regia di Antonello Grimaldi si tira indietro con garbo e la macchina di Pietro mettendosi in moto si allontana per sempre da quel palcoscenico di perfezione, artificio psicologico costruito a tutela della fragilità di Claudia, che ora non ha più ragione d’essere.

L’omonimo romanzo di Veronesi, da cui il film è tratto, rivive abbastanza fedelmente nelle immagini e soprattutto nella composta calma di un Moretti perfettamente calato nei panni del protagonista. In tutti gli stati d’animo che lo scuotono, dall’indifferenza allo stordimento, dalla paura alla dolcezza, Moretti apporta una spontaneità e una velata ironia che lo rendono amabilmente detestabile. Anche nel modo di alternare senso di protezione e immoralità, il personaggio è sempre credibile nel suo manifestare la disperazione sotterranea che lo anima. E se il film può risultare a tratti un po’ “distaccato” è solo perché ha saputo rispettare la percezione che si avverte leggendo lo splendido romanzo di Veronesi, insieme al costante desiderio di andare oltre le apparenze e leggere tra le righe. Perché Caos calmo, almeno la versione letteraria, è proprio il dolore che riesce ad arrivare oltre l’apparenza della sua assenza, è il dolore che già c’è, anche quando non si mostra neppure a chi lo prova.


Titolo: Caos calmo
Regia: Antonello Grimaldi
Sceneggiatura: Nanni Moretti, Laura Paolucci, Francesco Piccolo
Fotografia: Alessandro Pesci
Interpreti: Nanni Moretti, Valeria Golino, Isabella Ferrari, Alessandro Gassman, Blu Yoshimi, Hippolyte Girardot, Kasia Smutniak, Denis Podalidès, Charles Berling, Silvio Orlando, Alba Rohrwacher, Manuela Morabito, Roberto Nobile
Nazionalità: Italia, 2008
Durata: 1h. 52′


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Attualmente ci sono 6 commenti a questo articolo:

  1. Guido scrive:

    Qualcuno, per cortesia, mi spiega questo “film”?

  2. Alberto Cassani scrive:

    Io non l’ho mai visto, per cui purtroppo non posso aiutarti. Vediamo se accorre qualcun altro…

  3. Francesco Manca scrive:

    Anche a me, onestamente, ha lasciato un pò impassibile. In sostanza, “Caos calmo” non è altro che un racconto di un uomo qualunque, con una figlia, un lavoro e degli ‘amici’. Ha da poco perso la moglie e sta lentamente elaborando il lutto. Non vi è molto altro, in effetti, se non la celebre scena di sesso tra Moretti e la Ferrari che, all’uscita nelle sale, suscitò un autentico pandemonio tra i nostri pseudo-religiosi e teologi, neanche fosse “Ultimo Tango a Parigi” di Bertolucci o “La chiave” di Tinto Brass.

    Guido, se può consolarti, anche io devo ammettere di non averlo capito fino in fondo. Nel caso volessi recuperarti qualche gemma della produzione Morettiana (quella vera, cioè fatta interamente da lui), ti consiglio “Caro Diario”, che ho avuto modo di vedere quest’estate, e il più recente “Caimano”.
    Aspettiamo fiduciosi il suo ritorno con “Habemus Papam”…

  4. Guido scrive:

    Ti ringrazio Francesco. In fondo sono un ammiratore di Moretti, come attore e come regista (tralascio la politica :) ) .
    Ma questo film più che lasciarmi perplesso, proprio non mi è piaciuto. Nanni/Pietro è eccezionale, ma la sceneggiatura è confusa, e in alcuni tratti veramente assurda, e tralasciando l’inizio e la fine, come film, per me, proprio non sta in piedi. Grazie per i consigli, che certamente seguirò, e aspetto anch’io con impazienza il suo prossimo film. Un saluto.

  5. max scrive:

    Brava Emanuela recensione bellissima ,la domanda di Guido e’ banale ,basta leggere la tua recensione per capire il film .

  6. Guido scrive:

    Max, il film l’ho capito!

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