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"Dom Hemingway" di Richard Shepard

10 giugno 2014 Recensioni 6 Commenti
Dom Hemingway

20th Century Fox, 29 Maggio 2014 – Curioso

Uscito di prigione dopo dodici anni di reclusione, lo scassinatore Dom Hemingway non pensa a reinserirsi nella società. Il suo unico pensiero è quello di recuperare il tempo e il denaro persi durante la carcerazione, oltre che il rapporto con la figlia Evelyn che ha sacrificato in nome dell’etica criminale…


Jude Law in Dom HemingwayGli anni trascorsi in carcere hanno segnato la psiche di Dom che, come una bomba a orologeria, non appena esce dal carcere tenta di recuperare il tempo irrimediabilmente perduto. All’epoca dell’arresto per furto, aver deciso di non rivelare il nome del suo capo è stata una scelta dettata dalla lealtà, ma anche dalla speranza di poter recuperare un giorno la sua parte del bottino. Questo giorno ormai è arrivato, ma Dom scopre che i suoi valori sono cambiati e che il denaro non vale alcuna rinuncia affettiva a suo tempo attuata. Il fatto di non poter più rimediare al passato aumenta la sua rabbia, figlia soprattutto della reclusione prolungata oltre che della sfortuna che gli rema contro.

Jude Law e Richard E. Grant in Dom HemingwayDom Hemingway, seppure con una certa azione e con un certo ritmo, indaga nell’animo umano di un criminale che sente e vive in sé l’inferno. Attraverso una trama spesso violenta, paradossalmente vengono sollevate riflessioni filosofiche che toccano tematiche quali la fortuna, la volontà di raddrizzare il proprio destino avverso e il valore degli affetti. Altrettanto paradossalmente, si mostra come un uomo rimesso in libertà dopo anni di carcerazione rischi di perdere la sua lucidità tanto da esclamare: «Da tanto non respiravo aria fresca. Guardo le nuvole e divento matto». Eppure se un uomo è violento, pare mostrare l’incipit del film che fa un ritratto di Dom di certo non edificante, la sua natura non può essere corretta dalla reclusione, dopo la quale torna a manifestarsi subito in tutta la sua crudezza. Tuttavia, a volte c’è spazio per degli sprazzi di bontà anche per un’anima nera ormai perduta o quasi. E sono proprio questi momenti che fanno ingranare al destino di Dom la marcia giusta non solo per imboccare, probabilmente, la retta via ma anche per far girare la fortuna dalla sua.

Emilia Clarke e Jude Law in Dom HemingwayDom avrà modo di scegliere in più occasioni tra il bene e il male, dimostrando alla sua vita, al suo destino o a Dio – a seconda dei punti di vista e di lettura – che se qualcosa in lui è cambiato in positivo, allora anche l’universo può sorridergli. Avrà modo di scegliere tra salvare una vita umana o correre a recuperare i soldi di nuovo perduti, così come avrà modo di regolare i conti col suo passato non solo criminale ma soprattutto familiare. E ogni volta, la scelta che Dom farà liberamente innescherà piccole coincidenze che segneranno dei progressi nella sua vita, se non da recuperare, almeno da ricostruire.

Jude Law e Nathan Stewart-Jarrett in Dom HemingwayNonostante la crudezza di alcune scene, Dom Hemingway non è mai propriamente tragico o nichilista. Retto da un’interpretazione viscerale del protagonista, che tale deve rimanere dall’inizio alla fine, si fa a tratti anche sofferto e intenso come durante il breve monologo di Dom sulla tomba della rimpianta moglie. A volte il film sembra quasi assumere addirittura toni epici, quasi con uno stile teatrale come ad esempio durante il temporale che accompagna l’incidente in auto, specie nel lampo che teatralmente sembra ridare vita alla ragazza creduta ormai morta. Mentre la sequenza dello stesso incidente si fa a un certo punto onirica, conferendo al contempo al film uno stile prettamente cinematografico. Eppure le didascalie, che più di una volta appaiono sullo schermo come fossero massime esistenziali, ricordano allo spettatore di essere al cinema. E di assistere, però, a un film che è azione e riflessione, teatro e cinematografia contemporaneamente.


