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"District 9" di Neill Blomkamp

25 settembre 2009 Recensioni 11 Commenti
Francesco Manca, 24 Settembre 2009: Incompiuto
Sony, 25 Settembre 2009

Trent’anni dopo il primo contatto con una razza extraterrestre, sulla Terra gli alieni sono rinchiusi nel Distretto 9, in Sudafrica, ma la tolleranza nei loro confronti è sempre meno. Quando un terrestre contrae un virus alieno che ne modifica il DNA, diventa l’uomo più ricercato del mondo…


Prendendo spunto dal suo cortometraggio Alive in Joburg realizzato quattro anni fa, il regista sudafricano esperto di effetti speciali Neill Blomkamp confeziona un prodotto che va a inserirsi di diritto tra le “varianti” della fantascienza su celluloide. Siamo ben lontani dalla pomposità di Roland Emmerich (Independence Day), dall’euforia di Tim Burton (Mars Attacks!), dalla filosofia Divina di M. Night Shyamalan (Signs) e dal buonismo che ha fatto epoca di Steven Spielberg (Incontri ravvicinati del terzo tipo, E.T.); District 9, che vanta tra i suoi crediti Peter Jackson come produttore, è qualcosa di completamente diverso.

Il film, costato “solo” 30 milioni di dollari, è letteralmente spaccato in due parti ben distinte. La prima assume le sembianze di un mockumentary davvero coinvolgente e piacevolmente frenetico, che segue con attenzione ogni gesto e movimento dei protagonisti, i quali gestiscono le varie attività che si svolgono nel Distretto 9 nel quale gli alieni – o meglio, i “non umani” – sono tenuti segregati come in un campo di concentramento e sono costretti a subire le prepotenze dei terrestri. E’ proprio questo, infatti, il principale aspetto che differenzia la pellicola di Blomkamp dalla fantascienza kitsch e ruffiana che si vede oggi al cinema: i veri mostri non sono gli alieni bensì gli umani. Ma ancora di più, il film ci fa capire che l’invasione aliena, e di conseguenza gli alieni, sono solo la rappresentazione cinematografica di quello che è uno dei fenomeni più attuali del XXI secolo: l’immigrazione.
Quelli che vediamo nel film li possiamo chiamare alieni, ma se li chiamassimo stranieri di certo le cose non cambierebbero. E allora ci si chiede: le migliaia di persone che affollano i campi rom nel 2009 sono forse alieni? La risposta è no, ovviamente, ma noi li vediamo comunque come dei “diversi” e li classifichiamo in base all’immagine che essi effettivamente trasmettono: non nutrono molta simpatia per l’igiene, non hanno un lavoro, alle volte commettono atti di delinquenza, sono dei disadattati e via discorrendo. Tutto ciò è mostrato nel film con estrema naturalezza, non condannando ma solo facendo emergere il pregiudizio insito nella gran parte di noi esseri umani che, per natura, tendiamo a considerare lo straniero appunto come un diverso. Almeno in questa prima parte, il film risulta quindi una critica all’intera specie umana, come detto, davvero riuscita e ben congegnata. E forse non è un caso che in inglese l’immigrato non cittadino del paese che lo ospita sia detto proprio “alien”.

Ma c’è anche una seconda parte, e come spesso accade risulta purtroppo meno interessante e convincente rispetto alla prima. Sparisce, infatti, quasi del tutto l’effetto mockumentary e il ritmo cala notevolmente, causa una sceneggiatura che non eccelle certo per originalità, e lo stesso vale per la regia, che dopo l’energica prima parte si adagia parecchio risultando, a volte, addirittura statica. Se quello che avevamo visto prima, più che un film era un interessante e realistico reportage, quello che segue non è altro che pura e semplice finzione cinematografica mirata esclusivamente all’intrattenimento, tanto da sembrare, negli ultimi 10/15 minuti, quasi un film bellico alla Black Hawk Down e Salvate il soldato Ryan, prima di sfociare in un finale non retorico ma che non brilla come invece si spererebbe.

District 9 si potrebbe definire una piacevole conferma (perché le aspettative già erano alte) da una parte e una mezza delusione dall’altra, che certamente non disgusta ma che non fa neanche gridare al capolavoro, o quantomeno al “caso cinematografico” quale si prospettava essere. Dispiace, e non poco.


