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"In ascolto": incontro con Giacomo Martelli

26 aprile 2006 Interviste 2 Commenti
In ascolto - The Listening

Milano, 26 Aprile 2006

In occasione dell’uscita del suo primo film, In ascolto, il regista Giacomo Martelli, la protagonista Maya Sansa e il produttore Paolo Rossetti hanno incontrato la stampa milanese…


Com’è nata l’idea del film?
Un mio amico che era in Marina aveva bisogno di una mano con una tesina di inglese, e uno degli argomenti era Echelon, il sistema di sorveglianza globale creato durante la Guerra Fredda. All’epoca io non ne sapevo niente, ma durante questa ricerca pensai che sarebbe stato possibile raccontarne la storia in un film indipendente a basso costo, utilizzare Echelon come un guscio per poi raccontare la storia dei personaggi, la storia di due amici che si tradiscono…

Maya Sansa, Giacomo Martelli e il produttore Paolo Rossetti durante la conferenza stampa di In ascolto - The ListeningCome mai ci sono voluti quattro anni, per riuscire a completare il progetto?
La parte grossa è stata lo sviluppo del progetto, e ovviamente la ricerca e le varie riscritture della sceneggiatura. La post-produzione, poi, è durata più di un anno e mezzo perché da questo punto di vista In ascolto è un film piuttosto intenso, soprattutto per quanto riguarda l’uso del sonoro, e tutti i vari passaggi che normalmente vengono fatti in parallelo noi li abbiamo fatti uno alla volta. Per cui – tra effetti sonori, musica e tutto il resto – alla fine sono passati quattro anni…

Ma il processo di preparazione com’è stato?
E’ stato complicato perché l’argomento – per definizione – è segreto, per cui è difficile raccogliere informazioni. E le informazioni che si riescono ad ottenere riguardano un periodo passato, perché vengono desecretate solo dopo quattro anni. La fase chiave, per noi, è stato il momento in cui abbiamo reclutato Duncan Campbell come consulente tecnico: Campbell è il massimo esperto europeo di Echelon e ha scritto un rapporto sulla tecnologia di sorveglianza per il Parlamento Europeo che nel 1999 fece scandalo… E’ stato lui che ci ha fatto entrare nella stazione di ascolto di Menwhit Hill, la più grande del mondo.

Quanto c’è di vero nella ricostruzione delle potenzialità di Echelon, all’interno del film?
Purtroppo tutta la tecnologia che appare nel film è reale. O meglio: era reale nel 1999. A quanto si vede nella pellicola bisogna aggiungere 7 anni di sviluppo tecnologico, ulteriormente stimolato dopo l’11 Settembre. Il sistema Tumbleweed di cui si parla nel film non esiste con questo nome in codice, ma esiste con un codice diverso: esiste la capacità da parte dell’NSA di ascoltare attraverso i telefoni spenti, perché i cellulari GSM sono sostanzialmente dei computer con cui l’NSA e gli stessi gestori telefonici possono entrare in contatto in qualunque momento e a cui possono ordinare di accendersi pur sembrando ancora spenti. Di recente c’è anche stato un dibattito tra alcuni operatori telefonici europei e l’NSA, ma la materia del dibattito non era la privacy dell’utente: era il costo di questo tipo di comunicazioni, perché se l’NSA ascolta qualcuno per carpire delle informazioni vuol dire che sta effettuando una chiamata intercontinentale che dura diverse ore…

Il regista Giacomo Martelli durante la conferenza stampa di In ascolto - The ListeningA un certo punto del film, uno dei personaggi dice che questo tipo di cose deve essere fatto per poter assicurare che la Libertà e la Democrazia trionfino. Lei è d’accordo, con questo discorso?
Quel discorso nasce dalla necessità di raccontare la differenza tra i due personaggi: due personaggi che hanno combattuto la stessa guerra, che si ritengono uno alleato dell’altro e che in molte cose la vedono allo stesso modo, ma che col tempo si sono distanziati uno dall’altro. E’ vero che questa differenza poteva essere espressa in maniera meno plateale, ma ci tenevo che l’aspetto politico del discorso non fosse superficiale. E’ comunque un discorso un po’ sterile, perché questa è la direzione in cui stiamo andando: è impensabile che con l’aumento del traffico delle telecomunicazioni non ci sia un controllo da parte del Paese più potente del mondo. Il problema è, semmai, quando questo controllo viene esercitato da persone che non ha eletto nessuno…

