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"Il Curioso Caso di Benjamin Button" di David Fincher

14 febbraio 2009 Recensioni 5 Commenti
Il Curioso Caso di Benjamin Button

Warner, 13 Febbraio 2009 – Filosofico

Alla fine della Prima Guerra Mondiale nasce un bimbo particolare. Per questa particolarità e avendo perso la moglie nel parto, il padre lo abbandona sulle scale di quello che si rivelerà essere non solo un ospizio ma tutta la vita del bambino. Fino a quando se ne andrà in giro per il mondo…


Taraji P. Henson e Brad Pitt in una scena di Il Curioso Caso di Benjamin ButtonTratto dall’omonimo racconto di Francis Scott Fitzgerald, Il Curioso Caso di Benjamin Button è un film ambizioso nel voler trattare tematiche fondamentali per qualunque essere umano, quali la morte, lo scorrere del tempo, l’amore e il senso stesso della vita. L’origine letteraria del film lo accompagna lungo lo snodarsi della vicenda che viene narrata sul grande schermo, dal momento che la singolare vita di Benjamin Button viene ricostruita – e soprattutto svelata ai veri destinatari – attraverso la lettura del diario scritto da lui stesso. La morte è sempre accostata alla vecchiaia e appare fin dal primo fotogramma, o almeno il suo spettro, ma, pur essendo ricorrente nel film, non lo sovraccarica di tragicità o di tristezza perché ogni volta si presenta come la naturale conclusione di ogni vita umana. L’unica eccezione è data dalle vite spezzate in un attacco militare durante la Seconda Guerra Mondiale, così come molte giovani vite erano state spezzate durante la Grande Guerra. E il desiderio di un padre – del quale si narra la vicenda all’inizio del film – di riportare indietro il tempo per riavere di nuovo il proprio figlio morto sul campo, pare incrociarsi col singolare destino di Benjamin, la cui vita scorrerà altrettanto a ritroso.

Brad Pitt in una scena di Il Curioso Caso di Benjamin ButtonIn un film in cui si riflette anche sul Destino e sui suoi tortuosi percorsi, niente è invece lasciato al caso. Nessun personaggio è fuori posto – dalla donna che tenta la traversata a nuoto della Manica all’uomo che viene ripetutamente colpito da un fulmine forse provvidenziale – perché ognuno di loro ha qualcosa da dire, da offrire o da insegnare a Benjamin, diventando in tal modo una metafora del senso della vita di ogni essere umano sulla Terra. Infatti, anche la persona apparentemente più insignificante non è sulla Terra per caso, ma perché ha un suo piccolo contributo da offrire. Ognuno, come insegna la parte finale del film, ha il suo posto nel mondo attraverso la propria funzione, magari anche minima, da assolvere.

Brad Pitt e Cate Blanchett in Il Curioso Caso di Benjamin ButtonMomenti in un certo senso “didascalici” come questi non sono infrequenti in un film che è sì filosofico nelle tematiche trattate, ma nel complesso accattivante per lo spettatore attraverso la scelta di alleggerire con sprazzi umoristici e personaggi spiritosi. Soprattutto, i personaggi sono molto umani, a partire dalla madre adottiva di Benjamin che non esita a prendersi cura non solo di un neonato trovato fuori dalla porta dell’ospizio nel quale lavora, ma di un neonato che ha tutte le caratteristiche di un uomo ormai anziano e prossimo alla morte. Eppure, nella ferma convinzione che «nonostante tutto, è una creatura di Dio», la donna lo alleva come fosse suo figlio, vedendolo crescere anziché morire, vedendolo ringiovanire anziché invecchiare, vedendolo innamorarsi e partire per il mondo. La vita di Benjamin, infatti, sarà sempre speciale sia nelle esperienze che avrà modo di fare che nella sua straordinaria evoluzione; eppure, ciò che lo accompagnerà ovunque sarà il suo sogno d’amore impossibile verso Daisy, metafora delle scelte di vita, dei tempi dell’amore e del momento giusto per ritrovarsi.

Cate Blanchett e Charles Henry Wyson in Il Curioso Caso di Benjamin ButtonLa durata piuttosto lunga di tre ore, insieme alla lentezza di alcune parti del film, contribuisce a sottrargli quell’impatto emotivo che forse una vicenda del genere dovrebbe suscitare nello spettatore, per quanto non lo lasci comunque indifferente né rischi di annoiarlo troppo. Anche le innumerevoli nomination (ben tredici) agli imminenti Oscar paiono in effetti eccessive in un film comunque di qualità e certamente apprezzabile, anche se fra queste nomination la più meritevole potrebbe essere quella rivolta alla miglior sceneggiatura non originale. Si tratta infatti di un film che invita a riflettere, solleva considerazioni e a tratti getta delle luci che possono anche svelare interessanti verità su quello che riguarda tutti quanti: l’esistenza nel mondo e il cammino individuale di ciascuno.


La locandina statunitense di Il Curioso Caso di Benjamin ButtonTitolo: Il Curioso Caso di Benjamin Button (The Curious Case of Benjamin Button)
Regia: David Fincher
Sceneggiatura: Eric Roth
Fotografia: Claudio Miranda
Interpreti: Brad Pitt, Cate Blanchett, Tilda Swinton, Taraji P. Henson, Jason Flemyng, Elias Koteas, Julia Ormond, Jared Harris, Elle Fanning, Madisen Beaty, Mahershalalhashbaz Ali
Nazionalità: USA, 2008
Durata: 2h. 46′


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Attualmente ci sono 5 commenti a questo articolo:

  1. Riccardo ( ex Mickey Rourke ) scrive:

    Beelo sì, originale anche, ma un po’ troppo lungo.

  2. Marco scrive:

    Buone le interpretazioni e belli gli effetti speciali.
    Regia buona ma a volte scende nella staticità.
    Alcune scene si potevano omettere.
    Lo si guarda più che altro per la curiosità del tema, certamente, molto originale e mai usato nel cinema.

  3. Riccardo scrive:

    è un film memorabile, originale e anche commovente.
    pitt era da oscar.
    ma per tutte le due ore e cinquanta di visione si sente molto la mano dello sceneggiatore roth, che in certi punti mi ricordava anche forrest gump.

  4. Tiziana scrive:

    Sì, in molti tratti la vicenda di Benjamin ricorda quella di Forrest Gump non tanto per dei fatti in sé, in quanto si differenziano, ma per l’unicità della loro esistenza: anziché esserne penalizzati, vivono le loro esperienze in senso positivo, in un certo modo anche fortunato.

    La tematica è forse la cosa migliore del film, con i suoi spunti e le sue riflessioni non certo banali.

  5. Riccardo scrive:

    C’è una differenza però tiziana:
    Benjamin button è un gran film forrest gump è un capolavoro.

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