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"Fuori orario" di Martin Scorsese

20 ottobre 2003 Recensioni 13 Commenti
Fuori orario

PIC, 1986 – Folle

Paul Hackett odia il suo lavoro e non ha una vita sociale. Una sera incontra un’attraente bionda e quando si separano lei lo invita a raggiungerla nel suo appartamento. Ma le strade di SoHo sono buie e deserte, e la vita di Paul Hackett entra improvvisamente in un vortice di disavventure che lo lascia senza fiato…


Griffin Dunne in una scenaSoHo (“South of Houston Street”) è il quartiere degli artisti di New York, dove si possono trovare decine di gallerie d’arte e di jazz club. È un quartiere vivace e piuttosto bohémien, forse meno coreografico del vicino Greenwich Village ma decisamente più intellettuale. In questo quartiere, in cui le costruzioni in ghisa sembrano quasi delle sculture postmoderne, lo sceneggiatore Joseph Minion ambienta questa kafkiana vicenda dell’uomo comune intrappolato in un incubo popolato soprattutto da donne dure e cattive. Martin Scorsese, di ritorno da Re per una notte, dirige con maestria una commedia la cui efficacia dipende molto dalla capacità di identificazione dello spettatore con il personaggio protagonista, l’uomo comune.

Una scenaAttraverso una serie di situazioni bizzarre e una sequela di dialoghi spesso geniali e sempre al limite (se non oltre) del realismo, prende vita sullo schermo un universo di personaggi insieme comici e tragici, ridicoli e spaventosi, accattivanti e indisponenti. È un nuovo capitolo del viaggio di Scorsese alla scoperta della città di New York, un capitolo perfettamente coerente con il resto della sua filmografia anche se realizzato su commissione, ed è forse il suo tentativo più riuscito di mettere insieme la commedia satirica e quel senso di paranoia generato dalla società moderna. A prima vista può sembrare solo un freddo esercizio di stile, con Griffin Dunne (anche produttore) a guidare una masnada di incontenibili caratteristi, ma è in realtà un film talmente particolare e ben fatto da riuscire a far sentire allo spettatore le stesse sensazioni che il protagonista prova sullo schermo.


La locandina statunitenseTitolo: Fuori orario (After Hours)
Regia: Martin Scorsese
Sceneggiatura: Joseph Minion
Fotografia: Michael Ballhaus
Interpreti: Griffin Dunne, Rosanna Arquette, Verna Bloom, Tommy Chong, Linda Fiorentino, Teri Garr, John Heard, Dick Miller, Cheech Marin, Catherine O’Hara, Will Patton, Robert Plunket, Bronson Pinchot, Rocco Sisto, Larry Block, Victor Argo
Nazionalità: USA, 1985
Durata: 1h. 36′


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Attualmente ci sono 13 commenti a questo articolo:

  1. Francesco scrive:

    Un film geniale. Tiziano Sclavi l’ha scopiazzato completamente nel suo Dylan Dog n.26 e ha sempre vergognosamente negato.

  2. Alberto Cassani scrive:

    In un paio di occasioni Sclavi aveva preso di peso la trama di un film e l’aveva trasposta nel mondo di DD. Ricordo un numero praticamente uguale a “L’alieno”. In questo caso, però, Sclavi aveva preso molto da questo film ma anche molto da “Tutto in una notte” di John Landis.

  3. Francesco scrive:

    Sclavi in una intervista ha detto di non aver assolutamente copiato il film di Scorsese e che ogni riferimento è casuale. O aveva visto il film da ubriaco e si era appropriato della trama inconsciamente o ha mentito per ironizzare su se stesso (non credo). Comunque Michele Medda non ha mai copiato di sana pianta un’opera altrui perchè è molto rispettoso da questo punto di vista. Ha addirittura scritto un ottimo seguito di “Peter Pan” per Dylan.

    Secondo me Medda sarebbe un buonissimo autore cinematografico. Tra l’altro sembra che abbia seguito un corso di sceneggiatura per il cinema. Però fumetto e film sono dei media diversi che richiedono tecniche e sensibilità diverse nella scrittura. Non sempre un ottimo fumettaro fa un buon lavoro al cinema, come è accaduto a Frank Miller con Robocop e Sin city.

  4. Marco scrive:

    Già nei fumetti di DD molte trame sono “copiate” da film più che altro famosi, mi pare di ricordare che presero da L’Esorcista, La Mosca, Il Cacciatore ma comunque all’inizio del fumetto c’è sempre la nota dello studio di stampa che dicono esplicitamente che hanno preso spunto dal film per il fumetto, cambiandone poi la storia.

  5. Francesco scrive:

    No, non lo dicono mai. Lo scrivono solo nei numeri successivi quando i lettori si lamentano dei plagi non menzionati. Hanno sempre avuto la tendenza alla Bonelli di spacciare per originale quello che altri avevano fatto anni prima di loro.

