Stai leggendo:

"Il giovane favoloso" di Mario Martone

16 ottobre 2014 Recensioni 0 Commenti
Il giovane favoloso

01 Distribution, 16 Ottobre 2014 – Umano

L’adolescenza di Giacomo Leopardi è fortemente segnata dalla vita severa che il padre gli impone e dal suo irrefrenabile desiderio di conoscere il mondo. Nonostante i tormenti e le repressioni che logorano la sua salute già malferma, il fervore che lo anima a scrivere e la voglia di vivere saranno la sua linfa vitale…


Elio Germano in Il giovane favolosoIl giovane favoloso apre velocemente sull’infanzia di Leopardi mettendo subito a fuoco l’affiatamento col fratello Carlo e la sorella Paolina, insieme all’intransigenza del padre Monaldo nella loro educazione non solo intellettuale. La stessa incisività si trova nel tratteggiare la freddezza e il bigottismo della madre Adelaide: subito appare chiaro quanto sia stato soffocante il clima in cui Giacomo si è trovato a vivere. Tuttavia, lo spettatore deve presto scendere a una sorta di patto convenzionale per poter sorvolare su alcune inesattezze più o meno rilevanti: il vero numero dei fratelli del poeta, i tre attori che già trentenni interpretano i Leopardi adolescenti e l’allontanamento, in realtà non definitivo e nemmeno continuativo, di Giacomo dalla casa natale dopo che finalmente avrà lasciato Recanati. Tra l’altro, mostrando questo stacco improvviso di dieci anni senza che il film spieghi propriamente come ciò sia avvenuto. Inoltre entrambe le parti delle quali la narrazione è costituita sono di una lunghezza eccessiva, tanto che il racconto non sarebbe stato penalizzato dall’omissione di qualche scena superflua. Eppure, tutto ciò non è sufficiente a inficiare un film meritevole di ammirazione a sua volta per svariati motivi.

Elio Germano, Michele Riondino e Isabella Ragonese in una scena di Il giovane favolosoOggettivare le opere di Leopardi, sia di prosa sia di poesia, non è impresa facile. Ancor meno lo è oggettivare la sua mente, complessa e tormentata al pari della sua salute, e farlo con fantasia unita a originalità è un risultato notevole. La macchina da presa indaga in soggettiva il suo sguardo che ne riflette il desiderio di fuga osservando le cime degli alberi; altre volte sovrappone quanto avviene nella sua mente a quanto vive nella realtà, come nel momento in cui spiega al padre i motivi che lo hanno indotto a tentare la fuga e la sua sete del mondo esterno. La scelta stilistica di mostrare come l’ispirazione del poeta nasce di fronte al colle per comporre L’infinito, o altri suoi componimenti tra i più famosi, è tradizionale. Di tutt’altro spessore è invece la soluzione di far recitare a Leopardi stesso alcune battute del Dialogo della Natura e di un Islandese: questo è un altro momento in cui si concretizza la sua mente, in cui lo si lascia prorompere in uno sfogo impetuoso che dà voce a una sofferenza portata dentro per tutta la sua vita e si dà pure un volto alla Natura Matrigna così tanto evocata nell’immaginario scolastico. Infatti uno dei meriti del film è quello di dare anima e corpo alle tradizionali spiegazioni scolastiche dell’infelicità, della noia e della malinconia delle quali Leopardi soffriva: tutto ciò diventa tangibile, quasi fastidioso nell’intensità a volte insistita che restituisce le sue sofferenze morali e fisiche.

Massimo Popolizio e Isabella Ragonese con Sandro Lombardi e Edoardo Natoli sullo sfondo in una scena di Il giovane favolosoIl tutto è valorizzato ulteriormente dalla cura di una ricostruzione scenografica che sconfina nell’artistico: dalla calda luce delle lanterne in alcune strade notturne alla laboriosità di altre colte anche nel particolare, per esempio, in lontananza di una donna mentre lava i vetri della finestra di un palazzo. Inoltre seguire Giacomo nei suoi spostamenti tra Recanati, Firenze, Roma e Napoli comporta l’affresco dell’Italia – per quanto non fosse ancora unita – di allora, con i colori della natura e della fotografia intera che da soli ne ricostruiscono l’epoca e l’atmosfera.

Elio Germano in Il giovane favolosoNon da ultima, la scelta del protagonista appare perfetta nella fisicità e nella recitazione non solo verbale, ma anche quando è fisica e a tratti silenziosa se non muta. Si è di fronte a un Leopardi che sente nel profondo, soffre duramente ma reagisce fino alla fine nonostante i suoi gravi malori. In tal modo non appare più come un infelice perché annoiato e malinconico così com’è tramandato nell’immaginario: piuttosto, appare come uno spirito più grande di quello che il suo corpo e la sua condizione nativa erano in grado di contenere e domare.


La locandina di Il giovane favolosoTitolo: Il giovane favoloso
Regia: Mario Martone
Sceneggiatura: Mario Martone, Ippolita Di Majo
Fotografia: Roberto Berta
Interpreti: Elio Germano, Michele Riondino, Massimo Popolizio, Anna Mouglalis, Valerio Binasco, Paolo Graziosi, Iaia Forte, Sandro Lombardi, Raffaella Giordano, Edoardo Natoli, Federica De Cola, Isabella Ragonese
Nazionalità: Italia, 2014
Durata: 2h. 15′


Percorsi Tematici

  • Non ci sono percorsi tematici collegati a questo articolo.
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Scrivi un commento







Evita per quanto possibile di scrivere in linguaggio SMS, grazie.

Per cortesia, inserisci gli spoiler tra i tag [spoiler] e [/spoiler].

Ricevi un avviso se ci sono nuovi commenti. Oppure puoi iscriverti alla pagina senza commentare.