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"Il Dottor Stranamore" di Stanley Kubrick

2 febbraio 2005 Recensioni 5 Commenti
Il dottor Stranamore

CEIAD, 14 Maggio 1964 – Lucido WOW

Il Generale Jack D. Ripper da ordine allo stormo di B-52 sotto il suo comando di iniziare le manovre d’attacco nei confronti del’Unione Sovietica. Quando nella Stanza dei Bottini se ne accorgono, il Presidente degli Stati Uniti e gli altri membri dello Stato Maggiore cercano di capire come evitare il disastro nucleare…


Peter Sellers in Il Dottor StranamoreIn un abbacinante, glaciale bianconero, il film si apre e si chiude in cielo, mentre risuonano dolci melodie sentimentali. All’inizio (Try a Little Tenderness) un bombardiere nucleare solca le nubi; alla fine un fungo atomico s’innalza e invade lo schermo, e la voce di Vera Lynn intona We’ll Meet Again («Non so dove, non so quando, ma c’incontreremo di nuovo, in un giorno di sole»).

Il Dottor Stranamore fu prodotto e realizzato da Stanley Kubrick in Gran Bretagna nel 1963 e distribuito l’anno successivo in America dalla Columbia. Il tema è il conflitto nucleare provocato “per sbaglio” che sempre nel 1964 tornerà, in versione diciamo così “seria”, nel thriller fantapolitico di Sidney Lumet A prova d’errore. E nel ’65 Stato d’allarme di James B. Harris (ex produttore di Kubrick) ribadirà la situazione di paranoia bellica che Il Dottor Stranamore, precedendo tutti, aveva risolto in modo definitivo con l’arduo stile del “grottesco”.

Sterling Hayden in Il Dottor StranamoreIl regista di Orizzonti di gloria taglia corto con un’opera strepitosa per intelligenza, sofisticazione e bellezza, che in un’epoca di transizione tra la guerra fredda e la “nuova frontiera” kennediana pone il problema centrale facendo leva sulla coscienza popolare. La domanda è la seguente: e se un cretino, o un pazzo, o un tale dotato di entrambi gli attributi, si prendesse la briga di mettere in moto il meccanismo sterminatore (mentre i russi ne stanno approntando uno analogo, denominato allegramente “Fine del Mondo”), cosa cosa potrebbero fare i potenti della Terra per impedire l’estinzione della razza umana? Ben poco o nulla. Sguinzagliati i bombardieri atomici, non c’è speranza di richiamarli se non con la chiave cifrata incisa nella testa del matto. Il presidente non può far altro che avvertire il suo collega del Kremlino perché abbatta gli aggressori americani. Ma uno di essi sfugge alla distruzione (e ad ogni richiamo una volta ritrovata la “chiave”) e felicemente compie l’agognata missione.

Peter Bull e Peter Sellers in Il Dottor StranamoreCosì impostata la vicenda da una sceneggiatura splendida, Kubrick la conduce al suo inevitabile epilogo, che è appunto la fine del mondo. Poiché il centro focale del film è la troppa razionalità della scienza in balia dell’irrazionalità dell’uomo. Se da un lato il cineasta non cela ammirazione per le computeristiche meraviglie della tecnica (che inquadra da vicino con precisione maniacale), dall’altro deve fare i conti con chi ha l’autorità di maneggiare a sua discrezione strumenti così delicati e letali. «La guerra è una cosa troppo seria per lasciarla fare ai Generali». E qui il Generale in questione si chiama addirittura Jack D. Ripper, che poi vuol dire Jack Lo Squartatore…
Tracy Reed e George C. Scott in Il Dottor StranamoreEd ecco la scelta dell’umorismo nero – diciamo alla Swift, visto che Kubrick ha ormai pienamente assorbito la cultura inglese – quale ultima ratio per trattare il tema intrattabile, senza prediche moraliste o denunce astratte. Attraverso la deformazione comica e persino farsesca, attraverso lo scatenamento paradossale ma irrefrenabile di un’idiozia che si fa autodistruzione, Il Dottor Stranamore (ovvero: come imparai a non preoccuparmi e ad amare la bomba, recita il sottotitolo) punta con gelida angoscia al cuore del pericolo, spazzando via, l’uno dopo l’altro, i fumi della propaganda ideologica. Così l’enorme cartello che spicca sul laboratorio militare annuncia a lettere chiarissime «la pace è la nostra professione» proprio mentre è in corso un massacro intestino. Così l’antica marcetta sudista When Johnny Comes Marchin’ Home Again esplode radiosa tra l’equipaggio dell’aereo che non farà mai più ritorno a casa.

