Pubblicato su"Cybersurfer" #8, Gennaio 1997
Tradotto da Alberto Cassani |
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Sesso...
Morte... Mostri...
Il
castello di Roger Corman
di Marc Shapiro
Si
può tranquillamente affermare che quella di Roger Corman per
le sue stupidate a basso costo è una formula ormai nota a tutti.
Le sue troupe potrebbero lavorare ad occhi chiusi ma, nel tipico
stile di Corman, la formula è il "gonzo" portato all'estremo
- l'improvvisazione ai massimi livelli - spesso con pochissima pianificazione,
e altrettanto spesso con più sorprese di un campo minato mediorientale.
«Devi essere sempre preparato a tutto, quando lavori per Roger»,
dice l'esperto attore Richard Lynch, che ha interpretato il sequel
del classico di Corman "Anno 2000: la corsa della morte" intitolato
"Deathsport", e più di recente ha realizzato il poliziesco
d'azione "Blood Money". «Ti avvicini ad un film di Corman
allo stesso modo in cui ti avvicini a qualunque altro film, ma sai che
non troverai certe piccole comodità, per cui dovrai arrangiarti
diversamente».
Il regista-sceneggiatore Jon Purdy - che ha da poco completato il controverso
film-Tv sull'Unabomber e che si è fatto le ossa con epici prodotti
di Corman come "Reflections in the Dark", "Dillinger
and Capone" e "Killer dallo Spazio II" - riconosce di
aver avuto una poltrona in tribuna d'onore per buona parte della Selvaggia
Corsa di Mr. Corman. «La gente si agita: gli attori saltano su
dalle sedie, i registi fanno a pezzi l'equipaggiamento di scena, la
gente si prende a pugni. Non c'è mai un momento di noia».
L'idea
Il
modo in cui le storyline di Roger Corman sono ideate è
leggendario quasi quanto Corman stesso. Corman ricorda con piacere la
mattina in cui mise il naso fuori dalla porta di casa, prese in mano
il giornale e lesse la notizia che i russi avevano lanciato lo Sputnik.
90 giorni dopo usciva il suo "Guerra dei Satelliti". E considera
anche la possibilità di riciclare le idee dei grandi prodotti
commerciali come fossero una miniera d'oro.
«"Carnosaur" ne è considerato un perfetto esempio
- riflette Corman - ma non è proprio vero. Sì, ho acquistato
i diritti del romanzo 'Carnosaur' quando uscì il libro di 'Jurassic
Park', e realizzai il film abbastanza in fretta da uscire prima di quello
di Spielberg; ma quel libro era stato pubblicato cinque anni prima che
lo fosse 'Jurassic Park'. Ora, ho una grande considerazione per Michael
Crichton e Steven Spielberg, ma chi ha rubato cosa da chi?».
Più spesso che no le trame dei film di Corman sono scritte in
base alle scenografie disponibili, già utilizzate per altri film.
"La vergine di cera" è stato messo insieme sui set
de "I Maghi del Terrore"; "La maschera della Morte Rossa"
è stato girato sugli stessi set di "Un uomo per tutte
le stagioni"; e se "Hell Fire", "The Burial of Rats"
e "Marquis De Sade" sembrano avere qualcosa in comune, è
perché sono stati girati tutti sugli stessi set moscoviti,
letteralmente uno di seguito all'altro.
Indovinello,
campione: le riprese di "Carnosaur II" sono finite. Ci sono
queste scenografie che riproducono un laboratorio, ancora perfettamente
integre, ma sono lì a prender polvere. Cosa fai?
«In origine avremmo dovuto girarci "Bloodfist VIII: Trained
to Kill" - ricordava nel 1995 il regista Scott Levy - ma Roger
venne da me e mi disse "Ho cambiato idea: voglio girarci un film
di fantascienza". L'unica limitazione era che le riprese dovevano
essere effettuate esclusivamente in quei tre set rimasti. E così
saltammo fuori con "The Alien within"».
Ma le lampadine si spengono e non sempre si può cavar sangue
dall'idea di un film di serie A, o dai set a disposizione. C'è
un lato mercenario con il quale Corman non ha problemi ad avere a che
fare. Alcuni film funzionano meglio sul palcoscenico internazionale
e quindi le storie sono spesso create con un occhio al Re Dollaro. E
poi ci sono i giorni in cui gli sceneggiatori che lavorano nelle miniere
di sale della Concorde [la società di produzione
di Corman, n.d.t.] si prosciugano, i giorni in cui il telefono
suona ed è Roger che dice «Voglio il "Via col Vento"
dei film di vampiri».