Titolo: Distric 9  (Id.)
Regia: Neill Blomkamp
Sceneggiatura: Neill Blomkamp, Terri Tatchell
Fotografia: Trent Opaloch
Interpreti: Sharlto Copley, Jason Cope, Nathalie Boltt, Sylvaine Strike, John Sumner, William Allen Young, Greg Melvill-Smith, Nick Blake, Jed Brophy, Louis Minnaar, Vanessa Haywood, Marian Hooman, Vittorio Leonardi, Mandla Gaduka
Nazionalità: USA – Nuova Zelanda, 2009
Durata: 1h. 52′


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Attualmente ci sono 11 commenti a questo articolo:

  1. Filippo ha detto:

    A me questo film è piaciuto molto, erano anni che un film di fantascenza non mi appassionava così tanto.
    Secondo me è un ottima partenza per una serie tv (la butto lì nel caso passasse di qui qualche produttore americano…)

  2. Alberto Cassani ha detto:

    Io il film non l’ho visto, però leggendo la trama un po’ mi era venuto in mente un film degli anni ’80 intitolato Alien Nation, che guarda caso generò proprio una serie di telefilm…

  3. Adriano ha detto:

    Film di fantascienza carino e avvincente ma se jackson pensava di portarsi a casa il suo terzo oscar al miglior film si sbagliava di grosso e inoltre district 9 è un bel film ma non meritava il privilegio di varcare la porta dell’academy

  4. Marco ha detto:

    D’accordissimo con la recensione. Clichè e retorica tipica dei film americani nella seconda, e molto meno bella, parte.

  5. Plissken ha detto:

    Non mi è dispiaciuto affatto. Interessante l’ambientazione “coraggiosa”: niente atmosfere “ad hoc” costruite (per fortuna) in altri film di fantascienza ma ‘monnezza e senso di desolazione da campo profughi: sembra girato da una troupe del TG1, è vero.

    La seconda parte è meno valida, concordo, ma non abbastanza da compromettere la validità del film; inoltre il finale non è malaccio. Insomma, per i miei gusti, nel complesso una buona pellicola, a tratti emozionante e che riesce almeno in parte a “far pensare”, il che non è poco.

    Non un capolavoro, ma dieci volte meglio di un “PredatorS” sì; personalmente lo consiglierei.

  6. Andrea ha detto:

    Io invece l’ho trovato godibile. E’ vero, la seconda parte svolta un po’ troppo sull’action però averne di film così.
    Il verde ci stava tutto.

  7. Riccardo ha detto:

    Forse la nomination come miglior film è eccessiva ma l’ho trovato un film degno del semaforo verde…

  8. Andrea ha detto:

    Sono i “rischi” che si corrono da quando le nomination sono passate se non ricordo male da 5 a 10.. è ovvio che molti film nominati in effetti l’oscar non lo meriterebbero. Succedeva pure prima quando erano 5, figurati adesso!!

  9. Riccardo ha detto:

    Io invece sono d’accordo con l’ampliamento del numero di nomination solo che quell’anno c’erano almeno cinque sei film che meritavano la nomiantion più di district 9.

  10. Plissken ha detto:

    Nonostante alcune pecche “District 9” si rivelò un film piuttosto interessante a mio avviso, tanto da farmi credere che potesse essere un buon biglietto da visita per Blomkamp che ancora una volta si è cimentato con la fantascienza con “Elysium” attualmente nelle sale.

    Ora, non so se Cinefile abbia o meno intenzione di recensirlo: in tal caso gli utenti potranno certamente beneficiare dell’impressione di un Critico. Nel mentre però al posto vostro ci penserei bene prima di spendere otto euro per quella che, con colta citazione fantozziana, definirei una “cag*ta pazzesca” (stavolta a ragione però).

    Detto film avrà anche ad occhio e croce il quadruplo del budget di “District 9” ma ne vale un quarto per quel che ho potuto vedere (ciò conferma come la ricchezza del budget di per sé non sia mai indicativo della riuscita di un film).

    Una presa per i fondelli con la complicità di Damon e la Foster. Chiedete consiglio ad eventuali amici che, sventurati, ne hanno preso visione, è meglio. Oppure aspettate ancora un po’ nel caso fosse pubblicata la recensione.

  11. Marco ha detto:

    Parzialmente d’accordo con Plissken riguardo l’opinione di “Elysium”. Apprezzo la coerenza di Blomkamp nel portare avanti tematiche simili al film d’esordio però la sua freschezza era difficilmente replicabile ed infatti abbiamo un film tecnicamente ben fatto, girato e montato anche molto bene ma che ha nel soggetto e nello script in generale la sua maggior pecca. Personaggi steoreotipati e trama risaputa. Mi pecca anche sul fronte emozionale nonostante abbia spunti che porterebbero al facile brivido sulle corde della mia anima difficilmente a prova di emozione.
    Interessante comunque la visione del regista sul futuro anche se “Wall-E” o, uno più recente, “Upside Down” sono dietro l’angolo in agguato.
    Buona la musica.

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