Slim Pickens in una scena di Il Dottor StranamoreLa base militare, il bombardiere e il salone di guerra del Pentagono sono i tre luoghi deputati, nessuno dei quali è praticamente in contatto con gli altri. Ogni tentativo di rapporto è aleatorio, ciascuno è un comparto stagno, gli uomini non comunicano tra loro mentre il tempo orribilmente stringe. Le scenografie dei tre ambienti – realistiche le prime due, espressionista la terza con la sua ferrea geometria a luci ed ombre – rappresentano tutte una diversa ma convergente forma di alienazione collettiva. Il film ha una struttura tanto più solida e reale, quanto più grottescamente infuria la più macabra e micidiale delle fantasie.

Il regista Stanley Kubrick sul set di Il Dottor StranamoreAlla base aerea attrezzata come la NASA, lo “squartatore” truce (Sterling Hayden) emette concetti psicolabili come il fumo del suo sigaro. Lui sa a chi dar la colpa della propria impotenza: ai comunisti che gli hanno inquinato i “fluidi vitali”. Invano un suo mite sottoposto inglese (Peter Sellers) cerca di ridurlo alla ragione: il Generale ha dato il via all’attacco atomico, non molla il cifrario di richiamo, con la mitragliatrice accoglie il presunto nemico entrato nel campo, finalmente la sua ossessione lo porta al suicidio. Il Maggiore della RAF scopre per caso la famosa “chiave” ma fatica a telefonare al Presidente perché gli mancano gli spiccioli che un altro ebete sopraggiunto (Keenan Wynn) esita a raccogliere da un distributore di Coca-Cola. Come Generale, il “Falco” del Pentagono (George C. Scott), frustrato nel convegno intimo con la segretaria, non è da meno del suo collega della base. In lui la paranoia anticomunista sembra più lucida, ma lo sguardo demente e la disinvoltura con cui calcola morti previsti a decine di milioni lo smentiscono perfino agli occhi del Presidente degli Stati Uniti (ancora Sellers) che, ignaro di tutto, nella sala della guerra tenta di salvare la pace convocando l’ambasciatore russo e attaccandosi al filo diretto per un esasperante e buffissimo dialogo con l’amico Premier, sbronzo in bordello sovietico. Ma il Falco non demorde, e attinge la sfera del sublime nel momento in cui realizza che un suo aereo sta volando indisturbato verso la mèta: con quale brio, allora, ne mima le evoluzioni fatali! Quanto al comandante del B-52 (che il trasformista Sellers era già pronto a impersonare, cedendo poi il ruolo al caratterista western Slim Pickens), è un cowboy texano, intrattenibile rodomonte che inforca la bomba come un cavallo e, agitando il suo cappellaccio in segno di esultanza, si precipita sull’obiettivo come nell’orgasmo più riuscito.


La locandina di Il dottor StranamoreTitolo: Il dottor Stranamore (Ovvero: come imparai a non preoccuparmi e ad amare la bomba.) (Dr. Strangelove or: How I Learned to Stop Worrying and Love the Bomb)
Regia: Stanley Kubrick
Sceneggiatura: Stanley Kubrick, Peter George, Terry Southern
Fotografia: Gilbert Taylor
Interpreti: Peter Sellers, George C. Scott, Sterling Hayden, Slim Pickens, Keenan Wynn, Peter Bull, James Earl Jones
Nazionalità: USA, 1964
Durata: 1h. 31′


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Attualmente ci sono 5 commenti a questo articolo:

  1. Marci scrive:

    “se li attacchiamo adesso abbiamo buone probabilità di prenderli CON LE BRAGHE IN MANO!”

    fantastico

  2. Riccardo scrive:

    Negli anni 60 fece anche molto scalpore, si era in piena guerra fredda e si aveva seriamente il timore di un conflitto atomico.
    Impeccabile e straordinaria la regia del buon vecchio stanley.

    Uno dei miei film preferiti.

  3. Marco scrive:

    Bellissima satira, ancora molto divertente ed attualissima nonostante gli anni passati.
    Sellers veramente un grande attore (interpreta 3 personaggi), script e regia di Kubrick geniali.
    Anche ottimo Geroge C. Scott.
    Da vedere solo per ascoltare i bellissimi dialoghi che faranno ridere intelligentemente chiunque, dal comandante dell’aereo, al generale al presidente col Dimitij.
    Superconsigliato, prima del capolavoro del ’68.
    Domanda ad Albe: come mai Kubrick nonostante le numerose nominations non ha mai vinto un Oscar ma solo premi diciamo “minori”?