Lo script
Non
c'è bisogno di dire che Rodman Flender - un talento relativamente
nuovo che ha ricevuto grandi complimenti dal Boss per aver trasformato
"The Unborn" in quello che, per gli standard di Corman,
è stato un successo di critica - è stato colto di sorpresa
dalla richiesta di cui sopra.
«Voleva un film postmoderno, una storia d'amore tra vampiri alla
Anne Rice - ha dichiarato Flender durante un'intervista del 1992 - con
uno sguardo alla David Lean. E lo voleva a basso budget!».
Leggermente imbarazzato ma sempre pronto alla sfida, Flender si è
messo a studiare per quello che poi è diventato "Dracula:
il risveglio". Il regista-sceneggiatore trovò ispirazione
dal romanzo originale di Bram Stoker, «ma con i tempi di Roger
Corman non sarei nemmeno riuscito a leggere il libro, per cui ho letto
il Bignami». Quattro settimane ed una revisione dopo, la sceneggiatura
era pronta.
Purdy - che dice di non aver ricevuto crediti per il molto lavoro di
riscrittura fatto su "Dillinger and Capone" e solo un normale
'written by' per "Killer dallo Spazio II" - ritiene il tempo
concesso a Flender per scrivere quella sceneggiatura un grosso blip
sul radar della Concorde. «Quattro settimane sono un sacco di
tempo per uno sceneggiatore di Corman. In genere Corman va dallo sceneggiatore
e dice "Questo è quello che voglio, hai due settimane per
scriverlo"».
Ma
mentre Purdy spiega che per uno sceneggiatore di Corman la temperatura
è sempre al massimo, ci sono anche certi piccoli vantaggi per
chi è un maniaco della scrittura: «Roger venne da me e
disse "Mi serve un film di fantascienza. Perché non scrivi
un sequel a 'Killer dallo Spazio'?" Fu semplicissimo: mi
diede il titolo e piena libertà; bastava che gli dessi la storia
di un alieno che arrivava sulla Terra in cerca di sangue, poi potevo
fare quello che volevo».
Lo sceneggiatore di "Alien Within" Alex Simon - che in tipico
stile Corman scrisse tre versioni dello script in quattro settimane
- ritiene che quella storia, ancorché poco originale, sia molto
efficace nell'ambito del mercato dei film direct-to-video. «E'
la vecchia storia del mostro nascosto in casa. E' vero: è già
stata fatta, ma è un'idea sempre viva e che sembra sempre interessare
la gente».
Il casting
Chiariamo
questa cosa una volta per tutte: sì, nei film di Roger Corman
le donne si spogliano. Non in tutti i film, ma abbastanza spesso da
far nascere la leggenda della 'Corman Girl', lo stereotipo della fantasia
maschile: una donna con un paio di respingenti pneumatici, e che non
ha paura di metterli in mostra.
L'agente di casting di Roger Corman, Jan Glazer - che ha in carniere
la firma di Emma Samms e Robert Carradine per il recente remake
di "Monster - esseri ignoti dai profondi abissi" - le ha sentite
tutte, a proposito della 'Corman Girl': «Il fatto che una ragazza
debba mostrare il seno per ottenere una parte nei film di Corman è
solo una diceria. Ci sono ruoli che richiedono scene di nudo,
ma non in tutti i film e in genere solo per un singolo ruolo. Raramente
le attrici protagoniste fanno scene di nudo, e quando capita di solito
usiamo una controfigura. Contrariamente alla credenza popolare, noi
non andiamo alla ricerca della bellezza da copertina; preferiamo una
bellezza più naturale, se poi capita che abbia anche il seno
grosso, non è perché l'abbiamo cercato».
A parte tutte le considerazioni relative al décolleté,
Glazer ritiene che occuparsi del casting di una pellicola di
Roger Corman sia identico a curare il casting di qualsiasi altro
film: «La gente che appare nei B-movie appare spesso anche nei
film di serie A. Capita più spesso di avere un preavviso limitato
per il casting, spesso avvisiamo la gente il giorno prima, ma
a parte questo si tratta sempre di prendere in mano la sceneggiatura,
individuare i protagonisti e i co-protagonisti e fare le convocazioni
a chi può venire qui e farci vedere qualcosa. La gente pensa
che, data la reputazione di Roger, ci sia qualcosa di strano nel processo
di casting dei suoi film, ma posso assicurare che fare il casting
di "Monster" è stato esattamente come fare il casting
di "Ragione e Sentimento"».
