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"Il buio nell'anima" di Neil Jordan

7 ottobre 2007 Recensioni 5 Commenti
Gabriele Marcello, 7 Ottobre 2007: Incompleto
Warner, 28 Settembre 2007

Durante una passeggiata col fidanzato, Erica viene aggredita da un gruppo di teppisti. Lui muore, lei entra in coma. Rimessasi, deve fare i conti con le sue paure e con il desiderio di vendetta. Inizia per lei una discesa negli inferi dell’anima, dove la giustizia è un simbolo arbitrario e la disperazione uno spettro ingombrante…


Cosa si fa dopo aver visto la morte in faccia? Quali sono le paure dentro di noi, dopo che ci è stato brutalmente sottratto tutto? Riusciremo mai a sopravvivere alla violenza subita? Sarà innata la voglia di vendicarsi? Queste sono solo alcune delle domande su cui si interroga l’ultima pellicola del regista irlandese Neil Jordan. Un’opera strana e, per certi versi, minore all’interno dell’excursus dell’autore che ha spesso abituato critica e pubblico a spaccati sociali di grande impatto.

Senza dubbio il film è un’opera su commissione, uno di quei lavori decisi a tavolino e studiati nei minimi particolari per soddisfare le pretese del pubblico e della critica e per ottenere buoni risultati al box office. Il thriller metropolitano è un genere che ha sempre raccolto grandi estimatori e Hollywood continua allora nella ricerca di nuovi adepti, giocando alle volte il jolly di presenze più o meno importanti.

Dopo Intervista col vampiro (anche quello diretto su commissione), Jordan discende all’interno di una psicologia e di un’anima non più intatta come quella di Erica, ma non riesce a conseguire il giusto pathos e la giusta dose di attese e rimandi all’interno della vicenda. Manca, stavolta, quello scatto registico, quella voglia di dettagliare in forma chirurgica le relazioni e le personalità coinvolte e manca, infine, quell’occhio critico e glaciale che era presente in Fine di una Storia, forse il suo miglior lavoro. Al di là della correttezza formale, recitativa e d’atmosfera, il film parte dall’avere un grossissimo handicap: i temi trattati.

Violenza, abusi metropolitani, paura di riprendersi la propria vita segnata, farsi giustizia da soli sono argomenti che non possono essere inseriti e trattati in sole due ore di film: tutto troppo abbozzato per coinvolgere e far riflettere. In questo ventaglio dotto e socialmente utile si innesta anche un’inqualificabile storia d’amore che non fa altro che appesantire ulteriormente l’insieme. La scena della violenza e i momenti privati della protagonista sono diretti con la mano solida di chi sa come segnare il bersaglio visivo ed emotivo, ma manca il resto, una linea narrativa coerente, che raggiunge l’inverosimile nel finale. Jodie Foster, presenza sempre più in sottrazione nel panorama Hollywoodiano, non ha bisogno di lodi (sempre bravissima) o di critiche (scegliere meglio i copioni) e sa come nobilitare anche le operazioni meno riuscite come questa.


Titolo: Il buio nell’anima (The Brave One)
Regia: Neil Jordan
Sceneggiatura: Roderick Taylor, Bruce A. Taylor, Cynthia Mort
Fotografia: Philippe Rousselot
Interpreti: Jodie Foster, Terrence Howard, Nicky Katt, Naveen Andrews, Mary Steenburgen, Ene Oloja, Luis Da Silva Jr, Blaze Foster, Rafael Sardina, Jane Adams, Gordon MacDonald, Zöe Kravitz, John Magaro, Victor Colicchio, Jermel Howard
Nazionalità: USA – Australia, 2007
Durata: 1h. 59′


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Attualmente ci sono 5 commenti a questo articolo:

  1. Riccardo scrive:

    Un film abbastanza bello, con una stupenda jodie foster ma il migliore di jordan resta intervsta col vampiro.

  2. Marco scrive:

    D’accordo con il recensore, un film su commissione che risulta modesto alla fin fine.
    Bella la fotografia e le riprese distorte e disturbate (come l’anima della protagonista) nelle notti di NY.
    A parte la buona costruzione psicologica della protagonista non convince del tutto, colpa dello script che mette troppa carne al fuoco e risolve troppo frettolosamente e superficialmente alcune vicende.
    Sempre brava la Foster.
    Di Jordan più che Intervista Col Vampiro mi è assai piaciuto il suo secondo In Compagnia Dei Lupi del 1984.

  3. Marco scrive:

    Albe “Mr. Beaver” lo avete visto? O comunque cosa ne pensi della Foster regista?

  4. Alberto Cassani scrive:

    “Mr. Beaver” m’è piaciuto molto fino a un certo punto della storia, poi quando lui si taglia un braccio mi ha perso completamente. Il secondo film da regista della Foster non l’ho visto, ma “Il mio piccolo genio” mi aveva fatto abbastanza ribrezzo.

  5. Plissken scrive:

    Paul Kersey sì che era credibile (e c*zzuto). La Foster non riuscirebbe ad avvicinarcisi nemmeno facendosi crescere i baffi (con rispetto palando eh) :-)

    Un’operazione commerciale camuffata da film semi-autoriale.

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