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"Come pietra paziente" di Atiq Rahmi

20 marzo 2013 Recensioni 0 Commenti
Come pietra paziente

Parthénos, 28 Marzo 2013 – Straniante

In una Kabul lacerata da violenze e bombardamenti, una donna accudisce il marito in coma. Ormai in stato vegetativo, diviene il fedele confidente della moglie, come pietra paziente ascolta ogni suo ricordo e segreto inconfessabile. Ma lei non sa che anche le pietre hanno un’anima…


Golshifteh Farahani e Hamid DjavadanIl film è l’adattamento del romanzo Pietra di pazienza dello stesso regista Atiq Rahimi, secondo cui il cinema è la sola arte in grado di mostrare contemporaneamente un’infinità di situazioni e soprattutto di illustrare parole, gesti, ma anche pensieri. E la parola è proprio il centro nevralgico di questa storia: la donna protagonista diventa donna libera grazie al suo rivelarsi, in un continuo conflitto tra ciò che è più conveniente dire e cos’è meglio tacere. Osa infatti raccontare troppo, ma nella sua posizione di donna con il coltello dalla parte del manico non può temere nulla, neanche l’amore.

Golshifteh FarahaniTutto il film è ambientato all’interno di uno spazio chiuso, la casa decadente della coppia di coniugi, dominata da lei e dai colori fruscianti dei suoi abiti azzurri, che nascondono i volti delle donne afghane ma rivelano i loro sogni nascosti. La stanza in cui avviene la maggior parte della vicenda, rappresenta l’interiorità del personaggio, qui lei prende coscienza del suo corpo e della sua condizione e se ne riesce a far forza. La parola diventa tramite della condizione sessuale femminile delle donne afghane, alle quali sono negati desideri, piaceri e corpo; ma in questo caso attraverso l’immobilità dell’uomo che ha accanto il corpo della nostra eroina può finalmente aprirsi e sbocciare. Diviene donna dominante, e gli uomini ora davanti a lei si pongono indifesi come bambini.

Golshifteh FarahaniIl film sembra essere strutturato come un enorme monologo interiore della protagonista, ma più che altro alla fine scopriamo che è un vero e proprio dialogo in cui si alternano le parole di lei ai silenzi di lui. La macchina da presa è sempre con la donna, la segue attraverso pianisequenza, si muove con lei in continuazione, è sua schiava. Golshiften Farahani è l’interprete dell’intera vicenda, sostiene con eccellenza un ruolo difficile e impegnativo. Il regista ci tiene anche a sottolineare lo sforzo dell’attrice, che tra presa diretta e la scelta di non usare una voce narrante si è trovata costretta a imparare pagine e pagine di dialoghi a memoria in pochissimo tempo.


La locandinaTitolo: Come pietra paziente (Syngué Sabour)
Regia: Atiq Rahimi
Sceneggiatura: Atiq Rahimi, Jean-Claude Carrière
Fotografia: Thierry Arbogast
Interpreti: Golshifteh Farahani, Hamid Djavadan, Massi Mrowat, Hassina Burgan, Mohamed Al Maghraoui, Malak Djaham Khazal, Faiz Fazli, Hatim Seddiki, Mouhcine Malzi, Amine Ennaji, Hiba Lharrak, Aya Abida, Fatima Mastouri, Sabah Benseddik
Nazionalità: Francia – Afghanistan – Germania, 2012
Durata: 1h. 48′


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