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"Il mio nome è Khan" di Karan Johar

25 novembre 2010 Recensioni 0 Commenti
Emanuele Rauco, 1 Novembre 2010: Ingenuo
20th Century Fox, 26 Novembre 2010

Chi è l’uomo indiano fermato all’aeroporto di Washington che afferma di dovere incontrare il Presidente? E perché vuole solo dirgli «Mi chiamo Khan e non sono un terrorista»? Una lettera alla donna che ama fa da filo rosso alla sua storia incredibile…


Da sempre relegata in Italia a una nicchia cinefila, la produzione bollywoodiana affronta la crisi economica con la solita astuzia e vitalità. Lo fa cavalcando il cinema civile statunitense, il terrorismo e il rapporto con l’Islam e approdando in terra d’America per lanciarsi con più efficacia nel mondo (distribuisce Fox). Il risultato diretto da Karan Johar mescola la tipica ingenuità popolare indiana con l’afflato del polpettone made in USA.

Un dramma civile e velatamente religioso che la sceneggiatura di Shibani Bathija e Niranyan Iyengar adatta ai canoni del dramma sentimentale, romantico e melodrammatico quanto basta per piacere al pubblico mondiale, che non avrebbe forse capito l’uso delle musiche, tipicamente indiano.

Il film, che a parte l’infanzia del protagonista, è girato e prodotto in USA, è una riflessione sulla difficoltà degli Stati Uniti di superare l’11 settembre dal punto di vista razziale, sugli ostacoli sociali e politici all’integrazione e su come l’amore, in ogni sua forma, sia l’unico mezzo per poter arrivare – se non alla pace – alla comunicazione reciproca. Johar, come da tradizione di Bollywood, fa un cinema schietto e popolare fino all’anacronismo, costruisce il suo personaggio come un Forrest Gump più consapevole (è affetto da una forma di autismo) e proprio come Khan, storia e sentimenti diventano semplici, basici, forse infantili, ma efficaci nel linguaggio.

Dopo una lunga prima parte, la costruzione narrativa si movimenta, non mancano i momenti simpatici (il libro Rapporti sessuali per negati) e si prendono anche difficili posizioni sui musulmani. Tutto senza perdere mai l’ostentato candore di un film che con una produzione e una messinscena relativamente ricchi ed elaborati usa l’ABC del cinema, le fondamenta quasi archetipe della regia per parlare al pubblico. E il bello è che, fatto salvo il contesto di partenza, ci riesce, grazie soprattutto a un grande Shahrukh Khan – il divo per eccellenza del cinema indiano – credibile e amabile nel ruolo principale che spera di conquistare anche il resto del mondo. Oltre alla Bollywood con la H.


Titolo: Il mio nome è Khan (My Name is Khan)
Regia: Karan Johar
Sceneggiatura: Shibani Bathija
Fotografia: Ravi K. Chandran
Interpreti: Shahrukh Khan, Kajol, Shane Harper, Harmony Blossom, Christopher B. Duncan, Raul Bustamante, Michele Marsh, Steffany Huckaby, Douglas Tait, Jennifer Echols, Pallavi Sharda, Katie A. Keane, Retson Ross, Parvin Dabas, Mel Fair
Nazionalità: India – USA, 2010
Durata: 2h. 08′


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