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"Honolulu Baby" di Maurizio Nichetti

29 marzo 2001 Recensioni 0 Commenti
Alberto Cassani, 29 Marzo 2001: Surreale
Mikado, 23 Marzo 2001

L’inglese è una conoscenza necessaria, oggigiorno, ed è una conoscenza obbligatoria nelle aziende moderne. Ma l’ingegner Colombo la lingua di Shakespeare la mastica poco, così viene spedito a Melancias, sperduto paesino sudamericano, a cercare il petrolio. E il problema è che da Melancias non è mai tornato nessuno…


Peccato che in Italia ci sia così poca gente che ha voglia di ridere, sognare e sentirsi un po’ bambini. Peccato che questo nuovo film di Maurizio Nichetti non abbia riscosso il favore del pubblico. Nichetti è uno dei pochissimi registi italiani veramente dotato di fantasia visiva, ed uno dei pochi registi al mondo che usa le nuove tecnologie a fini esclusivamente narrativi. Basta guardare l’inizio di questa pellicola – con le immagini di Ratataplan, il primo film con Alberto Colombo, sovrimpresse ad un foglio di quaderno a significare il tempo che è passato – per capire come per lui il computer sia solo un mezzo per raccontare meglio le sue storie. La sua comicità può ricordare quella del primo Woody Allen, con una spruzzata di Buster Keaton; il suo personaggio è un ingenuo pasticcione che tenta di comportarsi da duro, con esiti esilaranti e finendo sempre per cacciarsi nei guai. E finendo spesso per attirare l’attenzione di qualche bella donna.

Di donne, l’eclettico autore milanese si è letteralmente circondato, stavolta. Giovanna Carrassi e Richard Clement Haber, che hanno scritto la sceneggiatura insieme al regista, hanno infatti creato un fittizio villaggio popolato esclusivamente da donne (oltre al gustoso tombeur de femme interpretato da Jean Rochefort). Donne che fanno ben dimenticare all’intrepido ingegner Colombo la moglie che lo aspetta in quel di Buccinasco. È in questo posto sperduto nel deserto sudamericano che si svolge gran parte del film, tra una scena comica ed una spassosa, tutte sottolineate dalle musiche del sempre bravo Carlo Siliotto, troppe lingue straniere e qualche calo di ritmo comunque ben assorbito.

Il film fa grande uso di computer graphic, ma come detto lo fa per esigenze narrative, per raccontare meglio le scene, non per stupire semplicemente lo spettatore. E alle volte lo fa per creare delle gag comiche, come succede nei titoli di coda. L’impatto visivo della pellicola è comunque notevole, come tutta la pellicola. Honolulu Baby è infatti un film divertente, fresco e pieno di invenzioni visive, anche se proprio il modo di usare il computer può farle passare in secondo piano all’occhio non attento. D’altronde in una pellicola come questa sarebbe davvero un peccato prestare troppa attenzione agli effetti speciali, perché c’è molto di più da vedere.


Titolo: Honolulu Baby
Regia: Maurizio Nichetti
Sceneggiatura: Maurizio Nichetti, Giovanna Carrassi, Richard Clement Haber
Fotografia: Saverio Guarna
Interpreti: Maurizio Nichetti, Maria de Medeiros, Jean Rochefort, Paulina Galvez, Marián Aguileira, Susana Lázaro, Marta Gil, Johara Valerie Racz, Giulia Weber, Renato Scarpa
Nazionalità: Italia, 2001
Durata: 1h. 37′


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