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Il gioco di Gerald di Mike Flanagan

21 novembre 2017 Recensioni 0 Commenti
Il gioco di Gerald

Disponibile su Netflix – Ammanettato

Jessie e Gerald, per cercare di rimediare a un momento di stanca del loro matrimonio, si dedicano a un gioco erotico: Gerald ammanetta al letto la moglie. Ma proprio in quel momento l’uomo ha un infarto e muore. Jessie si ritrova, così, impossibilitata a liberarsi: a farle compagnia un cane e i fantasmi che affollano la sua mente…


La protagonista di Il gioco di Gerald passa tutta la parte centrale del film ammanettata al letto, bloccata in una posizione scomoda e senza la possibilità apparente di liberarsi. Anche il regista Mike Flanagan sembra nella stessa posizione: costretto, dalla sua stessa sceneggiatura, a non muoversi da quella stanza da letto. Una volta che il “gioco” ha inizio, Flanagan non abbandona più il personaggio, limitandosi a usare soggettive o inquadrature strette sulla protagonista o sui suoi “fantasmi”, che sono comunque nella stanza con lei. Raramente si concede un’inquadratura al di fuori della stanza, e l’unico momento in cui davvero si esce dalla camera da letto è il ricordo del giorno dell’eclissi.

Nonostante la costrizione fisica all’interno di una sola stanza, Flanagan riesce a non annoiare lo spettatore: certo, in alcuni momenti il film è un po’ teatrale, in altri – per forza di cose – la tensione cala ma, tutto sommato, Il gioco di Gerald regge bene. L’impianto di Stephen King viene rispettato quasi alla lettera, e i dialoghi tra Jessie e i suoi “fantasmi” sono ben gestiti. Flanagan si limita spesso a delle carrellate verso il volto di Carla Gugino, e in questo modo risolve brillantemente la staticità della situazione, utilizzando anche in modo intelligente la musica minimale.

Nonostante l’impianto del film sia molto buono, alcune svolte di sceneggiatura sono un po’ meccaniche. Il ricordo del giorno dell’eclissi viene messo in campo molto tardi, e la parentesi arriva in modo improvviso. Il finale, con la spiegazione di cosa era successo, è fin troppo inutilmente dettagliato. Ma sono peccati veniali, in una pellicola che tutto sommato intrattiene lo spettatore per la canonica ora e tre quarti. Forse l’unico vero difetto di Il gioco di Gerald è proprio questo: pur essendo ben confezionato e facendo il suo sporco lavoro, non brilla mai davvero. C’è certamente tensione, ma non si prova mai paura. Le immagini si guardano volentieri, ma non colpiscono. È intrattenimento certamente professionale, ma non eccelso. In questa scia si inseriscono anche i due attori protagonisti: bravi, ma senza regalare prove eccezionali.

Il gioco di Gerald, pur essendo realizzato da un regista con già una certa esperienza (e fama) alle spalle, tratto da un libro di King e finanziato da Netflix, è un film ordinario: più adatto a una serata in pantofole davanti alla Tv che a un pomeriggio davanti al grande schermo. Ma, in fondo, Netflix lo si fruisce proprio così: davanti alla Tv. Quindi, forse, Il gioco di Gerald è esattamente il prodotto che voleva essere.


La locandinaTitolo: Il gioco di Gerald (Gerald’s Game)
Regia: Mike Flanagan
Sceneggiatura: Mike Flanagan, Jeff Howard
Fotografia: Michael Fimognari
Interpreti: Carla Gugino, Carel Struycken, Henry Thomas, Bruce Greenwood, Chiara Aurelia, Kate Siegel, Natalie Roers, Tom Glynn, Ben Pronsky, Jon Arthur, Gwendolyn Mulamba, Kimberly Battista, Stu Cookson, Nikia Reynolds, Chuck Borden
Nazionalità: USA, 2017
Durata: 1h. 43′


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