  4. Alberto Cassani scrive:

    Dopo aver diretto “Spartacus”Kubrick ha lasciato Hollywood e gli Stati Uniti, e questo di sicuro non è piaciuto ai membri dell’Academy.

  5. weach1952 scrive:

    Strangelove prima di Stanley Kubrick
    Questo film ,un poco fantapolitico,un poco commedia macabra noir, con dei contorni satirici e di feroce critica alla struttura militare, si colloca storicamente in mezza alla “guerra fredda “mentre imperversava il timore per una guerra termonucleare possibile o imminente , a due passi dal rischio di una terza guerra mondiale durante il pericolo “Cuba “ , con la memoria storica dell’olocausto di Hiroschima e Nagasaki; con ancora gli occhio del mondo che guardano la distruzione della seconda guerra mondiale , con l’ammirazione ed il timore per il “ la misteriosa e forza sprigionato dalla atomo” .
    Eccellente questo “quadro di epoca” nel rappresentare le sensazioni presenti agli inizi degli anni” 60” di un’l’umanità si confrontava con il rischio nucleare; nel rappresentare, minuziosamente, grazie alla maniacale puntigliosità di Kubrick , le procedure militari che regolavano la sicurezza nella gestione del potenziale atomico.
    Fu una pellicola che provocò grande risonanza nella critica ed attenzione nel pubblico per i suoi contorni di attualità, interpretati con sfumature satiriche , grottesche , allucinanti.
    I tre personaggi ,interpretati mirabilmente da un immenso “giocoliere” e funambolico Peter Selleres , sono la sintesi di un lavoro di concerta fra l’attore e la regia, con uno Stanley kubrick che per una sola seconda volta , già in parte era successo con Lolita, concesse ad altri “ di farsi trasportare “ in avventure create da un fantasista inconteniblie.
    Stanley Kubrick era perfettamente consapevole del dramma dell’ uomo ,che in continuo conflitto con se stesso, in realtà obbedisce a forze cosmiche primordiali, complementari,contrapposte , con autorevolezza descritte dalla scuola Taoista quella dell’yin e dello yung , forze presenti in tutto l’universo conosciuto , sia nell’infinitamente piccolo che nell’ infinitamente grande, due forze unite e sperate nello stesso tempo da una forza che le neutralizza ;le similitudini sono evidenti con le moderne conoscenze sulla struttura delle forze che operano all’interno atomo.
    Su di un piano spirituale queste due forze , sopra descritte,sono viste come soma e psiche oppure paura ed amore ;o ancora voglia di armonizzare e distruggere ,capacità di condividere o separare.!
    Oggi ci si domanda quale fosse il messaggio implicito di questo indecifrabile Strangelove!!
    Dico la mia: “Stanley Kubrick intendeva condividere con una “copertina” formalmente da commedia “un angoscia esistenziale, un pericolo per l’umanità;a volte il percorso incisivo che porta alla consapevolezza della follia lo si percepisce “ osservandosi allo specchio”mentre si costruisce una figura apparentemente istrionica e grottesca come quella del dottor Stranamore .
    Giocando allo specchio Stanley Kubrick si osserva, o meglio, scruta l’umana debolezza,”attraverso una “schizoide rappresentazione ,amara, disperata , profonda.
    Ma c’è dell’altro:la peripatetica della follia passa per qua attraverso un apparente commedia che è poi dramma disperato perché annega “in un singhiozzo di profondo annichilimento ”.
    La festa della autodistruzione , celebrata con la simbologia di esplosione nucleari a catena,ha una sua liricità e poesia ;le immagini sembrano trasformasi in monumenti di pace quelli di una fine agognata e pertugio per dar luogo ad un nuovo inizio”
    Mentre esaurisco il mio pensiero, come folletti ,ricompaiono nel mio immaginario i tre personaggi impersonati dall’ eclettico Peter Sellers in allegra passerella , il presidente Muffley , il dottor Stanamore e il capitano Lionel Mandrake archetipi dell’umana follia e monito contro inasto pensiero malato
    Ma Stanley Kubrick voleva veramente rappresentare quanto ho letto ?
    Forse !.
    A voi comunque compete la personale lettura ed il privilegio di godere di questo capolavoro.

    Grazie
    Weach illuminati

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