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“Faust” di Aleksandr Sokurov

10 settembre 2011 14 Commenti
Leone d'oro

Archibald, 26 Ottobre 2011 – Lugubre

Il dottor Faust è alla ricerca dell’anima umana all’interno del corpo, ma la frustrazione aumenta. Faust è un insoddisfatto perenne, in tutti gli aspetti della vita. L’arrivo di chi può offrirgli tutto ciò che vuole al costo dell’anima è storia…


Johannes ZeilerDopo la trilogia dedicata ai grandi uomini politici del ’900, il regista russo Aleksandr Sokurov torna sul tema del rapporto dell’uomo con il potere, misurandosi con quello che è uno dei classici per eccellenza della letteratura mondiale. Un testo che vanta già numerosi adattamenti cinematografici precedenti, su tutti quello di Murnau, iscritto da sempre nei manuali di storia del cinema. L’opera con cui si va a confrontarsi non è quindi un semplice film, ma un autentico scontro fra titani delle diverse arti, che si fa possente fin dalla partenza, un’autopsia sperimentale che chiarisce come le successive due ore e un quarto saranno tutt’altro che semplici da affrontare.

Isolda DychaukRecitati proprio nella lingua di Goethe e di Mann, i dialoghi fortemente letterari contribuiscono a spersonalizzare i protagonisti, con il rischio di renderli delle pure forze strutturali nel gioco per l’anima del dottore, e dell’essere umano in generale. A tentare di ridare loro vita c’è la regia di Sokurov, che si riconferma audace anche in quest’occasione, inseguendo i personaggi tramite lo sguardo della macchina da presa con una ferocia che non concede tregua, andando a cogliere innanzi tutto gli aspetti più sgradevoli dei loro gesti e dei desolanti luoghi che attraversano. Nonostante il primo atto stenti a decollare, dall’incontro tra Faust e il suo compare/aguzzino fino alla fine non c’è un attimo di respiro, in una corsa continua al prossimo oggetto del desiderio, sia esso il denaro, la conoscenza, una donna. Una corsa che al tempo stesso è una fuga senza pace da qualcosa: un’accusa di omicidio, un pericolo incombente, ma soprattutto la noia di ciò che si è già ottenuto.

Johannes Zeiler e Isolda Dychauk in una scenaLe interpretazioni pulsanti e teatrali dei protagonisti, la gravità del testo originale, la fotografia violentemente virata sul verde di Bruno Delbonnel, tutto viene orchestrato da Sokurov come in un concerto: questo come pochissimi altri film denuncia l’esistenza di un unico, ingombrante, autore dietro le quinte, che tutto vede e tutto orchestra. L’atmosfera scelta è quella di un’angoscia lugubre che non lascia il minimo spazio all’ironia o al romanticismo: se il non dichiarato Mefistofele del film è inquietante dall’inizio alla fine, perfino Faust, nella sua sfera amorosa, diventa quasi un rapace sessuale che deve ottenere il suo oggetto del desiderio a qualunque costo. Il regista russo non si appiattisce comunque sulla trasposizione letteraria, ma anzi la disprezza, prendendosi delle libertà non indifferenti nella parte finale e perfino nella scelta del significato più profondo di tutto il difficile viaggio di questa nuova opera, alternativa e chiaramente di ambizioni che trascendono la semplice forma filmica.

Quello che ci viene consegnato dal regista russo, uno dei candidati di punta per i premi maggiori di Venezia 2011, è un film che diverrà un vero e proprio oggetto di studio critico per gli anni a venire, nonostante rappresenti una visione davvero impegnativa a qualsiasi livello, quasi chiusa in se stessa e difficilmente accessibile per un pubblico impreparato.


La locandina internazionaleTitolo: Faust
Regia: Aleksandr Sokurov
Sceneggiatura: Aleksandr Sokurov
Fotografia: Bruno Delbonnel
Interpreti: Johannes Zeiler, Anton Adasinsky, Isolda Dychauk, Georg Friedrich, Hanna Schygulla, Antje Lewald, Florian Brückner, Sigurdur Skulasson, Maxim Mehmet, Stefan Weber, Antoine Monot Jr, Joel Kirby, Eva-Maria Kurz, Katrin Filzen
Nazionalità: Russia, 2011
Durata: 2h. 08′


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Attualmente ci sono 14 commenti a questo articolo:

  1. [...] “Faust” di Aleksandr Sokurov [...]

