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"J. Edgar" di Clint Eastwood

4 gennaio 2012 Recensioni 7 Commenti
J. Edgar

Warner, 4 Gennaio 2012 – Cerchiobottista

La vita e la carriera di J. Edgar Hoover, primo direttore dell’FBI e figura controversa della lotta al crimine negli Stati Uniti per oltre mezzo secolo, dalla guerra ai gangster degli anni Venti alla “caccia alle streghe” negli anni del maccartismo…


Naomi Watts, Armie Hammer e Leonardo DiCaprioE’ difficile capire esattamente quale sia l’opinione di Clint Eastwood riguardo la figura storica al centro del suo nuovo film, o anche solo quali fossero precisamente le sue intenzioni nel girare questa pellicola. E’ semplice pensare che Eastwood usi la figura di Hoover come metafora per i politici attuali che usano metodi sbagliati per combattere una guerra giusta, facendosi travolgere dalla propria sete di potere fino a perdere il senso della realtà. E a giustificare questa ovvia chiave di lettura c’è la rozza sceneggiatura di Dustin Lance Black (Milk), che dice tutto a voce alta senza mai sottintendere nulla tra le righe, che oscilla tra l’intenso e il pacchiano e che calca troppo la mano (comprensibilmente, visto l’autore) su un aspetto della vita di Hoover su cui i biografi sono tutt’altro che concordi. Ma se anche gli intenti di Eastwood fossero “solo” questi, fino a che punto il regista di San Francisco concorda con le idee di Hoover e in quale momento smette di giustificarne i metodi? Difficile da dire, appunto.

Leonardo DiCaprio e Judi DenchRealizzato con la solita maestria e con meno concessioni alla spettacolarità delle singole sequenze rispetto al recente passato, J. Edgar finisce purtroppo per essere un film freddo, indeciso, che la convinta prestazione di Leonardo DiCaprio non riesce a rivitalizzare. Hoover è sicuramente una delle figure più difficili da inquadrare della storia statunitense del XX secolo, ma non per questo è automaticamente una delle più interessanti. Eastwood e Black non lo difendono né lo criticano, ma non paiono realmente convinti del ritratto che ne fanno. E così la storia del rapimento del figlio di Charles Lindbergh avvenuto nel 1932 finisce per essere più appassionante di ogni altro avvenimento che riguarda direttamente la vita del protagonista, anche perché la staticità delle figure che gli girano intorno certo non contribuisce a rendere interessante il racconto. Racconto che abbraccia sessant’anni di storia senza mai farci capire perché si tratta di Storia con la S maiuscola.


La locandinaTitolo: J. Edgar (Id.)
Regia: Clint Eastwood
Sceneggiatura: Dustin Lance Black
Fotografia: Tom Stern
Interpreti: Leonardo DiCaprio, Naomi Watts, Armie Hammer, Judi Dench, Ed Westwick, Gunner Wright, David A. Cooper, Jeffrey Donovan, Ken Howard, Dermot Mulroney, Josh Lucas, Damon Herriman, Jamie LaBarber, Lea Thompson, Christopher Shyer
Nazionalità: USA, 2011
Durata: 2h. 17′


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Attualmente ci sono 7 commenti a questo articolo:

  1. Marci scrive:

    Non m’è piaciuto proprio per niente.
    sono un ignorante?

  2. Alberto Cassani scrive:

    Non vedo perché.

  3. weach scrive:

    la prigione durante la recita della vita

    di weach

    j.edgar
    di Clint Eastwood,
    nelle sale cinematografiche italiane oggi ,
    visto con piacere anche perché mi riesce difficile rinunciare ad un appuntamento con l’amato Clint.
    Un film nella continuità o nella discontinuità della regia ?Non si può non vedere una continuità anche perché il lavoro della regia è orami orientato verso l’essere, meno verso la materia arida ; tutto, ad un certo punto del lovoro cinematografico va in risonanza con vibrazioni minimaliste comunque piene di sentire. E’ regista Eastwood che suscita dibattito; ti domandi sempre se quello che vedi è totalmente voluto, se magari ci sia stato una dimenticanza , oppure un secondo fine ;poi ti accorgi che tutto quadra o può quadrare se si accetta Eastwood per quello che è :un uomo che nella fase evolutiva della vita sente il bisogno di immergersi , magari con una qualche malinconia di troppo , nel senso delle nostre vite , nel caso di specie nel senso della vita intensamente vissuta di J.Edgar.
    Non sono tanto i risvolti politici,centrali nell’impegno cinematografico quanto i contenuti esistenziali, le opportunità mancate , il senso di appartenenza come limite dell’essere ; si vede anche in questo film un Eastwood che osserva e che ama farlo con nostalgia, voglia sempre rinnovata di approcciare i contenuti umani.
    Il doppiaggio in italiano è stato all’altezza?suggerisco la visone del film in lingua originale; purtroppo il doppiaggio non è apparso perfetto e ci ha sottratto qualcosa in particolare i piccoli trailer in inglese sono apparsi meno stereotipati, più intensi, piene di vibrazioni che un poco sono andate perse nel doppiaggio.
    Il senso del film ? Rappresentare forse la prigionia dell’ essere mentre recita il ruolo che la vita ci ha assegnato; il tutto con una lettura a tratti distaccata in altri attimi intensamente emotiva.
    La rilevanza della politica per Clint Eastwood , come detto , oggi come sempre , non è mai centrale , ma occasione di osservazione ; permane il forte imprimatur dell’orgoglio americano che comunque mai viene disconosciuto dalla regia .
    Una chioso speciale per Leonardo Dicaprio : inevitabile !!!!!Dicaprio supera in questo film decisamente se stesso : è duttile . sensibile , , dalle molteplici espressioni, camaleontico, maturo, grande.
    Di J.Edgar. che dire alla fine ? Un buon film, assolutamente da vedere ; ho preferito Hereafter , ma forse è solo un mio capriccio.
    buona visione

    weach illuminati

  4. Alberto Cassani scrive:

    Il doppiaggio italiano è molto deficitario quando i personaggi sono vecchi, ma ho potuto vedere la prima mezz’ora anche in inglese e devo dire che la voce di DiCaprio è poco convincente anche in originale, per quanto mille volte meglio di quella di Francesco Pezzulli.

  5. Sebastiano scrive:

    “E’ difficile capire esattamente … quali fossero precisamente le sue intenzioni nel girare questa pellicola.”
    Forse rivendicare, direi paradossalmente, il ruolo e i metodi di J.Edgard stesso, facendone una inquietante cartella da archiviare nell’immenso e pubblico schedario del cinema.

  6. Alberto Cassani scrive:

    Il fatto è che illustra senza esprimere un giudizio, e l’impressione è che non sia una vera e propria scelta quanto una mancanza di coraggio e/o di chiarezza. L’impressione che ho avuto leggendo le varie interviste è che lo sceneggiatore volesse andarci pesante, mentre Eastwood non fosse poi così critico nei confronti di Hoover.

  7. Marco scrive:

    Mi piace molto guardare i film biografici perchè posso imparare cose nuove e conoscere i grandi personaggi della storia usando il mezzo che più adoro. Se poi a raccontare c’è la maestria di Eastwood siamo a cavallo.
    E grazie a lui che ho conosciuto meglio la figura di Mandela in “Invictus” e quella di Hoover che (nessuno me ne voglia) non conoscevo assolutamente.
    Se la storia può risultare troppo “americana” a noi italiani la bravura del regista a raccontare fa in modo che la vicenda ci prenda e la seguiamo con piacere. Ovvio non aspettiamo scene del miglior Eastwood (ancora ricordo le riprese della partita finale di “Invictus”, superbe o l’intero “Gran Torino”), il ritmo è moderatamente lento e la storia non ha picchi di emozione ma, come già detto, il regista ci accompagna caldamente verso la fine lasciandoci, a parer mio, soddisfatti.
    Molto buone le prestazioni di tutti, DiCaprio molto in forma. Peccato per il trucco della Watts e di Hammer.

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