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"Il primo uomo" di Gianni Amelio

20 aprile 2012 Recensioni 1 Commento
Annalisa Liberatori, 16 Aprile 2012: Intenso
01 Distribution, 20 Aprile 2012

Lo scrittore Jacques Cormery, ormai residente a Parigi, torna nella natìa Algeria per ricostruire il ricordo del padre morto durante la Prima Guerra Mondiale. Attraverso le parole di chi l’aveva conosciuto, ha modo di ripercorrere parte della propria vita…


Gianni Amelio usa il romanzo incompiuto di Albert Camus dal titolo Il primo uomo per raccontare se stesso. Fa di quest’autobiografia un’autobiografia al quadrato, dove riesce a sovrapporre la sua personalità a quella dello scrittore e riesce a trovare nell’infanzia di Camus ad Algeri, tracce della sua Calabria; nella figura del padre morto, quella del suo lontano e sconosciuto; nella nonna e nella madre il ruolo onnipresente in entrambe le infanzie degli autori; così come si somigliano anche i percorsi scolastici e le conoscenze formative di ognuno dei due.

Amelio scrive personalmente i dialoghi del film, proprio per dare la sua impronta personale e intima alla narrazione, per rendere ancor più evocative le vicende familiari raccontate. E il regista vuole dimostrare che la Storia con la esse maiuscola deve passare attraverso la storia di ogni singolo uomo, dando a ciascuno di essi la forza per contrastare ciò che l’esistenza ti dà come condanna. Il “primo uomo” è ognuno di noi.

Sullo sfondo la questione algerina, che nel 1957, anno di svolgimento della vicenda, era nel pieno della guerriglia. Ma questo non è un film politico, anzi è piuttosto una riflessione di come la guerra possa dividere le etnie. Tema fortemente attuale, soprattutto per come Camus/Amelio decidono di storicizzare le due posizioni: da una parte viene rappresentata l’Algeria francese, ossia il popolo, e dall’altra la figura di Aziz, giovane combattente militante. Due posizioni mediate dal personaggio del maestro Bernard, che esprime la sua voglia di rivoluzione attraverso questo pensiero: «qualche volta si deve stare dalla parte dei barbari», un modo rassegnato per confermare che a volte non ci sono che mezzi violenti per abbattere la violenza.

Lo stile è tipico di Amelio, sempre molto essenziale ed elegante, dove si tende più a togliere che aggiungere, la fotografia ingrigisce e scolpisce gli spazi con qualche squarcio di bianco dei paesaggi algerini. Lo stesso protagonista è un personaggio molto silenzioso, questo è un cinema di poche parole dove sono molto più importanti i gesti e i volti, è per questo che molti primi piani fissi si soffermano su sguardi ed espressioni. Il momento fondamentale in cui Cormery prende parola è durante un’intervista radio, dove sintetizza tutto il pensiero di Camus nella frase finale: «Io dico agli arabi, se nella vostra rabbia fate del male a mia madre, che ha sofferto come voi, allora io sarò vostro nemico!»

Gli attori rappresentano in maniera delicata e fluida lo spirito intimistico di tutto il film, da Jacques Gamblin che veste questi panni malinconici dello scrittore, alle donne: Maya Sansa, Catherine Sola, Ullà Bauguè, che esprimono a loro modo difficoltà e rassegnazione, ma soprattutto grande forza interiore.
Il finale è “in calando”, per scelta, come è solito dei film di Gianni Amelio, la drammaticità della storia si conclude in due frasi semplici ed estemporanee, con la madre ormai anziana che guarda suo figlio e chiede: «Ci taglieranno la luce quest’inverno?» e lui risponde: «credo di no!» A conclusione di tutto, non saranno poche solo 70 copie di distribuzione, per un film di questo genere, che tutti, almeno una volta nella vita, dovremmo vedere?


Titolo: Il primo uomo
Regia: Gianni Amelio
Sceneggiatura: Gianni Amelio
Fotografia: Yves Cape
Interpreti: Jacques Gamblin, Maya Sansa, Catherine Sola, Denis Podalydès, Ulla Baugué, Nicolas Giraud, Nino Jouglet, Abdelkarim Benhabouccha, Hachemi Abdelmalek, Djamel Saïd, Jean-Paul Bonnaire, Jean-François Stévenin
Nazionalità: Francia – Italia, 2012
Durata: 1h. 38′


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Attualmente c'è 1 commento a questo articolo:

  1. […] Scritto da Alberto Cassani venerdì 20 aprile 2012  Archiviato in Quelli che scrivono… Mi è già capitato di raccontare come una cosa scritta su internet finisca spesso per rimbalzare di sito in sito fino a sembrare notizia vera nonostante sia inventata di sana pianta. Ancora più spesso capita che un errore commesso da qualcuno finisca per apparire a prima vista un’informazione corretta perché viene riportato pari pari da millemila siti. Il giornalismo italiano via internet è infatti ormai diventato la terra del copincolla più selvaggio, e anche la filosofia del “sapere condiviso” sembra più spesso una “ignoranza condivisa”. A farne le spese sono stati, in questi giorni, i lettori che cercavano in rete informazioni sull’ultimo film di Gianni Amelio, Il primo uomo. […]

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