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"El campo" di Hernán Belón

8 giugno 2012 Recensioni 0 Commenti
Paola Cavallini, 3 Settembre 2011: Aperto
Istituto Luce, 31 Agosto 2012

Santiago ed Elisa si trasferiscono con la figlioletta in una casa sperduta nella campagna di Buenos Aires. La casa in rovina, la solitudine e una serie di rumori e avvenimenti sospetti portano Elisa prima e Santiago poi a far emergere tutti i non detti della loro relazione…


Presentato nella Settimana della Critica di Venezia 2011, El campo è l’opera prima del regista argentino Hernán Belón, alla cui produzione ha contribuito anche l’Istituto Luce. Ruolo fondamentale gioca qui proprio il luogo, il “dove” (il campo, appunto), piuttosto che il “cosa”: è infatti l’enorme spazio – aperto e deserto per quanto riguarda gli esterni, claustrofobico e disagevole per quanto riguarda gli interni – che circonda i tre a farla da padrone nella narrazione filmica di Belón, perché a ben vedere non è che nella pellicola accada moltissimo. La campagna è quindi per Santiago nuova opportunità, amore per la natura, sede del suo nuovo (e probabilmente ennesimo) progetto, silenzio che induce alla pace, mentre per Elisa rappresenta l’assenza di opportunità, la prigionia nel suo ruolo di moglie e madre, la paura dell’ignoto, l’assenza di collegamenti con il mondo e con la vita stessa.

L’arrivo alla villa – sebbene incorniciato in una notte buia, nebbiosa e fredda – ha momenti di grande passione e ci presenta una coppia innamorata, affiatata e legata alla propria bambina. Con il procedere della storia vengono a galla la rabbia per il fallimento lavorativo di lui, la mancanza di denaro e di sicurezza che ne conseguono (e che sono probabilmente alla base del trasloco), le paure profonde e i desideri frustrati di lei. Pochi personaggi circondano i due sposi, tra loro merita un cenno la vecchia Odelsia, che vive a poche centinaia di metri e che avrà un ruolo molto importante nella vita di Elisa. Ottimi gli interpreti, che riescono a comunicarci tensione, passione, rabbia, rancore, e tutte le loro altre emozioni e sensazioni.

Molto bravo Belòn, sia in fase di scrittura che di regia: riesce con davvero pochi artifici tecnici a dare allo spettatore le diverse percezioni della realtà che i protagonisti hanno, a raccontarci la storia e le emozioni di Santiago ed Elisa dai loro diversi punti di vista, senza ricorrere a facili stratagemmi esplicativi e senza sentire la necessità di far vedere o di spiegare ogni cosa che accade. Un esempio su tutti: la mattina successiva all’arrivo nella nuova casa Elisa realizza che in tutta la zona i telefoni non hanno campo e lo comunica a Santiago, che ha come unica reazione un: «Così nessuno rompe le palle!». Sarà lo stesso Santiago però, poco dopo, a rendersi conto del problema quando cercherà, senza risultato, di usare il telefono per comunicare con Elisa. E molto abile il regista lo è anche a far correre lungo tutta la pellicola un sottile filo di tensione che lega tutto l’agire dei protagonisti, cosicché lo spettatore si trova spesso a vivere una sensazione di “ansia” riguardo alle vicende di Santiago ed Elisa, situazioni che invariabilmente si risolvono in modo praticamente indolore.

Un ultimo cenno merita il finale apertissimo del film. Come nella vita reale, spesso le vicende non hanno un inizio e una fine, o prospettive chiare. Piuttosto, l’autore ci propone la narrazione di un tratto di vita di tre persone che, dal momento in cui lo schermo si fa nero, potrebbero scegliere vie e vite diverse, e sta alla nostra sensibilità, o meglio ancora ai nostri desideri, immaginare il loro futuro.


Titolo: El campo
Regia: Hernán Belón
Sceneggiatura: Hernán Belón, Valeria Radivo

Fotografia: Guillermo Nieto
Interpreti: Leonardo Sbaraglia, Dolores Fonzi, Matilda Manzano, Pochi Ducasse, Juan Villegas

Nazionalità: Argentina – Italia – Francia, 2011
Durata: 1h. 25′


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