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"Il Destino di un Guerriero" di Agustín Díaz Yanes

16 ottobre 2006 Recensioni 5 Commenti
Alberto Cassani, 16 Ottobre 2006: Insostenibile
Medusa, 22 Giugno 2007

Nella Spagna del XVII secolo, Diego Alatriste accetta di allevare il figlio di un amico morto in battaglia e impedirgli di diventare un soldato. Dieci anni dopo, Alatriste è un soldato di ventura in una Madrid in declino, preda degli intrighi e della corruzione, e sulle sue tracce si mette un mercenario palermitano…


Tratto dall’apprezzatissima (in patria) saga del Capitano Alatriste scritta dal giornalista e scrittore spagnolo Arturo Pérez-Reverte e pubblicata in Italia da Salani e Marco Tropea, il film di Díaz Yanes rappresenta sicuramente un grande sforzo produttivo per il cinema iberico, con i suoi 24 milioni di euro di budget e la presenza di una star hollywoodiana nel ruolo principale. Purtroppo, le attese degli spagnoli sono state del tutto mal riposte, perché la pellicola è avvincente solamente nei primi 20 minuti, quando cioé si limita ad essere un film di cappa e spada anche ben girato. Poi, però, l’aspetto avventuroso lascia il passo a due storie d’amore e ad una catena di complotti e raggiri che sembrano usciti dalle peggior fiction di casa nostra nonostante le pretese da grande epopea.

Questa incapacità di raccontare compiutamente la storia era anche il difetto principale della pellicola precedente di Díaz Yanes, Nessuna notizia da Dio, che riusciva però ad essere divertente almeno a tratti nonostante la narrazione sconclusionata. Con Alatriste, invece, la noia e il disinteresse la fanno da padroni dopo neanche un’ora, e per quanto i duelli e le poche battaglie siano architettate e girate bene, la sensazione è di star assistendo ad uno spettacolo cinematografico sostanzialmente inutile. E anche molesto, perché i 140 minuti di proiezione davvero non lasciano scampo agli spettatori. In Spagna, però, ci hanno creduto.


Titolo: Il Destino di un Guerriero (Alatriste)
Regia: Agustín Díaz Yanes
Sceneggiatura: Agustín Díaz Yanes
Fotografia: Paco Femenía
Interpreti: Viggo Mortensen, Elena Anaya, Eduardo Noriega, Javier Cámara, Jesús Castejón, Antonio Dechent, Eduard Fernández, Enrico Lo Verso, Ariadna Gil, Unax Ugalde, Pilar Bardem, Nicolás Belmonte, Nadia de Santiago, Juan Echanove
Nazionalità: Spagna – Francia – USA, 2005
Durata: 2h. 20′


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Attualmente ci sono 5 commenti a questo articolo:

  1. Mickey Rourke scrive:

    Un film bellissimo, da guardare, perché è diverso da altri film d’avventura, il capitano Alatriste è Sandokan alla spagnola, che con i suoi tigrotti fedeli, combatte per l’onore e la libertà della patria, solo che invece del pirata gentiluomo c’è un combattente veterano di guerra.
    Ve lo consiglio

  2. Adriano scrive:

    Effettivamente l’idea di condensare tutte le avventure di Diego Alatriste e dei suoi sodali in un’unico film non mi è sembrata brillante. Al limite sarebbe stato meglio dar vita a una serie TV, alla Hornblower o alla Sharpe che avrebbe permesso ai fan di apprezzare meglio trame e intrighi alla corte di Spagna. E’ un peccato aver sciupato così un personaggio interessantissimo che aveva trovato il Mortensen il suo volto naturale Alla fine si è ottenuto un film che scontenta i fan e non interessa, se non marginalmente gli spettatori occasionali. Rimane comunque un eccellente film in costume dal tema insolito.

  3. Michele scrive:

    Se siete dei fan di Diego Alatriste e attendete con speranza la traduzione dei due ultimi volumi della sue avventure non resterete delusi (oddio, magari avrete un sunto, un po’ deludente di ciò che vi aspetta). Viggo Mortensen è perfetto per il ruolo. Il resto del cast, minore, rende discretamente la coorte di comprimari (con una nota di merito per Lo Verso). La storia è una ben articolata carrellata tra i 5 volumi (e sarebbe stato troppo pretendere una saga in più puntate, vista la complesità dei testi, con molta cultura – come sempre nei libri di Perez Reverte e la, relativamente, poca azione). Ma se non avete mai letto nessuna delle avventure del nostro eroe resterete un po’ delusi a fronte di un film spezzettato in episodi e trame con tresche un po’ incomprensibili allo spettatore disattento (che magari si aspettava un Tre Moschettieri – uno dei tanti – in salsa spagnola) con notevoli salti temporali dal 1622 al 1643. Un film con ottimi costumi, buone scene d’azione ma con un tema lontanissimo dai nostri interessi. Anche il finale, triste e ineluttabile resta in linea con questa storia di umili combattenti, poveri ma orgogliosi, fedeli solo al proprio Re e ai compagni del Tercio. Se volete vedere un bel film in costume non perdetevelo. Se vi aspettate uno scoppiettante movie all’amerikana, lasciate perdere.

  4. Alberto Cassani scrive:

    Credo che i produttori si siano fatti i loro conti. Un film come questo, con un attore come Viggo Mortensen, poteva essere (e lo è stato) venduto in tutto il mondo, una miniserie Tv molto probabilmente no. Ma di certo sarebbe stato molto meglio concentrarsi su un periodo di tempo meno ampio, per raccontare una parte della storia di Alatriste.

  5. Riccardo scrive:

    Io non lo ho trovato un brutto film, ma non è nemmeno un capolavoro.
    Mortensen lo considero anche abbastanza bravo nel ruolo che gli hanno dato.
    Le scene d’azione sono anche ben orchestrate, ma ci sono troppi jump cut nel tempo e non riusciamo a starci dietro a una storia che saltella di qua e di la fra questione d’affari, politica, corruzione, intrighi sessuali e di palazzo.
    Secondo me, Adriano non ha tutti i torti, l’idea di mettere le avventure di Alatriste tutte assieme in un unico film è stata una pessima idea. Non dico un serial televisivo ma almeno una trilogia.
    Per capire meglio questo film bisognerebbe leggere tutti i romanzi dedicati all’omonimo protagonista.
    sconsigliato a chi si aspetta un zorro-moschettiere.

    Voto: 3/5

    P.S= Alberto, avevi mai preso in considerazione l’idea di dare la possibilità al pubblico di mettere dei voti su determianti film?

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