Luci!
Motore! 'Fanculo!
L'attrice si mette a urlare, il regista afferra un cavalletto e lo getta
a terra, sfasciandolo.
"Puttana!"
"Finocchio!"
"Stronza!"
Il film che si sta girando è uno dei più sottovalutati
tra i recenti prodotti di Roger Corman, quel "To Sleep with a Vampire"
che tanto ricorda "La mia cena con André" di Louis
Malle. La litigata sopra riportata non era parte della sceneggiatura,
ma è piuttosto ciò che succede quando in una produzione
di Corman si raggiunge il punto di massima tensione.
L'attrice, la sottovalutata Charlie Spradling, alla fine urla un ultimo
improperio e se ne va dal set. Durante le riprese di qualunque
altro film, la gente si sarebbe messa lì a cercare di convincere
l'attrice a tornare al lavoro, ma questo è l'Inferno di Corman,
dove tutti i sani di mente lasciano il proprio ego all'ingresso. Ragion
per cui, dopo qualche momento per riprendere il controllo di se stesso,
il regista riprende a girare, muovendosi attorno alla protagonista:
soggettive, inquadrature dell'altrettanto sottovalutato co-protagonista
Scott Valentine mentre recita a rotta di collo delle scene chiave, e
un sacco di altra roba che potrebbe finire per non essere inclusa nel
film.
45 minuti dopo, con abbastanza girato per mettere insieme un secondo
film (e potete scommetterci la vita che tutto quel girato è
stato utilizzato, magari proprio in un altro film), la Spradling
torna sul set, fa pace con il regista e si torna a girare normalmente...
5 minuti dopo:
"Stronzo!"
"Puttana!"
"Fottiti!".
La Spradling se ne va nuovamente, e nuovamente il regista continua a
girare: c'è sempre qualcosa che si può girare.
La
vita su un set di Roger Corman - a parte l'occasionale rissa,
verbale o fisica che sia - normalmente non è così eccitante.
Oh, le cose capitano: c'è stata quella notte sul set di
"The Alien Within" in cui si è dovuta fermare la lavorazione
con una piccola ma mostruosa lucertola la cui coda pendeva dalla bocca
di Roddy McDowall perché "c'è bisogno di un'altra
pila per il nostro mostro!"; e c'è stata quella notte sul
set di "Carnosaur" in cui il vostro fedele cronista
si è ritrovato parte del gruppo di animatori del dinosauro, tenendo
ferma una scala mentre il responsabile degli effetti speciali si faceva
dondolare su una specie di altalena per dare movimento a tutto il T-Rex.
Ma oggigiorno girare "alla Corman", come capita per "Blood
Money" - attualmente in lavorazione insieme a tanta altra roba
in un sovraffollato set costruito nel cortile degli studi della
Concorde a Venice Beach - è un processo molto più pianificato,
anche se ogni tanto è comunque incasinato.
In
una scena cui il sottoscritto ha assistito, Jack Scalia (l'ex stella
della Tv il cui agente ha diffidato dal far sapere in giro che stava
lavorando per Corman, ma ci pensiamo noi a farlo sapere in giro) ed
un più malleabile Richard Lynch sono acquattati in uno strettissimo
ufficio di polizia, mentre si sussurrano i particolari di un caso di
omicidio. La scena va via abbastanza bene, ma con qualche ciak
in più rispetto al leggendario 'buona la prima' del Corman anni
'50 e '60. «Sì, credo si possa dire che questa scena ha
notevolmente alzato il budget del film - sorride Lynch - Voglio
dire: forse abbiamo girato la scena otto volte. Ma comunque, io sono
un attore da 'buona la prima', per cui avere sette ciak in più
è una favola, per me».
Purdy, le cui fatiche nella trincea di Corman vanno da «una grande
esperienza con Mimi Rogers e Billy Zane in "Reflections in the
Dark" ad avere una buona attrice ed un attore che se la tirava
in "Killer dallo Spazio II". E quest'ultimo caso è
più o meno la tipica esperienza di casa Concorde-Roger Corman,
nella maggior parte delle occasioni questo è il modo in cui vanno
le cose. Nei film di Corman l'atmosfera è sempre stata del tipo
"Hey ragazzi, guardate: stiamo facendo un film!" C'è
sempre un approccio aggressivo, nelle produzioni di Corman. Sfortunatamente
i cambiamenti del mercato dell'Home Video hanno portato alla necessità
di ridurre ancor di più i budget, così il supporto
tecnico è ormai ridotto all'osso. C'è un sacco di gente
pronta a dire - in forma privata - che se avessero avuto più
soldi a disposizione per le cose giuste, sarebbero riusciti a fare un
film migliore».