    Lo stesso Sclavi, per quanto sia un eccezionale sceneggiatore, non ha mai scritto storie totalmente innovative perchè è semprte stato debitore nei confronti di poeti, romanzieri e registi cinematografici. Le sue storie sono ricche più di suggestioni che di contenuti. Il molto più sottovalutato Medda, invece, inserisce nelle sue storie vere critiche sociali senza sprofondare in retorica e buonismo da quattro soldi. Un autentico fuoriclasse.

  6. Alberto Cassani scrive:

    Non è vero che non lo dicono mai. Lo dicono raramente, ma alle volte lo dicono. O per lo meno, così è stato fino al numero 100, quando ho smesso di leggerlo. Come ho detto, di storie veramente copiate da film ce ne sono state poche se non pochissime, ma è vero che Sclavi e successori hanno pescato a piene mani per scene e situazioni. Certo se la “citazione” è pari pari è brutto, ma se il concetto viene rielaborato seriamente (seriamente, non come fa Luttazzi) non c’è niente di male.

    Medda è una cosa diversa da Sclavi, ed è vero che è bravissimo, ma anche lui parte spesso da concetti preesistenti. Solo che lui li usa come base di partenza e non come “insert” per completare il lavoro. Però non ho letto “Caravan”, per cui non so come si sia evoluto negli ultimi tempi. In generale, comunque, i fumetti Bonelli non sono il posto giusto per cercare l’originalità.

  7. Francesco scrive:

    Però negli editoriali scrivono spesso a sproposito “storia originale” e “storia geniale”. Comunque tutto questo per dire che ogni media è in crisi creativa.

    Secondo te una storia come “Memorie dall’invisibile” può essere un ottimo film rielaborandola?

  8. Alberto Cassani scrive:

    Aprile 1988. Chiedi troppo, alla mia memoria.

    Comunque no, non sono i media ad essere in crisi creativa: sono quelli che usano i media, ad esserlo. Ma da una vita…

  9. Marco scrive:

    Beh però Le Notti Di Luna Piena del 1986, anche se le situazioni presenti rimandano sia a Suspiria sia alle varie leggende della Black Forest io lo trovato stupendo, come del resto il suo seguito L’Ultimo Plenilunio che si rifà completamente al mitico Un Lupo Mannaro Americano A Londra.
    Anche L’Alba Dei Morti Viventi lo trovato una bella relaborazione…Comunque reputo DD uno dei capisaldi del fumetto italiano, sicuramente il più famoso con Tex di cui però quest’ultimo gli fa sicuramente le scarpe sia per originalità che per contenuti.

  10. Alberto Cassani scrive:

    Limitatamente ai personaggi che italiani escono ancora regolarmente sì, non c’è dubbio che la popolarità di DD e Tex sia raggiunta solo da Nathan Never, Diabolik, Alan Ford e Rat-Man (gli ultimi due vendono molto meno). Però nella storia del fumetto italiano ci sono personaggi molto più importanti e popolari di questi. Tanto per dirne uno, Corto Maltese, uno dei pochissimi personaggi italiani ad avere veramente avuto successo anche all’estero.

  11. Andrea scrive:

    Visto stamane, mi mancava di Scorsese, stupendo! un vero incubo! Sul numero di Dylan Dog secondo me è impossibile la casualità della copiatura, sono troppe le coincidenze il voler andare a casa a dormire, i soldi che volano via dal taxi in movimento, il tentare di prendere la metropolitana senza pagare il biglietto, la discoteca, dylan accusato ingiustamente di un reato ma comunque mi era piaciuto moltissimo anche l’albo :)

    il citato “Memorie dall’invisibile” è il mio preferito e secondo me anche il miglior albo di Dylan in assoluto, capolavoro! e tra i fumetti italiani storici (forse di parte perchè lo adoro, soprattutto le prime storie) citerei anche Lupo Alberto nell’elenco

  12. Alberto Cassani scrive:

    Ma credo che neanche Sclavi possa voler far credere alla casualità. Ci sono dei numeri di Dylan troppo uguali a dei film per essere una coincidenza, probabilmente era in ritardo con la consegna a un disegnatore e s’è messo lì a scopiazzare quello che aveva sotto mano…

    Comunque, personalmente metto Sturmtruppen sopra qualsiasi altra cosa comica mai prodotta dal fumetto italiano.

  13. Andrea scrive:

    Mi ricordo per esempio anche “Ti ho visto morire” uguale praticamente a La zona morta e tra l’altro è il numero successivo a quello uguale a Fuori Orario, forse anche un momentaneo calo di idee..

    io personalmente preferisco lo stesso Lupo Alberto ma ci stà citare anche Sturmtruppen, bellissimo, i due che mancavano alla lista :)

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