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"Dream House" di Jim Sheridan

2 agosto 2012 Recensioni 11 Commenti
Alberto Cassani, 31 Luglio 2012: Particolare
Universal, 3 Agosto 2012

Un apprezzato curatore editoriale lascia l’impiego presso un grosso editore per passare più tempo con la sua famiglia nella casa dei suoi sogni. Ma pochi giorni dopo il trasloco, l’uomo scopre che cinque anni prima tutta la famiglia che viveva in quella casa è stata brutalmente uccisa…


Sorprende vedere questo cast e questo regista all’opera in quello che per una buona metà sembra essere un thriller abbastanza telefonato e per nulla interessante. Subito dopo aver inanellato la più prevedibile delle svolte narrative, però, il film prende una strada inaspettata e pur non decollando davvero si fa coinvolgente e intrigante. E la cosa sorprende ancor di più perché il poco prolifico sceneggiatore David Loucka ci aveva abituati a tutt’altro tipo di pellicole con le commedie Eddie – Un’allenatrice fuori di testa e Quattro pazzi in libertà.

Dal canto suo l’irlandese Jim Sheridan (Nel nome del Padre, In America, Brothers) gestisce la storia senza sussulti e senza mai lasciarsi prendere la mano dagli effetti speciali, lavorando anche bene con gli attori nonostante un Daniel Craig che pare piuttosto svogliato. Funziona tutto, insomma, seppur nulla funzioni egregiamente, e a conti fatti Dream House è un film che merita di essere visto. L’importante è non aspettarsi un vero e proprio thriller, ma nemmeno un dramma familiare nudo e crudo.


Titolo: Dream House (Id.)
Regia: Jim Sheridan
Sceneggiatura: David Loucka
Fotografia: Caleb Deschanel
Interpreti: Daniel Craig, Rachel Weisz, Naomi Watts, Marton Csokas, Jane Alexander, Elias Koteas, Taylor Geare, Claire Astin Geare, Rachel Fox, Brian Murray, Bernadette Quigley, Sarah Gordon, Gregory Smith, Mark Wilson, David Huband
Nazionalità: USA, 2011
Durata: 1h. 32′


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Attualmente ci sono 11 commenti a questo articolo:

  1. Gaothaire scrive:

    Giuro, non capisco la recensione.

  2. Alberto Cassani scrive:

    Oddio, è vero che praticamente non ho potuto dire nulla di preciso per non rovinare la visione, ma pensavo di essere stato comunque sufficientemente chiaro… Sostanzialmente il film è per tre quarti d’ora un thriller banale, dopodiché succede qualcosa che avrebbe dovuto essere inaspettato ma invece è estremamente ovvio e da quel momento in poi il film segue una strada diversa, che è invece interessante nonostante parta da una banalità.

  3. Plissken scrive:

    Che? Proprio non capisco quest’ultimo commento.

    Ha ha ha scusa Cassani, oggi mi sento in vena di corbellerie. Veramente esilarante (in senso buono eh) vedere come ti sei dovuto districare per evitare di apporre spoiler sul film, cosa in questo frangente difficoltosa a quanto ho capito… dura la vita del Critico!-)

    Per il recensore… hip hip hurrà. :-D

  4. Alberto Cassani scrive:

    E per un film in cui non si vede neanche mezza tetta, poi…

  5. Plissken scrive:

    … ma per quello c’è “Le declic”, di cui puoi leggere una recensione nella home page…

  6. Morpheus scrive:

    Lo consiglierei, l’unico Horror che ultimamente è guardabile, sconsigliato invece Bed Time

  7. Plissken scrive:

    Visto. Questa volta mi trovo non proprio concorde con il recensore su ciò che riguarda la scelta del “colore”: un arancione a mio -personale- avviso sarebbe più appropriato, il rosso potrebbe essere troppo severo come giudizio ma potrei capire chi ne dovesse far uso.

    Il problema maggiore è proprio che il film è, come da recensione, “telefonato”: più che abbastanza direi “troppo”, tanto che i cliché utilizzati miriadi di volte in molte pellicole rendono la vicenda piuttosto piatta, prevedibile e poco avvincente. Ricorda inoltre (ancora una volta “troppo”) un altro recente film (2010) di un grande regista americano di cui non faccio il nome per ovvi motivi. La regia, accademica, risulta appunto “priva di sussulti” tanto che anche allo spettatore non rimane che adeguarsi mentre si domanda chi era l’amico che gli ha detto che questo film è un thriller. Oserei dire infatti che questo è un film romantico “travestito” da thriller, ed è questo l’aspetto, pardon, la “particolarità”, che ho apprezzato maggiormente e per il quale nel mio piccolo ho assegnato il caldo arancione.

  8. Alberto Cassani scrive:

    Il problema più grosso del film penso sia proprio questo suo voler restare in bilico tra il thriller e il dramma familiare. Io ho apprezzato soprattutto la seconda parte proprio perché meno banale all’interno di una cornice simile, ma a parte la risaputezza della prima metà il film non mi aveva infastidito eccessivamente. Sarei curioso di sapere cos’avevano in mente Sheridan e i due protagonisti, che hanno tutti disconosciuto il film così come l’hanno voluto i produttori.

  9. Plissken scrive:

    Anche io ho apprezzato soprattutto la seconda parte, in cui sono emerse le peculiarità a cui ho accennato nel precedente post, presenti secondo la mia personale lettura.

    Sicuramente non l’aver voluto/potuto dare al film una precisa “identità” ha contribuito non poco a limitarne la riuscita, ma per certi versi, au contraire, potrebbe essere proprio il motivo per il quale ci si trova ad approvarne taluni “particolari” aspetti, o perlomeno ci si trova a discuterne.
    Se la pellicola avesse seguito il registro presente nella prima parte (sopo-thriller) mantenendone i presupposti, mi sa che ne sarebbe uscito un film magari fastidioso no, ma di una banalità estrema.

    Cosa potessero avere in mente regista e protagonisti resterà un indecifrabile mistero, a meno che non intervengano pubblicamente dandoci qualche lume in proposito…

  10. Marco scrive:

    Personalmente, al contrario di Albe, io ho più apprezzato la prima parte (ovvero fino al twist-non-ending) che una svogliata e frettolosa seconda parte.
    Un thriller con buone potenzialità ma che in sostanza non sa “mordere” fino in fondo, finendo come un qualsiasi film-tv a tinte drammatiche e “soprannaturali”.
    Allo spettaore ormai avvezzo a certi stilemi il gioco non vale la candela.
    Si lascia guardare per la pur sempre destrezza di Sheridan e le prove di Caig e Weisz. Koteas malamente sfruttato.
    Piaciuta anche la musica.
    Scenografie e fotografia non esaltanti.

  11. Alberto Cassani scrive:

    E’ vero che la seconda parte sembra poco convinta, però il fatto che sia abbastanza inedita in questo tipo di produzioni penso sia degno di nota.

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