La locandina di Dom HemingwayTitolo: Dom Hemingway (Id.)
Regia: Richard Shepard
Sceneggiatura: Richard Shepard
Fotografia: Giles Nuttgen
Interpreti: Jude Law, Richard E. Grant, Demian Bichir, Emilia Clarke, Kerry Condon, Jumayn Hunter, Madalina Ghenea, Nathan Stewart-Jarrett
Nazionalità: Regno Unito, 2013
Durata: 1h. 33′


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Attualmente ci sono 6 commenti a questo articolo:

  1. Plissken scrive:

    Visto. La mia chiave di lettura si scosta parzialmente da quella rilevabile in recensione, principalmente perché a volte ho avuto l’impressione che il regista, forse in cerca di uno stile “personale”, abbia ottenuto un risultato diametralmente opposto, portando lo spettatore a paragoni con certo cinema di Guy Ritchie, Rodríguez, Refn e così via.

    Direi anche che i cambi di registro inerenti i vari passaggi descritti (bene) in recensione (onirico, tragico, teatrale) risultano fin troppo repentini, poco armoniosi e sovente inconcludenti, dando una generale impressione di un amalgama piuttosto forzato; quindi sotto questo aspetto dissento (nel mio piccolo of course) da quanto espresso dalla Cappellini.
    Mi sembra inoltre che il protagonista appaia, nella caratterizzazione, debitore di altre figure quali “Bronson” o “Chopper” di cui riprende, talvolta troppo, alcuni aspetti nell’indole (forse addirittura anche di “the Ram” nel rapporto con la figlia). Qualche pecca l’ho riscontrata anche in una certa approssimazione legata agli aspetti caratteriali del Dom che subiscono una trasformazione/redenzione in base ad elementi eterei (sfortuna?) o da soap-opera (l’amore per la figlia… sigh) in maniera a mio avviso incomprensibile: ad esempio, che fine fanno le sue devastanti esplosioni di rabbia o gli eccessi in ogni cosa? Non ci è dato di sapere.).

    Nonostante ciò però, personalmente condivido il giudizio positivo in quanto, forse per il “beneficio d’intenzioni”, il tutto funziona intrattenendo piacevolmente, anche e soprattutto per l’interpretazione dello spesso sottovalutato Jude Law e le stilose sequenze descritte in recensione, effettivamente molto riuscite.

  2. Tiziana Cappellini scrive:

    Le impressioni personali ci stanno benissimo, per carità, e arricchiscono la chiave di lettura che non deve essere per forza univoca.

    Dal canto mio, mi trovo perfettamente d’accordo con la parte finale del tuo commento (che riporto):

    “Nonostante ciò però, personalmente condivido il giudizio positivo in quanto, forse per il “beneficio d’intenzioni”, il tutto funziona intrattenendo piacevolmente, anche e soprattutto per l’interpretazione dello spesso sottovalutato Jude Law e le stilose sequenze descritte in recensione, effettivamente molto riuscite”.

    Specie per quanto riguarda la sottovalutazione di Jude Law, uno dei pochi (se non rari) attori anche di teatro. Scene che, peraltro, ha calcato piuttosto precocemente e sulle quali è ancora attivo in modo da portare avanti la storica e importante tradizione del teatro inglese.
    Mentre, dal punto di vista cinematografico il suo talento fuori dal comune a mio parere era già stato dimostrato in “Wilde”, uno dei suoi primi film.

  3. Plissken scrive:

    Wilde non l’ho visto.. cercherò di colmare la lacuna :-)

    A me Law è piaciuto parecchio anche nel (a mio avviso stavolta sottovalutato) film di Annaud “Il nemico alle porte” che, sulla distanza, mi sembra prevalga su quello che comunemente gli viene paragonato, “salvate il soldato Ryan”.

  4. Tiziana Cappellini scrive:

    Allora mi permetto di suggerire anche (nel caso non lo avessi ancora visto) “Sleuth”.

    Puro teatro al cinema.
    E sono grandi entrambi.

  5. Plissken scrive:

    Grazie mille, molto obbligato. In verità ho già avuto la fortuna di vederlo per una fortunata circostanza in quanto è stato trasmesso in tv qualche tempo fa. Concordo appieno sulla valenza del film, decisamente alta rispetto alla media dei giorni nostri e con Law che tiene testa ad un gigante come Caine.

    Mi permetto a mia volta di consigliare una pellicola che, pur non avendo tra gli interpreti Law, ho trovato molto valida ed i cui contenuti si ergono sicuramente rispetto ai coevi film di genere; mi riferisco a “Cogan- Killing them softly.

  6. Tiziana Cappellini scrive:

    Allora la terrò presente a mia volta e grazie per la tua segnalazione.

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