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"Equilibrium" di Kurt Wimmer

8 luglio 2003 Recensioni 5 Commenti
Mariela Bernardini, 8 Luglio 2003: Pessimo
Buena Vista, 4 Luglio 2003

Il regime totalitario che controlla la futuristica Libria ha messo fine alle guerre sopprimendo qualsiasi tipo di emozione. L’arte, la musica, la letteratura sono vietate. Uno alto ufficiale ha l’incarico di fermare chi infrange le regole, ma un giorno si rende conto di quanto sia sbagliato il sistema…


Una vera e propria catastrofe! Il grande difetto del film è che il regista e sceneggiatore Kurt Wimmer (già co-sceneggiatore de la Regola del sospetto) riprende troppo da libri e pellicole precedenti, tra cui Matrix è forse la citazione più ovvia, e in alcuni momenti lo fa in modo davvero troppo evidente. L’eroe del film è un “liberatore” come Neo, e come quest’ultimo è protagonista di una serie di combattimenti che sembrano usciti da un videogioco, solo che qui questi combattimenti risultano letteralmente assurdi. Ci sono poi i tanti rimandi a Fahrenheit 451 (celebre romanzo di Ray Bradbury e poi film di François Truffaut), in cui i libri vengono messi al bando e gettati alle fiamme, e ovviamente al 1984 di George Orwell. Ci si può ispirare a uno o più film, certo, ma quando si copia in eccesso non si fa altro che danneggiare il prodotto finale.

La trama va avanti senza grandi colpi di scena, e l’unico personaggio che viene sviluppato pienamente è il protagonista interpretato da Christian Bale, che se la cava soprattutto grazie alla prestanza fisica. Del tutto fuori luogo, invece, la brava Emily Watson e assai inconsistente la presenza del bel Taye Diggs.

Wimmer se la cava decentemente solo nelle scene di lotta, mentre per il resto non riesce a sfruttare minimamente le possibilità visive offerte da un film ambientato nel futuro offre. Da salvare, però, l’atmosfera cupa e misteriosa della città di Libria. Ma è l’unica cosa di un qualche valore in una pellicola per il resto davvero disastrosa.


Titolo: Equilibrium (Id.)
Regia: Kurt Wimmer
Sceneggiatura: Kurt Wimmer
Fotografia: Dion Beebe
Interpreti: Christian Bale, Emily Watson, Taye Diggs, Angus MacFadyen, Sean Bean, Matthew Harbour, William Fichtner, Dominic Purcell, Christian Kahmann, John Keogh, Sean Pertwee, David Barrash, Dirk Martens, Maria Pia Calzone
Nazionalità: USA, 2002
Durata: 1h. 44′


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Attualmente ci sono 5 commenti a questo articolo:

  1. Plissken scrive:

    Concordo con la recensione: ambientazione e lotta sono gli aspetti migliori.

    Il saccheggio da Matrix, Fahrenheit 451 e 1984 è fin troppo evidente, volendo forse ci si può aggiungere un po’ di “Metropolis”. Questa pellicola in effetti è un pout-pourri di altri consacrati successi.

    Comunque qualcosina c’è: l’ambientazione è appunto piuttosto curata e per quanto non inedita la vicenda a volte riesce a coinvolgere un po’ nonostante alcune ingenuità. L’importante è mantenere la “sospensione dell’incredulità” ben vispa, considerato che il personaggio principale non ha superpoteri ma risulta ugualmente una macchina da sterminio (a cui fortunamente si aggiunge una coscienza).

    La cosa più interessante “cinematograficamente” parlando m’è parso il “kata della pistola”, ben fatto, che non avevo mai visto prima e che conferisce a molte scene l’unico aspetto davvero originale.

    Bale tutto sommato non mi sembra abbia lavorato male, decisamente peggio la Watson e Diggs.

    Nel complesso concordo con il giudizio in negativo, ma non da “teschietto nero”, nel senso che il film, per quanto non faccia certo sussultare, si fa guardare più di tanti altri.

  2. Alberto Cassani scrive:

    Secondo me merita il teschietto anche solo per l’orripilante colonna sonora.

  3. Plissken scrive:

    Quella proprio non la ricordo… poco male comunque a quanto sembra.

  4. Andrea scrive:

    Io non lo trovo invece così pessimo nonostante le molte scopiazzature. Avrei messo il semaforo giallo.

  5. Alberto Cassani scrive:

    All’epoca della sua uscita, andarono all’anteprima romana sia Mariela sia Luciana Morelli, ed ebbero impressioni totalmente opposte. Questo per dire che ci può benissimo stare che a qualcuno il film sia piaciuto.

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