Il montaggio
«Come
fai a montare un film della Concorde? - dice ridendo il veterano montatore
dei film di Corman J.J. Jackson - Devi semplicemente andare a tutta
birra».
J.J.J. afferma che la sala montaggio della Concorde è di gran
lunga la zona più eccitante di tutto lo Studio, con anche tre
film che vengono montati in contemporanea. «E' un casino, perché
le tabelle di marcia di questi film sono incredibilmente ridotte e tutti
vogliono qualcosa da vedere per ieri».
E cercare di rispettare una qualunque indicazione di montaggio contenuta
nello script può trasformare la vita di J.J.J. in un incubo
ancora peggiore. «Abbiamo realizzato questo film intitolato "Ghost
Ship", che era messo insieme quasi totalmente con filmati di repertorio.
A prima vista sembra un lavoro facile, almeno fino a quando non vai
in sala montaggio e non ti rendi conto che mettere insieme repertorio
e girato originale è molto più complesso di quello che
pensavi. Ma c'è una cosa su cui puoi contare, quando monti un
film velocemente come facciamo noi: ci saranno sempre delle sorprese».
E il semplice volume numerico dei prodotti di Roger Corman è
stato, alle volte, il motivo di alcuni di questi "bloopers".
«Dato che montiamo letteralmente a rotta di collo, di tanto in
tanto ci sono dei fotogrammi di un film che finiscono dentro un altro.
Questi errori vengono sempre corretti prima che il pubblico veda il
film, ma capita di regola quando Roger o qualcun altro della Concorde
vede il montato per la prima volta. E alle volte c'è quasi la
tentazione di lasciarli lì».
In conclusione
Roger
Corman dà lavoro alla gente che nessun altro vuole assumere.
E' stato più volte la palestra delle stelle del cinema di oggi,
di quante pulci può avere un cane. Di conseguenza gente come
Jon Purdy è ben felice di giocare secondo le regole di Roger
e, nel mentre, ottenere un'educazione professionale che non potrebbe
ottenere da nessun altra parte.
«Quello che Roger fa è semplicemente darti una possibilità
- conclude Purdy - e poi ti dice che spera tu sia in grado di innalzarti
sopra il livello del materiale che ti mette a disposizione. La Scuola
di Cinema di Roger Corman è molto economica, incredibilmente
veloce e ha bisogno di ben poco studio preparatorio. Ed è un
accidenti di esperienza!».
Roger
Corman: il re dei B-Movie
Roger
Corman non si è mai fatto illusioni. «So che non stiamo
realizzando dei prodotti d'arte, ma so anche che stiamo facendo dei
buoni film in un maniera estremamente artigianale che sembra sempre
in grado di produrre un guadagno».
Corman («Chiamami Roger»), che ci riceve a metà mattina
nel suo studio della Concorde-New Horizon, è nel mezzo di un'altra
giornata del suo lavoro di fare film discutibili e fare soldi. E ti
devi alzare presto la mattina per battere Corman nel gioco del salto
sul carro dei vincitori: le cifre dei botteghini di "Twister"
avevano appena fatto in tempo ad essere diffuse che Corman aveva iniziato
lo riprese del remake del suo vecchio film degli anni '70 "Valanga".
Mentre la Universal si stava dannando l'anima per mettere insieme quel
suo giocattolo da 100 milioni di Dollari con Pierce Brosnan, "Dante's
Peak", Corman stava togliendo la polvere da un trattamento vecchio
di decenni per il suo thriller sulla lava bollente, "Volcano
Run". E in cima a tutto questo, il giorno dopo l'annuncio da parte
degli scienziati della scoperta di una possibile forma di vita su Marte,
Corman era già al lavoro per il suo film più costoso di
sempre, con i suoi 20 milioni di dollari: "Mars Lives".
Corman
ed il suo studio "cocciutamente indipendente" - più
di trent'anni dopo che il maestro del low-budget è entrato
nel cinema con classici come "La piccola bottega degli orrori"
e "Un secchio di sangue" - stanno andando piuttosto bene in
questi anni '90 contraddistinti dai grossi budget. Il suo contratto
con la stazione televisiva Showtime, che gli ha prodotto 25 film per
la Tv negli ultimi due anni, continua a rendere questo leggendario magnate
una delle personalità più sottovalutate di Hollywood.