  2. Plissken scrive:

    Che nervi diamine, dalle mie parti ancora non è arrivato. :-(

    Belli gli articoli “linkati” (si dice così?).

  3. Alberto Cassani scrive:

    Intendi quello qui sopra? Tecnicamente è un trackback, è semplicemente una notifica del fatto che questo articolo è stato citato in quell’altro. E’ automatico, non l’ho aggiunto io, però alle volte quando arrivano li tolgo, anche se questo meritava di rimanere. Alla faccia del Sacchi, che non è contento di come ha scritto la recensione.

  4. Plissken scrive:

    Si, intendevo quello qui sopra, grazie. Purtroppo non sono molto ferrato in queste cose e rimango sempre indietro con gli “inglesismi”.

    Beh, secondo me hai fatto bene a lasciarlo.

  5. Enrico Sacchi scrive:

    A distanza di un po’ di tempo, trovo ancora che mi sono fatto prendere la mano e ho prodotto un pezzo con un piglio un po’ troppo intellettualoide, che di solito non mi piace trovare nelle recensioni che leggo. Poi, certo, neanche il film è esattamente una cosina leggera da vedere per il passare il tempo…

  6. Alberto Cassani scrive:

    Non dimentichiamo quello che ha detto Sokurov in sala stampa dopo aver ricevuto il Leone: “pensavo che partecipare a un concorso fosse una perdita di tempo, invece incredibilmente la giuria ci ha capiti”. Quando uno è modesto è modesto…

  7. Plissken scrive:

    Non mi sembra eccessivo il “piglio intellettualoide” di Sacchi, considerando appunto che non si parla di, che so, “Johnny English”. Trovo anzi che sia riuscito al di là dell’indubbia proprietà di linguaggio a contenere eccessi concettual/pedant/culturali propri del modus scribendi di molta critica cinematografica e non, dedita all’oramai celeberrimo “onanismo mentale”.

    Oltre alla qui presente recensione, interessante anche il proseguo nel “trackback” (sempre a firma di Sacchi?) con i relativi “percorsi tematici” :
    “…Faust ha parecchio a che fare visivamente con Caligari e Nosferatu, anche con Golem, Lo studente di Praga, con certe sequenze dei Nibelunghi di Lang…”

    Insomma, difficilmente a chi non segue il Cinema per mestiere verrebbe in mente di visionare “Lo studente di Praga” o i “Nibelunghi”, anche ammesso (e non concesso) ne avesse sentito parlare. In questo modo invece si instilla curiosità e si creano garbati presupposti per un’eventuale “educazione filmica”.

    Tranquillo Sacchi, la recensione è ok… perlomeno in my opinion, of course. :-)

  8. Enrico Sacchi scrive:

    Grazie mille per il parere, Plissken.
    Le uniche cose che io ho scritto sul film di Sokurov sono quelle che trovi qui sopra: la frase che riporti è del contributo di qualcun altro, che sulla pagina linkata è stato inserito insieme al mio, per dare una gamma di commenti di persone diverse.
    I riferimenti ai titoli citati dall’altro autore sono comunque assolutamente condivisibili, per quanto siano anch’essi titoli “impegnativi”.

  9. Plissken scrive:

    Non c’è di che Sacchi, dovere direi, in quanto è ben ravvisabile leggendo la recensione di un film pur così “difficile” lo sforzo di comunicare qualcosa di veramente valido ed utile agli utenti, andando oltre il compiacimento self-godeur in cui molti critici, prevalentemente ex-eskimo, hanno spiccata tendenza ad immergersi.

    Riguardo i riferimenti ai titoli avevo il dubbio potessero anch’essi essere parte della recensione in quanto in calce all’articolo vi è posto “Fonte: Nuovo cinema Locatelli – Sacchi” anche se non si capisce bene se sia riferito alla recensione od al filmato.