Non è difficile, guardando questo film, ripensare al cinema di spionaggio che si faceva ad Hollywood negli anni Settanta…
Assolutamente… Mi ricordo il primo giorno in cui Cesare Barbetti ha lavorato al doppiaggio di Michael Parks: sentire la voce di Robert Redford che recitava le mie battute mi ha davvero emozionato… Io sono nato nel 1976, e sono cresciuto con “Guerre Stellari” più che con il cinema di spie, ma andando in seguito a riscoprire i film che avevo visto da piccolo mi sono reso conto che non erano belli perché ero piccolo: erano belli davvero! Quello era una grande cinema, sicuramente è stato una fonte di ispirazione per questo lavoro. Tra l’altro, rivedendo La conversazione mi sono accorto che già lì si parla di una cosa analoga a Tumbleweed: nel film si accenna ad uno strumento che, piazzato nel telefono, permette di chiamare quel telefono e ascoltare anche se la cornetta è attaccata. L’evoluzione, ovviamente, è che adesso non c’è più bisogno di mettere la cimice nel telefono…

Il regista Giacomo Martelli e il produttore Paolo Rossetti durante la conferenza stampa di In ascolto - The ListeningLa figura della spia, al cinema, è sempre stata presentata in due soli modi: l’agente segreto modello James Bond, oppure la spia dimessa come appunto Gene Hackman ne La conversazione o il protagonista di In ascolto. Non ci sono proprio altre strade?
Il concetto di spia è pieno di fascino, per cui è una figura che il cinema continua a riproporci: seguire una strada o l’altra dipende dal progetto che si vuole realizzare. Leggendo i libri di John Le Carré o di chi questo mestiere l’ha fatto davvero, ci si rende conto che ci sono senz’altro dei momenti di azione o di suspense, ma che è un lavoro che si svolge soprattutto nel cervello della spia. A me, poi, interessava raccontare che anche le spie più tecnologiche del mondo non sono tecnologiche perché hanno una penna che si trasforma in elicottero, ma perché fanno parte di una struttura organizzata su scala industriale e passano la loro vita a spiare gli altri. In questo caso, la scelta di raccontarle come persone dimesse, come dei burocrati che sono l’esatto opposto di James Bond o Ethan Hunt, era quasi obbligata.

Com’è nata la scelta di rappresentare il genio delle telecomunicazioni, colui che riesce ad infiltrarsi nella rete di Echelon, come un agente italiano?
Sicuramente il film ha una marcata entità europea, per quanto poi lavorino tutti per conto degli Stati Uniti. Ma quel personaggio nasce da una conversazione avuta con l’altro nostro consulente tecnico, Federico Zarghetta, che ci ha parlato dell’uomo che ha costruito il link satellitare per la base di Baia Terranova in Antartide. Si tratta di un medico della Marina Militare italiana che è entrato nel controspionaggio negli anni Settanta, e che tra l’altro ci ha fornito le riprese dell’Antartide che si vedono nel film. Questa cosa dà un’idea di come quei personaggi che nei film sono solitamente rappresentati come spalle del super-eroe di turno, nella realtà degli anni Settanta – quando l’Italia, nel grande gioco dell’Intelligence tra i due blocchi, era più che altro la scacchiera – erano qualificati quanto le loro controparti delle superpotenze alle quali dovevano fare semplicemente da supporto logistico.

Il regista Giacomo Martelli durante la conferenza stampa di In ascolto - The ListeningIl film si chiude con una voce fuori campo che accenna a qualcosa senza specificare bene cos’è successo e quando è successo…
L’idea è che tutto il film sia una versione alternativa di come si è scoperta l’esistenza di questi sistemi di sorveglianza, in particolare di quelli che permettono di ascoltare attraverso i cellulari. Quella voce fuori campo ha il compito di rendere chiaro cosa sta succedendo senza dire troppo. Non vuole raccontare esattamente un evento reale, ma si rifà in qualche modo al rapporto di Campbell per il Parlamento Europeo. Ci fu prima un libro del giornalista neozelandese Nicky Hager, che si rese conto che quelle enormi cupole che vedeva davanti a casa sua non erano utilizzate dal Governo neozelandese ma da quello statunitense, intuendo così l’esistenza di un’allenanza internazionale e creando l’esigenza di stilare un rapporto completo su questa tecnologia. Tecnologia che permette di ascoltare anche attraverso le prese telefoniche a muro, le linee ISDN e le linee ADSL. In questo senso, quello è l’evento reale di cui parla la voce fuori campo alla fine del film.


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Attualmente ci sono 2 commenti a questo articolo:

  1. michele scrive:

    il mio vuole essere solo un consiglio: nei suoi film spesso la musica sovrasta il dialogo dei personaggi, per cui non si riesce a capire il discorso. Grazie e scusi se mi sono permesso. Saluti

  2. Alberto Cassani scrive:

    Michele, mi spiace ma noi non abbiamo alcun contatto diretto con Martelli.

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