Ma Corman ci tiene a precisare che continuare a tenere un profilo basso,
relativamente parlando, sta diventando sempre più difficile negli
anni '90.
«Non ci sono dubbi che i grandi Studios ci stiano schiacciando.
Dieci anni fa tutti i film che producevo arrivavano in sala, adesso
il 25% scarso dei miei film esce nei cinema».
Ma Corman puntualizza che, venga l'Inferno o il Diluvio Universale,
il suo approccio al cinema è rimasto lo stesso. «Quello
che funziona meglio, secondo me, è un film con una superficie
di puro intrattenimento che però contenga anche una specie di
messaggio, in profondità. Ho sempre pensato che un film che lavori
su più livelli funzioni meglio: il pubblico ha il divertimento
per cui ha pagato il biglietto ma ottiene anche un bonus, qualcosa su
cui riflettere. Sono convinto che i film realizzati in questo modo siano
molto migliori di quelli di semplice intrattenimento. Io faccio dei
film che personalmente vorrei vedere, ma tengo anche un occhio sulla
situazione del mercato. La mia casa di produzione è gestita privatamente,
per cui non posso permettermi di perdere dei soldi».
Con l'eccezione di un vecchio film serio, "L'odio esplode a Dallas",
Corman non ha mai subito un insuccesso economico. E buona parte di questo
invidiabile record è da ricercarsi nel fatto che lui è
sempre il primo che esce in giardino la mattina per tirar su il giornale.
Quando i russi lanciarono lo Sputnik, Corman lesse la notizia alle 8
del mattino e per mezzogiorno aveva firmato il contratto e trovato i
soldi per "Guerra dei Satelliti". E ovviamente c'è
la famosa gara Carnosaur/Jurassic Park, che fu «iniziata per prima
e terminata per prima dal mio film».
«Sono nel giro da un sacco di tempo, per cui mi è diventato
relativamente facile chiudere questo tipo di contratti. Ho avuto così
tanti successi con così tante persone, che non ho bisogno di
andare da una banca o da uno Studio importante ogni volta che voglio
fare un film. Se non posso finanziarlo in proprio, quello che devo fare
è semplicemente chiamare qualcuno con cui ho già lavorato
in passato e dirgli "metti una parte e facciamo il film".
Accettano sempre».
Al
di là della sua leggendaria capacità di firmare contratti,
Corman ha l'incredibile abilità di trovare talenti e farli esplodere
(in maniera non letterale, ovvio) nell'Olimpo di Hollywood. La lista
delle scoperte di Corman sembra infinita: Jack Nicholson, James Cameron,
Ron Howard, Francis Ford Coppola, Martin Scorsese, Jonathan Demme...
«La prima cosa che ho notato, in tutte queste persone, era che
erano intelligenti - dice dei 'laureati' alla Roger Corman School of
Film - Erano anche persone con le quali era semplice lavorare, in qualunque
condizione. Tutte queste persone, sapevo che avevano talento e che avrebbero
fatto strada».
Corman
continua a ricoprire i ruoli che ha sempre ricoperto ma, ammette, la
cosa è sempre più difficile. Nonostante avesse l'abitudine
di scrivere, produrre e dirigere la stragrande maggioranza dei suoi
film, oggi delega molte di queste responsabilità al suo staff
di supporto e sviluppo. Di conseguenza, la sua impronta nei film che
la sua casa di produzione butta fuori è cambiata molto. «Il
75% delle idee sono generate qui negli uffici, e la metà di queste
sono mie. Ovviamente, la mia personalità è molto meno
presente che in passato, nei film che vengono realizzati. Tutti i film,
una volta, erano basati su mie idee, ma quando cominci a produrre 25-30
film all'anno è normale che le cose cambino. Mi spiace non condurre
più lo show tutto da solo, ma quando ottieni il successo
che la mia compagnia ha ottenuto, finisci per avere un po' le mani impegnate».
Sorridendo, Corman riconosce che «le cose non sono così
terribili come può sembrare. Un sacco di cose sono cambiate ma
tutto sommato è come se non fosse cambiato niente: la mia formula
è sempre 'non c'è nessuna formula'. Quello che abbiamo
è la consapevolezza di ciò che ha funzionato per noi in
passato, accoppiato con la consapevolezza che il passato non può
essere ripetuto».
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