    Sokurov a quanto leggo pecca di presunzione… beh, il bello dell’opera d’arte è che trascende il proprio artefice; quindi anche se egli è un po’ stronzetto, poco male.

    Comunque sia se ho ben capito il film è in circuito dal 26 ottobre… un bel po’. Spero di non essermelo perso…

  10. Alberto Cassani scrive:

    E’ uscito in 22 copie in tutta Italia, quindi probabilmente era già perso in partenza. “Nuovo Cinema Locatelli” è il titolo del blog da cui è tratta la seconda recensione, quindi “Sacchi” si riferisce a Enrico, ma in effetti i crediti non sono espressi in maniera chiarissima.

  11. Plissken scrive:

    Cavolo, 22 copie? Hai voglia di aspettare… :-( Grazie per l’info… speriamo esca presto in DVD almeno.

    Riguardo i crediti non è che siano espressi in maniera non chiarissima… non si capisce proprio, tanto che si è portati ad equivocare. Nulla di grave comunque, fossero questi i problemi…

  12. [...] quindi, ma il regista sicuramente non arriva certo a “disprezzare” il capolavoro di Goethe, come è stato scrittoda alcuni: la sceneggiatura originale, scritta e pensata dallo stesso Sokurov, da Marina Koreneva e [...]

  13. weach illuminati scrive:

    mi associo a Sacchi condividendo e dando anche la mia lettura.
    àgàpe del yin e dello yang?
    la danza avvelenata del male ?
    Il viaggio?
    Seduti sui carboni ardenti?
    Lontani dalla luce alla ricerca dell’anima ?
    Il movimento energetico proposto, a tratti, si condensa in immagini surreali ; in altri in dialoghi intensi e struggenti;altrove disperdendosi nelle vibrazioni musicali che interrompono silenzi ingombranti; ma anche in percorsi magici potenti. Opera da assaporare senza fretta , offrendo la nostra disponibilità , negandoci eccessive distrazione.
    Preferisco immaginare la pellicola come ” il viaggio”!!!!!!!!!
    ll nostro…….. viaggio dell’ uomo è imprevisto, imprevedibile, pieno di trappole ;chi si addormenta nel viaggio non veda il film perché chi perderà l’attenzione non potrà sopportare le pause introspettive proposte dalla regia.
    Cercando di non banalizzare dobbiamo un tributo a questo grande regista russo per la sua forza interiore nell’ andare contro corrente, con la determinazione di chi sempre è tentato dal capire, decifrare l’essenza della vita . Da questo mondo soporifero Sokurov vorrebbe risvegliarci !! Ma non siamo andati troppo lontani e ……….dentro una palude dove è oramai impossibile districarsi ?
    Mentre si dipana il film , due anime differenti si confrontano quella pittorica estetica e quella filosofica introspettiva.
    Quale prevale ? Nessuna delle due perché si compenetrano facendo vibrare nelle nostre coscienze un film che merita tutta la nostra attenzione e rispetto : complimenti .
    Il faust di Aleksander Sokurov,libera trasposizione della tragedia di Johann Wolfgang Goethe ,é piuttosto incursione filosofica sulle aspettative dell’essere umano, rappresentate come qualcosa di veramente imperfetto come il mondo che lo permea.La scelta Aleksander Sokurov,nell’ambito della sua ricerca esistenziale sul potere , stigmatizza le dinamiche dell’ essere umano che scivolano all’interno di un groviglio esistenziale .
    Il contrasto della pellicola di Sokurov fra una ricerca estetica esasperata ed un ambientazione opaca, piena di sporcizia, quasi melmosa è la caratterizzazione che di primo acchito traspare del film .Ma è il gioco maligno, perfido,disperato ,nichilista il vero vestito del film .
    Lo studio medico del dott. Faust è ,quasi stanza di tortura, con strumenti sacrificali tipici del medioevo, uno studio dove la morte e la violenza contaminano ogni inquadratura. Un Dio pervadente è ovunque come il suo interlocutore ossessivo Il diavolo,ma a volte abbiamo bisogno di totem ed ecco apparire il nostro diavolo personificato che assume le sembianze di un ‘orribile vecchio deforme che elargisce comunque potere, di vita ,di morte e di ossessione .
    La bruttezza e l’orrore del mondo che vengono rappresentati da Aleksander Sokurov, hanno in se un potente contenuto pittorico, molto studiato a tavolino , con una fotografia spesso surreale , onirica introspettiva.. Disse Aleksander Sokurov prima del festival di Venezia:”sarò a Venezia ma è un film transeuropeo………..essere in gara non era la mia massima aspirazione, trovo che la moderna competitività sia fuori dai miei canoni.” ……”.la vendita del film è importante..altrimenti non potrei continuare il discorso che ho già aperto con il pubblico.”…….ancora ……..”poi se aggiungiamo che è un film europeo, con attori europei e che racconta una storia europea, è logico che il pubblico sia parte integrante del progetto: parlo della loro storia. della filosofia e cultura.”
    Le interpretazioni esegetiche e teatrali dei protagonisti,una fotografia che predilige colori “tenebrosi”,un ‘angoscia funerea che non concede spazio all’ironia o al sentimento,una libera trasposizione della tragedia di Johann Wolfgang Goethe espressione della la profondità e personalità di una regia fuori dagli schemi e sempre libera nell’ interpretare : tutte queste ingredienti fanno il film.
    Il viaggio nella contaminazione dell’essere prosegue con intensità introspettiva lasciando lo spettatore appollaiato su se stesso nel tentativo di decifrare messaggi che la regia forse tiene ben celati: del resto la centralità dello spettatore che osserva e rielabora è la chiave unica per non far disperdere un’opere cinematografica.
    La salvezza dell’anima si è persa inevitabilmente il nostro ex medico è oramai all’interno del suo girone dantesco.
    Per concludere questo lavoro cinematografico è lontano da Faust di Goethe ,ma anche dalle filmografie che hanno caratterizzato la regia di Sokurov; come qualcuno ha detto è un poco un film “alieno ” che tenta la su strada di leggere l’infinito contatto dell’ uomo con la parte negativa di cui è parte, un contatto ,senza tempo, originale,dentro al viaggio dell’ uomo che rende l’anima al diavolo.
    Il tema del “Patto con il male” è stato ampiamente trattato in molte filmografie :vedi il dott. Parnassus l’uomo che voleva ingannare il diavolo Devil.s Advocate, Dorian Gray , oppure oppure Rosmarie Baby di Roman Polanski. La figura del diavolo ,Mr Nick., interpretata da uno speciale Tom Weit, non ha nulla da invidiare alle interpretazioni del maligno di Robert Deniro in Angel Hert né a quella di Pacino in “Devil’s Advocate.
    Preferiamo ricordare Parnassus l’uomo che voleva ingannare il diavolo,per la regia di Terry Gilliam , anche sceneggiatore unitamente a Charles McKeown, film che fu girato interamente fra Londra e Vancouver con un pieno di fantasia e creatività.
    Ma come è il diavolo nel nostro Faust??
    Affatto intrigante, per nulla accattivante………Non ci tenta proprio: è solo oscuro ,onirico, destabilizzante , senza speranze, ha un lento incedere ossessivo .
    Il Faust di Aleksander Sokurov ci ricordare che non siamo all’interno di una spettacolarizzazione del conflitto esistenziale dell’uomo ;piuttosto , al cospetto di una sorta di girone dantesco dove la speranza sembra perdere ogni senso: è una grande sofferta ricerca dentro.
    Quindi ,con il giusto spirito di chi accetta di assaggiare il dolore , affrontiamo quest’opera che spero,non aumenti ulteriormente la nostra propensione al delirio.
    Rivedo il giudizio espresso senza l’adeguata riflessione è lo riposiziono nel suo rango di alto profilo ; vale piuttosto quattro importanti stelle d’oro.

    buona visione

    weach illuminati

  14. weach illuminati scrive:

    un saluto al grande Alberto che ricordo sempre con piacere ; un saluto a tutti i partecipanti a questo “specile luogo di comunicarzione” dove le nostre impressioni con immediatezza ,,,,,,,,,veramente si confrontano
    .un ciao caloroso

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