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"Im keller" di Ulrich Seidl

28 agosto 2014 Recensioni 0 Commenti
Festival di Venezia 2014

Inedito in Italia – Agghiacciante

Xenofobi alcolizzati devoti di Hitler, gente che tappezza le stanze di animali impagliati, ex commesse datesi alla prostituzione per scelta di vita, coniugi anziani perduti nella contemplazione passiva dei propri televisori, coppie di sadici e masochisti che soddisfano le proprie esigenze umane e sessuali al riparo da occhi indiscreti…


Una scena di Im KellerE’ in un’Austria gelida anche d’estate, asettica e squadrata come sempre, che Ulrich Seidl ambienta il suo ultimo film, Im keller (In cantina), scegliendo questa volta i sotterranei delle case per raccontare il proprio Paese. Ed è così che, ancora una volta, ci troviamo di fronte all’orrore che ha il volto di tutte quelle attività, più o meno lecite o morali, che vengono praticate in sotterranei, cantine, tavernette e quant’altro.

Una scena di Im KellerE’ l’ennesimo viaggio negli Inferi, quello che Seidl ci propone dopo Canicola e dopo la trilogia di Paradies ma pur raccontando in fondo sempre la stessa storia – quella di un’Austria dal doppio volto – l’apparenza esteriore perfetta che nasconde il marciume e la depravazione, riesce ancora a stupire e a dare nuovi nomi e volti all’orrore. Il suo approccio è ancora una volta quello “verista”, di narratore mai coinvolto nel destino dei propri personaggi, il girato di tipo documentaristico, la colonna sonora praticamente assente (le uniche parti musicali sono quelle interne alla scena), la messa a fuoco perfetta, la camera spesso fissa come l’occhio attonito dello spettatore a inquadrare e raccontare la miseria umana in alcune delle sue più basse aberrazioni. Gli interpreti sono inoltre – ad aggiungere orrore all’orrore – gli stessi protagonisti reali delle storie raccontate, come accadeva anche nelle sue pellicole precedenti, e ciò comporta un’ulteriore riflessione: non solo queste persone vivono comportamenti sconvolgenti e al limite dell’umano, ma sono anche disposti a ripeterli davanti ad una macchina da presa, a rendere l’orrore nascosto palese e dichiarato.

Una scena di Im KellerUn film, quello di Seidl, che spesso strappa allo spettatore una risata, ma si tratta di una reazione amara, liberatoria, pirandelliana, di incredulità rispetto allo spettacolo al quale sta assistendo, si tratti delle carni flaccide implacabilmente esposte, degli strumenti di tortura che i “padroni” usano con le loro vittime consenzienti, o dello spettacolo desolante e infinitamente triste della casalinga ultracinquantenne che, scese le scale, vive in cantina un’eterna maternità, cullando tra le braccia le sue bambole-neonato, allo stesso tempo vive e morte per sempre tra le sue braccia. Come per le altre pellicole del regista viennese, Im keller riesce come documentario nello scopo, spesso non raggiunto da opere di finzione, di raccontare una realtà che in questo caso si può dire superi tranquillamente le peggiori fantasie.


Il manifesto del Festival di Venezia 2014Titolo: Im keller
Regia: Ulrich Seidl
Sceneggiatura: Ulrich Seidl, Veronika Franz
Fotografia: Martin Gschlacht
Interpreti: Fritz Lang, Alfreda Klebinger, Manfred Ellinger, Inge Ellinger, Josef Ochs, Alessa Duchek, Gerald Duchek, Cora Kitty, Peter Vokurek, Walter Holzer
Nazionalità: Austria, 2014
Durata: 1h. 25′


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