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Alberto Cassani, 5 Maggio 2003: Valido
In
My Country
di John Boorman
All'interno
di una band musicale non ha importanza chi è la star, se il cantante
o il chitarrista piuttosto che il tastierista; l'importante è
che per quanto bravo sia il leader, anche gli altri suonino bene, e
soprattutto che tutti suonino bene insieme. Allo stesso modo, ha poca
importanza quale sia l'elemento trascinante in un film, ma conta soprattutto
che tutti gli elementi 'suonino' in armonia.
Molto
spesso, quando si parla di un film che affronta un tema sociale, si
tende a sottovalutare gli altri aspetti filmici e lasciarsi prendere
dall'importanza del tema trattato, a prescindere dunque dall'efficiacia
del modo in cui è trattato. Così si finisce per
salvare pellicole che in realtà non meritano considerazione,
solo per non parlare male di qualcuno che ha speso tempo ed energie
per ricordarci una cosa importante, pur mancando il bersaglio.
Non è comunque questo il caso di "In My Country", curioso
titolo 'italiano' per il "Country of my Skull" di John Boorman,
che ha come 'star del gruppo' il tema dell'apartheid e come 'band di
supporto' una serie di elementi che pur non eccellendo non fanno rimpiangere
l'ingresso in sala.
Il
1994 è riconosciuto come l'anno che ha visto la fine dell'apartheid
in Sudafrica. Viene costituita la Commissione per la Verità e
la Riconciliazione, che metterà i carnefici che hanno segnato
gli ultimi cinquant'anni di storia del paese di fronte alle vittime
che sono sopravvissute ai loro massacri. Il Presidente Nelson Mandela
ha stabilito che sarà concessa l'amnistia a coloro i quali renderanno
una piena confessione e dimostreranno di aver eseguito degli ordini.
La Verità è la strada per la Riconciliazione, in un paese
che fa dell'Ubunto - la coscienza comune - una regola di vita.
Ma è un concetto difficile da capire, per noi stranieri, così
il giornalista afro-americano Langston Whitfield si scontra fin dal
primo momento con la poetessa afrikaner Anna Malan, che pure ha sempre
fatto dichiarazioni contrarie all'apatheid.
Tratto
dal libro di Antje Krog (qui fedelmente ritratta nella voce fuori campo
di Anna Malan), "In My Country" è un film pesantemente
retorico, che ha il difetto di perdere troppo tempo raccontando una
storia d'amore di cui avremmo potuto benissimo fare a meno e che è
anche penalizzato da un doppiaggio eccessivamente impostato. Eppure
è un film non stucchevole, ben realizzato e che in un paio di
momenti riesce ad emozionare. Boorman è stato capace di raccontare
le udienze della Commissione senza pigiare troppo il pedale della commozione
- non ce n'era bisogno - e a tenere sempre alta la tensione emotiva
dei personaggi nonostante le tante sequenze di raccordo. E se Juliette
Binoche recita sopra le righe per tutto il film, Samuel L. Jackson con
indosso gli stessi abiti di "Shaft"
porta anche la sua solita verve e la sua presenza scenica. Completano
il quadro le belle musiche e l'interessante fotografia di Seamus Deasy,
per un film che non spezzerà certo dei cuori, né farà
versare delle lacrime, ma che merita la nostra considerazione.
Titolo:
In My Country (Country of My Skull)
Regia:
John Boorman
Sceneggiatura:
Ann Peacock
Fotografia:
Seamus Deasy
Interpreti:
Samuel L. Jackson, Juliette Binoche, Brendan Gleeson, Menzi "Ngubs"
Ngubane, Sam Ngakane, Aletta Bezuidenhout, Lionel Newton, Langley Kirkwood,
Owen Sejake, Nick Boraine, Seamus Keir, Connie Chiume, Justin Creasy,
Junior Singo, Yolanda Methvin, Louis Van Niekerk, Harriet Lenabe, Grant
Swanby, Jeremiah Ndlovu, Fiona Ramsey
Nazionalità:
Gran Bretagna - Irlanda, 2003
Durata:
1h. 44'
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