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"Exodus" di Ridley Scott

21 gennaio 2015 Recensioni 5 Commenti
Exodus - Dei e Re

20th Century Fox, 15 Gennaio 2015 – Spettacolarizzato

Dopo essere cresciuto come un Principe egizio e diventato un valoroso generale, Mosè scopre le sue vere origini. Il conflitto col Faraone Ramses II è inevitabile, come lo è la perdita di ogni cosa. Eppure, Mosè non si sottrae a Dio che lo vuole liberatore degli ebrei e percorre il suo noto destino…


Joel Edgerton, John Turturro e Christian Bale in Exodus - Dei e ReLa vicenda di Mosè, dalla gioventù in Egitto alle Tavole dei Dieci Comandamenti, è narrata con un intento preciso: tradurla in immagini dotate di grande impatto visivo. La regia non trascura nulla, anzi: per tutto il film la scelta stilistica, ogni volta ottima, è quella di ricorrere a sequenze che passano dal generale al particolare. Forse per la prima volta, questa oggettivazione fa comprendere che cosa sia stata la vita di Mosè nel palazzo reale egiziano e sul campo di battaglia. Allo stesso modo, fa comprendere che cosa siano stati lo sfruttamento degli schiavi e il loro duro lavoro impiegato nell’erigere città e monumenti dei padroni.

Joel Edgerton in Exodus - Dei e ReEd è in quest’ottica che tutto il film è stato concepito, scegliendo di prediligere la dialettica tra Mosè e Ramses anziché tra Mosè e Dio, peraltro concretizzato in modo sì innovativo ma un poco banalizzante. Si sono preferite le scene di battaglia, che Mosè sia alleato o che ormai sia nemico dell’Egitto, e si sono esaltate altre scene a effetto come quelle riguardanti le dieci piaghe, che lo hanno colpito poco prima dell’Esodo, pur con delle licenze esotiche. Tutto ciò nella piena coerenza di narrare una tra le storie più importanti dell’Antico Testamento non nella sua anima, ma nella sua concretezza. Il risultato sdoppia il film su due piani: quello visivo, ampiamente soddisfacente, e quello emotivo a esso subordinato e, purtroppo, anche svantaggiato da dialoghi non certo all’altezza della qualità tecnica e neppure della tematica trattata. D’altro canto la versione in 3D, a facoltà dello spettatore, annuncia implicitamente la scelta della spettacolarizzazione fatta come chiave di lettura della saga biblica.

Christian Bale in Exodus - Dei e ReNon si trascura di mostrare il tormento di Mosè nell’affrontare il suo destino insieme al prezzo, umano e personale, che tutto ciò comporta. E nemmeno si sorvola su alcuni fatti tragici come la morte dei primogeniti egizi, culmine delle piaghe inviate da Dio quale monito estremo. Però questo non è sufficiente a conferire spessore alla materia, svuotata della solennità con la quale è stata affrontata in passato e che, spesso, si sprigionava a sua volta dalla pellicola. Non a caso, tutto ciò che non rientra nella dimensione avventurosa ed epica del film viene solo accennato: addirittura questa sorte tocca alla brevissima, quanto finale, parentesi dedicata alle Tavole dei Dieci Comandamenti, mentre l’idolatria alla quale gli ebrei si sono abbandonati è tratteggiata in modo del tutto fugace.

Ciò non toglie di essere di fronte a un film con una lettura che si discosta da quella tradizionale. Tuttavia, al contempo ciò non toglie neppure l’impoverimento emozionale di una materia che possiede un innegabile potenziale non adeguatamente sfruttato.


