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"I figli degli Uomini" di Alfonso Cuarón

3 settembre 2006 Recensioni 4 Commenti
I figli degli Uomini

Uip, 17 Novembre 2006 – Efficace

2027. Sono ormai più di diciotto anni che non nascono bambini. Man mano che la sterilità diventa un dato di fatto, il mondo cade preda dell’angoscia e della disperazione. Solo l’Inghilterra resiste all’inciviltà, grazie però ad un regime nazistoide che genera un’agguerrita resistenza armata…


Michael Caine e Clive OwenTratto dall’omonimo romanzo di fantascienza della giallista P.D. James, I figli degli Uomini è uno dei più efficaci ritratti del prossimo futuro che il cinema ci ha proposto negli ultimi anni. Presentato in concorso al Festival di Venezia 2006, è stato accolto piuttosto bene dalla stampa, anche se non gli sono certo mancate le critiche, alle volte pesanti. Questo, probabilmente, perché c’è sempre l’idea che un regista “esterno” venga fagocitato dall’apparato hollywoodiano una volta che si sposta a lavorare nella California del Sud e quindi si finisce per considerare come minori le sue opere prodotte dagli Studio. In realtà, in questo caso specifico si tratta di un regista che ben di rado ha saputo mostrare del talento, tantomeno buone capacità narrative. E Children of Men è di gran lunga il suo film migliore.

Claire-Hope Ashitey e Chiwetel EjoforSfruttando bene l’interessante soggetto e dimostrandosi insospettabilmente abile nel girare le scene d’azione, Cuaron intesse una pellicola ben ritmata e con alcuni momenti davvero ottimi, nonostante non manchino certo quegli stereotipi cinematografici che hanno fatto arricciare il naso ai detrattori di Hollywood. L’assalto all’auto nella prima parte del film è una delle poche scene viste negli ultimi anni in grado davvero di inchiodare lo spettatore alla poltrona, mentre l’assedio al palazzo – pur con qualche eccesso – è degno dello Spielberg del Soldato Ryan e quando serve riesce anche ad emozionare veramente. Il merito della riuscita del film è anche del team che ha curato gli effetti speciali, sempre molto convincenti, e di chi ha elaborato il concetto delle città del futuro, che danno l’impressione di essere a non più di un paio d’anni da noi, ma di essere comunque il futuro.

Clive Owen e Julianne MooreSostenuto anche dal carisma scenico di Clive Owen, che ormai non è più una sorpresa, Children of Men ha portato a casa da Venezia 2006 un premio per la fotografia di Emmanuel Lubezki. Il risultato globale è una pellicola che gli amanti della fantascienza sapranno certamente apprezzare, ma che non lascerà indifferenti neanche gli spettatori comuni.


La locandina statunitenseTitolo: I figli degli Uomini (Children of Men)
Regia: Alfonso Cuarón
Sceneggiatura: Alfonso Cuarón, Timothy J. Sexton, David Arata, Mark Fergus, Hawk Ostby
Fotografia: Emmanuel Lubezki
Interpreti: Clive Owen, Julianne Moore, Chiwetel Ejiofor, Michael Caine, Charlie Hunnam, Claire-Hope Ashitey, Ilario Bisi-Pedro, Lucy Briers, Robert Dearle, Danny Huston
Nazionalità: USA, 2006
Durata: 1h. 54′


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Attualmente ci sono 4 commenti a questo articolo:

  1. liongalahad scrive:

    Davvero un gran bel film nel suo genere. Condivido in pieno la recensione.

  2. Riccardo scrive:

    Di Cuaron ho visto PARADISO PERDUTO e lo valuto un bel film drammatico. erano anni che un film non mi coinvolgeva fino a quel punto.
    sono in disaccordo con il morandini che gli da 1 stella, gli interpreti sono eccezionali, la storia incantevole e molto bella. bello il ruolo di de niro che nella sua brevità riesce a essere commovente.
    di cuaron ho visto anche questo e sono d’accordissimo con la recensione.
    peccato che questo regista lavori poco, il talento ce l’ha e anche tanto.

  3. Guido scrive:

    Secondo me è un film buono, ma alcune scene sono davvero eccessive, anche in termini di durata. Nei contenuti extra lo stesso regista ha dichiarato che ha voluto girare scene volutamente lunghe, ma io trovo che la scena del palazzo, per quanto coinvolgente possa essere, sia davvero troppo lunga, e si concluda in un modo ricattatorio, che cerca la lacrima facile. Molte scene sono esasperate (penso a quando i due protagonisti salgono nell’autobus pieno di profughi). Ok non voler mettere un attimo di tregua, ma sembra che con l’accumulo di scene d’azione Cuarón abbia voluto coprire dei buchi di sceneggiatura. Anche il tema del “kit del suicidio”, pubblicizzato su autobus, palazzi, manifesti e televisione, che sembra essere uno dei temi portanti del film viene presto accantonato (per poi tornare in una scena più o meno importante). Abbastanza bravo Owen. Una vera chicca invece “Ruby Tuesday” cantata da Franco Battiato. Bello che in un film così internazionale ci sia un po’ di Italia.

  4. Alberto Cassani scrive:

    Se intendi la scena della palazzina con i soldati, sì: è troppo lunga e il finale è orrendo.

    La moglie di Cuaròn è italiana, era un’attrice di pubblicità e conduttrice televisiva, per cui è facile che certe cose del nostro paese arrivino a lui.

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