La locandina di Exodus - Dei e ReTitolo: Exodus – Dei e Re (Exodus: Gods and Kings)
Regia: Ridley Scott
Sceneggiatura: Adam Cooper, Bill Collage, Jeffrey Caine, Steven Zaillian
Fotografia: Dariusz Wolski
Interpreti: Christian Bale, Joel Edgerton, John Turturro, Aaron Paul, Ben Mendelsohn, María Valverde, Sigourney Weaver, Ben Kingsley, Dar Salim, Golshifteh Farahani, Indira Varma, Hiam Abbass, Isaac Andrews, Ewen Bremner
Nazionalità: Regno Unito – USA – Spagna, 2014
Durata: 2h. 30′


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Attualmente ci sono 5 commenti a questo articolo:

  1. Riccardo scrive:

    In occasione del 78esimo compleanno di Ridley Scott ho voluto rivederlo. Riconfermo la prima iniziale impressione: il film nel complesso non è affatto male anche se non raggiunge i livelli degli altri kolossal diretti da Scott (Il gladiatore, Le Crociate e I duellanti), e in verità tutta la parte di transizione tra l’esilio di Mosé e il suo ritorno in Egitto è piuttosto debole. Ovviamente non voglio fare l’avvocato del diavolo perché tutto il film soffre qui e la di qualche debolezza (la superficialità di alcuni passaggi narrativi, le troppe elissi temporali e la carente caratterizzazione di molti dei personaggi secondari), ma, come già detto, il film è ben costruito e molto spesso efficace.
    Apprezzabile il ritratto di Mosé offertoci da Scott e dall’ottimo Christian Bale: non un solare pastore di anime ma un profeta oscuro, contradditorio e spesso pessimista. Buone le musiche di Harry Gregson-Williams come anche la fotografia del bravo Dariusz Wolski.
    Nel complesso non è uno dei migliori Scott di sempre, ma neanche la vaccata che molti dicono.

  2. Marco scrive:

    Concordo con la recensione quando affema la scissione del film: visivamente molto ben fatto ed appagante, povero di emozioni e assenza di simbiosi con i protagonisti.
    Sceneggiatura e montaggio troppo sbrigativi su certi passaggi. Avrei tolto minutaggio ad alcune scene per darlo ad altre.
    Dialoghi abbastanza privi di mordente (a parte quelli fra Mosè e la moglie, molto sentiti e romantichi).
    Attori poco brillanti (spicca un pò Bale e Kingsley, penoso Edgerton ma penso che la colpa sia imputabile appunto ai dialoghi e al suo personaggio mal scritto).
    Scott si apprezza, come sempre, sul fronte spettacolare dove si dimostra ancora un buon mestierante.
    Come narratore riesce ancora ad elevare il film sopra la sufficienza.
    Belle le musiche.
    Ovviamente non paragonabile al DeMille del ’56.
    Catalogato come fantasy ad uso e consumo per le nuove generazioni (a cui consiglierei di riprendere in mano “Il Principe d’Egitto” della DreamWorks del ’98).

  3. Marco scrive:

    Comunque a Scott va bene perchè i suoi film riescono a superare il budget utilizzato solo ed esclusivamente con gli incassi esteri, altrimenti in patria ha fatto sempre flop (togliendo l’ultimo film che non ho visionato ancora).
    Per un suo successo anche in USA bisogna tornare al 2001 e 2000 con “Hannibal” e ” Il Gladiatore”. E anche “American Gangster” del 2008 in tempi più recenti.
    Alberto una tua opinione in generale su Ridley?

  4. Alberto Cassani scrive:

    Non ha più niente da dire. Però la tecnica non si disimpara, e lui è sempre stato bravissimo a dare forza alle immagini dei suoi film.

  5. Riccardo scrive:

    Per me non è mera questione di non “avere più qualcosa da dire”.. secondo me il problema alla base è la tipologia di film che decide di dirigere. Tutti i film post “Le Crociate” avevano ahimè delle sceneggiature non esattamente brillanti (ovviamente se escludiamo “American gangster” che considero un piccolo gioiello d’autore sottovalutato) salvate però dalla regia di Scott con un impatto visivo che, naturalmente, appaga l’occhio e nobilita la riuscita di un film che in mano a qualcun altro sarebbe stato mediocre quando non pessimo (non oso immaginare “Prometheus” diretto dai Wachowsky per esempio).
    Come specifica Alberto, la tecnica non si disimpara, e per quel che mo riguarda, con degli screenwriter un po’ più attenti alla preproduzione, gli anni migliori di Ridley Scott potrebbero ancora arrivare

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